domenica 22 febbraio 2026
Nunch a semm chì cun ti
domenica 15 febbraio 2026
SARA' NAVIGARD LA PROSSIMA FRONTIERA DELLA PRIVACY?
Una delle prossime novità, che entreranno nella nostra vita, si chiama comunemente Navigard.
Ci dicono che il sistema, nato per sostituire e superare i limiti del Tutor, unisce innovazione tecnologica e sicurezza, offrendo un monitoraggio accurato e capillare della rete. Sviluppato da Autostrade per l’Italia in collaborazione con la Polizia di Stato, il dispositivo integra radar, telecamere, sensori e server per monitorare in tempo reale il traffico e rilevare le violazioni del codice della strada.
Il funzionamento di Navigard è dovuto al concorso e alla sinergia tra vari dispositivi.
Radar e videocamere: misurano velocità media e istantanea dei veicoli
Sensori nel manto stradale: permettono di pesare i mezzi pesanti in tempo reale
Intelligenza artificiale: individua ostacoli, veicoli contromano e comportamenti irregolari
Server periferici e centrali: raccolgono e analizzano i dati, coordinando le informazioni in tutta la rete autostradale
Si tratta dunque di un vero e proprio ecosistema tecnologico che dialoga con varchi elettronici, telecamere di sorveglianza e centrali operative, questo significa che i dati raccolti non restano isolati, ma sono integrati in un sistema di monitoraggio continuo del traffico (ops).
Ci dicono da Autostrade che il Navigard risponde a diverse esigenze.
Controllo della velocità media e istantanea dei veicoli
Monitoraggio del rispetto delle corsie e dei limiti di massa per i mezzi pesanti
Rilevazioni di veicoli contromano e ostacoli sulle carreggiate
Verifica del rispetto dei percorsi e dei limiti di velocità dei mezzi pesanti
Supporto alla Polizia Stradale nella gestione del traffico
Riduzione dei tempi di intervento delle pattuglie
Navigard è stato sviluppato da Autostrade per l'Italia (ASPI) in collaborazione con la Polizia di Stato.
Ufficialmente non è previsto un costo diretto per gli automobilisti per l'installazione o il funzionamento del sistema, tuttavia, il sistema è progettato per aumentare l'efficacia delle sanzioni (velocità, cinture, uso cellulare), quindi il "costo" per l'utente deriva dalle multe in caso di infrazione del Codice della Strada.
Ci dicono che il sistema non sostituisce semplicemente i tutor, ma rappresenta un'evoluzione capace di rilevare in tempo reale non solo la velocità, ma anche il mancato uso delle cinture di sicurezza e l'uso del cellulare alla guida, oltre a monitorare il traffico pesante.
Quindi la domanda viene spontanea, se viene rilevato il mancato uso delle cinture e l'utilizzo improprio del cellulare quante altre cose possono essere "spiate" all'interno dei nostri abitacoli ed all'interno dei nostri dati mobili visto il monitoraggio tecnologico?
La capacità del sistema di tracciare in modo dettagliato i percorsi e i comportamenti dei veicoli solleva dubbi sulla gestione dei dati personali e sul livello di sorveglianza sulla vita privata degli automobilisti, tra l'altro da parte di un azienda in parte privata; di conseguenza esiste ( se volete, il remoto) il rischio di essere in "sottocontrollo" continuo da parte dello Stato e il rischio che i nostri dati personali siano a disposizione di database di un azienda privata, con tutti i rischi che conseguono.
Il tutto corredato dal rischio dei "Falsi Positivi". L'uso dell'intelligenza artificiale per l'analisi automatica delle infrazioni potrebbe portare a errori di interpretazione, costringendo gli automobilisti a ricorsi contro multe potenzialmente errate. Un problema poi difficile da gestire che ricade sempre sulle tasche dei cittadini e raramente su quelle delle istituzioni.
Rischiando pure di essere considerati populisti e/o visionari vediamo di alzare la soglia dell'attenzione, perché in nome di una sicurezza, tra l'altro molto latitante, ci stanno abituando ad essere monitorati.
Già nel lontano 1948 George Orwell immaginava un Grande Fratello, il Partito controllava ogni aspetto della vita privata e pubblica attraverso i "teleschermi" (dispositivi di sorveglianza bidirezionale) e la Psicopolizia, alla fine il protagonista passa dal ruolo di oppositore a quello di chi non solo obbedisce, ma "ama il Grande Fratello".
Quindi in campana gente, anche perché in città gli farà compagnia il suo fratello gemello SafeDrive.
Giorgio Bargna
venerdì 13 febbraio 2026
LO SCEMPIO DELL'ECOSISTEMA POLITICO
domenica 8 febbraio 2026
DIALETTO: SCRIGNO DI COMUNITA' E CULTURA
sabato 7 febbraio 2026
VIENI A FARE POLITICA CON ME
martedì 3 febbraio 2026
FEDERALISMO PRAGMATICO
Abbiamo parlato su queste pagine spesso e volentieri di federalismo, sotto varie forme, tutte classiche.
