mercoledì 11 marzo 2026

COMO. SICUREZZA, ANALISI E CONTROMISURE


Concentriamoci qualche minuto su quelli che sono i problemi riguardanti la sicurezza in Provincia di Como.

Alcune criticità rilevanti riguardano rapine e reati di strada, ma non è tutto qui ovviamente.

La provincia di Como registra un alto numero di furti, che la collocano in posizioni elevate (talvolta tra le prime dieci in Italia, in alcune rilevazioni) per furti in appartamento.

Le stazioni e i treni sono punti sensibili, con oltre 2.900 denunce in sei mesi (2025) tra le province lombarde, dico tra le province lombarde perché i nostri abitanti, da pendolari, si spostano quotidianamente tra le varie province.

La nostra provincia si colloca al 59° posto per reati di spaccio, stando ai dati 2024, ma preoccupa il dato sulle violenze sessuali, con Como che ha scalato diverse posizioni.

Nella provincia di Como, i dati recenti evidenziano una situazione critica riguardo ai reati di violenza di genere e sessuale. Secondo le statistiche sulla criminalità del 2023, Como registrava il secondo indice più alto in Lombardia per abusi, subito dopo Milano, con circa 35 denunce mensili tra stalking, violenze e maltrattamenti. 

E' molto presente anche un problema che spesso viene messo nel dimenticatoio, che non fa notizia politica, ma è preoccupante ai fini sociali. 

La sicurezza sul lavoro, nei cantieri e nelle aziende capita non tutto sia a norma, i dati ci parlano di sei cantieri sospesi nei primi mesi del 2026 tra Como e Cantù. 

Sarebbe facile semplicemente puntare il dito su chi dovrebbe garantire la sicurezza, ma questo sarebbe populismo spiccio che non ci appartiene, anzi tutta la massima solidarietà agli agenti delle forze dell'ordine. Tra l'altro la combinazione di un aumento dei reati comuni e lo stress a cui sono sottoposti gli agenti (spesso coinvolti in aggressioni durante i controlli) diminuisce, loro malgrado, l'efficacia operativa.

Chi ragiona, chi analizza, chi cerca di trovare i motivi capisce facilmente che la difficoltà nel gestire la sicurezza in provincia di Como non è riconducibile alla mancanza di volontà, ma piuttosto a un deficit strutturale di risorse in rapporto a un territorio complesso e ad alto rischio. Quindi il dito non andrebbe, eventualmente, puntato sul territorio ma su chi distribuisce le risorse, fisiche ed economiche sui territori.

Como, oltretutto, essendo una zona di frontiera, funge da crocevia, facilitando attività illecite transfrontaliere che rendono più difficile il monitoraggio da parte delle forze dell'ordine.

E' molto forte, più di quanto visibile, la presenza della criminalità organizzata, con ramificazioni in vari settori economici e infiltrazioni, il che complica la gestione dell'ordine pubblico, non solo nelle aree di confine.

Negli ultimi anni la violenza giovanile nella provincia di Como è diventato un fenomeno di una certa dimensione, tanto che, tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, si sono registrati una serie di episodi critici legati a fenomeni di "baby gang", rapine e aggressioni di gruppo.

Malgrado il numero totale di reati sia in diminuzione, le forze dell'ordine mantengono alta l'attenzione sull'immigrazione irregolare come fattore di instabilità, procedendo costantemente a espulsioni mirate per i soggetti ritenuti socialmente pericolosi.

Solo nei primi giorni di marzo 2026, la Questura di Como ha eseguito l'allontanamento di 13 immigrati irregolari con precedenti penali gravi per reati quali spaccio, lesioni e porto abusivo di armi.

Violenza di gruppo e di genere, rapine, azioni perpetrate da baby gang di coetanei, tra cui figurano stranieri e italiani di seconda generazione, sono spesso presenti sulle pagine di cronaca.

Esistono poi, purtroppo, dei limiti nel Sistema Giudiziario, tutti quanti ormai abbiamo una percezione di "pena non certa" o comunque di una lentezza nei processi giudiziari che riduce l'effetto deterrente delle operazioni di polizia.

Ora è chiaro a tutti che contrastare delinquenza e violenza non è semplice e non si può ridurre solo a ragionamenti di tipo economico e strutturale. 

Mi verrebbe semplice dire che basterebbe trattenere in provincia il nostro residuo fiscale per essere a tre quarti dell'opera. Mi verrebbe altrettanto semplice dire che l'aumento di organico sul territorio è fondamentale. Ma in un paese dove ormai, italiani in testa, non si rispetta più nemmeno la precedenza sulla strada o il bene del vicino di casa, per fare due semplici esempi, il problema è anche da affrontare a livello sociale.

Contrastare attivamente la delinquenza richiede un approccio integrato che combina misure repressive (forze dell'ordine) con strategie preventive, sociali ed educative, urbanistiche.

Aldilà di quelle che possono essere strategie nazionali, mi sento di dire che anche chi amministra le città può fare la sua parte. 

La parte può essere fatta sul campo con il contrasto ai reati, ma anche a livello urbanistico e sociale.

Abbiamo altre "armi" da affiancare all'utilizzo di sistemi di videosorveglianza, alla promozione del "controllo di vicinato" e alla concentrazione di risorse di polizia in zone e orari specifici dove la criminalità è più frequente.

Quindi prevenzione sociale e urbanistica.

Quindi promuovere programmi nelle scuole per sviluppare competenze sociali, gestione dei conflitti, e prevenzione del bullismo.

Quindi creazione di centri giovanili, attività sportive, artistiche e programmi di mentoring per offrire alternative alla criminalità.

Quindi offrire opportunità di lavoro e formazione professionale per ridurre la descolarizzazione e la mancanza di punti di riferimento. 

Ma anche, a livello urbanistico una progettazione urbana sicura che migliori l'illuminazione stradale, garantisca la manutenzione degli spazi pubblici (rimozione graffiti, pulizia) e progetti aree che favoriscano la sorveglianza naturale.

Forse malgrado la lunghezza del pensiero qualcosa ancora è sfuggito, ma direi che queste sono le indicazioni che darei ai miei sindaci.


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

domenica 8 marzo 2026

IRANIAN REFLEX

 


Ne ho già scritto a titolo personale e torno sul tema, gli scenari internazionali stanno cambiando e i contraccolpi economici e militari si sentono.

Scrivo da ignorante in termini economici e militari, ma cerco di utilizzare la poca materia grigia di cui la natura mi ha dotato per ragionare.

