lunedì 5 gennaio 2026

LA MIA DOTTRINA PER LA POLITICA INTERNAZIONALE

 



In questi giorni, dopo i recenti accadimenti venezuelani, così come nei bar, anche tra gli aderenti  al mio movimento politico, si discute molto su questo, così come rientrano poi di riflesso nel discorso i temi ucraini e israeliani.

Come spesso succede, ciò che leggerete di seguito è il mio pensiero personale, quindi anche se presumo non sarà molto discordante dal pensiero del mio movimento politico, ciò che leggerete non è da porre in discussione con Patto per il Nord, ma eventualmente con me.

Abbiate pazienza se sarò prolisso, ma non si può essere sintetici su un tema così vasto e , scusate il gioco di parole, sconfinato.

Diamo un occhiata al quadro generale.

Che piaccia o meno esiste un Ordine Mondiale, che nessuno a messo giù a tavolino, ma che si muove o si modifica o si rigenera a seconda degli avvenimenti.

Convenzionalmente esso rappresenta l'insieme di norme, istituzioni e gerarchie che regolano la convivenza globale e descrive l'assetto delle relazioni internazionali e la distribuzione del potere tra gli Stati in un determinato periodo storico.

 Analizziamo ora le più recenti ere geopolitiche e storiche. 

Era post-1945 (Ordine Liberale), basato sul multilateralismo e istituzioni come l'ONU, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, con gli Stati Uniti come potenza guida, con periodi abbastanza difficili che hanno visto coniare il termine "Guerra Fredda", dove il dualismo tra Russi e Statunitensi non è mancato come succede ancora oggi e dove la Cina, sorniona, agisce in silenzio ma alacremente.

L'era seguente la Guerra Fredda è stato un periodo di egemonia statunitense (unipolarismo) iniziato negli anni '90, durante il quale la Russia organizzava la propria "perestrojka" che, tra alti e bassi, l'ha portata alla situazione attuale e dove, sempre silenziosamente la Cina continuava a crescere economicamente. Oggi molti parlano di un "disordine controllato" o di una transizione verso il multicentrismo, di certo sullo scenario a dar fastidio alle tre potenze mondiali si è presentata l'UE che ha scompigliato la pariglia dopo l'introduzione dell'Euro.

L'euro ha rafforzato la posizione economica dell'UE, diventando la seconda valuta mondiale per importanza, aumentando l'influenza europea nel commercio e nelle riserve valutarie, facilitando gli scambi interni e attirando investimenti, arrivando in alcuni momenti ad essere più "forte" del Dollaro.

Potremmo anche azzardare che se per la scienza politica l'ordine mondiale è lo strumento per gestire i conflitti tra nazioni, per la sociologia esso rappresenta una sfida di posizionamento strategico per l'Europa in un mondo sempre più frammentato e questo destabilizza la serenità degli altri pezzi presenti sullo scacchiere internazionale.

 Non sono un amante del sistema europeo attuale, preferisco la migliana visione di un Europa dei Popoli (ci torneremo), ma gli devo riconoscere gli attributi che ho stilato.

Non va dimenticato che nello scacchiere internazionale a fianco e spesso in collaborazione con Cina e Russia si sono fatti forza paesi come Brasile, India, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iran e Indonesia e che i paesi produttori di petrolio (oltre ai produttori di gas naturali) che non sono allineati all'Opec o comunque al dominio dei grandi (Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita) spesso sono scenari di guerra mascherata magari come intervento di rispristino della democrazia o per la lotta alla grande produzione di droga. Recentemente abbia sentito Trump avanzare mire sulla Groenlandia, ecco la Groenlandia  ha significative riserve di petrolio e gas naturale sotto i suoi ghiacci, stimate dall'US Geological Survey in potenziale il 13% di quelle mondiali per il petrolio e il 30% per il gas, che finora chi amministra questo territorio speciale del Regno di Danimarca non ha mai voluto sfruttare a fondo.

Va anche messo per inciso che la Groenlandia è ricca di terre rare, oro, uranio, zinco, diamanti e rubini; non a caso l'Ucraina è ricca di minerali strategici come litio, titanio, ferro, manganese e soprattutto grafite, fondamentali per batterie e tecnologia, non si tratta di "terre rare" in senso stretto, ma sono comunque i materiali critici che attraggono interesse da USA/UE per ridurre la dipendenza dalla Cina, anche se molti giacimenti (come quelli nel Donbass) sono occupati, rendendone difficile lo sfruttamento, di qui uno dei motivi scatenanti la guerra in Ucraina che non si gioca solo tra Russia ed Ucraina ma vede in campo nemmeno tanto velatamente tanto gli USA che l'UE.

 Un personaggio di tutto rispetto per la politica internazionale, Henry Kissinger sosteneva che un ordine mondiale veramente globale non è mai esistito, che al contrario, diverse civiltà hanno sviluppato visioni proprie, spesso incompatibili tra loro. 

Secondo Kissinger, la storia è stata dominata da quattro concezioni principali: 

Modello Westfaliano (Europa): Nato nel 1648, si basa sulla sovranità degli Stati e sull'equilibrio di potenza per evitare che un singolo attore domini gli altri.

Modello Cinese: Storicamente basato su una gerarchia culturale con l'Imperatore al centro ("Tutto sotto il Cielo"), dove gli altri stati erano considerati tributari.

Modello Islamico: Fondato sull'idea di un'unità politica e religiosa destinata a espandersi globalmente per portare armonia sotto i principi della fede.

