lunedì 22 giugno 2026
Tra l'ostentazione dei media e il peso della realtà: una riflessione necessaria
mercoledì 17 giugno 2026
Patto per il Nord: La competenza come metodo, il territorio come visione (1)
Dividendo in capitoli o meglio in più pubblicazioni , attraverso quanto decritto nel "Documento Programmatico" di "Patto per il Nord", proverò a descrivere il Movimento, le sue idee, i propri fondamenti, le intenzioni.
Il "Documento Programmatico" di Patto per il Nord non è solo un atto costitutivo, ma una bussola politica. Attraverso una serie di pubblicazioni tematiche, intendo esporre le fondamenta, l’identità e le intenzioni del nostro Movimento. Non si tratta di una riflessione estemporanea, ma di un manifesto di intenti.
- Chi siamo: Oltre la protesta, con la forza dell'esperienza
Patto per il Nord è un soggetto politico di ispirazione liberale e federalista. Da quasi due anni, il nostro radicamento nei territori produttivi dell’Italia settentrionale cresce costantemente, alimentato non solo dall'energia dei nostri militanti, ma dalla solida competenza di chi ha già amministrato e governato.
La nostra classe dirigente vanta un bagaglio istituzionale di primo piano: dall’attività nei consigli comunali alla guida di ministeri, passando per le commissioni parlamentari, gli organismi di sicurezza nazionale, la gestione di aziende strategiche e la presidenza di province.
Non siamo un movimento di protesta, né un’operazione nostalgica. Siamo l’espressione politica di un Popolo e di una classe dirigente che, dopo aver voltato le spalle a strutture che hanno tradito il mandato ricevuto, ha scelto di ricostruire il nucleo irrinunciabile della buona politica: competenza, responsabilità territoriale, libertà economica e autonomia decisionale.
- Parliamo per esperienza diretta
La nostra forza risiede nel pragmatismo. Tra noi vi è chi ha attraversato il Parlamento per più legislature e chi ha gestito dossier delicati — dalla difesa all’intelligence, dallo sviluppo economico alla giustizia, fino all’ambiente e alla vigilanza. Non parliamo per sentito dire: la nostra è una politica fondata sull’esperienza diretta e sulla conoscenza profonda dei meccanismi dello Stato.
- La nostra identità: Tre pilastri inseparabili
La proposta politica di Patto per il Nord si regge su tre pilastri interconnessi, in cui il fallimento di uno comporterebbe il crollo degli altri:
Liberalismo: la nostra visione di società e mercato. Senza di esso, l’azione politica diventa un’astrazione accademica incapace di incidere sulla vita reale.
Federalismo: la nostra architettura dello Stato. Senza questa struttura, il liberalismo perde la sua applicazione pratica nel governo dei territori.
Territorialità: la nostra radice e il nostro metodo. Senza una visione politica, il legame col territorio rischia di degenerare in mero folklore identitario, utile alle sagre ma inefficace per governare.
- La nostra tradizione, il nostro futuro
Proveniamo dalla grande stagione della politica federalista e territorialista che ha segnato l’Italia dagli anni Novanta in poi. Molti di noi sono stati gli architetti di quella stagione, portandola nelle istituzioni e traducendola in atti concreti di governo. Oggi, quella stessa consapevolezza, evoluta e depurata, è il motore con cui guardiamo al futuro.
La nostra lettura del momento: Perché il Nord chiede una nuova politica
- Il disallineamento strutturale: Quando chi produce non decide
L’Italia vive una frattura profonda tra la sua realtà produttiva e il suo assetto decisionale. Il Nord non è solo una regione geografica: è una delle grandi piattaforme industriali europee. Dalla Pianura Padana all'arco alpino, dai nodi logistici verso la Mitteleuropa ai porti strategici dell’Adriatico e della Liguria, questo spazio economico compete quotidianamente con la Baviera, il Baden-Württemberg e il sistema dei Paesi Bassi.
