martedì 21 luglio 2026

La «Questione Settentrionale»: dall'invecchiamento alla nuova povertà


Abbiamo affrontato più volte queste tematiche, ma un ripasso ogni tanto non fa mai male.

Partiamo dall'invecchiamento demografico, un fenomeno che porta con sé un problema ormai strutturale: la sostenibilità del sistema di welfare.

Nel Nord Italia, questo fenomeno è legato a due fattori principali: il crollo storico delle nascite e il netto aumento dell'aspettativa di vita. Dire questo, però, rischia di essere riduttivo.

Al Nord si fanno pochi figli e sempre più avanti con gli anni. Le donne tendono ad avere il primo figlio in età più avanzata (spesso oltre i 32 anni) per dare priorità alla formazione, alla carriera e alla stabilità economica, riducendo così la finestra biologica per ulteriori gravidanze. A questo si aggiunge l'effetto del baby boom del passato: le generazioni molto numerose nate in quegli anni stanno oggi entrando nell'età della terza e quarta età, ingrossando le fila della popolazione anziana.

Come se non bastasse, negli ultimi anni l'immigrazione si è stabilizzata e non riesce più a colmare l'enorme divario tra decessi e nascite. Parallelamente, la costante fuga di giovani laureati verso l'estero priva il territorio di risorse in età lavorativa e riproduttiva.

La conseguenza è il continuo aumento dei cosiddetti "grandi anziani", una fascia d'età che richiede cure mediche prolungate, assistenza infermieristica costante e supporto quotidiano. Allo stesso tempo, la frammentazione delle famiglie moderne e la riduzione del numero di figli fanno sì che molti anziani si trovino a vivere soli, poggiando su una rete di supporto informale (i caregiver familiari) sempre più fragile e sovraccarica.

In questo scenario, la carenza di posti letto accreditati nelle RSA e i costi oramai proibitivi delle rette rispetto alle pensioni medie spingono le famiglie verso lunghe liste d'attesa o soluzioni private insostenibili. Si tratta di una vera e propria emergenza che richiede al più presto risposte e modelli alternativi.

Una risposta l'abbiamo data attraverso questo pensiero che vi invito a leggere , che va oltre l'assistenza domiciliare integrata o l'utilizzo della telemedicina, questa seconda ipotesi poi si scontra con la fragilità digitale nella popolazione anziana.

Affrontare questo tema richiede una visione che sappia coniugare la sostenibilità dei bilanci pubblici con il riconoscimento della dignità e dei diritti di cura per una generazione che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo economico del territorio.

Ma altri drammatici problemi sociali incalzano la nostra società: la crisi del potere d’acquisto, l’emergenza abitativa nelle grandi città e il progressivo declino del sistema sanitario pubblico ribaltano la storica percezione del Settentrione come un’"isola felice" immune da gravi fratture sociali.

I dati del Rapporto Istat 2026 e i monitoraggi della Caritas Italiana lo confermano senza sconti: la povertà è ormai diventata una vera e propria "questione settentrionale" — una piaga mimetizzata ma strutturale, alimentata dal costo della vita insostenibile.

Di seguito, le emergenze sociali prioritarie che il Nord si trova oggi ad affrontare:

- Il fenomeno del "lavoro povero": Avere un’occupazione non basta più a proteggere dalla povertà. I salari stagnanti crollano di fronte a un’inflazione cumulata sempre più pesante.

- Emergenza abitativa e caro affitti: Il costo degli alloggi e dei canoni di locazione nelle grandi aree metropolitane (Milano, Torino, Bologna) esclude lavoratori, giovani e studenti dalla vita urbana.

- Crisi dei servizi sociali e della sanità: Liste d’attesa interminabili nella sanità pubblica costringono le famiglie al ricorso forzato alle strutture private o alla rinuncia alle cure.

-Povertà assoluta nelle periferie: Negli ultimi dieci anni, il numero di famiglie indigenti al Nord è raddoppiato, concentrandosi soprattutto nelle cinture periferiche dei grandi centri.

- Disagio giovanile e sicurezza urbana: Aumenta la percezione di insicurezza legata al fenomeno delle "baby gang" e alla devianza giovanile, sintomo di un profondo sfilacciamento sociale.

- Integrazione e marginalità: La forte richiesta di manodopera si scontra ancora troppo spesso con la mancanza di tutele contrattuali adeguate e soluzioni abitative dignitose.

Le risposte non possono che essere quelle che vi elenco:

1. Contrastare il "lavoro povero"

- Gabbie salariali su base regionale/territoriale: Adeguare la contrattazione collettiva al costo effettivo della vita locale. Un salario nominale non può valere lo stesso a Milano e in aree dal costo della vita dimezzato.

