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domenica 24 maggio 2026

Portafogli a dieta: il caso Como e la trappola dei rincari



Più o meno un mesetto fa sulle cronache locali si scopriva che una famiglia residente nel comasco nel 2026 sarà costretta a spendere 816 euro in più rispetto all’anno precedente.

Stando all'articolo pubblicato dal quotidiano locale "La Provincia di Como" una stima che si ricava da un analisi dei dati dell’inflazione colloca Como al primo posto in Italia tra le città che hanno subito,
lo scorso mese di marzo, la maggiore crescita del costo della vita.

Vediamo un attimo cos'è l'inflazione.
Tendenzialmente l'inflazione nasce da un disequilibrio tra la quantità di denaro in circolazione e la disponibilità di beni e servizi. In parole semplici, accade quando c'è "troppa moneta a caccia di troppi pochi beni".
Può succedere che i prezzi salgano perché la scarsità dei prodotti spinge chi compra a offrire di più.
Aumento dei costi di produzione ma anche che le aziende alzino i prezzi per non perdere guadagno se aumentano le spese.
Non succede da molto ma se gli stipendi salgono molto velocemente, le imprese scaricano il costo sui prezzi finali; è molto più attuale che se petrolio o gas costino di più, tutto il resto rincari.
Succede anche un errore macroscopico legato alla partitocrazia, se le Banca Centrale stampa troppo denaro, ogni singola banconota perde valore; succede anche che se la moneta nazionale si indebolisce, comprare prodotti dall'estero costa di più.

Ma anche la burocrazia incide sull'inflazione agendo come un costo di produzione indiretto che le imprese scaricano sui prezzi finali. In Italia, questo fenomeno è particolarmente evidente: il carico burocratico rappresenta una "tassa occulta" stimata in oltre 80 miliardi di euro all'anno, pari a circa il 3-4% del PIL.
La burocrazia alimenta l'inflazione attraverso tre canali principali:
Aumento dei costi operativi: Le imprese spendono tra 45 e 190 giorni lavorativi l'anno solo per adempiere agli obblighi amministrativi. Questo tempo sottratto alla produzione diventa un costo fisso che gonfia il prezzo di beni e servizi.
Barriere all'ingresso: La complessità normativa ostacola la nascita di nuove aziende, riducendo la concorrenza. Con meno competitor, le imprese esistenti hanno più facilità ad aumentare i prezzi senza perdere quote di mercato.
Ritardi negli investimenti: L'inefficienza della Pubblica Amministrazione rallenta l'adozione di nuove tecnologie e la digitalizzazione. Una bassa produttività impedisce di compensare l'aumento dei costi delle materie prime, rendendo i prezzi più sensibili agli shock esterni.

Quindi sebbene l'inflazione sia guidata principalmente da fattori monetari ed energetici, la burocrazia agisce come un moltiplicatore, impedendo ai prezzi di scendere anche quando le cause esterne (come il costo del gas) si attenuano.

Di questi ultimi giorni, se ne è discusso parecchio sui media, la notizia che la Premier Giorgia Meloni ha inviato una lettera alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, per richiedere una deroga specifica volta a fronteggiare il caro energia senza compromettere i conti pubblici.
Sostanzialmente l'Italia ha chiesto formalmente all'Unione Europea di escludere le spese energetiche dal calcolo del deficit previsto dal Patto di Stabilità.
In sostanza l'Italia punta a trasformare la crisi energetica in una "clausola di salvaguardia" per mantenere gli investimenti necessari alla crescita senza incorrere in procedure d'infrazione, ma non è esattamente così, tanto è vero che esperti e istituzioni monitorano con attenzione la dinamica del debito italiano, considerato ancora un elemento di fragilità.

Ma vediamo cos'è il Patto di Stabilità e Crescita. 
È l'accordo tra i paesi dell'Unione Europea per garantire finanze pubbliche sane. Nel 2024 sono entrate in vigore nuove regole approvate in via definitiva dal Parlamento Europeo che puntano a mantenere il deficit pubblico sotto il 3% del PIL ed il debito che deve rimanere sotto il 60% del PIL (o ridursi a un ritmo soddisfacente). Gli Stati che non rispettano i parametri possono subire procedure per disavanzo eccessivo.
In sostanza si tratta dell'insieme di regole che applica i vincoli europei ai bilanci di Comuni, Province e Regioni per assicurare che il sistema Paese nel suo complesso rispetti i target di deficit.
In questo periodo il governo ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti fino al 6 giugno 2026. L'intervento, varato il 22 maggio 2026, mirerebbe a contrastare i rincari legati alle tensioni internazionali. Il costo per le casse statali non sarà indolore, forse c'era da fare a meno e/o studiare altri tipi di manovra, ma evidentemente ci sono categorie da proteggere arrivando ad investire anche 200-300 milioni di euro  per portare  alla sospensione, rimarco, sospensione, dello sciopero previsto.

Ma questo agire è nell' indole della politica italiana.
Guardiamo ad esempio quanto è costato al contribuente il superbonus.
Il costo totale del Superbonus a carico dello Stato ha superato i 170 miliardi di euro, secondo le stime più recenti di maggio 2026, questa cifra rappresenta un aumento enorme rispetto alle previsioni iniziali, che stimavano un impegno di circa 35-36 miliardi.

