domenica 22 febbraio 2026

Nunch a semm chì cun ti

 


Prendo spunto da un pensiero che il Carnevale ha ispirato a Marcello Veneziani.
Chiedendosi che reazione, sentimento, percezione, abbia, in questo momento, un cittadino riguardo chi ricopre incarichi pubblici, la risposta è unica.
La gente, più o meno consciamente, capisce di stare assistendo ad una recita, ad una simulazione, fatta di atti come al teatro, di un gergo come in un clan, di pose come al cinema.
Ci dice Veneziani: "Ciascuno recita una parte, dice le cose prevedibili e scontate conformi al suo ruolo, mai sorprende dicendo qualcosa di diverso dal cliché e dalla maschera che indossa. E il Carnevale che ora sopraggiunge è il momento adatto per denunciare questo teatrino permanente di maschere".
Ormai la verità è un dettaglio futile, la storia, gli ideali, il concetto vengono falsati, gli attori della commedia recitano imperterriti la loro parte, si dicono certe cose e se ne omettono delle altre perché così conviene. 
Ormai assuefatti dal ruolo, recitano tutti, i leaders politici e la loro manovalanza, gli opinionisti e i "giornalari", financo prelati e chi dovrebbe mantenere un integrità mentale per lavoro e moralità.
Ci dice Veneziani: "Chiunque salga su un palcoscenico, cioè chiunque parli oltre l’ambito strettamente privato, deve assumere una postura, una movenza, un linguaggio che non corrispondono a ciò che realmente è, pensa o vuole, ma a ciò che è richiesto in quel momento nella sua posizione". 
Ormai più nessuno tra loro esprime la propria idea, la propria opinione, il proprio credo, stanno semplicemente attenti a non urtare le suscettibilità protette, a non toccare qualche punto delicato, a non rischiare che venga strappato il contratto teatrale.
Ci dice Veneziani: "Una tesi sposata ieri viene capovolta oggi perché ora la sostiene il tuo avversario, in una spregiudicata guerra di posizioni. L’identità, l’eredità e la propria storia vengono velocemente accantonate, abiurate o capovolte, perché è più utile così". 
Davanti ai temi del momento giustizia e separazioni delle carriere,  fascismo e antisemitismo, alleanze e tensioni internazionali, sicurezza e famiglia un giorno ci mostrano il viso l'altro il deretano. 
Ci dice Veneziani: " Non c’è dichiarazione politica che abbia qualche attinenza con l’identità, la verità storica e l’autenticità delle passioni e delle convinzioni; tutto è ridotto a tattica e risultati, necessità di compiacere anche a costo di nascondere e perseguire finalità pratiche".
Ci dicono che questo teatrino sia gratis, in realtà ogni giorno, in ogni azione quotidiana ne paghiamo il prezzo, inoltre ormai sono conclamate la diffidenza diffusa e la sfiducia generale. 
Come ci racconta Veneziani la conseguenza di tutto ciò si tramuta nell’astensione dal voto, nella disaffezione verso le istituzioni, nel crollo di credibilità delle classi dirigenti, politici, governanti, magistrati, vescovi, comunicatori.
Lui chiede agli attori di chiudere il sipario per evitare la diserzione totale, io vi dico che c'è gente che non recita, onesta, desiderosa di rimettere in piedi il mondo, con onestà si, ma anche con l'otgoglio del proprio territorio e delle proprie identità.
Patto per il Nord non recita nel teatrino, il Patto opera nelle piazze, nei mercati, in ogni luogo dove c'è la gente, parlando, ascoltando, sorridendo, perché un futuro ancora c'è e lo vogliamo costruire insieme a te.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


domenica 15 febbraio 2026

SARA' NAVIGARD LA PROSSIMA FRONTIERA DELLA PRIVACY?

 



Una delle prossime novità, che entreranno nella nostra vita,  si chiama comunemente Navigard.

Ci dicono che il sistema, nato per sostituire e superare i limiti del Tutor, unisce innovazione tecnologica e sicurezza, offrendo un monitoraggio accurato e capillare della rete. Sviluppato da Autostrade per l’Italia in collaborazione con la Polizia di Stato, il dispositivo integra radar, telecamere, sensori e server per monitorare in tempo reale il traffico e rilevare le violazioni del codice della strada.

Il funzionamento di Navigard è dovuto al concorso e alla sinergia tra vari dispositivi.

Radar e videocamere: misurano velocità media e istantanea dei veicoli

Sensori nel manto stradale: permettono di pesare i mezzi pesanti in tempo reale

Intelligenza artificiale: individua ostacoli, veicoli contromano e comportamenti irregolari

Server periferici e centrali: raccolgono e analizzano i dati, coordinando le informazioni in tutta la rete autostradale

Si tratta dunque di un vero e proprio ecosistema tecnologico che dialoga con varchi elettronici, telecamere di sorveglianza e centrali operative, questo significa che i dati raccolti non restano isolati, ma sono integrati in un sistema di monitoraggio continuo del traffico (ops).

Ci dicono da Autostrade che il Navigard risponde a diverse esigenze.

Controllo della velocità media e istantanea dei veicoli

Monitoraggio del rispetto delle corsie e dei limiti di massa per i mezzi pesanti

Rilevazioni di veicoli contromano e ostacoli sulle carreggiate

Verifica del rispetto dei percorsi e dei limiti di velocità dei mezzi pesanti

Supporto alla Polizia Stradale nella gestione del traffico

Riduzione dei tempi di intervento delle pattuglie

Navigard è stato sviluppato da Autostrade per l'Italia (ASPI) in collaborazione con la Polizia di Stato.

