martedì 3 febbraio 2026

FEDERALISMO PRAGMATICO

 



Abbiamo parlato su queste pagine spesso e volentieri di federalismo, sotto varie forme, tutte classiche.

Oggi il buon Mario Draghi ci offre la sponda per parlare di un federalismo meno geografico e più utile alla comunità, il federalismo pragmatico.

Se chiediamo all' intelligenza artificiale cos'è essa ci risponde che il federalismo pragmatico è un approccio che privilegia l'integrazione basata su necessità concrete e obiettivi comuni, anziché su visioni ideologiche o riforme istituzionali globali. 

A grandi livelli come esempi possiamo portare l'euro o gli accordi degli anni cinquanta su carbone e acciaio.

Noi vogliamo decisamente più bassi ma non per questo meno pragmatici.

Noi vogliamo immaginare il federalismo pragmatico come trait d'union tra un movimento politico costruttivo che nasce dal basso, qual è Patto per il Nord, e i cittadini, il tessuto sociale, le associazioni, i comitati spontanei e, perché no, le liste civiche pure, non contaminate dalla politica "tradizionale".

Il tutto per portare benessere sui territori, per rendere la vita di tutti noi più sostenibile, per creare una vita quotidiana molto meno affannata ed un futuro sereno per i nostri figli e nipoti.

Noi siamo disponibili ad ogni genere di confronto e collaborazione con ogni tipo di "attore" citato, ora tocca a voi darci fiducia, capire che noi non siamo il solito partito che punta ai soldi ed al potere.

Tra noi non esiste un parassita, tutti abbiamo un lavoro e dedichiamo il nostro tempo libero a questo progetto di benessere collettivo.

Dateci fiducia ed insieme portiamo in essere il vero federalismo pragmatico.

Giorgio Bargna 

Patto per il Nord 

Como 


lunedì 2 febbraio 2026

Pedaggio sulla “Milano – Meda”, una tassa a danno di pendolari ed imprese

 


Lo scorso sabato 31 Gennaio Patto per il Nord ha organizzato un presidio presso la parte iniziale in Milano della Superstrada "Milano - Meda".

La Milano-Meda (SP ex SS 35) è una superstrada gratuita, ma è previsto che prossimamente diventi a pagamento integrandosi nella Pedemontana Lombarda (tratta B2), tra Lentate sul Seveso e Cesano Maderno. 

Il pedaggio per i circa 13 km, calcolato andata e ritorno, ammonterà a 9 euro giornalieri per i pendolari e per le aziende che usufruiscono della tratta, nel primo caso sarà una sorta di decurtazione dello stipendio, nel secondo porterà ad un aumento delle merci trasportate; soprattutto a livello locale metterà in difficoltà molti fornitori e molte piccole aziende che creano il tessuto economico locale. 

La tratta oggi non prevede pedaggi, ma è in corso di riqualificazione per connettersi alla Pedemontana.

Questi lavori tra le altre cose prevedono modifiche su terreni che anni fa furono contaminati dalla diossina di Seveso; tredici km di terza corsia non serviranno ad altro che a spostare l'imbuto del traffico qualche km più avanti.

Questo pedaggio sposterà ovviamente molte auto e camion dalla superstrada al traffico locale, con ovvio aumento del traffico in paesi e cittadine che già subiscono problemi con i passaggi a livello di Trenord e ovviamente con un impatto ambientale enorme.

Non esiste una logica in questa scelta se non quella economica a favore di chi incasserà i  pedaggi quando basterebbe l’1,5% del residuo fiscale lombardo per mantenere la gratuità della strada.

Siamo di fronte al paradosso di una strada statale pubblica trasformata in autostrada, sostanzialmente una nuova tassa introdotta a danno di cittadini, pendolari ed aziende.

Patto per il Nord ha fatto sentire la propria voce politica, così come hanno fatto, in realtà, le amministrazioni locali della zona, ma la voce che manca è quella di chi utilizza questa strada più o meno frequentemente.

Unitevi in comitati, fate sentire la vostra voce, difendete i vostri stipendi, che la voce non sia solo politica, ma che sia anche dei cittadini.

Noi se occorre vi daremo supporto, ma gli attori in questo caso dovete essere voi.


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale 

Patto per il Nord  Como

domenica 1 febbraio 2026

CONTRATTI COLLETTIVI E STIPENDI

 




 E' di questi giorni il dibattito aperto sulla norma "Salva-Imprenditori"

1 - Vediamo di cosa si tratta
2 - Vediamo cos'è un contratto di lavoro collettivo
3 - Vediamo alcuni "difetti di forma"
4 -  Parliamo di stipendi
5 - Parliamo di "sopravvivenza" 

Nel dibattito politico attuale  il termine detto "Salva-Imprenditori" è associato a una disposizione inserita nel Decreto PNRR. 
Questa norma mira a tutelare gli imprenditori nei casi in cui un giudice accerti che i salari pagati siano inferiori alla soglia di dignità prevista dalla Costituzione (Art. 36). 
Di fatto impedisce che, in caso di condanna per sottosalario, l'imprenditore debba corrispondere tutti gli arretrati maturati negli anni passati, limitando l'obbligo di adeguamento salariale solo per il futuro.
I sindacati definiscono questa misura un "attacco ai diritti dei lavoratori", sostenendo che possa incentivare il dumping salariale e indebolire la contrattazione collettiva. 

Il Contratto Collettivo di Lavoro è un accordo stipulato tra organizzazioni di datori di lavoro e sindacati dei lavoratori, che stabilisce le condizioni economiche e normative minime (salario, orario, ferie, malattia) per i rapporti di lavoro in uno specifico settore (es. Commercio, Metalmeccanico, Pubblico Impiego). Definisce regole uniformi per tutti i lavoratori di quella categoria, includendo aspetti normativi (orario, ferie) e obbligatori (relazioni tra le parti).  
Viene stipulato tra associazioni datoriali (es. Confindustria) e sindacati (es. CGIL, CISL, UIL), con l'ARAN per il pubblico impiego.
Stabilisce condizioni uniformi e obbligatorie, fungendo da base per i contratti individuali, e disciplina le relazioni industriali. Solitamente ha una durata limitata (spesso 3-4 anni), con parti normative e retributive con scadenze diverse. Si colloca sotto la Costituzione e le leggi speciali, ma sopra il contratto individuale di lavoro.

Esistono però anche dei CCNL stretti con piccoli sindacati o sigle minori.
Si tratta di un contratto collettivo nazionale che, pur rispettando i requisiti formali, spesso presenta tutele inferiori rispetto a quelli sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. In Italia esiste una "giungla" di contratti, talvolta definiti "pirata", che possono portare a una minore tutela normativa ed economica. 

