mercoledì 1 aprile 2026

DAL POLITICO LOCALE ALLA GESTIONE NAZIONALE (VARIANTE TREMEZZINA)

 



La figura di Leonardo (Leo) Carioni è storicamente legata alla Variante della Tremezzina principalmente per il suo ruolo politico come Presidente della Provincia di Como (dal 2002 al 2012). 

Durante il suo mandato, Carioni è stato uno dei principali promotori dell'opera, definendola strategica per risolvere l'annoso problema del traffico sulla Strada Statale 340 "Regina". 

Carioni ha sostenuto con forza il progetto nei primi anni 2000, lavorando per ottenere i finanziamenti necessari e l'inserimento dell'opera tra le priorità infrastrutturali della Lombardia.

Sotto la sua presidenza sono stati mossi i primi passi decisivi per la progettazione e il superamento dei vincoli ambientali, sebbene l'avvio effettivo dei cantieri sia avvenuto molto dopo il termine del suo incarico e magari c'è da chiedersi il perché.

L'approvazione del progetto definitivo, da parte di Anas, che gestisce l'appalto, nel 2019 e di quello esecutivo nel 2022 ha permesso l'avvio di questa opera, stimata inizialmente come da oltre 390 milioni di euro, ma stime non ufficiali parlano di un rincaro di un centinaio di milioni di euro.

La cifra iniziale è destinata a lievitare a causa di spese aggiuntive, tra cui la gestione dell'arsenico e degli idrocarburi rinvenuti durante gli scavi, che non risultavano durante le perizie iniziali oltre alla necessità di perizie di variante.

I lavori per la Variante della Tremezzina sono iniziati ufficialmente il 29 novembre 2021  e la stima ufficiale di fine lavori prevedeva la consegna in tempi utili per le olimpiadi del 2026.

Anas ha confermato a fine 2024 che l'obiettivo di terminare entro il 2028 è ancora considerato possibile, ma alcune fonti locali e istituzionali, a seguito delle criticità emerse, hanno indicato una finestra temporale di fine lavori più ampia, estesa tra il 2028 e il 2029. 

Senza polemizzare oltre e senza voler approfondire tecnicamente, ci troviamo ancora una volta allo scontro frontale tra ciò che un politico locale, che ama il proprio territorio, mette in progetto e ciò che un ente, un impresa, un carrozzone a gestione nazionale riesce a rallentare e a volte ad affondare.

Anas S.p.A. è parte del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane dal 2018 ed è vigilata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con socio unico il Ministero dell'Economia.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, sta coordinando l'iter per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, un'opera considerata strategica per il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria da parte del Governo e da Salvini stesso, tanto è vero che è stato confermato uno stanziamento di 13,5 miliardi di euro per la realizzazione dell'opera. 

Quindi stiamo parlando di miliardi contro milioni di euro per un opera lunga un terzo confronto alla Tremezzina, con davanti a noi una sola certezza, la Tremezzina sarà davvero utile, una volta ultimata, e col solito dubbio sulla realizzazione del ponte, di cui si parla dalle calende greche.

Se ami il tuo territorio, se ne vuoi il benessere, se vuoi che i soldi dei tuoi balzelli restino sul territorio sostieni o vieni a far parte di "Patto per il Nord", l'unico movimento che ha a cuore ancora le istanze del Nord, l'unico movimento che può ancora permettersi di definirsi il "Sindacato del Nord"!!!!


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como





PRONTO SOCCORSO, UNA DIFFICOLTA' NON SOLO COMASCA DA RISOLVERE

 


Apprendiamo i dati seguenti, che riguardano il territorio comasco, ma poi andremo oltre, attraverso un articolo del quotidiano locale "La Provincia di Como".Precisiamo che si illustra il tempo di permanenza totale che comprende, oltre la sala d'attesa la valutazione clinica, gli accertamenti diagnostici, le consulenze specialistiche.Al Pronto soccorso del Sant’Anna si parla di dieci ore e cinque minuti, a Cantù in media sette ore e 13 minuti, a Menaggio tre ore e otto minuti.Ma ai codici di importanza minore può capitare di aspettare invece anche un giorno intero e più.

Scopriamo attraverso questo dettagliato articolo che il numero dei pazienti nel tempo è calato, a salire è stata l’attesa. 

