sabato 7 febbraio 2026

VIENI A FARE POLITICA CON ME

 


Facciamo un tour su politica e politici.
Facciamo un quadro della situazione.
Cerchiamo di capire come gli italiani attraverso i loro occhi identificano politica e politici.
Cerchiamo di capire l'utilità e la bellezza del fare politica.

Possiamo facilmente imbatterci in un pensiero comune, molte persone escludono la politica perché sembra disordinata o estenuante. 
Potremmo anche essere d'accordo su un disordine attuale e sulla fatica che la politica può portare, sia per chi la deve seguire, in un mondo che corre, sia per chi la esercita.
Ma va raccomandato che quasi tutto ciò con cui abbiamo a che fare quotidianamente si ricollega a decisioni politiche: sanità, salari, alloggi, istruzione, trasporti e persino prezzi dei prodotti alimentari.

Spesso la maggior parte delle persone sottovaluta quanto profondamente la politica influenzi le loro vite, scegliendo di non preoccuparsene, un errore che porta a subire supinamente le scelte di chi governa, o fa opposizione, a volte onestamente, altre meno.
 
La stragrande maggioranza delle persone rimane schifata, delusa, dall' inciviltà e dai toni da bar usati dai leader.
Quanto succede nelle piazze, con gruppi organizzati di manifestanti che porgono la sponda a facinorosi non aiuta.
In un mondo ormai basato essenzialmente sui media, più o meno social che siano,  la politica urlata e/o violenta diventa lo strumento più idoneo ad alimentare discorsi d’odio e di inciviltà. 

Su questo livello, ve lo assicuro, non troverete mai schierato "Patto per il Nord".
Non saremo mai votati ad un linguaggio politico alla ricerca permanente degli effetti speciali, dell’audience a tutti i costi, della battuta spesso greve e squalificante. 
Certo, anche noi proporremo delle critiche, è inevitabile, saranno a volte molto taglienti si, ma quanto costruttive.
Siamo più votati al confronto sui temi, semplificando al massimo, laddove è possibile, con argomentazioni facili da comprendere. 

Per quanto gli italiani, al Nord, quanto al Sud, rifiutino  soluzioni autoritarie la politica viene vista spesso come un affare, o una "casta" di privilegiati, con una forte tendenza alla critica e al livore.
L'interesse è in calo, con una partecipazione inferiore tra chi è più svantaggiato nel mercato del lavoro e tra i giovani che, a ragione o torto, chiedono un maggiore ascolto dei loro bisogni e un focus reale su ambiente e futuro.
Con l'assenza totale di chi ha visto traditi i propri valori fondamentali.

Per quanto gli italiani non cerchino scorciatoie autoritarie, confermando la volontà di mantenere il sistema democratico, la critica popolare è potente, se gli dovessimo affidare un inno potrebbero recitare: "cambia l'orchestra, ma la musica è la stessa". 
Fortunatamente, più al Nord, ma in tutta Italia, il volontariato è nel DNA, parliamo di "un'antipolitica" attiva che contesta le strutture e le procedure, preferendo un "fare" pratico e veloce.
A questo ci votiamo, alla politica costruita dal basso, alle idee proposte dai cittadini, alla responsabilità del "buon padre di famiglia".

Purtroppo l'atomizzazione in corso da qualche decennio ha allontanato le persone, soprattutto i giovani, dalle sezioni di partito e dalle associazioni in generale.
Chi non ha mai vissuto la politica attiva riesce a vedere quale politico solamente il leader che appare in TV, non conosce un mondo fatto di sezioni territoriali, di confronti politici, di sudore, di brave persone che ci mettono faccia e chiappe per il territorio.
Chi non ha mai vissuto la politica attiva non riesce nemmeno a immaginare che ci sono persone che la notte o all'alba portano i santini nelle loro cassette postali, che attacchinano manifesti; non riesce a immaginare che esistono persone che dopo lunghe ore di lavoro si incontrano in sezione per il bene comune o che vanno a friggere le patatine alla festa di sezione.
Non riescono a immaginare che a volte, dopo il sudore e la fatica, capiti arrivino anche le minacce.