Si tratta sostanzialmente di "Contratti Pirata".
Spesso tali accordi sono stipulati per offrire condizioni economiche o normative al ribasso, meno onerose per le aziende, a scapito dei diritti dei lavoratori. 
Le aziende non iscritte ad associazioni datoriali hanno libertà di scelta, ma possono optare per questi contratti per ridurre i costi.
I sindacati che non firmano i contratti principali (a causa della scarsa rappresentatività) possono comunque stipularne di propri, ma la validità e la forza contrattuale sono ridotte, ed esclude tali sindacati da trattative di secondo livello.
E' chiaro che questo genere di contrattazione favorisce imprenditori piuttosto "spediti" che resteranno tutelati dalla norma in questione.
E' altrettanto chiaro che i dipendenti sottoposti a questi contratti ci perdono sia economicamente che sotto l'aspetto della sicurezza sul lavoro.

A proposito di soldi, parliamo un po' di stipendi.
In generale, gli stipendi in Italia non sono considerati adeguati al costo della vita e sono tra i più bassi dell'OCSE, con una sostanziale stagnazione negli ultimi 30 anni, contrariamente al trend europeo. 
Il potere d'acquisto è in calo, con salari reali ridotti dell'8,8% rispetto al 2021, una vasta maggioranza dei lavoratori (78%) è insoddisfatta delle proprie retribuzioni. 
L'Italia è al 22° posto su 34 Paesi OCSE per salari medi annui. Nel periodo 1990-2020, è l'unico Paese europeo in cui i salari sono diminuiti (-2,9%), mentre altrove crescevano. L'aumento del costo della vita ha eroso il valore reale delle retribuzioni. Anche a fronte di un aumento nominale, il potere d'acquisto effettivo è diminuito, specialmente dopo il 2021.
I fattori strutturali includono la bassa produttività, contratti collettivi spesso non rinnovati e una diffusione di lavori a basso salario e qui torniamo ai "Contratti Pirata" stipulati spesso nelle Regioni Fragili, esiste una forte disparità interna (La Calabria, con Vibo Valentia, presenta percentuali elevate, mentre Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta sono le zone più virtuose. ), con stipendi molto più bassi al Sud (circa 17.898 euro nelle Isole) rispetto al Nord Ovest (28.852 euro) dovuta anche a questo.

Ma attenzioni alle cifre.
Nel 2025, uno stipendio considerato “buono” in Italia si colloca tra i 35.000 € e i 45.000 € lordi annui, diciamo a spanne 2.000 € netti al mese.
2.000 €  al mese (netti) possono essere considerati uno stipendio decente/sufficiente in Italia, ma la sua qualità varia molto: è buono per vivere dignitosamente da soli e risparmiare un po', ma può essere insufficiente per una famiglia o per chi vive in Città e Regioni costose come Milano e Lombardia, dove appena si coprono le spese essenziali e c'è poco per imprevisti o grandi progetti di vita, soprattutto con l'aumento dell'inflazione.

Rientra qui il discorso delle gabbie salariali che abbiamo già toccato qui  e qui quindi non vi tedio anche se vi invito a leggere gli articoli.

La sostanza finale è che non ci si può più affidare ai sindacati (piccoli o grandi che siano) per salvaguardare il portafogli, oggi bisogna votarsi a chi vuole il vero cambiamento, votarsi al Sindacato del Nord, alla nuova Classe Politica del Nord (a cui siete invitati ad aderire).

Patto per il Nord sta lottando per i territori, per una vita dignitosa, per una sanità garantita a tutti, per delle infrastrutture decorose.

Unitevi a noi e rivoltiamo il calzino.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord Como

mercoledì 28 gennaio 2026

Rivoluzione Politica: Riscoprire il Nord

 


Come sempre introduciamo l'argomento, poi qualche considerazione e  la sintesi finale.

Se parliamo di bipolarismo politico raccontiamo di  un sistema strutturato attorno a due poli o coalizioni principali che si contendono il governo, alternandosi al potere. 
Questo sistema favorisce stabilità e accountability (in termini poveri responsabilità e trasparenza), contrapponendosi al multipartitismo, che si descrive frammentato. 
La riforma elettorale del '93 fu il trucco inventato per far credere agli italiani che in Italia fosse stato introdotto un sistema bipolare maggioritario, in seguito il "Porcellum" ed il "Rosatellum" hanno contribuito a far credere che in Italia il sistema politico fosse stabile.
In realtà, al contrario di quanto accade nei sistemi anglosassoni, si è vista semplicemente la nascita di poli politici basati su larghe intese, più opportunistiche che fondate su basi politiche, ancora oggi, come da anni, all'interno delle coalizioni vediamo discrepanze su ogni genere di tema, in modo ancor più marcato se internazionale.
Resta di stucco …. è un Barbatrucco!!!

In realtà in Italia è soltanto durante la Prima Repubblica che viviamo un vero bipolarismo, quello che Sartori definì "pluralismo polarizzato". 
Storicamente la DC aggregava attorno a se una serie di partiti di contorno al governo di città, regioni e Stato e in contrapposizione trovavamo  due opposizioni estreme (PCI e MSI).
Poi fu "Tangentopoli", fu l'inchiesta "Mani pulite" a portare conseguenze politiche di vasta portata, determinando la fine della cosiddetta Prima Repubblica italiana. 
Crollarono i partiti tradizionali, emersero nuove forze politiche, in realtà l'unica veramente nuova fu la "Lega Nord" e si inventò da parte dei "poteri forti" il trucchetto maggioritario.

D'accordo o meno che siate con me, chiudiamo questa analisi sul passato e passiamo al presente.

Oggi il bipolarismo esiste veramente, divide il panorama politico realmente.
Intanto esistono due partiti anticonvenzionali, quello degli astensionisti e quello dei votanti.
Non occorre che vi spieghi io il motivo dell'astensionismo, a mio parere invece la maggior parte dei votanti è coinvolta direttamente o indirettamente nel "Sistema", gli altri votanti, mi perdonino, sono dei beoti (mi perdonino anche gli abitanti della Beozia).
Poi troviamo nello scenario politico chi vuole mantenere vivo "il sistema" e chi lo vuole, se non abbattere, rivoluzionare. 
"Patto per il Nord" vuole modificare lo scenario, creare una nuova classe politica, che nasce dal basso, che vuole ascoltare la gente, coinvolgere la gente, riavvicinare la gente alla politica, ridare fiducia e speranza al paese ed al partito degli astensionisti.

L'astensionista di oggi è chi si è ritrovato, oltre che deluso politicamente, in difficoltà economica, privo della garanzia di servizi essenziali (vedi la sanità pubblica), in balia di burocrazia, mancanza di sicurezza, degrado morale e pratico, perculato da fancazzisti e mantenuti di ogni genere.
La chiamata all'appello è rivolta anche e soprattutto a loro,
Non si chiede a loro semplicemente il voto, si richiede di ricostruire il Nord, ma anche l'Italia intera , insieme a noi, partecipando allo scenario politico, portando nuove idee e nuovi stimoli.