Intanto abbiamo capito tutti che le regole d'ingaggio non ci sono più, semmai avessero avuto concretezza, più nessuno ormai da credito all'ONU ed ai vari tribunali o alle varie egide internazionali.

Tra gli attori in campo elenchiamo,  oltre i già citati Usa, Russia, Cina, Brics vari, anche i paesi mediorientali e dell'area del Golfo, paesi di grande "disturbo" per tutti, ma principalmente per Israele, ma osserviamo anche una certa crescita dei paesi che stanno sotto la linea del Sahara.

Sì, l'economia africana è in crescita significativa, posizionandosi come la seconda regione a più rapida crescita al mondo dopo l'Asia, trainata da investimenti infrastrutturali, risorse naturali, digitalizzazione e una popolazione giovane, la crescita è solida anche se rimane ancora il freno di un alto debito. Niger, Senegal, Ruanda, Costa d'Avorio ed Etiopia figurano tra le economie a più alto tasso di crescita. Come dicevamo investimenti in risorse naturali, infrastrutture, fintech, green tech ed e-commerce sono i fattori trainanti ed una rapida urbanizzazione alimentano i consumi privati.

Dicevamo di Medio Oriente, Golfo, Nordafrica.

Il mercato dei paesi mediorientali e nordafricani (area MENA - Middle East and North Africa)  si configura sempre più come una regione dinamica, caratterizzata da una crescita economica in rafforzamento e da una forte diversificazione, oltre il settore energetico, la regione si posiziona come un'area di opportunità per investimenti e export, in particolare nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC).

I paesi del GCC (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein) stanno attivamente diversificando le loro economie, con grandi investimenti in settori non idrocarburici, infrastrutture, turismo e tecnologia ( l'area del Golfo, sta vivendo un boom nell'adozione dell'intelligenza artificiale e nello sviluppo di infrastrutture per data center).

Non dimentichiamoci di Egitto e Marocco.

Nell' insieme di queste due economie rientrano il turismo, gli idrocarburi (gas/petrolio), la sempre comunque importante presenza del Canale di Suez, le industrie di automotive ed aeronautica, oltre ad un agricoltura che punta ad essere più moderna e green.

Potenzialmente l'area più pericolosa a livello di crescita economica e di cultura e fondamenti religiosi estremamente diversi dai nostri, alla pari del mediooriente in generale. Questa diversificazione culturale la troviamo anche nei confronti della Cina e sostanzialmente nell'area asiatica del Brics. Potrebbe sembrare un fattore secondario, che non tocchiamo, ma che proprio secondario non è.

I BRICS, Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia rappresentano circa il 37% del PIL globale e il 45% della popolazione mondiale.

Come potete leggere molti di questi nomi tornano spesso e quindi a mio avviso c'è poco da stupirsi se da una parte con la scusa della democrazia piovono bombe e missili sull'Iran e dall'altra parte ne vengono indirizzati altri verso gli Emirati Arabi, il Bahrein, il Qatar.

Economicamente parlando questo non può dispiacere ad Israele che ha un economia basata, oltre che  sull' industria militare e farmaceutica, anche in questo caso su high-tech ed Intelligenza artificiale.

In tutto questo marasma, ma come quasi in ogni evento, la Cina rimane quantomeno defilata.

E anche la Russia sta restando fuori dal caos delle ultime ore.

Come la Russia oggi (e l'URSS ai tempi) la Cina è un grosso cruccio per gli USA e la politica atlantista.

La Cina è temuta per la sua forza, la sua crescita continua, perché non fa guerre e se fa alleanze e accordi di successo, può davvero arrivare ad essere la grande potenza principale del mondo.

La Russia malgrado la "calda amicizia" con l'Iran sta alla finestra? 

Signori, con la eventuale caduta dell’Iran Islamico e Rivoluzionario, la Cina si troverebbe ad avere un unico partner commerciale per l’uranio, cioè la Russia, e non più due.  Con tutto il vantaggio che ne consegue per poter controllare, arginare, negli intenti, lo sviluppo energetico della Cina, che è il primo passo indispensabile per lo sviluppo tecnologico. 

Precedentemente avevo scritto che a pagare scotto siamo essenzialmente noi da questa situazione iraniana, come in fondo succede per quella Ucraina.

Lo percepiamo guardando le bollette di gas e luce e facendo il pieno ai distributori.

Sono guerre, militari, politiche, economiche, che non ci appartengono, imposte da nostri presunti o presumibili amici.

E dicevo noi paghiamo risvolti molto pesanti al momento, ma questa guerra in particolare sta mettendo in ginocchio, e lo farà sempre di più, anche le economie emergenti che vivono anche dell'emigrazione (che diventa anche economica)  dei loro "missionari".

Ora si che l'Europa è il momento che diventi scaltra, che il Nord Italia all'interno dell'Europa diventi scaltro e decisivo.

E' giunta l'ora di una svolta politica che ci porti a guadagnare da certe situazioni anziché portarci semplicemente in casa difficoltà economiche, profughi e terroristi.

Giorgio Bargna

domenica 1 marzo 2026

TRA UN CAPPUCCINO ED UNO SPRITZ LASCIAMO FUORI ALMENO REZA PAHLAVI


Iniziamo questo personale ragionamento partendo da un fatto che potrebbe risultare futile, ma che forse tanto futile non è.

Il nostro ministro della difesa Guido Crosetto, ma fosse stato il ministro della Sanità poco cambiava, si è ritrovato bloccato, in pieno scenario di guerra a Dubai. 

Una situazione tra il surreale ed il grottesco, che ad essere maliziosi porta a pensare che lui e il governo Meloni non fossero stati pre-allertati sull’escalation di guerra. 

Altrimenti dovremmo pensare a qualche difficoltà intellettiva del Ministro, tanto è vero che , ironicamente il generale Roberto Vannacci ha commentato la questione: “Salvate il soldato Crosetto, l'unico ministro della difesa che va in vacanza in una zona di guerra senza saperlo”. 

Ma andiamo oltre, usciamo dai ragionamenti che si fanno davanti ad un cappuccino o ad uno spritz.

E' morto Khamenei? Va bene!!!

E' caduto Maduro? Va bene!!!

Intanto l'amministrazione Trump ha annunciato un piano per acquisire e commercializzare il petrolio venezuelano, versando i proventi in conti controllati dagli Stati Uniti,  nel frattempo gli USA mantengono una sorveglianza (quarantena) sulle navi e credo proprio che il 56% della popolazione locale che vive in condizioni di estrema povertà non abbia molte speranze di miglioramento.