Oggi il buon Mario Draghi ci offre la sponda per parlare di un federalismo meno geografico e più utile alla comunità, il federalismo pragmatico.
Se chiediamo all' intelligenza artificiale cos'è essa ci risponde che il federalismo pragmatico è un approccio che privilegia l'integrazione basata su necessità concrete e obiettivi comuni, anziché su visioni ideologiche o riforme istituzionali globali.
A grandi livelli come esempi possiamo portare l'euro o gli accordi degli anni cinquanta su carbone e acciaio.
Noi vogliamo decisamente più bassi ma non per questo meno pragmatici.
Noi vogliamo immaginare il federalismo pragmatico come trait d'union tra un movimento politico costruttivo che nasce dal basso, qual è Patto per il Nord, e i cittadini, il tessuto sociale, le associazioni, i comitati spontanei e, perché no, le liste civiche pure, non contaminate dalla politica "tradizionale".
Il tutto per portare benessere sui territori, per rendere la vita di tutti noi più sostenibile, per creare una vita quotidiana molto meno affannata ed un futuro sereno per i nostri figli e nipoti.
Noi siamo disponibili ad ogni genere di confronto e collaborazione con ogni tipo di "attore" citato, ora tocca a voi darci fiducia, capire che noi non siamo il solito partito che punta ai soldi ed al potere.
Tra noi non esiste un parassita, tutti abbiamo un lavoro e dedichiamo il nostro tempo libero a questo progetto di benessere collettivo.
Dateci fiducia ed insieme portiamo in essere il vero federalismo pragmatico.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como
lunedì 2 febbraio 2026
Pedaggio sulla “Milano – Meda”, una tassa a danno di pendolari ed imprese
Lo scorso sabato 31 Gennaio Patto per il Nord ha organizzato un presidio presso la parte iniziale in Milano della Superstrada "Milano - Meda".
La Milano-Meda (SP ex SS 35) è una superstrada gratuita, ma è previsto che prossimamente diventi a pagamento integrandosi nella Pedemontana Lombarda (tratta B2), tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno.
Il pedaggio per i circa 13 km, calcolato andata e ritorno, ammonterà a 9 euro giornalieri per i pendolari e per le aziende che usufruiscono della tratta, nel primo caso sarà una sorta di decurtazione dello stipendio, nel secondo porterà ad un aumento delle merci trasportate; soprattutto a livello locale metterà in difficoltà molti fornitori e molte piccole aziende che creano il tessuto economico locale.
La tratta oggi non prevede pedaggi, ma è in corso di riqualificazione per connettersi alla Pedemontana.
Questi lavori tra le altre cose prevedono modifiche su terreni che anni fa furono contaminati dalla diossina di Seveso; tredici km di terza corsia non serviranno ad altro che a spostare l'imbuto del traffico qualche km più avanti.
Questo pedaggio sposterà ovviamente molte auto e camion dalla superstrada al traffico locale, con ovvio aumento del traffico in paesi e cittadine che già subiscono problemi con i passaggi a livello di Trenord e ovviamente con un impatto ambientale enorme.
Non esiste una logica in questa scelta se non quella economica a favore di chi incasserà i pedaggi quando basterebbe l’1,5% del residuo fiscale lombardo per mantenere la gratuità della strada.
Siamo di fronte al paradosso di una strada statale pubblica trasformata in autostrada, sostanzialmente una nuova tassa introdotta a danno di cittadini, pendolari ed aziende.
Patto per il Nord ha fatto sentire la propria voce politica, così come hanno fatto, in realtà, le amministrazioni locali della zona, ma la voce che manca è quella di chi utilizza questa strada più o meno frequentemente.
Unitevi in comitati, fate sentire la vostra voce, difendete i vostri stipendi, che la voce non sia solo politica, ma che sia anche dei cittadini.
Noi se occorre vi daremo supporto, ma gli attori in questo caso dovete essere voi.
Giorgio Bargna
Segretario Provinciale
Patto per il Nord Como
domenica 1 febbraio 2026
CONTRATTI COLLETTIVI E STIPENDI
mercoledì 28 gennaio 2026
Rivoluzione Politica: Riscoprire il Nord
domenica 18 gennaio 2026
DISAGIO GIOVANILE: LA SERENITA' PARTE DALLE CERTEZZE E DALLA PRESENZA
Parto un concetto stringato e lapidario.
Se da bambino mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo il poliziotto o il pompiere, oggi ti rispondono l'influencer, nel migliore dei casi il programmatore informatico.
Ora, malgrado chi scrive, pur nel rispetto della legge, è sempre stato un ribelle, potrebbe sembrare strano che, parlando di alcune situazioni, ormai conclamate, io affermi che tutto parta anche dalla mancanza di riconoscimento delle autorità, dalla loro svalutazione, dallo snobbarle e sminuirne il valore.