Detto così fare politica sembra un safari, invece signori è innanzitutto una palestra di vita, poi il miglior "social network" possibile.
Guardiamo i lati positivi.

Si conoscono persone.
Ci si interfaccia, si discute, si impara ad esporre le proprie idee ed ad ascoltare le altrui e farne tesoro.
Si lavora a stretto gomito durante le feste, durante gli eventi, le campagne elettorali, creando uno spirito di gruppo che ti manda a casa, stanco  si, ma soddisfatto.
Si apprezzano l'onore e l'orgoglio.
Si crea una rete sociale che ti porta magari a proporti su altri progetti di volontariato.
Ci si sente soddisfatti di quanto creato; personalmente sarò sempre orgoglioso di aver modificato lo statuto comunale della mia città inserendo strumenti di democrazia diretta e partecipata.
Il "bello" di fare politica risiede nella capacità di trasformare l'impegno individuale in un impatto collettivo concreto, nonostante le fatiche.
Fare politica significa, nella sua essenza più nobile, prendersi cura delle persone e dei luoghi in cui viviamo. 
È un atto di servizio volto al pieno sviluppo della persona e delle comunità.

ECCO, PER QUESTO TI INVITO A FARE POLITICA CON ME, CON NOI, CON IL CUORE E COL SORRISO!!!!

Giorgio Bargna
Segretario Provinciale
Patto il Nord
Como





martedì 3 febbraio 2026

FEDERALISMO PRAGMATICO

 



Abbiamo parlato su queste pagine spesso e volentieri di federalismo, sotto varie forme, tutte classiche.

Oggi il buon Mario Draghi ci offre la sponda per parlare di un federalismo meno geografico e più utile alla comunità, il federalismo pragmatico.

Se chiediamo all' intelligenza artificiale cos'è essa ci risponde che il federalismo pragmatico è un approccio che privilegia l'integrazione basata su necessità concrete e obiettivi comuni, anziché su visioni ideologiche o riforme istituzionali globali. 

A grandi livelli come esempi possiamo portare l'euro o gli accordi degli anni cinquanta su carbone e acciaio.

Noi vogliamo decisamente più bassi ma non per questo meno pragmatici.

Noi vogliamo immaginare il federalismo pragmatico come trait d'union tra un movimento politico costruttivo che nasce dal basso, qual è Patto per il Nord, e i cittadini, il tessuto sociale, le associazioni, i comitati spontanei e, perché no, le liste civiche pure, non contaminate dalla politica "tradizionale".

Il tutto per portare benessere sui territori, per rendere la vita di tutti noi più sostenibile, per creare una vita quotidiana molto meno affannata ed un futuro sereno per i nostri figli e nipoti.

Noi siamo disponibili ad ogni genere di confronto e collaborazione con ogni tipo di "attore" citato, ora tocca a voi darci fiducia, capire che noi non siamo il solito partito che punta ai soldi ed al potere.

Tra noi non esiste un parassita, tutti abbiamo un lavoro e dedichiamo il nostro tempo libero a questo progetto di benessere collettivo.

Dateci fiducia ed insieme portiamo in essere il vero federalismo pragmatico.

Giorgio Bargna 

Patto per il Nord 

Como 


lunedì 2 febbraio 2026

Pedaggio sulla “Milano – Meda”, una tassa a danno di pendolari ed imprese

 


Lo scorso sabato 31 Gennaio Patto per il Nord ha organizzato un presidio presso la parte iniziale in Milano della Superstrada "Milano - Meda".

La Milano-Meda (SP ex SS 35) è una superstrada gratuita, ma è previsto che prossimamente diventi a pagamento integrandosi nella Pedemontana Lombarda (tratta B2), tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno. 

