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sabato 13 giugno 2026

Giorgio Masocco: il Doge, il fratello, l’amico leale

 



Negli scorsi giorni, trattando di politica locale, sulle pagine canturine del quotidiano "La Provincia di Como", è finalmente emersa con forza sul territorio la presenza del movimento Patto per il Nord. 

Eppure, non sarà questo il tema principale di queste righe, per quanto rappresenti il perfetto trait d’union che collega Giorgio Masocco e Giorgio Bargna.

Tra me e Masocco non c'è una semplice amicizia o un banale rispetto: c'è una vera e propria fratellanza. Non quella di chi si ritrova al bar per giocare a carte o parlare di calcio, ma quella di chi condivide l'amore viscerale per il proprio territorio e accusa una certa classe politica — soprattutto chi in passato aveva promesso la luna — di averlo colpevolmente abbandonato. 

Voglio un immenso bene a Giorgio, l'unica persona, tra l'altro, ad avermi teso la mano nel momento del bisogno, tra mille persone che si sono nascoste.

Io e il Doge di Cantù arriviamo da storie e percorsi politici nati su fronti diversi. Eppure, da diversi anni, le nostre strade convergono con determinazione verso un unico, grande obiettivo comune: difendere e rilanciare la nostra terra.

Giorgio è noto per uno stile comunicativo diretto e spesso provocatorio; io, al contrario, sono più riflessivo, diplomatico e giornalistico.

Durante la sua carriera politica, Giorgio ha avuto il coraggio – o la follia – di presentarsi in via Bellerio per dare sfogo a tutta la sua franchezza contro la Lega Nord, decretando così la fine di un percorso brillante. È rimasto celebre anche per le sue proteste simboliche, come il "rogo" delle camicie e dei fazzoletti verdi nel 2015, che sancì la sua rottura definitiva con il partito.

Io, pur essendo idealmente più leghista, autonomista e federalista dei leghisti stessi, non sono mai stato iscritto alla Lega. Ho scelto di fare politica locale all'interno di una lista civica, restando fedele ai miei ideali autonomisti: nessun atto simbolico o clamore, ma un lavoro per il territorio portato avanti con fermezza e discrezione.

Era la mattina del Consiglio Comunale in cui Giorgio si preparava ad attaccare la Lega. Ivano, un amico comune, mi chiamò per dirmi che Giorgio voleva mostrarmi il suo intervento per avere un parere, poiché stimava il mio stile di scrittura sul web. Quel testo si rivelò perfetto, impeccabile nella forma e nella sostanza politica. Ma vi assicuro che, anche se non lo fosse stato, non avrei mai avuto il coraggio di toccarlo: l'amore che trasudava da quelle parole era travolgente. 

Il nostro sodalizio è nato quel giorno, anni fa, e continua tuttora.

Ci accomuna anche un altro aspetto: siamo due spiriti liberi, pur esprimendoci in modo differente. Se lui non frena né teme la propria irruenza, io canalizzo la mia indole anarchica nel rispetto del ruolo istituzionale che ricopro, anche se a fronte di un grande sforzo rispetto ai diktat che un'organizzazione politica inevitabilmente impone. 

Da anni, ormai, condividiamo lo stesso percorso politico.

Ricordo il "Fronte di Liberazione Fiscale", il "Grande Nord", il cammino nato a Biassono con Gianni Fava e, oggi, il "Patto per il Nord".

Ma questo articolo, come anticipato, non è dedicato al nostro movimento politico, bensì a Giorgio Masocco. 

All'apparenza può risultare antipatico e aggressivo, ma vi assicuro che è la persona più leale e onesta che io abbia mai conosciuto, soprattutto in uno scenario politico troppo spesso popolato da autentici "figli di buona donna".

Giorgione, è stato un lungo giro di parole, ma tutto si riassume in pochi vocaboli: ti stimo e ti voglio bene!

E ti aspetto per la prossima telefonata all'alba...

domenica 24 maggio 2026

Portafogli a dieta: il caso Como e la trappola dei rincari



Più o meno un mesetto fa sulle cronache locali si scopriva che una famiglia residente nel comasco nel 2026 sarà costretta a spendere 816 euro in più rispetto all’anno precedente.

Stando all'articolo pubblicato dal quotidiano locale "La Provincia di Como" una stima che si ricava da un analisi dei dati dell’inflazione colloca Como al primo posto in Italia tra le città che hanno subito,
lo scorso mese di marzo, la maggiore crescita del costo della vita.

Vediamo un attimo cos'è l'inflazione.
Tendenzialmente l'inflazione nasce da un disequilibrio tra la quantità di denaro in circolazione e la disponibilità di beni e servizi. In parole semplici, accade quando c'è "troppa moneta a caccia di troppi pochi beni".
Può succedere che i prezzi salgano perché la scarsità dei prodotti spinge chi compra a offrire di più.
Aumento dei costi di produzione ma anche che le aziende alzino i prezzi per non perdere guadagno se aumentano le spese.
Non succede da molto ma se gli stipendi salgono molto velocemente, le imprese scaricano il costo sui prezzi finali; è molto più attuale che se petrolio o gas costino di più, tutto il resto rincari.
Succede anche un errore macroscopico legato alla partitocrazia, se le Banca Centrale stampa troppo denaro, ogni singola banconota perde valore; succede anche che se la moneta nazionale si indebolisce, comprare prodotti dall'estero costa di più.

Ma anche la burocrazia incide sull'inflazione agendo come un costo di produzione indiretto che le imprese scaricano sui prezzi finali. In Italia, questo fenomeno è particolarmente evidente: il carico burocratico rappresenta una "tassa occulta" stimata in oltre 80 miliardi di euro all'anno, pari a circa il 3-4% del PIL.
La burocrazia alimenta l'inflazione attraverso tre canali principali:
Aumento dei costi operativi: Le imprese spendono tra 45 e 190 giorni lavorativi l'anno solo per adempiere agli obblighi amministrativi. Questo tempo sottratto alla produzione diventa un costo fisso che gonfia il prezzo di beni e servizi.
Barriere all'ingresso: La complessità normativa ostacola la nascita di nuove aziende, riducendo la concorrenza. Con meno competitor, le imprese esistenti hanno più facilità ad aumentare i prezzi senza perdere quote di mercato.
Ritardi negli investimenti: L'inefficienza della Pubblica Amministrazione rallenta l'adozione di nuove tecnologie e la digitalizzazione. Una bassa produttività impedisce di compensare l'aumento dei costi delle materie prime, rendendo i prezzi più sensibili agli shock esterni.

Quindi sebbene l'inflazione sia guidata principalmente da fattori monetari ed energetici, la burocrazia agisce come un moltiplicatore, impedendo ai prezzi di scendere anche quando le cause esterne (come il costo del gas) si attenuano.