Questo a causa dell'ormai ben nota mancanza, e l'altrettanto nota difficoltà, dei ricoveri, dovuta alla sempre più elevata mancanza di letti nei reparti e, questo lo aggiungo io, la sempre più elevata mancanza di reparti nelle strutture minori.

Scopriamo anche, e non credo proprio sia un fenomeno solo comasco, che l'80% dei casi registrati sono codici bianchi o verdi, situazione che denota la mancanza di medici sul territorio, ma soprattutto che oggi il medico è difficilmente raggiungibile, in molti casi, fuori dagli orari di ambulatorio.

Attraverso una ricerca internet scopriamo che i pronto soccorso in Lombardia vivono una fase di forte crisi, con oltre la metà delle strutture (circa 30 su 45) che non rispetta i requisiti standard, causando attese spesso superiori alle 8 ore. 

Nonostante la situazione critica, la Regione ha evidenziato l'impossibilità di chiudere i presidi non a norma per non ridurre l'assistenza.

Le principali criticità includono una grave carenza di personale medico e infermieristico, accessi impropri e carenza di posti. Molti medici e infermieri abbandonano i reparti di emergenza a causa dei ritmi insostenibile, ma anche a causa, a mio avviso, di una certa mancanza di sicurezza, come evidenziato spesso dai fatti di cronaca, i quali però è non possono annoverare i vari casi di violenza verbale e maleducazione che si possono rilevare ogni giorno all'interno dei pronto soccorso.

La situazione a livello nazionale è caratterizzata da una crisi strutturale profonda, anche qui nonostante il calo degli accessi totali rispetto al passato, la riduzione del numero di strutture operative e la carenza di personale hanno creato una pressione insostenibile sul sistema, con lunghe attese, sovraffollamento e barelle nei corridoi. 

Aldilà degli "accessi impropri", scopriamo che tra il 2003 e il 2023, i pronto soccorso sono scesi da 659 a 433, con una riduzione di 226 unità.

Secondo la Società Italiana di Medicina d'Emergenza-Urgenza, mancano all'appello almeno 3.500 medici, pari al 38% del personale necessario. Anche la carenza infermieristica è critica comportando turni scoperti e condizioni disagiate, in particolare al Sud.

Questa miscela esplosiva ha creato il fenomeno del boarding, tradotta, la già citata lunga permanenza dei pazienti in barella al pronto soccorso in attesa di un posto letto in reparto. Riguardo questo vi sono studi i quali evidenziano che l'attesa prolungata in pronto soccorso e il sovraffollamento aumentano la mortalità dei pazienti.

Risolvere le difficoltà dei Pronto Soccorso richiede un approccio strutturale che vada oltre l'emergenza quotidiana, intervenendo sulla carenza di personale, il sovraffollamento e il legame con il territorio.

Ma per arrivare a questo occorre innanzitutto una classe politica ancor prima capace che onesta, ma soprattutto legata al territorio ed al bene comune.

Poi occorrono fondi, e noi di "Patto per il Nord" siamo ogni giorno sempre più convinti che il denaro della tasse e delle imposte debba restare sul territorio, per risolvere i problemi e gestire le necessità del territorio, sanità e primo soccorso compresi.

Solo attraverso questo  si potrebbero implementare i medici di base e le Case di Comunità, per gestire i codici non urgenti al di fuori dell'ospedale, oltre che rafforzare il servizio per la continuità assistenziale (ex guardia medica), per evitare accessi impropri in pronto soccorso.

Solo attraverso questo si potrà colmare il deficit di circa 3.500 medici di emergenza-urgenza, rendendo la specializzazione più attrattiva, anche attraverso migliori retribuzioni e condizioni di lavoro, contrastando così il burnout e la conseguente fuga di personale sanitario.

Solo attraverso questo si potranno elaborare soluzioni scientifiche e innovazioni tecnologiche.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