Ufficialmente non è previsto un costo diretto per gli automobilisti per l'installazione o il funzionamento del sistema, tuttavia, il sistema è progettato per aumentare l'efficacia delle sanzioni (velocità, cinture, uso cellulare), quindi il "costo" per l'utente deriva dalle multe in caso di infrazione del Codice della Strada.

Ci dicono che il sistema non sostituisce semplicemente i tutor, ma rappresenta un'evoluzione capace di rilevare in tempo reale non solo la velocità, ma anche il mancato uso delle cinture di sicurezza e l'uso del cellulare alla guida, oltre a monitorare il traffico pesante.

Quindi la domanda viene spontanea, se viene rilevato il mancato uso delle cinture e l'utilizzo improprio del cellulare quante altre cose possono essere "spiate" all'interno dei nostri abitacoli ed all'interno dei nostri dati mobili visto il monitoraggio tecnologico?

La capacità del sistema di tracciare in modo dettagliato i percorsi e i comportamenti dei veicoli solleva dubbi sulla gestione dei dati personali e sul livello di sorveglianza sulla vita privata degli automobilisti, tra l'altro da parte di un azienda in parte privata; di conseguenza esiste ( se volete, il remoto) il rischio di essere in "sottocontrollo" continuo da parte dello Stato e il rischio che i nostri dati personali siano a disposizione di database di un azienda privata, con tutti i rischi che conseguono.

Il tutto corredato dal rischio dei "Falsi Positivi". L'uso dell'intelligenza artificiale per l'analisi automatica delle infrazioni potrebbe portare a errori di interpretazione, costringendo gli automobilisti a ricorsi contro multe potenzialmente errate. Un problema poi difficile da gestire che ricade sempre sulle tasche dei cittadini e raramente su quelle delle istituzioni.

Rischiando pure di essere considerati populisti e/o visionari vediamo di alzare la soglia dell'attenzione, perché in nome di una sicurezza, tra l'altro molto latitante, ci stanno abituando ad essere monitorati.

Già nel lontano 1948 George Orwell immaginava un Grande Fratello, il Partito controllava ogni aspetto della vita privata e pubblica attraverso i "teleschermi" (dispositivi di sorveglianza bidirezionale) e la Psicopolizia, alla fine il protagonista passa dal ruolo di oppositore a quello di chi non solo obbedisce, ma "ama il Grande Fratello".

Quindi in campana gente, anche perché in città gli farà compagnia il suo fratello gemello SafeDrive.

Giorgio Bargna

venerdì 13 febbraio 2026

LO SCEMPIO DELL'ECOSISTEMA POLITICO


Partendo da un pensiero di un seguace di Gregory Bateson facciamo una riflessione legata all'ecosistema che possiamo poi tramutare in un pensiero dai tratti politici.
Oggi possiamo osservare la presenza contestatrice sul web di molte categorie: ambientalisti, animalisti, vegetariani, salutisti, attivisti vari, ecologisti, vegani, biocentrici, ecosistemici, ecomarxisti, anticiviltà, animisti, anti-industrialisti, movimenti giovanili per il clima, quelli della decrescita più o meno felice, alcuni seguaci delle filosofie native, i seguaci del “cancrismo” (pensano che la nostra specie sia un cancro del Pianeta, cioè un errore dell’evoluzione).
Movimenti spontanei che spesso non hanno nulla che li colleghi, tranne il comune pensiero che il mondo non vada avanti nel modo giusto, micropianeti contestatori che fanno bene all'anima ma resteranno confinati sul web.
Al contrario degli “attivisti politici” e degli opinionisti della TV di regime, i quali di antisistema non hanno nulla, loro avranno spazio solo sulla rete e qualche rivista "specializzata".
Ma a parte questo noi contestatori, mi ci metto anche io, non siamo ancora un numero molto elevato e quindi non siamo in grado di incidere sui comportamenti collettivi, frenati anche da un diffuso egoismo collettivo.
Se è vero che l'unico collante può essere  l’idea che occorre abbandonare la competizione economica, la globalizzazione, la crescita, il mercato e i consumi, sull'altro fronte i “politici” non hanno nessuna intenzione di modificare il "sistema", si limitano a qualche accorgimento di facciata, con qualche verniciata green e sbandierando il tutto con l’assurdità contradditoria dello sviluppo sostenibile. 
Sono d'accordo con  il seguace di Bateson su un aspetto, la terra è questa da migliaia di anni, l'essere umano no, è aumentato a dismisura e chiunque, anche senza una base scientifica, può capire questo pianeta fatica a supportare e sopportare l’esistenza permanente di un Primate di 70 Kg, che oltre tutto pretende di porsi al vertice della catena alimentare, nel numero di 8 miliardi e che non è intenzionato a fermare la propria crescita. L'esempio ci arriva dal mondo animale, c’è un’aquila ogni mille marmotte, c’è un leone ogni mille gazzelle, quando, in quella valle nordica, ci sono troppi lemmings, iniziano a correre verso il mare, dove annegano. Solo il 20% torna indietro, e sono ancora là…ma così quella valle-ecosistema si salva e l’equilibrio si ristabilisce.
Chiudiamo questa parte con un pensiero di Gregory Bateson: “La carenza di saggezza sistemica è sempre punita”.