Eppure, questo motore d'Europa è privo degli strumenti necessari per governare il proprio futuro. Le scelte strategiche — energia, infrastrutture, fiscalità, regolazione — restano prigioniere di un centro decisionale che ignora le specificità dei territori e privilegia logiche puramente redistributive. Il risultato è un sistema disfunzionale in cui chi produce non decide, e chi decide non produce.
Il residuo fiscale — la sperequazione tra quanto il Nord versa e quanto riceve in servizi — ha raggiunto livelli insostenibili per qualsiasi democrazia avanzata. Non rivendichiamo un egoismo territoriale, ma una questione di efficienza: sottrarre costantemente risorse ai territori produttivi senza reinvestirle in sviluppo non è solidarietà, è miopia politica.
- Il contesto internazionale: La sfida della competitività globale
Il mondo è in una fase di riorganizzazione profonda. La ridefinizione delle catene del valore, la corsa ai semiconduttori e la sfida delle materie prime critiche hanno riportato al centro il concetto di autonomia strategica. In questo scenario, la transizione energetica, se gestita con approccio ideologico e centralista, rischia di trasformarsi in un fattore di deindustrializzazione forzata.
Le nostre imprese competono ogni giorno con concorrenti austriaci, olandesi e tedeschi che operano in contesti istituzionali snelli, con costi energetici competitivi e burocrazie efficienti. La nostra sfida non è più solo nazionale: è la difesa del sistema-Nord nel mercato globale. Senza una governance che comprenda le dinamiche industriali, il nostro tessuto produttivo rischia l'erosione.
- Il vuoto di rappresentanza: Lo spazio politico del "Patto"
Il panorama politico nazionale è oggi incapace di leggere questa urgenza.
Il centrodestra ha smarrito la sua anima federalista, sacrificando l’autonomia sull’altare di un sovranismo centralista e di una comunicazione emotiva che svuota di significato concreto le riforme.
Il centrosinistra rimane ancorato a una visione burocratica e redistributiva, dove la transizione ecologica viene imposta come un dogma penalizzante, anziché come un’opportunità di innovazione.
L'area tecnocratica, pur sensibile ai temi del rigore e della competenza, soffre di un distacco radicale dai territori, leggendo il Paese attraverso cifre e grafici, senza comprenderne le radici.
È in questo vuoto che si colloca il Patto per il Nord.
Siamo la voce di chi crede nel libero mercato e nell’impresa, ma rifiuta l’abbandono del territorio. Chiediamo l’autonomia non come un privilegio, ma come la condizione necessaria per l’efficienza. Siamo l’espressione di chi ha l’esperienza per governare, la competenza per decidere e la libertà di rispondere esclusivamente alle esigenze di un territorio che non può più permettersi di restare in attesa.
martedì 9 giugno 2026
Autonomia e Federalismo: La Via del Nord per una Libertà Reale
Il dibattito sull'autonomia non è un semplice esercizio accademico, ma la battaglia decisiva per il nostro futuro. Per troppi anni, il centralismo romano ha soffocato le energie vitali dei nostri territori, drenando risorse preziose e imponendo modelli calati dall'alto, estranei alla nostra cultura produttiva e sociale. Per Patto per il Nord, il federalismo è l'unica via per restituire dignità, efficienza e prosperità alle nostre comunità.
Il Federalismo: Un Patto per la Responsabilità
Il federalismo non è frammentazione, ma corresponsabilità. È un sistema in cui il potere risiede dove vivono i cittadini, permettendo a chi conosce realmente le sfide del territorio di trovare soluzioni mirate, rapide e concrete.
Sussidiarietà Reale: Il potere deve essere esercitato al livello più vicino al cittadino. Basta con la burocrazia romana: vogliamo gestire le nostre risorse, i nostri servizi e il nostro sviluppo.
Trasparenza e Controllo: Chi amministra deve rispondere direttamente al territorio. La distanza tra decisore e cittadino è la causa primaria dello spreco e dell'inefficienza pubblica.
Valorizzazione delle Identità: Il nostro Nord non è un blocco uniforme, ma un mosaico di realtà produttive e culturali uniche. L'autonomia è lo strumento per proteggere e far fiorire le nostre tradizioni, le nostre eccellenze manifatturiere e il nostro saper fare.
