sabato 28 febbraio 2026

DAL GOLAN ALL' IRAN: CHI CI PERDE E COSA POSSIAMO FARE



Partirò esprimendo pensieri personali per giungere a pensiero politico che sicuramente è condiviso dal movimento politico in cui milito.Il mio primo ricordo della guerra risale a quando, nel giugno del 1967, non avevo ancora compiuto tre anni e seguivo, come si usava allora, sulla TV B/N del nonno, le vicende delle alture del Golan e della "Guerra dei Sei Giorni".Tra l'altro a 60 anni di distanza, ma è cosa che dura nei millenni, li la pace è ancora un ipotesi.In questi oltre sessanta anni di vita l'unica certezza che ho sviluppato è che le guerre si combattono, si creano, a volte finiscono, solo ed unicamente per denaro ed interesse.

Chi muove gli interessi?Certamente i grossi gruppi di affari legati alla politica, sicuramente i capi di stato delle maggiori potenze (nessuna esclusa),  sicuramente ogni genere di mafia, dalle europee alle sudamericane, sicuramente influenzano, più o meno direttamente, le tre principali religioni mondiali, che economicamente parlando, non sono sicuramente le ultime ad avere voce in capitolo.

Chi ci perde?

A volte ci perde chi può sembrare più forte.

In Ucraina sicuramente la Russia non può cantare vittoria,  in quattro anni non è stata capace di avanzare,  la sua economia è al collasso e sta per crollare, però ci raccontano che si preparando ad invadere l'Europa, che dobbiamo prepararci alla guerra, che è necessario spostare risorse da sanità, istruzione e servizi per finanziare il riarmo, perché nel 2027 o nel 2030 saremo invasi dai russi. 

In un azione militare in Afghanistan, messa un po' nel freezer negli ultimi anni , nel 2020, l'amministrazione Trump ( personaggio di cui riparliamo tra qualche riga) firmò un accordo con i Talebani per il ritiro delle truppe, mentre sotto l'amministrazione Biden, i Talebani lanciarono un'offensiva fulminea riconquistando Kabul il 15 agosto 2021.

Sempre perdiamo noi cittadini, di tutto il mondo, in serenità, a livello economico ed i più sfortunati, quelli direttamente interessati, conoscono direttamente l'orrore e la morte.

E' di oggi la notizia della nuova escalation in Iran, qui torniamo su Trump, quello che chiude le guerre, così dice.

Certo forse è ancora presto immaginare gli scenari dei prossimi giorni. ma non è idea peregrina ipotizzare il rischio di una terza guerra mondiale, considerando che l’Iran, che ci ha fatto sapere che questa volta risponderà seriamente, ha una popolazione di cento milioni di persone, non 32 come il Venezuela e  può contare su amici potenti come ad esempio la Cina, cui fornisce 1,7 barili di petrolio al giorno e la Russia che lo tutela in funzione anti americana, senza dimenticare che come scrivevo qui tempo fa, non va dimenticato che nello scacchiere internazionale a fianco e spesso in collaborazione con Cina e Russia si sono fatti forza paesi come Brasile, India, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Indonesia e ribadisco oggi quanto affermavo politicamente nel finale di quell'articolo.

