giovedì 1 gennaio 2026

FORMULE DI FEDERALISMO (Comunità, Senso di Appartenenza, Territori a misura d'Uomo)

 



Si è parlato spesso, a dismisura, a volte a sproposito, di federalismo e di macroregioni negli ultimi decenni.

Esistono in effetti diverse possibili forme di strutture generali, che potrebbero, in forme di varia identità, costituire delle regioni, aree territoriali e macroregioni, che individuate con intelligenza, potrebbero costituire un federalismo reale, non qualcosa di tracciato a livello politico.

I confini, in alcuni casi, sono barriere arbitrarie, volute per difendere interessi economici ed egoismi e sono spesso quel che resta sul campo, di guerre e sfruttamento, tuttavia i confini sono anche contenitori di luoghi omogenei, di paesaggi che caratterizzano le identità, di tradizioni e di progetti per un futuro condiviso, di comunità che vivono nei luoghi, ne traggono linfa, ispirazione e li rivitalizzano.

Ad esempio ISTAT, ma siamo sempre sul tecnico, suddivide la nazione italiana  in 5 aree principali: Nord-Ovest (Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Piemonte), Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna), Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio), Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) e Insulare (Sicilia, Sardegna). Queste macro-aree, sebbene non siano enti amministrativi, facilitano, secondo l'istituto statistico,  l'analisi territoriale, unendo regioni con caratteristiche geografiche e socio-economiche simili. 

Questa ipotesi potrebbe trovare similitudini con le idee di Franco Bassanini che ipotizzò una suddivisione dell’Italia in macroregioni, con obiettivi economici e di risparmio sulla spesa.

Potremmo riferirci anche a forme di regione naturale, cioè ad un'area della superficie terrestre che presenta delle caratteristiche fisiche piuttosto uniformi. 

Sono esempi di regioni naturali quelle che presentano determinate caratteristiche paesaggistiche o climatiche o nelle quali cresce un certo tipo di vegetazione o dove i confini sono segnati da elementi della natura.

In questo contesto, ad esempio, potrebbe rientrare quell'ipotesi di fascia appenninica, stiamo parlando di una fascia molto lunga e stretta, ma che potrebbe tranquillamente connettersi con altre forme giuridico territoriali circostanti.

 Questa regione avrebbe similitudine con molte altre aree territoriali composte in stragrande maggioranza da Comuni con popolazione di 20.000/30.000 abitanti.

Questa formula numerica di abitanti tra le altre cose va a richiamare il pensiero che fu di Adriano Olivetti.

Tra l'altro è l’Italia delle piccole città che in passato si giovavano di un rapporto di complementarietà con i propri territori, fatto di reciproci vantaggi e servizi diffusi, che oggi potrebbero tradursi in nuove forme di partenariato, di aggregazione in rete tra enti locali. 

Una comunità troppo grande perdeva, secondo Olivetti, la capacità di autogovernarsi e di mantenere relazioni autentiche tra i cittadini. Questa idea si inseriva nella sua concezione di “Comunità”, intesa come un organismo intermedio tra individuo e Stato, dove la persona potesse trovare il giusto equilibrio tra libertà e responsabilità sociale. 

La città per Olivetti era anche da considerare come parte di un sistema territoriale policentrico, fatto di centri di dimensione simile, o più piccola, ciascuno con una propria identità ma collegato agli altri da reti di trasporto, cultura e produzione. La pianificazione territoriale doveva rispettare la morfologia del paesaggio e le sue risorse, evitando la concentrazione urbana e l’impatto ambientale delle grandi città industriali. L’industria, l’abitato e la natura dovevano convivere in equilibrio.

Ci si potrebbe anche appellare ad una regione storica, cioè un'area della superficie terrestre con una storia comune. In Italia,  le zone del Sud dell'Italia sono accomunate da uno stesso percorso storico, questo ragionamento fila abbastanza nell'ipotesi di Gianfranco Miglio, laddove le altre due macroregioni però avevano comunanze diverse, di tipo più geografico-culturale, radunando insieme Nord-Ovest (Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta, Lombardia) e Nord-Est (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia) e ipotizzando il  Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio).

Si potrebbe ipotizzare una regione economica, un'area con caratteristiche economiche simili, come ad esempio la prevalenza di alcune attività economiche rispetto ad altre, concetto applicabile alla Lombardia, al Veneto ed Piemonte, a livello industriale e produttivo, ma difficilmente replicabile su altre macroregioni per mancanza di forme produttive così espanse.

Si potrebbe parlare di una regione umana, cioè ad un'area della superficie terrestre dove si riscontrano caratteristiche umane uniformi, come la prevalenza di una certa etnia o di una lingua o di un determinato tipo di insediamento (urbano o rurale). Questo richiama in parte l'ipotesi precedente ed in parte, riferendoci alla formula linguistica, ad alcune zone del Triveneto e dell'Insubria, ma anche il centro dell'Italia e del Sud hanno dei richiami simili.

Nelle varie ipotesi potremmo inserire anche delle Città Metropolitane a Statuto Speciale Reale, partendo da ciò che oggi sono ed ampliando il loro status giuridico.

Come leggete non mancano certo le formule, che possono tra loro connettersi.

Alcune tra loro già lo sono, sia economicamente che culturalmente che linguisticamente, ad esempio, la Regione Insubrica, come parte del Triveneto, hanno più collanti storico-culturali-economici.

Quella che manca è una vera volontà politica, perché tutto questo complicherebbe la vita ai partiti storici che per varie motivazioni non hanno voglia di evoluzioni.

