sabato 14 marzo 2026

ASTENSIONISMO VS PARTECIPAZIONE ( Vieni a fare politica con noi)


Oggi trattiamo il tema dell'astensionismo, identificabile sia come fenomeno sociologico che come "piaga sociale".

Intanto proviamo ad analizzare i motivi che hanno portato a questa situazione.

Esistono tre vocaboli che messi insieme definiscono un concetto: democrazia liberale rappresentativa.

Oggi la democrazia (in senso stretto il potere del popolo) finisce con lo sfumare nel dominio di poteri quali ad esempio finanza, economia, tecnostruttura, organizzazioni transnazionali, di conseguenza quel che resta della volontà popolare viene sequestrata da cricche partitiche e oligarchie burocratiche.

Se c'è stato un tempo in cui liberale era un aggettivo che riportava alle libertà, oggi questo attributo si è andato a trasformare nella legittimazione della privatizzazione del mondo e dell’esclusione di qualunque limite economico, morale, comportamentale. 

Quanto descritto purtroppo si unisce, in sinergia, alle trappole normative, agli sbarramenti da superare per ottenere almeno un diritto di tribuna nei parlamenti, alle innumerevoli difficoltà pratiche frapposte alla partecipazione al dibattito pubblico. 

Tutto questo ovviamente porta allo scollamento tra cittadino e politica, tra cittadino ed amministrazione, considerato che ci troviamo a confrontarci anziché che con la democrazia con la plutocrazia, dominio del denaro, oligarchia dei potenti.

Questo è quello che il cittadino legge, che l'elettore percepisce, che di conseguenza alimenta sfiducia ed astensionismo.

Negli ultimi anni, il Covid è stato un esempio concreto, le democrazie liberali che vivono un paradosso crescente, si presentano come garanti delle libertà civili, ma moltiplicano i meccanismi normativi che limitano, controllano e regolano il comportamento individuale e collettivo. Le misure liberticide non vengono mai presentate per quello che sono (restrizioni, obblighi, divieti), sistematicamente giustificate in nome di principi postulati come superiori: salute, sicurezza, lotta all’odio, solidarietà, tutela dell’ambiente, eccetera. Il sistema si dice neutrale in termini valoriali e assiologici, ma legittima sé stesso in termini di virtù: uno stato etico di nuovo conio. Il procedimento mille volte replicato funziona, così si introduce una restrizione (divieto, tassa, obbligo, sorveglianza). Questa viene giustificata da un valore morale presentato come ovvio, auto evidente: salvare vite umane, proteggere i bambini, difendere il pianeta, accogliere i rifugiati. 

Pian piano si sono presi questi poteri, senza ostruzione di parte alcuna ed un pensiero ripetuto più volte diventa verità assodata, supinamente accettata.

Lasciare, consapevolmente o meno, si creasse un immigrazione incontrollata, sfociante in un aumento della criminalità ha aperto la strada ad altri limiti della libertà.

E' aumentato l’apparato di sicurezza. Telecamere, droni, tecnologie di riconoscimento biometrico incombono, nel nome della sicurezza regolamentano, burocratizzano, rendono illegittime le condotte più ordinarie. 

Sconfortante vero?

Ma c'è chi ancora vuole dare voce al cittadino.

C'è ancora chi vuole mettere al centro il cittadino.

C'è ancora chi vuole costruire una nuova classe politica formata da cittadini.

Questa speranza, che divampa, si chiama "Patto per il Nord".

A te astensionista non chiediamo solo il voto, noi ti invitiamo a collaborare, ti invitiamo a portare sui nostri social ed ai nostri gazebo, le tue istanze, le tue idee, il tuo contributo sotto ogni forma.

Tradotto, costruiamo insieme il nostro futuro.

Noi ci siamo.

Ghe semm, e vorum fal insema a te!!!!

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

mercoledì 11 marzo 2026

COMO. SICUREZZA, ANALISI E CONTROMISURE


Concentriamoci qualche minuto su quelli che sono i problemi riguardanti la sicurezza in Provincia di Como.

Alcune criticità rilevanti riguardano rapine e reati di strada, ma non è tutto qui ovviamente.

La provincia di Como registra un alto numero di furti, che la collocano in posizioni elevate (talvolta tra le prime dieci in Italia, in alcune rilevazioni) per furti in appartamento.

Le stazioni e i treni sono punti sensibili, con oltre 2.900 denunce in sei mesi (2025) tra le province lombarde, dico tra le province lombarde perché i nostri abitanti, da pendolari, si spostano quotidianamente tra le varie province.

La nostra provincia si colloca al 59° posto per reati di spaccio, stando ai dati 2024, ma preoccupa il dato sulle violenze sessuali, con Como che ha scalato diverse posizioni.

Nella provincia di Como, i dati recenti evidenziano una situazione critica riguardo ai reati di violenza di genere e sessuale. Secondo le statistiche sulla criminalità del 2023, Como registrava il secondo indice più alto in Lombardia per abusi, subito dopo Milano, con circa 35 denunce mensili tra stalking, violenze e maltrattamenti. 

