venerdì 5 giugno 2026

Anziani e welfare locale: la mia proposta per Como e per il Nord



Credo fermamente in un principio: nessun anziano, dopo aver contribuito per una vita intera allo sviluppo del nostro Paese, dovrebbe essere abbandonato alle logiche del mercato privato per accedere a un servizio essenziale. La cura e la dignità non possono essere un lusso.

La mia riflessione prende le mosse da un articolo del quotidiano "La Provincia di Como", incentrato sulle forti disparità tariffarie tra alcune RSA lombarde. Se già all’interno della stessa Lombardia si registrano variazioni enormi a seconda dei territori, il divario si amplifica ulteriormente su scala nazionale. Nel presentare questa campionatura italiana, l'analisi si concentrerà esclusivamente sulle strutture convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Le realtà interamente private, operando come aziende commerciali, applicano infatti prezzi di mercato. Resta tuttavia fermo un principio fondamentale: nessun anziano, dopo aver contribuito per una vita allo sviluppo del Paese, dovrebbe essere lasciato alla mercé del settore privato per l'accesso a servizi essenziali.

Nella provincia di Como, il costo a carico delle famiglie per il soggiorno in una RSA convenzionata oscilla tra i 2.100€ e i 2.800€ al mese. Si tratta di importi difficilmente sostenibili: in Lombardia la pensione media mensile si aggira tra i 1.200 e i 1.300 euro ma, dato ancora più critico, circa il 50% dei trattamenti pensionistici vigenti non raggiunge i 1.000 euro al mese. Di fronte a questa barriera economica, le rassicurazioni degli addetti ai lavori sull'eccellenza delle strutture lombarde e sulla presenza di personale altamente qualificato rischiano di apparire paradossali, se non offensive, per i cittadini non autosufficienti e per le loro famiglie.

Ad Imola, prendendo un primo campione casuale, le strutture convenzionate con il SSN presentano costi che variano tra i 1.400 e i 1.900 euro al mese. A Grosseto, la spesa a carico dell'ospite si aggira invece tra i 1.300 e i 1.600 euro mensili. Spostandosi a Foggia e provincia, la quota per l'assistito si attesta intorno ai 1.460 - 1.505 euro al mese.

Davanti a queste cifre, viene spontaneo chiedersi perché i costi siano così diversificati, considerando che in Italia le tasse si pagano allo stesso modo ovunque. Questo divario dimostra che chiedere l'introduzione delle gabbie salariali non è un'idea del tutto errata: il costo della vita varia sensibilmente da regione a regione, condizionando l'esistenza dei cittadini sia in gioventù che in vecchiaia.

Qual è il welfare dello Stato italiano per un anziano non autosufficiente? Analizziamo il trattamento riservato a chi ha sempre pagato le tasse e a chi, per varie ragioni, non lo ha fatto. Oggi entrambi affrontano la fragilità della vecchiaia senza il supporto di famiglie che, per sopravvivere ai costi della vita odierni, sono obbligate a investire ogni risorsa nel lavoro.

L'adeguatezza delle tutele statali rivolte agli anziani dipende strettamente dalle condizioni economiche e di salute del singolo cittadino, oscillando tra storici ammortizzatori e gravi carenze strutturali. Se da un lato il sistema garantisce una rete di sicurezza per le situazioni più critiche, dall'altro i rigidi requisiti d'accesso e gli elevati costi dell'assistenza privata lasciano molte famiglie in una condizione di profonda vulnerabilità finanziaria.

I principali pilastri del sistema di welfare presentano infatti luci e ombre:

-Indennità di Accompagnamento: erogata a prescindere dal reddito a chi è riconosciuto invalido totale e non autosufficiente, prevede un importo base di circa 531 euro mensili. Per quanto rappresenti un sostegno di rilievo, questa cifra rimane ampiamente insufficiente per consentire a un familiare di abbandonare il lavoro e dedicarsi a un'assistenza continua (H24).

-Nuova Prestazione Universale: introdotta in via sperimentale, prevede il "Bonus Anziani", ovvero un assegno aggiuntivo di 850 euro mensili vincolato alla copertura di spese per badanti o servizi professionali. Tuttavia, l'impatto reale di questa misura si scontra con il mercato del lavoro: in regioni come la Lombardia, il costo di una badante convivente assunta regolarmente supera ampiamente i 2.800 euro al mese.

-Esenzioni e sconti: gli anziani beneficiano di tutele fondamentali, tra cui l'esenzione dal ticket sanitario per motivi di età o reddito, tariffe agevolate sui trasporti pubblici e riduzioni sui bollettini postali o sulle tasse locali. Si tratta di diritti imprescindibili, che mitigano solo in parte il peso delle spese quotidiane

Analizziamo le principali criticità segnalate da anziani, famiglie, sindacati ed esperti:

-Requisiti d'accesso restrittivi: per ottenere il nuovo bonus da 850 euro non basta la condizione di non autosufficienza. Occorre avere almeno 80 anni e un ISEE socio-sanitario inferiore a 6.000 euro, una soglia talmente bassa da escludere la stragrande maggioranza dei potenziali beneficiari.

-Inadeguatezza dei contributi rispetto ai costi reali: la retribuzione e i contributi regolari per una badante convivente superano facilmente i 2.000 euro mensili. Di conseguenza, l'indennità copre solo una frazione della spesa complessiva, che grava quasi interamente sui risparmi familiari.

-Carenza delle strutture pubbliche: le liste d'attesa per l'accesso alle Residenze Sanitarie Assistite (RSA) convenzionate sono lunghissime. Ciò costringe le famiglie a ricorrere a strutture private i cui costi, come approfondito in precedenza, in Lombardia possono superare i 3.500 euro al mese.

Una cosa va gridata: nessuno deve essere lasciato solo a casa propria.

Oggi le leggi nazionali dimenticano la nostra realtà: i bonus promessi sono irraggiungibili, i costi delle badanti svuotano i risparmi di una vita e le liste d'attesa per le RSA calpestano la dignità delle nostre famiglie.

Io credo, ma saranno d'accordo con me gli altri aderenti al mio partito, che una comunità si misuri da come protegge le proprie radici. Vogliamo risposte locali, concrete e solidali, fondate sulle nostre tradizioni e sulla forza della nostra gente.

Questo è l'impegno che richiede la nostra Terra:

-Aiuti a chi vive il territorio: Basta con i requisiti ISEE nazionali che escludono tutti. Ritengo necessario  un fondo integrativo locale e criteri di accesso prioritari per chi risiede e contribuisce alla nostra comunità da almeno 10 anni.

-Custodire la famiglia, non lo Stato: Va sostenuto chi cura i propri cari a casa. Occorrerebbe introdurre un Assegno di Cura Territoriale per i figli e i nipoti che assistono gli anziani tra le mura domestiche, difendendo l'unione familiare.

-Sicurezza e fiducia di vicinato: Creazione di un Albo Comunale delle Assistenti Familiari per garantire alle famiglie personale qualificato, controllato e legato al nostro tessuto sociale.

-Micro-RSA di Borgo e Centri di Tradizione: No al ricovero in strutture private lontane e costose. Riapertura  degli edifici storici comunali e parrocchiali dismessi per farne piccoli centri diurni. Luoghi dove i nostri anziani possono stare insieme e tramandare la nostra storia, i mestieri e il dialetto alle nuove generazioni.

Un futuro per i nostri anziani e le loro famiglie basato su radici chiare.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


 

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