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domenica 28 giugno 2026

Un sogno da scongelare: il patto tra generazioni per il futuro del Nord



Oltre il tramonto della vecchia politica: un sogno da scongelare

Chi, come me, ha superato i sessanta e segue con passione l'orizzonte politico, custodisce nel cuore un sogno che resta più che mai possibile: trasformare il nostro Stato-nazione in un moderno Stato federale, tappa necessaria per approdare a un'Europa dei popoli e rifondare il senso della nostra comunità.


Il blocco del sistema

Purtroppo, questo percorso è stato ostacolato da una politica nazionale restia a cambiare rotta. Si è preferito preservare un assetto che ha favorito l’ascesa di una classe dirigente autoreferenziale e tecnocratica. Dopo la stagione di Tangentopoli, il sistema politico è degenerato: siamo passati dal confronto tra i grandi schieramenti di un tempo a un’accozzaglia di sigle che, pur dichiarandosi di destra o di sinistra, hanno fatto ricorso ad accordi sottobanco pur di gestire il potere. Emblematico è il caso di molti movimenti che, nati come federalisti, hanno tradito le proprie radici in nome di un nazionalismo di convenienza.

Sfatare il mito dell'apatia giovanile

Tuttavia, questo sogno non è morto; è semplicemente "surgelato", in attesa di qualcuno capace di riportarlo in vita. E i protagonisti devono essere i giovani. Contrariamente a quanto raccontano i media, i ragazzi non sono affatto disinteressati: un recente studio dell'Istituto Toniolo smentisce categoricamente lo stereotipo dell'apatia giovanile, offrendoci una fotografia chiara della situazione:

Interesse e partecipazione: Il 76,4% dei giovani si dichiara mediamente o molto interessato alla politica, mentre il 71,7% considera il voto uno strumento fondamentale per la democrazia.

Volontà di impegno: Circa l'80% è pronto a impegnarsi in prima persona, a patto di trovare occasioni concrete.

Il vero ostacolo: Il problema non è la mancanza di interesse, ma un profondo senso di esclusione. Il 62,3% ritiene che la politica italiana non offra spazi reali di partecipazione, percependo i pochi canali esistenti come puramente simbolici o consultivi.

Sfiducia nei partiti: Solo il 31,6% dei giovani ripone fiducia nei partiti tradizionali, sentendosi sistematicamente ignorati dai leader attuali.

Proprio a causa di questo isolamento, i giovani si sono orientati verso forme di attivismo alternative — movimenti tematici per il clima, diritti civili e parità di genere, piazze digitali e consumo critico — che, pur mantenendo viva la loro passione, non sono ancora sufficienti a trasformare radicalmente il quadro politico nazionale.

La proposta di "Patto per il Nord" secondo la mia visione

Noi di Patto per il Nord abbiamo una visione diversa: vogliamo spalancare le porte al confronto, per costruire insieme una classe dirigente che nasca dal basso. La nostra politica vuole essere, davvero, "con la gente, tra la gente, per la gente".

Mi rivolgo soprattutto ai giovani: solo voi potete portare quel pensiero innovativo che noi, "anziani" dell'impegno politico, non siamo più in grado di generare da soli. È tempo di passare il testimone: noi mettiamo l'esperienza, voi l'energia necessaria per scongelare finalmente il nostro sogno.

Non chiedo ai giovani di 'seguire' un leader, ma di costruire con noi. 

Per questo ritengo che, Patto per il Nord, debba lanciare qualcosa di simile a delle proprie Officine del Territorio: laboratori aperti dove l’esperienza di chi ha vissuto la politica del secolo scorso incontra l'energia e le competenze dei nativi digitali. 

Non occorrono  giovani che facciano da spettatori ai congressi, ma protagonisti che, attraverso mentorship dedicate e maratone di idee, scrivano le soluzioni per il futuro del Nord. 

Lo spazio che le istituzioni vi negano, noi lo vogliamo aprire insieme a voi, perchè vi è dovuto.

So che siete stanchi di sentire promesse e so che i partiti vi hanno deluso, per questo non vi chiedo di iscrivervi a un partito, ma di partecipare a un cantiere aperto.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

 

mercoledì 24 giugno 2026

Patto per il Nord: La competenza come metodo, il territorio come visione (4)


Quarta pubblicazione dedicata al "Documento Programmatico" di Patto per il Nord, il quale non è solo un atto costitutivo, ma una bussola politica. Attraverso una serie di pubblicazioni tematiche, intendo esporre le fondamenta, l’identità e le intenzioni del nostro Movimento. Non si tratta di una riflessione estemporanea, ma di un manifesto di intenti.