Non esiste più destra e sinistra, non esiste più nessuna contrapposizione puramente politica.
Oggi l'unica contrapposizione è tra chi deve salvarsi le chiappe e chi gliele vuole insidiare.
Solo risolto questo problema possiamo permetterci di essere di destra o sinistra.
Perciò pensionati, lavoratori, professionisti, associazioni, vediamo di ricostruire prima che sia troppo tardi.
Quindi, senza remore, vale per tutti, quello che oltre esser un motto è una necessità: Per il Nord Insieme!!!!

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como





domenica 18 gennaio 2026

DISAGIO GIOVANILE: LA SERENITA' PARTE DALLE CERTEZZE E DALLA PRESENZA

 



Parto un concetto stringato e lapidario.

Se da bambino mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo il poliziotto o il pompiere, oggi ti rispondono l'influencer, nel migliore dei casi il programmatore informatico.

Ora, malgrado chi scrive, pur nel rispetto della legge, è sempre stato un ribelle, potrebbe sembrare strano che, parlando di alcune situazioni, ormai conclamate, io affermi che tutto parta anche dalla mancanza di riconoscimento delle autorità, dalla loro svalutazione, dallo snobbarle e sminuirne il valore.

Facendo qualsiasi ricerca internet, ascoltando e leggendo i media, se chiedessimo a chi tocca la responsabilità di educare i giovani, la risposta sarebbe che è una responsabilità condivisa che coinvolge primariamente i genitori, ma anche la scuola, la comunità e i professionisti dell'educazione (pedagogisti, educatori professionali), creando una fondamentale alleanza educativa tra famiglia e istituzioni per la crescita integrale dei ragazzi. 

Perfetto, ma la domanda è: quanto i genitori riconoscono oggi il valore della scuola e di chi ci lavora ed il valore di tutte le altre categorie elencate (lavori che hanno trovato espansione negli ultimi decenni, quasi sconosciuti fino alla soglia del 2000)?

Quanti genitori insegnano ai figli che esiste l'autorità?

L'autorità non è solo quella costituita, è anche quella che affronti ogni giorno della vita al lavoro, a scuola, nelle associazioni ed in ogni forma di rapporto sociale, si ogni rapporto sociale, perché la prima forma di autorità si chiama rispetto.

Ci viene detto spesso che le cause del malessere giovanile sono complesse e multifattoriali, che includono pressioni sociali e accademiche (ansia da prestazione, incertezza per il futuro), dinamiche familiari (mancanza di supporto, conflitti, assenza genitoriale), fattori individuali (bassa autostima, problemi di salute mentale preesistenti) e l'impatto dei media e della tecnologia (social media, cyberbullismo, isolamento).

Ma chiediamoci, chi tra noi non più esattamente giovani non ha dovuto affrontare l'incertezza del futuro o affrontare delle prove?

Chi tra noi non ha conosciuto, direttamente o indirettamente, famiglie in conflitto interno?

Posso invece essere d'accordo in parte con un assenza famigliare, oggi che la "famiglia gerarchica" che comprendeva nonni, zii e parenti non è più applicabile, ma anche io lavoro, faccio politica eppure trovo il tempo di insegnare a mio figlio ciò che mio padre mi ha lasciato in eredità.

Posso essere anche d'accordo sul fattore tecnologico, ma questo va in concausa con l'abbandono genitoriale, che nasce e si coltiva nel primo decennio di vita, mio padre dopo 10 ore di lavoro la serata la passava comunque in mia compagnia, mi spiegava lui quello che veniva trasmesso in TV (insieme alla radio, unico mezzo a disposizione ai tempi), quello che io non capivo e mi insegnava la distinzione tra il giusto e lo sbagliato.

Mi insegnava che la vita non è perfetta, che le guerre e la violenza esistono, che nella vita avrei incontrato delle difficoltà da affrontare, in ogni fase di essa. Me l'ha insegnato anche dandomi consigli, che io ero libero di accettare o meno, ma lo sentivo vicino. 

Oggi la mia impressione è che si cerchi di nascondere ai figli che la vita non è un isola dorata, che ci sono delle responsabilità da assumere, che nella vita ci sono gerarchie e autorità le quali rendono possibile il vivere comune.

Ecco, se non insegni che la vita è dura, se non insegni fin da piccolo a tuo figlio che il maestro è si un autorità, ma un autorità a sua disposizione, se gli dici che è un cretino, se lo insulti, se lo porti davanti a un tribunale perché l'ha bocciato, lo abbandoni al caos, non ha le basi per una vita sociale normale.

Dopo non ti devi stupire se tuo figlio, e tutti i ragazzi, "improvvisamente", maturano aggressività, irritabilità, ansia e depressione, che di riflesso gli portano delle difficoltà scolastiche, dei disturbi alimentari, dell'autolesionismo.

Se non gli fai sentire la tua vicinanza non devi stupirti se cade nell'isolamento sociale, se vive problemi relazionali che portano a dipendenze forti quali possono essere alcol, droghe, videogiochi.

Certo la droga c'era anche decenni fa, l'alcol, più facile da raggiungere, e forse ancora più pericoloso, è fenomeno recente, casalingo.

Il videogioco, al contrario del "girogirotondo", insegna, spesso, prevaricazione e violenza, minando la capacità di capire dove finisce la finzione e dove inizia la realtà.

L'escalation degli atti di violenza giovanile odierna include forme fisiche (risse, aggressioni), psicologiche (bullismo, mobbing, insulti), verbali e sessuali (molestie), fino al vandalismo e atti online come il revenge porn, spesso guidati da ricerca di riconoscimento, frustrazione e influenzati da social media e contesto familiare/sociale. 

Alla fine di questo lungo giro la mia sentenza, no, la mia esortazione è: torniamo a fare i genitori, torniamo a dire che la vita è una cosa bella anche se difficoltosa, torniamo a dire che il rispetto delle persone e delle regole sociali sono il pane della vita, scopriremo che avremo dei figli molto più sicuri di se stessi e pronti a vivere più serenamente  i rapporti sociali e le difficoltà della vita.

Diamo a loro delle persone di riferimento, loro ci sapranno interloquire.

Grazie per la pazienza,

Giorgio Bargna


sabato 17 gennaio 2026

CONVOGLI IMPAZZITI


L'immagine che accompagna questo mio pensiero e le espressioni di Jonny Crosio sono due sassi lanciati contro le finestre, soprattutto, di chi viaggia in treno ma anche contro quelle di chi subisce ogni genere di disservizio.

Il primo sasso è non pagate il biglietto.