E' molto presente anche un problema che spesso viene messo nel dimenticatoio, che non fa notizia politica, ma è preoccupante ai fini sociali. 

La sicurezza sul lavoro, nei cantieri e nelle aziende capita non tutto sia a norma, i dati ci parlano di sei cantieri sospesi nei primi mesi del 2026 tra Como e Cantù. 

Sarebbe facile semplicemente puntare il dito su chi dovrebbe garantire la sicurezza, ma questo sarebbe populismo spiccio che non ci appartiene, anzi tutta la massima solidarietà agli agenti delle forze dell'ordine. Tra l'altro la combinazione di un aumento dei reati comuni e lo stress a cui sono sottoposti gli agenti (spesso coinvolti in aggressioni durante i controlli) diminuisce, loro malgrado, l'efficacia operativa.

Chi ragiona, chi analizza, chi cerca di trovare i motivi capisce facilmente che la difficoltà nel gestire la sicurezza in provincia di Como non è riconducibile alla mancanza di volontà, ma piuttosto a un deficit strutturale di risorse in rapporto a un territorio complesso e ad alto rischio. Quindi il dito non andrebbe, eventualmente, puntato sul territorio ma su chi distribuisce le risorse, fisiche ed economiche sui territori.

Como, oltretutto, essendo una zona di frontiera, funge da crocevia, facilitando attività illecite transfrontaliere che rendono più difficile il monitoraggio da parte delle forze dell'ordine.

E' molto forte, più di quanto visibile, la presenza della criminalità organizzata, con ramificazioni in vari settori economici e infiltrazioni, il che complica la gestione dell'ordine pubblico, non solo nelle aree di confine.

Negli ultimi anni la violenza giovanile nella provincia di Como è diventato un fenomeno di una certa dimensione, tanto che, tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, si sono registrati una serie di episodi critici legati a fenomeni di "baby gang", rapine e aggressioni di gruppo.

Malgrado il numero totale di reati sia in diminuzione, le forze dell'ordine mantengono alta l'attenzione sull'immigrazione irregolare come fattore di instabilità, procedendo costantemente a espulsioni mirate per i soggetti ritenuti socialmente pericolosi.

Solo nei primi giorni di marzo 2026, la Questura di Como ha eseguito l'allontanamento di 13 immigrati irregolari con precedenti penali gravi per reati quali spaccio, lesioni e porto abusivo di armi.

Violenza di gruppo e di genere, rapine, azioni perpetrate da baby gang di coetanei, tra cui figurano stranieri e italiani di seconda generazione, sono spesso presenti sulle pagine di cronaca.

Esistono poi, purtroppo, dei limiti nel Sistema Giudiziario, tutti quanti ormai abbiamo una percezione di "pena non certa" o comunque di una lentezza nei processi giudiziari che riduce l'effetto deterrente delle operazioni di polizia.

Ora è chiaro a tutti che contrastare delinquenza e violenza non è semplice e non si può ridurre solo a ragionamenti di tipo economico e strutturale. 

Mi verrebbe semplice dire che basterebbe trattenere in provincia il nostro residuo fiscale per essere a tre quarti dell'opera. Mi verrebbe altrettanto semplice dire che l'aumento di organico sul territorio è fondamentale. Ma in un paese dove ormai, italiani in testa, non si rispetta più nemmeno la precedenza sulla strada o il bene del vicino di casa, per fare due semplici esempi, il problema è anche da affrontare a livello sociale.

Contrastare attivamente la delinquenza richiede un approccio integrato che combina misure repressive (forze dell'ordine) con strategie preventive, sociali ed educative, urbanistiche.

Aldilà di quelle che possono essere strategie nazionali, mi sento di dire che anche chi amministra le città può fare la sua parte. 

La parte può essere fatta sul campo con il contrasto ai reati, ma anche a livello urbanistico e sociale.

Abbiamo altre "armi" da affiancare all'utilizzo di sistemi di videosorveglianza, alla promozione del "controllo di vicinato" e alla concentrazione di risorse di polizia in zone e orari specifici dove la criminalità è più frequente.

Quindi prevenzione sociale e urbanistica.

Quindi promuovere programmi nelle scuole per sviluppare competenze sociali, gestione dei conflitti, e prevenzione del bullismo.

Quindi creazione di centri giovanili, attività sportive, artistiche e programmi di mentoring per offrire alternative alla criminalità.

Quindi offrire opportunità di lavoro e formazione professionale per ridurre la descolarizzazione e la mancanza di punti di riferimento. 

Ma anche, a livello urbanistico una progettazione urbana sicura che migliori l'illuminazione stradale, garantisca la manutenzione degli spazi pubblici (rimozione graffiti, pulizia) e progetti aree che favoriscano la sorveglianza naturale.

Forse malgrado la lunghezza del pensiero qualcosa ancora è sfuggito, ma direi che queste sono le indicazioni che darei ai miei sindaci.


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

domenica 8 marzo 2026

IRANIAN REFLEX

 


Ne ho già scritto a titolo personale e torno sul tema, gli scenari internazionali stanno cambiando e i contraccolpi economici e militari si sentono.