Parlavamo di riportare il discorso a livello politico.
Un po' come il pianeta Terra il planisfero politico italiano (parliamo di livello nazionale) è stato ed è sovraffollato, In 17 tornate elettorali dal 1948 si sono presentati alle elezioni 380 partiti diversi, producendo un totale di 558 simboli, con una media di 32 partiti per ogni elezione, alcuni dei quali magari sopravvivono ancora economicamente grazie a media basse accompagnate da grandi escamotage .
Nonostante questo alto numero di sigle, la partecipazione attiva a comizi e cortei è calata negli ultimi vent'anni. 
Nel 2024, hanno partecipato ad un comizio o a un corteo rispettivamente il 2,5 e il 3,3% dei cittadini di 14 anni e più a fronte del 5,7 e del 6,8% del 2003. 
Al contrario, c'è un aumento della partecipazione politica tramite siti web o social media, con oltre 10,5 milioni di cittadini coinvolti nel 2024.
Oltre 10 milioni e mezzo di cittadini hanno espresso opinioni su temi sociali o politici attraverso siti web o social media, erano meno di sei milioni e mezzo nel 2014. Si tratta di una persona ogni quattro utenti di Internet.

Aldilà di questi dati chi ha partecipato allo scenario politico ha occupato ogni spazio possibile andando poi a inventarsi spesso e volentieri spazi dove inserire trombati ed amici, spesso persone con poche capacità  e conoscenze, altre volte sorte di prestanome asserviti.
Un overdose di movimenti, burocrazie, rallentamenti, "connivenze", incapacità, che oltre a mutare l'ecosistema politico ha allontanato i cittadini dalla politica, non sempre involontariamente.
Anche qui prima che l'ecosistema imploda bisogna intervenire,
Oggi va fermato a tempo indeterminato questo scempio e va introdotto un nuovo format di bipolarismo: il futuro sostenibile che si contrappone al vecchio, che non arretra ma anzi continua ad avanzare ignorando ogni giorno di più non solo i cittadini ma anche gli enti locali.

Patto per il Nord è nato proprio per questo motivo, fermare lo scempio e ridare importanza ai cittadini ed ai territori, salvaguardare il sistema ecologico così come le fasce deboli della società, rimettere ordine alla sicurezza fisica ed economica.  
Si tratta di un lavoro immenso, che richiede sforzi e tempi, per questo ogni giorno vi invito ad incontrarci e ad aderire a questo progetto, l'unico e ultimo baluardo eretto in resistenza alla partitocrazia ed alla burocrazia.

Giorgio Bargna


 

domenica 8 febbraio 2026

DIALETTO: SCRIGNO DI COMUNITA' E CULTURA

 


Un ennesima volta partiamo da un dato ISTAT.

Aumenta l’uso dell’italiano e delle lingue straniere. Sempre meno utilizzato il dialetto
In quasi quarant’anni in Italia l’uso esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia si è ridotto di oltre due terzi, dal 32% nel 1988 al 9,6% nel 2024.

Nel 2024 quasi una persona su due (48,4%) parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali, in crescita rispetto al 40,6% del 2015.
I livelli di conoscenza delle lingue straniere restano comunque bassi: oltre la metà della popolazione (56,2%) dichiara un livello al massimo sufficiente della lingua straniera che conosce meglio. L’inglese si conferma la lingua straniera più diffusa (58,6%), seguita dal francese (33,7%) e dallo spagnolo (16,9%).
L’uso esclusivo del dialetto è molto limitato e relegato alla cerchia familiare e amicale. 
Poco più di una persona su 10 (11,2%) utilizza solo o prevalentemente il dialetto in almeno un ambito relazionale: il 9,6% in famiglia, l’8% con gli amici e il 2,6% con gli estranei. Molto contenuta la quota di chi parla solo o prevalentemente dialetto in tutti gli ambiti relazionali (2,3%).
Per dinamiche ovvie aumenta all'interno dei nuclei famigliari l'utilizzo di lingue straniere.

Fino qui i dati.

Sicuramente il calo dell'utilizzo dei dialetti trova causa nell'italianizzazione, nella scolarizzazione, nelle migrazioni interne e nell'influenza dei media. Il dialetto viene oggi meno utilizzato come lingua esclusiva, ma vedremo, solo in alcune aree geografiche, venendo spesso sostituito dall'italiano o da forme miste, specialmente tra i giovani. 

La diffusione dell'istruzione obbligatoria e l'uso dell'italiano standard nei media, così come lo spostamento verso le città industriali e le operazioni burocratiche, hanno reso la lingua nazionale il mezzo di comunicazione primario, relegando il dialetto a un ruolo secondario.

Nei territori del Nord Italia la "rivoluzione industriale moderna", la "Milano da bere" tempo fa hanno associato al parlare in dialetto un basso livello culturale o a una scarsa istruzione. 
Ad esclusione del Veneto, del Trentino - Alto Adige, ormai le regioni dove si utilizza il dialetto si trovano tutte molto sotto la linea del Po; Campania , Basilicata, Calabria e Sicilia registrano l'uso più elevato dei dialetti, alternato solo per necessità alla lingua nazionale.
Nel pieno di un simbolo identitario il sud sponsorizza il dialetto, ne vanta la bellezza e soprattutto lo utilizza.

Il nord, che, va detto, ha subito varie ondate di immigrazioni, considera veramente poco l'utilizzo del dialetto, anche perché ormai raramente esiste chi lo possa tramandare,  il dialetto sta passando da lingua della quotidianità a segno di appartenenza e identità di pochi.

Da qui nasce l'errore. 