Ma torniamo in Iran, qui hanno fatto fuori la testa, una testa anziana ed incaponita che dava, probabilmente, ormai fastidio anche ai suoi collaboratori, che sono pronto a scommettere, direttamente o indirettamente resteranno al loro posto.  

Magari la Gestapo locale che non si richiamerà più ai guardiani della rivoluzione, farà maquillage, magari vedremo qualche nuovo volto in TV, ma gli amici di Khamenei, ora, per restare comodi al loro posto, non si faranno problemi ad accordarsi con CIA e Mossad per vendere gas e petrolio. 

Finita questa proiezione cinematografica ai giovani iraniani, forse, verrà concesso un minimo di internet e qualche peccatuccio sessuale in più, ma la vera libertà non la conoscerà nemmeno questa generazione.

Ma spostiamoci un passo a fianco, io l'ho definita testa anziana ed incaponita, ma Khamenei, soprattutto il suo ruolo, nel mondo sciita è paragonabile a quello che il Papa ha per il mondo occidentale.

Troviamo fondamento in questo nelle odierne manifestazioni di piazza in Iran, come in Pakistan, come persino in Grecia,  dove le varie comunità sciite stanno, in alcuni casi, mettendo a ferro e fuoco le ambasciate americane. 

Per concludere torniamo ai discorsi davanti al cappuccio od allo spritz.

In un Paese come l'Italia, dove secondo dati Istat, il 31,5% delle donne ha subito violenze nella vita, con prevalenza di minacce e violenze fisiche da partner, ma dobbiamo aggiungere quelle psicologiche ed economiche, in un Paese che si posiziona all'85° posto nel mondo nel Global Gender Gap Report 2025 per la parità, oggi molti indefessi del chiacchiericcio festeggeranno per la presunta libertà delle donne, dei giovani, degli omossessuali in Iran. 

Oggi perché è il giorno X, domani, al più tardi la prossima settimana, per loro non ci sarà il problema, esattamente come non c'è mai stato in passato, visto che, abbiamo letto qualche riga fa, sono coloro che hanno riempito la statistica ISTAT che non rileva ovviamente le violenze non dichiarate.

Alla fine di questo ragionamento vi lascio una mia certezza ed una domanda, che contiene secondo me una risposta direttamente correlata alla mia certezza.

La certezza.

Quando un paese attacca od invade un altro non lo fa mai sicuramente in nome della libertà dell'altro.

Le libertà i popoli se riescono ad averle è soltanto perché le volevano e se le sono conquistate.

Il resto si chiama guerra, si fa per ragioni economiche e spesso e volentieri sui territori "liberati" rimangono presenti le forze armate dei "liberatori".

La pseudodomanda.

Perché in Italia non ci sono centrali nucleari? Oh certo, abbiamo tenuto un referendum su questo, ma in un momento di crisi energetica praticamente nessuno, a livello politico, sposa l'idea di riaccendere il dibattito.

Perché in Italia non abbiamo armi nucleari?

Molto semplice, l'Italia, 70 anni fa ha perso una guerra e quindi in Italia sono custodite testate atomiche statunitensi nelle basi militari di Ghedi (BS) e Aviano (PN).

Pochi anni dopo l’Italia avvio programmi per utilizzare l’energia nucleare in ambito militare internazionale, indirizzata per alimentare i motori dei mezzi navali, soprattutto sottomarini e portaerei; non ci si poteva permettere molto di più, perché era vietato dal trattato di pace firmato al termine della Seconda guerra mondiale, e comunque poi la Francia si chiamò fuori. 

L’Italia qualche anno dopo riuscì a  sviluppare una tecnologia all’avanguardia per l’utilizzo civile dell’energia nucleare,  che avrebbe potuto dare la possibilità di costruire bombe atomiche in tempi relativamente rapidi fosse mutato lo scenario.

Ma nel 1975 il Paese aderì al Trattato di non proliferazione nucleare e quindi nessun programma venne portato a compimento, malgrado il trattato, però, nella Penisola sono ospitate testate atomiche statunitensi.

Oggi nel nostro Paese sono ospitate bombe atomiche americane nell’ambito del programma della Nato per il nuclear sharing (condivisione nucleare, applicato anche in altri Stati). Le bombe possono essere attivate solo con i codici posseduti dal personale militare statunitense, ma, in caso di guerra, devono essere montate su aerei del Paese ospitante.

Fonte per quest'ultima parte Geopop.

In conclusione una speranza, che non si arrivi in qualche modo, demolendo quanto scritto da me in precedenza, a mettere al potere in Iran Reza Pahlavi, visto, innanzitutto, che si dichiara pretendente al trono iraniano, quindi dalla padella alla brace, poi perché, sinceramente, non credo che in Iran se lo fili più di qualcuno e che abbia il carisma per poter governare un cambiamento libero ed incondizionato.

Grazie per l'attenzione
Giorgio Bargna

 

sabato 28 febbraio 2026

DAL GOLAN ALL' IRAN: CHI CI PERDE E COSA POSSIAMO FARE



Partirò esprimendo pensieri personali per giungere a pensiero politico che sicuramente è condiviso dal movimento politico in cui milito.Il mio primo ricordo della guerra risale a quando, nel giugno del 1967, non avevo ancora compiuto tre anni e seguivo, come si usava allora, sulla TV B/N del nonno, le vicende delle alture del Golan e della "Guerra dei Sei Giorni".Tra l'altro a 60 anni di distanza, ma è cosa che dura nei millenni, li la pace è ancora un ipotesi.In questi oltre sessanta anni di vita l'unica certezza che ho sviluppato è che le guerre si combattono, si creano, a volte finiscono, solo ed unicamente per denaro ed interesse.

Chi muove gli interessi?Certamente i grossi gruppi di affari legati alla politica, sicuramente i capi di stato delle maggiori potenze (nessuna esclusa),  sicuramente ogni genere di mafia, dalle europee alle sudamericane, sicuramente influenzano, più o meno direttamente, le tre principali religioni mondiali, che economicamente parlando, non sono sicuramente le ultime ad avere voce in capitolo.

Chi ci perde?

A volte ci perde chi può sembrare più forte.