Alcuni studi (come quelli del Consiglio Nazionale dei Commercialisti) suggeriscono che una parte della spesa (circa il 47%) rientri nelle casse dello Stato sotto forma di maggiori entrate fiscali generate dai cantieri e dai consumi, ma  altri parlano al massimo del 20%. quello che è sicuro è quanto economicamente ogni italiano ha messo a disposizione di poche e potenti categorie.
Dividendo la spesa stimata di 170 miliardi per la popolazione italiana, il costo teorico si aggira intorno ai 2.800 - 3.000 euro per ogni cittadino (inclusi neonati e anziani).

I dati pubblicati da "La Provincia" non sono solo statistiche: sono uno schiaffo alle famiglie comasche. 816 euro di rincaro annuo sono il frutto avvelenato di un sistema che ci munge come sudditi e ci ignora come cittadini.
Perché Como è la più colpita? La risposta sta nel cortocircuito tra una realtà locale produttiva e un sistema centrale parassitario.
L’inflazione non è un fenomeno meteorologico, ma una scelta politica. La partitocrazia romana ed europea ha inondato il mercato di moneta per finanziare bonus elettorali e spesa pubblica improduttiva. Il risultato? Il valore dei vostri risparmi evapora per mantenere apparati di partito che non producono nulla.
Il testo lo dice chiaramente: la burocrazia ci costa 80 miliardi l’anno. 
Ma chi alimenta questa giungla di timbri e permessi? 
Lo Stato centrale. Ogni modulo in più è un posto di lavoro creato per un burocrate nominato dalla politica, pagato con i soldi sottratti alle imprese di Como. È una "tassa occulta" che finisce direttamente nel prezzo del latte e del pane che comprate.

La soluzione può essere solo  federalista: trattenere le risorse.
Se Como è la città più cara, è perché siamo costretti a subire decisioni prese a centinaia di chilometri di distanza da chi non conosce le dinamiche del nostro territorio.
Se le tasse restassero sul territorio, potremmo abbattere i costi locali e sostenere il potere d'acquisto delle famiglie senza aspettare i "permessi" di Roma.
Non serve "riformare" la burocrazia, bisogna abbatterla. Meno uffici centrali significa meno costi per le imprese e prezzi più bassi per tutti.
Basta essere il bancomat d’Italia.
È ora di dire basta a un sistema partitocratico che crea inflazione per coprire i propri debiti. Vogliamo che la ricchezza prodotta a Como resti a Como, per difendere le famiglie da un carovita che ha un solo colpevole: lo Stato centralista.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


 

venerdì 22 maggio 2026

La Repubblica delle Comunità: perché il Comune è il vero Ente Centrale

 



Era il lontano 2013 quando, nel pieno del mio "anarchismo di destra", scrivevo queste riflessioni:
«Per decenni siamo vissuti divisi tra due regimi opposti, quello capitalista e quello comunista. In sostanza, due facce della stessa medaglia: entrambi necessitano di masse di schiavi salariati da sfruttare, rendendo indifferente se a comandare sia il padrone o il Partito. Nel nostro Paese, tra i partiti tradizionali, non ricordo voci capaci di orientarsi fuori dalle logiche capitaliste; tutti negano la natura strutturale della crisi e la necessità di cambiare profondamente modello economico.

Dobbiamo puntare — e lo dico soprattutto ai giovani — a un nuovo stile di vita. Singoli cittadini, famiglie e amministrazioni hanno un futuro solo se intraprendono la strada virtuosa dell'autosufficienza energetica, etica e alimentare. Occorrono comunità capaci di produrre energia rinnovabile, cibo per il proprio sostentamento e non per il "mercato", realizzando un’autonomia idrica sostenuta, magari, da una moneta locale.

Immaginate cosa significherebbe oggi una crisi energetica per una metropoli: in poche ore si esaurirebbero le scorte alimentari, dando spazio a mercato nero e criminalità di sopravvivenza. Un esempio è il blackout di New York del 1977: saccheggi e violenze polverizzarono democrazia e onestà, riportandoci all'età della pietra. Abbiamo dimenticato che la maggior parte delle merci necessarie può essere prodotta localmente, in dimensioni umane. Questa è l'unica via per contrastare i monopoli e i grossi interessi economici. Una società basata sulla piccola produzione, sull'agricoltura biologica e sul rispetto dell'ecosistema è l'unica che non avrà paura delle crisi.

I corsi e ricorsi storici parlano chiaro: la Roma "globalizzatrice" dell’Impero contava due milioni di abitanti e merci da tutto il mondo, ma quando fallì, la città si svuotò. Alla popolazione non rimase che disperdersi nelle campagne e tornare alla terra».

Il valore della città e del localismo
Sostenevo allora che una città può essere interpretata solo attraverso ciò che ha prodotto nel passato. Mi torna in mente Robert Park: “La città è più di una congerie di uomini e di servizi; è uno stato d'animo, un corpo di costumi, tradizioni e sentimenti trasmessi nel tempo”.

Sono convinto che le piccole realtà siano le più grandi depositarie di legami sociali robusti. Chiunque lavori per consolidarle opera per la ricostruzione politica del Paese. Scrivevo infatti:

«Perché ostinarsi a parlare di Federalismo Municipale e Democrazia Diretta? Semplice: solo il territorio può dare risposte. Solo le comunità locali possono gestire l'economia a livello umano, sottraendola alle multinazionali. Sentirsi partecipi è l'unico modo per riavvicinare il cittadino al concetto di bene comune».

Dal "Comune burocratico" alla Comunità viva
Oggi non si tratta più solo di pensieri anarchici di destra o sinistra. Il quesito è: in un mondo globalizzato che ha polverizzato le identità, è possibile un governo dal basso? La risposta risiede nel senso di appartenenza.