Di questi ultimi giorni, se ne è discusso parecchio sui media, la notizia che la Premier Giorgia Meloni ha inviato una lettera alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, per richiedere una deroga specifica volta a fronteggiare il caro energia senza compromettere i conti pubblici.
Sostanzialmente l'Italia ha chiesto formalmente all'Unione Europea di escludere le spese energetiche dal calcolo del deficit previsto dal Patto di Stabilità.
In sostanza l'Italia punta a trasformare la crisi energetica in una "clausola di salvaguardia" per mantenere gli investimenti necessari alla crescita senza incorrere in procedure d'infrazione, ma non è esattamente così, tanto è vero che esperti e istituzioni monitorano con attenzione la dinamica del debito italiano, considerato ancora un elemento di fragilità.

Ma vediamo cos'è il Patto di Stabilità e Crescita. 
È l'accordo tra i paesi dell'Unione Europea per garantire finanze pubbliche sane. Nel 2024 sono entrate in vigore nuove regole approvate in via definitiva dal Parlamento Europeo che puntano a mantenere il deficit pubblico sotto il 3% del PIL ed il debito che deve rimanere sotto il 60% del PIL (o ridursi a un ritmo soddisfacente). Gli Stati che non rispettano i parametri possono subire procedure per disavanzo eccessivo.
In sostanza si tratta dell'insieme di regole che applica i vincoli europei ai bilanci di Comuni, Province e Regioni per assicurare che il sistema Paese nel suo complesso rispetti i target di deficit.
In questo periodo il governo ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti fino al 6 giugno 2026. L'intervento, varato il 22 maggio 2026, mirerebbe a contrastare i rincari legati alle tensioni internazionali. Il costo per le casse statali non sarà indolore, forse c'era da fare a meno e/o studiare altri tipi di manovra, ma evidentemente ci sono categorie da proteggere arrivando ad investire anche 200-300 milioni di euro  per portare  alla sospensione, rimarco, sospensione, dello sciopero previsto.

Ma questo agire è nell' indole della politica italiana.
Guardiamo ad esempio quanto è costato al contribuente il superbonus.
Il costo totale del Superbonus a carico dello Stato ha superato i 170 miliardi di euro, secondo le stime più recenti di maggio 2026, questa cifra rappresenta un aumento enorme rispetto alle previsioni iniziali, che stimavano un impegno di circa 35-36 miliardi.

Alcuni studi (come quelli del Consiglio Nazionale dei Commercialisti) suggeriscono che una parte della spesa (circa il 47%) rientri nelle casse dello Stato sotto forma di maggiori entrate fiscali generate dai cantieri e dai consumi, ma  altri parlano al massimo del 20%. quello che è sicuro è quanto economicamente ogni italiano ha messo a disposizione di poche e potenti categorie.
Dividendo la spesa stimata di 170 miliardi per la popolazione italiana, il costo teorico si aggira intorno ai 2.800 - 3.000 euro per ogni cittadino (inclusi neonati e anziani).

I dati pubblicati da "La Provincia" non sono solo statistiche: sono uno schiaffo alle famiglie comasche. 816 euro di rincaro annuo sono il frutto avvelenato di un sistema che ci munge come sudditi e ci ignora come cittadini.
Perché Como è la più colpita? La risposta sta nel cortocircuito tra una realtà locale produttiva e un sistema centrale parassitario.
L’inflazione non è un fenomeno meteorologico, ma una scelta politica. La partitocrazia romana ed europea ha inondato il mercato di moneta per finanziare bonus elettorali e spesa pubblica improduttiva. Il risultato? Il valore dei vostri risparmi evapora per mantenere apparati di partito che non producono nulla.
Il testo lo dice chiaramente: la burocrazia ci costa 80 miliardi l’anno. 
Ma chi alimenta questa giungla di timbri e permessi? 
Lo Stato centrale. Ogni modulo in più è un posto di lavoro creato per un burocrate nominato dalla politica, pagato con i soldi sottratti alle imprese di Como. È una "tassa occulta" che finisce direttamente nel prezzo del latte e del pane che comprate.

La soluzione può essere solo  federalista: trattenere le risorse.
Se Como è la città più cara, è perché siamo costretti a subire decisioni prese a centinaia di chilometri di distanza da chi non conosce le dinamiche del nostro territorio.
Se le tasse restassero sul territorio, potremmo abbattere i costi locali e sostenere il potere d'acquisto delle famiglie senza aspettare i "permessi" di Roma.
Non serve "riformare" la burocrazia, bisogna abbatterla. Meno uffici centrali significa meno costi per le imprese e prezzi più bassi per tutti.
Basta essere il bancomat d’Italia.
È ora di dire basta a un sistema partitocratico che crea inflazione per coprire i propri debiti. Vogliamo che la ricchezza prodotta a Como resti a Como, per difendere le famiglie da un carovita che ha un solo colpevole: lo Stato centralista.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


 

sabato 25 aprile 2026

FiIGLI DI UN BENESSERE CHE NON SA PIU' CREARE


 

Affidiamoci ancora una volta ai dati pubblicati dal quotidiano locale "La Provincia di Como" per poi sviluppare un tema.

Parliamo degli artigiani, e non solo di Cantù, stiamo parlando di una città che era strutturata sull'artigianato ed il piccolo commercio, una di quelle che più paga dazio, ma il discorso secondo me fila anche altrove. 

Nel 2025  le imprese artigiane canturine sono scese da 1.299 a 1.231 unità, 68 in meno.

Il quotidiano ci racconta che ogni settimana sparisce un attività, ma anche che nell'arco dell'ultimo decennio vi è stato un calo del 14,57%.

Chi rappresenta la categoria a livello di associazioni ovviamente guarda la parte piena del bicchiere, ma davanti a questi dati non si può nascondere la testa sotto terra.

E' chiaro anche a me che i tempi in cui sotto ogni appartamento a Cantù vi era una bottega artigiana sono un ricordo, ma mi è chiaro, che, malgrado i cambiamenti di mercato, un patrimonio culturale ed economico non possa essere buttato tra le ortiche.

Ma dicevo non solo artigiano, leggendo l'articolo scopriamo anche che a Cantù, nel 2025, chiudeva anche  un negozio ogni settimana.

Oggi è vero che esistono le tensioni internazionali (ma c'erano e anche più marcate negli anni addietro), che viviamo una supposta incertezza economica, che sopportiamo l’aumento dei costi e veniamo affossati da un assurda burocrazia, ma queste, se in parte sono dinamiche, in altra visione sono scusanti.

Oggi chi come me è nato negli anni 60 va in pensione portandosi dietro la sua dote di capacità e voglia di produrre con il cuore.

Dietro di noi c'è il nulla purtroppo.

In parte la colpa è nostra che "abbiamo sognato la laurea dei nostri figli", in parte i nostri figli non hanno conosciuto la "fame", non tanto quella del cibo, ma quella di faticare per imparare un lavoro, sicuramente duro, ma gratificante come quello dell'artigiano o del commerciante.