Ci sono invece movimenti politici, quali ad esempio "Patto per il Nord", che nascono dal basso, seguendo la voglia, i principi, di Comunità, Autonomia, Sostenibilità e Benessere Comuni che hanno voglia di "emancipare" tanto la Politica quanto il Senso di Appartenenza.

Comunità, Senso di Appartenenza, Territori a misura d'Uomo, tre principi, tre fondamenti, su cui ricreare un Paese forte e dinamico.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como




mercoledì 31 dicembre 2025

LA NUOVA POLIS

 



Se è vero che anni fa erano le metropoli ad essere atomizzanti, ad essere abitate da flotte di eremiti, oggi troviamo la stessa situazione anche nelle città meno espanse, perfino nei piccoli borghi, nei paesi di campagna.

Non si tratta di ascetismo, di solitudine, parliamo di isolamento individuale, atomizzazione , un isolamento, che è la perdita del mondo, il venir meno dei legami e dei rapporti comunitari. 

Oggi paradossalmente siamo collegati con il mondo intero a 360°, virtualmente, da remoto, ma siamo staccati completamente, inconsciamente sconnessi dai vicini e astanti, creando famiglie sempre più "condensate", prive di prole o di natura mononucleare o "formato single", per andare sull'ossimoro.

Media tradizionali e/o web, se da un lato ci fanno compagnia, dall'altro ci rendono dei solitari che trovano compagnia nel già citato remoto.

Marcello Veneziani in un suo testo evidenzia, utilizzo sue parole,  tre fattori come cause principali dell’alienazione urbana: la prevalenza del brutto nel nome della funzionalità abitativa, la tirannia del profitto nel nome della commercializzazione totalitaria, l’invasione dei clandestini e degli homeless che rendono estranei luoghi un tempo avvertiti come nostrani, famigliari.

I non luoghi creati dalla società moderna non possono che incarognire chi li abita, l'essere umano, per natura è un animale sociale, vivere un mondo vuoto, vivere nel brutto, nel negozio virtuale e globale, oltre che avvelenarti l'animo ti porta a disprezzare la città, ritenerla malevola, invasiva e minacciosa. La vivi in cagnesco e la patisci di conseguenza. E la casa diventa la sua antitesi, il riparo dalla città.

Se vogliamo ritrovare la sostenibilità dobbiamo affidarci ad un concetto, che pur essendo antico, ha un fondamento indiscutibile: la Polis Greca.

Significa innanzitutto la riscoperta della dimensione civica, comunitaria della città, il recupero del bello, la riscoperta di un cuore sacro intorno a cui vive una comunità.

Riscoprire insomma il ruolo della cittadinanza: nelle Polis il concetto di "cittadino" era fondamentale. Non si trattava solo di abitare in un luogo, ma di partecipare attivamente alla gestione del bene comune.

Occorre rispolverare il "luogo simbolo", sia esso religioso oppure civico, occorre riportare decoro a strade ed ambienti urbani, occorre ristabilire, per tornare alla democrazia, la socialità.

Chi di voi ha vissuto la comunità affidata alla parrocchia alle associazioni lavoristiche o dopolavoristiche o generaliste, ai movimenti, ai sindacati e ai partiti, ai circoli e le sale d’intrattenimento?

E' possibile però pensare alla polis soltanto attraverso una "nuova" dimensione politica, è impensabile una nuova politica senza un pensiero, una visione e una visuale che ne allarghino il campo e ne allunghino lo sguardo. 

E' ovvio che non possiamo fare tabula rasa dell'attuale situazione, ma nel mio cammino politico terrò sempre al centro del mio pensiero l'intenzione di un ideale che porti ad avere città a misura d'uomo e uomini a misura di comunità, una rivoluzione culturale che vede quale fulcro essenziale la civitas a misura storica, che abita la realtà con la mente del mito e usa la creatività per risvegliare la tradizione. Città intesa come  la casa comune a cielo aperto dove risorge la comunità.


Giorgio Bargna

lunedì 29 dicembre 2025

PUNTATE, MIRATE, FUOCO (La condanna a morte per l'Occidente)

 



In molti miei articoli, sia recenti che datati, ho accennato spesso ad una caduta rovinosa del sistema occidentale.

Approfondiamo un po' il tema, solleticato da un articolo letto sulla Rassegna Stampa di Arianna Editrice.

Non posso che concordare (mi sembra tra l'alto teoria logica) con il citato Oswald Spengler, secondo cui ogni civiltà è soggetta a un ciclo di nascita, maturazione e morte. 

Esiste, ed è naturale, una divisione su chi considera le tematiche riportate di seguito come problemi e chi invece, dà di essi una lettura positiva oppure ne nega l'esistenza.

Come sempre oriento il mio pensiero uscendo dallo schema destra-sinistra, schema che non trova più fondamento da anni proprio perché gli indirizzi degli ultimi decenni hanno annientato questa schematica, il concetto di progresso risulta oggi scollegato da quello di giustizia sociale, mentre, al contrario, il concetto di giustizia sociale esprime un'istanza di conservazione nel momento stesso in cui viene menzionato. 

Andiamo un po' a snocciolare le problematiche che stanno condannando a morte il sistema occidentale.

La prima in realtà non è un esclusiva occidentale. 

Viviamo oggi urbanizzazione altamente diffusa, altissime percentuali di popolazioni che si ammassano in megalopoli che finiscono per avere, rispetto al resto della nazione circostante, una funzione parassitaria.

Viviamo poi un certo senso di avversione e rigetto verso la famiglia e la procreazione, sicuramente incide, a livello di paura economica, l'attuale livello di precarietà, ma molto di più condiziona il pensiero moderno occidentale, il quale ha portato all'esaltazione filosofica dell'individuo in solitudine e deprivato d'ogni legame. 