Sebbene il mondo cambi a ritmi vertiginosi, ogni territorio ha delle peculiarità importanti, che ne "giustificano l'esistenza".
Il dialetto è un fondamentale pilastro del patrimonio culturale immateriale, custode della storia, delle tradizioni e dell'identità locale di una comunità. 
Si tratta di un sistema espressivo ricco e vario che collega il passato al presente, rafforzando il legame col territorio e la memoria collettiva. 
Il dialetto rappresenta il "DNA" delle origini, preservando modi di dire, proverbi e usi locali che descrivono un vissuto unico.
E' nell'utilizzo del dialetto che esprimiamo sfumature emozionali e una precisione lessicale per concetti legati alla quotidianità che la lingua standard spesso non possiede, rendendo la comunicazione più autentica.

Molte volte nel passato si è detto "padroni a casa nostra". 
Ma padroni di cosa se l'identità e la cultura vengono disintegrate?
Il primo baluardo è una forte identità, anche e soprattutto in un era basata sul multiculturalismo.

Il concetto del multiculturalismo è un approccio politico e sociologico che promuove la convivenza rispettosa di diverse culture all'interno di una stessa società, garantendo il diritto alle minoranze di mantenere la propria identità.

Ma la domanda che oggi dobbiamo porci è: chi è la minoranza?
Se l'immigrazione interna del dopoguerra  ha dato inizio allo smembramento di un identità, quella attuale la sta polverizzando, quindi, in realtà, la cultura autoctona, pian piano, diventa minoranza, realtà da difendere.
Da difendere non tanto per un fattore etnico, quanto per un fattore culturale ed anche socioeconomico.
Le aree territoriali vanno difese in identità ed economia dagli attacchi economici internazionali.

La risorsa che rimane a disposizione sta nella tradizione da rispolverare, nel promuovere il dialetto a 360°, non solo come lingua in se stessa ma anche quale raccoglitore di usanze e proverbi.
Corsi per adulti, eventi specifici, inserimento nelle scuole dello studio dei dialetti dovrebbero essere automatici se non d'obbligo.

Il dialetto sarà sempre un "scrigno" che conserva la storia, gli usi e i valori di una specifica comunità territoriale. Rappresenta un forte collante sociale e un modo per sentirsi parte di una cultura locale, anche in un mondo globalizzato. Utile anche per l'integrazione, chi viene da mondi poveri non ha paura dei dialetti. Parlare un dialetto accanto ad una lingua ufficiale è una forma di bilinguismo. Questo stimola il cervello, migliorando la flessibilità mentale e aiutando a contrastare il declino cognitivo.

Detto questo, affianco ad altri obbiettivi per il territorio, terrò sempre ben presente l' obbiettivo della salvaguardia culturale locale.

Giorgio Bargna


sabato 7 febbraio 2026

VIENI A FARE POLITICA CON ME

 


Facciamo un tour su politica e politici.
Facciamo un quadro della situazione.
Cerchiamo di capire come gli italiani attraverso i loro occhi identificano politica e politici.
Cerchiamo di capire l'utilità e la bellezza del fare politica.

Possiamo facilmente imbatterci in un pensiero comune, molte persone escludono la politica perché sembra disordinata o estenuante. 
Potremmo anche essere d'accordo su un disordine attuale e sulla fatica che la politica può portare, sia per chi la deve seguire, in un mondo che corre, sia per chi la esercita.
Ma va raccomandato che quasi tutto ciò con cui abbiamo a che fare quotidianamente si ricollega a decisioni politiche: sanità, salari, alloggi, istruzione, trasporti e persino prezzi dei prodotti alimentari.

Spesso la maggior parte delle persone sottovaluta quanto profondamente la politica influenzi le loro vite, scegliendo di non preoccuparsene, un errore che porta a subire supinamente le scelte di chi governa, o fa opposizione, a volte onestamente, altre meno.
 
La stragrande maggioranza delle persone rimane schifata, delusa, dall' inciviltà e dai toni da bar usati dai leader.
Quanto succede nelle piazze, con gruppi organizzati di manifestanti che porgono la sponda a facinorosi non aiuta.
In un mondo ormai basato essenzialmente sui media, più o meno social che siano,  la politica urlata e/o violenta diventa lo strumento più idoneo ad alimentare discorsi d’odio e di inciviltà. 

Su questo livello, ve lo assicuro, non troverete mai schierato "Patto per il Nord".
Non saremo mai votati ad un linguaggio politico alla ricerca permanente degli effetti speciali, dell’audience a tutti i costi, della battuta spesso greve e squalificante. 
Certo, anche noi proporremo delle critiche, è inevitabile, saranno a volte molto taglienti si, ma quanto costruttive.
Siamo più votati al confronto sui temi, semplificando al massimo, laddove è possibile, con argomentazioni facili da comprendere. 

Per quanto gli italiani, al Nord, quanto al Sud, rifiutino  soluzioni autoritarie la politica viene vista spesso come un affare, o una "casta" di privilegiati, con una forte tendenza alla critica e al livore.
L'interesse è in calo, con una partecipazione inferiore tra chi è più svantaggiato nel mercato del lavoro e tra i giovani che, a ragione o torto, chiedono un maggiore ascolto dei loro bisogni e un focus reale su ambiente e futuro.
Con l'assenza totale di chi ha visto traditi i propri valori fondamentali.

Per quanto gli italiani non cerchino scorciatoie autoritarie, confermando la volontà di mantenere il sistema democratico, la critica popolare è potente, se gli dovessimo affidare un inno potrebbero recitare: "cambia l'orchestra, ma la musica è la stessa". 
Fortunatamente, più al Nord, ma in tutta Italia, il volontariato è nel DNA, parliamo di "un'antipolitica" attiva che contesta le strutture e le procedure, preferendo un "fare" pratico e veloce.
A questo ci votiamo, alla politica costruita dal basso, alle idee proposte dai cittadini, alla responsabilità del "buon padre di famiglia".