- Meno tasse sul lavoro locale: Detassazione completa degli straordinari e dei premi di produzione per riattivare il potere d'acquisto dei lavoratori del Nord.

2. Emergenza abitativa e affitti

- Social Housing e valorizzazione del patrimonio pubblico: Un piano straordinario di edilizia residenziale sociale attraverso fondi regionali, recuperando gli immobili pubblici sbandonati anziché cementificare.

-Incentivi fiscali per i locatori vicini al territorio: Riduzione dell'IMU e cedolare secca agevolata per chi affitta a canone concordato a residenti, giovani e lavoratori della comunità.

3. Sanità e servizi sociali di prossimità

- Autonomia e gestione diretta della spesa sanitaria: Trattenere il gettito fiscale al Nord per investire nelle eccellenze mediche territoriali e abbattere le liste d'attesa.

- Valorizzazione del Terzo Settore e sussidiarietà: Valorizzare la rete di volontariato e mutualismo storica del Nord per alleggerire la pressione sui servizi pubblici.

4. Periferie e povertà assoluta

- Riqualificazione urbana e sicurezza: Fondi dedicati per le periferie dei grandi capoluoghi per creare centri di aggregazione, servizi essenziali e presidi di quartiere.

- Welfare attivo e non assistenzialista: Passaggio da misure puramente assistenziali a percorsi di reinserimento lavorativo gestiti direttamente dai Centri per l'Impiego regionali.

5. Sicurezza e devianza giovanile

- Presidio del territorio e Polizia Locale rafforzata: Riconoscimento di maggiori competenze e risorse alle forze di polizia locale per il controllo dei quartieri a rischio.

-Educazione al lavoro e formazione professionale: Rilancio degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) e dei centri di formazione professionale regionali come alternativa alla strada e all'abbandono scolastico.

6. Gestione dell'immigrazione e lavoro dignitoso

- Integrazione legata al lavoro e alla casa: L'accoglienza deve essere proporzionata alla reale capacità di assorbimento del mercato del lavoro e del sistema abitativo locale.

- Lotta al caporalato urbano e all'irregolarità: Tolleranza zero verso lo sfruttamento lavorativo che crea degrado e marginalità nelle nostre città.

Giorgio Bargna


domenica 19 luglio 2026

Il caso Roggero e il nodo della legittima difesa


Oggi affrontiamo, in bilico tra polemica ed equilibrio, il caso Roggero e il più ampio tema della legittima difesa, ma anche il concetto, spesso calpestato, di proprietà privata.

Partiamo da Mario Roggero. Vi invito innanzitutto a diffidare da chi, oggi, dichiara di volerlo candidare in Parlamento: con una condanna definitiva sulle spalle, la partita giuridica e politica sulla sua candidabilità è chiusa. Se la politica avesse voluto muoversi davvero in tal senso, avrebbe dovuto farlo prima, dimostrando vero coraggio istituzionale anziché limitarsi a slogan postumi.Allo stesso modo, vi invito a diffidare di chi si oppone a priori a un'eventuale concessione della Grazia. A questi ultimi verrebbe da dire, provocatoriamente: "Lasciate il vostro indirizzo nei commenti, così i delinquenti sapranno dove andare". È ovviamente un'iperbole – non fatelo – ma serve a ricordare a tutti che ricevere certe "visite" tra le mura di casa non è esattamente una passeggiata di salute.

Non starò a riassumere la cronistoria della vicenda, che ormai tutti conoscete. Sappiamo che Roggero ha commesso un reato e che la legge, su questo, è stata inflessibile. Lo è molto meno, invece, sulla quantificazione della pena, sul riconoscimento del trauma e su altri aspetti legali che rimangono fin troppo legati alla discrezionalità del giudice.

Per capire l'anomalia di questo sistema, facciamo un paragone estremo ma concreto, che presenta forti similitudini sul piano della valutazione psicologica.

Nelle aule di tribunale capita che per un femminicidio l'ergastolo venga ridotto a 15 o 20 anni perché i giudici decidono di "comprendere" il contesto della gelosia o della separazione. In alcune sentenze si è letto che l'assassino viveva un "crescente senso di disagio e frustrazione" per lo "scarto" avvertito tra l’intensità dei propri sentimenti e quelli della vittima. Uno scarto che, per le corti, rendeva "comprensibile" la tempesta emotiva.