Se oggi percepiamo il Comune come un freddo ufficio burocratico, storicamente l'esperienza italiana lo vedeva come il cuore pulsante del vivere insieme. Era un sistema di autogestione: i cittadini collaboravano per mantenere le infrastrutture, regolare il commercio e sostenere gli indigenti. Era la "dimora collettiva". Il termine Municipio (dal latino munus capere, assumersi un incarico) esprime un ideale etico: l'impegno di ogni abitante a farsi carico del bene comune.

Una nuova visione: l'Ente Centrale
Il Comune non è l’ultima ruota del carro, ma il motore della società. Dobbiamo smettere di definirlo "ente locale" e iniziare a considerarlo "Ente Centrale", poiché è l’istituzione più vicina alla vita reale. Per funzionare, ha bisogno di piena libertà: autonomia fiscale, amministrativa e zero burocrazia inutile.

Il ruolo di Stato e Regioni? Intervenire solo quando il Comune non può farcela. Questa è la vera sussidiarietà: il potere che torna nelle mani del territorio.

Siamo nel pieno di una transizione democratica. Mentre i vecchi modelli tramontano, i territori diventano i nuovi laboratori della partecipazione. L'obiettivo è creare un’unione di realtà locali dinamiche, capaci di costruire una Repubblica basata sulle comunità che sappia:

-Potenziare il coinvolgimento diretto dei cittadini.
-Legalizzare la gestione condivisa dei beni comuni.
-Ristrutturare il fisco locale secondo logiche di mutuo soccorso.
-Valorizzare i corpi intermedi e le reti di vicinato.
-Rilanciare le periferie e le zone rurali.

I movimenti politici del futuro dovranno essere espressione diretta del territorio, nati da legami autentici e tradizioni ancora vive.


giovedì 7 maggio 2026

Pedemontana: traffico, costi e l'incubo diossina che ritorna



Ci sono temi che non dovrebbero avere colore politico, ma semplicemente essere trattati con buonsenso.
Torniamo a parlare della tratta Lentate - Cesano Maderno che sarebbe la parte iniziale della Superstrada Milano Meda.
Su questa vicenda Patto per Il Nord si è speso molto, compreso un presidio ad Affori, altri movomenti politici di opposizione si sono mossi, comitati si sono formati, ma da parte  Regione Lombardia e organi competenti soltanto no, al limite vaghe risposte.
Aldilà del costo a cui andranno incontro i pendolari, che spenderanno un centinaio di euro al mese, a cui andranno incontro automobilisti di ogni genere, pensionati e disabili compresi, vi sono effetti collaterali che andranno a colpire anche chi la superstrada in questione non la utilizzano, rei di viverne ai bordi.
E' garantito infatti un intenso aumento di traffico e inquinamento, anche acustico, nei centri abitati della Brianza e del Comasco.
Eh si signori, non semplicemente  effetti pesanti non solo per cittadini e imprese, ma anche sulla viabilità locale, le strade secondarie diventeranno percorsi alternativi gratuiti, ergo, oltre l'aumento del traffico e dell'inquinamento potremmo includere rischi anche per chi il mattino va a scuola, tanto per fare il più banale degli esempi.
Ma dobbiamo aggiungere un tema che a molti sfugge ed ad altri conviene tacere.
I lavori di trasformazione della superstrada Milano-Meda (SP ex SS 35) nella Tratta B2 dell'Autostrada Pedemontana Lombarda coinvolgeranno aree di Seveso, Meda e Cesano Maderno, storicamente contaminate dalla diossina TCDD dopo il disastro ICMESA del 1976.L'introduzione del pedaggio è legata alla realizzazione di questa nuova opera, il cui progetto prevede la bonifica dei terreni prima della costruzione.
Per quanto siano in corso lavori di bonifica su una superficie di circa 100.000 metri quadrati nei comuni interessati, con l'obiettivo di mettere in sicurezza le aree, comitati ambientalisti, ma soprattutto analisi dell'ARPA hanno segnalato criticità, evidenziando che in alcune zone i livelli di diossina superano i limiti di legge, complicando le operazioni.
A Seveso e Meda c'è preoccupazione per il movimento terra e lo spostamento dei teli di copertura dei terreni già bonificati, a causa del rischio di inalazione o dispersione dei residui.
Insomma, tra pedaggi onerosi, traffico in tilt, strade secondarie paralizzate e l'incubo diossina che ritorna, la Pedemontana si conferma un progetto calato dall'alto, dannoso e anacronistico. Regione Lombardia fermi i lavori: il territorio di Seveso, Meda e Cesano Maderno ha già pagato abbastanza.
La battaglia contro la Pedemontana non è solo politica, è una battaglia di civiltà per il diritto alla salute e alla viabilità della Brianza e del Comasco.
Ci sono battaglie che superano le bandiere: la Tratta B2 della Pedemontana è una di queste. Trasformare la Milano-Meda in un’autostrada a pagamento non è progresso, è un attacco al nostro territorio.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como



 

sabato 25 aprile 2026

FiIGLI DI UN BENESSERE CHE NON SA PIU' CREARE


 

Affidiamoci ancora una volta ai dati pubblicati dal quotidiano locale "La Provincia di Como" per poi sviluppare un tema.

Parliamo degli artigiani, e non solo di Cantù, stiamo parlando di una città che era strutturata sull'artigianato ed il piccolo commercio, una di quelle che più paga dazio, ma il discorso secondo me fila anche altrove. 

Nel 2025  le imprese artigiane canturine sono scese da 1.299 a 1.231 unità, 68 in meno.