In Ucraina sicuramente la Russia non può cantare vittoria,  in quattro anni non è stata capace di avanzare,  la sua economia è al collasso e sta per crollare, però ci raccontano che si preparando ad invadere l'Europa, che dobbiamo prepararci alla guerra, che è necessario spostare risorse da sanità, istruzione e servizi per finanziare il riarmo, perché nel 2027 o nel 2030 saremo invasi dai russi. 

In un azione militare in Afghanistan, messa un po' nel freezer negli ultimi anni , nel 2020, l'amministrazione Trump ( personaggio di cui riparliamo tra qualche riga) firmò un accordo con i Talebani per il ritiro delle truppe, mentre sotto l'amministrazione Biden, i Talebani lanciarono un'offensiva fulminea riconquistando Kabul il 15 agosto 2021.

Sempre perdiamo noi cittadini, di tutto il mondo, in serenità, a livello economico ed i più sfortunati, quelli direttamente interessati, conoscono direttamente l'orrore e la morte.

E' di oggi la notizia della nuova escalation in Iran, qui torniamo su Trump, quello che chiude le guerre, così dice.

Certo forse è ancora presto immaginare gli scenari dei prossimi giorni. ma non è idea peregrina ipotizzare il rischio di una terza guerra mondiale, considerando che l’Iran, che ci ha fatto sapere che questa volta risponderà seriamente, ha una popolazione di cento milioni di persone, non 32 come il Venezuela e  può contare su amici potenti come ad esempio la Cina, cui fornisce 1,7 barili di petrolio al giorno e la Russia che lo tutela in funzione anti americana, senza dimenticare che come scrivevo qui tempo fa, non va dimenticato che nello scacchiere internazionale a fianco e spesso in collaborazione con Cina e Russia si sono fatti forza paesi come Brasile, India, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Indonesia e ribadisco oggi quanto affermavo politicamente nel finale di quell'articolo.

La mia ricetta da servire a Patto per il Nord, per un indirizzo politico internazionale, è tanto semplice quanto impegnativa. Innanzitutto, dicevo, siamo piccoli quindi non è il momento di prendere posizioni strategiche a livello internazionale, ma è quello di "esplodere" sul territorio.Lo stiamo facendo, stiamo lavorando per creare una rete che comprenda sui territori, oltre noi, associazioni, liste civiche, imprenditori, gente di "buona volontà", uniti da un unico vero e inscindibile punto, la cura e lo sviluppo dei territori del Nord, la buona gestione delle risorse economiche da tenere in loco e lo sviluppo di strategie sostenibili su ogni tematica.Sta succedendo e ci porterà nel tempo a governare, tutti insieme, borghi, città, regioni e ad entrare in Parlamento. Successo questo, la nostra linea sulla politica internazionale, a mio avviso, può essere una sola.Siamo parte integrante dell'UE, anzi il Nord Italia è uno dei motori principali dell'economia europea, manca però, a mio avviso, di un elevato potere politico.Noi dovremo lavorare per avere questo potere politico, per poter indirizzare le scelte europee sullo scacchiere internazionale.Parlavo dell'Europa dei Popoli, questa non va intesa solo a livello socioculturale, etnico, storico, va intesa anche sul peso che ogni Popolo mette a disposizione, volontariamente, al resto della comunità.Il Nord Italia esercita un potere economico significativo in Europa, soprattutto grazie alla Lombardia (seconda regione UE per PIL totale dopo Île-de-France), all'Emilia-Romagna, al Veneto.Il potere economico del Nord Italia è fondamentale per l'Unione Europea, grazie alla forza e alla caparbietà degli abitanti, autoctoni o meno che siano, del Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta) e del Nord-Est (Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia).Ma non è solo una questione economica a valorizzare ed ad alimentare le mie pretese di potere a livello europeo. Il Nord Italia ad esempio eccelle anche sul sociale, specialmente a livello di volontariato sia in dentro i confini che fuori.Il Nord Italia è un motore cruciale per il volontariato europeo, con tassi di partecipazione significativamente alti, fornendo una solida base di volontari, soprattutto in settori come la sanità e il soccorso, sebbene l'Italia complessivamente si collochi indietro rispetto ai paesi nordici per partecipazione complessiva. La maggior parte dei volontari attivi in Italia si trova nel Nord, con la Lombardia che da sola ne ospita oltre 1 milione, più di molte regioni del Sud messe insieme.Il Nord Italia è un punto di riferimento per il volontariato sanitario (ambulanze, clown dottori), supportando l' infrastruttura di volontariato a livello europeo. Poi, il Nord Ovest e tutto il nord dell’Italia, hanno l’economia più “green” d’Europa. Sono l’eccellenza nell’economia circolare, più ancora di Paesi come la Germania, la Svezia, l’Olanda abitualmente celebrati come i più avanzati quanto a sostenibilità ambientale e capacità di eco-innovazione delle rispettive economie. Il Nord Ovest è primo in Europa per consumo interno di materia procapite e per unità di Pil, e per tasso di riciclo sul totale di rifiuti prodotti , e si colloca nelle prime posizioni anche per quota di motorizzazioni alternative a benzina e diesel (metano, Gpl, ibrido, elettrico) sul parco auto (8,1%) e per consumi finali di energia per unità di Pil.

Potrei cercare mille altre motivazioni per asserire che il Nord Italia ha il diritto ed il dovere di essere forza decisionale importante sullo scenario europeo ed internazionale, ma mi fermo qui, ribadendo che è necessario per Patto per il Nord crescere velocemente creando la "nuova classe politica" che sarà non solo la salvezza del Nord, ma una grande forza di indirizzo nella politica internazionale.


Giorgio Bargna


 

mercoledì 25 febbraio 2026

MACABRI TALK SHOW



Ci occupiamo oggi di un fenomeno sociale che entra nelle nostre case, quotidianamente, ormai da anni.

Chiediamoci quanto incidono le trasmissioni televisive sui fatti di cronaca e i processi.

Io credo sia innegabile che le trasmissioni televisive in Italia incidano in modo significativo sui fatti di cronaca nera e sui processi giudiziari, riuscendo spesso e volentieri a trasformarli in veri e propri "processi mediatici" che rischiano di condizionare l'opinione pubblica e, in casi estremi, le indagini stesse.

Talk show e programmi di approfondimento tendono a ricostruire casi giudiziali, formando "mostri" o innocenti prima della sentenza definitiva. Gli atti processuali, come intercettazioni e verbali, vengono spesso diffusi, decontestualizzati e commentati in studio, influenzando la percezione di colpevolezza.