Allo stolto può sembrare una boutade, la solita frase ad effetto; non la vedo così, provate ad immaginare che solo il 25% dei pendolari che raggiungono Milano in treno (farebbe 100.000 persone) il 1 Febbraio non pagassero l'abbonamento. 
Tracollo economico non solo per le ferrovie, impossibilità di multarli tutti, ma soprattutto un messaggio chiaro alle istituzioni e a chi gestisce il traffico ferroviario.

Il secondo, fragoroso, sasso parla di disobbedienza civile.
L'ha predicata il mio maestro Miglio ai Padani, i quali l'hanno colpevolmente snobbata, l'ha predicata agli indiani il  Mahatma Gandhi, che l'hanno utilizzata per liberarsi dall'oppressione britannica.

Ma non ci sono solo i sassi nella vita.
Noi siamo "Patto per il Nord" e non ci limitiamo a lanciare sassi, agiamo.
Vi assicuro che Jonny Crosio, uno dei massimi conoscitori delle infrastrutture lombarde, sta già lavorando a livello federale per trovare le soluzioni.
Vi assicuro che io, Segretario Provinciale per Como, provincia molto coinvolta nella situazione, in sinergia con la mia più stretta collaboratrice, stiamo già lavorando sul territorio.
Ogni Provincia, tutta la Regione, gli Organi Federali, in sinergia, trarranno una sintesi e vedrete presto le azioni.

Però una cosa va detta, perché è primaria, noi coinvolgeremo tutte le parti in causa, ma esse dovranno rispondere, altrimenti nulla è possibile, praticabile.

Chiusa la parte prettamente politica, facciamo una mia analisi personale della situazione, parleremo di strutture, situazioni, sicurezza e dei dipendenti che lavorano sulla rete ferroviaria.

IL PREAMBOLO
Le problematiche che affliggono il sistema ferroviario, non solo lombardo, ma anche italiano, sono complesse e multifattoriali, radicate in una gestione storicamente carente e in una mancanza di investimenti adeguati in infrastrutture e sicurezza, tutto questo non solo danneggia la reputazione del settore, ma ha ripercussioni dirette sulla vita quotidiana di milioni di cittadini. 
Se altre nazioni sono state in grado di investire in innovazioni e miglioramenti, in Italia assistiamo a un assordante silenzio da parte delle istituzioni. 
Esattamente come in altri settori i fondi non vengo stanziati, finiscono assorbiti dalla spugna che disseta l'apparato politico e le conseguenze si fanno sentire, in modo drammatico, manifestandosi in ritardi, cancellazioni e, tragicamente, in incidenti mortali.
Le dichiarazioni di intenti, le promesse di investimenti e i piani ambiziosi per il futuro non possono sostituire azioni concrete e tempestive.

LE SITUAZIONI
Un dato eclatante, circa 400.000 persone utilizzano treni, metro e Passante ferroviario per entrare a Milano, parliamo essenzialmente di Milano perché è il catalizzatore, su questo tema, per la mia provincia.
Due terzi dei pendolari arrivano da fuori provincia, percorrendo spesso lunghe distanze, mentre un terzo dalla Città Metropolitana. Un'analisi del Politecnico di Milano tra l'altro stima un afflusso totale  di quasi 900.000 pendolari giornalieri. 
I pendolari che raggiungono Milano in treno affrontano problemi comuni quali ritardi e soppressioni frequenti, dovuti a guasti all'infrastruttura (binari, linea elettrica) e problemi di gestione di Trenord, sovraffollamento e cantieri in corso che causano deviazioni o limitazioni, specialmente serali, creando disagi notevoli come viaggi più lunghi o cambi forzati. Questi disservizi si aggiungono ai costi elevati degli abbonamenti e alla frustrazione di alternare treno a auto, con conseguente aumento di traffico e inquinamento.
Chi viaggia in treno verso Milano ogni mattina, ed ogni sera, deve confrontarsi con percentuali elevate di corse in ritardo se non addirittura cancellate.
Guasti alla rete e ai treni, usura degli impianti, problemi ai passaggi a livello e lavori di manutenzione sono cause frequenti di interruzioni, i treni spesso non hanno una composizione completa, risultando troppo corti per il numero di passeggeri, creando disagi e difficoltà nell'accedere ai vagoni e soprattutto a restarci, pressati come sardine, per decine di minuti.
I cantieri ferroviari possono portare a soppressioni serali e deviazioni, prolungando i tempi di viaggio e rendendo difficile rientrare a casa e gli abbonamenti possono essere molto cari, rendendo il trasporto un onere significativo.
La precarietà del servizio rende difficile pianificare gli spostamenti, allungando le giornate e aumentando lo stress, inoltre molti pendolari, nei giorni critici, preferiscono utilizzare l'auto privata, aggravando traffico e inquinamento urbano.

IL DIPENDENTE FERROVIARIO NON E' UN NEMICO
Stando sul mio territorio, spesso, soprattutto a causa degli scioperi, il dipendente Trenord viene visto, da parte di chi utilizza il servizio, come un nemico, magari anche come un fannullone.
Vi invito a una riflessione, chi sciopera quattro volte al mese rinuncia a quattro giorni di stipendio.

Chi, nel personale, lavora con onestà, denuncia  la grave carenza di personale (soprattutto macchinisti), le condizioni di sicurezza precarie, con aggressioni e violenza quotidiane, la mancanza di spazi adeguati nei depositi e una formazione insufficiente, il tutto aggravato da un contratto di servizio inapplicato che non tutela adeguatamente il personale, generando forte malcontento e frequenti scioperi, con richieste sindacali di interventi concreti per tutelare la salute e l'incolumità dei dipendenti oltre quella degli utenti.
Oltre la tutela dei diritti di chi paga il biglietto, se tutti siamo lavoratori solidali,  va richiesta, da parte di tutti, l'attuazione concreta del contratto di servizio, oltre a richiedere investimenti in personale e infrastrutture.
Vecchi dati dell’Inail, che ho potuto leggere, raccontavano che denunce di infortunio mortale sul lavoro erano arrivate nei primi sei mesi del 2023, nonostante il calo del 2,8% rispetto al primo semestre del 2022, a 450.

LA SICUREZZA PERSONALE A LIVELLO DI DELINQUENZA
Nonostante che la sicurezza su treni e stazioni in Lombardia venga considerata una priorità alta, con controlli potenziati, nuove tecnologie (videosorveglianza, bodycam per agenti) e maggiore personale, evidentemente non sufficiente, la guerra quotidiana continua imperterrita. 
I reati più comuni nelle stazioni e sui treni sono i furti, seguiti da spaccio e detenzione di stupefacenti, violenze sessuali; la Polizia Ferroviaria combatte anche i furti di rame dalle infrastrutture, oltre ai reati contro la persona e il patrimonio. 
I furti rappresentano la maggioranza dei reati segnalati nelle stazioni.
La criminalità nelle stazioni e sui treni, specialmente in Lombardia, ha visto aumentare le denunce per furti e violenze, con una media di oltre 16 reati al giorno in alcune aree.
Qui, come in altre decine di situazioni quotidiane, lo Stato latita, non dando le risposte che ogni contribuente meriterebbe di avere.

