Visualizzazione post con etichetta democrazia diretta e partecipata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta democrazia diretta e partecipata. Mostra tutti i post

domenica 12 luglio 2026

Contro il "Cittadino del Mondo": Cittadinanza e Comunità quali atti di resistenza


Un pensiero di Francesco Petrone, letto sulla rassegna stampa di "Arianna Editrice", mi offre lo spunto per affrontare un tema che mi sta profondamente a cuore: la Cittadinanza. L'essere Cittadino, rigorosamente con la C maiuscola.

L'articolo si apre con una tesi che condivido in toto: l'idea di essere “Cittadino del mondo” è un'assoluta impossibilità. Chiamatela retorica, ossimoro o pura sciocchezza; di certo non ha nulla a che fare con il nobile concetto filosofico dello "stare bene con il prossimo".

Essere Cittadino significa accettare dei margini invalicabili. Dentro questi confini prendono forma una comunità, una storia, una lingua e delle leggi. Al Cittadino appartengono diritti e doveri: il voto e le tasse, l'accesso alla sanità e la tutela del territorio.

Soprattutto, la cittadinanza ha senso solo se esiste un limite. Se tutti fossimo cittadini del mondo, nessuno sarebbe cittadino di nulla. Come ricordava Leopardi, citato da Petrone: "Quando Roma fu il mondo, nessuno fu romano."

Definisci pure "poetica" questa cittadinanza universale, ma poi prova a chiedere al mondo un parlamento, dei servizi finanziati dalle tasse, la protezione di un esercito o la tutela di un tribunale. Questo globalismo maldestro cerca di livellare tutto, cancellando nazioni, culture e specificità.

Scrive Petrone:«Ma se vengono cancellati i confini, si cancella anche il concetto stesso di città da cui viene "cittadino". Civis in latino significa membro di una civitas, cioè una città-stato. Quindi "cittadino del mondo" nega se stesso: senza Stato nessuno ha diritti esigibili. Chi tutela l'individuo se viene arrestato a Dubai o in Cina come "cittadino del mondo"? Nessuno. Senza doveri non esiste comunità. Se non vengono pagate le tasse da nessuna parte, non viene mantenuta nessuna scuola, nessun ospedale.»

Far parte di una comunità reale permette la nascita di un "Noi" in cui l'individuo si realizza come "Io" politico e sociale. Il "mondo globale", invece, ci condanna alla neutralità assoluta: ci chiede di non scegliere, e quindi di non essere.

In sostanza, la globalizzazione appiattisce e nega ogni forma di cittadinanza particolare. A questo proposito, Petrone cita Chesterton: «Cosmopolita vuol dire che non hai patria. E chi non ha patria, non ha nemmeno casa».

Questo non fa che confermare una tesi che sostengo da anni: il solidarismo, la fratellanza e l'altruismo reali nascono solo all'interno di un legame di gruppo; tutto il resto non è che atomizzazione sociale.

Certi miti ideologici hanno radici lontane. Petrone definisce queste visioni "lennoniane", figlie di quella cultura hippie e new age che tra gli anni Sessanta e Settanta lanciò lo slogan "la mia patria è il mondo intero". Un mondo senza confini, senza nazioni e senza bandiere in cui i concetti di pace, amore, musica e viaggi si fondevano – aggiungerei io – con l'uso di droghe.

Oggi quella stessa utopia ci viene riproposta sotto formule diverse e con un lessico rinnovato dai nuovi "padroni del vapore". Nel mondo dominato dai PowerPoint, dai fondi europei, dalle banche e dalle multinazionali, le grandi oligarchie sostituiscono e surclassano un cittadino ormai sistematicamente deresponsabilizzato.

E come ci ricorda giustamente Petrone: «Possiamo osservare che quando il cittadino del mondo è troppo deresponsabilizzato, è fatale che si addensino nubi di guerre, genocidi, illegittimità, sfruttamento. È lì che le grandi imprese prendono decisioni al posto delle istituzioni, svuotate delle loro funzioni originarie».

A causa di questa logica globalizzatrice, il potere decisionale è scivolato nelle mani del privato. Non del cittadino comune, ovviamente, ma di un privato dotato di capitali immensi, capace di controllare armamenti, media e fondi d'investimento; un privato che dispone delle banche e degli eserciti più grandi. Possiamo definirlo a tutti gli effetti un nuovo "feudalesimo finanziario": nel momento in cui lo Stato viene smantellato e l'etica messa al bando, a prevalere restano unicamente gli interessi della speculazione economica.

Riabilitare il concetto di Cittadinanza, oggi, non è un esercizio di sterile nostalgia, ma un atto di vera e propria resistenza. Dire di no all'illusione del "cittadino del mondo" significa rifiutare il ruolo di sudditi passivi di questo feudalesimo finanziario. Significa riscoprire che i diritti non cadono dall'alto dei mercati, ma si conquistano e si difendono dentro i confini di una comunità reale, fatta di volti, di doveri condivisi, di storia e di leggi. Solo tornando a essere cittadini di una civitas concreta potremo sottrarre il nostro futuro alle logiche dei "padroni del vapore" e restituire all'individuo la sua dignità di "Io" politico, libero e responsabile.

Giorgio Bargna

 

lunedì 29 giugno 2026

Patto per il Nord La competenza come metodo, il territorio come visione (6)


Sesta pubblicazione dedicata al "Documento Programmatico" di Patto per il Nord, il quale non è solo un atto costitutivo, ma una bussola politica. Attraverso una serie di pubblicazioni tematiche, intendo esporre le fondamenta, l’identità e le intenzioni del nostro Movimento. Non si tratta di una riflessione estemporanea, ma di un manifesto di intenti.

Welfare e Sanità: Coesione, non Assistenzialismo
Il Congresso di Treviglio ha sancito un principio cardine: un sistema produttivo solido poggia necessariamente su una società coesa. Il modello di welfare per il Nord non può essere un mero riflesso di quello nazionale, poiché risponde a sfide profondamente diverse. La nostra non è la sfida della disoccupazione di massa, ma quella di garantire l'eccellenza dei servizi in un territorio a piena occupazione, dove il tempo è una risorsa scarsa, le famiglie sono sempre più frammentate e le reti di supporto tradizionali mostrano segni di cedimento.

Le nostre direttrici d’intervento

Sanità di prossimità: La cura deve tornare ad abitare il territorio. Dobbiamo superare il paradigma "ospedale-centrico" integrando le strutture di ricovero con una rete capillare di Case della Comunità, medicina territoriale e telemedicina. L’obiettivo è duplice: ridurre drasticamente le liste d'attesa e decongestionare i Pronto Soccorso, offrendo risposte rapide e adeguate vicino a casa.

Infrastruttura sociale per le famiglie: Asili nido, tempo pieno scolastico, assistenza agli anziani e politiche di conciliazione non sono servizi accessori, ma pilastri della nostra competitività. Un genitore che non trova sostegno nel proprio territorio è un capitale umano sottratto al sistema produttivo. Investire nella famiglia significa investire nella tenuta economica del Nord.

Welfare sussidiario e mutualistico: Il Nord vanta un ecosistema unico di terzo settore, volontariato, cooperazione sociale e fondazioni. La politica deve agire da catalizzatore, valorizzando e sostenendo queste realtà, evitando la tentazione di sostituirle con apparati burocratici pubblici spesso inefficienti e distanti dai bisogni reali.

Sicurezza urbana e sociale: La vivibilità e l’attrattività dei nostri territori sono direttamente proporzionali alla percezione di sicurezza dei cittadini. Occorre potenziare le risorse destinate alle forze dell'ordine, incentivare la sinergia con le polizie locali e garantire la certezza della pena per i reati che colpiscono la persona e il patrimonio.