La Scommessa dell'Autonomia: Sviluppo, Innovazione, Identità
L'autonomia è il motore dello sviluppo economico. Quando una regione o una comunità ha il controllo delle proprie tasse e delle proprie politiche di investimento, diventa un volano di innovazione per l'intero Paese.
"Non chiediamo privilegi, ma il diritto di gestire ciò che produciamo con il nostro lavoro e il nostro ingegno. L’autonomia è il prerequisito fondamentale per una vera modernità."
Efficienza Amministrativa: Una governance locale snella può rispondere in tempo reale alle esigenze del sistema produttivo, evitando i colli di bottiglia del centralismo statale.
Sviluppo Locale: Le politiche di sostegno alle PMI devono essere sartoriali. Con l'autonomia fiscale, possiamo creare ecosistemi competitivi che attraggono investimenti e valorizzano i nostri talenti.
Partecipazione: Una democrazia sana è una democrazia vicina. Quando le decisioni vengono prese sul territorio, il cittadino torna protagonista della gestione della cosa pubblica.
Oltre il Modello Statalista: L'Esempio Tedesco
Guardiamo al modello federale tedesco: 16 Länder che competono positivamente, garantendo standard elevati e autonomia decisionale su pilastri fondamentali come l'istruzione e la sicurezza. Lì, l'autonomia è sinonimo di ricchezza e stabilità. Anche in Italia, laddove è stata esercitata, l'autonomia ha prodotto risultati eccellenti in termini di servizi e crescita. Dobbiamo avere il coraggio di passare da un federalismo "concesso" a uno "preteso".
La Nostra Sfida: Vincere il Centralismo
Le resistenze sono note: chi vive di rendita di posizione nel centro romano teme la trasparenza che l'autonomia porta con sé. Ma noi sappiamo che il Nord è il motore d'Italia: se il motore corre, tutta la macchina può procedere meglio.
Non accettiamo più la narrazione della "disparità" utilizzata come scusa per frenare chi vuole correre. Il vero sostegno alle aree in difficoltà non si ottiene frenando le locomotive, ma portando in tutto il Paese il modello della buona amministrazione, della responsabilità fiscale e della valorizzazione del territorio.
Il tempo delle attese è finito. Per noi, federalismo significa libertà di costruire il proprio destino, orgoglio per le nostre radici e una gestione responsabile del bene comune.
Unisciti a noi. Costruiamo insieme il Nord che merita di contare.
Patto per il Nord: Autonomia, Responsabilità, Futuro.
Giprgio Bargna
Patto per il Nord
Como
domenica 7 giugno 2026
Il declino demografico italiano: cause strutturali e prospettive liberali
sabato 6 giugno 2026
Il richiamo di Bruxelles e la risposta liberale: meno spesa, più responsabilità sul territorio
Giorgia Meloni esulta per aver ottenuto dall'Unione Europea un risultato cruciale sulla flessibilità energetica. "Indichiamo la strada all’Ue", dichiara sorridente. Tuttavia, l'obiettivo iniziale del governo era ottenere fondi per tagliare le accise. Ci si è ritrovati, invece, a dover rispettare un piano vincolato allo sviluppo energetico, settore che in Italia ha storicamente faticato a decollare. La soluzione finale salvaguarda la linea della Commissione Europea e accoglie le richieste italiane, evitando di irritare gli Stati membri più rigorosi sul Patto di Stabilità. Si tratta di un'architettura contabile, politica e diplomatica complessa, inserita in un contesto geopolitico internazionale rovente.
Il via libera di Bruxelles non è però un assegno in bianco per Roma. La flessibilità coprirà solo gli investimenti mirati, escludendo le spese che aumentano il consumo e la dipendenza da fonti fossili. I paletti europei sono rigidi. L'UE ha stabilito che gli Stati membri possono richiedere l'estensione della clausola di salvaguardia nazionale — derogando ai vincoli del Patto di Stabilità per difesa ed energia — nella misura dello 0,3% annuo dal 2026 al 2028, con un tetto cumulativo dello 0,6% nel triennio. Per l'Italia, questo significa poter scorporare circa 7 miliardi di euro all'anno.
