Prendo spunto da un recente lancio dell' ANSA, da cui si apprende le donne percepiscono pensioni mensili mediamente inferiori, di un quarto, a quelle degli uomini nei Paesi dell'Ocse.
Per l'Ocse, il divario medio tra donne e uomini in materia di pensioni nei Paesi Ocse è diminuito per passare dal 28% del 2007 al 23% del 2024, e questa tendenza dovrebbe continuare, inoltre la popolazione attiva (20-64 anni) dovrebbe diminuire di oltre il 30% nel corso dei prossimi quattro decenni in Spagna, Estonia, Grecia, Giappone e Repubblica slovacca, e di oltre il 35% in Corea, Italia, Lettonia, Lituania e Polonia.
Per l'Italia, dunque, visto come si raccolgono i contributi, per stanziare le pensioni future, le cose si fanno sempre più difficili, lo leggiamo qui sopra.
Ovviamente dobbiamo considerare cosa negativa la differenza presente tra uomini e donne.
Ma gli squilibri pensionistici in Italia sono anche altri, figli di mille disposizioni diverse, che continuano a modificare le "regole di ingaggio", e di scelte socioeconomiche che negli anni meno recenti hanno influito molto.
Forse gli unici che hanno avuto una, quasi, totale giustizia sono stati i lavoratori dipendenti (in base ovviamente al loro salario), il sostituto d'imposta ha garantito loro una certa sicurezza economica, minata soltanto da un carovita forsennato, dovuto a scelte scellerate della nostra classe politica.
Ma anche in questo campo qualcosa è andato storto, per anni ai dipendenti pubblici è stato concesso di ritirarsi dal mondo lavorativo attraverso le baby-pensioni.
Questo è stato possibile grazie a normative risalenti agli anni 70, che permettevano di andare in pensione dopo un numero limitato di anni di lavoro, circa 20 anni di contributi, a volte anche intorno ai 40 anni di età; questo sistema ha comportato e continua a comportare costi ingenti per lo Stato e limitazioni per tutti gli altri lavoratori dipendenti, statali o del settore privato che siano.
Ma il dramma più grande riguarda un certo numero di artigiani, commercianti, agricoltori, partite IVA di vario genere.
Stiamo parlando di categorie che sono state per decenni la spina dorsale economica del paese, in alcune zone del Paese esistevano praticamente solo loro a livello imprenditoriale e produttivo, in Brianza ad esempio, ancora fino gli anni novanta e forse più, sotto ogni complesso abitativo c'era un laboratorio.
Queste sono le persone che a cavallo degli anni '50 e '90 hanno fatto risorgere l'Italia, tramite un economia fatta di cambiali e spesso e volentieri strette di mano, persone, soggetti economici, che dovevano a volte fare attenzione a non uscire da certe percentuali di guadagno dichiarato, pena anni di lavoro senza guadagno.
Persone che in un determinato periodo di anni ha dovuto lavorare in nero perché non c'era scelta, persone a volte mal consigliate.
Sicuramente comportamenti illegali, ma che hanno consentito all'Italia di risorgere, prima che qualcuno la svendesse e spogliasse.
Persone che in molti casi non percepiscono più di 700/800 euro di pensione.
Persone che meriterebbero una vita decorosa, ma che spesso e volentieri, a causa di problemi e vicissitudini, non la hanno.
Persone che non vanno abbandonate, così come si dovrebbe ridurre lo squilibrio pensionistico tra uomini e donne .
Tralasciamo il discorso comunque, e forse ancor di più, spinoso che riguarda i diversamente abili e le loro pensioni ridicole, altrimenti rischio la blasfemia.
Non sono un economista, sono semplicemente un osservatore di ciò che succede quotidianamente, ma all'interno della mia azione politica spingerò affinché qualcosa venga fatto per loro.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como

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