Nei giorni scorsi leggevo su una testata online di settore una disamina – se così possiamo definirla – su come interpretare il federalismo oggi.
Più che un'analisi oggettiva, si trattava di una critica nemmeno troppo velata al Patto per il Nord; una critica sterile, poiché una vera disamina dovrebbe offrire spunti propositivi anziché limitarsi a una semplice recensione.
Su un punto, tuttavia, concordo: il Nord, così come il resto del mondo, è profondamente cambiato.
Sono mutate le necessità, le esigenze, gli stili di vita e il mercato del lavoro, ridefinendo la ricchezza economica del Settentrione e dell'intero Paese.
Tra i settori che hanno subìto le trasformazioni più radicali ci sono senza dubbio la sicurezza e la sanità. Qui al Nord, dove la sanità ha sempre rappresentato un fiore all’occhiello, è ormai evidente la grave difficoltà dei sistemi regionali nel mantenere gli standard storici, o quantomeno accettabili. Il problema non risiede solo nella carenza di medici di base, nel collasso dei pronto soccorso o nelle liste d'attesa interminabili per visite ed esami specialistici: assistiamo a un vero e proprio cedimento strutturale della qualità del servizio.
Il paradigma della sicurezza urbana ha subìto una profonda trasformazione.
In passato la principale minaccia era rappresentata dalla criminalità organizzata; oggi, invece, la microcriminalità e i reati predatori sono stabilmente in cima alle preoccupazioni dei residenti. Se un tempo il pericolo appariva distante dalla vita di tutti i giorni, oggi influisce direttamente sulle nostre routine: dall'uscita mattutina per andare al lavoro, alla passeggiata serale, fino a un semplice aperitivo al bar. Furti, scippi, violenze gratuite e degrado urbano sono ormai diventati un'allarmante realtà quotidiana.
Anche l’elettore padano ha cambiato prospettiva.
Se un tempo la richiesta di autonomia nasceva dal bisogno di difendere la propria ricchezza, oggi la priorità è proteggersi dal carovita, se non dalla povertà vera e propria.
Un’inflazione persistente sta erodendo il potere d’acquisto dei salari, intrecciandosi con l'emergenza abitativa: i costi insostenibili di affitti e mutui, infatti, non risparmiano più nemmeno le province. Nei trent'anni trascorsi dalla nascita del "sogno padano", sono emersi problemi strutturali che la politica ha spesso ignorato o eluso, per convenienza o sudditanza verso determinati gruppi di interesse.
La congestione del traffico stradale e la necessità di potenziare i trasporti pendolari sono istanze fortemente sentite ma prive di risposte concrete, al pari di una stagnazione salariale che ha disallineato gli stipendi dal costo della vita.
Ci troviamo di fronte a un’economia a due velocità. I dati macroeconomici di istituti come Assolombarda confermano che, sebbene la regione resti la "locomotiva d'Italia", la crescita complessiva è modesta e disomogenea. I salari reali rimangono fermi, mentre l'inflazione locale e i costi energetici penalizzano pesantemente sia i bilanci familiari sia le piccole imprese artigiane.
Beh, io propendo verso il Federalismo delle Competenze, moderno, 3.0, che non deve più essere una battaglia ideologica di bandiera, ma uno strumento gestionale focalizzato su efficienza, prossimità e sussidiarietà.
Riguardo la sanità io propongo autonomia di gestione e reclutamento. Per superare il cedimento strutturale dei sistemi regionali, la mia soluzione federalista prevede la contrattazione territoriale, cioè la libertà per le Regioni di ridefinire gli stipendi del personale medico per frenare la fuga verso il privato o l'estero. Chiedo flessibilità formativa: gestione locale dei posti nelle scuole di specializzazione medica in base al fabbisogno epidemiologico del territorio. Ritengo necessaria l'integrazione sociosanitaria, con il trasferimento dei fondi statali per la non-autosufficienza direttamente ai distretti comunali per azzerare la burocrazia.
Riguardo la sicurezza urbana ritengo necessaria la creazione di una Polizia Locale Regionale. Il contrasto alla microcriminalità richiede il passaggio da un modello centralizzato a uno di prossimità, attraverso la trasformazione della Polizia Locale in una vera forza di sicurezza regionale con pieni poteri giudiziari e di controllo del territorio. Questo richiede risorse vincolate attraverso la trattenuta diretta di una quota delle tassazioni locali per finanziare sistemi di videosorveglianza e presidi fissi nei quartieri degradati. Occorre inoltre rimodulare la funzione del Prefetto, o meglio sostituirla attraverso una figura che tratti e risponda direttamente ai presidenti di Regione per i piani di sicurezza pubblica urbana e che sia in grado di colloquiare anche con Sindaci e vertici della sicurezza locale.
Riguardo il contrasto al carovita ritengo fondamentali gabbie salariali ed equità. Per proteggere il potere d'acquisto dell'elettore e rispondere alla transizione economica occorre una fiscalità differenziata. Parlo di detrazione delle spese vive (affitti, trasporti) dalle tasse regionali in base al reale costo della vita locale. Parlo, infine, della trattenuta delle tasse sul territorio, affinché la ricchezza prodotta dai cittadini resti dove viene generata per finanziare direttamente i servizi locali.
Ritengo fondamentali dei salari minimi territoriali, tradotto, la possibilità di concordare contratti collettivi regionali integrativi per adeguatezza al carovita del Settentrione.
E poi quello che non è solo un parametro del federalismo 3.0, ma ciò che ci contraddistingue dall'inizio, l'ascolto della gente, delle necessità e dei problemi, perché la risposta politica non può nascere che dall'ascolto.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como

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