sabato 27 dicembre 2025

TRA TRADIZIONE ED INDUZIONE

 



Introduciamo l'argomento utilizzando un termine sconosciuto ai più, utilizzato principalmente da "filosofi ed addetti ai lavori": Restanza.

Vediamo come l' Accademia della Crusca ne da definizione:

"Atteggiamento di chi, nonostante le difficoltà e sulla spinta del desiderio, resta nella propria terra d’origine, con intenti propositivi e iniziative di rinnovamento".

Proseguiamo con questa frase:

“Che diresti se avessi un popolo che non ha neanche tradizioni? Ogni famiglia nuova che arriva non porta con sé nulla. Nulla di sano e di stabile, se non quegli occhi sbarrati sull’ambiente e quel terrore di non essere come tutti. Due qualità negative e infine che riducono l’uomo a livello della scimmia da circo. Prova a pensare a un popolo che non ha morti. Cosa vuol dire un popolo che ha perso anche questa, che è l’ultima devozione che si perde?”

Scrisse queste parole, nel lontano 1938, Corrado Alvaro, uno dei più acuti osservatori della crisi dell'identità moderna. 

Snoccioliamo per punti come Alvaro descriva la nascita di un "uomo nuovo" svuotato di profondità storica:

Evidenzia che senza l'apporto di una tradizioni, senza un passato condiviso, l'individuo non ha radici e risulta facilmente plasmabile.

L'appunto forte sul conformismo su come il "terrore di non essere come tutti", trasforma l'essere umano in un automa che scimmiotta gli altri nell'unico tentativo di sopravvivere, emergere, socialmente, perdendo la propria dignità e peculiarità.

L'accenno ad un popolo che non onora i propri morti è un urlo di disperazione.

Ci si trova di fronte alla perdita del senso del tempo, della memoria e della continuità. 

L'insieme si traduce in una critica feroce all' omologazione, parte integrante, in forma massiccia, della modernità condizione, laddove la paura del giudizio altrui sostituisce i valori morali e la storia personale.

Nei secoli le nostre lande hanno conosciuto molte emigrazioni fisiche, sia dal Nord Italia che dal Sud, sia verso l'Europa che verso le Americhe, ma hanno vissuto anche una strisciante, invisibile, subdola emigrazione morale.

Si può, è successo, emigrare anche da una Patria Storica, dalle tombe dei nostri padri e madri, dalle tradizioni, da una famiglia, dall' insieme di famiglie. 

Si emigra verso la società dei consumi, dove impera, ogni giorno di più, una tecnologia a volte perversa, tanto che la maggior parte della gente non ha più nemmeno un popolo o una famiglia. La tecnologia brucia le tradizioni e riempie le motivazioni decisionali di ciascuno di egoismo individualista. La pubblicità le aggiorna e aggrava.

Proviamo a dare un significato ad un altro termine: Tradizione.

lo faccio poeticamente, stiamo parlando degli scopi e degli obbiettivi che hanno motivato le generazioni passate, dignità, modi di fare le cose più essenziali, ma soprattutto i suoi significati e valori morali, tutto ciò che dà sapore agli usi e costumi. 

Un primo punto di svolta, il cambio tra tradizione ed induzione, è coinciso con la fine della Seconda Guerra Mondiale, un Armistizio, una Liberazione barattati con l’invasione dei consumi a volte utili, spesso futili, che hanno condannato il Paese ad una dipendenza economica, psicologica, che sono diventate come un’emigrazione da se stessi, dalle proprie storia , civiltà, usi e costumi. 

Tutto questo è stato cambiato in simbiosi con altre modalità di vita, architetture moderne, poco pratiche, hanno sostituito il comunitarismo dei borghi e delle città storiche, l’abbandono sistematico dei piccoli centri ha coltivato il passaggio dall’agricoltura artigiana, dall'artigianato in se stesso, dalla mera manifattura a un sistema industriale, in tutto questo il potere umano scompare, sostituito dalle macchine, dal profitto degli investitori , dal lavoro salariato, dall’inquinamento.

La citata Restanza potrebbe essere il trampolino di lancio verso un ritorno verso la Comunità e la Tradizione, magari strutturate attraverso un movimento culturale e politico che porti magari a riavvicinarsi a forme di lavoro meno imprenditoriali e più votate verso una forma di "volontariato", sull'esempio delle attività che, fino agli anni '60, erano libere per chi coltivava con le proprie mani, come il diritto di esenzione da essere considerata attività commerciali. 

Forme di artigianato ed agricoltura molto più liberalizzate e molto meno burocratizzate, oltre che ricompattare le comunità, possono potenziare la cura del territorio in tutte le forme  come servizio e interesse pubblico e di conseguenza valide sostitute di prelievi fiscali.

