domenica 24 maggio 2026

Portafogli a dieta: il caso Como e la trappola dei rincari



Più o meno un mesetto fa sulle cronache locali si scopriva che una famiglia residente nel comasco nel 2026 sarà costretta a spendere 816 euro in più rispetto all’anno precedente.

Stando all'articolo pubblicato dal quotidiano locale "La Provincia di Como" una stima che si ricava da un analisi dei dati dell’inflazione colloca Como al primo posto in Italia tra le città che hanno subito,
lo scorso mese di marzo, la maggiore crescita del costo della vita.

Vediamo un attimo cos'è l'inflazione.
Tendenzialmente l'inflazione nasce da un disequilibrio tra la quantità di denaro in circolazione e la disponibilità di beni e servizi. In parole semplici, accade quando c'è "troppa moneta a caccia di troppi pochi beni".
Può succedere che i prezzi salgano perché la scarsità dei prodotti spinge chi compra a offrire di più.
Aumento dei costi di produzione ma anche che le aziende alzino i prezzi per non perdere guadagno se aumentano le spese.
Non succede da molto ma se gli stipendi salgono molto velocemente, le imprese scaricano il costo sui prezzi finali; è molto più attuale che se petrolio o gas costino di più, tutto il resto rincari.
Succede anche un errore macroscopico legato alla partitocrazia, se le Banca Centrale stampa troppo denaro, ogni singola banconota perde valore; succede anche che se la moneta nazionale si indebolisce, comprare prodotti dall'estero costa di più.

Ma anche la burocrazia incide sull'inflazione agendo come un costo di produzione indiretto che le imprese scaricano sui prezzi finali. In Italia, questo fenomeno è particolarmente evidente: il carico burocratico rappresenta una "tassa occulta" stimata in oltre 80 miliardi di euro all'anno, pari a circa il 3-4% del PIL.
La burocrazia alimenta l'inflazione attraverso tre canali principali:
Aumento dei costi operativi: Le imprese spendono tra 45 e 190 giorni lavorativi l'anno solo per adempiere agli obblighi amministrativi. Questo tempo sottratto alla produzione diventa un costo fisso che gonfia il prezzo di beni e servizi.
Barriere all'ingresso: La complessità normativa ostacola la nascita di nuove aziende, riducendo la concorrenza. Con meno competitor, le imprese esistenti hanno più facilità ad aumentare i prezzi senza perdere quote di mercato.
Ritardi negli investimenti: L'inefficienza della Pubblica Amministrazione rallenta l'adozione di nuove tecnologie e la digitalizzazione. Una bassa produttività impedisce di compensare l'aumento dei costi delle materie prime, rendendo i prezzi più sensibili agli shock esterni.

Quindi sebbene l'inflazione sia guidata principalmente da fattori monetari ed energetici, la burocrazia agisce come un moltiplicatore, impedendo ai prezzi di scendere anche quando le cause esterne (come il costo del gas) si attenuano.

Di questi ultimi giorni, se ne è discusso parecchio sui media, la notizia che la Premier Giorgia Meloni ha inviato una lettera alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, per richiedere una deroga specifica volta a fronteggiare il caro energia senza compromettere i conti pubblici.
Sostanzialmente l'Italia ha chiesto formalmente all'Unione Europea di escludere le spese energetiche dal calcolo del deficit previsto dal Patto di Stabilità.
In sostanza l'Italia punta a trasformare la crisi energetica in una "clausola di salvaguardia" per mantenere gli investimenti necessari alla crescita senza incorrere in procedure d'infrazione, ma non è esattamente così, tanto è vero che esperti e istituzioni monitorano con attenzione la dinamica del debito italiano, considerato ancora un elemento di fragilità.