Purtroppo l'atomizzazione in corso da qualche decennio ha allontanato le persone, soprattutto i giovani, dalle sezioni di partito e dalle associazioni in generale.
Chi non ha mai vissuto la politica attiva riesce a vedere quale politico solamente il leader che appare in TV, non conosce un mondo fatto di sezioni territoriali, di confronti politici, di sudore, di brave persone che ci mettono faccia e chiappe per il territorio.
Chi non ha mai vissuto la politica attiva non riesce nemmeno a immaginare che ci sono persone che la notte o all'alba portano i santini nelle loro cassette postali, che attacchinano manifesti; non riesce a immaginare che esistono persone che dopo lunghe ore di lavoro si incontrano in sezione per il bene comune o che vanno a friggere le patatine alla festa di sezione.
Non riescono a immaginare che a volte, dopo il sudore e la fatica, capiti arrivino anche le minacce.

Detto così fare politica sembra un safari, invece signori è innanzitutto una palestra di vita, poi il miglior "social network" possibile.
Guardiamo i lati positivi.

Si conoscono persone.
Ci si interfaccia, si discute, si impara ad esporre le proprie idee ed ad ascoltare le altrui e farne tesoro.
Si lavora a stretto gomito durante le feste, durante gli eventi, le campagne elettorali, creando uno spirito di gruppo che ti manda a casa, stanco  si, ma soddisfatto.
Si apprezzano l'onore e l'orgoglio.
Si crea una rete sociale che ti porta magari a proporti su altri progetti di volontariato.
Ci si sente soddisfatti di quanto creato; personalmente sarò sempre orgoglioso di aver modificato lo statuto comunale della mia città inserendo strumenti di democrazia diretta e partecipata.
Il "bello" di fare politica risiede nella capacità di trasformare l'impegno individuale in un impatto collettivo concreto, nonostante le fatiche.
Fare politica significa, nella sua essenza più nobile, prendersi cura delle persone e dei luoghi in cui viviamo. 
È un atto di servizio volto al pieno sviluppo della persona e delle comunità.

ECCO, PER QUESTO TI INVITO A FARE POLITICA CON ME, CON NOI, CON IL CUORE E COL SORRISO!!!!

Giorgio Bargna
Segretario Provinciale
Patto il Nord
Como





martedì 3 febbraio 2026

FEDERALISMO PRAGMATICO

 



Abbiamo parlato su queste pagine spesso e volentieri di federalismo, sotto varie forme, tutte classiche.

Oggi il buon Mario Draghi ci offre la sponda per parlare di un federalismo meno geografico e più utile alla comunità, il federalismo pragmatico.

Se chiediamo all' intelligenza artificiale cos'è essa ci risponde che il federalismo pragmatico è un approccio che privilegia l'integrazione basata su necessità concrete e obiettivi comuni, anziché su visioni ideologiche o riforme istituzionali globali. 

A grandi livelli come esempi possiamo portare l'euro o gli accordi degli anni cinquanta su carbone e acciaio.

Noi vogliamo decisamente più bassi ma non per questo meno pragmatici.

Noi vogliamo immaginare il federalismo pragmatico come trait d'union tra un movimento politico costruttivo che nasce dal basso, qual è Patto per il Nord, e i cittadini, il tessuto sociale, le associazioni, i comitati spontanei e, perché no, le liste civiche pure, non contaminate dalla politica "tradizionale".

Il tutto per portare benessere sui territori, per rendere la vita di tutti noi più sostenibile, per creare una vita quotidiana molto meno affannata ed un futuro sereno per i nostri figli e nipoti.

Noi siamo disponibili ad ogni genere di confronto e collaborazione con ogni tipo di "attore" citato, ora tocca a voi darci fiducia, capire che noi non siamo il solito partito che punta ai soldi ed al potere.

Tra noi non esiste un parassita, tutti abbiamo un lavoro e dedichiamo il nostro tempo libero a questo progetto di benessere collettivo.

Dateci fiducia ed insieme portiamo in essere il vero federalismo pragmatico.

Giorgio Bargna 

Patto per il Nord 

Como 


lunedì 2 febbraio 2026

Pedaggio sulla “Milano – Meda”, una tassa a danno di pendolari ed imprese

 


Lo scorso sabato 31 Gennaio Patto per il Nord ha organizzato un presidio presso la parte iniziale in Milano della Superstrada "Milano - Meda".

La Milano-Meda (SP ex SS 35) è una superstrada gratuita, ma è previsto che prossimamente diventi a pagamento integrandosi nella Pedemontana Lombarda (tratta B2), tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno. 

Il pedaggio per i circa 13 km, calcolato andata e ritorno, ammonterà a 9 euro giornalieri per i pendolari e per le aziende che usufruiscono della tratta, nel primo caso sarà una sorta di decurtazione dello stipendio, nel secondo porterà ad un aumento delle merci trasportate; soprattutto a livello locale metterà in difficoltà molti fornitori e molte piccole aziende che creano il tessuto economico locale. 

La tratta oggi non prevede pedaggi, ma è in corso di riqualificazione per connettersi alla Pedemontana.

Questi lavori tra le altre cose prevedono modifiche su terreni che anni fa furono contaminati dalla diossina di Seveso; tredici km di terza corsia non serviranno ad altro che a spostare l'imbuto del traffico qualche km più avanti.

Questo pedaggio sposterà ovviamente molte auto e camion dalla superstrada al traffico locale, con ovvio aumento del traffico in paesi e cittadine che già subiscono problemi con i passaggi a livello di Trenord e ovviamente con un impatto ambientale enorme.