Autonomia gestionale: Chiediamo il diritto di gestire sanità e welfare con poteri e risorse commisurati al gettito fiscale generato. È tempo di superare un sistema di finanziamento che livella verso il basso la qualità dei servizi, penalizzando le Regioni più virtuose e soffocando lo sviluppo del Nord.

Europa: Una sfida Federalista
Siamo europeisti per vocazione e per necessità economica. Il sistema produttivo del Nord è intrinsecamente europeo: esporta su mercati continentali, compete con realtà globali, opera in filiere transnazionali e attrae capitali e talenti dall'estero. L'appartenenza all'Unione non è per noi un'opzione politica, ma il presupposto stesso della nostra realtà economica.

Tuttavia, siamo europeisti critici. L’Unione soffre oggi dei medesimi mali che denunciamo sul piano nazionale: un centralismo burocratico soffocante, un eccesso di regolamentazione astratta e una crescente distanza dai territori. La risposta non può essere l'euroscetticismo, sterile e autolesionista, ma una svolta federalista.

I pilastri della nostra visione europea

Sussidiarietà reale: L'Unione deve concentrarsi solo su ciò che gli Stati e le Regioni non possono gestire individualmente: mercato unico, politica commerciale, difesa comune e grandi sfide ambientali. Ogni altra competenza va restituita ai livelli territoriali, più vicini al cittadino e alle imprese.

Approccio pragmatico, non ideologico: La transizione ecologica e le politiche industriali devono poggiare sull'evidenza scientifica e su rigorose analisi d'impatto, abbandonando agende ideologiche che finiscono per penalizzare proprio i territori più produttivi e innovativi del continente.

Protagonismo delle Regioni trainanti: Il Nord Italia deve fare rete con le aree motore d’Europa — come Baviera, Baden-Württemberg, Catalogna e Fiandre. Queste regioni devono avere un peso decisionale diretto a Bruxelles: è qui che si gioca la competitività europea.

Il rilancio della Mitteleuropa: Dobbiamo tornare a investire sui corridoi mitteleuropei. I legami storici, infrastrutturali ed economici con Austria, Baviera e Svizzera rappresentano un asset strategico troppo a lungo trascurato dalla politica nazionale.

Sicurezza e Interessi Strategici: Una Difesa al passo coi tempi
In uno scenario globale segnato da conflitti ibridi, minacce cibernetiche e instabilità geopolitica, la sicurezza non ammette dilettantismo. L'Italia deve passare da una gestione reattiva a una visione strategica di lungo periodo, capace di tutelare il sistema-Paese con competenza e continuità.

Le nostre priorità strategiche

Difesa come eccellenza industriale: È necessario un investimento costante nel comparto Difesa, che rappresenti non solo un dovere verso gli alleati, ma anche una leva per lo sviluppo tecnologico e industriale nazionale.

Resilienza digitale e infrastrutturale: La protezione delle reti energetiche, finanziarie e logistiche è la nuova frontiera della sicurezza. Serve un coordinamento serrato per rendere le nostre infrastrutture critiche inattaccabili dalle minacce ibride.

Tutela degli asset strategici: Il Golden Power non deve essere un vincolo burocratico, ma uno strumento di politica industriale attiva, volto a proteggere brevetti, tecnologie di punta e aziende di rilevanza sistemica.

Intelligence economica: In un mondo dominato dalla guerra dell'informazione, la capacità di raccogliere e analizzare intelligence economica è un vantaggio competitivo imprescindibile per sostenere il nostro export e la proiezione delle nostre aziende nel mondo.

Atlantismo, pragmatismo e autonomia: L'Alleanza Atlantica resta il pilastro insostituibile della nostra sicurezza. Essere alleati credibili, tuttavia, significa anche avere la capacità di tutelare con pragmatismo i propri interessi nazionali, facendo valere la propria voce nei consessi internazionali con coerenza e competenza.


 

giovedì 28 maggio 2026

Un Manifesto per il Federalismo Gestionale


Nei giorni scorsi leggevo su una testata online di settore una disamina – se così possiamo definirla – su come interpretare il federalismo oggi. 
Più che un'analisi oggettiva, si trattava di una critica nemmeno troppo velata al Patto per il Nord; una critica sterile, poiché una vera disamina dovrebbe offrire spunti propositivi anziché limitarsi a una semplice recensione.
Su un punto, tuttavia, concordo: il Nord, così come il resto del mondo, è profondamente cambiato. 
Sono mutate le necessità, le esigenze, gli stili di vita e il mercato del lavoro, ridefinendo la ricchezza economica del Settentrione e dell'intero Paese.
Tra i settori che hanno subìto le trasformazioni più radicali ci sono senza dubbio la sicurezza e la sanità. Qui al Nord, dove la sanità ha sempre rappresentato un fiore all’occhiello, è ormai evidente la grave difficoltà dei sistemi regionali nel mantenere gli standard storici, o quantomeno accettabili. Il problema non risiede solo nella carenza di medici di base, nel collasso dei pronto soccorso o nelle liste d'attesa interminabili per visite ed esami specialistici: assistiamo a un vero e proprio cedimento strutturale della qualità del servizio.
Il paradigma della sicurezza urbana ha subìto una profonda trasformazione. 
In passato la principale minaccia era rappresentata dalla criminalità organizzata; oggi, invece, la microcriminalità e i reati predatori sono stabilmente in cima alle preoccupazioni dei residenti. Se un tempo il pericolo appariva distante dalla vita di tutti i giorni, oggi influisce direttamente sulle nostre routine: dall'uscita mattutina per andare al lavoro, alla passeggiata serale, fino a un semplice aperitivo al bar. Furti, scippi, violenze gratuite e degrado urbano sono ormai diventati un'allarmante realtà quotidiana.
Anche l’elettore padano ha cambiato prospettiva. 
Se un tempo la richiesta di autonomia nasceva dal bisogno di difendere la propria ricchezza, oggi la priorità è proteggersi dal carovita, se non dalla povertà vera e propria. 
Un’inflazione persistente sta erodendo il potere d’acquisto dei salari, intrecciandosi con l'emergenza abitativa: i costi insostenibili di affitti e mutui, infatti, non risparmiano più nemmeno le province. Nei trent'anni trascorsi dalla nascita del "sogno padano", sono emersi problemi strutturali che la politica ha spesso ignorato o eluso, per convenienza o sudditanza verso determinati gruppi di interesse. 
La congestione del traffico stradale e la necessità di potenziare i trasporti pendolari sono istanze fortemente sentite ma prive di risposte concrete, al pari di una stagnazione salariale che ha disallineato gli stipendi dal costo della vita.
Ci troviamo di fronte a un’economia a due velocità. I dati macroeconomici di istituti come Assolombarda confermano che, sebbene la regione resti la "locomotiva d'Italia", la crescita complessiva è modesta e disomogenea. I salari reali rimangono fermi, mentre l'inflazione locale e i costi energetici penalizzano pesantemente sia i bilanci familiari sia le piccole imprese artigiane.

