lunedì 3 agosto 2026

L'ombra del Fentanyl sulla società del dissenso (Tra memoria dell'eroina e nuove dipendenze



Come già accaduto in passato, prendo spunto dalla rassegna stampa di "Arianna Editrice" per approfondire un tema di attualità.

Oggi traggo alcune riflessioni sul Fentanyl a partire da un'intervista curata da Federico Dal Cortivo per L’Adige di Verona a Marilina Veca, giornalista d’inchiesta, laureata in Lettere Moderne presso l’Università “La Sapienza” di Roma e specializzata in Paleografia latina, archivistica e diplomatica presso l’Archivio Apostolico Vaticano.

La cronaca recente ci riporta il furto avvenuto a Roma il 3 luglio 2026: dall'Ospedale Israelitico sono sparite 80 fiale di Fentanyl, la cosiddetta "droga degli zombie". Parliamo di un potente farmaco antidolorifico che rappresenta anche una delle sostanze sintetiche più diffuse e pericolose al mondo.

È del tutto evidente che si tratti di un furto su commissione, finalizzato alla rivendita sul mercato nero del dark web. Eppure, a dispetto della gravità dell'evento e del potenziale impatto sociale della sostanza, la notizia è stata rapidamente riassorbita e archiviata nel giro di due o tre giorni, travolta dal flusso quotidiano di cronaca nera, notizie di guerra e dibattiti televisivi.

Per inquadrare la natura del farmaco, cito le parole della giornalista:

«Il Fentanyl è un oppioide sintetico 80-100 volte più potente della morfina. Gli oppioidi sono una classe di farmaci usati contro il dolore grave. Quelli sintetici non derivano direttamente dal papavero da oppio come quelli naturali (per esempio la morfina o la codeina), ma sono prodotti in laboratorio e progettati per potenziare gli effetti degli oppioidi naturali. In ambito medico il Fentanyl è impiegato da decenni principalmente in anestesia, nella fase post-operatoria e in terapia intensiva, in caso di lesioni traumatiche oppure per contrastare le manifestazioni più importanti di dolore cronico grave, come nei malati oncologici o in altre condizioni che comportano dolore forte e persistente.»

Al di là del danno fisico individuale, l'aspetto che più merita attenzione è la dimensione del danno sociale, la cui natura indotta appare più di una semplice ipotesi.

Riporto un ulteriore passaggio dell'intervista a Marilina Veca, di cui condivido la sostanza:

«Il furto di questi giorni ha sollevato forti preoccupazioni sul rischio di una diffusione di massa di questa droga, richiamando alla memoria storica le dinamiche con cui l’eroina invase l’Italia e l’Europa negli anni ’70. (...) Esiste un riferimento con l’eroina degli anni ’70 e con la sua immissione selvaggia sul mercato che servì a smantellare un enorme movimento di lotta e a distruggere un’intera generazione? Il timore che il Fentanyl possa replicare la devastazione dell’eroina degli anni ’70 è reale e si basa su analogie nella diffusione e nell’impatto sociale. Ci fu allora, come ora, un’invasione improvvisa e violenta del mercato. Negli anni ’70 l’eroina arrivò in Italia quasi da un giorno all’altro, sostituendo le droghe leggere. Il timore attuale è che l’immissione sul mercato nero di scorte rubate di Fentanyl possa saturare rapidamente le piazze di spaccio. All’epoca della diffusione dell’eroina nacquero ipotesi storiche (come la teoria dell’Operazione Blue Moon) secondo cui l’afflusso massiccio di droga pesante tra i giovani è servito a sedare le tensioni politiche e la contestazione sociale agendo sulle fasce più fragili della popolazione colpite da isolamento e disagio. (...) Nell’immissione selvaggia dell’eroina in Italia negli anni ’70, è intervenuta a livello organizzativo la grande rete criminale, ma la decisione di diffondere l’eroina è stata prima di tutto una decisione politica, risultato di una combinazione di fattori criminali, geopolitici e sociali ed è stata programmata come repressione, quanto mai cinica ed efficace, del movimento di lotta. Ovviamente la criminalità organizzata si è appoggiata, per la distribuzione nei quartieri popolari delle grandi città, sulla criminalità locale, creando una rete micidiale per efficacia e volontà di uccidere. (...) L’eroina accelerò il fenomeno storico del riflusso alla fine degli anni ’70, che, insieme alle leggi speciali e alla repressione selvaggia, segnò il traumatico passaggio dall’impegno politico collettivo alla chiusura nel privato. La droga diventò strumento di autodistruzione per migliaia di militanti politici che avevano sognato e lottato per cambiare il mondo, per realizzare l’utopia morale e politica di un mondo migliore.»

