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venerdì 15 maggio 2026

Politica di prossimità: la mia sfida per Como, la Lombardia. il Nord


Aderisco con profonda convinzione al Patto per il Nord, una realtà che supera la logica del semplice movimento politico per configurarsi come una vera iniziativa culturale e sociale. Il nostro obiettivo fondamentale è rimettere al centro del dibattito nazionale le esigenze imprescindibili del Nord Italia, focalizzando l'azione su tre direttrici strategiche: autonomia fiscale, potenziamento delle infrastrutture e sviluppo del welfare territoriale.

Da maggio 2025 ho l'onore di ricoprire l'incarico di Segretario Provinciale a Como. Vivo questo ruolo con passione quotidiana, impegnandomi attivamente nella diffusione dei nostri valori fondanti e nel consolidamento di un legame diretto e trasparente con i cittadini del territorio comasco. 
Nella mia doppia veste di analista e blogger, la mia missione principale è azzerare la distanza tra la base elettorale e le istituzioni, coniugando l'indipendenza del libero pensiero con gli storici ideali federalisti del nostro movimento.

La mia visione politica e sociale si articola su quattro pilastri programmatici:

Riavvicinamento alla politica: Dobbiamo contrastare fermamente l'apatia elettorale e l'astensionismo. È necessario restituire centralità ai cittadini, coinvolgendoli in modo attivo e consapevole nelle scelte decisionali che impattano sul loro futuro.

Identità territoriale: Promuovo la valorizzazione delle tradizioni locali e la tutela assoluta delle nostre comunità. Esse rappresentano le fondamenta storiche, economiche e culturali su cui poggia il nostro intero tessuto sociale.

Welfare di prossimità: Sostengo con forza un modello di assistenza sanitaria e sociale radicato nel territorio, prendendo come riferimento virtuoso le Case della Comunità. Questo sistema deve integrarsi sinergicamente con il mondo del volontariato e del terzo settore, pilastri insostituibili della coesione sociale.

Patto sociale per il Nord: Propongo un nuovo accordo strategico che integri welfare, sanità e istruzione scolastica. Questi servizi essenziali devono essere rimodellati in base alle reali dinamiche demografiche e alle esigenze produttive specifiche delle regioni settentrionali.

Attraverso questa piattaforma porto avanti un'azione politica che vuole essere al contempo critica e fortemente propositiva. Chiediamo con fermezza che le risorse fiscali e i fondi nazionali siano destinati prioritariamente a opere pubbliche utili e alle concrete necessità locali. Ci opponiamo, oggi e sempre, alla logica assistenziale delle "cattedrali nel deserto" e a ogni forma di spreco del denaro pubblico.

Giorgio Bargna
Segretario Provinciale Como 
Patto per il Nord

mercoledì 1 aprile 2026

DAL POLITICO LOCALE ALLA GESTIONE NAZIONALE (VARIANTE TREMEZZINA)

 



La figura di Leonardo (Leo) Carioni è storicamente legata alla Variante della Tremezzina, principalmente per il suo ruolo politico come Presidente della Provincia di Como dal 2002 al 2012. Durante il suo mandato, Carioni è stato uno dei principali promotori dell'opera, definendola strategica per risolvere l'annoso problema del traffico sulla Strada Statale 340 "Regina". Sotto la sua presidenza sono stati mossi i primi passi decisivi per la progettazione e il superamento dei vincoli ambientali, lavorando con determinazione per ottenere i finanziamenti necessari e l'inserimento dell'opera tra le priorità infrastrutturali della Lombardia.

Tuttavia, l'avvio effettivo dei cantieri è avvenuto molto dopo il termine del suo incarico. E qui le domande sorgono spontanee.

L'approvazione del progetto definitivo da parte di Anas (stazione appaltante) è arrivata solo nel 2019, seguita da quello esecutivo nel 2022. I lavori sono iniziati ufficialmente il 29 novembre 2021 con una stima iniziale di spesa di oltre 390 milioni di euro. Oggi, stime non ufficiali parlano già di un rincaro di almeno un centinaio di milioni. La cifra è destinata a lievitare a causa di varianti in corso d'opera e spese aggiuntive impreviste, come la gestione dell'arsenico e degli idrocarburi rinvenuti durante gli scavi – dettagli clamorosamente sfuggiti alle perizie iniziali.

Anche la tempistica è un miraggio: la consegna era prevista in tempo utile per le Olimpiadi del 2026. A fine 2024 Anas ha dichiarato "possibile" la fine dei lavori entro il 2028, ma fonti locali e istituzionali, visti i continui intoppi, già ipotizzano uno slittamento tra il 2028 e il 2029.