Ed ecco il paradosso. A un uomo come Roggero – che ha subito due rapine, di cui una estremamente violenta, con la famiglia minacciata, anche in altri contesti – quel "disagio" e quella "frustrazione" non sono stati concessi come attenuanti, se lo fossero stati (non sono un penalista) allora qualcosa non funziona . A lui non è stata riconosciuta la parziale scusabilità di aver vissuto in uno stato di terrore e rabbia quotidiana; sentimenti che hanno scatenato una reazione sicuramente illegale, ma psicologicamente spontanea. Oggi Roggero vive in carcere, ironia della sorte, proprio insieme ai "colleghi" di chi lo ha rapinato.

In questo scenario, la vera via d'uscita – che permetterebbe alla nostra Nazione di salvare la faccia e mostrare umanità – si chiama Grazia Presidenziale.

Molti temono che questo provvedimento possa creare un precedente pericoloso. Tuttavia, la storia recente dimostra il contrario: la Grazia è uno strumento eccezionale che risolve i cortocircuiti della giustizia senza scardinare il sistema. Ecco alcuni casi celebri, legati a fatti gravissimi, in cui il Quirinale è intervenuto per motivi umanitari o sociali e malgrado tutto non è cambiato sistema:

- Il caso Ovidio Bompressi (2006): Condannato per l'omicidio del commissario Calabresi, ottenne la grazia dal Presidente Napolitano per motivi esclusivamente umanitari legati alla salute.

- Il caso Adriano Sofri e la svolta costituzionale: Il Ministro della Giustizia Castelli si rifiutò di firmare l'atto di grazia voluto dal Presidente Ciampi. Lo scontro portò a una storica sentenza della Corte Costituzionale, la quale stabilì che la Grazia è un potere monocratico ed esclusivo del Capo dello Stato.

- Il caso Stefano Oria: Ex esponente della lotta armata, ottenne il provvedimento da Ciampi per completare il suo percorso di reinserimento sociale.

- Il caso Alaa Faraj: Condannato a 30 anni come scafista per una tragica traversata, ha ricevuto dal Presidente Mattarella una grazia parziale di oltre 11 anni, valutando il suo percorso e la revisione del contesto.

La Grazia a Roggero non sarebbe un'anomalia, ma un atto di eccezionale e necessaria giustizia umana. 

Anche perché questo caso solleva un problema enorme che tocca tutti noi: cosa resta della nostra proprietà privata?

In Italia la Proprietà Privata dovrebbe essere un pilastro dell'ordinamento. Nella realtà, questo diritto è costantemente gravato da una tassazione, diretta o indiretta, che non concede sconti. Eppure, a fronte di questi doveri fiscali sacrosanti, la tutela reale dello spazio privato lascia a desiderare.

Certo, l'Articolo 614 del Codice Penale punisce la violazione di domicilio, e la pena sale da due a sei anni se c'è violenza o se il colpevole è armato. Una sanzione che sulla carta sembra severa, ma che spesso si scontra con la realtà dei fatti e delle scarcerazioni facili.

La riforma della legittima difesa del 2019 (Legge n. 36) ha provato a introdurre la presunzione di proporzionalità e la scriminante del "grave turbamento" per chi si difende in casa propria. Ma qui sta la trappola: definire e dimostrare lo stato di shock dell'aggredito spetta comunque all'interpretazione personale del Giudice. Il caso Roggero ne è la dimostrazione lampante: il suo turbamento non è bastato.

Mentre l'Europa si attorciglia intorno a questi paletti stringenti, gli Stati Uniti offrono la tutela più ampia al mondo per la difesa della persona e della proprietà, basandosi su due pilastri chiari:

- Castle Doctrine (La Dottrina del Castello): Dentro casa tua non hai l'obbligo di fuggire o nasconderti. Puoi usare la forza letale se ritieni che l'intruso voglia commettere un reato grave o farti del male.

- Stand Your Ground (Difendi la tua posizione): In circa 30 Stati, se vieni aggredito in un luogo pubblico dove hai il diritto di stare, non sei obbligato a scappare prima di reagire. Puoi difenderti subito se temi per la tua vita.

Le conclusioni: una provocazione necessaria

Le leggi esistono e vanno rispettate, nessuno lo mette in dubbio. Ma di fronte a questo scenario la domanda sorge spontanea: quali risposte vogliamo dare ai cittadini onesti?

Le mie risposte sono due, nette e senza giri di parole:

Grazia incondizionata a Mario Roggero, vittima prima dei criminali e poi di un sistema cieco che non ha saputo comprendere il suo grave turbamento.

Introduzione del modello USA sulla difesa della proprietà privata.

Giorgio Bargna