La Commissione fisserà criteri severi sulle spese escludibili dal computo del deficit. Saranno ammessi i progetti su larga scala per le reti energetiche, lo sviluppo di rinnovabili, l'efficienza energetica e gli impianti solari. Anche i sussidi saranno concessi solo se finalizzati alla transizione verde. Al contrario, Bruxelles ha bocciato interventi come il taglio delle accise: stimolare la domanda non risolve uno shock dell'offerta, ma rischia di mantenere alti i prezzi dell'energia. L'obiettivo è non ripetere gli errori della crisi del 2022, quando alcune misure fecero lievitare i conti pubblici senza ridurre la dipendenza da gas e petrolio.
L'approvazione delle richieste italiane da parte di Bruxelles porta con sé una serie di severi richiami su conti pubblici, fisco, salari, povertà, pensioni e occupazione. L'UE ha indicato a Roma sei priorità: risanare le finanze pubbliche, limitare nel tempo gli aiuti contro il caro-energia, accelerare sul PNRR e sui fondi di coesione. Viene inoltre richiesto di investire in ricerca, innovazione e transizione energetica, oltre a modernizzare giustizia, pubblica amministrazione, scuola, sanità e welfare. Uno schiaffo economico e politico per un Paese che da decenni rimanda le riforme necessarie. Tra le note dolenti della Commissione rispunta infine il catasto: per Bruxelles i valori patrimoniali sono ancora troppo lontani da quelli reali di mercato.
Una persona liberale e federalista quale mi ritengo risponde a queste richieste promuovendo la responsabilità fiscale, la modernizzazione dello Stato, la decentralizzazione dei poteri e la liberalizzazione dei mercati.
Qualche posizione sui punti specifici sollevati dalla Commissione Europea:
Conti Pubblici e Fisco
-Risanamento delle finanze: Riduzione del debito pubblico non tramite l'aumento delle tasse, ma tagliando la spesa pubblica improduttiva e i sussidi statali a pioggia.
-Riforma del catasto: Favorevole all'aggiornamento dei valori patrimoniali per equità di mercato, ma a parità di gettito fiscale complessivo (compensando con una riduzione delle aliquote IMU o IRPEF).
-Fisco efficiente: Semplificazione del codice tributario e contrasto all'evasione fiscale digitalizzando i processi, rifiutando logiche di condono.
Federalismo e PNRR
-Federalismo fiscale: Trattenimento di una quota maggiore di tasse sul territorio di produzione per responsabilizzare gli amministratori locali ed evitare sprechi.
-Fondi UE e PNRR: Gestione decentralizzata dei fondi di coesione alle Regioni efficienti, eliminando la burocrazia centrale che rallenta i cantieri.
Salari, Occupazione e Welfare
-Salari e competitività: Taglio strutturale del cuneo fiscale (meno tasse sul lavoro) per aumentare gli stipendi netti senza gravare sulle imprese.
-Riforma del welfare: Contrasto alla povertà tramite politiche attive del lavoro (formazione e ricollocamento) gestite anche da privati, superando i sussidi puramente assistenziali.
-Pensioni: Difesa della sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale attraverso il metodo contributivo, opponendosi a quote o pensionamenti anticipati che pesano sulle future generazioni.
Modernizzazione e Transizione
-Infrastrutture e Giustizia: Privatizzazione dei servizi pubblici locali inefficienti e introduzione di logiche di mercato e merito nella Pubblica Amministrazione, nella scuola e nella sanità.
-Energia e Innovazione: Transizione energetica guidata dalla neutralità tecnologica (incluso il nucleare di nuova generazione e le rinnovabili) e incentivi fiscali automatici per la ricerca privata, rifiutando i sussidi diretti dello Stato.
Mi farebbe piacere conoscere il vostro pensiero,
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como
venerdì 5 giugno 2026
Anziani e welfare locale: la mia proposta per Como e per il Nord
Credo fermamente in un principio: nessun anziano, dopo aver contribuito per una vita intera allo sviluppo del nostro Paese, dovrebbe essere abbandonato alle logiche del mercato privato per accedere a un servizio essenziale. La cura e la dignità non possono essere un lusso.