Beh, io propendo verso il Federalismo delle Competenze, moderno, 3.0, che non deve più essere una battaglia ideologica di bandiera, ma uno strumento gestionale focalizzato su efficienza, prossimità e sussidiarietà.
Riguardo la sanità io propongo autonomia di gestione e reclutamento. Per superare il cedimento strutturale dei sistemi regionali, la mia soluzione federalista prevede la contrattazione territoriale, cioè la libertà per le Regioni di ridefinire gli stipendi del personale medico per frenare la fuga verso il privato o l'estero. Chiedo flessibilità formativa: gestione locale dei posti nelle scuole di specializzazione medica in base al fabbisogno epidemiologico del territorio. Ritengo necessaria l'integrazione sociosanitaria, con il trasferimento dei fondi statali per la non-autosufficienza direttamente ai distretti comunali per azzerare la burocrazia.
Riguardo la sicurezza urbana ritengo necessaria la creazione di una Polizia Locale Regionale. Il contrasto alla microcriminalità richiede il passaggio da un modello centralizzato a uno di prossimità, attraverso la trasformazione della Polizia Locale in una vera forza di sicurezza regionale con pieni poteri giudiziari e di controllo del territorio. Questo richiede risorse vincolate attraverso la trattenuta diretta di una quota delle tassazioni locali per finanziare sistemi di videosorveglianza e presidi fissi nei quartieri degradati. Occorre inoltre rimodulare la funzione del Prefetto, o meglio sostituirla attraverso una figura che tratti e risponda direttamente ai presidenti di Regione per i piani di sicurezza pubblica urbana e che sia in grado di colloquiare anche con Sindaci e vertici della sicurezza locale.
Riguardo il contrasto al carovita ritengo fondamentali gabbie salariali ed equità. Per proteggere il potere d'acquisto dell'elettore e rispondere alla transizione economica occorre una fiscalità differenziata. Parlo di detrazione delle spese vive (affitti, trasporti) dalle tasse regionali in base al reale costo della vita locale. Parlo, infine, della trattenuta delle tasse sul territorio, affinché la ricchezza prodotta dai cittadini resti dove viene generata per finanziare direttamente i servizi locali.
Ritengo fondamentali dei salari minimi territoriali, tradotto, la  possibilità di concordare contratti collettivi regionali integrativi per adeguatezza al carovita del Settentrione.
E poi quello che non è solo un parametro del federalismo 3.0, ma ciò che ci contraddistingue dall'inizio, l'ascolto della gente, delle necessità e dei problemi, perché la risposta politica non può nascere che dall'ascolto.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como






 

mercoledì 27 maggio 2026

L'anno del Samurai: disciplina e resilienza per il futuro del Nord



Poco più di un anno fa scrivevo questo articolo dove elencavo la mia storia politica ed i motivi per cui ho scelto Patto per il Nord, diventando in seguito Segretario Provinciale per Como.

Le intenzioni del movimento sono quelle che hanno sempre caratterizzato la mia storia politica, che non mi ha mai visto iscritto alla Lega, ma che ne ricalca le intenzioni originali.

- Parliamo della politica intesa come servizio e non professione, attraverso il taglio e l'adeguamento degli stipendi parlamentari alla media ISTAT dei salari

- Parliamo di introdurre lo strumento dei referendum consultivi per tutti i livelli istituzionali e che siano vincolanti per le amministrazioni pubbliche locali, regionali e federali.

- Parliamo di una forma costituzionale in senso federale per l'autogoverno

- Parliamo dello smantellamento e  della soppressione delle agenzie fiscali a cominciare dall'agenzia delle entrate, delegandone le funzioni ai singoli comuni

- Parliamo di uno stato federale snello che pensi alla politica estera e alla difesa e lasci la possibilità ai privati ​​e alle comunità locali di occuparsi di tutti i servizi.

- Parliamo di garantire alle imprese maggiore libertà: meno burocrazia e più concorrenza che genera efficienza.

Ho messo a disposizione di Patto per il Nord le mie competenze, le mie idee e la mia onestà intellettuale, nell'intesa anche di convincere pure voi, attraverso la mia faccia, a seguire il nostro credo, la nostra serietà e il nostro amore per il territorio.

Oggi, a meno di 6 mesi dal Congresso fondativo del nostro movimento politico, in queste elezioni amministrative siamo stati in grado di presentarci in tutti i capoluoghi di provincia in Lombardia e in decine di comuni in tutto il Nord, da soli col nostro simbolo, in coalizione o all'interno di liste civiche. E' un inizio promettente: a Lecco e Mantova abbiamo sfiorato il 2 per cento, a Comacchio col 5,6 abbiamo superato anche la 'Salvini Premier' e col 'Patto per Legnano' siamo andati oltre il 10 per cento. 

Tutto questo è la dimostrazione di un lavoro diffuso che certifica un già forte radicamento in tante realtà territoriali. Il nostro non è un partito artificiale, il nostro è un voto strutturato, non di opinione, non fosse altro che per il fatto che molta opinione pubblica neppure ci conosce dal momento che abbiamo risorse limitate e nessuna visibilità sulle televisioni nazionali. Il Nord è tornato, nonostante il veto di Salvini su di noi che ha finito col penalizzare proprio il centrodestra. 

Infine, seppure in un piccolo comune, Quinzano d'Oglio, nel Bresciano, abbiamo eletto il nostro primo Sindaco.

Metaforicamente parlando, quello che ci attende è "l'anno del Samurai".

Adotteremo una mentalità di estrema disciplina, dedizione, resilienza e concentrazione, ispirandoci ai valori storici dei guerrieri giapponesi, ma anche a quella dei "Fratelli Padani".

Affronteremo  le sfide con freddezza, senza farci sopraffare dagli eventi, votati al nostro codice etico agendo con totale dedizione.

Il nostro non è un partito artificiale, il nostro è un voto strutturale e consapevole, espressione diretta della gente che lavora e produce.

Questi primi risultati sono solo la fondamenta di un progetto molto più grande. 

Non ci fermeremo ai numeri di oggi: siamo la risposta concreta alla vecchia politica. È tempo di rimboccarsi le maniche per liberare le nostre imprese dalla burocrazia e dare vero autogoverno alle nostre comunità. 

Salite a bordo di questo cammino di serietà e amore per la nostra terra. 

Il viaggio è appena iniziato!


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

venerdì 22 maggio 2026

La Repubblica delle Comunità: perché il Comune è il vero Ente Centrale

 



Era il lontano 2013 quando, nel pieno del mio "anarchismo di destra", scrivevo queste riflessioni:
«Per decenni siamo vissuti divisi tra due regimi opposti, quello capitalista e quello comunista. In sostanza, due facce della stessa medaglia: entrambi necessitano di masse di schiavi salariati da sfruttare, rendendo indifferente se a comandare sia il padrone o il Partito. Nel nostro Paese, tra i partiti tradizionali, non ricordo voci capaci di orientarsi fuori dalle logiche capitaliste; tutti negano la natura strutturale della crisi e la necessità di cambiare profondamente modello economico.

Dobbiamo puntare — e lo dico soprattutto ai giovani — a un nuovo stile di vita. Singoli cittadini, famiglie e amministrazioni hanno un futuro solo se intraprendono la strada virtuosa dell'autosufficienza energetica, etica e alimentare. Occorrono comunità capaci di produrre energia rinnovabile, cibo per il proprio sostentamento e non per il "mercato", realizzando un’autonomia idrica sostenuta, magari, da una moneta locale.

Immaginate cosa significherebbe oggi una crisi energetica per una metropoli: in poche ore si esaurirebbero le scorte alimentari, dando spazio a mercato nero e criminalità di sopravvivenza. Un esempio è il blackout di New York del 1977: saccheggi e violenze polverizzarono democrazia e onestà, riportandoci all'età della pietra. Abbiamo dimenticato che la maggior parte delle merci necessarie può essere prodotta localmente, in dimensioni umane. Questa è l'unica via per contrastare i monopoli e i grossi interessi economici. Una società basata sulla piccola produzione, sull'agricoltura biologica e sul rispetto dell'ecosistema è l'unica che non avrà paura delle crisi.

I corsi e ricorsi storici parlano chiaro: la Roma "globalizzatrice" dell’Impero contava due milioni di abitanti e merci da tutto il mondo, ma quando fallì, la città si svuotò. Alla popolazione non rimase che disperdersi nelle campagne e tornare alla terra».

