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giovedì 17 settembre 2026

Trent'anni di Questione Settentrionale: dal sogno della Padania alla sfida di Patto per il Nord


Trent'anni di Questione Settentrionale: dal sogno della Padania alla sfida di "Patto per il Nord"

Prendiamo spunto da un recente articolo di Carlo Stagnaro pubblicato su Il Foglio per analizzare trent'anni di storia politica ed economica del nostro territorio.

Solo pochi giorni fa ricorreva l’anniversario di quel 15 settembre 1996, il momento in cui Umberto Bossi proclamava a Venezia che “la Padania è una Repubblica federale indipendente e sovrana”. Per quanto a molti osservatori esterni sembrò soprattutto folklore, quasi un milione di persone vissero intensamente una tre giorni partita dal Monviso e culminata in laguna con la dichiarazione d'indipendenza. Non era solo politica, non era una messinscena: era il desiderio profondo di un popolo.

Pochi mesi dopo anche io, che non sono mai stato iscritto alla Lega, mi presentai ai seggi per votare alle elezioni del Parlamento Padano, carico di speranze e di voglia di un futuro migliore. Poi arrivò l'8 maggio 1997. Quando i Serenissimi "attaccarono" Piazza San Marco, ero pronto a scendere in strada per la libertà. Restai profondamente deluso dal comportamento di Bossi e della dirigenza di allora, che scelsero una linea opposta alla spinta e al sentire dei militanti.

Quell'epoca rimane comunque un punto di demarcazione indelebile per la storia d'Italia. Il resto del mondo politico capì che stava succedendo qualcosa di inimmaginabile. Come scrive Stagnaro:

"Forza Italia e Alleanza Nazionale organizzarono contromanifestazioni. Il centrosinistra riscoprì la Patria e la Nazione, con le maiuscole d’ordinanza. Giorgio Napolitano, all’epoca ministro dell’Interno del primo governo Prodi, non nascose i suoi timori. Addirittura, il 18 settembre 1996 la Digos fece irruzione nella sede di Via Bellerio, perquisendo l’ufficio di Roberto Maroni e ferendolo".


Subito dopo, quegli stessi partiti di centrodestra compresero di non poter ignorare il Settentrione e si allearono con la Lega Nord (ribadisco: Lega Nord) nel Polo delle Libertà. In quegli anni, la maggior parte degli abitanti delle lande del Nord era sinceramente attratta da forme spinte di federalismo e autonomia. Al bar, dal barbiere, nelle botteghe artigiane non si parlava d'altro. Non cito a caso il mondo delle Partite IVA: allora come oggi, a spingere non erano solo una lingua o una cultura comuni. C'era — e c'è tuttora — di mezzo la sopravvivenza economica di un popolo. La sopravvivenza del motore che mantiene l'Italia e spinge l'Europa.

Il "residuo fiscale", questo sconosciuto, venne alla ribalta proprio in quegli anni perché la Lega Nord intercettò un problema reale e innegabile. Nel corso del tempo, però, Bossi perse il controllo, gli altri partiti si riorganizzarono e l’Europa, nata come una speranza di libertà, si è progressivamente trasformata in una trappola tecnocratica.

La Lega, dal canto suo, ha smesso di essere la "Lega Nord". Come ci spiega chiaramente Stagnaro:

"La battaglia culturale (‘Prima gli italiani’) ha preso il sopravvento su quella economica (‘Più lontani da Roma, più vicini all’Europa’) e la migrazione politica verso destra ha soppiantato l’appartenenza geografica al Nord".

Oggi, la Lega Salvini Premier (ribadisco: Salvini Premier) ha perso il suo primato. Il partito più votato al Nord è diventato Fratelli d’Italia, che ora reclama persino la presidenza della Regione Lombardia. Eppure, nonostante la globalizzazione, il Nord Italia resta uno dei motori economici più potenti del pianeta. Un motore che però si trova a dover combattere ogni giorno contro una pressione fiscale tra le più alte d’Europa, una burocrazia soffocante e una carenza di servizi ormai dilaniante.