Il quotidiano ci racconta che ogni settimana sparisce un attività, ma anche che nell'arco dell'ultimo decennio vi è stato un calo del 14,57%.

Chi rappresenta la categoria a livello di associazioni ovviamente guarda la parte piena del bicchiere, ma davanti a questi dati non si può nascondere la testa sotto terra.

E' chiaro anche a me che i tempi in cui sotto ogni appartamento a Cantù vi era una bottega artigiana sono un ricordo, ma mi è chiaro, che, malgrado i cambiamenti di mercato, un patrimonio culturale ed economico non possa essere buttato tra le ortiche.

Ma dicevo non solo artigiano, leggendo l'articolo scopriamo anche che a Cantù, nel 2025, chiudeva anche  un negozio ogni settimana.

Oggi è vero che esistono le tensioni internazionali (ma c'erano e anche più marcate negli anni addietro), che viviamo una supposta incertezza economica, che sopportiamo l’aumento dei costi e veniamo affossati da un assurda burocrazia, ma queste, se in parte sono dinamiche, in altra visione sono scusanti.

Oggi chi come me è nato negli anni 60 va in pensione portandosi dietro la sua dote di capacità e voglia di produrre con il cuore.

Dietro di noi c'è il nulla purtroppo.

In parte la colpa è nostra che "abbiamo sognato la laurea dei nostri figli", in parte i nostri figli non hanno conosciuto la "fame", non tanto quella del cibo, ma quella di faticare per imparare un lavoro, sicuramente duro, ma gratificante come quello dell'artigiano o del commerciante.

Si dice spesso che oggi non incoraggiamo i giovani, visti certi contratti capestro, ma dimentichiamo che chi ha la mia età a messo a disposizione il sacrificio, lavorando spesso al limite del gratis per anni, per imparare un lavoro, un arte, una produzione fatta col cuore.

Oggi manca proprio questo, il cuore.

Manca alle imprese, che , posso capire davanti al mercato, hanno abbandonato (salvo rare eccezioni) la qualità ed il sacrificio.

Manca a noi genitori che non siamo stati capaci di trasmettere la cultura del lavoro.

Manca a questi ragazzi che non hanno stimoli, nati troppo ricchi per aver bisogno di maturare e competere.

Manca ad una società che si è votata all'usa e getta.

Oggi se cerchiamo su internet le soluzioni ci suggeriscono una serie di interventi di strategia, utili ed efficaci sicuramente, ma che non comprendono che, malgrado questo, tra dieci anni non avremo nessuno in grado di sostituire nemmeno la molla di una tapparella.

Qui occorre intervenire sul territorio.

Ripristinare il senso di appartenenza, a Cantù come a Recanati, ad una categoria ed ad una storia.

Occorre far rinascere una comunità.

Bisogna capire tutti insieme che anche in un mondo che punta ad altro non si può vivere senza un falegname, un idraulico o un ferramenta esperto.

Torniamo a puntare sul sacrificio, sulla scuola professionale ed  all'insegnamento, altrimenti vivremo solamente di un caro e ricattante usa e getta.

Giorgio Bargna

 

mercoledì 22 aprile 2026

Mussolini e il pane quotidiano



È più importante discutere di una cittadinanza onoraria di 100 anni fa o delle liste d'attesa in sanità? Nel comasco si torna a parlare di Mussolini, ma il sospetto è che sia l'ennesimo polverone distrattivo per non affrontare i problemi reali di operai e pensionati. Ecco la mia riflessione.





Leggiamo nelle cronache locali di questi giorni che in alcuni Comuni della Provincia di Como, Olgiate Comasco e Cantù, viene richiesta, discussa, la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.
Si parla di una deliberazione messa in pratica 102 anni fa da moltissimi comuni di tutta Italia, un atto di propaganda fascista in linea con i dettami di quel tempo.
Fatto salvo che se non fosse stato indicato il tema dal "Comitato comasco per la morte di Giacomo Matteotti", nessun comasco si sarebbe mai svegliato la mattina con questa problematica, chiamiamola così, da risolvere.
Anzi diciamola tutta, il comasco nemmeno sapeva che queste cittadinanze fossero state assegnate.
Diciamocela tutta, chi scrive è persona sicuramente di destra, ma mai stata fascista, anzi tra le mie pagine il fascismo viene aberrato, ma ogni volta che viene riproposta una posizione ideologica arcaica, obsoleta, belligerante su fatti di storia seppelliti decenni fa, qualche dubbio mi assale.
Mi chiedo, siamo semplicemente davanti a persone che non riescono ad uscire da uno stereotipo?
Mi chiedo, non essendo in grado di proporre concretezza, alcune persone si attaccano al passato?
Mi chiedo, soprattutto quando si tratta di amministratori, ma nella vostra città non ci sono problemi concreti da risolvere?
Mi chiedo, anzi vi chiedo, per il cittadino, per il pensionato, per l'operaio pensate che sia più importante un Consiglio Comunale che tratti di questa tematica oppure uno dove si discute di un problema quotidiano?
Parliamoci chiaro, il fascismo andava e va condannato, ai ragazzi va insegnato che è male.
Parliamoci chiaro, l'antisemitismo, le discriminazioni, il razzismo, forme ancora presenti, vanno combattuti, ma basandosi sugli accadimenti moderni, ragionando e proponendo in base alla realtà attuale, non continuando ad attaccarsi ad episodi di un secolo fa, perpetrati tra l'altro in una situazione sociopolitica oggi inconcepibile e neppure immaginabile, vista la diversità dei tempi e delle culture a confronto. 
L'ho già scritto decine di volte, la divisione anacronistica tra destra e sinistra è ormai superata da anni, oggi la "battaglia" si combatte, si deve combattere, tra chi deve salvare il proprio salario, il proprio potere d'acquisto e chi ogni giorno glielo erode voracemente pur di mantenere in piedi un apparato politico consolidato.
Nel momento in cui non devi far sapere al cittadino, al contribuente, che lo stai sodomizzando, tanto a chi sta a destra, quanto a chi sta a sinistra, viene comodo alzare polveroni distrattivi.
Perché il popolo non deve pensare alla mafia, non deve pensare alle lunghe liste d'attesa in sanità, non deve pensare all'aumento delle bollette.
Il popolo deve seguire i processi in TV, i talk show di cui abbiamo scritto qui, i grandi fratelli ed i piccoli artisti allo sbaraglio, richiamando si, in questo modo, la disinformazione tipica dei regimi.
Quindi da sinceri antifascisti, questo si lo dobbiamo essere, non facciamoci gabbare da inutili discussioni, ma pretendiamo risposte sui nostri problemi e sulle nostre necessità quotidiane.
Giorgio Bargna






