domenica 1 febbraio 2026

CONTRATTI COLLETTIVI E STIPENDI

 




 E' di questi giorni il dibattito aperto sulla norma "Salva-Imprenditori"

1 - Vediamo di cosa si tratta
2 - Vediamo cos'è un contratto di lavoro collettivo
3 - Vediamo alcuni "difetti di forma"
4 -  Parliamo di stipendi
5 - Parliamo di "sopravvivenza" 

Nel dibattito politico attuale  il termine detto "Salva-Imprenditori" è associato a una disposizione inserita nel Decreto PNRR. 
Questa norma mira a tutelare gli imprenditori nei casi in cui un giudice accerti che i salari pagati siano inferiori alla soglia di dignità prevista dalla Costituzione (Art. 36). 
Di fatto impedisce che, in caso di condanna per sottosalario, l'imprenditore debba corrispondere tutti gli arretrati maturati negli anni passati, limitando l'obbligo di adeguamento salariale solo per il futuro.
I sindacati definiscono questa misura un "attacco ai diritti dei lavoratori", sostenendo che possa incentivare il dumping salariale e indebolire la contrattazione collettiva. 

Il Contratto Collettivo di Lavoro è un accordo stipulato tra organizzazioni di datori di lavoro e sindacati dei lavoratori, che stabilisce le condizioni economiche e normative minime (salario, orario, ferie, malattia) per i rapporti di lavoro in uno specifico settore (es. Commercio, Metalmeccanico, Pubblico Impiego). Definisce regole uniformi per tutti i lavoratori di quella categoria, includendo aspetti normativi (orario, ferie) e obbligatori (relazioni tra le parti).  
Viene stipulato tra associazioni datoriali (es. Confindustria) e sindacati (es. CGIL, CISL, UIL), con l'ARAN per il pubblico impiego.
Stabilisce condizioni uniformi e obbligatorie, fungendo da base per i contratti individuali, e disciplina le relazioni industriali. Solitamente ha una durata limitata (spesso 3-4 anni), con parti normative e retributive con scadenze diverse. Si colloca sotto la Costituzione e le leggi speciali, ma sopra il contratto individuale di lavoro.

Esistono però anche dei CCNL stretti con piccoli sindacati o sigle minori.
Si tratta di un contratto collettivo nazionale che, pur rispettando i requisiti formali, spesso presenta tutele inferiori rispetto a quelli sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. In Italia esiste una "giungla" di contratti, talvolta definiti "pirata", che possono portare a una minore tutela normativa ed economica. 

Si tratta sostanzialmente di "Contratti Pirata".
Spesso tali accordi sono stipulati per offrire condizioni economiche o normative al ribasso, meno onerose per le aziende, a scapito dei diritti dei lavoratori. 
Le aziende non iscritte ad associazioni datoriali hanno libertà di scelta, ma possono optare per questi contratti per ridurre i costi.
I sindacati che non firmano i contratti principali (a causa della scarsa rappresentatività) possono comunque stipularne di propri, ma la validità e la forza contrattuale sono ridotte, ed esclude tali sindacati da trattative di secondo livello.
E' chiaro che questo genere di contrattazione favorisce imprenditori piuttosto "spediti" che resteranno tutelati dalla norma in questione.
E' altrettanto chiaro che i dipendenti sottoposti a questi contratti ci perdono sia economicamente che sotto l'aspetto della sicurezza sul lavoro.

A proposito di soldi, parliamo un po' di stipendi.
In generale, gli stipendi in Italia non sono considerati adeguati al costo della vita e sono tra i più bassi dell'OCSE, con una sostanziale stagnazione negli ultimi 30 anni, contrariamente al trend europeo. 
Il potere d'acquisto è in calo, con salari reali ridotti dell'8,8% rispetto al 2021, una vasta maggioranza dei lavoratori (78%) è insoddisfatta delle proprie retribuzioni. 
L'Italia è al 22° posto su 34 Paesi OCSE per salari medi annui. Nel periodo 1990-2020, è l'unico Paese europeo in cui i salari sono diminuiti (-2,9%), mentre altrove crescevano. L'aumento del costo della vita ha eroso il valore reale delle retribuzioni. Anche a fronte di un aumento nominale, il potere d'acquisto effettivo è diminuito, specialmente dopo il 2021.
I fattori strutturali includono la bassa produttività, contratti collettivi spesso non rinnovati e una diffusione di lavori a basso salario e qui torniamo ai "Contratti Pirata" stipulati spesso nelle Regioni Fragili, esiste una forte disparità interna (La Calabria, con Vibo Valentia, presenta percentuali elevate, mentre Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta sono le zone più virtuose. ), con stipendi molto più bassi al Sud (circa 17.898 euro nelle Isole) rispetto al Nord Ovest (28.852 euro) dovuta anche a questo.

Ma attenzioni alle cifre.
Nel 2025, uno stipendio considerato “buono” in Italia si colloca tra i 35.000 € e i 45.000 € lordi annui, diciamo a spanne 2.000 € netti al mese.
2.000 €  al mese (netti) possono essere considerati uno stipendio decente/sufficiente in Italia, ma la sua qualità varia molto: è buono per vivere dignitosamente da soli e risparmiare un po', ma può essere insufficiente per una famiglia o per chi vive in Città e Regioni costose come Milano e Lombardia, dove appena si coprono le spese essenziali e c'è poco per imprevisti o grandi progetti di vita, soprattutto con l'aumento dell'inflazione.

Rientra qui il discorso delle gabbie salariali che abbiamo già toccato qui  e qui quindi non vi tedio anche se vi invito a leggere gli articoli.

La sostanza finale è che non ci si può più affidare ai sindacati (piccoli o grandi che siano) per salvaguardare il portafogli, oggi bisogna votarsi a chi vuole il vero cambiamento, votarsi al Sindacato del Nord, alla nuova Classe Politica del Nord (a cui siete invitati ad aderire).

Patto per il Nord sta lottando per i territori, per una vita dignitosa, per una sanità garantita a tutti, per delle infrastrutture decorose.

Unitevi a noi e rivoltiamo il calzino.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord Como