Oggi come allora, chi chiede di rispolverare la "Questione Settentrionale" non sono solo gli operai e i pensionati in difficoltà, ma l'intero settore produttivo. Stagnaro ci ricorda il nucleo del pensiero di Gianfranco Miglio: lo Stato nazionale appare tremendamente inadeguato a bilanciare le esigenze del territorio con le sfide globali. Per disegnare un nuovo equilibrio dei poteri serve una dimensione intermedia, una dimensione macroregionale, che sia sufficientemente vicina agli elettori ma anche abbastanza grande da poter giocare un ruolo da protagonista in un contesto internazionale.

Proprio da questa consapevolezza nasce la necessità di una svolta. Quello spazio politico, economico e sociale rimasto orfano di rappresentanza non può più attendere i comodi di Roma o i compromessi dei partiti nazionali.

Oggi, il vero "Sindacato del Nord" ha un nome nuovo, autonomo e radicato nelle nostre comunità: si chiama Patto per il Nord.

Non abbiamo più tempo per le promesse tradite o per le sfilate elettorali di chi ha barattato il federalismo fiscale con il nazionalismo di facciata. Patto per il Nord rappresenta l’ultimo treno da non perdere per sottrarre le nostre imprese, i nostri lavoratori e le nostre famiglie alla morsa della tecnocrazia europea e al centralismo romano.

Il Nord ha prodotto, mantiene e merita la propria libertà economica e amministrativa. Noi non guardiamo al passato con nostalgia, ma raccogliamo il testimone di quella spinta ideale per trasformarla in azione concreta, qui e ora. La macroregione del Nord deve tornare a decidere del proprio destino.

Unisciti a noi. Riprendiamoci il nostro futuro. Sostieni Patto per il Nord.


Giorgio Bargna


 

sabato 13 giugno 2026

Giorgio Masocco: il Doge, il fratello, l’amico leale

 



Negli scorsi giorni, trattando di politica locale, sulle pagine canturine del quotidiano "La Provincia di Como", è finalmente emersa con forza sul territorio la presenza del movimento Patto per il Nord. 

Eppure, non sarà questo il tema principale di queste righe, per quanto rappresenti il perfetto trait d’union che collega Giorgio Masocco e Giorgio Bargna.

Tra me e Masocco non c'è una semplice amicizia o un banale rispetto: c'è una vera e propria fratellanza. Non quella di chi si ritrova al bar per giocare a carte o parlare di calcio, ma quella di chi condivide l'amore viscerale per il proprio territorio e accusa una certa classe politica — soprattutto chi in passato aveva promesso la luna — di averlo colpevolmente abbandonato. 

Voglio un immenso bene a Giorgio, l'unica persona, tra l'altro, ad avermi teso la mano nel momento del bisogno, tra mille persone che si sono nascoste.

Io e il Doge di Cantù arriviamo da storie e percorsi politici nati su fronti diversi. Eppure, da diversi anni, le nostre strade convergono con determinazione verso un unico, grande obiettivo comune: difendere e rilanciare la nostra terra.

Giorgio è noto per uno stile comunicativo diretto e spesso provocatorio; io, al contrario, sono più riflessivo, diplomatico e giornalistico.

Durante la sua carriera politica, Giorgio ha avuto il coraggio – o la follia – di presentarsi in via Bellerio per dare sfogo a tutta la sua franchezza contro la Lega Nord, decretando così la fine di un percorso brillante. È rimasto celebre anche per le sue proteste simboliche, come il "rogo" delle camicie e dei fazzoletti verdi nel 2015, che sancì la sua rottura definitiva con il partito.

Io, pur essendo idealmente più leghista, autonomista e federalista dei leghisti stessi, non sono mai stato iscritto alla Lega. Ho scelto di fare politica locale all'interno di una lista civica, restando fedele ai miei ideali autonomisti: nessun atto simbolico o clamore, ma un lavoro per il territorio portato avanti con fermezza e discrezione.