lunedì 2 febbraio 2026

Pedaggio sulla “Milano – Meda”, una tassa a danno di pendolari ed imprese

 


Lo scorso sabato 31 Gennaio Patto per il Nord ha organizzato un presidio presso la parte iniziale in Milano della Superstrada "Milano - Meda".

La Milano-Meda (SP ex SS 35) è una superstrada gratuita, ma è previsto che prossimamente diventi a pagamento integrandosi nella Pedemontana Lombarda (tratta B2), tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno. 

Il pedaggio per i circa 13 km, calcolato andata e ritorno, ammonterà a 9 euro giornalieri per i pendolari e per le aziende che usufruiscono della tratta, nel primo caso sarà una sorta di decurtazione dello stipendio, nel secondo porterà ad un aumento delle merci trasportate; soprattutto a livello locale metterà in difficoltà molti fornitori e molte piccole aziende che creano il tessuto economico locale. 

La tratta oggi non prevede pedaggi, ma è in corso di riqualificazione per connettersi alla Pedemontana.

Questi lavori tra le altre cose prevedono modifiche su terreni che anni fa furono contaminati dalla diossina di Seveso; tredici km di terza corsia non serviranno ad altro che a spostare l'imbuto del traffico qualche km più avanti.

Questo pedaggio sposterà ovviamente molte auto e camion dalla superstrada al traffico locale, con ovvio aumento del traffico in paesi e cittadine che già subiscono problemi con i passaggi a livello di Trenord e ovviamente con un impatto ambientale enorme.

Non esiste una logica in questa scelta se non quella economica a favore di chi incasserà i  pedaggi quando basterebbe l’1,5% del residuo fiscale lombardo per mantenere la gratuità della strada.

Siamo di fronte al paradosso di una strada statale pubblica trasformata in autostrada, sostanzialmente una nuova tassa introdotta a danno di cittadini, pendolari ed aziende.

Patto per il Nord ha fatto sentire la propria voce politica, così come hanno fatto, in realtà, le amministrazioni locali della zona, ma la voce che manca è quella di chi utilizza questa strada più o meno frequentemente.

Unitevi in comitati, fate sentire la vostra voce, difendete i vostri stipendi, che la voce non sia solo politica, ma che sia anche dei cittadini.

Noi se occorre vi daremo supporto, ma gli attori in questo caso dovete essere voi.


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale 

Patto per il Nord  Como

sabato 1 luglio 2023

Riflessioni su "L'appello ai Canturini", il valore ed il possibile sviluppo


 E’ rimbalzato alla cronaca politica delle ultime settimane l’ "Appello Politico a tutti i Canturini"  lanciato da 25 esponenti della “Società Civile” capitanati da Sergio Marelli e sottoscritto in seguito da altre numerose persone.

Essendo da tempi non sospetti sostenitore di pratiche inclusive e di democrazia diretta e partecipata, non mi sono potuto certo esimere da firmare questo appello, anche e perché negli scorsi anni, in compagnia di una persona, che so essere schiva e quindi non cito, ho riscritto quella parte di Statuto Comunale Canturino che riguarda questo argomento.

Sono pienamente d'accordo con i primi firmatari che questo accordo vada innanzitutto sottoscritto dal numero più alto possibile di cittadini, che poi vada illustrato ad ogni forza politica presente sul territorio; ma sono anche convinto che poi vada tradotto in un azione politica concreta da parte dei sottoscrittori .

Lasciare che rimanga un semplice Manifesto Politico sarebbe innanzitutto uno spreco, poi in seconda battuta verrebbe dimenticato dai media e dai cittadini ed ignorato volontariamente da ogni organizzazione politica che fa riferimento alla politica tradizionale.

Bisogna quindi agire e due sole sono le possibilità: la costituzione di un comitato che sfrutti ogni forma di democrazia diretta per entrare nel dibattito canturino, oppure creare un movimento politico che abbia come punto centrale del proprio programma tutto quello che è elencato nell'appello. 

Io sono decisamente per la seconda opzione. 

Però affinchè funzioni dovrà essere l'unione d'intenti da parte di gente di "buona volontà" che si svincola dai propri legami politici, non può essere la coalizione di più movimenti, ma deve essere la coalizione di più persone che credono in questo appello e nelle pratiche inclusive e nella Democrazia Diretta e Partecipata.

Da qui i miei due appelli.

Il primo ai Cittadini, firmate anche voi.