La mia riflessione prende le mosse da un articolo del quotidiano "La Provincia di Como", incentrato sulle forti disparità tariffarie tra alcune RSA lombarde. Se già all’interno della stessa Lombardia si registrano variazioni enormi a seconda dei territori, il divario si amplifica ulteriormente su scala nazionale. Nel presentare questa campionatura italiana, l'analisi si concentrerà esclusivamente sulle strutture convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Le realtà interamente private, operando come aziende commerciali, applicano infatti prezzi di mercato. Resta tuttavia fermo un principio fondamentale: nessun anziano, dopo aver contribuito per una vita allo sviluppo del Paese, dovrebbe essere lasciato alla mercé del settore privato per l'accesso a servizi essenziali.
Nella provincia di Como, il costo a carico delle famiglie per il soggiorno in una RSA convenzionata oscilla tra i 2.100€ e i 2.800€ al mese. Si tratta di importi difficilmente sostenibili: in Lombardia la pensione media mensile si aggira tra i 1.200 e i 1.300 euro ma, dato ancora più critico, circa il 50% dei trattamenti pensionistici vigenti non raggiunge i 1.000 euro al mese. Di fronte a questa barriera economica, le rassicurazioni degli addetti ai lavori sull'eccellenza delle strutture lombarde e sulla presenza di personale altamente qualificato rischiano di apparire paradossali, se non offensive, per i cittadini non autosufficienti e per le loro famiglie.
Ad Imola, prendendo un primo campione casuale, le strutture convenzionate con il SSN presentano costi che variano tra i 1.400 e i 1.900 euro al mese. A Grosseto, la spesa a carico dell'ospite si aggira invece tra i 1.300 e i 1.600 euro mensili. Spostandosi a Foggia e provincia, la quota per l'assistito si attesta intorno ai 1.460 - 1.505 euro al mese.
Davanti a queste cifre, viene spontaneo chiedersi perché i costi siano così diversificati, considerando che in Italia le tasse si pagano allo stesso modo ovunque. Questo divario dimostra che chiedere l'introduzione delle gabbie salariali non è un'idea del tutto errata: il costo della vita varia sensibilmente da regione a regione, condizionando l'esistenza dei cittadini sia in gioventù che in vecchiaia.
Qual è il welfare dello Stato italiano per un anziano non autosufficiente? Analizziamo il trattamento riservato a chi ha sempre pagato le tasse e a chi, per varie ragioni, non lo ha fatto. Oggi entrambi affrontano la fragilità della vecchiaia senza il supporto di famiglie che, per sopravvivere ai costi della vita odierni, sono obbligate a investire ogni risorsa nel lavoro.
L'adeguatezza delle tutele statali rivolte agli anziani dipende strettamente dalle condizioni economiche e di salute del singolo cittadino, oscillando tra storici ammortizzatori e gravi carenze strutturali. Se da un lato il sistema garantisce una rete di sicurezza per le situazioni più critiche, dall'altro i rigidi requisiti d'accesso e gli elevati costi dell'assistenza privata lasciano molte famiglie in una condizione di profonda vulnerabilità finanziaria.
I principali pilastri del sistema di welfare presentano infatti luci e ombre:
-Indennità di Accompagnamento: erogata a prescindere dal reddito a chi è riconosciuto invalido totale e non autosufficiente, prevede un importo base di circa 531 euro mensili. Per quanto rappresenti un sostegno di rilievo, questa cifra rimane ampiamente insufficiente per consentire a un familiare di abbandonare il lavoro e dedicarsi a un'assistenza continua (H24).
-Nuova Prestazione Universale: introdotta in via sperimentale, prevede il "Bonus Anziani", ovvero un assegno aggiuntivo di 850 euro mensili vincolato alla copertura di spese per badanti o servizi professionali. Tuttavia, l'impatto reale di questa misura si scontra con il mercato del lavoro: in regioni come la Lombardia, il costo di una badante convivente assunta regolarmente supera ampiamente i 2.800 euro al mese.