Noi di Patto per il Nord, interagendo con voi pendolari, con voi Cittadini, vogliamo risolvere questa situazione, in nome del nostro territorio e dei nostri figli.

Per il Nord, Insieme!!!!

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como

domenica 11 gennaio 2026

BILANCIO COMUNALE: Considerazioni, critiche ed un pò di Educazione Civica

 



PREAMBOLO

Parliamo oggi di Bilancio Comunale, per molti, "questo sconosciuto". Portiamo avanti però qualche ragionamento politico prima di entrare nella fase "educazione civica". Il testo sarà molto lungo, ma la parte politica si racchiude nei primi 90 secondi di lettura.

LETTURA POLITICA

Da quello che vi elencherò in seguito possiamo capire una volta di più che esiste un problema legato ai residui fiscali e alle perequazioni, che le regioni autonome funzionano meglio e che l'assistenzialismo è un problema serio, esso unito alla burocrazia è la parte più frenante ed insopportabile del nostro Paese.

Subiamo in Italia un parassitismo politico che si riferisce a un sistema politico-burocratico appesantito ad arte da individui (politici, burocrati) che traggono benefici economici e privilegi a spese delle risorse pubbliche, senza contribuire produttivamente, drenando fondi e risorse che potrebbero essere impiegati per la crescita economica e sociale, creando un peso per il paese e i lavoratori produttivi.

Parliamo di una "casta" politica e burocratica che ostacola lo sviluppo, paragonabile al parassitismo biologico, dove un organismo vive a spese di un altro. 

Stiamo parlando di:

• un eccessiva spesa pubblica per stipendi, pensioni e privilegi di politici e funzionari.

• un sistema burocratico lento e inefficiente, che ostacola l'economia e la vita dei cittadini.

• una classe politica immune da responsabilità e legata a logiche di potere piuttosto che di servizio.

Tutto questo, in simbiosi con un eccessivo assistenzialismo, che ora descriverò, impedisce, soprattutto ai Comuni, la sopravvivenza sostenibile, malgrado, come potrete leggere prima a parole sciolte e poi in una versione che potremmo definire "il bilancio comunale spiegato ad un bambino", non mancherebbero possibilità di situazioni molto più sostenibili.

Dato per scontato che nessun cittadino dovrebbe essere privato di scuole, sicurezza e trasporti, oltre che di misure di sostegno attivo per contrastare la crisi e l'abbandono, gli aiuti passivi non generano crescita sostenibile, anzi, alimentano spopolamento e precarietà lavorativa (anche con stipendi bassi) nonostante incentivi temporanei. 

Oltretutto decenni di assistenzialismo non hanno creato danni solo al resto del Paese, ma soprattutto al Sud; tutti gli aiuti non legati a sviluppo produttivo hanno dipendenza dallo Stato e dalle mafie; i vari incentivi fantasiosi possono creare soltanto occupazione temporanea, ma non risolvere i problemi strutturali; il mondo del lavoro spesso e volentieri è "al nero" e gestito spesso da organizzazioni malavitose e inoltre le zone del Sud, anche loro, si spopolano, perdendo abitanti e forza lavoro qualificata, esattamente come al Nord, seppure per diversi motivi. 

FACCIAMO IN BASE, A QUESTE CONSIDERAZIONI, UN QUADRO GENERALE SUI COMUNI

Un comune riceve fondi da varie fonti (tasse locali, trasferimenti statali/regionali, entrate proprie), da queste fonti si estraggono ad esempio gli stipendi degli amministratori (sindaco, giunta, consiglieri) che variano enormemente in base alla dimensione demografica del comune, con stipendi lordi che vanno da circa 1.600 euro per i piccoli comuni fino a oltre 13.000 euro per le grandi città metropolitane, oltre a gettoni di presenza per i consiglieri, che in realtà sono un inezia paragonati agli sforzi che fa un consigliere comunale responsabile del proprio ruolo. 

Oltre agli stipendi citati, i comuni hanno costi per personale, servizi, manutenzione e opere pubbliche. 

In sintesi, non esiste una cifra unica, ma un complesso flusso di risorse e spese che varia per ogni ente locale, con differenze significative tra un piccolo paese e una grande metropoli.

Stato e Regioni erogano ai Comuni risorse principalmente tramite il Fondo di Solidarietà Comunale (FSC), che nel 2020 era di circa 3,75 miliardi di euro per la perequazione, e fondi specifici per investimenti, come quelli per rigenerazione urbana (circa 3,4 miliardi per 2021-2026) e per il PNRR, con somme variabili che dipendono da leggi di bilancio e decreti, superando complessivamente decine di miliardi di euro ogni anno, con trasferimenti che variano per dimensione del comune e fabbisogno territoriale. 

Principali Flussi di Finanziamento:

Fondo di Solidarietà Comunale (FSC): È il principale strumento di perequazione, che garantisce risorse ai comuni per le funzioni fondamentali, con importi definiti annualmente.

Fondi per Investimenti e Rigenerazione Urbana: Il Ministero dell'Interno gestisce fondi pluriennali (es. 3,4 miliardi per il 2021-2026) destinati a progetti di sviluppo sostenibile e infrastrutturale.

PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): Una quota significativa di fondi europei viene ripartita tra Regioni e Comuni per progetti specifici, con importi elevati (es. milioni per le Regioni, e fondi per i Comuni).

Fondi per Servizi Specifici: Risorse dedicate per settori come l'assistenza agli anziani (Social Card), asili nido, protezione civile, ecc..

Decreti specifici: Il Governo stanzia fondi aggiuntivi per esigenze contingenti o per sostenere i servizi (es. 250 milioni nel 2022). 

Come vengono distribuite le risorse:

Perequazione: Si calcolano i fabbisogni standard di ogni ente locale, tenendo conto di dimensioni e caratteristiche territoriali, per assicurare un livello essenziale di servizi.

Capacità Fiscale: Le risorse sono distribuite tenendo conto della capacità contributiva dei comuni, con trasferimenti maggiori per quelli con minore autonomia fiscale. 

Esempi di Dati (indicativi, variano ogni anno):

I comuni ricevono complessivamente migliaia di milioni di euro, come dimostrano i fondi per il PNRR o quelli per la rigenerazione urbana.

La spesa pubblica locale pro capite media è di circa 2.937 euro, ma varia enormemente tra regioni (es. Valle d'Aosta vs. Puglia). 