Non esiste una logica in questa scelta se non quella economica a favore di chi incasserà i  pedaggi quando basterebbe l’1,5% del residuo fiscale lombardo per mantenere la gratuità della strada.

Siamo di fronte al paradosso di una strada statale pubblica trasformata in autostrada, sostanzialmente una nuova tassa introdotta a danno di cittadini, pendolari ed aziende.

Patto per il Nord ha fatto sentire la propria voce politica, così come hanno fatto, in realtà, le amministrazioni locali della zona, ma la voce che manca è quella di chi utilizza questa strada più o meno frequentemente.

Unitevi in comitati, fate sentire la vostra voce, difendete i vostri stipendi, che la voce non sia solo politica, ma che sia anche dei cittadini.

Noi se occorre vi daremo supporto, ma gli attori in questo caso dovete essere voi.


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale 

Patto per il Nord  Como

domenica 1 febbraio 2026

CONTRATTI COLLETTIVI E STIPENDI

 




 E' di questi giorni il dibattito aperto sulla norma "Salva-Imprenditori"

1 - Vediamo di cosa si tratta
2 - Vediamo cos'è un contratto di lavoro collettivo
3 - Vediamo alcuni "difetti di forma"
4 -  Parliamo di stipendi
5 - Parliamo di "sopravvivenza" 

Nel dibattito politico attuale  il termine detto "Salva-Imprenditori" è associato a una disposizione inserita nel Decreto PNRR. 
Questa norma mira a tutelare gli imprenditori nei casi in cui un giudice accerti che i salari pagati siano inferiori alla soglia di dignità prevista dalla Costituzione (Art. 36). 
Di fatto impedisce che, in caso di condanna per sottosalario, l'imprenditore debba corrispondere tutti gli arretrati maturati negli anni passati, limitando l'obbligo di adeguamento salariale solo per il futuro.
I sindacati definiscono questa misura un "attacco ai diritti dei lavoratori", sostenendo che possa incentivare il dumping salariale e indebolire la contrattazione collettiva. 

Il Contratto Collettivo di Lavoro è un accordo stipulato tra organizzazioni di datori di lavoro e sindacati dei lavoratori, che stabilisce le condizioni economiche e normative minime (salario, orario, ferie, malattia) per i rapporti di lavoro in uno specifico settore (es. Commercio, Metalmeccanico, Pubblico Impiego). Definisce regole uniformi per tutti i lavoratori di quella categoria, includendo aspetti normativi (orario, ferie) e obbligatori (relazioni tra le parti).  
Viene stipulato tra associazioni datoriali (es. Confindustria) e sindacati (es. CGIL, CISL, UIL), con l'ARAN per il pubblico impiego.
Stabilisce condizioni uniformi e obbligatorie, fungendo da base per i contratti individuali, e disciplina le relazioni industriali. Solitamente ha una durata limitata (spesso 3-4 anni), con parti normative e retributive con scadenze diverse. Si colloca sotto la Costituzione e le leggi speciali, ma sopra il contratto individuale di lavoro.

Esistono però anche dei CCNL stretti con piccoli sindacati o sigle minori.
Si tratta di un contratto collettivo nazionale che, pur rispettando i requisiti formali, spesso presenta tutele inferiori rispetto a quelli sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. In Italia esiste una "giungla" di contratti, talvolta definiti "pirata", che possono portare a una minore tutela normativa ed economica. 

Si tratta sostanzialmente di "Contratti Pirata".
Spesso tali accordi sono stipulati per offrire condizioni economiche o normative al ribasso, meno onerose per le aziende, a scapito dei diritti dei lavoratori. 
Le aziende non iscritte ad associazioni datoriali hanno libertà di scelta, ma possono optare per questi contratti per ridurre i costi.
I sindacati che non firmano i contratti principali (a causa della scarsa rappresentatività) possono comunque stipularne di propri, ma la validità e la forza contrattuale sono ridotte, ed esclude tali sindacati da trattative di secondo livello.
E' chiaro che questo genere di contrattazione favorisce imprenditori piuttosto "spediti" che resteranno tutelati dalla norma in questione.
E' altrettanto chiaro che i dipendenti sottoposti a questi contratti ci perdono sia economicamente che sotto l'aspetto della sicurezza sul lavoro.

A proposito di soldi, parliamo un po' di stipendi.
In generale, gli stipendi in Italia non sono considerati adeguati al costo della vita e sono tra i più bassi dell'OCSE, con una sostanziale stagnazione negli ultimi 30 anni, contrariamente al trend europeo. 
Il potere d'acquisto è in calo, con salari reali ridotti dell'8,8% rispetto al 2021, una vasta maggioranza dei lavoratori (78%) è insoddisfatta delle proprie retribuzioni. 
L'Italia è al 22° posto su 34 Paesi OCSE per salari medi annui. Nel periodo 1990-2020, è l'unico Paese europeo in cui i salari sono diminuiti (-2,9%), mentre altrove crescevano. L'aumento del costo della vita ha eroso il valore reale delle retribuzioni. Anche a fronte di un aumento nominale, il potere d'acquisto effettivo è diminuito, specialmente dopo il 2021.
I fattori strutturali includono la bassa produttività, contratti collettivi spesso non rinnovati e una diffusione di lavori a basso salario e qui torniamo ai "Contratti Pirata" stipulati spesso nelle Regioni Fragili, esiste una forte disparità interna (La Calabria, con Vibo Valentia, presenta percentuali elevate, mentre Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta sono le zone più virtuose. ), con stipendi molto più bassi al Sud (circa 17.898 euro nelle Isole) rispetto al Nord Ovest (28.852 euro) dovuta anche a questo.

