sabato 29 novembre 2025
COMUNITA', UN VALORE, NON UN SOSTANTIVO
venerdì 28 novembre 2025
PENSIONI, TRA MISERIA E DIGNITA'
mercoledì 26 novembre 2025
SANDRO, IL FIGLIO DELLA LUNA
SARA' PATTO PER IL NORD AD ABBATTERE L'ASTENSIONISMO
Ma perché l'onda astensionista si gonfia sempre più?
Proviamo a dare qualche risposta da profano ma non troppo.
Una base di almeno il 10% degli elettori in realtà non ha mai votato storicamente, anche e soprattutto per mancanza di cultura politica. L'educazione civica nelle nostre scuole è sempre stata insegnata con malavoglia(forse per indicazione politica) il che da sempre non ha alimentato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella loro capacità di influenzare positivamente la vita pubblica, portando a un senso di apatia e impotenza.
Questo ha reso possibile che anche alcuni fattori socio-economici possano alimentare l'astensionismo.
Soprattutto quando, a torto o ragione, il rapporto con la politica è considerato utilitaristico, le difficoltà economiche possono portare a una minore partecipazione.
Ma la causa che ha alimentato ed alimenta l'assenteismo a dismisura è la sfiducia nei confronti della classe politica e delle istituzioni, spesso percepita come lontana dalle esigenze dei cittadini. L'astensionismo diventa una forma di protesta contro questo sistema, un non voto equivalente al voto, che la classe politica si ostina ad ignorare con i fatti, che vanno in contraltare con le parole.
Questa situazione, appena citata, ha messo i cittadini di fronte a una realtà, più o meno confusamente percepita. La politica, che da anni non produce statisti, ma anzi si corpora spesso di incapaci e imbucati, non è in grado di risolvere i problemi enormi che dovrebbero essere affrontati. Ci s’ingolfa in un chiacchiericcio e in polemiche che coprono il vuoto di programmi e prospettive da parte dei leader politici.
Ora aggiungerò quella che può apparire come una banalità, a livello pratico per ridurre l’astensionismo bisogna conquistare la fiducia dei potenziali elettori.
Sarà anche una banalità ma negli ultimi anni la classe politica ha fatto di tutto per non far sentire i cittadini parte dell’istituzione per cui voteranno.
Ed il Nord?
Il Nord resta orfano di un programma serio rivolto all'autonomia, libero dalle logiche romane, dai personalismi e dalle convenienze di partito.
Per questo motivo è nato Patto per il Nord e per questo motivo sta crescendo,
Stiamo acquisendo fiducia e stima perché siamo l’unico movimento politico libero da personalismi che ha il coraggio di ripartire dal territorio, dalle imprese, dalle comunità locali. L’unico che mette al centro il federalismo e lo sviluppo.
Non è nostro interesse dividere l’Italia, vogliamo semplicemente renderla più giusta, tramite uno Stato che premia chi produce, non chi spreca; che restituisce libertà decisionale ai territori, non che centralizza ogni potere.
Il futuro, riferito anche a quanto illustrato è chiaro o il Nord ritrova una sua rappresentanza politica o verrà ritenuto ancora da Roma terra di conquista e usato per la spartizione partitica e l'astensionismo convaliderà il tutto.
Siamo la voce del Nord, la casa di chi crede ancora nella concretezza, nella responsabilità e nel valore del lavoro, dal prossimo anno ci saremo anche noi in tutte le competizioni elettorali, qualsiasi sia il tuo riferimento politico passato questo ti renderà succube sempre più.
Unisciti a noi, sostienici o votaci, per un nuovo Nord, per un nuovo Paese
Per il Nord, Insieme
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como
martedì 25 novembre 2025
PADRI, MADRI, FIGLI: IL FIGLICIDIO FEMMILE
Di seguito alla mia pubblicazione inerente alla ormai famosa "Casa nel bosco", tramite commento, una psicologa mi suggeriva di seguire piuttosto, con più interesse, i figlicidi, ma non mi limiterò a questo, metteremo in pista altri due capitoli, uno sulla situazione delle madri separate e un altro sui padri separati, oltre quello dei figlicidi da parte di madre e padre.
