USA vs Italia: Perché gli americani non vanno a votare ma fanno (molta più) politica?
Guardando un telegiornale o un film americano nei mesi della campagna presidenziale, l'impressione è inequivocabile: sedi elettorali ovunque, comitati di quartiere pieni di volontari d'ogni età, maratone di telefonate, gazebi, cartelli piantati nei giardini di casa e raccolte fondi milionarie.
Eppure, quando si guardano i dati sull'affluenza alle urne, emerge un apparente paradosso: l'affluenza negli Stati Uniti è storicamente più bassa rispetto a quella italiana.
Com'è possibile che un popolo che sembra partecipare con così tanta foga alla vita politica registri percentuali di voto inferiori alla media europea? E cosa differenzia l'attivismo statunitense da quello italiano?
1. Il dato reale: chi vota di più?
È giusto affermare che l'affluenza in USA è più bassa che in Italia? Sì, ma con alcune precisioni importanti:
Il confronto storico: Storicamente l'Italia ha registrato tassi di affluenza tra i più alti d'Europa (spesso sopra l'80%). Negli USA, le elezioni presidenziali oscillano mediamente tra il 55% e il 65% degli aventi diritto. Nelle elezioni di metà mandato (midterms), la quota scende ulteriormente attorno al 40-50%.
Il trend attuale: Sebbene il calo dell'affluenza in Italia negli ultimi anni sia marcato e costante, la percentuale di astensionismo negli USA resta strutturalmente più alta.
2. Perché in America si vota meno? Ostacoli tecnici e culturali
Negli USA votare non è un processo automatico come in Italia:
La registrazione al voto: In Italia, al compimento dei 18 anni si riceve la tessera elettorale a casa. Negli USA bisogna registrarsi attivamente (voter registration). In molti Stati le regole sono complesse o restrittive, creando una vera barriera all'ingresso.
Si vota di martedì: Per legge, le elezioni federali si tengono il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. È un giorno lavorativo ordinario, e non tutti gli Stati garantiscono permessi retribuiti per andare ai seggi.
Sfiducia nel sistema del Collegio Elettorale: Il sistema fa sì che in molti Stati "sicuri" (i cosiddetti safe states, come la California democratica o l'Alabama repubblicana) i cittadini sentano che il proprio voto individuale non influenzerà il risultato finale, riducendo l'incentivo ad andare alle urne.
3. L'apparente paradosso: perché comitati e campagne sono così ricchi e partecipati?
Se l'affluenza è più bassa, da dove nasce tutta l'energia visibile nei comitati elettorali? La risposta sta nel modo diverso di concepire l'aggregazione sociale:
Politica basata sulle persone (Grassroots), non sui partiti: Negli USA i partiti funzionano più come contenitori: la campagna elettorale appartiene al singolo candidato. Ciò spinge i candidati a creare comitati personali iper-attivi sul territorio per mobilitare la propria base.
Cultura del volontariato e del Civic Duty: L'associazionismo americano si fonda sulla partecipazione comunitaria. Fare phone banking (chiamare gli elettori), andare porta a porta (canvassing) o distribuire spillette fa parte del senso di appartenenza della comunità.
La finanza elettorale e il Fundraising capillare: Negli USA il finanziamento alla politica è privato. La raccolta fondi non riguarda solo i grandi magnati: c'è un'enorme partecipazione di piccoli donatori che versano 5, 10 o 20 dollari al mese al proprio candidato, facendosi coinvolgere direttamente dal punto di vista finanziario ed emotivo.
4. Il nostro territorio ha bisogno di voce: l'invito a ritrovare il coraggio della partecipazione
Il confronto con il modello americano ci lascia una lezione fondamentale: la politica non vive nelle stanze dei bottoni, ma nelle strade, nelle piazze e nei quartieri.
Troppo spesso, in Italia e nel nostro Nord, abbiamo commesso l'errore di delegare tutto alle urne o, peggio, di rassegnarci all'astensionismo passivo. Guardare da spettatori una politica lontana, burocratizzata e disattenta alle reali esigenze dei nostri territori non fa che accelerare il declino delle nostre comunità e la perdita della nostra identità.
Come esponente di un movimento che affonda le sue radici nell'autonomia, nell'identità e nel valore del lavoro locale, credo fermamente che sia arrivato il momento di fare un passo avanti. Gli americani ci insegnano che il cambiamento nasce dal basso, dall'aggregazione spontanea di chi decide di rimboccarsi le maniche per la propria comunità.
Non serve essere grandi multinazionali o grandi apparati di partito per farsi sentire: serve la passione di chi ama la propria terra.
Se vogliamo difendere la nostra identità, dare forza all'economia reale del nostro territorio e pretendere un futuro su misura per le nostre famiglie, dobbiamo ritornare ad essere protagonisti. È per questo che vi invito a non cedere all'indifferenza e a tornare a fare politica attiva: aderire e sostenere un movimento giovane e radicato come Patto per il Nord significa scegliere di non essere più spettatori, ma artefici del destino della nostra terra.
In sintesi
Mentre l'elettore italiano ha tradizionalmente espresso la propria appartenenza nell'urna per poi disinteressarsene nel quotidiano, l'attivista americano vive la campagna elettorale come un evento di partecipazione civica e sociale ad alta intensità. È tempo di importare questa energia nei nostri territori, partendo dalle nostre radici e dalla nostra identità.
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Giorgio Bargna
Responsabile Organizzativo
Patto per il Nord
Como