Ma attenzioni alle cifre.
Nel 2025, uno stipendio considerato “buono” in Italia si colloca tra i 35.000 € e i 45.000 € lordi annui, diciamo a spanne 2.000 € netti al mese.
2.000 €  al mese (netti) possono essere considerati uno stipendio decente/sufficiente in Italia, ma la sua qualità varia molto: è buono per vivere dignitosamente da soli e risparmiare un po', ma può essere insufficiente per una famiglia o per chi vive in Città e Regioni costose come Milano e Lombardia, dove appena si coprono le spese essenziali e c'è poco per imprevisti o grandi progetti di vita, soprattutto con l'aumento dell'inflazione.

Rientra qui il discorso delle gabbie salariali che abbiamo già toccato qui  e qui quindi non vi tedio anche se vi invito a leggere gli articoli.

La sostanza finale è che non ci si può più affidare ai sindacati (piccoli o grandi che siano) per salvaguardare il portafogli, oggi bisogna votarsi a chi vuole il vero cambiamento, votarsi al Sindacato del Nord, alla nuova Classe Politica del Nord (a cui siete invitati ad aderire).

Patto per il Nord sta lottando per i territori, per una vita dignitosa, per una sanità garantita a tutti, per delle infrastrutture decorose.

Unitevi a noi e rivoltiamo il calzino.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord Como

mercoledì 28 gennaio 2026

Rivoluzione Politica: Riscoprire il Nord

 


Come sempre introduciamo l'argomento, poi qualche considerazione e  la sintesi finale.

Se parliamo di bipolarismo politico raccontiamo di  un sistema strutturato attorno a due poli o coalizioni principali che si contendono il governo, alternandosi al potere. 
Questo sistema favorisce stabilità e accountability (in termini poveri responsabilità e trasparenza), contrapponendosi al multipartitismo, che si descrive frammentato. 
La riforma elettorale del '93 fu il trucco inventato per far credere agli italiani che in Italia fosse stato introdotto un sistema bipolare maggioritario, in seguito il "Porcellum" ed il "Rosatellum" hanno contribuito a far credere che in Italia il sistema politico fosse stabile.
In realtà, al contrario di quanto accade nei sistemi anglosassoni, si è vista semplicemente la nascita di poli politici basati su larghe intese, più opportunistiche che fondate su basi politiche, ancora oggi, come da anni, all'interno delle coalizioni vediamo discrepanze su ogni genere di tema, in modo ancor più marcato se internazionale.
Resta di stucco …. è un Barbatrucco!!!

In realtà in Italia è soltanto durante la Prima Repubblica che viviamo un vero bipolarismo, quello che Sartori definì "pluralismo polarizzato". 
Storicamente la DC aggregava attorno a se una serie di partiti di contorno al governo di città, regioni e Stato e in contrapposizione trovavamo  due opposizioni estreme (PCI e MSI).
Poi fu "Tangentopoli", fu l'inchiesta "Mani pulite" a portare conseguenze politiche di vasta portata, determinando la fine della cosiddetta Prima Repubblica italiana. 
Crollarono i partiti tradizionali, emersero nuove forze politiche, in realtà l'unica veramente nuova fu la "Lega Nord" e si inventò da parte dei "poteri forti" il trucchetto maggioritario.

D'accordo o meno che siate con me, chiudiamo questa analisi sul passato e passiamo al presente.

Oggi il bipolarismo esiste veramente, divide il panorama politico realmente.
Intanto esistono due partiti anticonvenzionali, quello degli astensionisti e quello dei votanti.
Non occorre che vi spieghi io il motivo dell'astensionismo, a mio parere invece la maggior parte dei votanti è coinvolta direttamente o indirettamente nel "Sistema", gli altri votanti, mi perdonino, sono dei beoti (mi perdonino anche gli abitanti della Beozia).
Poi troviamo nello scenario politico chi vuole mantenere vivo "il sistema" e chi lo vuole, se non abbattere, rivoluzionare. 
"Patto per il Nord" vuole modificare lo scenario, creare una nuova classe politica, che nasce dal basso, che vuole ascoltare la gente, coinvolgere la gente, riavvicinare la gente alla politica, ridare fiducia e speranza al paese ed al partito degli astensionisti.

L'astensionista di oggi è chi si è ritrovato, oltre che deluso politicamente, in difficoltà economica, privo della garanzia di servizi essenziali (vedi la sanità pubblica), in balia di burocrazia, mancanza di sicurezza, degrado morale e pratico, perculato da fancazzisti e mantenuti di ogni genere.
La chiamata all'appello è rivolta anche e soprattutto a loro,
Non si chiede a loro semplicemente il voto, si richiede di ricostruire il Nord, ma anche l'Italia intera , insieme a noi, partecipando allo scenario politico, portando nuove idee e nuovi stimoli.

Non esiste più destra e sinistra, non esiste più nessuna contrapposizione puramente politica.
Oggi l'unica contrapposizione è tra chi deve salvarsi le chiappe e chi gliele vuole insidiare.
Solo risolto questo problema possiamo permetterci di essere di destra o sinistra.
Perciò pensionati, lavoratori, professionisti, associazioni, vediamo di ricostruire prima che sia troppo tardi.
Quindi, senza remore, vale per tutti, quello che oltre esser un motto è una necessità: Per il Nord Insieme!!!!