Era la mattina del Consiglio Comunale in cui Giorgio si preparava ad attaccare la Lega. Ivano, un amico comune, mi chiamò per dirmi che Giorgio voleva mostrarmi il suo intervento per avere un parere, poiché stimava il mio stile di scrittura sul web. Quel testo si rivelò perfetto, impeccabile nella forma e nella sostanza politica. Ma vi assicuro che, anche se non lo fosse stato, non avrei mai avuto il coraggio di toccarlo: l'amore che trasudava da quelle parole era travolgente. 

Il nostro sodalizio è nato quel giorno, anni fa, e continua tuttora.

Ci accomuna anche un altro aspetto: siamo due spiriti liberi, pur esprimendoci in modo differente. Se lui non frena né teme la propria irruenza, io canalizzo la mia indole anarchica nel rispetto del ruolo istituzionale che ricopro, anche se a fronte di un grande sforzo rispetto ai diktat che un'organizzazione politica inevitabilmente impone. 

Da anni, ormai, condividiamo lo stesso percorso politico.

Ricordo il "Fronte di Liberazione Fiscale", il "Grande Nord", il cammino nato a Biassono con Gianni Fava e, oggi, il "Patto per il Nord".

Ma questo articolo, come anticipato, non è dedicato al nostro movimento politico, bensì a Giorgio Masocco. 

All'apparenza può risultare antipatico e aggressivo, ma vi assicuro che è la persona più leale e onesta che io abbia mai conosciuto, soprattutto in uno scenario politico troppo spesso popolato da autentici "figli di buona donna".

Giorgione, è stato un lungo giro di parole, ma tutto si riassume in pochi vocaboli: ti stimo e ti voglio bene!

E ti aspetto per la prossima telefonata all'alba...

domenica 22 marzo 2026

AVANTI DRITTA (Chi si estranea dalla lotta...)



Qualcuno, nascosto tra finte lacrime, camice verdi, tolte dalla naftalina, e condoglianze di circostanza crede che con la morte di Umberto Bossi si sia chiuso un ciclo.

Il sogno, nato decenni fa, invece continua.

Ne hanno fatte di tutte, più o meno sporche, per sputtanare il sogno, negli anni addietro, non ci sono riusciti.

Poi qualcuno si è fatto inglobare dal sistema ed il sogno l'ha venduto, anzi svenduto, anzi tradito.

Ma non l'ha soffocato perché milioni di persone ci credono ancora, primo fra tutti proprio il Senatùr che ha chiamato a raccolta i sognatori.

Da questa chiamata, alla fine del 2024, è nato "Patto per il Nord", in sordina per crescere piano piano.

Non ha portato a se solo ex leghisti ma anche centinaia di autonomisti ed indipendentisti mai affilati alla Lega, ha portato a se un IDEALE!!!

Mi dispiace per chi oggi davanti alla morte di Bossi sogghigna, si accorgerà che siamo vicini, per associazione di idee, alla morte di un martire.

Si accorgerà che molti che si erano allontanati dal sogno ora torneranno a volerlo concretizzare.

Noi, "Patto per il Nord", siamo qui per questo e da oggi inizia la conta su chi vuole restare a sognare e su chi vuole realizzare.

Si è dimenticata "Mani Pulite", non esiste più la "Milano da bere", non esistono ne la prima che la terza Repubblica, si risponde signorsi a Bruxelles, sono passati gli anni ma la questione settentrionale rimane e chi si estranea dalla lotta…

Giorgio Bargna


 

sabato 21 marzo 2026

RIBADISCO PERCHE' HO SCELTO " PATTO PER IL NORD"



In questi giorni in cui il Nord, in cui chi crede nell'Autonomia, piange la scomparsa di Umberto Bossi torno a spiegare perché ho scelto "Patto per il Nord".

Seguo la politica da quando ero bambino e la RAI trasmetteva la "Tribuna Politica" di Jader Jacobelli.