-Esenzioni e sconti: gli anziani beneficiano di tutele fondamentali, tra cui l'esenzione dal ticket sanitario per motivi di età o reddito, tariffe agevolate sui trasporti pubblici e riduzioni sui bollettini postali o sulle tasse locali. Si tratta di diritti imprescindibili, che mitigano solo in parte il peso delle spese quotidiane
Analizziamo le principali criticità segnalate da anziani, famiglie, sindacati ed esperti:
-Requisiti d'accesso restrittivi: per ottenere il nuovo bonus da 850 euro non basta la condizione di non autosufficienza. Occorre avere almeno 80 anni e un ISEE socio-sanitario inferiore a 6.000 euro, una soglia talmente bassa da escludere la stragrande maggioranza dei potenziali beneficiari.
-Inadeguatezza dei contributi rispetto ai costi reali: la retribuzione e i contributi regolari per una badante convivente superano facilmente i 2.000 euro mensili. Di conseguenza, l'indennità copre solo una frazione della spesa complessiva, che grava quasi interamente sui risparmi familiari.
-Carenza delle strutture pubbliche: le liste d'attesa per l'accesso alle Residenze Sanitarie Assistite (RSA) convenzionate sono lunghissime. Ciò costringe le famiglie a ricorrere a strutture private i cui costi, come approfondito in precedenza, in Lombardia possono superare i 3.500 euro al mese.
Una cosa va gridata: nessuno deve essere lasciato solo a casa propria.
Oggi le leggi nazionali dimenticano la nostra realtà: i bonus promessi sono irraggiungibili, i costi delle badanti svuotano i risparmi di una vita e le liste d'attesa per le RSA calpestano la dignità delle nostre famiglie.
Io credo, ma saranno d'accordo con me gli altri aderenti al mio partito, che una comunità si misuri da come protegge le proprie radici. Vogliamo risposte locali, concrete e solidali, fondate sulle nostre tradizioni e sulla forza della nostra gente.
Questo è l'impegno che richiede la nostra Terra:
-Aiuti a chi vive il territorio: Basta con i requisiti ISEE nazionali che escludono tutti. Ritengo necessario un fondo integrativo locale e criteri di accesso prioritari per chi risiede e contribuisce alla nostra comunità da almeno 10 anni.
-Custodire la famiglia, non lo Stato: Va sostenuto chi cura i propri cari a casa. Occorrerebbe introdurre un Assegno di Cura Territoriale per i figli e i nipoti che assistono gli anziani tra le mura domestiche, difendendo l'unione familiare.
-Sicurezza e fiducia di vicinato: Creazione di un Albo Comunale delle Assistenti Familiari per garantire alle famiglie personale qualificato, controllato e legato al nostro tessuto sociale.
-Micro-RSA di Borgo e Centri di Tradizione: No al ricovero in strutture private lontane e costose. Riapertura degli edifici storici comunali e parrocchiali dismessi per farne piccoli centri diurni. Luoghi dove i nostri anziani possono stare insieme e tramandare la nostra storia, i mestieri e il dialetto alle nuove generazioni.
Un futuro per i nostri anziani e le loro famiglie basato su radici chiare.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como
venerdì 15 maggio 2026
Politica di prossimità: la mia sfida per Como, la Lombardia. il Nord
venerdì 1 maggio 2026
Rottamazioni infinite: lo Stato che scommette (e perde) sulle tasse evase
mercoledì 22 aprile 2026
Mussolini e il pane quotidiano
giovedì 16 aprile 2026
IL DIRITTO AUTISTICO
Sviluppiamo delle riflessioni, partendo da dei dati citati in un articolo pubblicato dal quotidiano locale "La Provincia di Como", che ci portano a scoprire che le diagnosi che portano al "disturbo" dello spettro autistico, nella sola provincia comasca, parlano di quasi 6mila persone interessate.
In realtà le persone interessate sono molte di più perché la situazione coinvolge anche i genitori, i fratelli, i nonni.
Va detto che nel tempo l'intercettazione del problema è decisamente migliorata in confronto a diagnosi spesso di frontiera che si avevano 25/30 anni fa.
