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mercoledì 13 maggio 2026

Opere incompiute: la responsabilità locale contro lo spreco di Stato

Passano gli anni, cambiano i governi, anche se alcuni sono più longevi e testardi, ma non cambia la loro voglia comune di stupire, promettere, progettare.

Sono specializzati nel regalare il sogno della grandi opere, alcune più sobrie, altre faraoniche, altre suicidi allo stato puro.

Ma ci sono suicidi e omicidi, il suicidio è politico, l'omicidio invece colpisce il contribuente.

Quanti progetti visti programmare da politici e tecnici, mancano solo quelli della NASA, date certe di partenza e di conclusione lavori, costi sicuri e inaugurazioni programmate.

Poi magari succede che dopo qualche taglio di nastro il Palazzetto dello Sport a Cantù sorga dopo 36 anni grazie alla volontà dei privati, ma non è il nostro motivo di discussione.

Magari sarebbe più interessante soffermarsi sul Ponte sullo Stretto di Messina.

Ne sento parlare da quando sono bambino, un concorso internazionale nel 69, altri progetti e promesse, soldi spesi ovviamente e un progetto del 2011 ora ripreso e aggiornato, concepito come il ponte sospeso a campata unica più lungo al mondo per il quale però sono state segnalate 68 criticità, inclusi dubbi sulla resistenza a terremoti e vento e sul quale la Corte dei Conti ha evidenziato aumenti ingiustificati dei costi  e documenti incompleti.

Fino a marzo 2026, si stima che siano stati già spesi oltre 1,2 miliardi di euro dalla nascita della società Stretto di Messina S.p.A. (1981) a oggi, principalmente per studi di fattibilità, progettazione e gestione societaria, consulenze varie, gli ultimi 200 milioni di euro dal 2017 ad oggi.

Ma per noi comaschi l'icona, lo scempio, la vergogna, si chiama innanzitutto Variante della Tremezzina.

Si potrebbe sorridere, schernire, farne semplicemente una critica politica, ma sarebbe scendere al livello di chi sino ad oggi ha deluso.

Non stiamo parlando della tangenzialina di Erbonne o Morterone, ma di una strada fondamentale che indirizza il flusso veicolare di buona parte  della provincia di Como, ma che interessa anche a nord la bassa Valtellina  e l’alto lago Lecchese, ma non è solo traffico è anche qualità della vita per i residenti.

Ogni mese, forse anche piu' spesso qualche Ministro ci rassicura, ma ormai più nessuno ci crede, alcuni, i più disperati, attendono l'intervento di Trump o Netanyahu.

Ripeto, se non fosse un dramma, potremmo tutti ritrovarci all'osteria e sorridere, raccontarci che fra dieci anni sarà ancora così e brindare alla malapolitica.

Ma ripeto è un dramma, soprattutto quando non si riescono nemmeno smussare degli angoli su una strada o sostituire dei parapetti, soluzione che sembrava quasi fondamentale.

Gli unici a gioire saranno gli “umarell” e,  quando si accorgeranno della situazione, i comici di Zelig.

La variante della Tremezzina è lo specchio fedele di un Paese che sa progettare solo il proprio immobilismo. Il costo di questa inefficienza non è solo economico, ma è la qualità della vita dei comaschi, sacrificata sull'altare di una burocrazia che sa solo promettere, ma non sa finire.

La Tremezzina resta ostaggio di ritardi biblici, cantieri lumaca e progetti che si modificano in corso d'opera, trasformando un'arteria vitale in un incubo quotidiano. Il Ponte sullo Stretto resta un miraggio faraonico, ma la Variante resta una realtà fatta di pazienza finita. Cambiano i governi, restano le incompiute: l'unica vera opera pubblica italiana è la sagra della promessa mancata.

La Variante della Tremezzina non è un'opera di serie B, è una necessità primaria, così come molte opere non solo del Nord Italia, ma del paese intero.

Le ricette, se si vogliono applicare, sono semplici e tutte nel DNA di "Patto per il Nord".

Esautoriamo i Ministeri romani, con conseguente trasferimento dei poteri decisionali e dei fondi dal Ministero delle Infrastrutture alla Provincia di Como e ai Comuni interessati.

Basta affidamenti a macro-società statali. I contratti d'appalto devono essere gestiti a livello locale con clausole penali severissime per ogni mese di ritardo. Se il cantiere della Tremezzina si ferma, la ditta paga di tasca propria e il funzionario locale ne risponde, responsabilità e meritocrazia sono per noi fondamentali.

Obiettivo finale la trasparenza totale, basta saltimbanchi. Ogni euro del contribuente comasco deve trasformarsi in asfalto, non in carte bollate o studi di fattibilità eterni.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

 

venerdì 27 marzo 2026

VI STANNO NASCONDENDO CHE SIAMO UN POPOLO

 



Forse abbiamo già parlato di autodeterminazione dei Popoli, ma è sempre meglio farci un ulteriore riflessione.

Se chiediamo all'intelligenza artificiale ci viene risposto che l'autodeterminazione dei popoli è un principio fondamentale del diritto internazionale che sancisce il diritto di un popolo a decidere autonomamente il proprio assetto politico, economico e sociale, inclusa l'indipendenza o l'associazione a un altro Stato. Riconosciuto dall'ONU, si applica principalmente in casi di dominazione coloniale o occupazione straniera.

Spesso si identifica un popolo basandosi su elementi comuni come cultura, lingua, storia e la volontà di identificarsi come tale.

Solitamente non include un diritto automatico alla secessione per minoranze all'interno di uno Stato sovrano, a meno che non vi sia una violazione estrema dei diritti umani, però lasciamo da parte questo e intanto identifichiamo un area, che potremmo comunque allargare facilmente, che abbia dei comuni determinatori.