Da ragazzo non ho mai amato il termine "Arco Costituzionale", sapeva già di casta quando ancora nessuno poteva immaginare il futuro.

Quattro persone con il loro carisma, con la loro capacità, la loro intelligenza mi hanno ispirato.

A livello filosofico Alain de Benoist, a livello pratico Giorgio Almirante, Umberto Bossi, Claudio Bizzozero.

Il mio primo voto andò al Movimento Sociale Italiano, innanzitutto perché emarginato, poi per il fascino di Almirante e poi perché in quel periodo mi ispirava l'idea sociale di una destra non fascista, che però dopo la mancata acclamazione a Tarchi abbandonai.

Nasceva poco dopo il "Sogno Padano", i giornalini della Lega Lombarda nelle cassette della posta, Bossi che girava per città e quartieri, verità scomode che venivano portate a galla.

Da sempre ho creduto nelle Regioni Autonome basate sui Municipi, ci credo ancora oggi, lo crederò sempre.

Non mi sono mai iscritto alla Lega, l'ho seguita, sponsorizzata, votata e poi a volte criticata.

Non apprezzai mai la coalizione con Berlusconi e poi nel Maggio del 97 le scelte di Bossi rispetto all'assalto al Campanile di San Marco, alcuni errori e scelte che non sto ad elencare, mi convinsero a  pensare alla politica locale e basta.

Aderii a "Lavori in Corso" (Lista civica canturina), sempre con il sogno bossiano in testa però, li conobbi, incontrai, apprezzai Claudio Bizzozero che considero il mio maestro politico.

Con lui, poi però, non solo la civica canturina ma tanti altri passaggi tra cui "Partito d'Azione Civica", "Movimento Autonomista Lombardo", "Fronte di Liberazione Fiscale", "Grande Nord", il comune filo di tutto questo la Regione Autonoma a Statuto Speciale della Lombardia.

Oggi sono ancora qui con Paolo Grimoldi, Giancarlo Pagliarini, Roberto Bernardelli, Angelo Alessandri, Jonny Crosio, Monica Rizzi, Giuseppe Leoni e molti altri a combattere per il mio sogno lombardo.

Come i Samurai penso che l’essenza di un’azione pura consista nel raggiungere lo scopo dopo aver sfiorato l’abisso dello scacco, ogni giorno è un passaggio in più verso la vittoria.

Patto per il Nord è l'ultimo treno che passa, concreto e determinato e li continuo la mia lotta verso il futuro che voglio per me e le generazioni a venire.

Tutto il resto sono solo chiacchiere e distintivo, citando De Niro.


Giorgio Bargna

Tessera 0624

Patto per il Nord


 

giovedì 19 marzo 2026

NEL TUO NOME, AVANTI TUTTA!!!!!

 


Non ho mai avuto la tessera della Lega, ma vi assicuro di essere il più leghista tra i "leghisti".

Ti saluto Umberto, tu non lo sai, ma io volevo invitarti al mio matrimonio, ma tu il giorno prima celebravi la "Dichiarazione di Indipendenza della Padania" e non ho osato disturbarti.

Tu sei stato il vero motivo che mi ha spinto e mi spinge oggi a fare politica.

Tu sei l'unico che ha portato l'idea di un innovazione sullo scenario politico nazionale.

Tu, da oggi, sappi che nel tuo ricordo, nel tuo onore, nella tua grandezza mi impegnerò ancora di più per portare avanti l'idea federalista.

Meriti che il sogno si coroni, meriti che il Nord abbia dignità.

Ma noi, Lumbard, siamo generosi, a volte senza saperlo e il nostro impegno porterà benessere a tutta la Nazione, perché la burocrazia, la negligenza, le mafie e il malcostume si cancellano soltanto attraverso il federalismo.

Riposa in pace Umberto, il tuo sogno verrà realizzato da Paolo, me e tutti i "ragazzi" di Patto per il Nord e grazie ancora per essere stato il mio maestro politico.


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale

Patto per il Nord