Il valore della città e del localismo
Sostenevo allora che una città può essere interpretata solo attraverso ciò che ha prodotto nel passato. Mi torna in mente Robert Park: “La città è più di una congerie di uomini e di servizi; è uno stato d'animo, un corpo di costumi, tradizioni e sentimenti trasmessi nel tempo”.

Sono convinto che le piccole realtà siano le più grandi depositarie di legami sociali robusti. Chiunque lavori per consolidarle opera per la ricostruzione politica del Paese. Scrivevo infatti:

«Perché ostinarsi a parlare di Federalismo Municipale e Democrazia Diretta? Semplice: solo il territorio può dare risposte. Solo le comunità locali possono gestire l'economia a livello umano, sottraendola alle multinazionali. Sentirsi partecipi è l'unico modo per riavvicinare il cittadino al concetto di bene comune».

Dal "Comune burocratico" alla Comunità viva
Oggi non si tratta più solo di pensieri anarchici di destra o sinistra. Il quesito è: in un mondo globalizzato che ha polverizzato le identità, è possibile un governo dal basso? La risposta risiede nel senso di appartenenza.

Se oggi percepiamo il Comune come un freddo ufficio burocratico, storicamente l'esperienza italiana lo vedeva come il cuore pulsante del vivere insieme. Era un sistema di autogestione: i cittadini collaboravano per mantenere le infrastrutture, regolare il commercio e sostenere gli indigenti. Era la "dimora collettiva". Il termine Municipio (dal latino munus capere, assumersi un incarico) esprime un ideale etico: l'impegno di ogni abitante a farsi carico del bene comune.

Una nuova visione: l'Ente Centrale
Il Comune non è l’ultima ruota del carro, ma il motore della società. Dobbiamo smettere di definirlo "ente locale" e iniziare a considerarlo "Ente Centrale", poiché è l’istituzione più vicina alla vita reale. Per funzionare, ha bisogno di piena libertà: autonomia fiscale, amministrativa e zero burocrazia inutile.

Il ruolo di Stato e Regioni? Intervenire solo quando il Comune non può farcela. Questa è la vera sussidiarietà: il potere che torna nelle mani del territorio.

Siamo nel pieno di una transizione democratica. Mentre i vecchi modelli tramontano, i territori diventano i nuovi laboratori della partecipazione. L'obiettivo è creare un’unione di realtà locali dinamiche, capaci di costruire una Repubblica basata sulle comunità che sappia:

-Potenziare il coinvolgimento diretto dei cittadini.
-Legalizzare la gestione condivisa dei beni comuni.
-Ristrutturare il fisco locale secondo logiche di mutuo soccorso.
-Valorizzare i corpi intermedi e le reti di vicinato.
-Rilanciare le periferie e le zone rurali.

I movimenti politici del futuro dovranno essere espressione diretta del territorio, nati da legami autentici e tradizioni ancora vive.


sabato 21 marzo 2026

RIBADISCO PERCHE' HO SCELTO " PATTO PER IL NORD"



In questi giorni in cui il Nord, in cui chi crede nell'Autonomia, piange la scomparsa di Umberto Bossi torno a spiegare perché ho scelto "Patto per il Nord".

Seguo la politica da quando ero bambino e la RAI trasmetteva la "Tribuna Politica" di Jader Jacobelli.

Da ragazzo non ho mai amato il termine "Arco Costituzionale", sapeva già di casta quando ancora nessuno poteva immaginare il futuro.

Quattro persone con il loro carisma, con la loro capacità, la loro intelligenza mi hanno ispirato.

A livello filosofico Alain de Benoist, a livello pratico Giorgio Almirante, Umberto Bossi, Claudio Bizzozero.

Il mio primo voto andò al Movimento Sociale Italiano, innanzitutto perché emarginato, poi per il fascino di Almirante e poi perché in quel periodo mi ispirava l'idea sociale di una destra non fascista, che però dopo la mancata acclamazione a Tarchi abbandonai.

Nasceva poco dopo il "Sogno Padano", i giornalini della Lega Lombarda nelle cassette della posta, Bossi che girava per città e quartieri, verità scomode che venivano portate a galla.

Da sempre ho creduto nelle Regioni Autonome basate sui Municipi, ci credo ancora oggi, lo crederò sempre.

Non mi sono mai iscritto alla Lega, l'ho seguita, sponsorizzata, votata e poi a volte criticata.

Non apprezzai mai la coalizione con Berlusconi e poi nel Maggio del 97 le scelte di Bossi rispetto all'assalto al Campanile di San Marco, alcuni errori e scelte che non sto ad elencare, mi convinsero a  pensare alla politica locale e basta.

Aderii a "Lavori in Corso" (Lista civica canturina), sempre con il sogno bossiano in testa però, li conobbi, incontrai, apprezzai Claudio Bizzozero che considero il mio maestro politico.

Con lui, poi però, non solo la civica canturina ma tanti altri passaggi tra cui "Partito d'Azione Civica", "Movimento Autonomista Lombardo", "Fronte di Liberazione Fiscale", "Grande Nord", il comune filo di tutto questo la Regione Autonoma a Statuto Speciale della Lombardia.

Oggi sono ancora qui con Paolo Grimoldi, Giancarlo Pagliarini, Roberto Bernardelli, Angelo Alessandri, Jonny Crosio, Monica Rizzi, Giuseppe Leoni e molti altri a combattere per il mio sogno lombardo.

Come i Samurai penso che l’essenza di un’azione pura consista nel raggiungere lo scopo dopo aver sfiorato l’abisso dello scacco, ogni giorno è un passaggio in più verso la vittoria.

Patto per il Nord è l'ultimo treno che passa, concreto e determinato e li continuo la mia lotta verso il futuro che voglio per me e le generazioni a venire.

Tutto il resto sono solo chiacchiere e distintivo, citando De Niro.


Giorgio Bargna

Tessera 0624

Patto per il Nord


 

domenica 22 febbraio 2026

Nunch a semm chì cun ti

 


Prendo spunto da un pensiero che il Carnevale ha ispirato a Marcello Veneziani.
Chiedendosi che reazione, sentimento, percezione, abbia, in questo momento, un cittadino riguardo chi ricopre incarichi pubblici, la risposta è unica.
La gente, più o meno consciamente, capisce di stare assistendo ad una recita, ad una simulazione, fatta di atti come al teatro, di un gergo come in un clan, di pose come al cinema.
Ci dice Veneziani: "Ciascuno recita una parte, dice le cose prevedibili e scontate conformi al suo ruolo, mai sorprende dicendo qualcosa di diverso dal cliché e dalla maschera che indossa. E il Carnevale che ora sopraggiunge è il momento adatto per denunciare questo teatrino permanente di maschere".
Ormai la verità è un dettaglio futile, la storia, gli ideali, il concetto vengono falsati, gli attori della commedia recitano imperterriti la loro parte, si dicono certe cose e se ne omettono delle altre perché così conviene. 
Ormai assuefatti dal ruolo, recitano tutti, i leaders politici e la loro manovalanza, gli opinionisti e i "giornalari", financo prelati e chi dovrebbe mantenere un integrità mentale per lavoro e moralità.
Ci dice Veneziani: "Chiunque salga su un palcoscenico, cioè chiunque parli oltre l’ambito strettamente privato, deve assumere una postura, una movenza, un linguaggio che non corrispondono a ciò che realmente è, pensa o vuole, ma a ciò che è richiesto in quel momento nella sua posizione". 
Ormai più nessuno tra loro esprime la propria idea, la propria opinione, il proprio credo, stanno semplicemente attenti a non urtare le suscettibilità protette, a non toccare qualche punto delicato, a non rischiare che venga strappato il contratto teatrale.
Ci dice Veneziani: "Una tesi sposata ieri viene capovolta oggi perché ora la sostiene il tuo avversario, in una spregiudicata guerra di posizioni. L’identità, l’eredità e la propria storia vengono velocemente accantonate, abiurate o capovolte, perché è più utile così". 
Davanti ai temi del momento giustizia e separazioni delle carriere,  fascismo e antisemitismo, alleanze e tensioni internazionali, sicurezza e famiglia un giorno ci mostrano il viso l'altro il deretano. 
Ci dice Veneziani: " Non c’è dichiarazione politica che abbia qualche attinenza con l’identità, la verità storica e l’autenticità delle passioni e delle convinzioni; tutto è ridotto a tattica e risultati, necessità di compiacere anche a costo di nascondere e perseguire finalità pratiche".
Ci dicono che questo teatrino sia gratis, in realtà ogni giorno, in ogni azione quotidiana ne paghiamo il prezzo, inoltre ormai sono conclamate la diffidenza diffusa e la sfiducia generale. 
Come ci racconta Veneziani la conseguenza di tutto ciò si tramuta nell’astensione dal voto, nella disaffezione verso le istituzioni, nel crollo di credibilità delle classi dirigenti, politici, governanti, magistrati, vescovi, comunicatori.
Lui chiede agli attori di chiudere il sipario per evitare la diserzione totale, io vi dico che c'è gente che non recita, onesta, desiderosa di rimettere in piedi il mondo, con onestà si, ma anche con l'orgoglio del proprio territorio e delle proprie identità.
Patto per il Nord non recita nel teatrino, il Patto opera nelle piazze, nei mercati, in ogni luogo dove c'è la gente, parlando, ascoltando, sorridendo, perché un futuro ancora c'è e lo vogliamo costruire insieme a te.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