Si dice spesso che oggi non incoraggiamo i giovani, visti certi contratti capestro, ma dimentichiamo che chi ha la mia età a messo a disposizione il sacrificio, lavorando spesso al limite del gratis per anni, per imparare un lavoro, un arte, una produzione fatta col cuore.

Oggi manca proprio questo, il cuore.

Manca alle imprese, che , posso capire davanti al mercato, hanno abbandonato (salvo rare eccezioni) la qualità ed il sacrificio.

Manca a noi genitori che non siamo stati capaci di trasmettere la cultura del lavoro.

Manca a questi ragazzi che non hanno stimoli, nati troppo ricchi per aver bisogno di maturare e competere.

Manca ad una società che si è votata all'usa e getta.

Oggi se cerchiamo su internet le soluzioni ci suggeriscono una serie di interventi di strategia, utili ed efficaci sicuramente, ma che non comprendono che, malgrado questo, tra dieci anni non avremo nessuno in grado di sostituire nemmeno la molla di una tapparella.

Qui occorre intervenire sul territorio.

Ripristinare il senso di appartenenza, a Cantù come a Recanati, ad una categoria ed ad una storia.

Occorre far rinascere una comunità.

Bisogna capire tutti insieme che anche in un mondo che punta ad altro non si può vivere senza un falegname, un idraulico o un ferramenta esperto.

Torniamo a puntare sul sacrificio, sulla scuola professionale ed  all'insegnamento, altrimenti vivremo solamente di un caro e ricattante usa e getta.

Giorgio Bargna

 

sabato 4 ottobre 2025

FORZA E CORAGGIO (Trasformiamo l'appartenenza in libertà e benessere)



Quando pubblico utilizzo spesso il termine e l'hashtag appartenenza.

Non si tratta di un termine di poca importanza, anzi, è il fulcro di una comunità.

Nelle ultime settimane la Brianza è stata flagellata da un alluvione senza precedenti.

Ne sono usciti, quali fattori positivi, l'orgoglio, la tenacia, lo spirito di corpo e il senso di appartenenza dei brianzoli.

Soltanto a Meda, per fare un esempio, si sono attivati spontaneamente 700 volontari, su tutto il territorio, la Protezione Civile (sempre volontari sono) ha lavorato intensamente e senza tregua.

I Brianzoli, anche coloro che sono giunti qui come migranti, sono un Popolo, peccato lo siano a tempo determinato.

Indomiti si raccolgono nella forza lavoro, nella solidarietà, nella reazione davanti alle difficoltà anche più improvvise, ma poi si rivelano proni alle sodomizzazioni che lo Stato gli impone.

Quanto pagato in tasse non rientra in servizi, in sicurezza, in sanità, in trasporti, sempre più famiglie toccano la SOGLIA DELLA POVERTA' eppure non c'è ribellione, non c'è un azione di protesta se non tra le discussioni al bar o al lavoro.

Una volta si diceva: "asen lumbard paga e tas", questa è diventata una prassi.

E mi stupisco doppiamente quando vedo le persone manifestare o scioperare a favore della Palestina o per mille cause lontane da noi. 

Oggi mi rivolgo al mio Popolo, quello Brianzolo, quello Insubre, quello del Nord.

Il Mahatma Gandhi, quanto Nelson Mandela ci hanno insegnato che basta crederci per cambiare, protestare, ribellarsi senza violenza e ottenere la libertà.

Oggi Patto per il Nord offre l'opportunità di salire sul treno del Federalismo, dell'Autonomia Regionale, della cura e della tutela del NOSTRO Territorio.

E' l'ultimo treno che passa, Brianzoli, Insubri, Lombardi non perdete la coincidenza, non ci sarà una seconda possibilità.


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale Como

Patto per il Nord


Per il Nord, Noi!!!

 

domenica 28 settembre 2025

CON IL CUORE E CON L'ORGOGLIO

 



Vivo a Cantù e lavoro a Meda, in questi giorni in auto e sul furgone ho attraversato Meda, Cabiate, Mariano Comense, Cantù, compresa la mia beneamata Vighizzolo.

Ho visto scene che non avrei mai immaginato, cumuli di macerie accatastate a bordo strada, ho sentito le testimonianze di chi, sotto l'acqua che ha invaso abitazioni e strutture lavorative, ha lasciato ricordi, mobili, auto, attrezzi e macchine da lavoro, speranze di vita, investimenti economici e ha provato tanta paura per se stessi e per i propri cari.

Stavolta l'ondata di maltempo è stata più devastante del solito, ma so che con il cuore e con l'orgoglio che distingue i brianzoli, per molti di loro tutto verrà ricostruito e anche migliorato, però c'è un però…

Un però che capiranno meglio coloro che non ce la faranno a rialzarsi e coloro che usano la testa.

Noi Brianzoli siamo orgogliosi e tenaci, ma stupidi, non ci accorgiamo che con i soldi che da Roma non arrivano potremmo salvaguardare i nostri argini, così come le nostre case, le nostre scuole, i nostri servizi pubblici; dai trasporti alla sanità attraverso i servizi sociali.

Mi appello a voi miei conterranei, è ora di dire basta a tutto questo. tanto Nelson Mandela quanto il Mahatma Gandhi ci hanno insegnato che ci si può ribellare pacificamente.

Oggi Patto per il Nord è il treno su cui salire e attraverso il quale veicolare il Nostro Risorgimento, il movimento che ha a cuore le necessità dei territori del Nord, ogni giorno più impoveriti, ogni giorno più vessati, da una classe politica autoreferenziata, composta anche da molti lombardi.

Vi aspetto per creare insieme il cambiamento,

Giorgio Bargna

Segretari Provinciale Como

Patto per il Nord

sabato 5 aprile 2025

SALONE DEL MOBILE, ORGOGLIO DEL NORD

 


Purtroppo Domenica 6 Aprile non potrò essere presente presso l'Hotel Cavalieri a Milano al Consiglio Federale di Patto per il Nord.

Mi recherò in un altra zona di Milano ad allestire lo stand dell'azienda per cui lavoro al Salone del Mobile.

E' un attività perenne per me che da oltre 45 anni lavoro nel campo del mobile, ancora oggi che sono un pensionato, non riesco a staccarmi da un grave difetto, l'amore per il lavoro.

Ma non siamo qui a parlare di me ma del Salone del Mobile di Milano, simbolo della laboriosità, dell'ingegno, della forza sia dei Brianzoli che dei Lombardi che dei Settentrionali in genere; sebbene al Salone sia presente anche il resto d'Italia e qualche straniero la forza trainante di questo evento sono le aziende del Nord.

Il Salone del Mobile di Milano è ormai tradizione, è ormai un simbolo, anche se negli anni ha vissuto diverse forme e sfaccettature, comprese date e location.

Per questo dono dobbiamo ringraziare il Cosmit (Comitato Organizzatore del Salone del Mobile Italiano) l'ente che ha ideato e organizzato il Salone Internazionale del Mobile di Milano.