Modello Americano: Caratterizzato da un idealismo che vede i valori degli Stati Uniti come universali e necessari per la pace globale. Viziato, ma non è una formula soltanto yankee sotto alcuni aspetti, dal principio "del cortile di casa mia", nel 1823 il presidente James Monroe stabilì che l'America Latina era l'area di influenza esclusiva degli USA, non interferendo con l'Europa e non permettendo interferenze europee e comunque internazionali.

Storicamente, questo ha portato a interventi militari e politici in America Latina, spesso giustificati da interessi strategici o economici ed è attualità dei nostri giorni.

Sosteneva Kissinger che affinché un ordine sia sostenibile, debba poggiare su due elementi fondamentali:

Legittimità: Un insieme di regole condivise e accettate da tutte le grandi potenze.

Equilibrio di Potenza: Una distribuzione della forza che impedisca a qualsiasi Stato di soggiogare gli altri. 

Secondo Kissinger le sfide del XXI Secolo comportano la necessità di integrare la Cina in un sistema internazionale che essa non ha contribuito a creare; la necessità di spegnere l'instabilità del Medio Oriente, paragonata alle guerre di religione europee del XVII secolo; governare l'impatto di nuove tecnologie come la cyber-tecnologia e la proliferazione nucleare sulle dinamiche di potere.

 Kissinger concludeva che l'unica via per evitare il caos è il ritorno a un equilibrio di potenza sostenuto da una governance globale condivisa, in cui le potenze accettino la coesistenza di diverse visioni del mondo senza imporre la propria come universale, un utopia probabilmente, ma un utopia intelligente.

SIAMO PICCOLI MA CRESCEREMO

La mia ricetta da servire a Patto per il Nord, per un indirizzo politico internazionale, è tanto semplice quanto impegnativa.

Innanzitutto, dicevo, siamo piccoli quindi non è il momento di prendere posizioni strategiche a livello internazionale, ma è quello di "esplodere" sul territorio.

Lo stiamo facendo, stiamo lavorando per creare una rete che comprenda sui territori, oltre noi, associazioni, liste civiche, imprenditori, gente di "buona volontà", uniti da un unico vero e inscindibile punto, la cura e lo sviluppo dei territori del Nord, la buona gestione delle risorse economiche da tenere in loco e lo sviluppo di strategie sostenibili su ogni tematica.

Sta succedendo e ci porterà nel tempo a governare, tutti insieme, borghi, città, regioni e ad entrare in Parlamento. 

Successo questo, la nostra linea sulla politica internazionale, a mio avviso, può essere una sola.

Siamo parte integrante dell'UE, anzi il Nord Italia è uno dei motori principali dell'economia europea, manca però, a mio avviso, di un elevato potere politico.

Noi dovremo lavorare per avere questo potere politico, per poter indirizzare le scelte europee sullo scacchiere internazionale.

Parlavo dell'Europa dei Popoli, questa non va intesa solo a livello socioculturale, etnico, storico, va intesa anche sul peso che ogni Popolo mette a disposizione, volontariamente, al resto della comunità.

Il Nord Italia esercita un potere economico significativo in Europa,soprattutto grazie alla Lombardia (seconda regione UE per PIL totale dopo Île-de-France), all'Emilia-Romagna, al Veneto.

Il potere economico del Nord Italia è fondamentale per l'Unione Europea, grazie alla forza e alla caparbietà degli abitanti, autoctoni o meno che siano, del Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta) e del Nord-Est (Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia).

Ma non è solo una questione economica a valorizzare ed ad alimentare le mie pretese di potere a livello europeo. Il Nord Italia ad esempio eccelle anche sul sociale, specialmente a livello di volontariato sia in dentro i confini che fuori.

Il Nord Italia è un motore cruciale per il volontariato europeo, con tassi di partecipazione significativamente alti, fornendo una solida base di volontari, soprattutto in settori come la sanità e il soccorso, sebbene l'Italia complessivamente si collochi indietro rispetto ai paesi nordici per partecipazione complessiva. 

La maggior parte dei volontari attivi in Italia si trova nel Nord, con la Lombardia che da sola ne ospita oltre 1 milione, più di molte regioni del Sud messe insieme.

Il Nord Italia è un punto di riferimento per il volontariato sanitario (ambulanze, clown dottori), supportando l' infrastruttura di volontariato a livello europeo. 

Poi, il Nord Ovest e tutto il nord dell’Italia, hanno l’economia più “green” d’Europa. Sono l’eccellenza nell’economia circolare, più ancora di Paesi come la Germania, la Svezia, l’Olanda abitualmente celebrati come i più avanzati quanto a sostenibilità ambientale e capacità di eco-innovazione delle rispettive economie. 

Il Nord Ovest è primo in Europa per consumo interno di materia procapite e per unità di Pil, e per tasso di riciclo sul totale di rifiuti prodotti , e si colloca nelle prime posizioni anche per quota di motorizzazioni alternative a benzina e diesel (metano, Gpl, ibrido, elettrico) sul parco auto (8,1%) e per consumi finali di energia per unità di Pil.

Potrei cercare mille altre motivazioni per asserire che il Nord Italia ha il diritto ed il dovere di essere forza decisionale importante sullo scenario europeo ed internazionale, ma mi fermo qui, ribadendo che è necessario per Patto per il Nord crescere velocemente creando la "nuova classe politica" che sarà non solo la salvezza del Nord, ma una grande forza di indirizzo nella politica internazionale.

Giorgio Bargna


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