domenica 29 marzo 2026

DISAGIO ABITATIVO, A COMO E NON SOLO


Prendiamo spunto da un articolo pubblicato sul quotidiano "La Provincia di Como" del 29/03/26 per trattare un tema di importanza enorme che in un mondo atomizzato come il nostro sfugge ai radar della gente comune.
Si parla di quanto emerso in un convegno in cui si trattava del disagio abitativo oltre che della mancanza di un senso profondo del vivere in una comunità.
Il disagio abitativo è un fenomeno complesso che non riguarda solo la mancanza di un tetto, ma un insieme di condizioni che rendono l'abitare precario, inadeguato o insostenibile. Si manifesta quando una persona o una famiglia non riesce a soddisfare il proprio bisogno primario di casa in modo dignitoso e stabile.
Il disagio abitativo ha un impatto profondo, oltre che sugli anziani e le persone mature, anche sulle nuove generazioni, compromettendo il rendimento scolastico e le prospettive future dei minori che vivono in contesti precari. 
Non è un segreto che esistano delle difficoltà abitative concrete che affiancano quelle che al contrario sono situazioni create da persone che non hanno alcuna intenzione di pagare affitti e spese.
E per gli onesti spesso e volentieri si vengono a creare antipatiche situazioni di emergenza, spesso susseguenti a ritardi burocratici, a volte inconcepibili, che spesso complicano ancor di più le situazioni.
Il disagio abitativo raccoglie in gruppo una serie di persone, famiglie, spesso anziani, che quando va bene riescono a vivere decorosamente e pagando le spese vivendo in spazi angusti e/o fatiscenti.
E quando la burocrazia, cioè le Amministrazioni di vario livello, ti rema contro è difficile trovare un appoggio, un aiuto.
E' emerso che a Como l'80% degli sfratti per morosità non sono dovuti da fattori di "illegalità", ma sono dovuti alle difficoltà di persone che perdono il lavoro, che affrontano malattie importanti, che magari non riescono più ad affrontare il carovita attraverso la pensione.
Avere una casa di proprietà e viverla indecorosamente o perderla, vivere in una casa in locazione e non riuscire a pagare la pigione, porta oltretutto alla perdita della dignità, comporta problemi di serenità mentale e mina le relazioni, siano esse famigliari che più sociali.
Lo Stato non può abbandonare, innanzitutto, i propri anziani e i propri ammalati, ma nemmeno le famiglie in generale.
Non si può giungere in aiuto, quando si riesce a farlo, in estremo ritardo, va studiata ed applicata una strategia preventiva, perché la casa deve essere un diritto per tutti, innanzitutto per gli onesti integrati nella comunità, che la comunità hanno contribuito a svilupparla.
Certo, questo è un concetto che, in un Paese dove il senso di comunità è stato spazzato via dall'atomizzazione e dove si è legati alla percezione della casa di proprietà, fa un po' fatica a passare, ma che non possiamo dissimulare.
Il vero concetto è invece essere innanzitutto comunità, poi all'interno di essa, creare dignità per tutti, disoccupati (involontari), anziani, giovani, infermi e sofferenti.
Per creare strumenti e soluzioni però non basta la volontà, non bastano le parole, occorre denaro, occorre spenderlo bene.
L'argomento di cui abbiamo trattato mi convince ancora una volta in più a sostenere la necessità di Territori Autonomi, che trattengano sul proprio suolo quanto dovuto in tasse e contributi, affinché questo denaro venga speso, anzi, mi scuso, investito bene da amministratori che possiamo controllare da casa, non attraverso i racconti mediatici.
Lo scopo finale della nostra azione politica, non può che essere il benessere dei nostri territori e questo lo si può ottenere soltanto attraverso quanto scritto qui sopra.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como





 

venerdì 27 marzo 2026

VI STANNO NASCONDENDO CHE SIAMO UN POPOLO

 



Forse abbiamo già parlato di autodeterminazione dei Popoli, ma è sempre meglio farci un ulteriore riflessione.

Se chiediamo all'intelligenza artificiale ci viene risposto che l'autodeterminazione dei popoli è un principio fondamentale del diritto internazionale che sancisce il diritto di un popolo a decidere autonomamente il proprio assetto politico, economico e sociale, inclusa l'indipendenza o l'associazione a un altro Stato. Riconosciuto dall'ONU, si applica principalmente in casi di dominazione coloniale o occupazione straniera.

Spesso si identifica un popolo basandosi su elementi comuni come cultura, lingua, storia e la volontà di identificarsi come tale.

Solitamente non include un diritto automatico alla secessione per minoranze all'interno di uno Stato sovrano, a meno che non vi sia una violazione estrema dei diritti umani, però lasciamo da parte questo e intanto identifichiamo un area, che potremmo comunque allargare facilmente, che abbia dei comuni determinatori.

Esiste un area compresa tra il fiume Adda a est e il fiume Sesia a ovest, delimitata a nord dalla catena alpina e a sud indicativamente dal corso del fiume Po, includendo storicamente anche l'area di Milano, che si chiama Insubria.