Sebbene l'analisi della giornalista si focalizzi principalmente sui movimenti di contestazione della sinistra dell'epoca, la dinamica di fondo ha una portata più generale. I centri di potere ricorrono da sempre a strumenti ben precisi per neutralizzare il dissenso e disinnescare la spinta al cambiamento: il classico divide et impera e le forme di stordimento di massa, che si tratti di narrazioni mediatiche e dinamiche social, di strutture e organizzazioni d'inquadramento o, nel senso più letterale e devastante, di sostanze stupefacenti.

Quindi parliamoci chiaro se la presenza del Fentanyl dovesse consolidarsi sul mercato nero e capillarizzarsi nei contesti urbani, le ricadute non sarebbero soltanto sanitarie, ma profondamente strutturali:

A. Livello Sanitario ed Epidemiologico

Impennata di overdosi fatali: A causa dell'estrema potenza della sostanza (misurabile in microgrammi), il margine tra dose efficace e dose mortale è ridottissimo. L'inconsapevolezza dei consumatori sul taglio della sostanza rischia di causare un'ecatombe silenziosa.

Saturazione del sistema sanitario: I reparti di pronto soccorso e i servizi di tossicodipendenza si troverebbero a fronteggiare una crisi improvvisa per cui l'assistenza tradizionale da oppioidi (es. metadone) potrebbe rivelarsi insufficiente o inadeguata senza protocolli specifici per oppioidi sintetici.

B. Livello Sociale e Territoriale

Degrado e insicurezza nei quartieri urbani: Come documentato nelle città nordamericane colpite dalla Fentanyl crisis, si assisterebbe alla rapida nascita di zone di spaccio a cielo aperto, con un forte aumento della microcriminalità di sussistenza e un progressivo spopolamento/degrado degli spazi pubblici.

Atomizzazione del disagio giovanile: La sostanza agisce come un "isolante emotivo". La conseguenza diretta è l'annullamento della conflittualità sociale organizzata, sostituita da una forma di autodistruzione passiva e individuale.

C. Livello Politico e Culturale

Accettazione del "Riflusso 2.0": Di fronte all'incapacità di incidere sui grandi problemi del presente (precarietà, guerre, crisi economica), la diffusione di una droga a bassissimo costo offre una "scappatoia" nichilista, accelerando il disimpegno civile e la rassegnazione.

Inasprimento emergenziale della sicurezza: L'aumento del degrado fornirà la giustificazione perfetta per politiche meramente repressive e securitarie, che spesso colpiscono l'anello debole (il consumatore o il piccolo spacciatore) senza intaccare le reti di traffico apicali.

Di conseguenza, aldilà delle contromisure mediche occorrerà predisporre degli interventi legali:

 - Sicurezza della Filiera Farmaceutica e Vigilanza

Inasprimento della tracciabilità ospedaliera: Revisione dei protocolli di custodia dei farmaci ad alto impatto nelle strutture sanitarie, per impedire che il canale legale diventi il principale fornitore del dark web.

Monitoraggio del Dark Web e dei flussi finanziari: Aumentare la cooperazione tra intelligence, forze dell'ordine e nuclei cibernetici per intercettare i canali di approvvigionamento e di pagamento decentralizzato (criptovalute).

 - Ricostruzione del Tessuto Comunitario

Presidio del territorio: Favorire l'associazionismo, i centri di aggregazione giovanile e le iniziative di quartiere. La presenza viva delle comunità locali negli spazi pubblici è il miglior anticorpo naturale contro l'insediamento del mercato dello spaccio e contro la solitudine che lo alimenta.

Riconoscere questa dinamica significa non cedere alla rassegnazione. La vera contromisura a qualsiasi forma di "anestesia sociale", chimica o digitale che sia, resta la consapevolezza critica e la capacità di fare comunità: l'unico vero anticorpo contro l'isolamento in cui il potere spera di confinarci.

Giorgio Bargna