Per una terra laboriosa come la provincia di Como, le tasse hanno un significato preciso: sono il frutto del sudore della nostra gente, dei nostri artigiani, degli imprenditori del tessile, del turismo e di chi ogni giorno si alza per produrre valore tra il lago e le valli. Contribuire alla cosa pubblica è un dovere civico, a patto che quelle risorse servano a garantire sicurezza, ospedali efficienti, strade sicure e il benessere della nostra comunità identitaria. Il patto sociale, tuttavia, si rompe quando le istituzioni dimenticano come si comporta un buon padre di famiglia.
Un buon padre di famiglia gestisce le risorse con rispetto, parsimonia e lungimiranza. Non sperpera il denaro dei propri figli per alimentare clientele lontane o per mantenere apparati elefantiaci. Purtroppo, il centralismo burocratico e il sistema delle partecipate locali stanno drenando la ricchezza dei nostri territori per nutrire un sistema inefficiente che calpesta la nostra autonomia.
I numeri dello spreco: una tassa occulta sulle nostre comunità
Mentre le nostre famiglie stringono la cinghia per far quadrare i bilanci, la "mala-burocrazia" nazionale e regionale brucia cifre spaventose:
225 miliardi di euro all'anno evaporati: Questa è la stima del costo complessivo dell'inefficienza pubblica a livello nazionale (pari a oltre l'11% del PIL). Risorse sottratte ai territori che non si traducono in servizi, ma si disperdono nei meandri di una macchina statale lentissima.
80 miliardi sottratti al tessuto produttivo: Le imprese e le botteghe artigiane, che rappresentano il cuore pulsante dell'identità comasca, vengono soffocate da oneri amministrativi e complicazioni burocratiche che rubano tempo e denaro al lavoro vero.
Il "pizzo" della burocrazia comunale: Nei nostri municipi, la sola gestione burocratica di tributi, personale e uffici tecnici pesa per circa 14,5 miliardi di euro all'anno in Italia. Significa che ogni singolo cittadino comasco paga, mediamente, una tassa occulta di 251 euro all'anno solo per far muovere le carte negli uffici.
Il sottogoverno delle partecipate: poltrone a spese dei comaschi
Accanto al mostro della burocrazia si muove il fenomeno del sottogoverno. Quando un politico locale o nazionale fa cilecca alle elezioni o termina il suo mandato, il sistema trova quasi sempre il modo di ricollocarlo nei Consigli di Amministrazione (CdA) o negli organi collegiali di enti pubblici, consorzi e grandi società partecipate (come le multiutility dell'energia o dell'acqua che gestiscono i servizi nei nostri Comuni). [1, 2]
A livello nazionale, i costi indiretti della politica e del funzionamento di tutti questi organi di sottogoverno sfiorano i 5000 milioni di euro all'anno. Di questi, oltre 2,6 miliardi di euro finiscono specificamente nei CdA di società pubbliche, scatole vuote o micro-consorzi territoriali. Poltrone preziose spesso utilizzate come "paracadute" per la classe politica, pagate direttamente attraverso le bollette e i tributi locali dei cittadini.
Ripartire dall'identità e dal buon senso lariano
Il danno non è solo economico: è un insulto morale alla cultura del lavoro della nostra provincia. Questa costante emorragia di denaro pubblico verso la burocrazia centrale e i CdA dei "trombati" della politica sottrae risorse vitali che dovrebbero rimanere sul territorio. Dovrebbero servire per aiutare i nostri anziani, sostenere la natalità nelle nostre valli, valorizzare le nostre specificità culturali e proteggere il nostro fragile territorio montano e lacustre.
Un'economia sana, identitaria e radicata non può tollerare che il sangue del lavoro comasco venga centralizzato per nutrire i privilegi di pochi o la lentezza dei faldoni statali. È tempo di tornare alla gestione del buon padre di famiglia: meno burocrazia centralista, stop al moltiplicarsi di poltrone inutili nelle partecipate, più autonomia reale ai territori e rispetto sacro per chi produce. La difesa della nostra terra e della nostra identità comincia tagliando queste catene.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como