Tra i più antichi comitati della realtà fieristica milanese, Cosmit è stato fondato nel 1960 per iniziativa di Tito Armellini e di un piccolo gruppo di mobilieri aderenti alla Federazione Italiana delle Industrie del legno e del sughero, poi FederlegnoArredo. Nel 1961 organizza il primo Salone del Mobile Italiano alla Fiera di Milano.

Nella foto che ho utilizzato ci sono tutti, i fondatori del Salone del Mobile: Michele Barovero, Alessandro Besana, Franco Cassina, Piero Dal Vera, Vittorio Dassi, Angelo De Baggis, Mario Dosi, Aldo Falcioni, Angelo Marelli, Silvano Montina, Mario Roncoroni, Vittorio Villa, Angelo Molteni.

Era il 1961. La delegazione Alta Italia della Federazione Italiana delle Industrie del Legno e del Sughero, diretta da Tito Armellini, aveva deciso di interpellare le 13 migliori aziende del mobile italiano. Perché? Semplice. Dopo il boom della ricostruzione, in Italia non si vendono più mobili, bisogna andare all’estero. Ma le aziende italiane sono ancora piccole, non ce la fanno da sole. Che fare? Unirsi per organizzare una fiera a Milano e richiamare così l’attenzione degli stranieri. Fare sistema, insomma. Il 24 settembre di quel lontano 1961, 50 anni fa, si inaugura la prima edizione del Salone nel Padiglioni 28 e 34 della vecchia Fiera Campionaria. In poco tempo il Salone del Mobile diventa punto di riferimento mondiale del settore Arredo. E strumento dell’industria, che trova così uno straordinario veicolo di promozione della sua produzione.

E' mio orgoglio personale che ci siano molti canturini tra questi nomi così come Cantù può vantarsi de "La Selettiva del Mobile".

Alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, la necessità di rinnovare la produzione, ancora legata al gusto classico, spinse le autorità canturine a bandire un Concorso Internazionale rivolto ad architetti e designer di tutto il mondo.

Organizzata in stretta collaborazione con la Triennale di Milano, la manifestazione si svolse con cadenza biennale dal 1955 al 1975 e, almeno nelle sue prime edizioni, riscosse un indiscusso successo internazionale.

Ma molte sono state le iniziative legate al Salone del Mobile.

Ricordiamo tra le altre le due biennali dedicate a settori specifici del design: EuroCucina nel ’74 ed EuroLuce nel ’76, l'Eimu dedicata agli arredi per l’ufficio per arrivare, attraverso il Salone Satellite, al "Fuori Salone".

Questo evento garantito fino al 2032 è, oltre che un simbolo, il DNA del Nord che ama il lavoro e lo sviluppa in ogni settore e sicuramente il Nuovo Stato Federale che "Patto per il Nord" porterà alla nascita lo saprà cullare e sviluppare.


L'IDENTITA' DEL NORD E' RAPPRESENTATA DALLA LABORIOSITA' E DAL CORAGGIO, ORA IL VOSTRO CORAGGIO DEVE ESSERE SOSTENERE E ALIMENTARE "PATTO PER IL NORD", SOSTENERE ED ALIMENTARE UN NORD LIBERO E SOSTENIBILE.


Giorgio Bargna

Tessera 0624

Patto per il Nord







sabato 21 settembre 2024

Cantu' città dormitorio?


Sulle pagine canturine del quotidiano “La Provincia di Como”
  qualche settimana fa è stato trattato a lungo il tema “Cantu’, città dormitorio”?

Molti i pareri da parte di esperti del settore, ma la risposta vera a mio avviso non c’è.

A mio parere si descrive una mezza verità dicendo che la città a livello lavorativo e scolastico si sia spenta, ma siamo davanti a quello che potrebbe essere tanto un harakiri quanto un segno dei tempi moderni; tempi pre e dopo Covid,  anche,  se parliamo di una città poco vissuta fuori dagli orari di lavoro.

Abbiamo oggi davanti a noi una città di buone dimensioni che si sta sempre più popolando (malgrado la sicurezza diminuisca e il degrado cresca) ma non è riuscita sviluppare oltre, anzi a mantenere integro, il settore del legno che attraverso anche il suo indotto (produttivo e scolastico/sociale) è stata la fonte della ricchezza economica e sociopolitica della città, città che ha accolto, seppur per necessità, un immigrazione a larga scala e ha saputo pazientemente integrare autoctoni e “furest”.

Ci si preoccupa che un terzo dei canturini esca la mattina dalla città e torni la sera, credo che sia impossibile, almeno a livello lavorativo il contrario.

I dati sono chiari per quanto stampato sul quotidiano: i titolari d’azienda nel settore sono prettamente ultracinquantenni. Ma il ricambio generazionale, aggiungo io, non è mancato solo nei titolari, ma soprattutto nei dipendenti. Poi va aggiunto che il modificarsi della tendenza commerciale ha modificato gli assetti, non esiste più la “butéga” e con essa è scomparsa una certa cultura artigianale e pratica del lavoro in questo settore.

Lavoro nel settore da 45 anni, falegname da banco, falegname da montaggio, autista, imballatore, spedizioniere, lucidatore; oggi vedo che in nessuno di questi ruoli si trova un operaio preparato e soprattutto motivato e pronto a sudare. Purtroppo non possiamo stare tutti davanti al PC a programmare il lavoro, ci sono ruoli che la tecnologia non può soppiantare e che senza la trasmissione dell’esperienza sono destinati a sparire o a essere svolti dalla nuova immigrazione che purtroppo nel campo ha poca esperienza.

Se aggiungiamo poi il dato che, dice il quotidiano, piu’ del 14% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studiano e non lavorano dobbiamo anche chiederci se abbiamo trasmesso ai giovani la cultura del lavoro, anche se sicuramente negli ultimi tempi molti giovani si “autoeducano” attraverso internet e i social media.

Ma chiuso questo aspetto lavorativo passiamo a capire se Cantu’ è una città morta oppure vive socialmente.

Sicuramente dopo il tramonto non è piu’ la città che ho conosciuto da ragazzo piena di vita e di compagnie in piazza, piena di bar, con il cinema e due discoteche. Oggi col calar della sera nelle frazioni appaiono praticamente solo volti poco raccomandabili e cani che espletano bisogni; nel centro tra una rissa e l’altra troviamo ancora qualcuno in giro.

Ma questo non succede solo a Cantu’, in moltissime altre realtà è uguale, a volte anche in grandi centri come Como, Seregno e Monza. La stoccata finale l’ha data sicuramente il lockdown che ci ha abituati ai vari servizi di delivery, alla spesa online, alla pay tv, a comunicare sempre piu’ attraverso i social media. Questa costrizione associata a molte altre insicurezze già presenti ha svuotato le piazze e atomizzato ancor di piu’ le persone; a mio avviso c’è stata una scelta sociopolitica calata dall’alto a guidarci verso questo.

