Chiacchierando amichevolmente con Giancarlo "Mimmo" Pagliarini, oggi siamo finiti a parlare della "Diada".
La maggior parte di voi si starà chiedendo di cosa si tratti. La Diada Nacional de Catalunya, che si celebra ogni anno l'11 settembre, è la festa nazionale ufficiale della Catalogna.
La ricorrenza ha un profondo significato storico: commemora la caduta di Barcellona dell'11 settembre 1714 per mano delle truppe borboniche di Filippo V, al termine di un assedio durato 14 mesi durante la Guerra di Successione Spagnola.
Più che una vittoria militare, la Diada simboleggia la resistenza, la cultura, la lingua e l'identità catalana, ricordando la perdita dell'autogoverno seguita dal Decreto de Nueva Planta. Negli ultimi decenni, inoltre, questa giornata è diventata un momento centrale per imponenti rivendicazioni politiche e indipendentiste.
Tra i vari eventi, sia istituzionali che tradizionali, si tengono le deposizioni floreali ai monumenti storici, grandi cortei pacifici nelle principali città (in particolare a Barcellona) e manifestazioni di cultura popolare, come le tradizionali torri umane (castellers) e i balli di sardana.
Oggi ribadivo a Mimmo ciò che scrivo da sempre: anche noi Insubri siamo un popolo. Ce lo siamo dimenticati, o forse, più semplicemente, ce lo hanno fatto dimenticare.
Il paragone è semplice: qui dalle nostre parti siamo gli eredi diretti del Ducato di Milano. Condividiamo una lingua, delle tradizioni e una cultura comune.
Fondato l'11 maggio 1395 da Gian Galeazzo Visconti e dissolto il 17 ottobre 1797 con il Trattato di Campoformio, il Ducato di Milano è stato uno dei più importanti Stati preunitari italiani. Situato nel cuore dell'Italia settentrionale, faceva formalmente parte del Sacro Romano Impero — pur essendo di fatto indipendente — e ha rappresentato per secoli il fulcro politico, economico e militare della Pianura Padana.
I suoi confini variarono notevolmente nel tempo. Con capitale Milano, il territorio comprendeva gran parte dell'odierna Lombardia (ad eccezione del Mantovano dei Gonzaga) ed arrivò ad estendersi, seppur temporaneamente, in parti di Emilia, Liguria, Corsica, Piemonte, Toscana, Veneto e nell'attuale Canton Ticino.
Dopo aver raggiunto la massima espansione sotto Gian Galeazzo, il Ducato andò progressivamente riducendosi, fino a comprendere — al termine dell'epoca austriaca — l'area racchiusa tra la Svizzera, il Ticino, il Po e l'Adda, oltre a parte del Cremonese e del Mantovano.
È proprio a questo territorio che mi riferisco. Una terra che ancora oggi — in un'epoca che guarda più ai numeri che alle radici storiche — trova un solido trait d'union nell'economia. Ma il legame, lo ribadisco, va ben oltre l'aspetto economico.
La lingua insubre (o lombardo occidentale) racchiude i parlati della Lombardia occidentale e del Canton Ticino, tutelati dall'UNESCO sotto l'ombrello della Lingua lombarda. Copre un territorio vastissimo: da Milano a Como, da Varese a Lecco, fino a Monza, Sondrio, il Verbano-Cusio-Ossola, Novara e l'intero Canton Ticino. Eppure in Italia, a differenza di quanto avviene in Svizzera, non gode ancora di alcuna tutela ufficiale.
In perfetto spirito con la Diada catalana e la riscoperta delle radici, voglio lasciarvi una gemma della nostra tradizione folk: i firlinfeu e i fregamusun.
Si tratta del tipico flauto di Pan brianzolo, fatto a mano con canne palustri di varia grandezza (dal flauto piccolo per la melodia, a quello grande per i bassi). Mentre "firlinfeu" è il nome più diffuso per strumento e suonatori, "fregamusun" è la variante più popolare e verace usata nel Comasco e in Brianza.
I concerti di firlinfeu sono un vero spettacolo di folclore: i suonatori ed il corpo di ballo indossano abiti contadini manzoniani del '600 e '700, accompagnando la musica con danze popolari e vivaci coreografie.
Sebbene l'epicentro sia la Brianza e l'area dei laghi — con centri storici come Cantù, Erba (con il celebre gruppo I Bej), Pusiano, Olgiate Molgora, Mandello, Oggiono, Sovico e Bernareggio — il flauto di canna ha segnato l'intera Insubria. Nel Varesotto, nel Verbano o in Ticino lo strumento era usato storicamente dai pastori con vari nomi locali, prima di cedere il passo ad ottoni e fisarmoniche.
A unire l'intera regione sono sempre gli stessi simboli: la canna palustre dei nostri fiumi (come Adda e Lambro) e l'abito festivo contadino d'epoca.
Spero di avervi trasmesso qualcosa di utile. Ma soprattutto, voglio ricordarvi ancora una volta la cosa più importante: siamo un popolo. E siamo un popolo capace di grande integrazione, che negli anni ha saputo accogliere e valorizzare chiunque sia venuto a dar forza alle nostre comunità.
Giorgio Bargna

2 commenti:
Per correttezza, il termine fregamüsun è sempre stato usato principalmente nella zona canturina grazie alla presenza dei gruppi CITTA' di CANTU' di Cantù e NATALE BRAMBILLA "I FREGAMÜSUN" di Vighizzolo di Cantù, termine utilizzato anche nel proprio nome, non solo per indicare lo strumento o il suonatore. Tutti gli altri gruppi, una quindicina fino all'86, hanno sempre utilizzato "firlinfeu". La maggior parte dei gruppi si è sviluppata nella Brianza racchiusa tra Erba e Lecco (allora non ancora provincia). Fuori da questa area ci sono i 2 gruppi canturini, il gruppo di Sovico il gruppo di Mandello del Lario, mentre nella bergamasca è presente il gruppo di Bottanuco. Personalmente ritengo poco corretto citare per nome un solo gruppo. Tutti i gruppi hanno contribuito e contribuiscono alla diffusione delle tradizioni brianzole in Italia ed all'estero con impegno, passione e devozione. Firmato: Franco Cappelletti, dal 1974 suonatore di flauto di Pan anzi, di fregamüsun, tutt'ora attivo.
Franco sem de Vighizòo, lo so anche io che è un termine utilizzato da noi, tanto è vero che ho scritto: "fregamusun" è la variante più popolare e verace usata nel Comasco e in Brianza. Non andiamo a spaccare il capello...
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