venerdì 13 febbraio 2026

LO SCEMPIO DELL'ECOSISTEMA POLITICO


Partendo da un pensiero di un seguace di Gregory Bateson facciamo una riflessione legata all'ecosistema che possiamo poi tramutare in un pensiero dai tratti politici.
Oggi possiamo osservare la presenza contestatrice sul web di molte categorie: ambientalisti, animalisti, vegetariani, salutisti, attivisti vari, ecologisti, vegani, biocentrici, ecosistemici, ecomarxisti, anticiviltà, animisti, anti-industrialisti, movimenti giovanili per il clima, quelli della decrescita più o meno felice, alcuni seguaci delle filosofie native, i seguaci del “cancrismo” (pensano che la nostra specie sia un cancro del Pianeta, cioè un errore dell’evoluzione).
Movimenti spontanei che spesso non hanno nulla che li colleghi, tranne il comune pensiero che il mondo non vada avanti nel modo giusto, micropianeti contestatori che fanno bene all'anima ma resteranno confinati sul web.
Al contrario degli “attivisti politici” e degli opinionisti della TV di regime, i quali di antisistema non hanno nulla, loro avranno spazio solo sulla rete e qualche rivista "specializzata".
Ma a parte questo noi contestatori, mi ci metto anche io, non siamo ancora un numero molto elevato e quindi non siamo in grado di incidere sui comportamenti collettivi, frenati anche da un diffuso egoismo collettivo.
Se è vero che l'unico collante può essere  l’idea che occorre abbandonare la competizione economica, la globalizzazione, la crescita, il mercato e i consumi, sull'altro fronte i “politici” non hanno nessuna intenzione di modificare il "sistema", si limitano a qualche accorgimento di facciata, con qualche verniciata green e sbandierando il tutto con l’assurdità contradditoria dello sviluppo sostenibile. 
Sono d'accordo con  il seguace di Bateson su un aspetto, la terra è questa da migliaia di anni, l'essere umano no, è aumentato a dismisura e chiunque, anche senza una base scientifica, può capire questo pianeta fatica a supportare e sopportare l’esistenza permanente di un Primate di 70 Kg, che oltre tutto pretende di porsi al vertice della catena alimentare, nel numero di 8 miliardi e che non è intenzionato a fermare la propria crescita. L'esempio ci arriva dal mondo animale, c’è un’aquila ogni mille marmotte, c’è un leone ogni mille gazzelle, quando, in quella valle nordica, ci sono troppi lemmings, iniziano a correre verso il mare, dove annegano. Solo il 20% torna indietro, e sono ancora là…ma così quella valle-ecosistema si salva e l’equilibrio si ristabilisce.
Chiudiamo questa parte con un pensiero di Gregory Bateson: “La carenza di saggezza sistemica è sempre punita”.

Parlavamo di riportare il discorso a livello politico.
Un po' come il pianeta Terra il planisfero politico italiano (parliamo di livello nazionale) è stato ed è sovraffollato, In 17 tornate elettorali dal 1948 si sono presentati alle elezioni 380 partiti diversi, producendo un totale di 558 simboli, con una media di 32 partiti per ogni elezione, alcuni dei quali magari sopravvivono ancora economicamente grazie a media basse accompagnate da grandi escamotage .
Nonostante questo alto numero di sigle, la partecipazione attiva a comizi e cortei è calata negli ultimi vent'anni. 
Nel 2024, hanno partecipato ad un comizio o a un corteo rispettivamente il 2,5 e il 3,3% dei cittadini di 14 anni e più a fronte del 5,7 e del 6,8% del 2003. 
Al contrario, c'è un aumento della partecipazione politica tramite siti web o social media, con oltre 10,5 milioni di cittadini coinvolti nel 2024.
Oltre 10 milioni e mezzo di cittadini hanno espresso opinioni su temi sociali o politici attraverso siti web o social media, erano meno di sei milioni e mezzo nel 2014. Si tratta di una persona ogni quattro utenti di Internet.

Aldilà di questi dati chi ha partecipato allo scenario politico ha occupato ogni spazio possibile andando poi a inventarsi spesso e volentieri spazi dove inserire trombati ed amici, spesso persone con poche capacità  e conoscenze, altre volte sorte di prestanome asserviti.
Un overdose di movimenti, burocrazie, rallentamenti, "connivenze", incapacità, che oltre a mutare l'ecosistema politico ha allontanato i cittadini dalla politica, non sempre involontariamente.
Anche qui prima che l'ecosistema imploda bisogna intervenire,
Oggi va fermato a tempo indeterminato questo scempio e va introdotto un nuovo format di bipolarismo: il futuro sostenibile che si contrappone al vecchio, che non arretra ma anzi continua ad avanzare ignorando ogni giorno di più non solo i cittadini ma anche gli enti locali.

Patto per il Nord è nato proprio per questo motivo, fermare lo scempio e ridare importanza ai cittadini ed ai territori, salvaguardare il sistema ecologico così come le fasce deboli della società, rimettere ordine alla sicurezza fisica ed economica.  
Si tratta di un lavoro immenso, che richiede sforzi e tempi, per questo ogni giorno vi invito ad incontrarci e ad aderire a questo progetto, l'unico e ultimo baluardo eretto in resistenza alla partitocrazia ed alla burocrazia.

Giorgio Bargna


 

sabato 7 febbraio 2026

VIENI A FARE POLITICA CON ME

 


Facciamo un tour su politica e politici.
Facciamo un quadro della situazione.
Cerchiamo di capire come gli italiani attraverso i loro occhi identificano politica e politici.
Cerchiamo di capire l'utilità e la bellezza del fare politica.

Possiamo facilmente imbatterci in un pensiero comune, molte persone escludono la politica perché sembra disordinata o estenuante. 
Potremmo anche essere d'accordo su un disordine attuale e sulla fatica che la politica può portare, sia per chi la deve seguire, in un mondo che corre, sia per chi la esercita.
Ma va raccomandato che quasi tutto ciò con cui abbiamo a che fare quotidianamente si ricollega a decisioni politiche: sanità, salari, alloggi, istruzione, trasporti e persino prezzi dei prodotti alimentari.