La forte esposizione mediatica può, indirettamente, influenzare il corso delle indagini, esercitare pressione sugli inquirenti o condizionare la memoria e la testimonianza di persone coinvolte.

Teniamo presente che investigatori e magistrati, in  quanto esseri umani, non sono immuni dalla pressione dell'audience, il che può spingerli più o meno inconsciamente verso soluzioni rapide o clamorose, anche perché a volte si assiste a una narrazione mediatica che contrasta l'operato della magistratura, con il rischio di influenzare la percezione di imparzialità.

Tra l'altro si è assistito a casi di magistrati che hanno utilizzato la televisione per comunicare le proprie indagini.

I "Processi Mediatici" sovente si sostituiscono alle aule di giustizia, creando un'opinione pubblica che giudica prima delle sentenze definitive. Inoltre la forte esposizione mediatica, indirettamente, potrebbe condizionare la memoria e la testimonianza di persone coinvolte.

Vi è anche un altro elemento a non sottovalutare, il linciaggio mediatico, il mancato rispetto del diritto alla presunzione di innocenza, possono causare gravi danni reputazionali agli indagati, anche prima di un eventuale rinvio a giudizio o condanna. 

Vi aggiungo alla fine di questa riflessione un testo molto interessante e molto critico che trovate nell'originale a questo link.

"Quante trasmissioni hanno fatto sul delitto di Garlasco? Centinaia di programmi a spaccare il capello in quattro coinvolgendo avvocati, opinionisti e vari esperti investigativi. Ore ed ore a discutere su un biglietto del parcheggio uscito fuori vent’anni dopo dal cassetto di Sempio. Che c’è di strano? Chi è che non custodisce i tagliandini del parcometro per anni, è la cosa più normale di questo mondo!  Per non parlare delle ore a speculare su un presunto video hard della povera ragazza girato con il suo fidanzato. La poveretta non trova pace neanche da morta. 

Poi veniamo a conoscenza dell’esistenza di un’organizzazione criminale globale impegnata in abusi sessuali, tratta e sfruttamento sistematico di donne e bambine – una rete che coinvolge anche le élite politiche, economiche e mediatiche europee – e tutto improvvisamente viene messo a tacere. Milioni di prove schiaccianti nei cosiddetti Epstein file rivelano ragazze costrette in condizioni di schiavitù sessuale, torture, sparizioni e veri e propri crimini contro l’umanità. Vittime abusate da personalità di alto rango dell’Occidente, tra Stati Uniti ed Europa: criminali, pedofili, torturatori coinvolti in pratiche sataniche e, si vocifera, perfino cannibalismo. Dietro a tutto questo l’ombra dei ricatti del Mossad. Eppure, i grandi media restano in silenzio o, al massimo, mandano qualche servizio a notte fonda. In compenso, continuano puntigliosamente ad analizzare un biglietto del parcometro e le celle agganciate dal cellulare di quel Sempio. Assurdo e vergognoso".

E come diceva Maurizio Costanzo: Buona televisione a tutti!!!

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna

 

martedì 24 febbraio 2026

LOTTIAMO INSIEME PER RIPRENDERCI IL DIRITTO A UNA VITA SERENA E FELICE?

 


Tra i tanti temi che attanagliano i nostri territori, oggi scegliamo di trattarne uno molto caro al Presidente Federale di Patto per il Nord Roberto Bernardelli ed anche al Sindacato del Nord.

Parliamo del Diritto al Lavoro, parliamo del Diritto ad un Esistenza Libera e Dignitosa.

Due diritti che sono correlati strettamente a persone e famiglie che hanno il diritto di vivere sia dignitosamente che serenamente.

Parliamo di donne e uomini, più o meno giovani, lavoratori e/o pensionati, parliamo di ragazzi che hanno diritto a un futuro, a casa propria, non emigrando.

Questo riguarda tutti, chi lavora da dipendente e chi ha aperto una partita IVA, chi sta nel privato e chi lavora nel pubblico, oggi tutti siamo vessati da uno Stato Despota.

Certo è che l'economia paga l'emersione di nuovi paesi, sia come produzione che come consumo, certo è che essendo "pancia molle" in Europa paghiamo dazio, certo è che come Territori del Nord dovremmo prendere in mano la situazione nell' UE, visto che ne siamo uno dei motori trainanti, ma oggi è certo che, grazie alla sottomissione delle forze politiche romane, paghiamo dazio in povertà e difficoltà.

Viviamo di stipendi falsati e di pensioni che chiedono vendetta.

Ci sono anziani che devono rinunciare al riscaldamento ed alle cure mediche, così come anche sempre più famiglie.

Tutto questo crea inevitabilmente un calo demografico che  renderà difficile sostituire i circa 6 milioni di lavoratori che andranno in pensione entro il 2035, mettendo pressione sul mercato del lavoro.

Tutto questo porta inevitabilmente ad un aumento dei pensionati che mantengono un'occupazione regolare (444 mila nel 2021, +13,3% rispetto al 2020) spesso per necessità personale o per sostenere le famiglie.

In Italia, nel 2024, quasi 4,6 milioni di pensionati (il 28,1% del totale) percepiscono meno di 1.000 euro al mese e non è che con 1.300 si navighi nell'oro e consideriamo che a causa del passaggio al sistema contributivo puro, chi va in pensione oggi conta su un tasso di sostituzione dell'81,5% rispetto all'ultima busta paga, ma per i giovani lavoratori questo scenderà al 64,8% nel 2060, prospettando pensionati sempre più poveri.

I salari in Italia faticano a recuperare il potere d'acquisto perso negli ultimi anni, rimanendo tra i più bassi nell'area OECD, più di un lavoratore su dieci vive in una famiglia a rischio povertà, con retribuzioni spesso inferiori al 60% della mediana, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati drasticamente (+30-34% nell'ultimo decennio) e i costi abitativi/affitti sono cresciuti tra il 28% e il 60%, rendendo difficile la gestione del quotidiano.

Settori come l'automotive, gli elettrodomestici e la siderurgia, ma anche il tessile o l'edilizia, per fare degli esempi, vedono un aumento non solo della cassa integrazione, ma anche dei licenziamenti.

Sarò ripetitivo, sarò nauseante, ma dobbiamo spingere sempre di più al rientro dal residuo fiscale ed all'applicazione delle gabbie salariali.

Oggi non dobbiamo più separarci tra destra e sinistra, non dobbiamo più dividerci tra settore pubblico o privato, oggi ci dobbiamo unire tutti a difesa del nostro futuro.