Il secondo agli aderenti tutti, trasformiamo questo pensiero in azione politica concreta, creiamo quella che potrei definire "Alleanza Democratica Canturina", doniamo linfa vitale per la nostra politica locale un pò dormiente.

Cito Walt Disney, "L'unico modo per iniziare a fare qualcosa è smettere parlare e iniziare a fare".

E' ora di fare, mettiamo da parte l'oratoria e vediamo di concretizzare questo splendido pensiero. 

Come sempre grazie per la pazienza, 

Giorgio Bargna



domenica 3 marzo 2019

La nuova sfida

Sono ormai undici anni di attività politica sul campo i miei, spesi tutti in "Lavori in Corso" a Cantù, con una puntatina alle Regionali col movimento "Grande Nord".

Ma restiamo su Cantù, "Lavori in Corso", lista veramente civica, esperienza quasi unica di un movimento nato dal basso che raccoglie aderenti che provengono da ogni area politica e presumo unica lista civica che abbia mai governato una città di circa 40.000 abitanti.

Negli anni questo movimento ha avuto diversi assetti organizzativi, sono entrate e uscite parecchie persone (alcune veramente valide, politicamente di buona visione), cambiato non so quante sedi e/o luoghi di ritrovo, ha vissuto con forza l'opposizione e vissuto con forte passione e qualche momento di forte emotività l'amministrare Cantù.

Negli anni due cose non sono mai cambiate, la decisione assembleare delle scelte e alcuni capisaldi tra i militanti, tra tutti spiccavano Enzo Latorraca e Claudio Bizzozero, un unico obbiettivo, spesso due modi diversi di interpretarlo.

Negli ultimi due anni è venuta a mancare questa seconda peculiarità. 
Alla fine del mandato amministrativo Claudio ha sentito la necessità di scorare le tossine dell'impegno assunto seguendo solo marginalmente e "fuori Cantù" la politica. 
Enzo, dopo anni di militanza in LiC, da indipendente, si presenterà come candidato Sindaco in un alleanza che ospita un "partito romano"; a mio avviso un percorso contrario alla logica ma che sicuramente avrà il suo perchè e che rispetto.

Per fortuna "Lavori in Corso", grazie anche e soprattutto a loro, ha seguito un percorso di maturazione tale da potersi permettere di continuare la propria azione anche senza le due figure che per anni l'hanno guidata.

Sarà, per quanto già scritto qualche riga sopra, l'Assemblea a dettare le scelte di questa prossima campagna elettorale cittadina, questo però non mi impedisce di esternare alcuni pensieri in merito.

Cantù, elettoralmente, è una città di destra, con elettori che fanno richieste e ragionano secondo questo pensiero. Starà a LiC sapere recepire queste mostranze e farle proprie, portandole avanti col proprio stile, che sicuramente prevede colpi di fioretto, anche se precisi e significativi, e non di sciabola.

Starà a Lic raccogliere dentro di se, attorno a se e alla fine dentro le urne quel popolo di destra canturino che in questi anni non si è sentito soddisfatto dalle azioni della coalizione di centro-destra canturina, ma innanzitutto ascoltarne, capirne e soddisfarne le istanze.

Sarà proprio la maturità politica acquisita a portare a capire queste esigenze alla parte più mancina dell'Assemblea e di contraltare a suggerire alla parte destrorsa di ascoltare ancora una volta le istanze dei cittadini di sinistra che non si affidano a "gioiose macchine da guerra".

Staremo comunque  a vedere, buone elezioni a tutti,
Giorgio Bargna

domenica 18 febbraio 2018

IL MIO APPELLO AL VOTO

Il 4 Marzo 2018, mi candido, nelle liste di GRANDE NORD, quale candidato al ruolo di Consigliere Regionale per la Lombardia.

Ho scelto di candidarmi con GRANDE NORD perchè in questa lista trovo la possibilità di poter realizzare i miei valori: il Federalismo da concretizzare attraverso l'Autonomia, la Responsabilità e la Partecipazione.

GRANDE NORD desidera che le scelte si prendano il più vicino possibile al Cittadino,  che le tasse versate vengano utilizzate per migliorare la vita quotidiana e futura di chi le versa.

Da qualche anno sono convinto che la battaglia non è più tra le ideologie contrapposte, ma che la guerra sia una guerra di sopravvivenza, tra lo Stato Centrale e i contribuenti. Solo una Regione Autonoma potrà evitare che tutti ci ritroveremo in braghe di tela (semmai già non lo fossimo), solo una Regione Autonoma potrà dare un futuro decente ai nostri figli ed ai nostri nipoti.

Per anni la Lombardia ha sostenuto l'intera nazione, erano altri tempi, altre situazioni.

Oggi l'Italia è un cadavere che cammina e per essa non esiste più una cura efficace, è ora dunque di pensare alla nostra Regione, alla nostra Terra di appartenenza o residenza, alle nostre Città, ai nostri FIGLI!!!

Chiedo, per questo,  il tuo sostegno con un voto a mio favore. In cambio il mio impegno,  in caso di elezione, a svolgere il mio ruolo a favore del cittadino così come fatto nel mio ruolo di Prosindaco a Cantù.

Ti invito a votare anche i nostri candidati di zona alla Camera Claudio Bizzozero e Sara Tomasi. 
 
GRANDE NORD significa Lombardia Autonoma, significa LIBERTA'.

Grazie, 
GIORGIO BARGNA

Giorgio Bargna

mercoledì 18 ottobre 2017

I figli di Bacco

Scrissi questo post esattamente cinque anni fa su un'altra piattaforma...lo ritengo ancora attuale.