Spesso la maggior parte delle persone sottovaluta quanto profondamente la politica influenzi le loro vite, scegliendo di non preoccuparsene, un errore che porta a subire supinamente le scelte di chi governa, o fa opposizione, a volte onestamente, altre meno.
 
La stragrande maggioranza delle persone rimane schifata, delusa, dall' inciviltà e dai toni da bar usati dai leader.
Quanto succede nelle piazze, con gruppi organizzati di manifestanti che porgono la sponda a facinorosi non aiuta.
In un mondo ormai basato essenzialmente sui media, più o meno social che siano,  la politica urlata e/o violenta diventa lo strumento più idoneo ad alimentare discorsi d’odio e di inciviltà. 

Su questo livello, ve lo assicuro, non troverete mai schierato "Patto per il Nord".
Non saremo mai votati ad un linguaggio politico alla ricerca permanente degli effetti speciali, dell’audience a tutti i costi, della battuta spesso greve e squalificante. 
Certo, anche noi proporremo delle critiche, è inevitabile, saranno a volte molto taglienti si, ma quanto costruttive.
Siamo più votati al confronto sui temi, semplificando al massimo, laddove è possibile, con argomentazioni facili da comprendere. 

Per quanto gli italiani, al Nord, quanto al Sud, rifiutino  soluzioni autoritarie la politica viene vista spesso come un affare, o una "casta" di privilegiati, con una forte tendenza alla critica e al livore.
L'interesse è in calo, con una partecipazione inferiore tra chi è più svantaggiato nel mercato del lavoro e tra i giovani che, a ragione o torto, chiedono un maggiore ascolto dei loro bisogni e un focus reale su ambiente e futuro.
Con l'assenza totale di chi ha visto traditi i propri valori fondamentali.

Per quanto gli italiani non cerchino scorciatoie autoritarie, confermando la volontà di mantenere il sistema democratico, la critica popolare è potente, se gli dovessimo affidare un inno potrebbero recitare: "cambia l'orchestra, ma la musica è la stessa". 
Fortunatamente, più al Nord, ma in tutta Italia, il volontariato è nel DNA, parliamo di "un'antipolitica" attiva che contesta le strutture e le procedure, preferendo un "fare" pratico e veloce.
A questo ci votiamo, alla politica costruita dal basso, alle idee proposte dai cittadini, alla responsabilità del "buon padre di famiglia".

Purtroppo l'atomizzazione in corso da qualche decennio ha allontanato le persone, soprattutto i giovani, dalle sezioni di partito e dalle associazioni in generale.
Chi non ha mai vissuto la politica attiva riesce a vedere quale politico solamente il leader che appare in TV, non conosce un mondo fatto di sezioni territoriali, di confronti politici, di sudore, di brave persone che ci mettono faccia e chiappe per il territorio.
Chi non ha mai vissuto la politica attiva non riesce nemmeno a immaginare che ci sono persone che la notte o all'alba portano i santini nelle loro cassette postali, che attacchinano manifesti; non riesce a immaginare che esistono persone che dopo lunghe ore di lavoro si incontrano in sezione per il bene comune o che vanno a friggere le patatine alla festa di sezione.
Non riescono a immaginare che a volte, dopo il sudore e la fatica, capiti arrivino anche le minacce.

Detto così fare politica sembra un safari, invece signori è innanzitutto una palestra di vita, poi il miglior "social network" possibile.
Guardiamo i lati positivi.

Si conoscono persone.
Ci si interfaccia, si discute, si impara ad esporre le proprie idee ed ad ascoltare le altrui e farne tesoro.
Si lavora a stretto gomito durante le feste, durante gli eventi, le campagne elettorali, creando uno spirito di gruppo che ti manda a casa, stanco  si, ma soddisfatto.
Si apprezzano l'onore e l'orgoglio.
Si crea una rete sociale che ti porta magari a proporti su altri progetti di volontariato.
Ci si sente soddisfatti di quanto creato; personalmente sarò sempre orgoglioso di aver modificato lo statuto comunale della mia città inserendo strumenti di democrazia diretta e partecipata.
Il "bello" di fare politica risiede nella capacità di trasformare l'impegno individuale in un impatto collettivo concreto, nonostante le fatiche.
Fare politica significa, nella sua essenza più nobile, prendersi cura delle persone e dei luoghi in cui viviamo. 
È un atto di servizio volto al pieno sviluppo della persona e delle comunità.

ECCO, PER QUESTO TI INVITO A FARE POLITICA CON ME, CON NOI, CON IL CUORE E COL SORRISO!!!!

Giorgio Bargna
Segretario Provinciale
Patto il Nord
Como





lunedì 5 gennaio 2026

LA MIA DOTTRINA PER LA POLITICA INTERNAZIONALE

 



In questi giorni, dopo i recenti accadimenti venezuelani, così come nei bar, anche tra gli aderenti  al mio movimento politico, si discute molto su questo, così come rientrano poi di riflesso nel discorso i temi ucraini e israeliani.

Come spesso succede, ciò che leggerete di seguito è il mio pensiero personale, quindi anche se presumo non sarà molto discordante dal pensiero del mio movimento politico, ciò che leggerete non è da porre in discussione con Patto per il Nord, ma eventualmente con me.

Abbiate pazienza se sarò prolisso, ma non si può essere sintetici su un tema così vasto e , scusate il gioco di parole, sconfinato.

Diamo un occhiata al quadro generale.

Che piaccia o meno esiste un Ordine Mondiale, che nessuno a messo giù a tavolino, ma che si muove o si modifica o si rigenera a seconda degli avvenimenti.

Convenzionalmente esso rappresenta l'insieme di norme, istituzioni e gerarchie che regolano la convivenza globale e descrive l'assetto delle relazioni internazionali e la distribuzione del potere tra gli Stati in un determinato periodo storico.

 Analizziamo ora le più recenti ere geopolitiche e storiche. 

Era post-1945 (Ordine Liberale), basato sul multilateralismo e istituzioni come l'ONU, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, con gli Stati Uniti come potenza guida, con periodi abbastanza difficili che hanno visto coniare il termine "Guerra Fredda", dove il dualismo tra Russi e Statunitensi non è mancato come succede ancora oggi e dove la Cina, sorniona, agisce in silenzio ma alacremente.

L'era seguente la Guerra Fredda è stato un periodo di egemonia statunitense (unipolarismo) iniziato negli anni '90, durante il quale la Russia organizzava la propria "perestrojka" che, tra alti e bassi, l'ha portata alla situazione attuale e dove, sempre silenziosamente la Cina continuava a crescere economicamente. Oggi molti parlano di un "disordine controllato" o di una transizione verso il multicentrismo, di certo sullo scenario a dar fastidio alle tre potenze mondiali si è presentata l'UE che ha scompigliato la pariglia dopo l'introduzione dell'Euro.

L'euro ha rafforzato la posizione economica dell'UE, diventando la seconda valuta mondiale per importanza, aumentando l'influenza europea nel commercio e nelle riserve valutarie, facilitando gli scambi interni e attirando investimenti, arrivando in alcuni momenti ad essere più "forte" del Dollaro.

Potremmo anche azzardare che se per la scienza politica l'ordine mondiale è lo strumento per gestire i conflitti tra nazioni, per la sociologia esso rappresenta una sfida di posizionamento strategico per l'Europa in un mondo sempre più frammentato e questo destabilizza la serenità degli altri pezzi presenti sullo scacchiere internazionale.

 Non sono un amante del sistema europeo attuale, preferisco la migliana visione di un Europa dei Popoli (ci torneremo), ma gli devo riconoscere gli attributi che ho stilato.