Non dimentichiamoci, i meno disattenti se ne sono accorti, soprattutto tra ì i piccoli e medi imprenditori, che si sono ormai estinte, attraverso la modernità, le capacità pratiche che consentivano di avere al nostro servizio figure quali magari possono essere pastori, pescatori, coltivatori, fornai, falegnami, fabbri, calzolai e chi ne vuole più ne metta.

Potrei andare avanti ore, ma il concetto credo sia ormai chiaro, resta una sola considerazione da fare.

Oggi i fautori della modernità parlano a pieni polmoni di ecologia e sostenibilità utilizzando ricette alquanto complicate, io la ricetta più semplice, e credo sia l'unica, l'ho decritta qui sopra.

La possiamo applicare subito, ed in questo politicamente forme di federalismo possono aiutare, oppure possiamo restare seduti comodamente ad aspettare che il nostro mondo faccia la stessa fine dell'Impero Romano, per poi applicarla con molta fatica da diseredati.

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna

martedì 23 dicembre 2025

ANCHE SE NON BASTA, VOTIAMO SI

 



Si voterà in due giorni per il referendum confermativo della riforma costituzionale della giustizia, e non solo in uno come è stato sempre finora in Italia per i referendum e come è previsto dalla legge. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri in un decreto-legge approvato lunedì, in cui ha stabilito che tutte le elezioni del 2026 si debbano tenere in due giornate, di domenica e lunedì .

La riforma della giustizia che prevede tra le altre cose la separazione delle carriere dei magistrati era stata approvata dal parlamento il 30 ottobre, ma non avendo ricevuto la maggioranza dei due terzi dei seggi, che avrebbe permesso di farla entrare subito in vigore, i partiti di maggioranza e alcuni di quelli di opposizione avevano chiesto di votare in un referendum per confermarla. Essendo un referendum costituzionale, in cui si vota la modifica di una parte della Costituzione, non sarà necessario il quorum, cioè non servirà che vada a votare più della metà dei cittadini aventi diritto: per far passare la legge sarà sufficiente la maggioranza del “sì” tra chi andrà a votare. L’ipotesi più probabile al momento è che si voti il 29 e il 30 marzo.

Il referendum sulla giustizia riguarda principalmente la riforma della magistratura ordinaria e la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

I punti cardine della riforma oggetto del voto sono:

1. Separazione delle carriere

Attualmente i magistrati appartengono a un unico corpo e possono passare (con limiti) dal ruolo di pubblico ministero (chi accusa) a quello di giudice (chi giudica). La riforma prevede: 

Carriere distinte fin dal concorso d'accesso.

Impossibilità di passare da una funzione all'altra durante la vita professionale. 

2. Sdoppiamento del CSM

Verranno creati due distinti Consigli Superiori della Magistratura: 

CSM giudicante per i giudici.

CSM requirente per i pubblici ministeri.

Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica. 

3. Sorteggio dei componenti

Per contrastare il fenomeno delle "correnti" interne alla magistratura, i membri togati (cioè i magistrati) dei due CSM non saranno più eletti dai colleghi, ma estratti a sorte tra gli aventi diritto. 

4. Alta Corte disciplinare

Viene istituito un nuovo organo giurisdizionale esterno, l'Alta Corte, con il compito esclusivo di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, sottraendo questa funzione ai due CSM. 

La parte che più è balzata agli onori della cronaca è, per molti motivi, quella che riguarda la separazione delle carriere.

Patto per il Nord si schiera per il Sì nel referendum sulla separazione delle carriere, ma rimarcando una verità da dire ai cittadini, la riforma della magistratura non è sufficiente da sola a migliorare davvero la giustizia italiana.

I motivi per cui Patto per il Nord si schiera a favore del Sì a sostegno della separazione delle carriere:

Riduce il potere corporativo interno alla magistratura, avvicina l’Italia al modello organizzativo più diffuso in Europa, è una misura di garanzia per i cittadini, non contro i magistrati, la giustizia deve servire i cittadini, non sostituirsi alla politica.

Nella nostra azione a sostenere il SI però rimarchiamo delle nostre differenze, delle nostre specificità: noi non facciamo propaganda ideologica, noi non difendiamo corporazioni, noi non raccontiamo che il referendum “risolva tutto”, anzi. Diciamocela tutta la verità:occorrono riforme procedurali ed organizzative, occorrono tempi certi nei processi, è indispensabile aumentare il personale organico alla macchina della giustizia, occorrono uffici giudiziari efficienti, soprattutto nei territori, occorre fornire tutela reale per cittadini e imprese.

Patto per il Nord sostiene i SÌ al referendum sulla giustizia perché rappresentano un primo argine al sistema di lottizzazione interno alla magistratura che ha generato sfiducia nell'opinione pubblica.