Qui, se vogliamo ancora dare un valore alla tradizione si parla ancora una lingua comune il Lombardo Occidentale, parlato nelle province di Milano, Varese, Como, Lecco, Lodi, Pavia, nel Canton Ticino e nel Novarese. Espressa con molteplici cadenze questa lingua si regge su un unica base grammaticale.

Ma però noi andiamo a concentrarci su un altra cosa che è il volano moderno, post guerra, di questa regione, che conta oltre 6 milioni di abitanti nell'area italiana.

L'economia della regione Insubria è una delle più dinamiche e interconnesse d'Europa, caratterizzata tra l'altro da un forte legame transfrontaliero tra alcune province lombarde (Varese, Como, Lecco), piemontesi (Novara, Verbano-Cusio-Ossola) e il Canton Ticino in Svizzera. 

L'area si distingue per un modello economico misto che combina manifattura avanzata, servizi finanziari e turismo di alto livello, ospita un denso tessuto di Piccole e Medie Imprese (PMI) altamente specializzate in settori quali il tessile, il mobile, la meccanica, la farmaceutica.

L'area dei laghi (Como, Lugano, Maggiore) attrae flussi turistici internazionali, sostenendo un settore dell'ospitalità di lusso e servizi correlati.

Qui troviamo tassi di occupazione superiori alla media nazionale italiana.

Non sono riuscito a trovare dati ufficiali, ma se la Regione Lombardia vanta una cinquantina di milioni di euro di residuo fiscale all'Insubria ne possiamo assegnare quantomeno la metà, restando bassi con le stime.

L'Insubria soffre gli stessi problemi del resto d'Italia, più altri specificatamente locali.

La sanità è allo sbando, è evidente la mancanza di medici di base e riscontriamo lunghe attese per le prestazioni diagnostiche, criticità che impatta soprattutto la popolazione anziana.

La sicurezza urbana è diventata una criticità anche nelle zone con meno densità abitativa, con termini di criminalità violenta sempre più in crescendo.

Malgrado quanto elencato il lavoro è in flessione per numeri di occupati mentre gli incidenti sul lavoro aumentano.

Rispetto alla maggior parte del resto d'Italia in Insubria un elevato inquinamento atmosferico incide sulla salute respiratoria e aumenta i rischi infettivi, studi dell'Università dell'Insubria collegano a un maggiore rischio di ospedalizzazione e infezioni a causa dell'esposizione a particolato atmosferico e biossido di azoto.

Siamo partiti dal principio dell' autodeterminazione per giungere a stabilire che esiste una territorio che, oltre ad avere una base storica, una lingua comune, delle tradizioni e dei mestieri in comune, è legato ancora oggi da quello che viene ritenuto il fenomeno moderno più importante, l'economia.

Non sono stupido, non sono qui a reclamare l'autodeterminazione, verrebbe negata a prescindere.

Sono qui per farvi capire che esiste un popolo, un popolo che a scuola non vi raccontano perché non deve sapere di esistere.

Non deve avere consapevolezza della propria forza, io invece sono qui a raccontarvi che la dovete avere.

E quando in Insubria saremo tutti coscienti della nostra forza potremo chiedere di diventare una Regione Autonoma a Statuto Speciale.

Solo così, in un mondo ormai globalizzato, avremo la forza di poter incidere nell'Unione Europea, grazie ad una forza economica di primo livello ed ad una base storica innegabile.

Inoltre questo spazzerebbe via la burocrazia e la cattiva gestione del territorio.

Con la gente, per la gente, tra la gente.

Giorgio Bargna



domenica 22 marzo 2026

AVANTI DRITTA (Chi si estranea dalla lotta...)



Qualcuno, nascosto tra finte lacrime, camice verdi, tolte dalla naftalina, e condoglianze di circostanza crede che con la morte di Umberto Bossi si sia chiuso un ciclo.

Il sogno, nato decenni fa, invece continua.

Ne hanno fatte di tutte, più o meno sporche, per sputtanare il sogno, negli anni addietro, non ci sono riusciti.

Poi qualcuno si è fatto inglobare dal sistema ed il sogno l'ha venduto, anzi svenduto, anzi tradito.

Ma non l'ha soffocato perché milioni di persone ci credono ancora, primo fra tutti proprio il Senatùr che ha chiamato a raccolta i sognatori.