Ma vediamo cos'è il Patto di Stabilità e Crescita. 
È l'accordo tra i paesi dell'Unione Europea per garantire finanze pubbliche sane. Nel 2024 sono entrate in vigore nuove regole approvate in via definitiva dal Parlamento Europeo che puntano a mantenere il deficit pubblico sotto il 3% del PIL ed il debito che deve rimanere sotto il 60% del PIL (o ridursi a un ritmo soddisfacente). Gli Stati che non rispettano i parametri possono subire procedure per disavanzo eccessivo.
In sostanza si tratta dell'insieme di regole che applica i vincoli europei ai bilanci di Comuni, Province e Regioni per assicurare che il sistema Paese nel suo complesso rispetti i target di deficit.
In questo periodo il governo ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti fino al 6 giugno 2026. L'intervento, varato il 22 maggio 2026, mirerebbe a contrastare i rincari legati alle tensioni internazionali. Il costo per le casse statali non sarà indolore, forse c'era da fare a meno e/o studiare altri tipi di manovra, ma evidentemente ci sono categorie da proteggere arrivando ad investire anche 200-300 milioni di euro  per portare  alla sospensione, rimarco, sospensione, dello sciopero previsto.

Ma questo agire è nell' indole della politica italiana.
Guardiamo ad esempio quanto è costato al contribuente il superbonus.
Il costo totale del Superbonus a carico dello Stato ha superato i 170 miliardi di euro, secondo le stime più recenti di maggio 2026, questa cifra rappresenta un aumento enorme rispetto alle previsioni iniziali, che stimavano un impegno di circa 35-36 miliardi.

Alcuni studi (come quelli del Consiglio Nazionale dei Commercialisti) suggeriscono che una parte della spesa (circa il 47%) rientri nelle casse dello Stato sotto forma di maggiori entrate fiscali generate dai cantieri e dai consumi, ma  altri parlano al massimo del 20%. quello che è sicuro è quanto economicamente ogni italiano ha messo a disposizione di poche e potenti categorie.
Dividendo la spesa stimata di 170 miliardi per la popolazione italiana, il costo teorico si aggira intorno ai 2.800 - 3.000 euro per ogni cittadino (inclusi neonati e anziani).

I dati pubblicati da "La Provincia" non sono solo statistiche: sono uno schiaffo alle famiglie comasche. 816 euro di rincaro annuo sono il frutto avvelenato di un sistema che ci munge come sudditi e ci ignora come cittadini.
Perché Como è la più colpita? La risposta sta nel cortocircuito tra una realtà locale produttiva e un sistema centrale parassitario.
L’inflazione non è un fenomeno meteorologico, ma una scelta politica. La partitocrazia romana ed europea ha inondato il mercato di moneta per finanziare bonus elettorali e spesa pubblica improduttiva. Il risultato? Il valore dei vostri risparmi evapora per mantenere apparati di partito che non producono nulla.
Il testo lo dice chiaramente: la burocrazia ci costa 80 miliardi l’anno. 
Ma chi alimenta questa giungla di timbri e permessi? 
Lo Stato centrale. Ogni modulo in più è un posto di lavoro creato per un burocrate nominato dalla politica, pagato con i soldi sottratti alle imprese di Como. È una "tassa occulta" che finisce direttamente nel prezzo del latte e del pane che comprate.

La soluzione può essere solo  federalista: trattenere le risorse.
Se Como è la città più cara, è perché siamo costretti a subire decisioni prese a centinaia di chilometri di distanza da chi non conosce le dinamiche del nostro territorio.
Se le tasse restassero sul territorio, potremmo abbattere i costi locali e sostenere il potere d'acquisto delle famiglie senza aspettare i "permessi" di Roma.
Non serve "riformare" la burocrazia, bisogna abbatterla. Meno uffici centrali significa meno costi per le imprese e prezzi più bassi per tutti.
Basta essere il bancomat d’Italia.
È ora di dire basta a un sistema partitocratico che crea inflazione per coprire i propri debiti. Vogliamo che la ricchezza prodotta a Como resti a Como, per difendere le famiglie da un carovita che ha un solo colpevole: lo Stato centralista.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como