Oggi ci occupiamo dei figlicidi perpetrati dalle madri. Parto con un quadro della situazione che ho individuato sul sito dell'Arma dei Carabinieri:
"Facendo un quadro conclusivo per quanto concerne il fenomeno del figlicidio, nonché cercando di fornire quegli elementi che permettano una visione oggettiva e particolareggiata del problema, si può affermare - in base ai risultati di studi specifici - che un terzo dei casi è riconducibile ad una motivazione inerente a una grave malattia mentale in relazione soprattutto a patologie facenti parte della serie depressiva (spesso nell’ambito di un progetto patologico di suicidio allargato) e paranoidea (omicidio altruistico per salvare il bambino da forze persecutorie, maligne e mortifere); nei restanti due terzi, le figlicide sono affette da disturbi di personalità (antisociale, borderline, immatura, ecc.), disturbi questi che non permettono loro una gestione normale di situazioni di vita difficili e penose (es. perdita di familiari, allontanamenti, frustrazioni sociali e personali, ecc.), di problemi legati alla tossicodipendenza, in situazioni emotive caratterizzate da difficoltà ad acquisire un ruolo materno consapevole e responsabile. Indipendentemente dalla eventuale patologia del soggetto, prima di arrivare alla condotta di reato ci possono essere dei sintomi inequivocabili che, se analizzati con le dovute cautele, possono mettere in allarme e far intravedere che le condizioni psico-fisiche della persona al momento sono deficitarie e necessitano di cure o quantomeno di un intervento medico immediato."
Se ci affidiamo invece all'intelligenza artificiale abbiamo questo responso:
"Le madri possono arrivare a uccidere i propri figli a causa di una complessa interazione di gravi fattori psicologici, sociali e situazionali, che spesso includono disturbi mentali non diagnosticati o non curati appropriatamente, come la depressione post-partum e la psicosi puerperale".
Le motivazioni sono varie e profonde:
-Disturbi psichici: La presenza di gravi patologie psichiatriche, in particolare la psicosi post-partum, è un fattore di rischio significativo. In questi casi, la madre può vivere alterazioni gravi dello stato di coscienza o deliri che la portano a compiere azioni estreme.
-Motivazione "altruistica" (distorta): In alcuni casi, specialmente in presenza di forte depressione, la madre può percepire l'uccisione del figlio come un atto "salvifico" o un "male minore" per sottrarre il bambino a una vita che lei immagina piena di dolore o ingiustizia, in una visione del mondo distorta dalla malattia."
Aggirandoci invece su pubblicazioni di marca psicologica troviamo alcune ipotesi specifiche.
Per l’infanticidio tra le possibili cause viene indicata anche la sindrome di Medea.
La sindrome di Medea è un termine psicologico che descrive una madre che uccide i propri figli (fisicamente o psicologicamente) come atto di vendetta contro il padre. Deriva dal mito greco di Medea, che uccise i propri figli per vendicarsi di Giasone dopo essere stata abbandonata. Questa sindrome è spesso associata a profonda rabbia, gelosia e un desiderio di punire l'ex partner attraverso il danno più grande possibile.
Tra i sintomi che si possono riscontrare nella sindrome di Medea, possono esserci: aggressività, stato confusionale, tendenze suicide, impulsività, conflitti di coppia, senso di solitudine, rabbia e frustrazione.
Tra i fattori descritti come possibili cause di infanticidio ne vengono elencati una lunga serie:
-individuali: età, livello d’istruzione, capacità intellettive e cognitive, salute mentale e fisica, presenza/assenza di esperienze traumatiche, legame affettivo-emotivo o no con il figlio.
-familiari: famiglia d’origine della donna, presenza di altri figli o gravidanze ravvicinate.
