sabato 8 agosto 2026

Oltre il condominio globale: riscoprire il valore della comunità

 


Esaminiamo ora i principi che reggono la comunità, prendendo a modello il pensiero di alcuni filosofi.

Ogni comunità si fonda su sentimenti condivisi, abitudini, memoria e fiducia. È la dimensione del villaggio, della famiglia, della nazione tradizionale. Si oppone concettualmente alla società, che si regge invece su contratti, calcolo e interesse individuale: se questa nasce dalla convenzione, la comunità scaturisce dal senso spontaneo di appartenenza, sia esso legato all'etnia, alla lingua o alla religione.

Per Benedetto Croce una nazione non è un semplice contratto. È memoria, dolore e simboli condivisi: se li perdi, ti ritrovi trasformato in un condominio. In sostanza, quando una società smarrisce i propri sentimenti comuni si riduce a mero mercato. L'eccesso di individualismo finisce per disgregarla, proprio perché viene meno il collante che la teneva unita.

Questo accade quando ogni valore viene declassato a mera opinione da mettere in discussione. Se la morale non è più condivisa, se la spiritualità svanisce e il sentimento comunitario si sgretola, significa che è subentrato un fattore divisivo. Una società omogenea resiste grazie a precisi elementi di coesione: valori condivisi su ciò che è giusto o sbagliato, la consapevolezza di un destino comune e la fiducia nel prossimo, supportata dalla certezza di una convergenza sui principi fondamentali.

Quando penetrano ideologie fortemente individualiste, il "noi" lascia il posto all'"io", e ogni diritto o dovere diventa oggetto di trattativa. Il bene comune viene così abbattuto in favore dell'interesse personale. In assenza di un senso di comunità — dinamica in parte già in atto — nessuno farebbe più figli, nessuno investirebbe e nessuno si sacrificherebbe: il passaggio dalla fiducia al sospetto diventa questione di un istante.

I sociologi definiscono questo fenomeno "atomizzazione". Quando viene impiegato nell'accezione di "operazione mirata a dividere per indebolire", è appropriato parlare di un'azione diabolica dotata di un preciso peso storico. Non si tratta di folklore con corna e forcone, ma di una vera e propria strategia di disgregazione. È il medesimo principio alla base della "guerra ibrida" o "culturale" dei nostri giorni: non serve invadere un Paese con le armi se si riesce a far litigare una società dall'interno, fino a portarla al collasso.

Ricostruire la comunità oggi non significa dunque rifugiarsi in un passato nostalgico, ma compiere l'atto più rivoluzionario e controcorrente della modernità. Se la disgregazione nasce dall'isolamento, la risposta risiede nel coltivare attivamente spazi di appartenenza concreta: valorizzare i beni comuni del proprio territorio, riscoprire i luoghi di aggregazione fisica e creare reti di solidarietà di prossimità in cui la parola data e il mutuo soccorso contino più del profitto. In un'epoca che spinge all'egoismo e all'atomizzazione digitale, scegliere il "noi" non è una rinuncia all'individualità, ma l'unico modo per restituirle un senso. Custodire una comunità significa, in ultima analisi, scegliere di non essere soltanto consumatori in un mercato, ma custodi di un destino comune.

Giorgio Bargna

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