Senza scendere in tecnicismi, ci troviamo di fronte all'ennesimo, logorante scontro frontale: da un lato la lungimiranza di un politico locale che ama il proprio territorio e progetta soluzioni; dall'altro il solito "carrozzone" a gestione nazionale che rallenta, burocratizza e rischia di affondare tutto. Parliamo di Anas S.p.A., dal 2018 parte del Gruppo Ferrovie dello Stato, controllata dal Ministero dell'Economia e vigilata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Ed è qui che il paradosso diventa evidente. Lo stesso Ministero delle Infrastrutture, guidato da Matteo Salvini, sta concentrando sforzi e risorse sul Ponte sullo Stretto di Messina, blindando uno stanziamento monstre di 13,5 miliardi di euro.

Miliardi contro milioni. Un paragone impietoso per un'opera, quella siciliana, lunga appena un terzo rispetto alla Tremezzina. Con una sola, amara certezza: la Variante della Tremezzina, una volta ultimata, sarà vitale e immediatamente utile a un intero distretto produttivo e turistico; sul Ponte di Messina, invece, si continua a discutere dalle calende greche, con i dubbi di sempre.

Se ami il tuo territorio, se ne vuoi il benessere e lo sviluppo, se pretendi che le tasse pagate dai cittadini del Nord restino qui per finanziare le nostre strade e i nostri servizi, sostieni o unisciti a "Patto per il Nord". Siamo l'unico movimento che ha ancora a cuore le istanze della nostra terra. L'unico che può legittimamente definirsi il vero "Sindacato del Nord"!

Giorgio Bargna

Patto per il Nord 

Como

giovedì 16 ottobre 2025

UNA SANITÀ CHE CI PROTEGGA PASSA SOLO DAL FEDERALISMO









 La sanità in Italia negli ultimi anni ha subito una regressione macroscopica, anche nelle regioni che ne facevano un vanto, quali la Lombardia, il Veneto e l'Emilia Romagna.

Ogni giorno leggiamo sui giornali e discutiamo nei bar di  carenza di personale e posti letto, di lunghe liste d'attesa per visite ed esami, dell'aumento della spesa privata a carico dei cittadini, della difficoltà nell'accesso ai servizi, specialmente per le fasce più vulnerabili della popolazione, che portano a un progressivo deterioramento del sistema.

E' evidente una macroscopica carenza sia di medici di base che di infermieri, con conseguente aumento del carico di lavoro per il personale esistente e necessità di ricorrere a medici "a gettone", con tutto quanto viene a costare "di ritorno" in confronto ai tagli effettuati, sia finanziari che di sistema.

La sanità italiana ha visto la fuga di decine di migliaia di professionisti negli ultimi vent'anni, spinti da condizioni di lavoro spesso non competitive rispetto ad altri Paesi. A ciò si aggiunge l'età media elevata del personale sanitario, con un ricambio insufficiente.

Le liste d'attesa per visite, esami e interventi sono diventate infinite, e la situazione ha subito una brusca accelerazione a causa della pandemia la quale ha anticipato, agli occhi di tutti, l'evidenza del problema.

Le problematiche di cui sopra portano molti cittadini a rinunciare alle cure (la salute è un diritto fondamentale dei cittadini sancito dall'Art. 32 della Costituzione) o a rivolgersi al settore privato, aumentando la spesa sanitaria a carico delle famiglie, già messe in difficoltà dai continui aumenti delle tasse e del costo della vita.

L'autonomia delle singole Regioni, vista la struttura dello stato che è centralizzata, ha concesso ad alcuni territori, capaci, anni d'oro ed ad altri, meno capaci, sangue e dolore. Una struttura federale dello Stato renderebbe efficace questo sistema che oggi risulta farraginoso e sostanzialmente inefficace; paradossalmente potrebbe addirittura migliorare, anzi rendere attivo, un sistema unificato. grazie alle collaborazioni tra sistemi regionali resi responsabili e consapevoli, privi della scure sulla testa imposta da un sistema centralista e burocratico.

E' comunque evidente una scelta politica, che si traduce in una situazione finanziaria, che rende evidente un sottofinanziamento cronico del sistema sanitario, che impedisce di far fronte ai cambiamenti demografici e all'aumento delle aspettative di vita, che crea insoddisfazione da parte del personale sanitario e un peggioramento del rapporto con i cittadini a causa delle difficoltà di accesso e delle condizioni lavorative stressanti.

Ovviamente anche la spesa per i servizi di prevenzione è drasticamente diminuita, mettendo a rischio la salute pubblica a lungo termine, condannando a volte a morte persone colpite da patologie a lungo termine. Ormai patologie come il diabete, i tumori e le malattie cardiovascolari sono tra le principali cause di mortalità e richiedono interventi che combinino stili di vita sani, screening precoce e terapie efficaci.