In sintesi non esiste un'unica cifra, ma un flusso complesso di miliardi di euro annuali, gestito attraverso fondi perequativi e specifici, che Stato e Regioni trasferiscono ai Comuni per garantire servizi essenziali e investimenti, con una forte variabilità a seconda delle esigenze territoriali e delle normative di bilancio. 

Le regioni italiane che ricevono più fondi statali per i comuni in termini assoluti sono Lazio, Lombardia, Sicilia e Campania, grazie alla loro dimensione e centralità istituzionale, ma se si guarda alla spesa pro capite (per abitante), le regioni a Statuto Speciale come Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, insieme al Lazio, ricevono le somme maggiori, evidenziando un maggior trasferimento di risorse in relazione alla popolazione.

Regioni con maggiori fondi in termini assoluti (2023/2024):

Lazio: Guida la classifica dei fondi statali ricevuti, spesso per la presenza di istituzioni centrali, ricevendo circa 43-44 miliardi di euro.

Lombardia: Si posiziona al secondo posto con circa 34-35 miliardi di euro.

Sicilia: Riceve ingenti risorse, circa 28 miliardi.

Campania: Segue con circa 26 miliardi. 

Regioni con maggiori fondi pro capite:

Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia: Ricevono la spesa statale più alta per abitante, riflettendo le specificità dei loro Statuti Speciali.

Lazio: Anche in termini pro capite si posiziona molto in alto, sopra la media nazionale.

Lombardia e Veneto: Tendono ad avere la spesa statale pro capite più bassa, in quanto regioni più ricche con maggiori entrate proprie. 

Fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza):

Per quanto riguarda i fondi specifici del PNRR, comuni come Palermo, Roma e Venezia sono stati tra i più finanziati, indicando un'allocazione che tiene conto anche di specifici progetti e necessità. 

In sintesi, mentre Nord e Sud ricevono ingenti somme in valore assoluto, le regioni meridionali e quelle a Statuto Speciale tendono a ricevere una quota maggiore di fondi statali rispetto alla loro popolazione, spesso compensando redditi medi più bassi, mentre le regioni più produttive del Nord contribuiscono di più allo Stato.

Il residuo fiscale italiano rappresenta la differenza tra le tasse e le altre entrate che un territorio (spesso una Regione) versa allo Stato centrale e le risorse che riceve indietro sotto forma di spesa pubblica e servizi; un saldo positivo indica che una regione contribuisce più di quanto riceve (es. Lombardia, Veneto), mentre un saldo negativo significa il contrario (es. Sud Italia), generando dibattiti sull'autonomia differenziata e la perequazione tra Nord e Sud. 

Come funziona:

Entrate: Tasse (IRPEF, IVA, IMU), contributi sociali (INPS), interessi, dividendi, profitti reinvestiti, ecc..

Spese: Servizi pubblici erogati dallo Stato (sanità, istruzione, difesa, welfare, investimenti).

Saldo: Entrate - Spese.

Positivo (saldo netto positivo): Il territorio versa più di quanto riceve (es. Lombardia, Veneto), contribuendo al bilancio nazionale.

Negativo (saldo netto negativo): Il territorio riceve più di quanto versa (es. Campania, Sicilia), beneficiando di trasferimenti dal resto del Paese. 

Dati e Implicazioni (esempi):

Nel 2019, la Lombardia aveva un avanzo di circa 56,8 miliardi, mentre regioni del Sud come Campania, Sicilia e Puglia avevano saldi negativi significativi.

Questi squilibri alimentano il dibattito sull'autonomia regionale, con chi sostiene che una maggiore autonomia responsabilizzi le classi dirigenti locali e chi vede nei trasferimenti un meccanismo di solidarietà nazionale necessario per ridurre i divari di reddito. Il calcolo è complesso e dipende da metodologie di attribuzione spaziale delle spese, spesso oggetto di discussione politica, ma sicuramente risulta una nota stonata, l'unica regione a statuto speciale con saldo negativo risulta essere la Sicilia.

ORA LA PARTE DI EDUCAZIONE CIVICA:

Il bilancio del Comune è un documento che ha un grande valore, perché descrive le risorse finanziarie che l’Ente ha a disposizione, indica da dove provengono e come l’Amministrazione comunale decide di impiegarle per il bene della comunità. Leggerlo, permette di essere consapevole di come viene gestita la città e delle scelte compiute, dagli Amministratori comunali.

Il bilancio comunale è un documento programmatico fondamentale che stima le entrate (tributi, trasferimenti) e le spese (personale, servizi, investimenti) previste per l'anno successivo, assicurando il pareggio di bilancio (entrate = spese). Funziona come un piano triennale (annuale + due anni successivi) e, una volta approvato dal Consiglio Comunale entro il 31 dicembre, autorizza la Giunta a impegnare le spese, stabilendo i limiti di spesa e le destinazioni delle risorse, con una chiara distinzione tra parte corrente (gestione ordinaria) e conto capitale (investimenti).  

Cos'è il bilancio di un Comune? 

Il bilancio è il documento contabile più importante del Comune. Con il termine bilancio ci si riferisce comunemente a due documenti che vengono approvati ogni anno: 

1 - Bilancio di previsione

Si tratta di un documento con cui il Comune programma l’attività e i servizi che offrirà ai cittadini nei 3 anni successivi, indicando le fonti di finanziamento a cui attingerà per pagare le spese. 

•specifica le entrate e le spese previste e autorizzate sulla base delle necessità e delle priorità individuate dall’Amministrazione. 

•è triennale per permettere una programmazione di lungo periodo. 

•spese ed entrate previste devono uguagliarsi per raggiungere il pareggio di bilancio, obbligatorio per legge. Dal 2016, pur rispettando il pareggio di bilancio, le pubbliche amministrazioni devono anche osservare ulteriori vincoli di finanza pubblica per garantire il contenimento della spesa. 

•prevede il Fondo crediti di dubbia esigibilità che è un “paracadute” a garanzia degli equilibri, cioè una somma “messa da parte” per coprire i rischi derivanti da entrate già accertate e iscritte a bilancio (crediti) ma di dubbio e/o difficile incasso (ad es. le sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, attività accertativa, ecc.). 

•è approvato entro il 31 dicembre dell’anno prima a quello a cui si riferisce, o entro la data dell’eventuale proroga stabilita con decreto ministeriale. 

•se le previsioni di entrata o di spesa cambiano in seguito a eventi nuovi o imprevedibili, è necessario apportare le variazioni di bilancio (che seguono uno specifico percorso di approvazione). •quando il Consiglio Comunale ha approvato il bilancio, la Giunta Comunale approva il Piano esecutivo di gestione (PEG), con cui affida ai dirigenti dei servizi le risorse finanziarie, strumentali e umane da utilizzare. 