-situazionali: condizione economica-affettiva, tocofobia, gravidanza difficile o in cui c'è stata violenza ostetrica, temperamento o problematiche fisiche del neonato, depressione post parto o psicosi puerperale.
Ci viene inoltre ricordato che una madre vive una serie di micro lutti:
-il momento della nascita, perché con questo evento c'è il distacco definitivo a livello fisico con il bambino portato in grembo per nove mesi.
-il "sostituire" il bambino fantasticato durante la gravidanza con il bambino reale (quanta più idealizzazione la madre ha creato, tanto meno sarà in grado di accettare ciò).
-l'idealizzazione della maternità e l'immagine di sé come madre.
Alcune statistiche ci dicono che sei bambini su dieci sono uccisi dalla madre (questo dovrebbe far aprire il capitolo sui padri assassini), che molti decessi di bambini sono archiviati come accidentali o dovuti a cause naturali, che vi sono centinaia di tentativi non riusciti.
Dal 2020 al 2023 in Italia si sono registrati 535 figlicidi che rappresentano il 12,5% degli omicidi perpetrati in ambito famigliare.
Andiamo verso le conclusioni.
Il reinserimento sociale di una madre assassina.
Si tratta di un processo molto delicato poiché la madre dopo aver scontato la pena, deve ritornare a rapportarsi con il mondo esterno al carcere. Per il tipo di delitto commesso sarà segnata a vita dalla società. Il reinserimento però è un aspetto estremamente importante, di cui avere cura e da non sottovalutare, e da svolgere con la supervisione di professionisti della salute mentale.
Ma ancor più fondamentale è la prevenzione del reato, ma soprattutto la tutela di una madre fragile.
Vi sono, in alcuni episodi tragici, campanelli d'allarme che vengono ignorati o sottovalutati. In alcuni casi di infanticidio si può tentare una previsione. Prevenire invece è difficile e complesso, ma non impossibile. Sarebbe importante non sottovalutare e anzi comprendere il disagio psichico che può portare a un infanticidio.
Certo è che un mondo che corre all'impazzata come questo moderno spesso ci impedisce di focalizzare gli eventi attorno a noi.
Dovrebbero essere probabilmente i padri e ogni genere di componente della famiglia i primi ad intercettare il problema, ma essendo ormai la società atomizzata i "nonni" spesso sono distanti e i padri presi dal lavoro, dallo stress, magari da un rapporto di coppia poco felice a volte non osservano oppure sottovalutano la situazione della madre.
Poi ci dovrebbero essere le istituzioni, che in realtà alcuni mezzi li mettono a disposizione, a creare una campagna di sensibilizzazione sullo stampo di quella messa in corso sulla violenza verso le donne.
Non credo esista una ricetta perfetta, ma credo, questo si, che ognuno di noi, uomini e donne, dovremmo, nel nostro quotidiano, prestare più attenzione a questo tema.
Grazie per l'attenzione,
Giorgio Bargna
domenica 23 novembre 2025
IN FILA PER TRE (La casa nel bosco)
Esprimo anche io, a titolo personale, fuori dal mio contesto politico, alcune considerazioni sulla cosidetta "Casa nel bosco".
Si tratta di un tema spinoso da trattare con le molle, ma che ha la propria importanza perché potrebbe portare a un precedente che poi potrebbe irrompere nella vita di altre famiglie.
Vediamo innanzitutto cosa scrive la responsabile dei Servizi Sociali, su questo mi permetto di premettere che ho avuto a che fare spesso con queste funzioni, vuoi per motivi personali che amministrativi, ed ho incontrato persone davvero preparate e umane ed altre che sanno semplicemente applicare dei regolamenti a volte senza la sensibilità che toccherebbe a chi svolge questa funzione.
«Il nucleo familiare vive in una condizione di disagio abitativo in quanto non è stata dichiarata l'abitabilità dello stabile», «I membri della famiglia Trevallion non hanno interazioni sociali, non hanno entrate fisse, nella dimora non sono presenti i servizi igienici e che i bambini non frequentano la scuola».
Poi ci torniamo.