La mia ricetta da servire a Patto per il Nord, per un indirizzo politico internazionale, è tanto semplice quanto impegnativa. Innanzitutto, dicevo, siamo piccoli quindi non è il momento di prendere posizioni strategiche a livello internazionale, ma è quello di "esplodere" sul territorio.Lo stiamo facendo, stiamo lavorando per creare una rete che comprenda sui territori, oltre noi, associazioni, liste civiche, imprenditori, gente di "buona volontà", uniti da un unico vero e inscindibile punto, la cura e lo sviluppo dei territori del Nord, la buona gestione delle risorse economiche da tenere in loco e lo sviluppo di strategie sostenibili su ogni tematica.Sta succedendo e ci porterà nel tempo a governare, tutti insieme, borghi, città, regioni e ad entrare in Parlamento. Successo questo, la nostra linea sulla politica internazionale, a mio avviso, può essere una sola.Siamo parte integrante dell'UE, anzi il Nord Italia è uno dei motori principali dell'economia europea, manca però, a mio avviso, di un elevato potere politico.Noi dovremo lavorare per avere questo potere politico, per poter indirizzare le scelte europee sullo scacchiere internazionale.Parlavo dell'Europa dei Popoli, questa non va intesa solo a livello socioculturale, etnico, storico, va intesa anche sul peso che ogni Popolo mette a disposizione, volontariamente, al resto della comunità.Il Nord Italia esercita un potere economico significativo in Europa, soprattutto grazie alla Lombardia (seconda regione UE per PIL totale dopo Île-de-France), all'Emilia-Romagna, al Veneto.Il potere economico del Nord Italia è fondamentale per l'Unione Europea, grazie alla forza e alla caparbietà degli abitanti, autoctoni o meno che siano, del Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta) e del Nord-Est (Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia).Ma non è solo una questione economica a valorizzare ed ad alimentare le mie pretese di potere a livello europeo. Il Nord Italia ad esempio eccelle anche sul sociale, specialmente a livello di volontariato sia in dentro i confini che fuori.Il Nord Italia è un motore cruciale per il volontariato europeo, con tassi di partecipazione significativamente alti, fornendo una solida base di volontari, soprattutto in settori come la sanità e il soccorso, sebbene l'Italia complessivamente si collochi indietro rispetto ai paesi nordici per partecipazione complessiva. La maggior parte dei volontari attivi in Italia si trova nel Nord, con la Lombardia che da sola ne ospita oltre 1 milione, più di molte regioni del Sud messe insieme.Il Nord Italia è un punto di riferimento per il volontariato sanitario (ambulanze, clown dottori), supportando l' infrastruttura di volontariato a livello europeo. Poi, il Nord Ovest e tutto il nord dell’Italia, hanno l’economia più “green” d’Europa. Sono l’eccellenza nell’economia circolare, più ancora di Paesi come la Germania, la Svezia, l’Olanda abitualmente celebrati come i più avanzati quanto a sostenibilità ambientale e capacità di eco-innovazione delle rispettive economie. Il Nord Ovest è primo in Europa per consumo interno di materia procapite e per unità di Pil, e per tasso di riciclo sul totale di rifiuti prodotti , e si colloca nelle prime posizioni anche per quota di motorizzazioni alternative a benzina e diesel (metano, Gpl, ibrido, elettrico) sul parco auto (8,1%) e per consumi finali di energia per unità di Pil.

Potrei cercare mille altre motivazioni per asserire che il Nord Italia ha il diritto ed il dovere di essere forza decisionale importante sullo scenario europeo ed internazionale, ma mi fermo qui, ribadendo che è necessario per Patto per il Nord crescere velocemente creando la "nuova classe politica" che sarà non solo la salvezza del Nord, ma una grande forza di indirizzo nella politica internazionale.


Giorgio Bargna


 

mercoledì 25 febbraio 2026

MACABRI TALK SHOW



Ci occupiamo oggi di un fenomeno sociale che entra nelle nostre case, quotidianamente, ormai da anni.

Chiediamoci quanto incidono le trasmissioni televisive sui fatti di cronaca e i processi.

Io credo sia innegabile che le trasmissioni televisive in Italia incidano in modo significativo sui fatti di cronaca nera e sui processi giudiziari, riuscendo spesso e volentieri a trasformarli in veri e propri "processi mediatici" che rischiano di condizionare l'opinione pubblica e, in casi estremi, le indagini stesse.

Talk show e programmi di approfondimento tendono a ricostruire casi giudiziali, formando "mostri" o innocenti prima della sentenza definitiva. Gli atti processuali, come intercettazioni e verbali, vengono spesso diffusi, decontestualizzati e commentati in studio, influenzando la percezione di colpevolezza.

La forte esposizione mediatica può, indirettamente, influenzare il corso delle indagini, esercitare pressione sugli inquirenti o condizionare la memoria e la testimonianza di persone coinvolte.

Teniamo presente che investigatori e magistrati, in  quanto esseri umani, non sono immuni dalla pressione dell'audience, il che può spingerli più o meno inconsciamente verso soluzioni rapide o clamorose, anche perché a volte si assiste a una narrazione mediatica che contrasta l'operato della magistratura, con il rischio di influenzare la percezione di imparzialità.

Tra l'altro si è assistito a casi di magistrati che hanno utilizzato la televisione per comunicare le proprie indagini.

I "Processi Mediatici" sovente si sostituiscono alle aule di giustizia, creando un'opinione pubblica che giudica prima delle sentenze definitive. Inoltre la forte esposizione mediatica, indirettamente, potrebbe condizionare la memoria e la testimonianza di persone coinvolte.

Vi è anche un altro elemento a non sottovalutare, il linciaggio mediatico, il mancato rispetto del diritto alla presunzione di innocenza, possono causare gravi danni reputazionali agli indagati, anche prima di un eventuale rinvio a giudizio o condanna. 

Vi aggiungo alla fine di questa riflessione un testo molto interessante e molto critico che trovate nell'originale a questo link.

