venerdì 19 giugno 2026
Patto per il Nord: La competenza come metodo, il territorio come visione (2)
mercoledì 17 giugno 2026
Patto per il Nord: La competenza come metodo, il territorio come visione (1)
Dividendo in capitoli o meglio in più pubblicazioni , attraverso quanto decritto nel "Documento Programmatico" di "Patto per il Nord", proverò a descrivere il Movimento, le sue idee, i propri fondamenti, le intenzioni.
Il "Documento Programmatico" di Patto per il Nord non è solo un atto costitutivo, ma una bussola politica. Attraverso una serie di pubblicazioni tematiche, intendo esporre le fondamenta, l’identità e le intenzioni del nostro Movimento. Non si tratta di una riflessione estemporanea, ma di un manifesto di intenti.
- Chi siamo: Oltre la protesta, con la forza dell'esperienza
Patto per il Nord è un soggetto politico di ispirazione liberale e federalista. Da quasi due anni, il nostro radicamento nei territori produttivi dell’Italia settentrionale cresce costantemente, alimentato non solo dall'energia dei nostri militanti, ma dalla solida competenza di chi ha già amministrato e governato.
La nostra classe dirigente vanta un bagaglio istituzionale di primo piano: dall’attività nei consigli comunali alla guida di ministeri, passando per le commissioni parlamentari, gli organismi di sicurezza nazionale, la gestione di aziende strategiche e la presidenza di province.
Non siamo un movimento di protesta, né un’operazione nostalgica. Siamo l’espressione politica di un Popolo e di una classe dirigente che, dopo aver voltato le spalle a strutture che hanno tradito il mandato ricevuto, ha scelto di ricostruire il nucleo irrinunciabile della buona politica: competenza, responsabilità territoriale, libertà economica e autonomia decisionale.
- Parliamo per esperienza diretta
La nostra forza risiede nel pragmatismo. Tra noi vi è chi ha attraversato il Parlamento per più legislature e chi ha gestito dossier delicati — dalla difesa all’intelligence, dallo sviluppo economico alla giustizia, fino all’ambiente e alla vigilanza. Non parliamo per sentito dire: la nostra è una politica fondata sull’esperienza diretta e sulla conoscenza profonda dei meccanismi dello Stato.
- La nostra identità: Tre pilastri inseparabili
La proposta politica di Patto per il Nord si regge su tre pilastri interconnessi, in cui il fallimento di uno comporterebbe il crollo degli altri:
Liberalismo: la nostra visione di società e mercato. Senza di esso, l’azione politica diventa un’astrazione accademica incapace di incidere sulla vita reale.
Federalismo: la nostra architettura dello Stato. Senza questa struttura, il liberalismo perde la sua applicazione pratica nel governo dei territori.
Territorialità: la nostra radice e il nostro metodo. Senza una visione politica, il legame col territorio rischia di degenerare in mero folklore identitario, utile alle sagre ma inefficace per governare.
- La nostra tradizione, il nostro futuro
Proveniamo dalla grande stagione della politica federalista e territorialista che ha segnato l’Italia dagli anni Novanta in poi. Molti di noi sono stati gli architetti di quella stagione, portandola nelle istituzioni e traducendola in atti concreti di governo. Oggi, quella stessa consapevolezza, evoluta e depurata, è il motore con cui guardiamo al futuro.
La nostra lettura del momento: Perché il Nord chiede una nuova politica
- Il disallineamento strutturale: Quando chi produce non decide
L’Italia vive una frattura profonda tra la sua realtà produttiva e il suo assetto decisionale. Il Nord non è solo una regione geografica: è una delle grandi piattaforme industriali europee. Dalla Pianura Padana all'arco alpino, dai nodi logistici verso la Mitteleuropa ai porti strategici dell’Adriatico e della Liguria, questo spazio economico compete quotidianamente con la Baviera, il Baden-Württemberg e il sistema dei Paesi Bassi.
Eppure, questo motore d'Europa è privo degli strumenti necessari per governare il proprio futuro. Le scelte strategiche — energia, infrastrutture, fiscalità, regolazione — restano prigioniere di un centro decisionale che ignora le specificità dei territori e privilegia logiche puramente redistributive. Il risultato è un sistema disfunzionale in cui chi produce non decide, e chi decide non produce.
Il residuo fiscale — la sperequazione tra quanto il Nord versa e quanto riceve in servizi — ha raggiunto livelli insostenibili per qualsiasi democrazia avanzata. Non rivendichiamo un egoismo territoriale, ma una questione di efficienza: sottrarre costantemente risorse ai territori produttivi senza reinvestirle in sviluppo non è solidarietà, è miopia politica.
