Concentriamoci qualche minuto su quelli che sono i problemi riguardanti la sicurezza in Provincia di Como.
Alcune criticità rilevanti riguardano rapine e reati di strada, ma non è tutto qui ovviamente.
La provincia di Como registra un alto numero di furti, che la collocano in posizioni elevate (talvolta tra le prime dieci in Italia, in alcune rilevazioni) per furti in appartamento.
Le stazioni e i treni sono punti sensibili, con oltre 2.900 denunce in sei mesi (2025) tra le province lombarde, dico tra le province lombarde perché i nostri abitanti, da pendolari, si spostano quotidianamente tra le varie province.
La nostra provincia si colloca al 59° posto per reati di spaccio, stando ai dati 2024, ma preoccupa il dato sulle violenze sessuali, con Como che ha scalato diverse posizioni.
Nella provincia di Como, i dati recenti evidenziano una situazione critica riguardo ai reati di violenza di genere e sessuale. Secondo le statistiche sulla criminalità del 2023, Como registrava il secondo indice più alto in Lombardia per abusi, subito dopo Milano, con circa 35 denunce mensili tra stalking, violenze e maltrattamenti.
E' molto presente anche un problema che spesso viene messo nel dimenticatoio, che non fa notizia politica, ma è preoccupante ai fini sociali.
La sicurezza sul lavoro, nei cantieri e nelle aziende capita non tutto sia a norma, i dati ci parlano di sei cantieri sospesi nei primi mesi del 2026 tra Como e Cantù.
Sarebbe facile semplicemente puntare il dito su chi dovrebbe garantire la sicurezza, ma questo sarebbe populismo spiccio che non ci appartiene, anzi tutta la massima solidarietà agli agenti delle forze dell'ordine. Tra l'altro la combinazione di un aumento dei reati comuni e lo stress a cui sono sottoposti gli agenti (spesso coinvolti in aggressioni durante i controlli) diminuisce, loro malgrado, l'efficacia operativa.
Chi ragiona, chi analizza, chi cerca di trovare i motivi capisce facilmente che la difficoltà nel gestire la sicurezza in provincia di Como non è riconducibile alla mancanza di volontà, ma piuttosto a un deficit strutturale di risorse in rapporto a un territorio complesso e ad alto rischio. Quindi il dito non andrebbe, eventualmente, puntato sul territorio ma su chi distribuisce le risorse, fisiche ed economiche sui territori.
Como, oltretutto, essendo una zona di frontiera, funge da crocevia, facilitando attività illecite transfrontaliere che rendono più difficile il monitoraggio da parte delle forze dell'ordine.
E' molto forte, più di quanto visibile, la presenza della criminalità organizzata, con ramificazioni in vari settori economici e infiltrazioni, il che complica la gestione dell'ordine pubblico, non solo nelle aree di confine.
Negli ultimi anni la violenza giovanile nella provincia di Como è diventato un fenomeno di una certa dimensione, tanto che, tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, si sono registrati una serie di episodi critici legati a fenomeni di "baby gang", rapine e aggressioni di gruppo.
Malgrado il numero totale di reati sia in diminuzione, le forze dell'ordine mantengono alta l'attenzione sull'immigrazione irregolare come fattore di instabilità, procedendo costantemente a espulsioni mirate per i soggetti ritenuti socialmente pericolosi.
Solo nei primi giorni di marzo 2026, la Questura di Como ha eseguito l'allontanamento di 13 immigrati irregolari con precedenti penali gravi per reati quali spaccio, lesioni e porto abusivo di armi.
Violenza di gruppo e di genere, rapine, azioni perpetrate da baby gang di coetanei, tra cui figurano stranieri e italiani di seconda generazione, sono spesso presenti sulle pagine di cronaca.
Esistono poi, purtroppo, dei limiti nel Sistema Giudiziario, tutti quanti ormai abbiamo una percezione di "pena non certa" o comunque di una lentezza nei processi giudiziari che riduce l'effetto deterrente delle operazioni di polizia.
Ora è chiaro a tutti che contrastare delinquenza e violenza non è semplice e non si può ridurre solo a ragionamenti di tipo economico e strutturale.
Mi verrebbe semplice dire che basterebbe trattenere in provincia il nostro residuo fiscale per essere a tre quarti dell'opera. Mi verrebbe altrettanto semplice dire che l'aumento di organico sul territorio è fondamentale. Ma in un paese dove ormai, italiani in testa, non si rispetta più nemmeno la precedenza sulla strada o il bene del vicino di casa, per fare due semplici esempi, il problema è anche da affrontare a livello sociale.
Contrastare attivamente la delinquenza richiede un approccio integrato che combina misure repressive (forze dell'ordine) con strategie preventive, sociali ed educative, urbanistiche.
Aldilà di quelle che possono essere strategie nazionali, mi sento di dire che anche chi amministra le città può fare la sua parte.
La parte può essere fatta sul campo con il contrasto ai reati, ma anche a livello urbanistico e sociale.
Abbiamo altre "armi" da affiancare all'utilizzo di sistemi di videosorveglianza, alla promozione del "controllo di vicinato" e alla concentrazione di risorse di polizia in zone e orari specifici dove la criminalità è più frequente.
Quindi prevenzione sociale e urbanistica.
Quindi promuovere programmi nelle scuole per sviluppare competenze sociali, gestione dei conflitti, e prevenzione del bullismo.
Quindi creazione di centri giovanili, attività sportive, artistiche e programmi di mentoring per offrire alternative alla criminalità.
Quindi offrire opportunità di lavoro e formazione professionale per ridurre la descolarizzazione e la mancanza di punti di riferimento.
Ma anche, a livello urbanistico una progettazione urbana sicura che migliori l'illuminazione stradale, garantisca la manutenzione degli spazi pubblici (rimozione graffiti, pulizia) e progetti aree che favoriscano la sorveglianza naturale.
Forse malgrado la lunghezza del pensiero qualcosa ancora è sfuggito, ma direi che queste sono le indicazioni che darei ai miei sindaci.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como

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