Da questa chiamata, alla fine del 2024, è nato "Patto per il Nord", in sordina per crescere piano piano.

Non ha portato a se solo ex leghisti ma anche centinaia di autonomisti ed indipendentisti mai affilati alla Lega, ha portato a se un IDEALE!!!

Mi dispiace per chi oggi davanti alla morte di Bossi sogghigna, si accorgerà che siamo vicini, per associazione di idee, alla morte di un martire.

Si accorgerà che molti che si erano allontanati dal sogno ora torneranno a volerlo concretizzare.

Noi, "Patto per il Nord", siamo qui per questo e da oggi inizia la conta su chi vuole restare a sognare e su chi vuole realizzare.

Si è dimenticata "Mani Pulite", non esiste più la "Milano da bere", non esistono ne la prima che la terza Repubblica, si risponde signorsi a Bruxelles, sono passati gli anni ma la questione settentrionale rimane e chi si estranea dalla lotta…

Giorgio Bargna


 

sabato 21 marzo 2026

RIBADISCO PERCHE' HO SCELTO " PATTO PER IL NORD"



In questi giorni in cui il Nord, in cui chi crede nell'Autonomia, piange la scomparsa di Umberto Bossi torno a spiegare perché ho scelto "Patto per il Nord".

Seguo la politica da quando ero bambino e la RAI trasmetteva la "Tribuna Politica" di Jader Jacobelli.

Da ragazzo non ho mai amato il termine "Arco Costituzionale", sapeva già di casta quando ancora nessuno poteva immaginare il futuro.

Quattro persone con il loro carisma, con la loro capacità, la loro intelligenza mi hanno ispirato.

A livello filosofico Alain de Benoist, a livello pratico Giorgio Almirante, Umberto Bossi, Claudio Bizzozero.

Il mio primo voto andò al Movimento Sociale Italiano, innanzitutto perché emarginato, poi per il fascino di Almirante e poi perché in quel periodo mi ispirava l'idea sociale di una destra non fascista, che però dopo la mancata acclamazione a Tarchi abbandonai.

Nasceva poco dopo il "Sogno Padano", i giornalini della Lega Lombarda nelle cassette della posta, Bossi che girava per città e quartieri, verità scomode che venivano portate a galla.

Da sempre ho creduto nelle Regioni Autonome basate sui Municipi, ci credo ancora oggi, lo crederò sempre.

Non mi sono mai iscritto alla Lega, l'ho seguita, sponsorizzata, votata e poi a volte criticata.

Non apprezzai mai la coalizione con Berlusconi e poi nel Maggio del 97 le scelte di Bossi rispetto all'assalto al Campanile di San Marco, alcuni errori e scelte che non sto ad elencare, mi convinsero a  pensare alla politica locale e basta.

Aderii a "Lavori in Corso" (Lista civica canturina), sempre con il sogno bossiano in testa però, li conobbi, incontrai, apprezzai Claudio Bizzozero che considero il mio maestro politico.

Con lui, poi però, non solo la civica canturina ma tanti altri passaggi tra cui "Partito d'Azione Civica", "Movimento Autonomista Lombardo", "Fronte di Liberazione Fiscale", "Grande Nord", il comune filo di tutto questo la Regione Autonoma a Statuto Speciale della Lombardia.

Oggi sono ancora qui con Paolo Grimoldi, Giancarlo Pagliarini, Roberto Bernardelli, Angelo Alessandri, Jonny Crosio, Monica Rizzi, Giuseppe Leoni e molti altri a combattere per il mio sogno lombardo.

Come i Samurai penso che l’essenza di un’azione pura consista nel raggiungere lo scopo dopo aver sfiorato l’abisso dello scacco, ogni giorno è un passaggio in più verso la vittoria.

Patto per il Nord è l'ultimo treno che passa, concreto e determinato e li continuo la mia lotta verso il futuro che voglio per me e le generazioni a venire.

Tutto il resto sono solo chiacchiere e distintivo, citando De Niro.


Giorgio Bargna

Tessera 0624

Patto per il Nord


 

giovedì 19 marzo 2026

NEL TUO NOME, AVANTI TUTTA!!!!!

 


Non ho mai avuto la tessera della Lega, ma vi assicuro di essere il più leghista tra i "leghisti".