Dobbiamo sicuramente ringraziare la scienza, ma anche un differente approccio al "problema" da parte di medici, genitori, scuole e cittadinanza.
Ma se è migliorata la capacità di intercettare i sintomi, non migliora sicuramente la possibile assistenza, anzi, aumentati i numeri si stringono le maglie, tanto nell'ambito sanitario, quanto nell'ambito scolastico, quanto nel superamento della maggiore età.
Da "adulti", se si è autistici, trovare percorsi che portino a sviluppare autonomia ed indipendenza diventa una sorta di Parigi-Dakar, dove è più facile trovare supporto in associazioni private che non nello "Stato".
Il primo pensiero dei genitori, soprattutto, ma non necessariamente, con l'avvicinarsi di una certa età,
è la preoccupazione per il "dopo di noi", la paura per il futuro dei propri figli autistici, evidenziando la necessità di soluzioni abitative dignitose e non istituzionalizzanti.
Restando sulla realtà comasca purtroppo non esistono molti esempi pratici paragonabili a Cascina Cristina , un centro sia diurno che residenziale, nato dalla forza di un associazione di genitori e supportato, si da fondi pubblici provenienti da Regione Lombardia, da Fondazione Cariplo ma anche da forti donazioni private e lasciti parrocchiali.
Ma uscendo da questo esempio, tanto raro quanto valido, torniamo a qualcosa di sottolineato qualche riga sopra.
Le famiglie interessate affrontano diverse sfide, spesso legate alla gestione quotidiana e alla necessità di supporto continuo.
L'autismo non è confinato dentro parametri precisi, ogni ragazzo ha un suo "perché", da qui nasce l'esigenza di interventi multimodali e personalizzati, con richieste di maggiore assistenza sanitaria e riabilitativa-abilitativa sul territorio. E va sottolineato che parliamo del Comasco, so di situazioni a Sud davvero drammatiche, anche nei temi trattati a inizio articolo in termine di intercettazione.
Le famiglie si trovano in situazioni di forte stress psicofisico, non è semplice capire (sia soli che con supporto) come gestire situazioni che a volte hanno dei risvolti veramente tanto pesanti da dover portare alla separazione dei ragazzi dalla famiglia.
Esistono servizi di sollievo per gestire crisi forti e la quotidianità, ma la battaglia si affronta e si vince tra le mura di casa, ad ogni ora e davanti a mille evenienze, supportati dai propri nervi, dalla propria capacità di affrontare il momento, dall'esperienza, che, volenti o nolenti, si accumula.
Come ogni persona, anche chi è soggetto allo spettro autistico, ha diritto ad una vita sociale che comprende anche un lavoro, che è fonte essenziale per un percorso di autonomia ed indipendenza sia personale che economica, ma l'inclusione nel mondo del lavoro per adulti autistici rimane una sfida significativa.
L'inclusione lavorativa per adulti autistici richiede un approccio mirato, adattando l'ambiente e valorizzando le competenze uniche. Meno del 10% è occupato, rendendo cruciali tirocini, coaching sul posto di lavoro e formazione specifica per colmare le sfide sociali.
Spesso chi soffre di questa sindrome, tanto da ragazzo quanto da adulto, evidenzia ottime capacità in logica, informatica, attenzione ai dettagli e affidabilità, ma è fondamentale passare da un approccio assistenziale ad uno che valorizzi il potenziale lavorativo, mettendoli a loro agio, permettendogli di esprimersi al massimo, perché per loro il massimo obbiettivo non è lo stipendio, ma l'autostima e sentirsi parte del "sistema".
In un sistema sanitario e sociale che ho già descritto più volte, in un momento difficile a livello commerciale, la "battaglia" si fa sempre più ardua, ma chi vive la situazione, malgrado attimi di sconforto, non demorde mai, l'amore per un figlio non ha paragoni.