Le decisioni del Tribunale dell'Aquila: «C'è una grave negligenza genitoriale conseguenti alla mancata frequentazione di istituti scolastici e all'isolamento», di conseguenza si decide per : «L'allontanamento dei minori dai genitori». Si aggiunge:«Gli accertamenti sanitari obbligatori non sono stati compiuti».
Su questo punto, se fosse vero quello che ho letto, troviamo, a mio vedere, l'unico vero errore commesso dai genitori che avrebbero detto di acconsentire agli accertamenti dietro compenso di 50 mila per ogni minore, probabilmente era semplicemente una sottile sfida, ma potrebbe pesare.
Prosegue l'ordinanza: «L'ordinanza è fondata sul pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione». «In considerazione delle gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all'integrità fisica e psichica...i genitori vanno sospesi dalla responsabilità genitoriale».
Partiamo dall'abitabilità che è stata fornita dal legale della famiglia, il Tribunale si sarà preso la briga di accertarsi di questo?
Si dice che la famiglia non ha entrate fisse, va bene, fatto salvo che si sa per certo che la signora lavora in smart working, quante famiglie in Italia non hanno entrate fisse? Togliamo i figli a tutti?
Se la signora lavora in smart working si presume abbia un collegamento internet, infatti c'è, consentito da pannelli solari, sistema energetico sponsorizzato dallo stato. Dov'è la negligenza quindi?
Non sono presenti servizi igienici? Ci sono, spartani ma sufficienti a soddisfare l'abitabilità a quanto visto.
Non c'è acqua calda? Chi l'ha detto? Io nella mia vita ho provato a lavarmi in età prescolare con acqua scaldata da una stufa (oggetto presente nella casa in questione) all'interno di una tinozza. Fatto salvo che sono ancora vivo non credo proprio che sia l'acqua corrente a garantire l'igiene, conosco gente che pur avendola a disposizione non ne conosce le funzioni.
Vogliamo parlare degli accertamenti neuropsichiatrici? Aldilà della sfida lanciata dai genitori se proprio ci fosse stata necessità ci sono le autorità preposte ad ordinarla, ma forse per qualcuno è stato meglio non richiedere interventi a piani superiori per non rischiare il crollo del castello.
Ma io credo che il punto cruciale stia su due fronti, la mancata frequentazione della scuola e la presunta mancanza di socializzazione.
Sul secondo punto sembra che siano uscite testimonianze che smontano questa ipotesi, ma anche fosse credo tocchi a un genitore decidere quali persone frequentare basandosi su credo tanto pratici quanto spirituali, visto che nessuno ha messo in dubbio la loro integrità mentale.
Ma che non regge in modo predominante è l'accusa di non frequentare la scuola.
La famiglia non infrange alcuna regola, in Italia è possibile prendere il diploma anche da casa tramite scuole online, che offrono percorsi di studio riconosciuti dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM), (ma anche attraverso un insegnamento privato definito istruzione parentale). Questi istituti permettono di studiare a distanza, flessibilmente e in base ai propri impegni, preparandosi poi per l'Esame di Stato che si svolge presso scuole pubbliche o paritarie. E questo la famiglia sta facendo.
Forse a qualcuno da fastidio che questa famiglia sia vegana, che viva dei prodotti delle proprie coltivazioni, che non guardi la TV, che non abbia elettrodomestici, fatti salvi due pc che vengono utilizzati anche dai bambini per studiare».
Vedete, non mi azzardo a immaginare cosa stanno passando i bambini, non li voglio includere per amore e rispetto in questo articolo, preferisco stare sulle carte e su come interpretare certe decisioni.
Ma non può non tornarmi in mente un vecchio brano di Edoardo Bennato: "In fila per tre!!!
Ecco questo è il punto a mio vedere, questa famiglia non è omologata e questo, consciamente o inconsciamente che sia, ha inciso sulle scelte di Servizi Sociali e Tribunale, non è un atto di accusa, ma una semplice riflessione personale.
Giorgio Bargna





