Il finto bipolarismo italiano è un'illusione ottica. Quelli che la televisione e i media tradizionali ci vendono come "poli" o "coalizioni" non sono blocchi politici guidati da una visione comune e alternativa del Paese. Sono semplici cartelli elettorali, alleanze di pura convenienza siglate con l'unico obiettivo strategico di superare lo sbarramento e vincere le elezioni. Una volta spenti i riflettori delle urne, la realtà bussa alla porta e le profonde divisioni identitarie paralizzano l'azione di governo e di opposizione.
I fatti del 2026 lo dimostrano senza pietà, da entrambe le parti dello schieramento:
A destra, uniti solo per vincere: Dietro la facciata di una formale compattezza parlamentare, si consuma un mercanteggio continuo su questioni strategiche. La politica estera e la geopolitica vedono fronti opposti e insanabili (tra linee atlantiste e frenate radicali sugli aiuti), mentre le grandi riforme istituzionali vengono usate come fiches da scambiare sul tavolo del potere. Il risultato è scontato: le riforme si bloccano a vicenda.
A sinistra, paralizzati prima di partire: Il cosiddetto "Campo Largo" è una palude permanente di veti incrociati. Le distanze sulla gestione dei conflitti internazionali, sulle infrastrutture, sulla giustizia e persino sui nomi della leadership appaiono insuperabili. Si litiga furiosamente sui confini dell’alleanza ancora prima di avere la minima idea di cosa si voglia fare per il Paese.
Continuare a votare per queste alleanze eterogenee significa accettare che il giorno dopo il voto inizi un negoziato infinito su ogni singolo provvedimento. Le coalizioni attuali sono tregue temporanee nate per sopravvivere alla legge elettorale, non per governare con una visione unitaria.
La soluzione non si trova nei laboratori dell'ingegneria costituzionale. Non sarà un premio di maggioranza o uno sbarramento modificato a salvarci.
Se vogliamo davvero uscire da questa palude, dobbiamo smettere di parlare di formule matematiche e tornare a partire dai territori. La politica seria non cala dall'alto delle segreterie romane, ma si fa tra le persone, ascoltando i bisogni reali delle comunità locali e ricostruendo da zero una nuova classe politica che abbia competenza, coerenza e una visione unitaria del Paese.
È l'impegno che come Patto per il Nord portiamo avanti ogni giorno, con azioni visibili, concrete e di rottura contro il centralismo che penalizza chi lavora:
I sit-in sulla Statale Regina: Siamo scesi in strada ad Argegno gridando lo slogan "Meno Messina, più Tremezzina" per denunciare l'odissea dei pesanti ritardi e l'inaccettabile rinvio al 2031 dei lavori della variante della Tremezzina, mentre le risorse del Nord vengono drenate altrove.
La trincea contro i pedaggi selvaggi: Abbiamo organizzato presidi fisici all'imbocco della superstrada Milano-Meda e flash mob a Fenili di Capriano del Colle contro il pedaggio della Corda Molle di Brescia. Trasformare arterie pubbliche e storiche in strade a pagamento significa rapinare oltre 1.000 euro all'anno a ogni famiglia di pendolari (da Como, Monza, Brianza e Varese) per fare cassa sulle spalle della nostra gente.
La battaglia per il Punto Nascite di Erba: Abbiamo scritto direttamente ai vertici della Regione opponendoci con forza alla chiusura della maternità del presidio erbese. Non accettiamo ragionamenti basati su freddi algoritmi di calcolo senza che nessuno abbia verificato i tempi reali di percorrenza per le madri del territorio. Per questo abbiamo formalizzato una proposta concreta di sperimentazione biennale per salvare questo fondamentale servizio di prossimità.
Mentre i partiti nazionali si trasformano in contenitori vuoti centralisti pronti a svendere i servizi locali pur di quadrare i conti delle loro coalizioni, noi rispondiamo stando sul territorio e per il territorio. Tutto il resto è solo ingegneria istituzionale per rimandare la resa dei conti a spese dei cittadini.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como