Durante la giornata la città grazie al lavoro, il traffico di passaggio e le scuole appare sicuramente piu’ viva, a tratti anche insostenibile per traffico e inquinamento, per mancanza di parcheggio in punti strategici e per la maleducazione dei conducenti di ogni genere di veicolo, dal monopattino al tir, passando attraverso le biciclette e i pedoni a volte.

Quasi sempre con un mezzo privato, che sia auto, moto o furgone: il 72,5%. Scarso l’utilizzo dei mezzi pubblici, come bus e treno: solo l’11,4%. È addirittura di più la fetta di popolazione che si muove a piedi o in bici: il 15,1%, la cosiddetta mobilità lenta.

«Non credo che questi dati possano essere rapportati a quel fenomeno delle cosiddette città dormitorio - afferma l’assessore alla mobilità Matteo Ferrari - Credo che debbano essere rapportati alla vicinanza con Milano per quanto riguarda l’attrattività scolastica, e con la Svizzera anche per l’offerta di lavoro. Credo che il confronto con il dato a livello nazionale debba tenere in considerazione questi due fattori importanti».

Mi fermo qui sul presente, sul futuro tocca a chi amministra questa città e a tutte le altre forze politiche in collaborazione con associazioni e cittadini trovare sul territorio le risposte ai problemi di mobilità, lavoro, socializzazione. Un lavoro a cui nessuno si deve sottrarre, non è più tempo di muro contro muro ma di sinergie e soprattutto di idee che magari coinvolgano e diano ulteriore importanza al polo “De Amicis” che dopo aver rappresentato la storia può rappresentare il futuro.

Giorgio Bargna

lunedì 25 marzo 2024

Il vuoto a rendere

 


Manca poco ormai alla campagna elettorale amministrativa.

Lo scenario questa volta è radicalmente modificato.

Unica certezza rimasta sono le scaramucce tra gli alleati di centrodestra, che però sembrano avere trovato una quadra.

A sinistra è stato tirato fuori l'asso nella manica, Antonio Pagani, persona che stimo moltissimo.

Poi c'è il vuoto lasciato da Lavori in Corso e Cantù Rugiada.

Poi sulla scena manca un personaggio istrionico, qualcuno che buchi il video, il carisma fatto persona.

Sta nascendo un movimento che potrebbe riempire lo spazio lasciato da LiC e CR.

Mancherà, per sua scelta personale, sullo scacchiere quel personaggio carismatico che avrebbe potuto fare ancora una volta la differenza.

Si sentirà la sua mancanza, la accetto, ma sarà fondamentale.

Saluto con tutto il cuore la persona che in alcuni momenti si è dimostrato un vero amico, di quelli che vedi raramente ma non ti negano mai una mano...

domenica 6 novembre 2022

L'Europa dei Popoli quale rimedio ai danni della Globalizzazione


 Non potrò essere breve nel cercare di illustrare la necessità di un autonomia fiscale ed economica quale contrappeso alla fine (o comunque alla staticità) del sistema capitalistico.

In stretti termini economici il Capitalismo sarebbe un sistema supportato da Partite IVA e Codici Fiscali che possedendo mezzi produttivi genera un profitto attraverso la vendita diretta o indiretta ad acquirenti degli stessi. Questo genera l'economia di mercato, contrapposta allo Statalismo. 

Politicamente invece, si intende definire quegli ordinamenti statuali che pongono il "capitale" al centro della tutela costituzionale. Negli anni, nei secoli e nelle varie tesi se ne è data una molteplice definizione, ma sostanzialmente possiamo sicuramente affermare che si tratta del sistema economico in cui i beni capitali appartengono a privati individui; o perlomeno questo è quanto ci hanno venduto e ci stanno "vendendo".

Sostenitori e detrattori, nell'epoca attuale vivono volenti o nolenti il capitalismo e, credo, sia intuibile per tutti che esso sia il  continuo tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita  a discapito di altri soggetti o di altre comunità. Non è cattiveria del genere umano, ma il naturale sviluppo di questo sistema sociopolitico/culturale, il quale, tra l'altro ha portato alla nascita di un altro fenomeno, la Globalizzazione, il fenomeno creato grazie all'intensificazione degli scambi economico-commerciali e degli investimenti internazionali su scala mondiale che, come "effetti collaterali", ha generato interdipendenze sociali, culturali, politiche, tecnologiche e sanitarie i cui effetti positivi e negativi andrebbero ben analizzati.

Tra quelli positivi potremmo allocare  la velocità delle comunicazioni e della circolazione di informazioni, l'opportunità di crescita economica per nazioni a lungo rimaste ai margini dello sviluppo economico mondiale. Tra i negativi lo sfruttamento, il degrado ambientale, il rischio dell'aumento delle disparità sociali, la perdita delle identità locali, l'aumento del potere di aziende economiche multinazionali a discapito delle sovranità nazionali e dell'autonomia delle economie locali. E questi ultimi aspetti politici interessano noi autonomisti.

A livello economico istituzioni quale la Banca Mondiale, la BCE, i Governi Occidentali ritengono che la globalizzazione abbia portato ad una maggiore crescita a livello globale, migliorando l'economia e le condizioni sociali dei paesi in via di sviluppo; molte organizzazioni non governative invece asseriscono che la globalizzazione sia legata ad un aumento delle disuguaglianze mondiali e, in alcuni casi, della povertà. Forse hanno ragione entrambe le fazioni, oppure entrambe potrebbero avere preso abbagli.

Io personalmente ritengo (e credo debba essere così per ogni autonomista che si rispetti) che si riscontri nella globalizzazione la diminuzione dell’autorità dello Stato-nazione, l'aumento del divario tra ricchi e poveri tra nazioni e dentro ogni nazione, la frammentazione culturale, l'assenza di confine (creando spaesamento), l'aumento di conflitti tra culture diverse e dei fondamentalismi. 

Sicuramente abbiamo vissuto un "americanizzazione", una sorta monocultura umana. Questo processo ha distrutto le identità culturali, dominate da una cultura consumistica, omologata e occidentalizzata. 

Fatto questo sunto, politicamente parlando, il capitalismo e soprattutto la globalizzazione oltre a minare la stabilità mondiale ha distrutto il "locale" ed ogni sua forma identitaria, sia economica che sociale.

Economicamente invece questa struttura, sorretta da fonti energetiche, per le quali quotidianamente si combattono guerre, fatica a stare in piedi ultimamente e questo influisce sulle economie degli stati nazionali, i quali si trovano sempre più poveri venendo a mancare ogni giorno di più il gettito fiscale a causa delle difficoltà riscontrate proprio da quelle partite IVA e codici fiscali citati all'inizio. Lo Stato pensa ovviamente prima a sostenere il proprio apparato e quindi ai territori locali e ai cittadini sono riservate solo le briciole accompagnate quotidianamente da nuovi balzelli.

L'autonomia locale ovviamente non è l'unica soluzione per svincolarsi dai danni che subiamo noi cittadini, ma è una buona contrapposizione che da nord a sud dovrebbe essere attuata, ma nord e sud d'Europa, quell'Europa dei Popoli che ridarebbe speranza e fiducia ai suoi abitanti.