Non va dimenticato che nello scacchiere internazionale a fianco e spesso in collaborazione con Cina e Russia si sono fatti forza paesi come Brasile, India, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iran e Indonesia e che i paesi produttori di petrolio (oltre ai produttori di gas naturali) che non sono allineati all'Opec o comunque al dominio dei grandi (Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita) spesso sono scenari di guerra mascherata magari come intervento di rispristino della democrazia o per la lotta alla grande produzione di droga. Recentemente abbia sentito Trump avanzare mire sulla Groenlandia, ecco la Groenlandia  ha significative riserve di petrolio e gas naturale sotto i suoi ghiacci, stimate dall'US Geological Survey in potenziale il 13% di quelle mondiali per il petrolio e il 30% per il gas, che finora chi amministra questo territorio speciale del Regno di Danimarca non ha mai voluto sfruttare a fondo.

Va anche messo per inciso che la Groenlandia è ricca di terre rare, oro, uranio, zinco, diamanti e rubini; non a caso l'Ucraina è ricca di minerali strategici come litio, titanio, ferro, manganese e soprattutto grafite, fondamentali per batterie e tecnologia, non si tratta di "terre rare" in senso stretto, ma sono comunque i materiali critici che attraggono interesse da USA/UE per ridurre la dipendenza dalla Cina, anche se molti giacimenti (come quelli nel Donbass) sono occupati, rendendone difficile lo sfruttamento, di qui uno dei motivi scatenanti la guerra in Ucraina che non si gioca solo tra Russia ed Ucraina ma vede in campo nemmeno tanto velatamente tanto gli USA che l'UE.

 Un personaggio di tutto rispetto per la politica internazionale, Henry Kissinger sosteneva che un ordine mondiale veramente globale non è mai esistito, che al contrario, diverse civiltà hanno sviluppato visioni proprie, spesso incompatibili tra loro. 

Secondo Kissinger, la storia è stata dominata da quattro concezioni principali: 

Modello Westfaliano (Europa): Nato nel 1648, si basa sulla sovranità degli Stati e sull'equilibrio di potenza per evitare che un singolo attore domini gli altri.

Modello Cinese: Storicamente basato su una gerarchia culturale con l'Imperatore al centro ("Tutto sotto il Cielo"), dove gli altri stati erano considerati tributari.

Modello Islamico: Fondato sull'idea di un'unità politica e religiosa destinata a espandersi globalmente per portare armonia sotto i principi della fede.

Modello Americano: Caratterizzato da un idealismo che vede i valori degli Stati Uniti come universali e necessari per la pace globale. Viziato, ma non è una formula soltanto yankee sotto alcuni aspetti, dal principio "del cortile di casa mia", nel 1823 il presidente James Monroe stabilì che l'America Latina era l'area di influenza esclusiva degli USA, non interferendo con l'Europa e non permettendo interferenze europee e comunque internazionali.

Storicamente, questo ha portato a interventi militari e politici in America Latina, spesso giustificati da interessi strategici o economici ed è attualità dei nostri giorni.

Sosteneva Kissinger che affinché un ordine sia sostenibile, debba poggiare su due elementi fondamentali:

Legittimità: Un insieme di regole condivise e accettate da tutte le grandi potenze.

Equilibrio di Potenza: Una distribuzione della forza che impedisca a qualsiasi Stato di soggiogare gli altri. 

Secondo Kissinger le sfide del XXI Secolo comportano la necessità di integrare la Cina in un sistema internazionale che essa non ha contribuito a creare; la necessità di spegnere l'instabilità del Medio Oriente, paragonata alle guerre di religione europee del XVII secolo; governare l'impatto di nuove tecnologie come la cyber-tecnologia e la proliferazione nucleare sulle dinamiche di potere.

 Kissinger concludeva che l'unica via per evitare il caos è il ritorno a un equilibrio di potenza sostenuto da una governance globale condivisa, in cui le potenze accettino la coesistenza di diverse visioni del mondo senza imporre la propria come universale, un utopia probabilmente, ma un utopia intelligente.

SIAMO PICCOLI MA CRESCEREMO

La mia ricetta da servire a Patto per il Nord, per un indirizzo politico internazionale, è tanto semplice quanto impegnativa.

Innanzitutto, dicevo, siamo piccoli quindi non è il momento di prendere posizioni strategiche a livello internazionale, ma è quello di "esplodere" sul territorio.

Lo stiamo facendo, stiamo lavorando per creare una rete che comprenda sui territori, oltre noi, associazioni, liste civiche, imprenditori, gente di "buona volontà", uniti da un unico vero e inscindibile punto, la cura e lo sviluppo dei territori del Nord, la buona gestione delle risorse economiche da tenere in loco e lo sviluppo di strategie sostenibili su ogni tematica.

Sta succedendo e ci porterà nel tempo a governare, tutti insieme, borghi, città, regioni e ad entrare in Parlamento. 

Successo questo, la nostra linea sulla politica internazionale, a mio avviso, può essere una sola.

Siamo parte integrante dell'UE, anzi il Nord Italia è uno dei motori principali dell'economia europea, manca però, a mio avviso, di un elevato potere politico.

Noi dovremo lavorare per avere questo potere politico, per poter indirizzare le scelte europee sullo scacchiere internazionale.

Parlavo dell'Europa dei Popoli, questa non va intesa solo a livello socioculturale, etnico, storico, va intesa anche sul peso che ogni Popolo mette a disposizione, volontariamente, al resto della comunità.

Il Nord Italia esercita un potere economico significativo in Europa,soprattutto grazie alla Lombardia (seconda regione UE per PIL totale dopo Île-de-France), all'Emilia-Romagna, al Veneto.

Il potere economico del Nord Italia è fondamentale per l'Unione Europea, grazie alla forza e alla caparbietà degli abitanti, autoctoni o meno che siano, del Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta) e del Nord-Est (Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia).

Ma non è solo una questione economica a valorizzare ed ad alimentare le mie pretese di potere a livello europeo. Il Nord Italia ad esempio eccelle anche sul sociale, specialmente a livello di volontariato sia in dentro i confini che fuori.

Il Nord Italia è un motore cruciale per il volontariato europeo, con tassi di partecipazione significativamente alti, fornendo una solida base di volontari, soprattutto in settori come la sanità e il soccorso, sebbene l'Italia complessivamente si collochi indietro rispetto ai paesi nordici per partecipazione complessiva. 

La maggior parte dei volontari attivi in Italia si trova nel Nord, con la Lombardia che da sola ne ospita oltre 1 milione, più di molte regioni del Sud messe insieme.

Il Nord Italia è un punto di riferimento per il volontariato sanitario (ambulanze, clown dottori), supportando l' infrastruttura di volontariato a livello europeo. 

Poi, il Nord Ovest e tutto il nord dell’Italia, hanno l’economia più “green” d’Europa. Sono l’eccellenza nell’economia circolare, più ancora di Paesi come la Germania, la Svezia, l’Olanda abitualmente celebrati come i più avanzati quanto a sostenibilità ambientale e capacità di eco-innovazione delle rispettive economie. 

Il Nord Ovest è primo in Europa per consumo interno di materia procapite e per unità di Pil, e per tasso di riciclo sul totale di rifiuti prodotti , e si colloca nelle prime posizioni anche per quota di motorizzazioni alternative a benzina e diesel (metano, Gpl, ibrido, elettrico) sul parco auto (8,1%) e per consumi finali di energia per unità di Pil.

Potrei cercare mille altre motivazioni per asserire che il Nord Italia ha il diritto ed il dovere di essere forza decisionale importante sullo scenario europeo ed internazionale, ma mi fermo qui, ribadendo che è necessario per Patto per il Nord crescere velocemente creando la "nuova classe politica" che sarà non solo la salvezza del Nord, ma una grande forza di indirizzo nella politica internazionale.