Ti saluto Umberto, tu non lo sai, ma io volevo invitarti al mio matrimonio, ma tu il giorno prima celebravi la "Dichiarazione di Indipendenza della Padania" e non ho osato disturbarti.

Tu sei stato il vero motivo che mi ha spinto e mi spinge oggi a fare politica.

Tu sei l'unico che ha portato l'idea di un innovazione sullo scenario politico nazionale.

Tu, da oggi, sappi che nel tuo ricordo, nel tuo onore, nella tua grandezza mi impegnerò ancora di più per portare avanti l'idea federalista.

Meriti che il sogno si coroni, meriti che il Nord abbia dignità.

Ma noi, Lumbard, siamo generosi, a volte senza saperlo e il nostro impegno porterà benessere a tutta la Nazione, perché la burocrazia, la negligenza, le mafie e il malcostume si cancellano soltanto attraverso il federalismo.

Riposa in pace Umberto, il tuo sogno verrà realizzato da Paolo, me e tutti i "ragazzi" di Patto per il Nord e grazie ancora per essere stato il mio maestro politico.


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale

Patto per il Nord


mercoledì 18 marzo 2026

DECOLONIZZAZIONE E LAVORO PUBBLICO


Prendo spunto da un pensiero condivisibile di Gigi Cabrino pubblicato su "La Nuova Padania".

Da anni noi autonomisti, federalisti, secessionisti, e chi più ne ha più ne metta, cerchiamo la via del vivere liberi e, se non ricchi, sereni al nord.

Tante le proposte, a partire dalla secessione, per arrivare alle regioni autonome o al federalismo municipale.

Ci è sfuggito però un dettaglio, che invece Umberto Bossi focalizzava già decenni fa, siamo colonizzati.

Non in senso fisico, l'immigrazione meridionale degli anni 50 e 60 ha portato benessere a livello produttivo ed economico e non va processata, anzi, se non in un "settore".

Si perché, dobbiamo dire "mea culpa mea maxima culpa ", avendo lasciato nelle mani di chi non era autoctono ogni forma lavorativa statale.

Non stiamo a sindacare sulla produttività, non ci sarebbe controprova, ma facciamo un altro ragionamento.

La presenza di nativi nelle poste, nelle scuole, nelle varie forze di polizia, nei vari uffici pubblici avrebbe rafforzato la fiducia nello Stato e portato la forza lavoro e la tenacia dei nativi all' interno dello Stato, avrebbe sicuramente ridotto il voto "per riconoscenza", avrebbe dato sicuramente una visibilità diversa allo "Stato".

Invece il nordico, nel nostro caso il lumbard, ha sempre visto il lavoro statale quale ultima ipotesi.

Beh ragazzi, se vogliamo il federalismo, questo deve essere "guidato" da chi è nato e risiede nel territorio, compresi gli immigrati italiani di terza o quarta generazione, altrimenti gestirà sempre qualcuno che al territorio non è legato e penserà solo allo stipendio.

Quindi il mio invito personale ai giovani è di invadere il lavoro pubblico, avere dipendenti che vivono e amano il territorio è fondamentale per il territorio stesso.

Giorgio Bargna 

sabato 14 marzo 2026

ASTENSIONISMO VS PARTECIPAZIONE ( Vieni a fare politica con noi)


Oggi trattiamo il tema dell'astensionismo, identificabile sia come fenomeno sociologico che come "piaga sociale".

Intanto proviamo ad analizzare i motivi che hanno portato a questa situazione.

Esistono tre vocaboli che messi insieme definiscono un concetto: democrazia liberale rappresentativa.

Oggi la democrazia (in senso stretto il potere del popolo) finisce con lo sfumare nel dominio di poteri quali ad esempio finanza, economia, tecnostruttura, organizzazioni transnazionali, di conseguenza quel che resta della volontà popolare viene sequestrata da cricche partitiche e oligarchie burocratiche.

Se c'è stato un tempo in cui liberale era un aggettivo che riportava alle libertà, oggi questo attributo si è andato a trasformare nella legittimazione della privatizzazione del mondo e dell’esclusione di qualunque limite economico, morale, comportamentale. 

Quanto descritto purtroppo si unisce, in sinergia, alle trappole normative, agli sbarramenti da superare per ottenere almeno un diritto di tribuna nei parlamenti, alle innumerevoli difficoltà pratiche frapposte alla partecipazione al dibattito pubblico. 