"Quante trasmissioni hanno fatto sul delitto di Garlasco? Centinaia di programmi a spaccare il capello in quattro coinvolgendo avvocati, opinionisti e vari esperti investigativi. Ore ed ore a discutere su un biglietto del parcheggio uscito fuori vent’anni dopo dal cassetto di Sempio. Che c’è di strano? Chi è che non custodisce i tagliandini del parcometro per anni, è la cosa più normale di questo mondo!  Per non parlare delle ore a speculare su un presunto video hard della povera ragazza girato con il suo fidanzato. La poveretta non trova pace neanche da morta. 

Poi veniamo a conoscenza dell’esistenza di un’organizzazione criminale globale impegnata in abusi sessuali, tratta e sfruttamento sistematico di donne e bambine – una rete che coinvolge anche le élite politiche, economiche e mediatiche europee – e tutto improvvisamente viene messo a tacere. Milioni di prove schiaccianti nei cosiddetti Epstein file rivelano ragazze costrette in condizioni di schiavitù sessuale, torture, sparizioni e veri e propri crimini contro l’umanità. Vittime abusate da personalità di alto rango dell’Occidente, tra Stati Uniti ed Europa: criminali, pedofili, torturatori coinvolti in pratiche sataniche e, si vocifera, perfino cannibalismo. Dietro a tutto questo l’ombra dei ricatti del Mossad. Eppure, i grandi media restano in silenzio o, al massimo, mandano qualche servizio a notte fonda. In compenso, continuano puntigliosamente ad analizzare un biglietto del parcometro e le celle agganciate dal cellulare di quel Sempio. Assurdo e vergognoso".

E come diceva Maurizio Costanzo: Buona televisione a tutti!!!

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna

 

martedì 24 febbraio 2026

LOTTIAMO INSIEME PER RIPRENDERCI IL DIRITTO A UNA VITA SERENA E FELICE?

 


Tra i tanti temi che attanagliano i nostri territori, oggi scegliamo di trattarne uno molto caro al Presidente Federale di Patto per il Nord Roberto Bernardelli ed anche al Sindacato del Nord.

Parliamo del Diritto al Lavoro, parliamo del Diritto ad un Esistenza Libera e Dignitosa.

Due diritti che sono correlati strettamente a persone e famiglie che hanno il diritto di vivere sia dignitosamente che serenamente.

Parliamo di donne e uomini, più o meno giovani, lavoratori e/o pensionati, parliamo di ragazzi che hanno diritto a un futuro, a casa propria, non emigrando.

Questo riguarda tutti, chi lavora da dipendente e chi ha aperto una partita IVA, chi sta nel privato e chi lavora nel pubblico, oggi tutti siamo vessati da uno Stato Despota.

Certo è che l'economia paga l'emersione di nuovi paesi, sia come produzione che come consumo, certo è che essendo "pancia molle" in Europa paghiamo dazio, certo è che come Territori del Nord dovremmo prendere in mano la situazione nell' UE, visto che ne siamo uno dei motori trainanti, ma oggi è certo che, grazie alla sottomissione delle forze politiche romane, paghiamo dazio in povertà e difficoltà.

Viviamo di stipendi falsati e di pensioni che chiedono vendetta.

Ci sono anziani che devono rinunciare al riscaldamento ed alle cure mediche, così come anche sempre più famiglie.

Tutto questo crea inevitabilmente un calo demografico che  renderà difficile sostituire i circa 6 milioni di lavoratori che andranno in pensione entro il 2035, mettendo pressione sul mercato del lavoro.

Tutto questo porta inevitabilmente ad un aumento dei pensionati che mantengono un'occupazione regolare (444 mila nel 2021, +13,3% rispetto al 2020) spesso per necessità personale o per sostenere le famiglie.

In Italia, nel 2024, quasi 4,6 milioni di pensionati (il 28,1% del totale) percepiscono meno di 1.000 euro al mese e non è che con 1.300 si navighi nell'oro e consideriamo che a causa del passaggio al sistema contributivo puro, chi va in pensione oggi conta su un tasso di sostituzione dell'81,5% rispetto all'ultima busta paga, ma per i giovani lavoratori questo scenderà al 64,8% nel 2060, prospettando pensionati sempre più poveri.

I salari in Italia faticano a recuperare il potere d'acquisto perso negli ultimi anni, rimanendo tra i più bassi nell'area OECD, più di un lavoratore su dieci vive in una famiglia a rischio povertà, con retribuzioni spesso inferiori al 60% della mediana, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati drasticamente (+30-34% nell'ultimo decennio) e i costi abitativi/affitti sono cresciuti tra il 28% e il 60%, rendendo difficile la gestione del quotidiano.