Facendo qualsiasi ricerca internet, ascoltando e leggendo i media, se chiedessimo a chi tocca la responsabilità di educare i giovani, la risposta sarebbe che è una responsabilità condivisa che coinvolge primariamente i genitori, ma anche la scuola, la comunità e i professionisti dell'educazione (pedagogisti, educatori professionali), creando una fondamentale alleanza educativa tra famiglia e istituzioni per la crescita integrale dei ragazzi.
Perfetto, ma la domanda è: quanto i genitori riconoscono oggi il valore della scuola e di chi ci lavora ed il valore di tutte le altre categorie elencate (lavori che hanno trovato espansione negli ultimi decenni, quasi sconosciuti fino alla soglia del 2000)?
Quanti genitori insegnano ai figli che esiste l'autorità?
L'autorità non è solo quella costituita, è anche quella che affronti ogni giorno della vita al lavoro, a scuola, nelle associazioni ed in ogni forma di rapporto sociale, si ogni rapporto sociale, perché la prima forma di autorità si chiama rispetto.
Ci viene detto spesso che le cause del malessere giovanile sono complesse e multifattoriali, che includono pressioni sociali e accademiche (ansia da prestazione, incertezza per il futuro), dinamiche familiari (mancanza di supporto, conflitti, assenza genitoriale), fattori individuali (bassa autostima, problemi di salute mentale preesistenti) e l'impatto dei media e della tecnologia (social media, cyberbullismo, isolamento).
Ma chiediamoci, chi tra noi non più esattamente giovani non ha dovuto affrontare l'incertezza del futuro o affrontare delle prove?
Chi tra noi non ha conosciuto, direttamente o indirettamente, famiglie in conflitto interno?
Posso invece essere d'accordo in parte con un assenza famigliare, oggi che la "famiglia gerarchica" che comprendeva nonni, zii e parenti non è più applicabile, ma anche io lavoro, faccio politica eppure trovo il tempo di insegnare a mio figlio ciò che mio padre mi ha lasciato in eredità.
Posso essere anche d'accordo sul fattore tecnologico, ma questo va in concausa con l'abbandono genitoriale, che nasce e si coltiva nel primo decennio di vita, mio padre dopo 10 ore di lavoro la serata la passava comunque in mia compagnia, mi spiegava lui quello che veniva trasmesso in TV (insieme alla radio, unico mezzo a disposizione ai tempi), quello che io non capivo e mi insegnava la distinzione tra il giusto e lo sbagliato.
Mi insegnava che la vita non è perfetta, che le guerre e la violenza esistono, che nella vita avrei incontrato delle difficoltà da affrontare, in ogni fase di essa. Me l'ha insegnato anche dandomi consigli, che io ero libero di accettare o meno, ma lo sentivo vicino.
Oggi la mia impressione è che si cerchi di nascondere ai figli che la vita non è un isola dorata, che ci sono delle responsabilità da assumere, che nella vita ci sono gerarchie e autorità le quali rendono possibile il vivere comune.
Ecco, se non insegni che la vita è dura, se non insegni fin da piccolo a tuo figlio che il maestro è si un autorità, ma un autorità a sua disposizione, se gli dici che è un cretino, se lo insulti, se lo porti davanti a un tribunale perché l'ha bocciato, lo abbandoni al caos, non ha le basi per una vita sociale normale.
Dopo non ti devi stupire se tuo figlio, e tutti i ragazzi, "improvvisamente", maturano aggressività, irritabilità, ansia e depressione, che di riflesso gli portano delle difficoltà scolastiche, dei disturbi alimentari, dell'autolesionismo.
Se non gli fai sentire la tua vicinanza non devi stupirti se cade nell'isolamento sociale, se vive problemi relazionali che portano a dipendenze forti quali possono essere alcol, droghe, videogiochi.
Certo la droga c'era anche decenni fa, l'alcol, più facile da raggiungere, e forse ancora più pericoloso, è fenomeno recente, casalingo.
Il videogioco, al contrario del "girogirotondo", insegna, spesso, prevaricazione e violenza, minando la capacità di capire dove finisce la finzione e dove inizia la realtà.
L'escalation degli atti di violenza giovanile odierna include forme fisiche (risse, aggressioni), psicologiche (bullismo, mobbing, insulti), verbali e sessuali (molestie), fino al vandalismo e atti online come il revenge porn, spesso guidati da ricerca di riconoscimento, frustrazione e influenzati da social media e contesto familiare/sociale.
Alla fine di questo lungo giro la mia sentenza, no, la mia esortazione è: torniamo a fare i genitori, torniamo a dire che la vita è una cosa bella anche se difficoltosa, torniamo a dire che il rispetto delle persone e delle regole sociali sono il pane della vita, scopriremo che avremo dei figli molto più sicuri di se stessi e pronti a vivere più serenamente i rapporti sociali e le difficoltà della vita.
Diamo a loro delle persone di riferimento, loro ci sapranno interloquire.
Grazie per la pazienza,
Giorgio Bargna