Ci dedichiamo oggi ad energie ed infrastrutture.

Energia: una priorità strategica per la competitività e l'autonomia del Paese
La questione energetica rappresenta la priorità trasversale per eccellenza: il suo impatto abbraccia la competitività delle imprese, il benessere delle famiglie e l’autonomia strategica dell’Italia. Se la transizione energetica è una necessità imprescindibile, essa deve essere governata con pragmatismo, evitando approcci ideologici che rischierebbero di compromettere il nostro sistema produttivo.

Neutralità tecnologica: una scelta di responsabilità
Per un Paese a forte vocazione manifatturiera come l’Italia, l’esclusione di tecnologie basata su pregiudizi ideologici è un lusso che non possiamo permetterci. Sosteniamo con convinzione il principio di neutralità tecnologica: ogni fonte — rinnovabili, gas naturale come vettore di transizione, nucleare di nuova generazione, idrogeno (dove economicamente sostenibile), geotermia e biomasse — deve essere valorizzata. Il criterio di selezione è semplice e rigoroso: ogni soluzione che garantisca sicurezza, affidabilità ed efficienza economica deve trovare spazio nel nostro mix energetico.

L’energia come motore, non come balzello
L’energia deve tornare a essere una leva di competitività e non un mero strumento di politica fiscale o punitiva. Le attuali accise sull’energia si traducono, di fatto, in una tassa sulla produzione. È essenziale che la bolletta energetica delle imprese — in particolare in un motore economico come il Nord Italia — converga rapidamente verso la media europea, invertendo l'attuale tendenza.

Autonomia come obiettivo geopolitico
La dipendenza da fornitori instabili è un rischio geopolitico oltre che un insostenibile onere economico. L’Italia deve puntare all’autonomia energetica. In questo scenario, il Nord, forte della sua dotazione infrastrutturale e tecnologica, è chiamato a ricoprire il ruolo di piattaforma strategica per la diversificazione delle forniture nazionali.

Realismo nei tempi e nei modi
La transizione deve essere graduale e realistica. I tempi di attuazione non possono essere dettati da calendari politici arbitrari, ma devono essere subordinati alla maturità tecnologica e alla sostenibilità economica. Forzare la transizione oltre le reali capacità di adattamento del sistema industriale significa distruggere valore e occupazione, senza produrre benefici ambientali tangibili.


L’infrastruttura come motore: superare il freno strutturale del Nord
Il ritardo infrastrutturale del Nord non è un problema di settore, ma un freno strutturale allo sviluppo. L’area più produttiva del Paese è oggi paralizzata da infrastrutture che non riescono più a sostenere il ritmo dell’economia.

Il divario con i competitor europei è evidente e misurabile in termini di velocità di collegamento, capacità logistica, connettività digitale e intermodalità. Per colmare questa distanza, le priorità d’azione devono essere radicali:

1. Corridoi europei: connettere, non isolare
Il completamento dei grandi assi di connessione (Brennero, Terzo Valico, Alta Velocità verso Est) richiede tempi certi, governance snella e un dialogo reale con i territori. Il Nord deve tornare a essere il fulcro strategico dell’Europa, non un’area isolata dalla burocrazia.

2. Logistica integrata: il sistema prima dei compartimenti
Porti, interporti, ferrovie merci e ultimo miglio devono agire come un unico ecosistema. La logistica è un pilastro della competitività, al pari di energia e fiscalità: la frammentazione gestionale è un costo occulto che le imprese non possono più sostenere.

3. Governance territoriale: decidere con il territorio
Le scelte infrastrutturali devono essere condivise, non imposte da commissariamenti centralizzati. L’esperienza ha dimostrato il fallimento del modello "calato dall'alto": tempi dilatati, costi fuori controllo e scollamento totale dalle esigenze del tessuto produttivo. Serve un nuovo patto che valorizzi la capacità decisionale locale.

4. Infrastrutture digitali: connettività universale
La banda ultra-larga e il 5G non sono "servizi aggiuntivi", ma infrastrutture primarie. In un'economia che corre verso la digitalizzazione, la connettività non può essere a macchia di leopardo. Ogni comune, distretto industriale e area agricola deve avere pari dignità digitale.

5. Manutenzione: la cura dell’esistente
Oltre alle grandi opere, serve un piano ambizioso per la cura dell'esistente. Strade provinciali, ponti, reti idriche ed edilizia pubblica (scuole e ospedali) richiedono manutenzione costante. È tempo di invertire la rotta: l'Italia deve imparare a spendere bene nella cura del proprio patrimonio tanto quanto nella pianificazione del nuovo.