Vengono così dilapidate le basi della socialità collettiva e viene sentenziata la condanna a morte per collasso demografico.

Un'altra problematica, che però anch'essa non è una novità esclusiva dei nostri tempi, è la disuguaglianza sociale. questo genera una sempre più elevata quota di ceto medio trascinato nella povertà, in contraltare a una millesimale quota di facoltosi che da soli governano le scelte globali e che sono in grado di controllare tutte le risorse e i patrimoni strategici.

Spesso cito la fine indecorosa, il crollo, dell'Impero Romano, oggi, come allora i Romani, i Governi Occidentali utilizzano per le guerre, più o meno nascoste o lampanti, barbari mercenari, quali ad esempio gli jihadisti in Libia e Siria,  oppure gli Ucraini per affrontare i russi e via dicendo.

Possiamo citare i fenomeni del bullismo giovanile, della violenza di genere, del malcostume mascherato come emancipazione, parliamo di fenomeni quale ad esempio Onlyfans o la desessualizzazione, come decadimento, si morale, ma in fondo generale, che prevalgono in modalità prepotente sulla solidarietà e sul senso comune, non tanto del pudore ma, di una società che possa vantarsi di moralità e comunanza.

Inseriamo nelle problematiche anche internet.

Internet offre enormi vantaggi come accesso immediato a informazioni e comunicazione globale, opportunità di lavoro e intrattenimento, ma presenta seri problemi quali dipendenza, fake news, rischi per la privacy, cyberbullismo e sovraccarico informativo. 

E non sono neppure convinto che quelli che ho elencato quali vantaggi lo siano veramente.

Certo, per le ricerche scolastiche, per gli acquisti e per qualche passatempo musicale e artistico è una fantastica scorciatoia, ma abbiamo svuotato, ad esempio, le sale cinematografiche e i negozi, con danni per l'indotto. 

Poi sicuramente un uso eccessivo può portare a isolamento sociale, ansia e problemi di salute mentale.

La disinformazione, spesso pianificata, porta a difficoltà nel distinguere le notizie vere da quelle false.

Fenomeni di bullismo, "haters" e commenti negativi diffusi, difficili da gestire emotivamente, mi sembra li abbiamo già citati.

Vogliamo aggiungere la sorveglianza dei dati, il furto dati personali, frodi online (phishing, virus), le troppe informazioni, pubblicità e notifiche che rendono difficile concentrarsi? 

Vogliamo, un po' fuori tema, parlare dell' impatto sulla salute: problemi fisici (postura, vista) oltre che psicologici, magari indotti volontariamente, (stress, bassa autostima) legati all'uso prolungato?

Poniamo alla fine un aspetto che non è però ultimo per importanza. 

L'immigrazione illimitata, che non è un effetto collaterale, ma una scelta precisa, volta ad atomizzare ancor di più la società. 

Una società dove le diverse componenti non condividono lingua, costumi e soprattutto memoria storica, semplicemente è una non-società, è un ammasso informe dove segmenti sociali del tutto estranei gli uni agli altri si trovano forzatamente a convivere.

Questa è stata una delle scelte più gravi, tra le principali, che nostro malgrado, condanneranno a morte il sistema occidentale, o meglio quello europeo, che vanta una storia secolare.

E noi comuni mortali, malgrado di "sfuggita" ci rendiamo conto che esiste una degenerazione dello stato di diritto, del rispetto dei diritti umani, dell'indipendenza della magistratura, della libertà di stampa ed espressione e di molto altro, ci opponiamo in minoranza, considerato che la maggior parte della popolazione agisce inconsciamente, sulla scorta di un meccanismo di pensiero, di un sillogismo vincente, governato dall'informazione tossica.

Il cittadino europeo medio non ha la più pallida idea neppure di come si vive alla periferia della sua città, non conosce la vita o i problemi di chi vive sul suo stesso pianerottolo, tuttavia gli arrivano comodamente, a domicilio, saldissime certezze intorno a quanto oppressiva e umiliante sia l'esistenza in Cina, in Russia, in Iran, a Cuba, in Venezuela. 

Una volta che ci hanno educati, le classi dirigenti occidentali, hanno mano libera per le peggio porcate.

Qui, come in moltissimi altri casi, la responsabilità del sistema mediatico, la criminale complicità del giornalismo mainstream, è una volta di più decisiva.

Chiamatemi tranquillamente complottista, non è un problema, ma chi ha trent'anni meno di me e leggerà questo articolo, un giorno dirà: caxxo, quel "rimba" aveva ragione.

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna 


sabato 27 dicembre 2025

TRA TRADIZIONE ED INDUZIONE

 



Introduciamo l'argomento utilizzando un termine sconosciuto ai più, utilizzato principalmente da "filosofi ed addetti ai lavori": Restanza.

Vediamo come l' Accademia della Crusca ne da definizione:

"Atteggiamento di chi, nonostante le difficoltà e sulla spinta del desiderio, resta nella propria terra d’origine, con intenti propositivi e iniziative di rinnovamento".

Proseguiamo con questa frase:

“Che diresti se avessi un popolo che non ha neanche tradizioni? Ogni famiglia nuova che arriva non porta con sé nulla. Nulla di sano e di stabile, se non quegli occhi sbarrati sull’ambiente e quel terrore di non essere come tutti. Due qualità negative e infine che riducono l’uomo a livello della scimmia da circo. Prova a pensare a un popolo che non ha morti. Cosa vuol dire un popolo che ha perso anche questa, che è l’ultima devozione che si perde?”

Scrisse queste parole, nel lontano 1938, Corrado Alvaro, uno dei più acuti osservatori della crisi dell'identità moderna. 