Giorgio Bargna

domenica 3 marzo 2019

La nuova sfida

Sono ormai undici anni di attività politica sul campo i miei, spesi tutti in "Lavori in Corso" a Cantù, con una puntatina alle Regionali col movimento "Grande Nord".

Ma restiamo su Cantù, "Lavori in Corso", lista veramente civica, esperienza quasi unica di un movimento nato dal basso che raccoglie aderenti che provengono da ogni area politica e presumo unica lista civica che abbia mai governato una città di circa 40.000 abitanti.

Negli anni questo movimento ha avuto diversi assetti organizzativi, sono entrate e uscite parecchie persone (alcune veramente valide, politicamente di buona visione), cambiato non so quante sedi e/o luoghi di ritrovo, ha vissuto con forza l'opposizione e vissuto con forte passione e qualche momento di forte emotività l'amministrare Cantù.

Negli anni due cose non sono mai cambiate, la decisione assembleare delle scelte e alcuni capisaldi tra i militanti, tra tutti spiccavano Enzo Latorraca e Claudio Bizzozero, un unico obbiettivo, spesso due modi diversi di interpretarlo.

Negli ultimi due anni è venuta a mancare questa seconda peculiarità. 
Alla fine del mandato amministrativo Claudio ha sentito la necessità di scorare le tossine dell'impegno assunto seguendo solo marginalmente e "fuori Cantù" la politica. 
Enzo, dopo anni di militanza in LiC, da indipendente, si presenterà come candidato Sindaco in un alleanza che ospita un "partito romano"; a mio avviso un percorso contrario alla logica ma che sicuramente avrà il suo perchè e che rispetto.

Per fortuna "Lavori in Corso", grazie anche e soprattutto a loro, ha seguito un percorso di maturazione tale da potersi permettere di continuare la propria azione anche senza le due figure che per anni l'hanno guidata.

Sarà, per quanto già scritto qualche riga sopra, l'Assemblea a dettare le scelte di questa prossima campagna elettorale cittadina, questo però non mi impedisce di esternare alcuni pensieri in merito.

Cantù, elettoralmente, è una città di destra, con elettori che fanno richieste e ragionano secondo questo pensiero. Starà a LiC sapere recepire queste mostranze e farle proprie, portandole avanti col proprio stile, che sicuramente prevede colpi di fioretto, anche se precisi e significativi, e non di sciabola.

Starà a Lic raccogliere dentro di se, attorno a se e alla fine dentro le urne quel popolo di destra canturino che in questi anni non si è sentito soddisfatto dalle azioni della coalizione di centro-destra canturina, ma innanzitutto ascoltarne, capirne e soddisfarne le istanze.

Sarà proprio la maturità politica acquisita a portare a capire queste esigenze alla parte più mancina dell'Assemblea e di contraltare a suggerire alla parte destrorsa di ascoltare ancora una volta le istanze dei cittadini di sinistra che non si affidano a "gioiose macchine da guerra".

Staremo comunque  a vedere, buone elezioni a tutti,
Giorgio Bargna

giovedì 25 gennaio 2018

Perchè GRANDE NORD

Da una decina di anni pratico politica attiva.
Tre aggettivi sono sempre stati il mio faro.
Autonomia, Responsabilità, Partecipazione.

Ho sempre creduto nel Localismo, nel Federalismo Municipale, nella vera Sussidiarietà.
Dieci anni di vita politica all'interno di una vera Lista Civica canturina, sempre però con l'intenzione di portare i miei valori fondanti fuori le mura cittadine.
Alcuni progetti civici, altri più autonomistici, oggi una nuova, più concreta possibilità: GRANDE NORD.

Perchè candidarsi alle Elezioni Regionali all'interno delle liste di questo movimento e sostenerlo in toto?
Innanzitutto perchè è l'unico movimento che davvero sostiene le istanze del Cittadino Lombardo.
Poi perchè con l'amico di sempre, Claudio Bizzozero, amiamo le missioni che possono sembrare impossibili; perchè so dove voglio arrivare e solo un movimento politico, GRANDE NORD, vuole arrivare dove voglio arrivare io.

Per anni la Lombardia ha sostenuto l'intera nazione, erano altri tempi, altre situazioni.
Oggi l'Italia è un cadavere che cammina e per essa non esiste più una cura efficace, è ora dunque di pensare alla nostra Regione, alla nostra Terra di appartenenza o residenza, alle nostre Città, ai nostri FIGLI!!!

Una vota ancora mi metto in gioco, perchè il nostro futuro siamo noi stessi, le nostre azioni, i nostri ideali.

Quindi senza indugio vi invito a votare me e gli altri Candidati di GRANDE NORD, vi invito a sostenerci in campagna elettorale, vi invito a partecipare alle nostre riunioni, a frequentare i nostri banchetti, ogni altro appuntamento. Vi invito a portare le vostre istanze, i vostri suggerimenti, la vostra voglia di cambiamento.

LOMBARDIA AUTONOMA,

Giorgio Bargna

martedì 31 ottobre 2017

Solo uniti si vince

Di anni oggi ne ho 53, da dieci faccio politica attiva a livello locale (con le mie piccole soddisfazioni), da quando portavo i pantaloni corti seguo la politica e mi "faccio" le mie idee seguendo quanto mi suggeriscono cervello e istinto.

Da almeno trent'anni sono convinto che questa struttura di Stato (anche di Europa) sia una lesione ai miei diritti fondamentali di sopravvivenza, me lo certifica ogni giorno di più la fatica a far quadrare il mio bilancio familiare di fronte a tasse e balzelli, di fronte a bollette e spese varie, di fonte a continui tagli ad una vita dignitosa, il tutto per mantenere un apparato macchinoso, burocratico e mangiasoldi.

Sarà anche un ragionamento fin troppo lineare ma sono convinto che più vicino a casa mia sia il mio amministratore più io lo posso controllare e più lui si deve preoccupare della mia vigilanza. Da sempre sono convinto che più piccolo è il recinto e meno bestiame da foraggiare ci entra, che più sono vicino alla mia amministrazione e meno territorio essa controlli più io sia in grado di venire a conoscenza delle politiche e delle pratiche amministrative.

Di fondo sono un indipendentista (va detto), ma sono anche un realista e so che l'Indipendenza, quella vera, in queste lande del Nord Itaglia è un mero miraggio; si tratta di una speranza che in pochi purtroppo coltiviamo.
Da realista mi rendo conto che meno utopico è il sogno di un' Autonomia Fiscale da andare a cercare di concretizzare.

Qualche giorno fa in Lombardia e Veneto abbiamo votato un Referendum, che per propria natura smuoverebbe ben poco, ma che ha lanciato un messaggio chiaro a questo Stato.