Non esco spesso di sera, ma quando mi capita girando per le vie di Cantù (ma so che la situazione è generale) rimango colpito dalla visione di locali (che spesso offrono offerte speciali in merito) pieni di giovani e adolescenti impegnati nel votarsi a Bacco e spesso rissosi e irresponsabili.

Sia chiaro, bere qualche bicchierino ogni tanto non lo disdegno nemmeno io, ma di questi tempi mi sembra che i ragazzi passino troppa parte del loro tempo davanti a colorati drink, a boccali di birra o a calici di vino rosso, rum,  liquori; sembra quasi riescano a trovare allegria e sorriso solo con l’alcool.

Leggendo articoli su carta stampata e rete esce il quadro di una generazione inebetita dall’alcool, spesso bevuto sin dal mattino, nei bar vicini alle scuole,  che sicuramente infonde euforia e baldanza ma che in contraltare fiacca lo spirito, riduce i riflessi, stermina memoria e emozioni, rade al suolo la concentrazione.

Ci viene spiegato che i giovani affogano nell’alcool ogni problema, dai lutti, alle separazioni dei genitori, agli incidenti, ai problemi di lavoro o amore, che nell’alcool vengono affogate insicurezza, impotenza, ingenuità, indecisione.
Ci viene spiegato che preferiscono evitare di combattere una società in netto disfacimento, stordendosi, per non vedere, per non capire.

Forse è un esagerazione quanto descritto, ma una cosa è certa, non esiste ormai più, in linea generale, quei punti di riferimento che erano la famiglia e la comunità e quindi si cercano altre muse, si seguono nuovi idoli, accattivanti dei, inebrianti slogan, ardite voghe … si vive un’esistenza fondata su party alcoolici e coma etilico, senza rispetto per se stessi e per la vita.

Qualcuno raggiunge la felicità solo in stato di ebbrezza, l’alcool cancella paure, angosce, dolori, aliena la voglia di lottare, le parole escono più fluide e l’animo si fa meno massiccio.

L’alcool aiuta a cancellare i problemi, ma a bere però non sono solo i falliti, i reietti, ma anche giovani di successo, intelligenti e di bella presenza, sereni, ricchi.

La colpa, probabilmente, è dovuta al male di vivere, un tarlo che corrode l’anima, apparentemente senza un motivo, un senso, un tarlo che diventa la tangibile forma di un malanno dovuto al “troppo” (in agi e diritti) ed al “nulla” (in affetti ed umanità) di questa società.

Non è mai tardi per cercare di modificare uno status a favore dei nostri figli, impegniamoci, 

Giorgio Bargna.

sabato 25 marzo 2017

(Seconda) Lettera aperta a Claudio Bizzozero

Caro Claudio, ti scrivo per la seconda volta in pubblico.

In pubblico perché un messaggio privato scorre via o si cancella, in pubblico perché ho la speranza di poter fare il bene tuo, di LiC e di Cantù.

Parto da lontano; sin da piccolo ho sempre seguito la cronaca e la politica, ricordo ancora i servizi di Antonello Marescalchi dalle alture del Golan e le tribune politiche di Ugo Zatterin.

Ho sempre seguito la politica senza praticarla attivamente.
Da quel ribelle che sono ho sempre pubblicizzato e votato (giunta l'età) quei movimenti che uscivano dal coro.

L'Msi perché messo fuori dall' "Arco Costituzionale", libero da "mani in pasta" e guidato da un leader affascinante come il mio omonimo Almirante.

I Radicali in quanto liberali, libertisti, sempre esclusi e sempre avanti un passo verso il progresso intellettuale ... guidati da un altro personaggio di grande carisma, Marco Pannella.

La Lega della prima e della seconda ora, quella ribelle e quella guidata da colui che sembrava un guerriero e da Gianfranco l'inarrivabile.

L'MSI si è smontato a Fiuggi, i Radicali si sono persi in mille alleanze che hanno svanito i loro sogni, la Lega si è disciolta come neve al sole davanti al Campanile di S.Marco una mattina di Maggio.

Una domenica di dieci anni fa fui avvicinato, uscendo da Messa, dagli attivisti di "Lavori in Corso". Federalismo Municipale, Responsabilità, Partecipazione, musica per le mie orecchie...otto giorni dopo entro per la prima volta nell'allora sede di Via Milano; amore a prima vista per il movimento e per il suo leader, una passione che vivo ancora.

In questi anni ho imparato molto su come si vive in comunità, di come si decide in gruppo, su come si ama e vive una città, su come ascoltando chi la pensa in modo diametralmente diverso da te si possa apprendere.

In questi anni ho ammirato la tua capacità di trovare sempre una risposta, una sintesi; la tua abilità a trovare la risoluzione ai contrasti che le due anime di LiC (da sempre presenti) mettevano in scena.

Poi i cinque anni di amministrazione: sei stato Sindaco e sei stato Claudio.

Sarò di parte, ma ritengo tu sia stato (grazie anche a chi ti ha affiancato) il miglior Sindaco che Cantù abbia avuto (almeno negli ultimi trent'anni) e questo resterà sempre il mio attestato di stima per te.

Sei stato però anche Claudio ed è anche questa una cosa che ho amato ... poi sei diventato sempre più Claudio e qualche volta ho faticato a capirti.

Oggi sei troppo Claudio, utilizzando anche termini che mi avevi insegnato a non utilizzare, e questo troppo Claudio non giova a me, a Cantù, a Lic, a Francesco e a quanti hanno creduto in te e in noi.