Snoccioliamo per punti come Alvaro descriva la nascita di un "uomo nuovo" svuotato di profondità storica:

Evidenzia che senza l'apporto di una tradizioni, senza un passato condiviso, l'individuo non ha radici e risulta facilmente plasmabile.

L'appunto forte sul conformismo su come il "terrore di non essere come tutti", trasforma l'essere umano in un automa che scimmiotta gli altri nell'unico tentativo di sopravvivere, emergere, socialmente, perdendo la propria dignità e peculiarità.

L'accenno ad un popolo che non onora i propri morti è un urlo di disperazione.

Ci si trova di fronte alla perdita del senso del tempo, della memoria e della continuità. 

L'insieme si traduce in una critica feroce all' omologazione, parte integrante, in forma massiccia, della modernità condizione, laddove la paura del giudizio altrui sostituisce i valori morali e la storia personale.

Nei secoli le nostre lande hanno conosciuto molte emigrazioni fisiche, sia dal Nord Italia che dal Sud, sia verso l'Europa che verso le Americhe, ma hanno vissuto anche una strisciante, invisibile, subdola emigrazione morale.

Si può, è successo, emigrare anche da una Patria Storica, dalle tombe dei nostri padri e madri, dalle tradizioni, da una famiglia, dall' insieme di famiglie. 

Si emigra verso la società dei consumi, dove impera, ogni giorno di più, una tecnologia a volte perversa, tanto che la maggior parte della gente non ha più nemmeno un popolo o una famiglia. La tecnologia brucia le tradizioni e riempie le motivazioni decisionali di ciascuno di egoismo individualista. La pubblicità le aggiorna e aggrava.

Proviamo a dare un significato ad un altro termine: Tradizione.

lo faccio poeticamente, stiamo parlando degli scopi e degli obbiettivi che hanno motivato le generazioni passate, dignità, modi di fare le cose più essenziali, ma soprattutto i suoi significati e valori morali, tutto ciò che dà sapore agli usi e costumi. 

Un primo punto di svolta, il cambio tra tradizione ed induzione, è coinciso con la fine della Seconda Guerra Mondiale, un Armistizio, una Liberazione barattati con l’invasione dei consumi a volte utili, spesso futili, che hanno condannato il Paese ad una dipendenza economica, psicologica, che sono diventate come un’emigrazione da se stessi, dalle proprie storia , civiltà, usi e costumi. 

Tutto questo è stato cambiato in simbiosi con altre modalità di vita, architetture moderne, poco pratiche, hanno sostituito il comunitarismo dei borghi e delle città storiche, l’abbandono sistematico dei piccoli centri ha coltivato il passaggio dall’agricoltura artigiana, dall'artigianato in se stesso, dalla mera manifattura a un sistema industriale, in tutto questo il potere umano scompare, sostituito dalle macchine, dal profitto degli investitori , dal lavoro salariato, dall’inquinamento.

La citata Restanza potrebbe essere il trampolino di lancio verso un ritorno verso la Comunità e la Tradizione, magari strutturate attraverso un movimento culturale e politico che porti magari a riavvicinarsi a forme di lavoro meno imprenditoriali e più votate verso una forma di "volontariato", sull'esempio delle attività che, fino agli anni '60, erano libere per chi coltivava con le proprie mani, come il diritto di esenzione da essere considerata attività commerciali. 

Forme di artigianato ed agricoltura molto più liberalizzate e molto meno burocratizzate, oltre che ricompattare le comunità, possono potenziare la cura del territorio in tutte le forme  come servizio e interesse pubblico e di conseguenza valide sostitute di prelievi fiscali.

Non dimentichiamoci, i meno disattenti se ne sono accorti, soprattutto tra ì i piccoli e medi imprenditori, che si sono ormai estinte, attraverso la modernità, le capacità pratiche che consentivano di avere al nostro servizio figure quali magari possono essere pastori, pescatori, coltivatori, fornai, falegnami, fabbri, calzolai e chi ne vuole più ne metta.

Potrei andare avanti ore, ma il concetto credo sia ormai chiaro, resta una sola considerazione da fare.

Oggi i fautori della modernità parlano a pieni polmoni di ecologia e sostenibilità utilizzando ricette alquanto complicate, io la ricetta più semplice, e credo sia l'unica, l'ho decritta qui sopra.

La possiamo applicare subito, ed in questo politicamente forme di federalismo possono aiutare, oppure possiamo restare seduti comodamente ad aspettare che il nostro mondo faccia la stessa fine dell'Impero Romano, per poi applicarla con molta fatica da diseredati.

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna

martedì 23 dicembre 2025

ANCHE SE NON BASTA, VOTIAMO SI

 



Si voterà in due giorni per il referendum confermativo della riforma costituzionale della giustizia, e non solo in uno come è stato sempre finora in Italia per i referendum e come è previsto dalla legge. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri in un decreto-legge approvato lunedì, in cui ha stabilito che tutte le elezioni del 2026 si debbano tenere in due giornate, di domenica e lunedì .

La riforma della giustizia che prevede tra le altre cose la separazione delle carriere dei magistrati era stata approvata dal parlamento il 30 ottobre, ma non avendo ricevuto la maggioranza dei due terzi dei seggi, che avrebbe permesso di farla entrare subito in vigore, i partiti di maggioranza e alcuni di quelli di opposizione avevano chiesto di votare in un referendum per confermarla. Essendo un referendum costituzionale, in cui si vota la modifica di una parte della Costituzione, non sarà necessario il quorum, cioè non servirà che vada a votare più della metà dei cittadini aventi diritto: per far passare la legge sarà sufficiente la maggioranza del “sì” tra chi andrà a votare. L’ipotesi più probabile al momento è che si voti il 29 e il 30 marzo.