Il 50% degli abitanti di due delle regioni più produttive "itagliane" ha mandato un chiaro messaggio a Roma, la metà dei Lombardoveneti (ritengo la parte che congloba le istanze delle partite IVA, dei pensionati e dei dipendenti privati) hanno detto: SIGNORI CI SIAMO ROTTI IL CAZZO!!!

Ora certamente la quadra è dura da trovare, i burocrati e i politicanti di professione, chi muove la finanza e chi vive di parassitarismo difficilmente molleranno le briglie, ma è giunta l'ora di fare la voce grossa, ci siamo contati e siamo in tanti a dire che questa forma di Stato non ci sta bene.

Il realismo mi chiede dove possiamo sperare di arrivare.
Beh io dico che se questa onda d'urto di protesta contro lo Stato Centralista continua a restare coesa possiamo ambire a pretendere che una Regione, una Provincia possa ottenere lo status di Autonomia che oggi è riservata a poche Regioni e Province.

In questi anni di politica attiva mi sono speso parecchio, in compagnia principalmente di Claudio Bizzozzero che ha fatto il lavoro più duro, nel tentativo di unire i movimenti che si spendono in nome di una forma diversa di Stato: posso definirla una missione impossibile; troppe bandiere, troppi veti.
Occorre trovare una Bandiera grossa a cui dare un sostegno, una grande pianta che raccolga sotto i propri rami ogni indipendentista, ogni autonomista, ogni ribelle, ogni giusta causa.

Oggi credo di potermi spendere in una scommessa che si chiama "Grande Nord", certo non può mettere d'accordo ogni movimento alternativo allo Stato Itagliano, forse non può piacere a tutti per svariati motivi, ma è l'unico movimento presente sullo scenario politico attuale che sia in grado di sostituire la Lega in quello che è stata per anni: il collante di tutte le istanze anti Itaglia.
Il mio invito a tutti gli indipendentisti, a tutti gli autonomisti, ad ogni federalista è questo: uniamoci qui e facciamo il culo a Roma, le prossime elezioni regionali sono cruciali, facciamoci sentire uniti !!!

Giorgio Bargna


mercoledì 25 ottobre 2017

Si parte dai Referendum

Analizzare i risultati dei due Referendum sull'Autonomia rischia di essere difficile e rischioso; la situazione si apre a diverse sfaccettature, non sempre facili da mettere sotto analisi.

I numeri dicono che circa il 40 e il 60 per cento degli aventi diritto al voto nelle due Regioni chiedono quantomeno più Autonomia. Io credo fermamente che molti di loro sognino indipendenza, io faccio parte di questa categoria.

Parliamo di numeri che sono la caratura di un voto che è stato anche trasversale, un voto che ha compattato Partite IVA e maestranze in una protesta concreta rivolta contro uno stato vessatorio che sottrae loro almeno il 65% di quanto monetizzato col sudore della propria fronte; non un voto di classe dunque, ma un voto di sopravvivenza.

Già da ieri ogni fazione contrapposta guarda, secondo la propria convenienza, al fatto che il 50% dei cittadini delle due regioni più produttive del Nord si è espresso a favore dell' Autonomia, raccontando la propria verità.

Io vedo un bicchiere mezzo pieno. Un voto, che malgrado tutto quanto si è raccontato in questi giorni, non è stato di bandiera meramente politica. Un voto che ancora una volta segnala un disagio molto forte che deve essere ascoltato.

Qualche amico della sinistra più radicale ammiccava oggi che l' Emilia Romagna è arrivata gratis a chiedere quanto noi abbiamo chiesto con il Referendum di domenica. Penso che abbiano fatto bene questi amministratori ad intraprendere quel percorso perchè a loro basta un barlume di autonomia.

Il Lombardoveneto invece sogna altro, molto di più, è partito da quanto era possibile mettere in campo per iniziare un percorso ben più lungo che vuole portare quantomeno ad autonomie molto più marcate.

Sono in cuor mio convinto che ogni elettore domenica è andato a votare sognando la massima autonomia e bene ha fatto il Governatore Veneto ad alzare il tiro, li si deve arrivare passo a passo, partendo da questo bicchiere mezzo pieno.


Giorgio Bargna

domenica 3 settembre 2017

Los von Rom

Gli ultimi 11 anni della mia vita hanno visto speso il mio tempo libero nella politica attiva praticata all'interno della "Coalizione Civica Lavori in Corso", grande ed affermato laboratorio politico locale canturino.

Sei anni di opposizione e cinque al governo della città quale aderente all'Assemblea del movimento, nove anni da membro della Segreteria Politica, un anno da Presidente del Movimento, due anni da Prosindaco di Vighizzolo formano il mio curriculum politico.

Le esperienze migliori, più importanti, più concrete,  senza dubbio sono stati gli anni da Prosindaco e i mesi in cui, in collaborazione soprattutto con Mimmo Arnaboldi, ho contribuito in modo altamente concreto a quelle modifiche dello Statuto Comunale che hanno finalmente istituito a Cantù gli "Strumenti di Partecipazione Politica" dei Cittadini.

Quella di "Lavori in Corso" è stata una grande esperienza che continuerò a praticare quasi sicuramente, ma questi anni, soprattutto i cinque di governo, hanno rafforzato in me un vecchio convincimento.

Possiamo cercare al meglio di governare un territorio locale, ma non ci riusciremo mai appieno finché saremo stretti nel giogo burocratico e partitocratico di questa Nazione centralista, accentratrice e vessatrice nei confronti degli enti locali e dei cittadini.

Continuerò dunque il mio percorso canturino, ma mi impegnerò insieme a qualche amico verso la ricerca dell'Indipendenza della Lombardia, ancor meglio, se possibile dell'Indipendenza, di una Regione Insubre.

Cercherò, cercheremo, non potrò farlo certo solo, un vero percorso indipendentista che nulla avrà a che vedere con quello di chi da anni si sciacqua la bocca con questo tema ma che in un quarto di secolo ancora non è riuscito a tenere sul territorio un centesimo in più pur governando a Roma e a Milano.

Buona Indipendenza a tutti,

Giorgio Bargna

lunedì 1 maggio 2017

"Populismo" o "Libero Pensiero"?

Preso spunto da una recente intervista ad Alain de Benoist, che potete leggere qui.

Si parla di “populismo”, riflettendo su quanto trattato in un convegno tenutosi sul tema, un mesetto fa, a Milano.

Non viene difficile evincere che sia davvero “la crescente diffidenza di una parte sempre più ampia della popolazione non solo nei confronti della politica ‘classica’, ma anche rispetto alle élite mediatiche, economiche, finanziarie e istituzionali, che vengono percepite come oligarchie ripiegate su se stesse e preoccupate unicamente dei loro interessi” ad alimentare quel fenomeno che i “padroni del vapore” amano etichettare quale becero “populismo”.

Ad integrazione di quanto espresso nell’articolo ritengo che non solo lo scollamento tra i partiti di sinistra ed i propri elettori abbia alimentato il fenomeno dell’allontanamento dalla fiducia verso il sistema politico; anche i partiti di destra ormai hanno deviato la propria rotta e si sono pronati completamente al puro dominio commerciale, burocratico e tecnocratico.