Oggi il movimento politico dove milito non occupa ancora poltrone, ma arriverà il momento in cui amministrerà città, regioni e nazione ed io sarò li a spingere affinché questo, come altri spinosi temi, venga affrontato con la dovuta serietà e capacità.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como
domenica 29 marzo 2026
DISAGIO ABITATIVO, A COMO E NON SOLO
martedì 24 febbraio 2026
LOTTIAMO INSIEME PER RIPRENDERCI IL DIRITTO A UNA VITA SERENA E FELICE?
Tra i tanti temi che attanagliano i nostri territori, oggi scegliamo di trattarne uno molto caro al Presidente Federale di Patto per il Nord Roberto Bernardelli ed anche al Sindacato del Nord.
Parliamo del Diritto al Lavoro, parliamo del Diritto ad un Esistenza Libera e Dignitosa.
Due diritti che sono correlati strettamente a persone e famiglie che hanno il diritto di vivere sia dignitosamente che serenamente.
Parliamo di donne e uomini, più o meno giovani, lavoratori e/o pensionati, parliamo di ragazzi che hanno diritto a un futuro, a casa propria, non emigrando.
Questo riguarda tutti, chi lavora da dipendente e chi ha aperto una partita IVA, chi sta nel privato e chi lavora nel pubblico, oggi tutti siamo vessati da uno Stato Despota.
Certo è che l'economia paga l'emersione di nuovi paesi, sia come produzione che come consumo, certo è che essendo "pancia molle" in Europa paghiamo dazio, certo è che come Territori del Nord dovremmo prendere in mano la situazione nell' UE, visto che ne siamo uno dei motori trainanti, ma oggi è certo che, grazie alla sottomissione delle forze politiche romane, paghiamo dazio in povertà e difficoltà.
Viviamo di stipendi falsati e di pensioni che chiedono vendetta.
Ci sono anziani che devono rinunciare al riscaldamento ed alle cure mediche, così come anche sempre più famiglie.
Tutto questo crea inevitabilmente un calo demografico che renderà difficile sostituire i circa 6 milioni di lavoratori che andranno in pensione entro il 2035, mettendo pressione sul mercato del lavoro.
Tutto questo porta inevitabilmente ad un aumento dei pensionati che mantengono un'occupazione regolare (444 mila nel 2021, +13,3% rispetto al 2020) spesso per necessità personale o per sostenere le famiglie.
In Italia, nel 2024, quasi 4,6 milioni di pensionati (il 28,1% del totale) percepiscono meno di 1.000 euro al mese e non è che con 1.300 si navighi nell'oro e consideriamo che a causa del passaggio al sistema contributivo puro, chi va in pensione oggi conta su un tasso di sostituzione dell'81,5% rispetto all'ultima busta paga, ma per i giovani lavoratori questo scenderà al 64,8% nel 2060, prospettando pensionati sempre più poveri.
I salari in Italia faticano a recuperare il potere d'acquisto perso negli ultimi anni, rimanendo tra i più bassi nell'area OECD, più di un lavoratore su dieci vive in una famiglia a rischio povertà, con retribuzioni spesso inferiori al 60% della mediana, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati drasticamente (+30-34% nell'ultimo decennio) e i costi abitativi/affitti sono cresciuti tra il 28% e il 60%, rendendo difficile la gestione del quotidiano.
Settori come l'automotive, gli elettrodomestici e la siderurgia, ma anche il tessile o l'edilizia, per fare degli esempi, vedono un aumento non solo della cassa integrazione, ma anche dei licenziamenti.
Sarò ripetitivo, sarò nauseante, ma dobbiamo spingere sempre di più al rientro dal residuo fiscale ed all'applicazione delle gabbie salariali.
Oggi non dobbiamo più separarci tra destra e sinistra, non dobbiamo più dividerci tra settore pubblico o privato, oggi ci dobbiamo unire tutti a difesa del nostro futuro.
Patto per il Nord, il Sindacato del Nord, sono qui per raggiungere anche questo obbiettivo, lottiamo insieme per il Nostro Futuro.
Unisciti a Noi, lottiamo insieme per riprenderci il diritto di una vita serena e felice.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como
venerdì 13 febbraio 2026
LO SCEMPIO DELL'ECOSISTEMA POLITICO

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