Il referendum sulla giustizia riguarda principalmente la riforma della magistratura ordinaria e la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

I punti cardine della riforma oggetto del voto sono:

1. Separazione delle carriere

Attualmente i magistrati appartengono a un unico corpo e possono passare (con limiti) dal ruolo di pubblico ministero (chi accusa) a quello di giudice (chi giudica). La riforma prevede: 

Carriere distinte fin dal concorso d'accesso.

Impossibilità di passare da una funzione all'altra durante la vita professionale. 

2. Sdoppiamento del CSM

Verranno creati due distinti Consigli Superiori della Magistratura: 

CSM giudicante per i giudici.

CSM requirente per i pubblici ministeri.

Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica. 

3. Sorteggio dei componenti

Per contrastare il fenomeno delle "correnti" interne alla magistratura, i membri togati (cioè i magistrati) dei due CSM non saranno più eletti dai colleghi, ma estratti a sorte tra gli aventi diritto. 

4. Alta Corte disciplinare

Viene istituito un nuovo organo giurisdizionale esterno, l'Alta Corte, con il compito esclusivo di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, sottraendo questa funzione ai due CSM. 

La parte che più è balzata agli onori della cronaca è, per molti motivi, quella che riguarda la separazione delle carriere.

Patto per il Nord si schiera per il Sì nel referendum sulla separazione delle carriere, ma rimarcando una verità da dire ai cittadini, la riforma della magistratura non è sufficiente da sola a migliorare davvero la giustizia italiana.

I motivi per cui Patto per il Nord si schiera a favore del Sì a sostegno della separazione delle carriere:

Riduce il potere corporativo interno alla magistratura, avvicina l’Italia al modello organizzativo più diffuso in Europa, è una misura di garanzia per i cittadini, non contro i magistrati, la giustizia deve servire i cittadini, non sostituirsi alla politica.

Nella nostra azione a sostenere il SI però rimarchiamo delle nostre differenze, delle nostre specificità: noi non facciamo propaganda ideologica, noi non difendiamo corporazioni, noi non raccontiamo che il referendum “risolva tutto”, anzi. Diciamocela tutta la verità:occorrono riforme procedurali ed organizzative, occorrono tempi certi nei processi, è indispensabile aumentare il personale organico alla macchina della giustizia, occorrono uffici giudiziari efficienti, soprattutto nei territori, occorre fornire tutela reale per cittadini e imprese.

Patto per il Nord sostiene i SÌ al referendum sulla giustizia perché rappresentano un primo argine al sistema di lottizzazione interno alla magistratura che ha generato sfiducia nell'opinione pubblica.

Patto per il Nord, tuttavia ritiene che senza una riforma complessiva e territoriale della giustizia in ambito civile, penale ed organizzativa, soprattutto nei tribunali di provincia, nessun referendum basterà.

Ci teniamo a specificare che non abbiamo deciso di schierarci per tornaconti personali o per ideologia applicata, ma ancora una volta votati alla difesa dei territori e dei cittadini che li abitano.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


domenica 21 dicembre 2025

IO ED ALAIN ( de Benoist)

 




"Fare politica" porta ad incontrare persone che non conosci, ma ti permette anche di creare comunità interna, interscambiarsi ,oltre che le opinioni i ricordi, i percorsi, gli ideali che ti hanno portato la dove oggi vivi il tuo pensiero.
Milito oggi in un movimento che ha a cuore il suo territorio, che ha a cuore il futuro di chi abita questo territorio, un movimento, "Patto per il Nord", che non vuole essere inglobato nell'orgia della politica moderna, che crede nella cultura e nella comunità locale, che ambisce a governare con competenza e serietà.
Allora forse è davvero la casa adatta a chi come me ha seguito il pensiero di Alain de Benoist o forse meglio dire lo ha condiviso, certo vi sono sfumature diverse, ma anche molti tratti comuni al percorso che sto seguendo oggi.
Io e de Benoist ( che per chi non lo conosce è il fondatore del movimento della Nouvelle Droite), siamo votati da anni al superamento delle tradizionali categorie di "destra" e "sinistra" e alla critica radicale alla modernità liberale. 
Il liberalismo che per concetto avrebbe dovuto essere qualcosa di positivo si è trasformato in un'ideologia che riduce l'essere umano a mero consumatore e distrugge le identità collettive attraverso la tendenza della globalizzazione a livellare tutte le differenze culturali. Il nostro intento è di superare le stantie categorie borghesi di destra e sinistra, la cui adozione equivale ad accettare un terreno di confronto e uno schema di riferimento di lotta politica e ideale imposto dall’avversario.
La lotta per le idee si arricchisce di tutte le tradizioni migliori della cultura europea, mentre la lotta di classe si riduce a un pugno di speculatori che soggiogano i popoli.
Va sostenuto il primato dell’idea sulla materia, della persona sull’individuo, della politica sull’economia. 
Vanno tenute ben distinte Comunità e Società, mentre le prime sono basate su rapporti personali, valori e tradizioni, nelle seconde i rapporti sono formali e basati sull’utile.  
Il sogno (metapolitico) di un cambiamento politico, per chi la pensa come noi, è possibile solo attraverso una battaglia culturale preventiva, mirando a modificare i valori e la sensibilità della società prima di agire nelle istituzioni.
Comunitarismo ed identità sono essenziali per la costruzione di un mondo sostenibile.
Cos'è il Comunitarismo?
Il Comunitarismo è una corrente di pensiero politico e filosofico che sostiene che l'individuo non può essere concepito isolatamente, ma è definito dalle sue appartenenze a comunità (culturali, religiose, etniche) e che l'identità collettiva e i valori condivisi sono prioritari rispetto all'universalismo astratto del liberalismo classico. Cerca di superare il conflitto tra individuo e società enfatizzando la lealtà, la responsabilità e il ruolo delle comunità nella formazione dell'identità e nella promozione del bene comune, opponendosi all'idea che le differenze siano trascurabili. 
Cos'è l'identità?
L'identità di un popolo è l'insieme dinamico e condiviso di elementi culturali, storici e sociali (lingua, tradizioni, storia, simboli, valori) che un gruppo umano riconosce come propri, creando un forte senso di appartenenza e legame comune, distinto da altre collettività, spesso sviluppata su un territorio definito e che può differire dalla semplice popolazione residente nello Stato. Non è statica ma si costruisce e si trasmette, influenzando il legame sociale e politico. 
Per questo, come de Benoist, sono votato all'europeismo, molto votato all'idea di Gianfranco Miglio dell'Europa dei Popoli, sganciata dall'egemonia statunitense (atlantismo), concetto ormai in parte superato dai tempi e basata su radici comuni, laddove vadano a spiccare il volo forme di democrazia diretta e partecipata.
La nostra critica verso l'immigrazione di massa non è basata sul razzismo biologico,  ma bensi legata ad una nemmeno tanto potenziale  minaccia alle identità culturali dei popoli europei.
L'immigrazione incontrollata è un effetto neppure troppo collaterale del capitalismo liberale e neocolonialismo, che richiede la libera circolazione di persone per il profitto, minando le fondamenta sociali ma tutto questo è stato un flop considerando che il multiculturalismo è fallito e che l'assimilazione degli immigrati è rimasta un'illusione, specialmente quando le comunità diventano numerose e si auto-segregano, creando "contro-società".
Grazie per l'attenzione
Giorgio Bargna