Tutto questo ovviamente porta allo scollamento tra cittadino e politica, tra cittadino ed amministrazione, considerato che ci troviamo a confrontarci anziché che con la democrazia con la plutocrazia, dominio del denaro, oligarchia dei potenti.

Questo è quello che il cittadino legge, che l'elettore percepisce, che di conseguenza alimenta sfiducia ed astensionismo.

Negli ultimi anni, il Covid è stato un esempio concreto, le democrazie liberali che vivono un paradosso crescente, si presentano come garanti delle libertà civili, ma moltiplicano i meccanismi normativi che limitano, controllano e regolano il comportamento individuale e collettivo. Le misure liberticide non vengono mai presentate per quello che sono (restrizioni, obblighi, divieti), sistematicamente giustificate in nome di principi postulati come superiori: salute, sicurezza, lotta all’odio, solidarietà, tutela dell’ambiente, eccetera. Il sistema si dice neutrale in termini valoriali e assiologici, ma legittima sé stesso in termini di virtù: uno stato etico di nuovo conio. Il procedimento mille volte replicato funziona, così si introduce una restrizione (divieto, tassa, obbligo, sorveglianza). Questa viene giustificata da un valore morale presentato come ovvio, auto evidente: salvare vite umane, proteggere i bambini, difendere il pianeta, accogliere i rifugiati. 

Pian piano si sono presi questi poteri, senza ostruzione di parte alcuna ed un pensiero ripetuto più volte diventa verità assodata, supinamente accettata.

Lasciare, consapevolmente o meno, si creasse un immigrazione incontrollata, sfociante in un aumento della criminalità ha aperto la strada ad altri limiti della libertà.

E' aumentato l’apparato di sicurezza. Telecamere, droni, tecnologie di riconoscimento biometrico incombono, nel nome della sicurezza regolamentano, burocratizzano, rendono illegittime le condotte più ordinarie. 

Sconfortante vero?

Ma c'è chi ancora vuole dare voce al cittadino.

C'è ancora chi vuole mettere al centro il cittadino.

C'è ancora chi vuole costruire una nuova classe politica formata da cittadini.

Questa speranza, che divampa, si chiama "Patto per il Nord".

A te astensionista non chiediamo solo il voto, noi ti invitiamo a collaborare, ti invitiamo a portare sui nostri social ed ai nostri gazebo, le tue istanze, le tue idee, il tuo contributo sotto ogni forma.

Tradotto, costruiamo insieme il nostro futuro.

Noi ci siamo.

Ghe semm, e vorum fal insema a te!!!!

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

mercoledì 11 marzo 2026

COMO. SICUREZZA, ANALISI E CONTROMISURE


Concentriamoci qualche minuto su quelli che sono i problemi riguardanti la sicurezza in Provincia di Como.

Alcune criticità rilevanti riguardano rapine e reati di strada, ma non è tutto qui ovviamente.

La provincia di Como registra un alto numero di furti, che la collocano in posizioni elevate (talvolta tra le prime dieci in Italia, in alcune rilevazioni) per furti in appartamento.

Le stazioni e i treni sono punti sensibili, con oltre 2.900 denunce in sei mesi (2025) tra le province lombarde, dico tra le province lombarde perché i nostri abitanti, da pendolari, si spostano quotidianamente tra le varie province.

La nostra provincia si colloca al 59° posto per reati di spaccio, stando ai dati 2024, ma preoccupa il dato sulle violenze sessuali, con Como che ha scalato diverse posizioni.

Nella provincia di Como, i dati recenti evidenziano una situazione critica riguardo ai reati di violenza di genere e sessuale. Secondo le statistiche sulla criminalità del 2023, Como registrava il secondo indice più alto in Lombardia per abusi, subito dopo Milano, con circa 35 denunce mensili tra stalking, violenze e maltrattamenti. 

E' molto presente anche un problema che spesso viene messo nel dimenticatoio, che non fa notizia politica, ma è preoccupante ai fini sociali. 

La sicurezza sul lavoro, nei cantieri e nelle aziende capita non tutto sia a norma, i dati ci parlano di sei cantieri sospesi nei primi mesi del 2026 tra Como e Cantù. 