Il pedaggio per i circa 13 km, calcolato andata e ritorno, ammonterà a 9 euro giornalieri per i pendolari e per le aziende che usufruiscono della tratta, nel primo caso sarà una sorta di decurtazione dello stipendio, nel secondo porterà ad un aumento delle merci trasportate; soprattutto a livello locale metterà in difficoltà molti fornitori e molte piccole aziende che creano il tessuto economico locale. 

La tratta oggi non prevede pedaggi, ma è in corso di riqualificazione per connettersi alla Pedemontana.

Questi lavori tra le altre cose prevedono modifiche su terreni che anni fa furono contaminati dalla diossina di Seveso; tredici km di terza corsia non serviranno ad altro che a spostare l'imbuto del traffico qualche km più avanti.

Questo pedaggio sposterà ovviamente molte auto e camion dalla superstrada al traffico locale, con ovvio aumento del traffico in paesi e cittadine che già subiscono problemi con i passaggi a livello di Trenord e ovviamente con un impatto ambientale enorme.

Non esiste una logica in questa scelta se non quella economica a favore di chi incasserà i  pedaggi quando basterebbe l’1,5% del residuo fiscale lombardo per mantenere la gratuità della strada.

Siamo di fronte al paradosso di una strada statale pubblica trasformata in autostrada, sostanzialmente una nuova tassa introdotta a danno di cittadini, pendolari ed aziende.

Patto per il Nord ha fatto sentire la propria voce politica, così come hanno fatto, in realtà, le amministrazioni locali della zona, ma la voce che manca è quella di chi utilizza questa strada più o meno frequentemente.

Unitevi in comitati, fate sentire la vostra voce, difendete i vostri stipendi, che la voce non sia solo politica, ma che sia anche dei cittadini.

Noi se occorre vi daremo supporto, ma gli attori in questo caso dovete essere voi.


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale 

Patto per il Nord  Como

domenica 1 febbraio 2026

CONTRATTI COLLETTIVI E STIPENDI

 




 E' di questi giorni il dibattito aperto sulla norma "Salva-Imprenditori"

1 - Vediamo di cosa si tratta
2 - Vediamo cos'è un contratto di lavoro collettivo
3 - Vediamo alcuni "difetti di forma"
4 -  Parliamo di stipendi
5 - Parliamo di "sopravvivenza" 

Nel dibattito politico attuale  il termine detto "Salva-Imprenditori" è associato a una disposizione inserita nel Decreto PNRR. 
Questa norma mira a tutelare gli imprenditori nei casi in cui un giudice accerti che i salari pagati siano inferiori alla soglia di dignità prevista dalla Costituzione (Art. 36). 
Di fatto impedisce che, in caso di condanna per sottosalario, l'imprenditore debba corrispondere tutti gli arretrati maturati negli anni passati, limitando l'obbligo di adeguamento salariale solo per il futuro.
I sindacati definiscono questa misura un "attacco ai diritti dei lavoratori", sostenendo che possa incentivare il dumping salariale e indebolire la contrattazione collettiva. 

Il Contratto Collettivo di Lavoro è un accordo stipulato tra organizzazioni di datori di lavoro e sindacati dei lavoratori, che stabilisce le condizioni economiche e normative minime (salario, orario, ferie, malattia) per i rapporti di lavoro in uno specifico settore (es. Commercio, Metalmeccanico, Pubblico Impiego). Definisce regole uniformi per tutti i lavoratori di quella categoria, includendo aspetti normativi (orario, ferie) e obbligatori (relazioni tra le parti).  
Viene stipulato tra associazioni datoriali (es. Confindustria) e sindacati (es. CGIL, CISL, UIL), con l'ARAN per il pubblico impiego.
Stabilisce condizioni uniformi e obbligatorie, fungendo da base per i contratti individuali, e disciplina le relazioni industriali. Solitamente ha una durata limitata (spesso 3-4 anni), con parti normative e retributive con scadenze diverse. Si colloca sotto la Costituzione e le leggi speciali, ma sopra il contratto individuale di lavoro.