Ogni partito tradizionale (ed i suoi derivati) ha ormai omesso di avere dei principi e degli orientamenti. Il Cittadino si ritrova orfano, non ha più punti di riferimento e rappresentanti di “settore” e quindi nella peggiore delle ipotesi alterna voti a questo e quel partito, nella migliore si astiene … io ribadisco un concetto che esprimo da anni: due sono le possibilità, o si “invadono” i partiti o se ne fondano dei nuovi, freschi e liberi dall’elefantiasi politica, burocratica e tecnocratica.

Come espresso anche nell’articolo, da questi presupposti germogliano le richieste di nuove forme di democrazia: democrazia diretta, partecipativa, referendaria e via dicendo; quelli che sono i valori fondanti della Lista Civica Canturina in cui milito, Lavori in Corso.

Come espresso nell’intervista ormai la situazione si è capovolta, il numero degli insoddisfatti doppia ormai quello dei gratificati ed inoltre bisognerebbe analizzare bene, vista la natura burocratica del nostro sistema, tra questi compiaciuti quanti lo sono in quanto parte attiva dell’ingranaggio.

Il così detto “populismo”, il “Libero Pensiero” come preferirei definirlo, è un fenomeno che ciclicamente non può che ripresentarsi, la storia si ripete continuamente con le proprie storture e conseguentemente sorge chi ambisce a rettificare il percorso … oggi però i “padroni del vapore” si ritrovano a confrontarsi con timori molto più enormi di quanti ne  avessero i propri predecessori.

L’epoca attuale è alimentata, oltre che da una maggiore cultura, dal ruolo di Internet come fonte alternativa d’informazione e dall’importanza assunta dalle reti sociali.

Quanto appena elencato contrasta concretamente l’operato di quei partiti tradizionali che tentano di imbrigliare il “popolo ribelle”, di operare nell’addescamento degli insoddisfatti, li limitano nell’attuazione di nuove opere di “fascismo”, più o meno cruento e/o lampante  che sia.

Nell’articolo de Benoist evidenzia un concetto che ormai diffondo, quale consolidato, da lungo tempo: “l’asse orizzontale è stato rimpiazzato da uno verticale: il popolo contro le élite, ‘ciò che sta in basso’ contro ‘ciò che sta in alto’.”

Prosegue poi con un altro concetto a me caro: “Le persone hanno ormai l’impressione che uomini ‘di destra’  e ‘di sinistra’ siano sostanzialmente legati alle stesse idee, e che a variare siano solamente le scelte dei mezzi per raggiungere gli stessi obbiettivi”.

Al termine della disamina il pensatore francese traccia le conseguenze pratiche di questa sorta di ribellione non ancora esplosa completamente: “La vittoria del populismo segna l’ora del declino dei grandi partiti governativi, che in passato si stagliavano sulla scena politica ma oggi non rappresentano altro che frazioni elettorali sempre più ridotte. Il Grecia, l’arrivo al potere di Syriza ha quasi fatto scomparire l’antico partito socialista, il Pasok. In Austria, le ultime elezioni presidenziali hanno visto opporsi un populista e un ecologista. Nei Paesi Bassi, nelle ultime elezioni il partito socialista ha perso ventinove deputati su trentotto. In Francia, il partito socialista sarà per la prima volta assente al secondo turno delle elezioni presidenziali, e potrebbe accadere la stessa cosa agli avversari ‘repubblicani’. Partiti che, alternandosi, sono stati al governo per più di trent’anni”.

Che ora il tutto si sviluppi in modo evidente anche in Italia è la mia speranza.


Giorgio Bargna

sabato 25 marzo 2017

(Seconda) Lettera aperta a Claudio Bizzozero

Caro Claudio, ti scrivo per la seconda volta in pubblico.

In pubblico perché un messaggio privato scorre via o si cancella, in pubblico perché ho la speranza di poter fare il bene tuo, di LiC e di Cantù.

Parto da lontano; sin da piccolo ho sempre seguito la cronaca e la politica, ricordo ancora i servizi di Antonello Marescalchi dalle alture del Golan e le tribune politiche di Ugo Zatterin.

Ho sempre seguito la politica senza praticarla attivamente.
Da quel ribelle che sono ho sempre pubblicizzato e votato (giunta l'età) quei movimenti che uscivano dal coro.

L'Msi perché messo fuori dall' "Arco Costituzionale", libero da "mani in pasta" e guidato da un leader affascinante come il mio omonimo Almirante.

I Radicali in quanto liberali, libertisti, sempre esclusi e sempre avanti un passo verso il progresso intellettuale ... guidati da un altro personaggio di grande carisma, Marco Pannella.

La Lega della prima e della seconda ora, quella ribelle e quella guidata da colui che sembrava un guerriero e da Gianfranco l'inarrivabile.

L'MSI si è smontato a Fiuggi, i Radicali si sono persi in mille alleanze che hanno svanito i loro sogni, la Lega si è disciolta come neve al sole davanti al Campanile di S.Marco una mattina di Maggio.

Una domenica di dieci anni fa fui avvicinato, uscendo da Messa, dagli attivisti di "Lavori in Corso". Federalismo Municipale, Responsabilità, Partecipazione, musica per le mie orecchie...otto giorni dopo entro per la prima volta nell'allora sede di Via Milano; amore a prima vista per il movimento e per il suo leader, una passione che vivo ancora.

In questi anni ho imparato molto su come si vive in comunità, di come si decide in gruppo, su come si ama e vive una città, su come ascoltando chi la pensa in modo diametralmente diverso da te si possa apprendere.

In questi anni ho ammirato la tua capacità di trovare sempre una risposta, una sintesi; la tua abilità a trovare la risoluzione ai contrasti che le due anime di LiC (da sempre presenti) mettevano in scena.

Poi i cinque anni di amministrazione: sei stato Sindaco e sei stato Claudio.

Sarò di parte, ma ritengo tu sia stato (grazie anche a chi ti ha affiancato) il miglior Sindaco che Cantù abbia avuto (almeno negli ultimi trent'anni) e questo resterà sempre il mio attestato di stima per te.

Sei stato però anche Claudio ed è anche questa una cosa che ho amato ... poi sei diventato sempre più Claudio e qualche volta ho faticato a capirti.

Oggi sei troppo Claudio, utilizzando anche termini che mi avevi insegnato a non utilizzare, e questo troppo Claudio non giova a me, a Cantù, a Lic, a Francesco e a quanti hanno creduto in te e in noi.

Ti chiedo, smetti di essere troppo Claudio e torna ad essere quel "Faro" che ci ha illuminato per anni.

Ti chiedo di non farmi perdere un altro "leader" in cui credere, di cui fidarmi; di non farmi pensare che allora è inutile impegnarsi.

Con affetto,
Giorgio