martedì 14 aprile 2026

EGOISMO, L'ESSERE IO, L'ESSERE DIO




Come succede qualche volta prendo spunto da un pensiero di Marcello Veneziani, troverete in parte il suo pensiero, in parte il mio, due pensieri comunque simili.

Nella vicenda del ragazzino che ha accoltellato l'insegnante ci possiamo leggere il manifesto della nostra epoca, un macabro resoconto di una parte predominante della nostra società che incrociamo anche in altre vicende più recenti che vedono protagonisti i giovani, i più fragili davanti al mondo.

Veneziani isola, interpetra, il riassunto delle frasi del tredicenne, le identifica nella sindrome che affligge il nostro tempo. 

“Non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizia, mancanza di rispetto e banalità. Ucciderò la mia insegnante di francese. Sono unico, non imito casi precedenti. Voglio essere riconosciuto perché vado contro la norma. L’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita conta oltre la mia. E la vita è inutile se decidi di viverla come un topo. Le regole non sono cose da seguire ma da infrangere, perché devo vendicarmi”. 

Cosa possiamo riconoscere dentro l'Io di chi si crede Dio ed odia tutto ciò che non si riconosce in lui?

Sicuramente ci possiamo riconoscere del disagio più o meno sociale e come afferma Veneziani ci possiamo riconoscere anche il disprezzo della realtà e la considerazione di sé come Unico, Individuo Assoluto, senza limiti e freni. 

Io sono sempre stato un ribelle, ancora lo sono oggi, ma con un codice d'onore, una sorta di vademecum, con il rispetto per il prossimo.

Veneziani, e sono in accordo con lui, vede trasparire in quelle parole la voglia di emergere e distinguersi andando contro la norma e le regole, vendicandosi del mondo. 

Infine la regola regina dell’egoismo, anzi dell’autoesaltazione presente: conto solo io e la mia vita, non gli altri e la loro vita; non voglio vivere come loro una vita da topi.

Qui ragazzi, lasciamo perdere le congetture tipo famiglia difficile, caso isolato, istituzioni assenti.

Qui siamo davanti a un pensiero comune di questa epoca. 

Qui siamo davanti ad un  individualismo esasperato, per cui ogni interesse è accentrato su di sé e tutto il resto, ogni realtà oggettiva che non rientri nella propria sfera d’interessi, viene decisamente ignorata se non addirittura negata,

Qui siamo di fronte ad una miscela esplosiva che aggiunge a quanto detto nel paragrafo precedente egocentrismo, egoismo e narcisismo patologico. 

Cosa comporta questa filosofia di vita?

Chi la interpetra è disposto a rompere o rinnegare ogni genere di legame, ogni genere di impegno, è disposto anche a far del male agli altri, quando non si accontenta di trascurarli.

Sintetizza Veneziani, la traduzione più becera è: conto solo io, conta solo la mia vita, il resto non conta. È la fine delle relazioni e dei legami sociali, a partire da quelli più intimi, è la priorità assoluta di mettersi in salvo anche a costo di mandare alla malora chi ci è accanto. 

Se stessimo parlando di un caso isolato non sarebbe preoccupante a livello sociologico, ma questo è un pensiero diffuso, purtroppo non solo tra i giovani.

Come esplicita Veneziani l’egoismo-egocentrismo dei vecchi fa a gara con l’egoismo-egocentrismo dei ragazzi. 

È tutto un modello di società fondato sull’individualismo e sull’atomizzazione, magari “nobilitato” con aggettivi come liberale, libertario, liberista. La differenza è tra chi vive senza gli altri, e chi vive contro gli altri, con un ego aggressivo.

E qui torniamo al mio (ma anche della mia intera generazione) codice d'onore, alla sorta di vademecum, al rispetto per il prossimo.

Molti, soprattutto gli adulti, riescono a mediare tra il proprio egoismo e quello degli altri tenendo in piedi una sorta di utilità reciproca.

Ma per i giovani è molto più facile cadere nella versione negativa anche perché è difficile poi trovare limiti insuperabili una volta accettata la prospettiva individualista. 

Ci dice Veneziani che quel principio portato alle estreme ma coerenti conseguenze si riassume in una doppia equazione: Io cioè Tutto, Voi cioè Nulla. E si può sostituire voi col mondo intero, gli altri, la società, il prossimo, mentre resta inalterato e supremo l’Io-Tutto. Insomma davanti a episodi efferati come quello di Bergamo anziché scaricare tutto su un bambino malvagio, provate a scoprire quanta dose di quell’atteggiamento si nasconde in voi e intorno a voi. Allora si capirà che l’aspetto peggiore di quell’episodio non è il fatto di essere abnorme ma di rappresentare seppur in modo estremo una nuova, tremenda normalità. 

Sono questi i danni dell'atomizzazione, di una società in  cui gli individui sono isolati, privi di legami sociali significativi, di una dimensione pubblica condivisa e di un senso di appartenenza a una comunità.

La società atomizzata è caratterizzata da una profonda passività, da un egoismo diffuso, dalla mancanza di mutualità e purtroppo anche dall'abbandono dell'altro al proprio destino.

E l'altro, non molto raramente è nostro figlio, quindi assumiamoci anche noi le colpe. almeno fino quando non avremo ristabilito il senso di comunità perché vivere in comunità aiuta a trasformare la fragilità in risorse condivise e irrora la consapevolezza che il singolo conta per il gruppo e viceversa.

Giorgio Bargna