2 - Rendiconto

•è un documento di rendicontazione, quindi “tira le somme” a fine anno per certificare le entrate e le spese effettivamente incassate e sostenute dal Comune. 

•è annuale. 

•viene approvato entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello a cui si riferisce. 

•può presentare un “avanzo”, cioè somme non spese che vengono rinviate all’anno successivo o accantonate, oppure un “disavanzo”, cioè spese che superano le entrate dell’anno.

Come si legge

Nelle aziende pubbliche il bilancio si basa sulle previsioni delle entrate e delle spese che si verificheranno nell’anno. Parlando di entrate e spese, nel bilancio di previsione si distingue tra: 

•competenza: rappresenta il criterio in base al quale l'ente per un determinato anno ha il diritto di accertare le entrate (quindi il diritto di percepirle) o di impegnare le spese (e quindi l'obbligo di pagare). •cassa: rappresenta le entrate e le spese che l'ente effettivamente incassa o paga. In un anno l'ente può incassare entrate e spese di competenza dello stesso anno, ovvero può incassare e pagare somme di competenza di anni precedenti (si parla quindi di residui attivi crediti - e di residui passivi - debiti).

LE ENTRATE

- Entrate correnti: derivano dai titoli 1-2-3 e sono usate per finanziare le spese correnti.-Entrate in conto capitale: entrate da vendita di beni patrimoniali e da trasferimenti in conto capitale; finanziano le spese in conto capitale (principalmente destinate agli investimenti).

-Entrate vincolate: entrate che possono essere utilizzate solo per specifiche finalità, definite per legge o atto amministrativo.

-Residui attivi: entrate accertate ma non incassate: costituiscono un credito dell’Ente. L’analisi delle entrate di un bilancio, cioè delle risorse finanziarie di cui il Comune può disporre, è importante, perché una corretta politica delle entrate migliora la possibilità di raggiungere gli obiettivi che l’Amministrazione propone per il benessere dei cittadini. 

L’entrata di un Comune nasce quando si verifica l’accertamento, cioè quando sono individuati: la persona debitrice verso il Comune, la cifra dovuta, la ragione e la scadenza. 

Le fasi successive sono:

-la riscossione (momento in cui il debitore paga la somma dovuta al tesoriere/Cassiere del Comune o all’Agente della riscossione esterno, per es. nel caso dei tributi);

-il versamento (quando le somme riscosse sono trasferite nelle casse del Comune). 

Le entrate di ogni Comune arrivano da voci differenti; per brevità si può dire che si possono distinguere in due grandi categorie, entrate correnti e entrate in conto capitale e derivano principalmente da:

 •entrate tributarie: tributi locali 

•trasferimenti di altri enti (Stato, Regione, Provincia, ecc.) 

•entrate extra-tributarie: canoni e affitti dei propri immobili, incassi legati ai servizi che fornisce, sanzioni che emette 

•trasferimenti per investimenti. 

Non è detto che tutte le fasi di entrata avvengano nello stesso anno, quindi un’entrata potrebbe essere accertata in un anno, ma il denaro nelle casse comunali (riscossione) potrebbe entrare l’anno successivo, dando luogo ai cosiddetti residui attivi. La voce entrate nel bilancio, quindi, è frutto della somma di alcune sottovoci (che in linguaggio tecnico si chiamano titoli) che compongono la cifra complessiva e che sono a loro volta articolati in successive classificazioni (tipologie, categorie). Capitoli e articoli sono un aspetto puramente gestionale del bilancio e sono specificati nel PEG Piano esecutivo di gestione, con il quale viene affidata ai responsabili dei servizi dell’Ente la dotazione finanziaria, di personale e strumentale necessaria per raggiungere gli obiettivi assegnati. Una parte delle entrate del Comune, per es. le sanzioni per violazione del Codice della strada, sono entrate vincolate, perché possono essere utilizzate solo per specifiche spese individuate da leggi o atti amministrativi.

Classificazione delle entrate

TITOLI

Per esempio: 

1. Entrate correnti di natura tributaria e contributiva 

2. trasferimenti correnti 

3. Entrate extratributarie 

4. Entrate in conto capitale, ecc.

TIPOLOGIE

Per esempio nel titolo “Entrate correnti di natura tributaria e contributiva”, si possono distinguere le tipologie: 

•imposte, tasse e proventi assimilati 

•  tributi diretti 

•fondi perequativi da amministr. centrali

CATEGORIE 

Classificano l’entrata in base all’ oggetto 

Per esempio: nella tipologia “Imposte, tasse e proventi assimilati” possiamo avere le categorie: 

• IMU 

•add.le comunale IRPEF 


CAPITOLI/ARTICOLI

I capitoli sono le unità elementari ai fini della gestione e della rendicontazione e possono essere a loro volta disaggregati su eventuali articoli.

LE SPESE

Le spese Le spese di ogni Amministrazione comunale si dividono principalmente in spese correnti e spese in conto capitale. La spesa nasce quando si costituisce un impegno, cioè quando il Comune individua il soggetto che fornirà la prestazione e ne quantifica la spesa. L’impegno, quindi, è la prima fase del processo di erogazione della spesa. Le successive sono: ordinazione della prestazione, liquidazione (=somma effettiva da pagare nei limiti dell’impegno di spesa assunto inizialmente) e pagamento. Non è detto che tutte le fasi avvengano nella stesso anno, quindi una spesa potrebbe essere impegnata in un anno ma il pagamento effettivo, e quindi l’uscita di denaro dalle casse comunali, potrebbe avvenire l’anno successivo (residui passivi). Il bilancio di previsione ha carattere autorizzatorio, perché fissa il limite agli impegni di spesa che l’Ente può costituire, in modo che siano coperti dalle entrate previste nell’anno. Quindi, ogni volta che si verificano necessità di spesa diverse da quelle previste nel bilancio e dunque approvate dal Consiglio comunale, occorre approvare una variazione di bilancio. Classificazione della spesa.

Esempi di spesa:

-Spese correnti: spese per gestire l‘organizzazione complessiva ed il funzionamento dell’ente (strutture e persone).

-Spese in conto capitale: investimenti per manutenzioni straordinarie del patrimonio comunale e per nuove infrastrutture.

-Residui passivi: spese impegnate ma non ancora pagate.

Il DUP 

Documento Unico di Programmazione Il DUP presenta informazioni e dati che motivano le scelte di bilancio, favorendone una migliore comprensione. È lo strumento di programmazione strategica e operativa con cui il Comune organizza le attività e le risorse necessarie per realizzare i suoi fini sociali e promuovere lo sviluppo economico e civile della città. Si compone di due sezioni: 

1. la SEZIONE STRATEGICA in cui è definito il programma delle attività dell’Ente per l’intero periodo di mandato del Sindaco, con particolare attenzione a: 

•principali scelte che caratterizzano il programma 

•politiche di mandato 

•indirizzi generali di programmazione. 