sabato 20 dicembre 2025

INTERNET E PIAZZE, LA NUOVA POLITICA INNOVATIVA

 



Ci si è accorti già anni fa che Internet ha modificato molto a livello di rapporti, che ha trasformato il modo in cui le persone si informano e comunicano tra loro.

Il web è entrato a piedi uniti anche nel palcoscenico politico, inizialmente i partiti non se ne sono accorti, poi si sono adeguati, successivamente hanno cavalcato l'onda e sfruttate le potenzialità.

Con il passare del tempo la Rete, i blog, i social network hanno parzialmente sostituito le piazze, i bar, le discussioni dal barbiere affermandosi come  le nuove autostrade digitali della conoscenza lungo le quali, ogni giorno, migliaia di persone si scambiano informazioni e formano le loro opinioni in autonomia e, ipoteticamente, senza rapporti di gerarchia tra alto e basso. 

Anche la politica, dicevamo, al pari del resto dello scenario sociale, ha capito di non poter continuare come prima. 

C'è stato chi ha visto in Internet la panacea del male che attanaglia lo scenario politico, ovvero l'apatia e la disaffezione nei confronti della politica che generano la scarsa partecipazione attraverso i canali convenzionali come il voto e l'iscrizione a partiti e associazioni. 

In contraltare molti invece vedono in Internet un propulsore di tali situazioni.

Io credo che Internet rifletta semplicemente lo stato di cose esistente. 

Internet è stato, ed è, anche un grande palcoscenico di antipolitica, ma l'antipolitica c'è in Italia dalla notte dei tempi. 

In Internet possiamo trovare manifestazioni di antipolitica, ma non è internet che le produce. 

Il Web da voce ad un pubblico composto prevalentemente da persone giovani, ma non solo, da qualche tempo anche i più maturi si sono uniti, se queste persone hanno un sentimento di insofferenza nei confronti della politica lo esprimono lì. 

Possiamo certo chiederci, in ogni caso, quanto la discussione nei blog e nei forum, quanto molti infuocati scambi di commenti su Facebook,  possano  sostituire i canali tradizionali di partecipazione alla politica. 

Io credo che non possano sostituire in toto i canali "fisici" della politica, però Internet ha portato alla nascita di nuove vie di rapporto tra partito e simpatizzanti. 

La rete non ha ne sostituito ne azzerato i partiti, ne è semplicemente diventata parte integrante, parte della forma organizzativa, non solo come strumento per comunicare durante le campagne elettorali, ma anche come modello di relazione più paritario. 

Questo succede in modo proficuo soprattutto in movimenti politici quali "Patto per il Nord" che nascono dal basso e propongono rapporti uno a uno quotidianamente.

Se può essere vero che Internet dà la possibilità di partecipare alla politica anche senza scendere in piazza, rimanendo seduto davanti allo schermo è altrettanto vero che funziona anche quale passaggio intermedio. La comunicazione prende forma in rete e poi esce. 

Internet, ne sono certo, atomizza molto meno della TV, dove non puoi interscambiare opinioni, ad esempio, potenzialmente i segmenti di pubblico inernet si possono anche mettere assieme, gli spettatori della TV non potranno mai confrontarsi e integrarsi direttamente. 

Internet però è anche terreno di organizzazione interna moderna, tramite chat e/o forum si creano progetti, si studiano i problemi e le risoluzioni, si fa palestra intellettiva, si fa scuola di politica e di democrazia, si crea comunità.

I risultati di questo lavoro, di questo tipo di rapporto, poi escono, si concretizzano, si manifestano quando la politica esce dal Web e prende forma umana, nelle piazze, nelle sale consiliari, durante i sit in o gli incontri con le associazioni e il tessuto sociale in genere.