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como





domenica 18 gennaio 2026

DISAGIO GIOVANILE: LA SERENITA' PARTE DALLE CERTEZZE E DALLA PRESENZA

 



Parto un concetto stringato e lapidario.

Se da bambino mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo il poliziotto o il pompiere, oggi ti rispondono l'influencer, nel migliore dei casi il programmatore informatico.

Ora, malgrado chi scrive, pur nel rispetto della legge, è sempre stato un ribelle, potrebbe sembrare strano che, parlando di alcune situazioni, ormai conclamate, io affermi che tutto parta anche dalla mancanza di riconoscimento delle autorità, dalla loro svalutazione, dallo snobbarle e sminuirne il valore.

Facendo qualsiasi ricerca internet, ascoltando e leggendo i media, se chiedessimo a chi tocca la responsabilità di educare i giovani, la risposta sarebbe che è una responsabilità condivisa che coinvolge primariamente i genitori, ma anche la scuola, la comunità e i professionisti dell'educazione (pedagogisti, educatori professionali), creando una fondamentale alleanza educativa tra famiglia e istituzioni per la crescita integrale dei ragazzi. 

Perfetto, ma la domanda è: quanto i genitori riconoscono oggi il valore della scuola e di chi ci lavora ed il valore di tutte le altre categorie elencate (lavori che hanno trovato espansione negli ultimi decenni, quasi sconosciuti fino alla soglia del 2000)?

Quanti genitori insegnano ai figli che esiste l'autorità?

L'autorità non è solo quella costituita, è anche quella che affronti ogni giorno della vita al lavoro, a scuola, nelle associazioni ed in ogni forma di rapporto sociale, si ogni rapporto sociale, perché la prima forma di autorità si chiama rispetto.

Ci viene detto spesso che le cause del malessere giovanile sono complesse e multifattoriali, che includono pressioni sociali e accademiche (ansia da prestazione, incertezza per il futuro), dinamiche familiari (mancanza di supporto, conflitti, assenza genitoriale), fattori individuali (bassa autostima, problemi di salute mentale preesistenti) e l'impatto dei media e della tecnologia (social media, cyberbullismo, isolamento).

Ma chiediamoci, chi tra noi non più esattamente giovani non ha dovuto affrontare l'incertezza del futuro o affrontare delle prove?

Chi tra noi non ha conosciuto, direttamente o indirettamente, famiglie in conflitto interno?

Posso invece essere d'accordo in parte con un assenza famigliare, oggi che la "famiglia gerarchica" che comprendeva nonni, zii e parenti non è più applicabile, ma anche io lavoro, faccio politica eppure trovo il tempo di insegnare a mio figlio ciò che mio padre mi ha lasciato in eredità.

Posso essere anche d'accordo sul fattore tecnologico, ma questo va in concausa con l'abbandono genitoriale, che nasce e si coltiva nel primo decennio di vita, mio padre dopo 10 ore di lavoro la serata la passava comunque in mia compagnia, mi spiegava lui quello che veniva trasmesso in TV (insieme alla radio, unico mezzo a disposizione ai tempi), quello che io non capivo e mi insegnava la distinzione tra il giusto e lo sbagliato.

Mi insegnava che la vita non è perfetta, che le guerre e la violenza esistono, che nella vita avrei incontrato delle difficoltà da affrontare, in ogni fase di essa. Me l'ha insegnato anche dandomi consigli, che io ero libero di accettare o meno, ma lo sentivo vicino. 

Oggi la mia impressione è che si cerchi di nascondere ai figli che la vita non è un isola dorata, che ci sono delle responsabilità da assumere, che nella vita ci sono gerarchie e autorità le quali rendono possibile il vivere comune.

Ecco, se non insegni che la vita è dura, se non insegni fin da piccolo a tuo figlio che il maestro è si un autorità, ma un autorità a sua disposizione, se gli dici che è un cretino, se lo insulti, se lo porti davanti a un tribunale perché l'ha bocciato, lo abbandoni al caos, non ha le basi per una vita sociale normale.

Dopo non ti devi stupire se tuo figlio, e tutti i ragazzi, "improvvisamente", maturano aggressività, irritabilità, ansia e depressione, che di riflesso gli portano delle difficoltà scolastiche, dei disturbi alimentari, dell'autolesionismo.

Se non gli fai sentire la tua vicinanza non devi stupirti se cade nell'isolamento sociale, se vive problemi relazionali che portano a dipendenze forti quali possono essere alcol, droghe, videogiochi.

Certo la droga c'era anche decenni fa, l'alcol, più facile da raggiungere, e forse ancora più pericoloso, è fenomeno recente, casalingo.

Il videogioco, al contrario del "girogirotondo", insegna, spesso, prevaricazione e violenza, minando la capacità di capire dove finisce la finzione e dove inizia la realtà.

L'escalation degli atti di violenza giovanile odierna include forme fisiche (risse, aggressioni), psicologiche (bullismo, mobbing, insulti), verbali e sessuali (molestie), fino al vandalismo e atti online come il revenge porn, spesso guidati da ricerca di riconoscimento, frustrazione e influenzati da social media e contesto familiare/sociale. 

Alla fine di questo lungo giro la mia sentenza, no, la mia esortazione è: torniamo a fare i genitori, torniamo a dire che la vita è una cosa bella anche se difficoltosa, torniamo a dire che il rispetto delle persone e delle regole sociali sono il pane della vita, scopriremo che avremo dei figli molto più sicuri di se stessi e pronti a vivere più serenamente  i rapporti sociali e le difficoltà della vita.

Diamo a loro delle persone di riferimento, loro ci sapranno interloquire.

Grazie per la pazienza,

Giorgio Bargna