Esistono però anche dei CCNL stretti con piccoli sindacati o sigle minori.
Si tratta di un contratto collettivo nazionale che, pur rispettando i requisiti formali, spesso presenta tutele inferiori rispetto a quelli sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. In Italia esiste una "giungla" di contratti, talvolta definiti "pirata", che possono portare a una minore tutela normativa ed economica. 

Si tratta sostanzialmente di "Contratti Pirata".
Spesso tali accordi sono stipulati per offrire condizioni economiche o normative al ribasso, meno onerose per le aziende, a scapito dei diritti dei lavoratori. 
Le aziende non iscritte ad associazioni datoriali hanno libertà di scelta, ma possono optare per questi contratti per ridurre i costi.
I sindacati che non firmano i contratti principali (a causa della scarsa rappresentatività) possono comunque stipularne di propri, ma la validità e la forza contrattuale sono ridotte, ed esclude tali sindacati da trattative di secondo livello.
E' chiaro che questo genere di contrattazione favorisce imprenditori piuttosto "spediti" che resteranno tutelati dalla norma in questione.
E' altrettanto chiaro che i dipendenti sottoposti a questi contratti ci perdono sia economicamente che sotto l'aspetto della sicurezza sul lavoro.

A proposito di soldi, parliamo un po' di stipendi.
In generale, gli stipendi in Italia non sono considerati adeguati al costo della vita e sono tra i più bassi dell'OCSE, con una sostanziale stagnazione negli ultimi 30 anni, contrariamente al trend europeo. 
Il potere d'acquisto è in calo, con salari reali ridotti dell'8,8% rispetto al 2021, una vasta maggioranza dei lavoratori (78%) è insoddisfatta delle proprie retribuzioni. 
L'Italia è al 22° posto su 34 Paesi OCSE per salari medi annui. Nel periodo 1990-2020, è l'unico Paese europeo in cui i salari sono diminuiti (-2,9%), mentre altrove crescevano. L'aumento del costo della vita ha eroso il valore reale delle retribuzioni. Anche a fronte di un aumento nominale, il potere d'acquisto effettivo è diminuito, specialmente dopo il 2021.
I fattori strutturali includono la bassa produttività, contratti collettivi spesso non rinnovati e una diffusione di lavori a basso salario e qui torniamo ai "Contratti Pirata" stipulati spesso nelle Regioni Fragili, esiste una forte disparità interna (La Calabria, con Vibo Valentia, presenta percentuali elevate, mentre Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta sono le zone più virtuose. ), con stipendi molto più bassi al Sud (circa 17.898 euro nelle Isole) rispetto al Nord Ovest (28.852 euro) dovuta anche a questo.

Ma attenzioni alle cifre.
Nel 2025, uno stipendio considerato “buono” in Italia si colloca tra i 35.000 € e i 45.000 € lordi annui, diciamo a spanne 2.000 € netti al mese.
2.000 €  al mese (netti) possono essere considerati uno stipendio decente/sufficiente in Italia, ma la sua qualità varia molto: è buono per vivere dignitosamente da soli e risparmiare un po', ma può essere insufficiente per una famiglia o per chi vive in Città e Regioni costose come Milano e Lombardia, dove appena si coprono le spese essenziali e c'è poco per imprevisti o grandi progetti di vita, soprattutto con l'aumento dell'inflazione.

Rientra qui il discorso delle gabbie salariali che abbiamo già toccato qui  e qui quindi non vi tedio anche se vi invito a leggere gli articoli.

La sostanza finale è che non ci si può più affidare ai sindacati (piccoli o grandi che siano) per salvaguardare il portafogli, oggi bisogna votarsi a chi vuole il vero cambiamento, votarsi al Sindacato del Nord, alla nuova Classe Politica del Nord (a cui siete invitati ad aderire).

Patto per il Nord sta lottando per i territori, per una vita dignitosa, per una sanità garantita a tutti, per delle infrastrutture decorose.

Unitevi a noi e rivoltiamo il calzino.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord Como