- Il contesto internazionale: La sfida della competitività globale
Il mondo è in una fase di riorganizzazione profonda. La ridefinizione delle catene del valore, la corsa ai semiconduttori e la sfida delle materie prime critiche hanno riportato al centro il concetto di autonomia strategica. In questo scenario, la transizione energetica, se gestita con approccio ideologico e centralista, rischia di trasformarsi in un fattore di deindustrializzazione forzata.
Le nostre imprese competono ogni giorno con concorrenti austriaci, olandesi e tedeschi che operano in contesti istituzionali snelli, con costi energetici competitivi e burocrazie efficienti. La nostra sfida non è più solo nazionale: è la difesa del sistema-Nord nel mercato globale. Senza una governance che comprenda le dinamiche industriali, il nostro tessuto produttivo rischia l'erosione.
- Il vuoto di rappresentanza: Lo spazio politico del "Patto"
Il panorama politico nazionale è oggi incapace di leggere questa urgenza.
Il centrodestra ha smarrito la sua anima federalista, sacrificando l’autonomia sull’altare di un sovranismo centralista e di una comunicazione emotiva che svuota di significato concreto le riforme.
Il centrosinistra rimane ancorato a una visione burocratica e redistributiva, dove la transizione ecologica viene imposta come un dogma penalizzante, anziché come un’opportunità di innovazione.
L'area tecnocratica, pur sensibile ai temi del rigore e della competenza, soffre di un distacco radicale dai territori, leggendo il Paese attraverso cifre e grafici, senza comprenderne le radici.
È in questo vuoto che si colloca il Patto per il Nord.
Siamo la voce di chi crede nel libero mercato e nell’impresa, ma rifiuta l’abbandono del territorio. Chiediamo l’autonomia non come un privilegio, ma come la condizione necessaria per l’efficienza. Siamo l’espressione di chi ha l’esperienza per governare, la competenza per decidere e la libertà di rispondere esclusivamente alle esigenze di un territorio che non può più permettersi di restare in attesa.
venerdì 12 giugno 2026
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IO ED ALAIN ( de Benoist)
mercoledì 17 dicembre 2025
COSTRUIAMO INSIEME IL NOSTRO FUTURO
Essendo politicamente ispirato ad Alain de Benoist molti dei miei ideali li ritrovo in ciò che il Patto oggi è e che vuole continuare ad essere.
Oggi ho scelto Patto per il Nord, così come anni fa scelsi Lavori in Corso, perché stiamo parlando di un movimento, di un partito, non votato ad un ideologia, se non a quella di voler amministrare con saggezza, evitando urla e sceneggiate, prendendosi cura delle necessità, anche quotidiane, dei cittadini.
C'era un vuoto sullo scenario politico, più nessuno si preoccupava del nostro territorio, dei nostri anziani, dei nostri figli, di ogni tipo di fascia protetta o debole.
Oggi votandoci all'umiltà, al senso di responsabilità, alla coerenza, all'amore per la nostra terra vogliamo innanzitutto ricreare il rapporto di fiducia tra elettori e politica, ma anche aprire, pardon, riaprire la politica a tutti, attiva od elettorale che si voglia.
Certo dovremo spazzare via molta diffidenza, in questi anni cialtroni, fattucchiere e maghetti ne abbiamo visti passare a dismisura, questa è una sfida faticosa, ma vi sarà dimostrato che esiste ancora chi vuole amministrare seguendo il cuore, non per voi, ma con voi.
Con voi, si, perché vi invitiamo ad essere parte di noi.
Credetemi, siamo tutte persone di buona volontà, ognuno con il proprio, piccolo o grande, bagaglio di esperienze e le mettiamo in campo insieme al cuore, così come mettiamo in campo la nostra faccia ed il nostro onore.
Ma vogliamo crescere a dismisura e quindi Patto per il Nord invita ogni persona che ha a cuore il proprio territorio, il proprio futuro e quello dei propri figli, che abbia a cuore l'onestà intellettuale oltre che morale, ad unirsi a questo progetto, riportando pulizia, ordine, sicurezza, efficienza, costanza, amore e serenità sui nostri territori.
Solo insieme, con fiducia reciproca, possiamo cancellare questo scenario catastrofico che la politica degli ultimi decenni ci ha donato.
Continui tagli a ogni genere di ente locale, di conseguenza tagli ai servizi e mancanza di manutenzioni e nuove opere.
Una sanità che viene pilotata verso la privatizzazione, oggi semiconvenzionata, domani chissà.
Un numero di famiglie al limite dell'indigenza sempre più elevato, anziani sempre più soli ed abbandonati, futuro dalle tinte grigie per i più giovani.
Una sicurezza inesistente, tanto in casa che per le vie, nei i locali, che pesa sulla serenità quotidiana.