Giorgio Bargna


mercoledì 31 dicembre 2025

LA NUOVA POLIS

 



Se è vero che anni fa erano le metropoli ad essere atomizzanti, ad essere abitate da flotte di eremiti, oggi troviamo la stessa situazione anche nelle città meno espanse, perfino nei piccoli borghi, nei paesi di campagna.

Non si tratta di ascetismo, di solitudine, parliamo di isolamento individuale, atomizzazione , un isolamento, che è la perdita del mondo, il venir meno dei legami e dei rapporti comunitari. 

Oggi paradossalmente siamo collegati con il mondo intero a 360°, virtualmente, da remoto, ma siamo staccati completamente, inconsciamente sconnessi dai vicini e astanti, creando famiglie sempre più "condensate", prive di prole o di natura mononucleare o "formato single", per andare sull'ossimoro.

Media tradizionali e/o web, se da un lato ci fanno compagnia, dall'altro ci rendono dei solitari che trovano compagnia nel già citato remoto.

Marcello Veneziani in un suo testo evidenzia, utilizzo sue parole,  tre fattori come cause principali dell’alienazione urbana: la prevalenza del brutto nel nome della funzionalità abitativa, la tirannia del profitto nel nome della commercializzazione totalitaria, l’invasione dei clandestini e degli homeless che rendono estranei luoghi un tempo avvertiti come nostrani, famigliari.

I non luoghi creati dalla società moderna non possono che incarognire chi li abita, l'essere umano, per natura è un animale sociale, vivere un mondo vuoto, vivere nel brutto, nel negozio virtuale e globale, oltre che avvelenarti l'animo ti porta a disprezzare la città, ritenerla malevola, invasiva e minacciosa. La vivi in cagnesco e la patisci di conseguenza. E la casa diventa la sua antitesi, il riparo dalla città.

Se vogliamo ritrovare la sostenibilità dobbiamo affidarci ad un concetto, che pur essendo antico, ha un fondamento indiscutibile: la Polis Greca.

Significa innanzitutto la riscoperta della dimensione civica, comunitaria della città, il recupero del bello, la riscoperta di un cuore sacro intorno a cui vive una comunità.

Riscoprire insomma il ruolo della cittadinanza: nelle Polis il concetto di "cittadino" era fondamentale. Non si trattava solo di abitare in un luogo, ma di partecipare attivamente alla gestione del bene comune.

Occorre rispolverare il "luogo simbolo", sia esso religioso oppure civico, occorre riportare decoro a strade ed ambienti urbani, occorre ristabilire, per tornare alla democrazia, la socialità.

Chi di voi ha vissuto la comunità affidata alla parrocchia alle associazioni lavoristiche o dopolavoristiche o generaliste, ai movimenti, ai sindacati e ai partiti, ai circoli e le sale d’intrattenimento?

E' possibile però pensare alla polis soltanto attraverso una "nuova" dimensione politica, è impensabile una nuova politica senza un pensiero, una visione e una visuale che ne allarghino il campo e ne allunghino lo sguardo. 

E' ovvio che non possiamo fare tabula rasa dell'attuale situazione, ma nel mio cammino politico terrò sempre al centro del mio pensiero l'intenzione di un ideale che porti ad avere città a misura d'uomo e uomini a misura di comunità, una rivoluzione culturale che vede quale fulcro essenziale la civitas a misura storica, che abita la realtà con la mente del mito e usa la creatività per risvegliare la tradizione. Città intesa come  la casa comune a cielo aperto dove risorge la comunità.


Giorgio Bargna

martedì 23 dicembre 2025

ANCHE SE NON BASTA, VOTIAMO SI

 



Si voterà in due giorni per il referendum confermativo della riforma costituzionale della giustizia, e non solo in uno come è stato sempre finora in Italia per i referendum e come è previsto dalla legge. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri in un decreto-legge approvato lunedì, in cui ha stabilito che tutte le elezioni del 2026 si debbano tenere in due giornate, di domenica e lunedì .

La riforma della giustizia che prevede tra le altre cose la separazione delle carriere dei magistrati era stata approvata dal parlamento il 30 ottobre, ma non avendo ricevuto la maggioranza dei due terzi dei seggi, che avrebbe permesso di farla entrare subito in vigore, i partiti di maggioranza e alcuni di quelli di opposizione avevano chiesto di votare in un referendum per confermarla. Essendo un referendum costituzionale, in cui si vota la modifica di una parte della Costituzione, non sarà necessario il quorum, cioè non servirà che vada a votare più della metà dei cittadini aventi diritto: per far passare la legge sarà sufficiente la maggioranza del “sì” tra chi andrà a votare. L’ipotesi più probabile al momento è che si voti il 29 e il 30 marzo.

Il referendum sulla giustizia riguarda principalmente la riforma della magistratura ordinaria e la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

I punti cardine della riforma oggetto del voto sono:

1. Separazione delle carriere

Attualmente i magistrati appartengono a un unico corpo e possono passare (con limiti) dal ruolo di pubblico ministero (chi accusa) a quello di giudice (chi giudica). La riforma prevede: 

Carriere distinte fin dal concorso d'accesso.

Impossibilità di passare da una funzione all'altra durante la vita professionale. 

2. Sdoppiamento del CSM

Verranno creati due distinti Consigli Superiori della Magistratura: 

CSM giudicante per i giudici.

CSM requirente per i pubblici ministeri.

Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica. 

3. Sorteggio dei componenti

Per contrastare il fenomeno delle "correnti" interne alla magistratura, i membri togati (cioè i magistrati) dei due CSM non saranno più eletti dai colleghi, ma estratti a sorte tra gli aventi diritto. 

4. Alta Corte disciplinare

Viene istituito un nuovo organo giurisdizionale esterno, l'Alta Corte, con il compito esclusivo di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, sottraendo questa funzione ai due CSM. 

La parte che più è balzata agli onori della cronaca è, per molti motivi, quella che riguarda la separazione delle carriere.

Patto per il Nord si schiera per il Sì nel referendum sulla separazione delle carriere, ma rimarcando una verità da dire ai cittadini, la riforma della magistratura non è sufficiente da sola a migliorare davvero la giustizia italiana.

I motivi per cui Patto per il Nord si schiera a favore del Sì a sostegno della separazione delle carriere:

Riduce il potere corporativo interno alla magistratura, avvicina l’Italia al modello organizzativo più diffuso in Europa, è una misura di garanzia per i cittadini, non contro i magistrati, la giustizia deve servire i cittadini, non sostituirsi alla politica.

Nella nostra azione a sostenere il SI però rimarchiamo delle nostre differenze, delle nostre specificità: noi non facciamo propaganda ideologica, noi non difendiamo corporazioni, noi non raccontiamo che il referendum “risolva tutto”, anzi. Diciamocela tutta la verità:occorrono riforme procedurali ed organizzative, occorrono tempi certi nei processi, è indispensabile aumentare il personale organico alla macchina della giustizia, occorrono uffici giudiziari efficienti, soprattutto nei territori, occorre fornire tutela reale per cittadini e imprese.

Patto per il Nord sostiene i SÌ al referendum sulla giustizia perché rappresentano un primo argine al sistema di lottizzazione interno alla magistratura che ha generato sfiducia nell'opinione pubblica.

Patto per il Nord, tuttavia ritiene che senza una riforma complessiva e territoriale della giustizia in ambito civile, penale ed organizzativa, soprattutto nei tribunali di provincia, nessun referendum basterà.

Ci teniamo a specificare che non abbiamo deciso di schierarci per tornaconti personali o per ideologia applicata, ma ancora una volta votati alla difesa dei territori e dei cittadini che li abitano.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como