Patto per il Nord, tuttavia ritiene che senza una riforma complessiva e territoriale della giustizia in ambito civile, penale ed organizzativa, soprattutto nei tribunali di provincia, nessun referendum basterà.

Ci teniamo a specificare che non abbiamo deciso di schierarci per tornaconti personali o per ideologia applicata, ma ancora una volta votati alla difesa dei territori e dei cittadini che li abitano.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


domenica 21 dicembre 2025

IO ED ALAIN ( de Benoist)

 




"Fare politica" porta ad incontrare persone che non conosci, ma ti permette anche di creare comunità interna, interscambiarsi ,oltre che le opinioni i ricordi, i percorsi, gli ideali che ti hanno portato la dove oggi vivi il tuo pensiero.
Milito oggi in un movimento che ha a cuore il suo territorio, che ha a cuore il futuro di chi abita questo territorio, un movimento, "Patto per il Nord", che non vuole essere inglobato nell'orgia della politica moderna, che crede nella cultura e nella comunità locale, che ambisce a governare con competenza e serietà.
Allora forse è davvero la casa adatta a chi come me ha seguito il pensiero di Alain de Benoist o forse meglio dire lo ha condiviso, certo vi sono sfumature diverse, ma anche molti tratti comuni al percorso che sto seguendo oggi.
Io e de Benoist ( che per chi non lo conosce è il fondatore del movimento della Nouvelle Droite), siamo votati da anni al superamento delle tradizionali categorie di "destra" e "sinistra" e alla critica radicale alla modernità liberale. 
Il liberalismo che per concetto avrebbe dovuto essere qualcosa di positivo si è trasformato in un'ideologia che riduce l'essere umano a mero consumatore e distrugge le identità collettive attraverso la tendenza della globalizzazione a livellare tutte le differenze culturali. Il nostro intento è di superare le stantie categorie borghesi di destra e sinistra, la cui adozione equivale ad accettare un terreno di confronto e uno schema di riferimento di lotta politica e ideale imposto dall’avversario.
La lotta per le idee si arricchisce di tutte le tradizioni migliori della cultura europea, mentre la lotta di classe si riduce a un pugno di speculatori che soggiogano i popoli.
Va sostenuto il primato dell’idea sulla materia, della persona sull’individuo, della politica sull’economia. 
Vanno tenute ben distinte Comunità e Società, mentre le prime sono basate su rapporti personali, valori e tradizioni, nelle seconde i rapporti sono formali e basati sull’utile.  
Il sogno (metapolitico) di un cambiamento politico, per chi la pensa come noi, è possibile solo attraverso una battaglia culturale preventiva, mirando a modificare i valori e la sensibilità della società prima di agire nelle istituzioni.
Comunitarismo ed identità sono essenziali per la costruzione di un mondo sostenibile.
Cos'è il Comunitarismo?
Il Comunitarismo è una corrente di pensiero politico e filosofico che sostiene che l'individuo non può essere concepito isolatamente, ma è definito dalle sue appartenenze a comunità (culturali, religiose, etniche) e che l'identità collettiva e i valori condivisi sono prioritari rispetto all'universalismo astratto del liberalismo classico. Cerca di superare il conflitto tra individuo e società enfatizzando la lealtà, la responsabilità e il ruolo delle comunità nella formazione dell'identità e nella promozione del bene comune, opponendosi all'idea che le differenze siano trascurabili. 
Cos'è l'identità?
L'identità di un popolo è l'insieme dinamico e condiviso di elementi culturali, storici e sociali (lingua, tradizioni, storia, simboli, valori) che un gruppo umano riconosce come propri, creando un forte senso di appartenenza e legame comune, distinto da altre collettività, spesso sviluppata su un territorio definito e che può differire dalla semplice popolazione residente nello Stato. Non è statica ma si costruisce e si trasmette, influenzando il legame sociale e politico. 
Per questo, come de Benoist, sono votato all'europeismo, molto votato all'idea di Gianfranco Miglio dell'Europa dei Popoli, sganciata dall'egemonia statunitense (atlantismo), concetto ormai in parte superato dai tempi e basata su radici comuni, laddove vadano a spiccare il volo forme di democrazia diretta e partecipata.
La nostra critica verso l'immigrazione di massa non è basata sul razzismo biologico,  ma bensi legata ad una nemmeno tanto potenziale  minaccia alle identità culturali dei popoli europei.
L'immigrazione incontrollata è un effetto neppure troppo collaterale del capitalismo liberale e neocolonialismo, che richiede la libera circolazione di persone per il profitto, minando le fondamenta sociali ma tutto questo è stato un flop considerando che il multiculturalismo è fallito e che l'assimilazione degli immigrati è rimasta un'illusione, specialmente quando le comunità diventano numerose e si auto-segregano, creando "contro-società".
Grazie per l'attenzione
Giorgio Bargna