Negli scorsi giorni, trattando di politica locale, sulle pagine canturine del quotidiano "La Provincia di Como", è finalmente emersa con forza sul territorio la presenza del movimento Patto per il Nord.
Eppure, non sarà questo il tema principale di queste righe, per quanto rappresenti il perfetto trait d’union che collega Giorgio Masocco e Giorgio Bargna.
Tra me e Masocco non c'è una semplice amicizia o un banale rispetto: c'è una vera e propria fratellanza. Non quella di chi si ritrova al bar per giocare a carte o parlare di calcio, ma quella di chi condivide l'amore viscerale per il proprio territorio e accusa una certa classe politica — soprattutto chi in passato aveva promesso la luna — di averlo colpevolmente abbandonato.
Voglio un immenso bene a Giorgio, l'unica persona, tra l'altro, ad avermi teso la mano nel momento del bisogno, tra mille persone che si sono nascoste.
Io e il Doge di Cantù arriviamo da storie e percorsi politici nati su fronti diversi. Eppure, da diversi anni, le nostre strade convergono con determinazione verso un unico, grande obiettivo comune: difendere e rilanciare la nostra terra.
Giorgio è noto per uno stile comunicativo diretto e spesso provocatorio; io, al contrario, sono più riflessivo, diplomatico e giornalistico.
Durante la sua carriera politica, Giorgio ha avuto il coraggio – o la follia – di presentarsi in via Bellerio per dare sfogo a tutta la sua franchezza contro la Lega Nord, decretando così la fine di un percorso brillante. È rimasto celebre anche per le sue proteste simboliche, come il "rogo" delle camicie e dei fazzoletti verdi nel 2015, che sancì la sua rottura definitiva con il partito.
Io, pur essendo idealmente più leghista, autonomista e federalista dei leghisti stessi, non sono mai stato iscritto alla Lega. Ho scelto di fare politica locale all'interno di una lista civica, restando fedele ai miei ideali autonomisti: nessun atto simbolico o clamore, ma un lavoro per il territorio portato avanti con fermezza e discrezione.
Era la mattina del Consiglio Comunale in cui Giorgio si preparava ad attaccare la Lega. Ivano, un amico comune, mi chiamò per dirmi che Giorgio voleva mostrarmi il suo intervento per avere un parere, poiché stimava il mio stile di scrittura sul web. Quel testo si rivelò perfetto, impeccabile nella forma e nella sostanza politica. Ma vi assicuro che, anche se non lo fosse stato, non avrei mai avuto il coraggio di toccarlo: l'amore che trasudava da quelle parole era travolgente.
Il nostro sodalizio è nato quel giorno, anni fa, e continua tuttora.
Ci accomuna anche un altro aspetto: siamo due spiriti liberi, pur esprimendoci in modo differente. Se lui non frena né teme la propria irruenza, io canalizzo la mia indole anarchica nel rispetto del ruolo istituzionale che ricopro, anche se a fronte di un grande sforzo rispetto ai diktat che un'organizzazione politica inevitabilmente impone.
Da anni, ormai, condividiamo lo stesso percorso politico.
Ricordo il "Fronte di Liberazione Fiscale", il "Grande Nord", il cammino nato a Biassono con Gianni Fava e, oggi, il "Patto per il Nord".
Ma questo articolo, come anticipato, non è dedicato al nostro movimento politico, bensì a Giorgio Masocco.
All'apparenza può risultare antipatico e aggressivo, ma vi assicuro che è la persona più leale e onesta che io abbia mai conosciuto, soprattutto in uno scenario politico troppo spesso popolato da autentici "figli di buona donna".
Giorgione, è stato un lungo giro di parole, ma tutto si riassume in pochi vocaboli: ti stimo e ti voglio bene!
E ti aspetto per la prossima telefonata all'alba...

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