Sarebbe facile semplicemente puntare il dito su chi dovrebbe garantire la sicurezza, ma questo sarebbe populismo spiccio che non ci appartiene, anzi tutta la massima solidarietà agli agenti delle forze dell'ordine. Tra l'altro la combinazione di un aumento dei reati comuni e lo stress a cui sono sottoposti gli agenti (spesso coinvolti in aggressioni durante i controlli) diminuisce, loro malgrado, l'efficacia operativa.

Chi ragiona, chi analizza, chi cerca di trovare i motivi capisce facilmente che la difficoltà nel gestire la sicurezza in provincia di Como non è riconducibile alla mancanza di volontà, ma piuttosto a un deficit strutturale di risorse in rapporto a un territorio complesso e ad alto rischio. Quindi il dito non andrebbe, eventualmente, puntato sul territorio ma su chi distribuisce le risorse, fisiche ed economiche sui territori.

Como, oltretutto, essendo una zona di frontiera, funge da crocevia, facilitando attività illecite transfrontaliere che rendono più difficile il monitoraggio da parte delle forze dell'ordine.

E' molto forte, più di quanto visibile, la presenza della criminalità organizzata, con ramificazioni in vari settori economici e infiltrazioni, il che complica la gestione dell'ordine pubblico, non solo nelle aree di confine.

Negli ultimi anni la violenza giovanile nella provincia di Como è diventato un fenomeno di una certa dimensione, tanto che, tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, si sono registrati una serie di episodi critici legati a fenomeni di "baby gang", rapine e aggressioni di gruppo.

Malgrado il numero totale di reati sia in diminuzione, le forze dell'ordine mantengono alta l'attenzione sull'immigrazione irregolare come fattore di instabilità, procedendo costantemente a espulsioni mirate per i soggetti ritenuti socialmente pericolosi.

Solo nei primi giorni di marzo 2026, la Questura di Como ha eseguito l'allontanamento di 13 immigrati irregolari con precedenti penali gravi per reati quali spaccio, lesioni e porto abusivo di armi.

Violenza di gruppo e di genere, rapine, azioni perpetrate da baby gang di coetanei, tra cui figurano stranieri e italiani di seconda generazione, sono spesso presenti sulle pagine di cronaca.

Esistono poi, purtroppo, dei limiti nel Sistema Giudiziario, tutti quanti ormai abbiamo una percezione di "pena non certa" o comunque di una lentezza nei processi giudiziari che riduce l'effetto deterrente delle operazioni di polizia.

Ora è chiaro a tutti che contrastare delinquenza e violenza non è semplice e non si può ridurre solo a ragionamenti di tipo economico e strutturale. 

Mi verrebbe semplice dire che basterebbe trattenere in provincia il nostro residuo fiscale per essere a tre quarti dell'opera. Mi verrebbe altrettanto semplice dire che l'aumento di organico sul territorio è fondamentale. Ma in un paese dove ormai, italiani in testa, non si rispetta più nemmeno la precedenza sulla strada o il bene del vicino di casa, per fare due semplici esempi, il problema è anche da affrontare a livello sociale.

Contrastare attivamente la delinquenza richiede un approccio integrato che combina misure repressive (forze dell'ordine) con strategie preventive, sociali ed educative, urbanistiche.

Aldilà di quelle che possono essere strategie nazionali, mi sento di dire che anche chi amministra le città può fare la sua parte. 

La parte può essere fatta sul campo con il contrasto ai reati, ma anche a livello urbanistico e sociale.

Abbiamo altre "armi" da affiancare all'utilizzo di sistemi di videosorveglianza, alla promozione del "controllo di vicinato" e alla concentrazione di risorse di polizia in zone e orari specifici dove la criminalità è più frequente.

Quindi prevenzione sociale e urbanistica.

Quindi promuovere programmi nelle scuole per sviluppare competenze sociali, gestione dei conflitti, e prevenzione del bullismo.

Quindi creazione di centri giovanili, attività sportive, artistiche e programmi di mentoring per offrire alternative alla criminalità.

Quindi offrire opportunità di lavoro e formazione professionale per ridurre la descolarizzazione e la mancanza di punti di riferimento. 

Ma anche, a livello urbanistico una progettazione urbana sicura che migliori l'illuminazione stradale, garantisca la manutenzione degli spazi pubblici (rimozione graffiti, pulizia) e progetti aree che favoriscano la sorveglianza naturale.

Forse malgrado la lunghezza del pensiero qualcosa ancora è sfuggito, ma direi che queste sono le indicazioni che darei ai miei sindaci.


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como