Patto per il Nord, il Sindacato del Nord, sono qui per raggiungere anche questo obbiettivo, lottiamo insieme per il Nostro Futuro.

Unisciti a Noi, lottiamo insieme per riprenderci il diritto di una vita serena e felice.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

domenica 22 febbraio 2026

Nunch a semm chì cun ti

 


Prendo spunto da un pensiero che il Carnevale ha ispirato a Marcello Veneziani.
Chiedendosi che reazione, sentimento, percezione, abbia, in questo momento, un cittadino riguardo chi ricopre incarichi pubblici, la risposta è unica.
La gente, più o meno consciamente, capisce di stare assistendo ad una recita, ad una simulazione, fatta di atti come al teatro, di un gergo come in un clan, di pose come al cinema.
Ci dice Veneziani: "Ciascuno recita una parte, dice le cose prevedibili e scontate conformi al suo ruolo, mai sorprende dicendo qualcosa di diverso dal cliché e dalla maschera che indossa. E il Carnevale che ora sopraggiunge è il momento adatto per denunciare questo teatrino permanente di maschere".
Ormai la verità è un dettaglio futile, la storia, gli ideali, il concetto vengono falsati, gli attori della commedia recitano imperterriti la loro parte, si dicono certe cose e se ne omettono delle altre perché così conviene. 
Ormai assuefatti dal ruolo, recitano tutti, i leaders politici e la loro manovalanza, gli opinionisti e i "giornalari", financo prelati e chi dovrebbe mantenere un integrità mentale per lavoro e moralità.
Ci dice Veneziani: "Chiunque salga su un palcoscenico, cioè chiunque parli oltre l’ambito strettamente privato, deve assumere una postura, una movenza, un linguaggio che non corrispondono a ciò che realmente è, pensa o vuole, ma a ciò che è richiesto in quel momento nella sua posizione". 
Ormai più nessuno tra loro esprime la propria idea, la propria opinione, il proprio credo, stanno semplicemente attenti a non urtare le suscettibilità protette, a non toccare qualche punto delicato, a non rischiare che venga strappato il contratto teatrale.
Ci dice Veneziani: "Una tesi sposata ieri viene capovolta oggi perché ora la sostiene il tuo avversario, in una spregiudicata guerra di posizioni. L’identità, l’eredità e la propria storia vengono velocemente accantonate, abiurate o capovolte, perché è più utile così". 
Davanti ai temi del momento giustizia e separazioni delle carriere,  fascismo e antisemitismo, alleanze e tensioni internazionali, sicurezza e famiglia un giorno ci mostrano il viso l'altro il deretano. 
Ci dice Veneziani: " Non c’è dichiarazione politica che abbia qualche attinenza con l’identità, la verità storica e l’autenticità delle passioni e delle convinzioni; tutto è ridotto a tattica e risultati, necessità di compiacere anche a costo di nascondere e perseguire finalità pratiche".
Ci dicono che questo teatrino sia gratis, in realtà ogni giorno, in ogni azione quotidiana ne paghiamo il prezzo, inoltre ormai sono conclamate la diffidenza diffusa e la sfiducia generale. 
Come ci racconta Veneziani la conseguenza di tutto ciò si tramuta nell’astensione dal voto, nella disaffezione verso le istituzioni, nel crollo di credibilità delle classi dirigenti, politici, governanti, magistrati, vescovi, comunicatori.
Lui chiede agli attori di chiudere il sipario per evitare la diserzione totale, io vi dico che c'è gente che non recita, onesta, desiderosa di rimettere in piedi il mondo, con onestà si, ma anche con l'orgoglio del proprio territorio e delle proprie identità.
Patto per il Nord non recita nel teatrino, il Patto opera nelle piazze, nei mercati, in ogni luogo dove c'è la gente, parlando, ascoltando, sorridendo, perché un futuro ancora c'è e lo vogliamo costruire insieme a te.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


domenica 15 febbraio 2026

SARA' NAVIGARD LA PROSSIMA FRONTIERA DELLA PRIVACY?

 



Una delle prossime novità, che entreranno nella nostra vita,  si chiama comunemente Navigard.

Ci dicono che il sistema, nato per sostituire e superare i limiti del Tutor, unisce innovazione tecnologica e sicurezza, offrendo un monitoraggio accurato e capillare della rete. Sviluppato da Autostrade per l’Italia in collaborazione con la Polizia di Stato, il dispositivo integra radar, telecamere, sensori e server per monitorare in tempo reale il traffico e rilevare le violazioni del codice della strada.

Il funzionamento di Navigard è dovuto al concorso e alla sinergia tra vari dispositivi.

Radar e videocamere: misurano velocità media e istantanea dei veicoli

Sensori nel manto stradale: permettono di pesare i mezzi pesanti in tempo reale

Intelligenza artificiale: individua ostacoli, veicoli contromano e comportamenti irregolari

Server periferici e centrali: raccolgono e analizzano i dati, coordinando le informazioni in tutta la rete autostradale

Si tratta dunque di un vero e proprio ecosistema tecnologico che dialoga con varchi elettronici, telecamere di sorveglianza e centrali operative, questo significa che i dati raccolti non restano isolati, ma sono integrati in un sistema di monitoraggio continuo del traffico (ops).

Ci dicono da Autostrade che il Navigard risponde a diverse esigenze.

Controllo della velocità media e istantanea dei veicoli

Monitoraggio del rispetto delle corsie e dei limiti di massa per i mezzi pesanti

Rilevazioni di veicoli contromano e ostacoli sulle carreggiate

Verifica del rispetto dei percorsi e dei limiti di velocità dei mezzi pesanti

Supporto alla Polizia Stradale nella gestione del traffico

Riduzione dei tempi di intervento delle pattuglie

Navigard è stato sviluppato da Autostrade per l'Italia (ASPI) in collaborazione con la Polizia di Stato.

Ufficialmente non è previsto un costo diretto per gli automobilisti per l'installazione o il funzionamento del sistema, tuttavia, il sistema è progettato per aumentare l'efficacia delle sanzioni (velocità, cinture, uso cellulare), quindi il "costo" per l'utente deriva dalle multe in caso di infrazione del Codice della Strada.

Ci dicono che il sistema non sostituisce semplicemente i tutor, ma rappresenta un'evoluzione capace di rilevare in tempo reale non solo la velocità, ma anche il mancato uso delle cinture di sicurezza e l'uso del cellulare alla guida, oltre a monitorare il traffico pesante.