Ecco, la disaffezione alla politica, la sfiducia della gente, l'allontanamento dalla politica trovano oggi il loro nemico più arduo da combattere nella voglia di tornare ad ascoltare, a partecipare, a votare che Patto per il Nord infonderà nei Cittadini grazie al proprio modo di intendere la politica, attraverso si, in parte, la rete, ma soprattutto entrando in contatto diretto con le persone, mettendoci il cuore, il sorriso, la faccia, oltre alla competenza ed alla serietà.


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como







mercoledì 17 dicembre 2025

COSTRUIAMO INSIEME IL NOSTRO FUTURO



Oltre il mio piccolo curriculum politico, le prime motivazioni che mi hanno portato a scegliere di aderire a Patto per il Nord le trovate elencate su questo articolo.

Essendo politicamente ispirato ad Alain de Benoist molti dei miei ideali li ritrovo in ciò che il Patto oggi è e che vuole continuare ad essere.

Oggi ho scelto Patto per il Nord, così come anni fa scelsi Lavori in Corso, perché stiamo parlando di un movimento, di un partito, non votato ad un ideologia, se non a quella di voler amministrare con saggezza, evitando urla e sceneggiate, prendendosi cura delle necessità, anche quotidiane, dei cittadini.

C'era un vuoto sullo scenario politico, più nessuno si preoccupava del nostro territorio, dei nostri anziani, dei nostri figli, di ogni tipo di fascia protetta o debole.

Oggi votandoci all'umiltà, al senso di responsabilità, alla coerenza, all'amore per la nostra terra vogliamo innanzitutto ricreare il rapporto di fiducia tra elettori e politica, ma anche aprire, pardon, riaprire la politica a tutti, attiva od elettorale che si voglia.

Certo dovremo spazzare via molta diffidenza, in questi anni cialtroni, fattucchiere e maghetti ne abbiamo visti passare a dismisura, questa è una sfida faticosa, ma vi sarà dimostrato che esiste ancora chi vuole amministrare seguendo il cuore, non per voi, ma con voi. 

Con voi, si, perché vi invitiamo ad essere parte di noi.

Credetemi, siamo tutte persone di buona volontà, ognuno con il proprio, piccolo o grande, bagaglio di esperienze e le mettiamo in campo insieme al cuore, così come mettiamo in campo la nostra faccia ed il nostro onore.

Ma vogliamo crescere a dismisura e quindi Patto per il Nord invita ogni persona che ha a cuore il proprio territorio, il proprio futuro e quello dei propri figli, che abbia a cuore l'onestà intellettuale oltre che morale, ad unirsi a questo progetto, riportando pulizia, ordine, sicurezza, efficienza, costanza, amore e serenità sui nostri territori.  

Solo insieme, con fiducia reciproca, possiamo cancellare questo scenario catastrofico che la politica degli ultimi decenni ci ha donato.

Continui tagli a ogni genere di ente locale, di conseguenza tagli ai servizi e mancanza di manutenzioni e nuove opere.

Una sanità che viene pilotata verso la privatizzazione, oggi semiconvenzionata, domani chissà.

Un numero di famiglie al limite dell'indigenza sempre più elevato, anziani sempre più soli ed abbandonati, futuro dalle tinte grigie per i più giovani.

Una sicurezza inesistente, tanto in casa che per le vie, nei i locali, che pesa sulla serenità quotidiana.

Ecco per questo, per ricreare la sostenibilità, per ritrovare il sorriso, la voglia di essere, sostienici, unisciti, parlaci, siamo qui, sono qui, ad ascoltare, ascoltare per costruire insieme il nostro futuro.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

martedì 9 dicembre 2025

RESIDUO FISCALE, TANTO SCONOSCIUTO, QUANTO FONDAMENTALE



Parliamo oggi di "Residuo Fiscale", molti di voi ne avranno sentito parlare, ma ben pochi credo abbiano chiaro il concetto, presente di cosa si parli.

Stiamo parlando della differenza tra tutte le entrate (fiscali e di altra natura come alienazione di beni patrimoniali pubblici e riscossione di crediti) che le Pubbliche Amministrazioni (sia statali che locali) prelevano da un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese.

Nel caso delle regioni il residuo fiscale è calcolato come differenza tra le tasse pagate e la spesa pubblica complessiva ricevuta, ad esempio sotto forma di trasferimenti o in generali di servizi pubblici.

Il concetto di residuo fiscale venne introdotto negli anni 50 dal premio Nobel James M. Buchanan.

Buchanan sosteneva che, in base al principio di equità orizzontale, l’attività pubblica (considerando tutti i livelli di governo) avrebbe dovuto garantire l’uguaglianza dei residui fiscali per individui ritenuti uguali sotto il profilo del reddito.

Un concetto molto astratto, tanto è vero che nel contesto italiano, il residuo fiscale è balzato agli onori delle cronache in seguito alla pubblicazione del saggio di Luca Ricolfi "Il sacco del Nord", nel 2010. 

Già a quel tempo l'intervallo del residuo fiscale per le Regioni del Nord Italia variava tra i 50 e gli 80 miliardi di Euro all'anno, mentre quello per le Regioni meridionali fosse negativo per una cifra tra i 41 e i 79 circa. 

Veniva inoltre dimostrato che i livelli dei consumi pro capite non corrispondessero ai livelli di PIL pro capite di ogni singola Regione, di conseguenza i territori che beneficiavano del residuo fiscale avevano un rilevabile aumento dei consumi in modo più che proporzionale al proprio prodotto interno lordo.