La situazione in parte mette in crisi anche l'industria farmacologica causando difficoltà nel reperimento di farmaci essenziali, anche causate dalla dipendenza dall'approvvigionamento estero e da fattori speculativi.

Patto per il Nord ha a cuore la salute non solo degli abitanti le regioni del Nord, ma quella di tutti, in Italia e nel mondo, anche se ovviamente potrà operare soprattutto in un area territoriale delimitata.

Siamo convinti che l'Autonomia Regionale in questo settore, come in centinaia di altri, giovi.

Denaro a disposizione direttamente e immediatamente, senza giri tortuosi e sottrattivi, e maggiore risposta diretta ai cittadini non possono che migliorare la situazione senza dover inventare formule magiche.

Salute e sanità, due fattori, due motivi in più per sostenerci, votarci, aderire al nostro movimento.

Per il Nord, Noi

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

mercoledì 24 settembre 2025

PONTE SULLO STRETTO, LE DIMISSIONI DOPO I DUBBI DELLA CORTE DEI CONTI


Avevo già scritto di questo l'ormai lontano 8 Agosto, dubbi sulle sicurezze strutturali, dubbi su ogni logica tecnico-economica, domandandomi quali reali interessi si celano dietro un progetto scadente, rischioso, costosissimo, che produrrebbe assai più danni che benefici.

Oggi 24 Settembre 2025 la Corte dei Conti ha chiesto "chiarimenti ed elementi informativi" sulla delibera del Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) che ha approvato il Ponte sullo Stretto, definendola una "ricognizione" più che una vera valutazione.

Il documento della Corte dei Conti mette in discussione diversi aspetti chiave del processo decisionale: dubbi sull’efficacia della delibera del CdM del 9 aprile 2025, che ha approvato i cosiddetti “motivi imperativi di interesse pubblico”, la Corte rileva assenza di alternative progettuali legate alla salute pubblica e alla sicurezza, emergerebbe un disallineamento economico tra la valutazione KPMG (10,481 miliardi €) e quella del quadro approvato il 6 agosto (10,509 miliardi €), con un aumento inspiegabile di oltre 27 milioni di €, bocciato anche il piano tariffario redatto dalla TPlan Consulting, giudicato inefficace nel garantire il rientro dei costi del progetto.

Risultato: il progetto del Ponte sullo Stretto appare segnato da gravi criticità, forzature procedurali e difformità rispetto alla legge.

La Corte dei Conti ha dato 20 giorni all'amministrazione per rispondere, dopodiché si riserva la facoltà di "decidere allo stato degli atti" o di consentire all'amministrazione di ritirare il provvedimento.

Oggi, come Patto per il Nord abbiamo chiesto le immediate dimissioni del Ministro Matteo Salvini, è chiaro che non è capace di portare avanti il suo stesso progetto, quindi invitiamo il Ministro a passare meno tempo sui social e più tempo in Ufficio dove troverà modo di scrivere e presentare al Presidente del Consiglio le sue irrevocabili dimissioni. 

Ovviamente sono il primo a sapere che la richiesta non verrà soddisfatta, ma era un passaggio necessario a nome degli abitanti del Nord, presi a pesci in faccia ancora una volta da parte di chi aveva promesso di difendere i loro interessi. 

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como



sabato 6 settembre 2025

MENTRE IL CASTELLO CROLLA, IL SOGNO DIVAMPA

 


El diseva ul me Pàa: "quant la melma la riva ai calcagn o che la spuza o che la fa dagn".

Oggi la maleodoranza della situazione e le caviglie bagnate stazionano in Via Bellerio.

Le mura del fortino stanno cedendo e si stanno cercando le contromisure. 

In questa situazione la Salvini Premier torna improvvisamente a parlare di Nord, a parlare, a fini elettorali di Autonomia (tema in cui non ha mai creduto ma che ha sempre spacciato al suo elettorato),proprio mentre viene accerchiata a 360° sulla questione Ponte sullo Stretto.

Attaccando l'uomo che sta guidando l'armata "Patto per il Nord" si accusano Grimoldi ed altri di essere dei trombati in cerca di vendetta. 

Fatto salvo che Grimoldi è stato l'ultimo Segretario eletto della Lega Lombarda prima che Salvini commissariasse ogni angolo della Lega, qui non c' è in atto nessuna vendetta, ma bensì la rinascita di un sogno tradito. 

Dobbiamo ringraziare Salvini per questo, perché è stato proprio lui, con le sue scelte sconsiderate, con il suo abbandono della cura del Nord, con le sue ciliegie mangiate in TV a spingere chi già da decenni aveva abbandonato la Lega e chi come me, pur non essendo mai stato leghista è fermamente autonomista, indipendentista ma soprattutto coerente con i propri ideali.