Quindi la domanda viene spontanea, se viene rilevato il mancato uso delle cinture e l'utilizzo improprio del cellulare quante altre cose possono essere "spiate" all'interno dei nostri abitacoli ed all'interno dei nostri dati mobili visto il monitoraggio tecnologico?

La capacità del sistema di tracciare in modo dettagliato i percorsi e i comportamenti dei veicoli solleva dubbi sulla gestione dei dati personali e sul livello di sorveglianza sulla vita privata degli automobilisti, tra l'altro da parte di un azienda in parte privata; di conseguenza esiste ( se volete, il remoto) il rischio di essere in "sottocontrollo" continuo da parte dello Stato e il rischio che i nostri dati personali siano a disposizione di database di un azienda privata, con tutti i rischi che conseguono.

Il tutto corredato dal rischio dei "Falsi Positivi". L'uso dell'intelligenza artificiale per l'analisi automatica delle infrazioni potrebbe portare a errori di interpretazione, costringendo gli automobilisti a ricorsi contro multe potenzialmente errate. Un problema poi difficile da gestire che ricade sempre sulle tasche dei cittadini e raramente su quelle delle istituzioni.

Rischiando pure di essere considerati populisti e/o visionari vediamo di alzare la soglia dell'attenzione, perché in nome di una sicurezza, tra l'altro molto latitante, ci stanno abituando ad essere monitorati.

Già nel lontano 1948 George Orwell immaginava un Grande Fratello, il Partito controllava ogni aspetto della vita privata e pubblica attraverso i "teleschermi" (dispositivi di sorveglianza bidirezionale) e la Psicopolizia, alla fine il protagonista passa dal ruolo di oppositore a quello di chi non solo obbedisce, ma "ama il Grande Fratello".

Quindi in campana gente, anche perché in città gli farà compagnia il suo fratello gemello SafeDrive.

Giorgio Bargna

venerdì 13 febbraio 2026

LO SCEMPIO DELL'ECOSISTEMA POLITICO


Partendo da un pensiero di un seguace di Gregory Bateson facciamo una riflessione legata all'ecosistema che possiamo poi tramutare in un pensiero dai tratti politici.
Oggi possiamo osservare la presenza contestatrice sul web di molte categorie: ambientalisti, animalisti, vegetariani, salutisti, attivisti vari, ecologisti, vegani, biocentrici, ecosistemici, ecomarxisti, anticiviltà, animisti, anti-industrialisti, movimenti giovanili per il clima, quelli della decrescita più o meno felice, alcuni seguaci delle filosofie native, i seguaci del “cancrismo” (pensano che la nostra specie sia un cancro del Pianeta, cioè un errore dell’evoluzione).
Movimenti spontanei che spesso non hanno nulla che li colleghi, tranne il comune pensiero che il mondo non vada avanti nel modo giusto, micropianeti contestatori che fanno bene all'anima ma resteranno confinati sul web.
Al contrario degli “attivisti politici” e degli opinionisti della TV di regime, i quali di antisistema non hanno nulla, loro avranno spazio solo sulla rete e qualche rivista "specializzata".
Ma a parte questo noi contestatori, mi ci metto anche io, non siamo ancora un numero molto elevato e quindi non siamo in grado di incidere sui comportamenti collettivi, frenati anche da un diffuso egoismo collettivo.
Se è vero che l'unico collante può essere  l’idea che occorre abbandonare la competizione economica, la globalizzazione, la crescita, il mercato e i consumi, sull'altro fronte i “politici” non hanno nessuna intenzione di modificare il "sistema", si limitano a qualche accorgimento di facciata, con qualche verniciata green e sbandierando il tutto con l’assurdità contradditoria dello sviluppo sostenibile. 
Sono d'accordo con  il seguace di Bateson su un aspetto, la terra è questa da migliaia di anni, l'essere umano no, è aumentato a dismisura e chiunque, anche senza una base scientifica, può capire questo pianeta fatica a supportare e sopportare l’esistenza permanente di un Primate di 70 Kg, che oltre tutto pretende di porsi al vertice della catena alimentare, nel numero di 8 miliardi e che non è intenzionato a fermare la propria crescita. L'esempio ci arriva dal mondo animale, c’è un’aquila ogni mille marmotte, c’è un leone ogni mille gazzelle, quando, in quella valle nordica, ci sono troppi lemmings, iniziano a correre verso il mare, dove annegano. Solo il 20% torna indietro, e sono ancora là…ma così quella valle-ecosistema si salva e l’equilibrio si ristabilisce.
Chiudiamo questa parte con un pensiero di Gregory Bateson: “La carenza di saggezza sistemica è sempre punita”.

Parlavamo di riportare il discorso a livello politico.
Un po' come il pianeta Terra il planisfero politico italiano (parliamo di livello nazionale) è stato ed è sovraffollato, In 17 tornate elettorali dal 1948 si sono presentati alle elezioni 380 partiti diversi, producendo un totale di 558 simboli, con una media di 32 partiti per ogni elezione, alcuni dei quali magari sopravvivono ancora economicamente grazie a media basse accompagnate da grandi escamotage .
Nonostante questo alto numero di sigle, la partecipazione attiva a comizi e cortei è calata negli ultimi vent'anni. 
Nel 2024, hanno partecipato ad un comizio o a un corteo rispettivamente il 2,5 e il 3,3% dei cittadini di 14 anni e più a fronte del 5,7 e del 6,8% del 2003. 
Al contrario, c'è un aumento della partecipazione politica tramite siti web o social media, con oltre 10,5 milioni di cittadini coinvolti nel 2024.
Oltre 10 milioni e mezzo di cittadini hanno espresso opinioni su temi sociali o politici attraverso siti web o social media, erano meno di sei milioni e mezzo nel 2014. Si tratta di una persona ogni quattro utenti di Internet.

Aldilà di questi dati chi ha partecipato allo scenario politico ha occupato ogni spazio possibile andando poi a inventarsi spesso e volentieri spazi dove inserire trombati ed amici, spesso persone con poche capacità  e conoscenze, altre volte sorte di prestanome asserviti.
Un overdose di movimenti, burocrazie, rallentamenti, "connivenze", incapacità, che oltre a mutare l'ecosistema politico ha allontanato i cittadini dalla politica, non sempre involontariamente.
Anche qui prima che l'ecosistema imploda bisogna intervenire,
Oggi va fermato a tempo indeterminato questo scempio e va introdotto un nuovo format di bipolarismo: il futuro sostenibile che si contrappone al vecchio, che non arretra ma anzi continua ad avanzare ignorando ogni giorno di più non solo i cittadini ma anche gli enti locali.

