È
di questi giorni la notizia, con relative riflessioni, dei tre
ragazzini (13-14 anni) a Udine che hanno allestito un banchetto di
limonata ad offerta libera per comprarsi un Ciao — un Ciao,
ragazzi! Un passante, evidentemente privo di meglio da fare, li ha
segnalati per vendita senza licenza, costringendo le forze
dell'ordine a intervenire per sanzionare l'illecito.
Ferma
restando la riprovazione per il denunciante, comprendo l'operato
della polizia: una volta chiamata in causa, ha dovuto fare il proprio
dovere, probabilmente con il magone, ma senza alternative.
Ho
cinquant'anni più di questi ragazzi, ma ricordo benissimo quando, a
dieci anni, esponevo fuori casa giornalini, giochi e suppellettili
insieme agli amici. Volevamo racimolare qualche soldo per comprare le
patatine con in regalo gli occhiali da sub o il Mini Going. Nessun
adulto ci ha mai sgridati; al contrario, spesso ci lasciavano qualche
lira senza prendere nulla.
Questo
episodio, apparentemente banale, mette il dito nella piaga di una
questione enorme: il ruolo delle norme sociali.
Da
sempre la società si regge su due pilastri: le norme informali,
basate su usanze e aspettative condivise, e quelle formali, fondate
su codici ed esecuzione statale. Un tempo era il buonsenso a guidare
l'agire umano; oggi non più. Se le società ancestrali si basavano
quasi esclusivamente su consuetudini e tradizioni, l'evoluzione
sociale ha reso necessarie le leggi scritte e le sanzioni giudiziarie
come elemento complementare e integrativo.
Il
dramma della modernità è l'aver spinto all'estremo la sostituzione
del senso comune con il cavillo legale. Per ogni disaccordo, attrito
o incomprensione, siamo ormai portati a invocare un giudice terzo
(che sia il carabiniere, il magistrato o lo Stato). Tuttavia, per
ragioni logiche e pratiche, il tessuto informale non può essere
interamente rimpiazzato dai codici, a meno di non girare tutti con un
tribunale tascabile al seguito.
Ed
è qui che casca l'asino. Per non dipendere ciecamente dalle leggi
formali, bisognerebbe potersi fidare delle norme informali. Ma queste
ultime richiedono un elevato grado di condivisione culturale e di
valori. Oggi, invece, ci si vanta di aver costruito società "aperte"
e "cosmopolite" in cui tale retroterra comune è stato in
gran parte smantellato.
L'esito
di questa deriva è una parabola iper-legalista, securitaria e
ossessionata dal controllo, il cui "eroe" ideale è il
cittadino che segnala i ragazzini della limonata. Meno puoi fidarti
di un sentimento comune con chi ti circonda, più ti sembrerà
inevitabile delegare tutto alla forza pubblica.
Ora
il buonsenso, qualità caduta in disuso, mi consente di dare dei
consigli informali ad amministtrazioni e forze dell'ordine:
1.
Iniziativa Politico-Amministrativa (Protezione dell'Informale)
Introduzione
di "Zone di Tolleranza Comunitaria" o Deroghe per Minori:
Proporre
norme comunali che istituiscano la "Tolleranza per
iniziative estemporanee giovanili o di vicinato". Piccoli
mercatini di scambio, banchetti o vendita non a fini commerciali
professionali devono essere esentati per legge dalle autorizzazioni
commerciali ordinarie.
Principio
di Tenuità e Proporzionalità:
Richiedere
direttive chiare per le forze di Polizia Locale, affinché gli
interventi in situazioni simili si risolvano con l'istituto del
"richiamo verbale" o della conciliazione, evitando la
formalizzazione automatica della sanzione quando il fatto è privo
di lesività reale.
2.
Contromisura Culturale e Simbolica (Rafforzamento della Comunità)
Promozione
della "Solidarietà di Quartiere/Paese":
Creare
eventi o contenitori istituzionali (es. "Il Mercatino dei
Ragazzi" o "Giornate del Libero Scambio") per
incentivare lo spirito d'iniziativa nei giovani senza la morsa della
burocrazia.
Denuncia
del "Legalismo Ostile":
Costruire
una campagna di sensibilizzazione contro l'iper-burocratizzazione
della vita quotidiana, promuovendo l'idea che la sicurezza nasce
dalla coesione sociale e dal buonsenso, non dalla denuncia cieca e
dall'invocazione continua dello Stato per dirimere inezie.
3.
Azione Esemplare Immediata (Risposta Eletta)
Ripristinare
il buonsenso non è una questione di nostalgia, ma di sopravvivenza
comunitaria. Se non torniamo a difendere la fiducia reciproca e il
valore dell'iniziativa, finiremo per vivere in un enorme condominio
burocratizzato, dove ogni gesto spontaneo è un reato e ogni vicino è
un potenziale delatore. Difendere quei ragazzi e il loro sogno su due
ruote significa, in fondo, difendere la nostra stessa libertà.
Giorgio
Bargna