Oggi, il residuo fiscale della Lombardia rimane elevatissimo, oscillando intorno ai 54-58 miliardi di euro annui, rappresentando il più alto d'Italia. Il Veneto si aggira attorno agli 11 miliardi,  le regioni del Sud hanno saldi attivi ( ricevono più di quanto versano) che vanno dagli 8 ai 15 miliardi di euro.

Ora andiamo ad analizzare una struttura necessaria per consentire di poter lavorare ad una famiglia, ma che si fatica a trovare e costa salata. 

Costruire un asilo nido costa mediamente 90.000 euro, in Lombardia con 13.500.000 ne costruiremmo uno in ogni comune, senza badare alle dimensioni del comune stesso.

Le scuole di ogni genere e grado sono ormai obsolete, costruire ex novo edificio scolastico di media dimensioni, antisismico, energetico, a norma costa 5 milioni di euro, quanti ne potremmo costruire per mettere al sicuro i nostri figli e i nostri docenti e lavoratori del settore?

Se asfaltare un chilometro di strada costa nei casi più elevati  140.000 euro, quante strade potremmo asfaltare e rendere più sicure?

Ipotizziamo un prezzo già abbastanza elevato, 250 € al metro lineare, per rifare una rete fognaria pubblica, quanti chilometri ne potremmo fare?

Considerando che la costruzione  un Ospedale di ottimo livello si aggira intorno ai 40-50 milioni di euro, quanti ne potremmo mettere in uso?

Non mi metto a fare calcoli, ma di quanto potremmo aumentare gli stipendi di medici e personale ospedaliero impedendo le fughe all'estero.

Ecco signori, Patto per il Nord è nato per difendere gli interessi dei cittadini che vivono al nord, si chiamino essi Colombo, Caputo o Wang.

Tenere sul nostro territorio le nostre tasse, oltre mandare a casa gli inetti, è il nostro principale obbiettivo.

E manterremo la promessa.

Per il Nord, Insieme

Giorgio Bargna

Patto per il Nord 

Como




 

domenica 7 dicembre 2025

IL MODELLO SVIZZERO APPLICATO SULL' ITALIA, BENESSERE E STABILITA'


Ogni volta che scrivo di Federalismo e propongo il "Modello Svizzero" mi vengono contestate alcune situazioni e condizioni.

Ora faccio un preludio, ma la parte importante arriverà in seguito.

E' ovvio che nemmeno la Confederazione Elvetica sia l'Eden, ci mancherebbe altro, ma vogliamo paragonare le strade svizzere e il sistema sanitario elvetico a casa nostra?
 
Certo, ogni Svizzero paga 300 franchi di assicurazione sanitaria al mese, ma anche noi abbiamo, di media, 800 euro trattenuti in busta paga. 
Sono andato a indagare. Una tratta da Lugano a Berna e una da Milano a Firenze su treni di buona qualità costano in entrambi i paesi circa 90 euro. La qualità si paga ovunque, ma in base a quello che leggerete in seguito risulta più conveniente ad un cittadino svizzero.
Per mantenere un tenore di vita confortevole, che include spese per l'abitazione, cibo, abbigliamento, e occasionali svaghi, in Italia ad un single occorrono almeno 1600 euro netti che equivalgono grossomodo allo stipendio medio nazionale, per una famiglia almeno 3000/3.500; in Svizzera lo stipendio medio netto di 5000 euro è l'equivalente per un single per avere le stesse opportunità lette qui sopra, 8000 per una famiglia, sembra che sia più agevole avere famiglia in Svizzera.
In entrambi i Paesi un kg di pane ha un prezzo medio di 4 euro.

Spesso si dice che la Svizzera è piccola.
La Svizzera si estende per 41.285 km² ed ha una popolazione di 9.000.000 di abitanti, la Lombardia  ha un estensione di 23.844 km² con il numero di abitanti che sfiora gli  11.000.000.
Non ho mai sentito dire che la Lombardia sia piccola.

Ma andiamo oltre, questo non è il punto che vorrei toccare.
La specifica è che su queste righe parliamo di esportazione del "Modello Svizzero", non della Svizzera, delle sue prerogative e delle sue usanze, culture, necessità.
La Svizzera per morfologia è completamente diversa dalla stragrande maggioranza dell'Italia, vive di un altro genere di economia e di una cultura diversa ed adotta un ordinamento dello Stato di tipo federale, diviso per Cantoni e Comuni, il solo dove a forme di governo tipiche della democrazia rappresentativa si affiancano significative forme tipiche della Democrazia diretta.

L'Italia, non solo quella del Nord, è un Paese, pur tenendo presenti le variabili, decisamente più avanzato a livello industriale ed economico in genere confronto alla Svizzera e come essa è dotata di  forza lavoro qualificata con un discreto livello di istruzione e specializzazione professionale.

La sola Lombardia è da considerare una potenza economica a livello europeo posizionandosi come la seconda regione più ricca dell'Eurozona per PIL.

Ecco il punto cruciale, l'Italia in generale, alcune aree in particolare, sviluppano, malgrado un ordinamento nazionale obsoleto ed una classe politica che non crea uno statista da decenni e sa soltanto e semplicemente tassare in continuazione, una forza economica di tutto rispetto, seconda a pochi altri che viene sprecata ed annientata, portando ogni giorno di più disservizi, povertà e disillusione.
A questo serve applicare il "Modello Svizzero", a fruttare le nostre capacità e le nostre competenze, a portarci a vivere in modo sostenibile, a tornare ad essere sorridenti.
Non vogliamo essere Svizzeri, concludendo, ma Italiani, Insubri, Lombardi, Veneti, Siciliani, benestanti, felici e ripagati in servizi e opere dal nostro Stato Federale.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como