Scrivo da ignorante in termini economici e militari, ma cerco di utilizzare la poca materia grigia di cui la natura mi ha dotato per ragionare.

Intanto abbiamo capito tutti che le regole d'ingaggio non ci sono più, semmai avessero avuto concretezza, più nessuno ormai da credito all'ONU ed ai vari tribunali o alle varie egide internazionali.

Tra gli attori in campo elenchiamo,  oltre i già citati Usa, Russia, Cina, Brics vari, anche i paesi mediorientali e dell'area del Golfo, paesi di grande "disturbo" per tutti, ma principalmente per Israele, ma osserviamo anche una certa crescita dei paesi che stanno sotto la linea del Sahara.

Sì, l'economia africana è in crescita significativa, posizionandosi come la seconda regione a più rapida crescita al mondo dopo l'Asia, trainata da investimenti infrastrutturali, risorse naturali, digitalizzazione e una popolazione giovane, la crescita è solida anche se rimane ancora il freno di un alto debito. Niger, Senegal, Ruanda, Costa d'Avorio ed Etiopia figurano tra le economie a più alto tasso di crescita. Come dicevamo investimenti in risorse naturali, infrastrutture, fintech, green tech ed e-commerce sono i fattori trainanti ed una rapida urbanizzazione alimentano i consumi privati.

Dicevamo di Medio Oriente, Golfo, Nordafrica.

Il mercato dei paesi mediorientali e nordafricani (area MENA - Middle East and North Africa)  si configura sempre più come una regione dinamica, caratterizzata da una crescita economica in rafforzamento e da una forte diversificazione, oltre il settore energetico, la regione si posiziona come un'area di opportunità per investimenti e export, in particolare nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC).

I paesi del GCC (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein) stanno attivamente diversificando le loro economie, con grandi investimenti in settori non idrocarburici, infrastrutture, turismo e tecnologia ( l'area del Golfo, sta vivendo un boom nell'adozione dell'intelligenza artificiale e nello sviluppo di infrastrutture per data center).

Non dimentichiamoci di Egitto e Marocco.

Nell' insieme di queste due economie rientrano il turismo, gli idrocarburi (gas/petrolio), la sempre comunque importante presenza del Canale di Suez, le industrie di automotive ed aeronautica, oltre ad un agricoltura che punta ad essere più moderna e green.

Potenzialmente l'area più pericolosa a livello di crescita economica e di cultura e fondamenti religiosi estremamente diversi dai nostri, alla pari del mediooriente in generale. Questa diversificazione culturale la troviamo anche nei confronti della Cina e sostanzialmente nell'area asiatica del Brics. Potrebbe sembrare un fattore secondario, che non tocchiamo, ma che proprio secondario non è.

I BRICS, Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia rappresentano circa il 37% del PIL globale e il 45% della popolazione mondiale.

Come potete leggere molti di questi nomi tornano spesso e quindi a mio avviso c'è poco da stupirsi se da una parte con la scusa della democrazia piovono bombe e missili sull'Iran e dall'altra parte ne vengono indirizzati altri verso gli Emirati Arabi, il Bahrein, il Qatar.

Economicamente parlando questo non può dispiacere ad Israele che ha un economia basata, oltre che  sull' industria militare e farmaceutica, anche in questo caso su high-tech ed Intelligenza artificiale.

In tutto questo marasma, ma come quasi in ogni evento, la Cina rimane quantomeno defilata.

E anche la Russia sta restando fuori dal caos delle ultime ore.

Come la Russia oggi (e l'URSS ai tempi) la Cina è un grosso cruccio per gli USA e la politica atlantista.

La Cina è temuta per la sua forza, la sua crescita continua, perché non fa guerre e se fa alleanze e accordi di successo, può davvero arrivare ad essere la grande potenza principale del mondo.

La Russia malgrado la "calda amicizia" con l'Iran sta alla finestra? 

Signori, con la eventuale caduta dell’Iran Islamico e Rivoluzionario, la Cina si troverebbe ad avere un unico partner commerciale per l’uranio, cioè la Russia, e non più due.  Con tutto il vantaggio che ne consegue per poter controllare, arginare, negli intenti, lo sviluppo energetico della Cina, che è il primo passo indispensabile per lo sviluppo tecnologico. 

Precedentemente avevo scritto che a pagare scotto siamo essenzialmente noi da questa situazione iraniana, come in fondo succede per quella Ucraina.

Lo percepiamo guardando le bollette di gas e luce e facendo il pieno ai distributori.

Sono guerre, militari, politiche, economiche, che non ci appartengono, imposte da nostri presunti o presumibili amici.

E dicevo noi paghiamo risvolti molto pesanti al momento, ma questa guerra in particolare sta mettendo in ginocchio, e lo farà sempre di più, anche le economie emergenti che vivono anche dell'emigrazione (che diventa anche economica)  dei loro "missionari".

Ora si che l'Europa è il momento che diventi scaltra, che il Nord Italia all'interno dell'Europa diventi scaltro e decisivo.

E' giunta l'ora di una svolta politica che ci porti a guadagnare da certe situazioni anziché portarci semplicemente in casa difficoltà economiche, profughi e terroristi.

Giorgio Bargna