Settori come l'automotive, gli elettrodomestici e la siderurgia, ma anche il tessile o l'edilizia, per fare degli esempi, vedono un aumento non solo della cassa integrazione, ma anche dei licenziamenti.

Sarò ripetitivo, sarò nauseante, ma dobbiamo spingere sempre di più al rientro dal residuo fiscale ed all'applicazione delle gabbie salariali.

Oggi non dobbiamo più separarci tra destra e sinistra, non dobbiamo più dividerci tra settore pubblico o privato, oggi ci dobbiamo unire tutti a difesa del nostro futuro.

Patto per il Nord, il Sindacato del Nord, sono qui per raggiungere anche questo obbiettivo, lottiamo insieme per il Nostro Futuro.

Unisciti a Noi, lottiamo insieme per riprenderci il diritto di una vita serena e felice.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

domenica 22 febbraio 2026

Nunch a semm chì cun ti

 


Prendo spunto da un pensiero che il Carnevale ha ispirato a Marcello Veneziani.
Chiedendosi che reazione, sentimento, percezione, abbia, in questo momento, un cittadino riguardo chi ricopre incarichi pubblici, la risposta è unica.
La gente, più o meno consciamente, capisce di stare assistendo ad una recita, ad una simulazione, fatta di atti come al teatro, di un gergo come in un clan, di pose come al cinema.
Ci dice Veneziani: "Ciascuno recita una parte, dice le cose prevedibili e scontate conformi al suo ruolo, mai sorprende dicendo qualcosa di diverso dal cliché e dalla maschera che indossa. E il Carnevale che ora sopraggiunge è il momento adatto per denunciare questo teatrino permanente di maschere".
Ormai la verità è un dettaglio futile, la storia, gli ideali, il concetto vengono falsati, gli attori della commedia recitano imperterriti la loro parte, si dicono certe cose e se ne omettono delle altre perché così conviene. 
Ormai assuefatti dal ruolo, recitano tutti, i leaders politici e la loro manovalanza, gli opinionisti e i "giornalari", financo prelati e chi dovrebbe mantenere un integrità mentale per lavoro e moralità.
Ci dice Veneziani: "Chiunque salga su un palcoscenico, cioè chiunque parli oltre l’ambito strettamente privato, deve assumere una postura, una movenza, un linguaggio che non corrispondono a ciò che realmente è, pensa o vuole, ma a ciò che è richiesto in quel momento nella sua posizione". 
Ormai più nessuno tra loro esprime la propria idea, la propria opinione, il proprio credo, stanno semplicemente attenti a non urtare le suscettibilità protette, a non toccare qualche punto delicato, a non rischiare che venga strappato il contratto teatrale.
Ci dice Veneziani: "Una tesi sposata ieri viene capovolta oggi perché ora la sostiene il tuo avversario, in una spregiudicata guerra di posizioni. L’identità, l’eredità e la propria storia vengono velocemente accantonate, abiurate o capovolte, perché è più utile così". 
Davanti ai temi del momento giustizia e separazioni delle carriere,  fascismo e antisemitismo, alleanze e tensioni internazionali, sicurezza e famiglia un giorno ci mostrano il viso l'altro il deretano. 
Ci dice Veneziani: " Non c’è dichiarazione politica che abbia qualche attinenza con l’identità, la verità storica e l’autenticità delle passioni e delle convinzioni; tutto è ridotto a tattica e risultati, necessità di compiacere anche a costo di nascondere e perseguire finalità pratiche".
Ci dicono che questo teatrino sia gratis, in realtà ogni giorno, in ogni azione quotidiana ne paghiamo il prezzo, inoltre ormai sono conclamate la diffidenza diffusa e la sfiducia generale. 
Come ci racconta Veneziani la conseguenza di tutto ciò si tramuta nell’astensione dal voto, nella disaffezione verso le istituzioni, nel crollo di credibilità delle classi dirigenti, politici, governanti, magistrati, vescovi, comunicatori.
Lui chiede agli attori di chiudere il sipario per evitare la diserzione totale, io vi dico che c'è gente che non recita, onesta, desiderosa di rimettere in piedi il mondo, con onestà si, ma anche con l'orgoglio del proprio territorio e delle proprie identità.
Patto per il Nord non recita nel teatrino, il Patto opera nelle piazze, nei mercati, in ogni luogo dove c'è la gente, parlando, ascoltando, sorridendo, perché un futuro ancora c'è e lo vogliamo costruire insieme a te.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como