Patto per il Nord è nato proprio per questo motivo, fermare lo scempio e ridare importanza ai cittadini ed ai territori, salvaguardare il sistema ecologico così come le fasce deboli della società, rimettere ordine alla sicurezza fisica ed economica.  
Si tratta di un lavoro immenso, che richiede sforzi e tempi, per questo ogni giorno vi invito ad incontrarci e ad aderire a questo progetto, l'unico e ultimo baluardo eretto in resistenza alla partitocrazia ed alla burocrazia.

Giorgio Bargna


 

domenica 8 febbraio 2026

DIALETTO: SCRIGNO DI COMUNITA' E CULTURA

 


Un ennesima volta partiamo da un dato ISTAT.

Aumenta l’uso dell’italiano e delle lingue straniere. Sempre meno utilizzato il dialetto
In quasi quarant’anni in Italia l’uso esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia si è ridotto di oltre due terzi, dal 32% nel 1988 al 9,6% nel 2024.

Nel 2024 quasi una persona su due (48,4%) parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali, in crescita rispetto al 40,6% del 2015.
I livelli di conoscenza delle lingue straniere restano comunque bassi: oltre la metà della popolazione (56,2%) dichiara un livello al massimo sufficiente della lingua straniera che conosce meglio. L’inglese si conferma la lingua straniera più diffusa (58,6%), seguita dal francese (33,7%) e dallo spagnolo (16,9%).
L’uso esclusivo del dialetto è molto limitato e relegato alla cerchia familiare e amicale. 
Poco più di una persona su 10 (11,2%) utilizza solo o prevalentemente il dialetto in almeno un ambito relazionale: il 9,6% in famiglia, l’8% con gli amici e il 2,6% con gli estranei. Molto contenuta la quota di chi parla solo o prevalentemente dialetto in tutti gli ambiti relazionali (2,3%).
Per dinamiche ovvie aumenta all'interno dei nuclei famigliari l'utilizzo di lingue straniere.

Fino qui i dati.

Sicuramente il calo dell'utilizzo dei dialetti trova causa nell'italianizzazione, nella scolarizzazione, nelle migrazioni interne e nell'influenza dei media. Il dialetto viene oggi meno utilizzato come lingua esclusiva, ma vedremo, solo in alcune aree geografiche, venendo spesso sostituito dall'italiano o da forme miste, specialmente tra i giovani. 

La diffusione dell'istruzione obbligatoria e l'uso dell'italiano standard nei media, così come lo spostamento verso le città industriali e le operazioni burocratiche, hanno reso la lingua nazionale il mezzo di comunicazione primario, relegando il dialetto a un ruolo secondario.

Nei territori del Nord Italia la "rivoluzione industriale moderna", la "Milano da bere" tempo fa hanno associato al parlare in dialetto un basso livello culturale o a una scarsa istruzione. 
Ad esclusione del Veneto, del Trentino - Alto Adige, ormai le regioni dove si utilizza il dialetto si trovano tutte molto sotto la linea del Po; Campania , Basilicata, Calabria e Sicilia registrano l'uso più elevato dei dialetti, alternato solo per necessità alla lingua nazionale.
Nel pieno di un simbolo identitario il sud sponsorizza il dialetto, ne vanta la bellezza e soprattutto lo utilizza.

Il nord, che, va detto, ha subito varie ondate di immigrazioni, considera veramente poco l'utilizzo del dialetto, anche perché ormai raramente esiste chi lo possa tramandare,  il dialetto sta passando da lingua della quotidianità a segno di appartenenza e identità di pochi.

Da qui nasce l'errore. 

Sebbene il mondo cambi a ritmi vertiginosi, ogni territorio ha delle peculiarità importanti, che ne "giustificano l'esistenza".
Il dialetto è un fondamentale pilastro del patrimonio culturale immateriale, custode della storia, delle tradizioni e dell'identità locale di una comunità. 
Si tratta di un sistema espressivo ricco e vario che collega il passato al presente, rafforzando il legame col territorio e la memoria collettiva. 
Il dialetto rappresenta il "DNA" delle origini, preservando modi di dire, proverbi e usi locali che descrivono un vissuto unico.
E' nell'utilizzo del dialetto che esprimiamo sfumature emozionali e una precisione lessicale per concetti legati alla quotidianità che la lingua standard spesso non possiede, rendendo la comunicazione più autentica.

Molte volte nel passato si è detto "padroni a casa nostra". 
Ma padroni di cosa se l'identità e la cultura vengono disintegrate?
Il primo baluardo è una forte identità, anche e soprattutto in un era basata sul multiculturalismo.

Il concetto del multiculturalismo è un approccio politico e sociologico che promuove la convivenza rispettosa di diverse culture all'interno di una stessa società, garantendo il diritto alle minoranze di mantenere la propria identità.

Ma la domanda che oggi dobbiamo porci è: chi è la minoranza?
Se l'immigrazione interna del dopoguerra  ha dato inizio allo smembramento di un identità, quella attuale la sta polverizzando, quindi, in realtà, la cultura autoctona, pian piano, diventa minoranza, realtà da difendere.
Da difendere non tanto per un fattore etnico, quanto per un fattore culturale ed anche socioeconomico.
Le aree territoriali vanno difese in identità ed economia dagli attacchi economici internazionali.

La risorsa che rimane a disposizione sta nella tradizione da rispolverare, nel promuovere il dialetto a 360°, non solo come lingua in se stessa ma anche quale raccoglitore di usanze e proverbi.
Corsi per adulti, eventi specifici, inserimento nelle scuole dello studio dei dialetti dovrebbero essere automatici se non d'obbligo.

Il dialetto sarà sempre un "scrigno" che conserva la storia, gli usi e i valori di una specifica comunità territoriale. Rappresenta un forte collante sociale e un modo per sentirsi parte di una cultura locale, anche in un mondo globalizzato. Utile anche per l'integrazione, chi viene da mondi poveri non ha paura dei dialetti. Parlare un dialetto accanto ad una lingua ufficiale è una forma di bilinguismo. Questo stimola il cervello, migliorando la flessibilità mentale e aiutando a contrastare il declino cognitivo.

Detto questo, affianco ad altri obbiettivi per il territorio, terrò sempre ben presente l' obbiettivo della salvaguardia culturale locale.

Giorgio Bargna