Il risultato lo si vede ogni weekend attraverso i nostri gazebo sparsi per tutto il Nord, lo si vede dalla rinascita di partecipazione che ha portato centinaia di persone ad unirsi al "Patto".

Sabato 13 Settembre 2025, attraverso le centinaia di gazebi, che saranno presenti in più di cinquanta province, le mura del castello salviniano subiranno un altro duro scossone e da qui in avanti quando si parlerà di trombati, Salvini dovrà stare attento che non si parli di lui!!!


Per il Nord, Noi 

Giorgio Bargna

Patto per il Nord Como

venerdì 8 agosto 2025

IL PONTE SULLO STRETTO, SOPRATTUTTO UNA QUESTIONE DI BUONSENSO

 



La nostra posizione sulla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina deve essere sicuramente una battaglia politica contro gli sprechi e i tagli al Nord ma anche il bisogno di dimostrare che il buonsenso sconsiglia a 360 gradi di portare avanti questo progetto.

Un progetto che viene propinato ciclicamente da decenni, che nemmeno lo strapotere del "Pentapartito" era riuscito a portare in opera ma che oggi rischia di essere realizzabile grazie a chi per anni ne è stato detrattore.

Evitiamo di vedere i "Pro", non credo proprio ne esistano, guardiamo i "Contro".

Intanto al momento sappiamo che i pochi assunti sono solo tecnici. Certo può essere normale all'inizio di un progetto, ma questo progetto ancora non ha raggiunto tutti i crismi necessari, gli stipendi di queste persone si.

Fossimo in Giappone, dove nemmeno si sognano una tale eresia, potrei fidarmi, ma qui stiamo parlando di costruire il più lungo ponte al mondo, che dovrebbe consentire il transito di mezzi gommati e treni ad alta velocità, resistere a terremoti, per quanto remoti, in grado di radere al suolo le città sulle due sponde. Sulla base di grottesche illazioni che ipotizzano una crescita delle zone interessate si vuole costruire, senza aver ancora illustrato un serio progetto esecutivo, un ponte strallato con una distanza di 3,3 km fra due pilastri di estremità. Definirla una sfida è semplicemente riduttivo. La Società Stretto di Messina e i committenti politici si stanno assumendo responsabilità enormi che non sono assolutamente ignote.

Fatte salve le critiche poste da esperti  di chiara fama quali Remo Calzona e Mario De Miranda sulle sicurezze strutturali, se andate ad indagare scoprirete che sono veramente rari i ponti strallati di grandi dimensioni su cui è ammesso il transito di treni. Oltre alle difficoltà tecniche derivanti dalle rotaie la spinta del vento potrebbe far oscillare pericolosamente l’impalcato, al punto che si prefigura uno stop al transito dei veicoli in caso di necessità. 

Aggiungiamo un peso, in caso di conflitti armati il ponte sarebbe un ovvio e facile bersaglio. 

Cerchiamo di essere obbiettivi, non è un ponte ciò che potrebbe determinare il decollo economico della Sicilia e della Calabria e dare concretezza a una città metropolitana dello Stretto. 

Poi volendo prendete le "Pagine Bianche" e telefonate agli abitanti di Villa S. Giovanni, vi confermeranno che nonostante stime gonfiate artificiosamente dai progettisti (il trend è negativo da decenni), il grado di saturazione dell’infrastruttura nelle ore di punta di un giorno medio non andrebbe oltre il 20%, ovvero la capacità dell’infrastruttura sarebbe ampiamente sovradimensionata e al di fuori di ogni logica tecnico-economica. 

Le merci viaggiano sempre più via mare e i siciliani preferiscono di gran lunga l’aereo, questo ve lo confermo per conoscenze personali.

Una volta realizzata l'opera dando per concesso che funzioni sicuramente il numero di personale in confronto allo spostamento marittimo porterebbe ad un calo di occupati in una zona già depressa di proprio.

Inoltre si è già discusso delle migliaia di famiglie che si vedrebbero espropriate le loro case, i loro terreni in territori vasti geograficamente rispetto al mero territorio interessato.

Alla fine di questa disquisizione poniamoci un quesito: quali reali interessi si celano dietro un progetto scadente, rischioso, costosissimo, che produrrebbe assai più danni che benefici? Poniamocelo pensando che in questo caso è lo Stato che dovrebbe pagare una penale  all’impresa di costruzione nel caso in cui l’opera non venga realizzata, quando invece è prassi che siano le imprese ad essere sottoposte a penali per la mancata o errata realizzazione dell’opera.

Giorgio Bargna, Patto per il Nord Como