Ti chiedo, smetti di essere troppo Claudio e torna ad essere quel "Faro" che ci ha illuminato per anni.

Ti chiedo di non farmi perdere un altro "leader" in cui credere, di cui fidarmi; di non farmi pensare che allora è inutile impegnarsi.

Con affetto,
Giorgio


venerdì 22 luglio 2016

Logorii



Diceva la vecchia volpe del Giulio: “Il potere logora chi non ce l’ha”.

Ora non intendiamo il potere nel senso più spregevole che si possa utilizzare, pensiamo solo a chi vorrebbe che le cose andassero diversamente da come si evolvono e non può nulla per farlo accadere.

Ora da circa un anno, dall’ultimo Congresso, girano sui media notizie più o meno vere (perlopiù meno vere) su “Lavori in Corso”, che la fanno apparire come una sorta di seconda “Balena Bianca”.

Ora posso capire che chi lavora sui media cerchi i colpi a sensazione, anzi lo giustifico, meno capisco chi continuamente remi, dall’interno, contro un movimento veramente unico, danneggiandolo facendo trapelare particolari e nomi, violando inoltre la privacy di chi pensa di deliberare in una certa discrezione.

Non capisco chi rema dall’interno contro un amministrazione che è l’unica, negli ultimi 150 anni, a Cantù, che si è aperta ai cittadini, magari con modalità da perfezionare, ma che si è aperta. L’unica amministrazione che ha limato i debiti ed ha iniziato a produrre opere pubbliche veramente necessarie.

Sono pochi i cittadini, in realtà, che seguono il dibattito politico canturino, ma a quei pochi va ricordato un semplice, elementare, ma importantissimo particolare: “Lavori in Corso” (e l’amministrazione che la rappresenta segue questo trend, nei limiti del possibile) è un movimento politico che basa le proprie azioni su scelte assembleari.

Dopo di che, ad alcuni dei membri, le scelte possono anche non piacere.

Questo qualcuno, mancando di rispetto al resto dell’Assemblea, può anche esternare le proprie posizioni…non c’è legge che lo vieti … però questo qualcuno deve sapere una cosa chiara ed inequivocabile … in “Lavori in Corso” decide l’Assemblea e quanto deliberato da essa, volenti o nolenti lo si RISPETTA E NON LO SI METTE IN DUBBIO!!!

Lo fa l’Amministrazione, lo fa il movimento … poi a casa propria si possono dire mille parole, ma all’interno del movimento e davanti ai cittadini canturini esiste un solo vincolo: RISPETTO!!!

Tutto il resto sono solo chiacchere e distintivo, oppure delirio di onnipotenza.

Giorgio Bargna

martedì 5 gennaio 2016

Candidatura si, candidatura no

Raramente negli ultimi anni, nel rispetto dei ruoli assunti in “Lavori in Corso”, sono intervenuto su argomenti di politica prettamente locale, oggi però faccio uno strappo alla regola a causa di una operetta da quattro soldi che sta andando in scena a Cantù.

Nei mesi recenti molti politici locali si sono ringalluzziti alla lettura dell’esistenza di un presunto, mai dimostrato, “Patto di Via Rencati” e davanti a qualche indecisione del Sindaco Bizzozero sulla propria ricandidatura al ruolo.

I signori in questione hanno avuto un brusco risveglio una mattina della scorsa settimana nel leggere che il “Bizzo” sta valutando, seguendo le regole di LiC, l’opportunità di ripresentarsi.

Non sembrava  loro vero, fino a poco tempo fa, che il mattatore principe della politica canturina si ritirasse dai giochi, quando poi all'improvviso, pouff, è riapparso lo spauracchio…CHE SFIGA!!!

Ora però finito lo sfottò, passiamo alle cose serie, vi dico esattamente come la penso e questo è quanto sosterrò nell’Assemblea di “Lavori in Corso”.

In un commento su Facebook, sbrigativamente, ho riassunto così il concetto: "Poi io personalmente ritengo che un sindaco abbia il dovere di ricandidarsi salvo complicazioni e a mio avviso Claudio Bizzozero non ne ha ne fisiche ne morali".

Un sindaco deve ricandidarsi per più motivi, perché innanzitutto cinque anni (soprattutto in questa realtà socioeconomica) non bastano a fare tutto quanto si è prefisso, perché una città ha bisogno di continuità, perchè se uno ha fatto bene ed onestamente ha il diritto sacrosanto di ripresentarsi.

Qualcuno tra i detrattori afferma che questa città sotto l’amministrazione guidata da lui è stata ferma, ma basta leggere i fatti e si vede che molto si è mosso, dai tagli agli sprechi, all’inizio d’opera di lavori pubblici di necessità comune, opere nelle quali negli anni scorsi nessuno si è esercitato, passando ad un'azione di fiancheggiamento che probabilmente porterà alla parola fine sulla più grande vergogna politica canturina: il PALAZZETTO!

Oh certo, ora qualcuno dirà che a Cantù si è alzata la tassazione locale; questo è innegabile, ma è conseguenza diretta delle scelte politiche romane e lombarde, perciò qualcuno prima di parlare sarà meglio che si guardi allo specchio, anche perché con questi aggiustamenti a Cantù servizi sociali e scuole sono rimasti a livelli non indifferenti.

Comunque ci tengo a chiudere tornando allo sfottò, aggiungendo una frase che ho utilizzato oggi come stato sul mio profilo Facebook:
“... se risica ... se rosica ...”

Giorgio Bargna, Prosindaco di Vighizzolo, frazione departitizzata  ^__^