Esiste un area compresa tra il fiume Adda a est e il fiume Sesia a ovest, delimitata a nord dalla catena alpina e a sud indicativamente dal corso del fiume Po, includendo storicamente anche l'area di Milano, che si chiama Insubria.

Qui, se vogliamo ancora dare un valore alla tradizione si parla ancora una lingua comune il Lombardo Occidentale, parlato nelle province di Milano, Varese, Como, Lecco, Lodi, Pavia, nel Canton Ticino e nel Novarese. Espressa con molteplici cadenze questa lingua si regge su un unica base grammaticale.

Ma però noi andiamo a concentrarci su un altra cosa che è il volano moderno, post guerra, di questa regione, che conta oltre 6 milioni di abitanti nell'area italiana.

L'economia della regione Insubria è una delle più dinamiche e interconnesse d'Europa, caratterizzata tra l'altro da un forte legame transfrontaliero tra alcune province lombarde (Varese, Como, Lecco), piemontesi (Novara, Verbano-Cusio-Ossola) e il Canton Ticino in Svizzera. 

L'area si distingue per un modello economico misto che combina manifattura avanzata, servizi finanziari e turismo di alto livello, ospita un denso tessuto di Piccole e Medie Imprese (PMI) altamente specializzate in settori quali il tessile, il mobile, la meccanica, la farmaceutica.

L'area dei laghi (Como, Lugano, Maggiore) attrae flussi turistici internazionali, sostenendo un settore dell'ospitalità di lusso e servizi correlati.

Qui troviamo tassi di occupazione superiori alla media nazionale italiana.

Non sono riuscito a trovare dati ufficiali, ma se la Regione Lombardia vanta una cinquantina di milioni di euro di residuo fiscale all'Insubria ne possiamo assegnare quantomeno la metà, restando bassi con le stime.

L'Insubria soffre gli stessi problemi del resto d'Italia, più altri specificatamente locali.

La sanità è allo sbando, è evidente la mancanza di medici di base e riscontriamo lunghe attese per le prestazioni diagnostiche, criticità che impatta soprattutto la popolazione anziana.

La sicurezza urbana è diventata una criticità anche nelle zone con meno densità abitativa, con termini di criminalità violenta sempre più in crescendo.

Malgrado quanto elencato il lavoro è in flessione per numeri di occupati mentre gli incidenti sul lavoro aumentano.

Rispetto alla maggior parte del resto d'Italia in Insubria un elevato inquinamento atmosferico incide sulla salute respiratoria e aumenta i rischi infettivi, studi dell'Università dell'Insubria collegano a un maggiore rischio di ospedalizzazione e infezioni a causa dell'esposizione a particolato atmosferico e biossido di azoto.

Siamo partiti dal principio dell' autodeterminazione per giungere a stabilire che esiste una territorio che, oltre ad avere una base storica, una lingua comune, delle tradizioni e dei mestieri in comune, è legato ancora oggi da quello che viene ritenuto il fenomeno moderno più importante, l'economia.

Non sono stupido, non sono qui a reclamare l'autodeterminazione, verrebbe negata a prescindere.

Sono qui per farvi capire che esiste un popolo, un popolo che a scuola non vi raccontano perché non deve sapere di esistere.

Non deve avere consapevolezza della propria forza, io invece sono qui a raccontarvi che la dovete avere.

E quando in Insubria saremo tutti coscienti della nostra forza potremo chiedere di diventare una Regione Autonoma a Statuto Speciale.

Solo così, in un mondo ormai globalizzato, avremo la forza di poter incidere nell'Unione Europea, grazie ad una forza economica di primo livello ed ad una base storica innegabile.

Inoltre questo spazzerebbe via la burocrazia e la cattiva gestione del territorio.

Con la gente, per la gente, tra la gente.

Giorgio Bargna



giovedì 24 luglio 2025

Il turismo a Como, tra volponi, incapaci, struzzi, forza lavoro e soluzioni intelligenti

 


Che a Como non sia mai stato approntato un vero piano di gestione turistico non è una novità.

La novità semmai è che i problemi aumentano ogni giorno tra trasporti di terra, d'acqua, su rotaie e su funi.

Chi amministra la città, i flussi di turisti e di lavoratori, chi gestisce i trasporti o non è in grado di trovare soluzione oppure semplicemente non ha voglia o necessità di trovarle.

Poi ci sono i volponi che ne approfittano per fare "la cresta" sui turisti stranieri, ma anche italiani. Ma non finisce solo con i taxi boat, settore che è alimentato anche da persone esperte e criteriose, oltre che da gente inesperta e priva di scrupoli, si aggiunge chi affitta natanti a persone senza esperienza con le conseguenze che conosciamo dopo gli ultimi fatti di cronaca. 

Ma non c'è solo questo, il boom turistico richiede forza lavoro possibilmente qualificata da inquadrare regolarmente, salvo evitare affari loschi. Il trand sempre crescente della filiera turistica ci fa immaginare centinaia, se non migliaia, di persone che dovranno risiedere in città o zone limitrofe, per non parlare del resto del lago. Esattamente come negli anni dell'immigrazione da sud a nord di Italia essi inevitabilmente avranno bisogno di servizi e residenze, anche per le eventuali famiglie a seguito.

Patto per il Nord dovesse gestire l'amministrazione di questa città non si inventerebbe nessuna ricetta fantasiosa. La politica non è inventare soluzioni ma cercarle. Quindi ci sono persone ben pagate ai vertici di società pubbliche e private, tra i dipendenti pubblici, che dovranno trovare le soluzioni sotto l'indicazione politica di un amministrazione eletta dal popolo, ed è il popolo il vero proprietario della città e dei suoi servizi.

Giorgio Bargna 

Patto per il Nord Como