Ecco per questo, per ricreare la sostenibilità, per ritrovare il sorriso, la voglia di essere, sostienici, unisciti, parlaci, siamo qui, sono qui, ad ascoltare, ascoltare per costruire insieme il nostro futuro.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como
domenica 7 dicembre 2025
IL MODELLO SVIZZERO APPLICATO SULL' ITALIA, BENESSERE E STABILITA'
venerdì 5 dicembre 2025
INDICE DI VIVIBILTA', LA RICETTA E' UNA SOLA, ANZI DUE
Se andiamo fare una ricerca semplice su internet scopriamo che in Europa, i paesi con stipendi più alti (Svizzera, Lussemburgo, Danimarca) spesso coincidono con quelli con un costo della vita elevato, ma che alcune nazioni come ad esempio Germania, Paesi Bassi e Austria offrono un buon equilibrio tra salari decenti e costi più gestibili.
In Italia riscontriamo stipendi medi significativamente inferiori alla media europea (circa 2.729 € lordi vs 3.155 €/media UE) che provocano il calo del potere d'acquisto e che soffrono di un alto rischio di povertà lavorativa, malgrado un, per quanto modesto, aumento della produttività. Reputo sinceramente il dato sugli stipendi italiani drogato verso l'alto.
Alcuni paesi dell'Est Europa, come Polonia, Romania e Bulgaria, hanno costi della vita molto più bassi, che rendono stipendi modesti più sostenibili, ma la qualità generale è diversa.
Ho dato un occhiata ad un’analisi della Banca N26, che ha creato un indice di vivibilità esaminando le spese di affitto ed elettricità, classificandole dalla più bassa alla più alta, confrontando gli aumenti salariali con altri Paesi e considerando la densità di popolazione e il senso generale di felicità dei residenti di ciascun Paese.
Con un punteggio finale di 38,5 su 50, la Danimarca ha conquistato il primo posto nell' indice di vivibilità, classificandosi come il miglior Paese in cui vivere, la Svizzera si è aggiudicata il secondo posto con 35,2 punti e il Belgio il terzo con 34,8 punti.
I tre Paesi che si sono posizionati più in basso in classifica sono stati il Regno Unito, con 19,7 punti, l'Italia e i Paesi Bassi, con 20,4 punti ciascuno.
Se chiediamo all'intelligenza artificiale, gli stipendi bassi in Italia sono dovuti principalmente a una combinazione di bassa produttività, struttura del mercato del lavoro caratterizzato da tante piccole imprese e precarietà, tasso di istruzione mediamente inferiore e fattori come il cuneo fiscale e la scarsa crescita economica che limitano la capacità delle aziende di aumentare i salari.
Se per esperienza personale posso confermare la poca capacità produttiva di alcuni lavori, contesto parzialmente la colpa delle PMI ed ovviamente, non è possibile il contrario, riconosco i danni delle nostre "bizzarre" tassazioni.
Viviamo in Italia della diffusione di contratti atipici, della precarietà e della discontinuità lavorativa che contribuiscono a mantenere bassi i salari medi. Esiste inoltre un forte squilibrio tra Nord e Sud, con salari e potere d'acquisto mediamente più bassi nel Mezzogiorno rispetto alle regioni settentrionali.
Poi indubbiamente il lavoro nero, la nuova, ma non troppo, frontiera, legata a triplo filo con l'immigrazione e i contratti atipici, contribuisce a ridurre i salari regolari o meno che siano.
Quindi come affrontare la questione per rendere gli stipendi adeguati alle necessità della vita?
Una parte della risoluzione tocca al mondo imprenditoriale che deve seguitare ad evolversi, il resto tocca alla politica, alle istituzioni, alla strutturazione fiscale e geografica del Paese.
Guarda caso due dei paesi con il più alto indice di vivibilità (Svizzera e Belgio), sono federali, così come la Germania che offre un buon equilibrio tra salari decenti e costi più gestibili.
Ancora una volta la via Svizzera si dimostra all'avanguardia, distante anni luce dall'Italia.
Quindi la prima ricetta politica resta, lo sarà eternamente, il federalismo di modello svizzero.
La seconda ricetta?
Mi tocca ribadirlo, le gabbie salariali.
Prima di morire soffocati nella trappola di questa situazione attuale, ragionate, informatevi, raffrontatevi.
Scoprirete che le "ricette servite" da Patto per il Nord hanno solide basi e sono efficaci.
Unitevi a noi per costruire innanzitutto una nuova classe politica e poi per ricostituire un nuovo Paese, da Nord a Sud, ognuno secondo le proprie capacità, ognuno secondo le proprie esigenze, acummunati da un solo filo logico: Federalismo di stampo Svizzero!!!
Giorgio Bargna
Patto per il Nord Como
Per Il Nord, Insieme
mercoledì 26 novembre 2025
SANDRO, IL FIGLIO DELLA LUNA
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