2. la SEZIONE OPERATIVA che specifica, per ogni singola missione, i programmi che il Comune metterà in atto per realizzare gli obiettivi definiti nella sezione strategica. Per ogni programma sono individuati: •obiettivi operativi annuali da raggiungere 

•fabbisogni di spesa 

•modalità di finanziamento. La sezione operativa si riferisce ad un periodo di 3 anni, che coincide con quello del bilancio di previsione.

Come si arriva al bilancio di previsione? 

LE FASI 

1. Proposta: è la prima stesura delle proposte di bilancio. Prevede la partecipazione attiva degli assessori e dei funzionari responsabili dei servizi che, attraverso un processo di affinamento progressivo, realizzano gli indirizzi prefissati in condizioni di equilibrio. Il progetto di bilancio è approvato dalla Giunta e proposto al Consiglio comunale. 

2. Presentazione: entro il 15 novembre di ogni anno, la Giunta presenta al Consiglio Comunale il bilancio di previsione triennale, frutto della mediazione fra gli obiettivi dell’Amministrazione e il rispetto dei limiti economici e di bilancio (pareggio, vincoli di finanza pubblica, ecc.). 

3. Approvazione: il bilancio di previsione viene discusso in Consiglio comunale per raccogliere eventuali modifiche e poi approvato entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello a cui si riferisce. Ogni intervento successivo all’approvazione da parte del Consiglio comunale deve essere oggetto di una variazione di bilancio, che sarà sottoposta nuovamente all’approvazione del Consiglio. Il bilancio può subire variazioni nel corso dell’anno sia nella parte relativa alle entrate, che nella parte relativa alle spese. Le variazioni di bilancio, quindi, possono migliorare gli obiettivi in funzione di maggiori entrate, ma potrebbero anche comportare la modifica di impegni presi o la modifica di opere pubbliche inizialmente previste. 

4. Gestione: La gestione dell’anno inizia una volta approvato il bilancio di previsione. La fase di gestione richiede l’approvazione del Piano Esecutivo di gestione (PEG) da parte della Giunta comunale, con il quale l’Amministrazione affida a ciascun responsabile gli obiettivi da conseguire, le risorse (economiche, umane e strumentali) e le relative competenze. Nel PEG le risorse e gli interventi individuati sono ulteriormente dettagliati su varie voci. 

5. Salvaguardia degli equilibri di bilancio: almeno una volta all’anno, entro il 31 luglio, il Consiglio Comunale delibera sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio (rapporto tra entrate e spese). Nel caso il bilancio non fosse in equilibrio, il Consiglio deve assumere i provvedimenti opportuni per ripristinare l’equilibrio (pareggio obbligatorio).


Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO)

Con il decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80 è stato introdotto un nuovo strumento di pianificazione per la Pubblica amministrazione, chiamato Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO). Le finalità dell’introduzione del PIAO sono in sintesi: 

-Consentire un maggior coordinamento dell’attività programmatoria delle pubbliche amministrazioni e una sua semplificazione, finalizzato anche ad ordinare priorità e fabbisogni;

-Orientare il cambiamento al valore pubblico (inteso come livello complessivo di benessere economico, sociale, ma anche ambientale e/o sanitario, dei cittadini, delle imprese e degli altri stakeholder creato da un’amministrazione pubblica - o co-creato da una filiera di PA e organizzazioni private e no profit), rispetto a un livello di partenza); 

-Assicurare una migliore qualità e Trasparenza dell’attività amministrativa e dei servizi ai cittadini e alle imprese. 

All’interno del PIAO, infatti, convergono in maniera sintetica e organica alcuni fra i principali documenti di programmazione dell’Ente: 

a) Piano della Performance/Piano dettagliato degli obiettivi; 

b) Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (PTPCT); 

c) Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA); 

d) Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale (PTFP);

e) Piani della Formazione. 

f) Piano Triennale delle Azioni Positive (PAP); 

Il PIAO deve essere approvato dalla Giunta Comunale entro il 31 gennaio di ogni anno e in caso di differimento del termine di approvazione del bilancio entro 30 giorni successivi a detto termine.


IL RENDICONTO FINALE O BILANCIO CONSUNTIVO 

Dopo aver rilevato le entrate e le spese effettive dell’anno, nei primi mesi dell’anno successivo viene approvato il rendiconto, in cui si prende atto dell’avanzo (utile) o del disavanzo (perdita). Il rendiconto è l’atto con cui la Giunta comunale rendiconta e certifica, di fronte al Consiglio Comunale, le spese e le entrate effettivamente sostenute nell’anno per la gestione dell’Ente. Il bilancio consuntivo, approvato dal Consiglio Comunale, conclude il processo di programmazione e di controllo. Si tratta, infatti, di una sintesi al 31 dicembre dell’anno precedente che serve a: 

• rendere conto alla comunità del corretto utilizzo delle risorse a disposizione del Comune; 

• misurare il raggiungimento degli obiettivi e la realizzazione dei programmi previsti; 

• valutare i risultati definitivi della gestione economica dell’anno precedente e gli effetti socialmente rilevanti. Il rendiconto evidenzia se le risorse sono state ottenute ed utilizzate secondo quanto indicato dal bilancio di previsione. 

Se da un lato la rendicontazione è una fase tecnica, fatta di cifre e di numeri, dall’altro rappresenta un documento dal contenuto fortemente politico, che permette al Consiglio Comunale di esercitare la sua attività di indirizzo e di controllo.


Come sono CONTROLLATI i risultati? 

Durante l’anno è costantemente monitorato l’equilibrio di bilancio tra entrate e spese. Il collegio dei revisori vigila sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione, mentre l’Amministrazione verifica costantemente le scelte di programmazione e i risultati ottenuti rispetto agli obiettivi prefissati. I risultati della gestione sono indicati nel rendiconto, approvato dal Consiglio Comunale entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.


Riferimenti legislativi principali 

• Decreto legislativo 267/2000 (cosiddetto “testo unico degli Enti Locali”) parte II. 

• Decreto legislativo 118/2011 “Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli art. 1 e 2 della l. 5 maggio2009, n. 42”. 

• Legge 243/2012 “Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’articolo 81, sesto comma, della Costituzione.“ 

• Statuto comunale. 

• Regolamento comunale di contabilità. 

•Legge di bilancio. 

Con lo Statuto e il Regolamento di contabilità ciascun ente locale applica i principi contabili stabiliti dal Testo unico con regole organizzative corrispondenti alle caratteristiche di ciascuna comunità. 

Il bilancio comunale può essere consultato attraverso i siti comunali nella sezione Amministrazione trasparente - Bilanci.



lunedì 5 gennaio 2026

LA MIA DOTTRINA PER LA POLITICA INTERNAZIONALE

 



In questi giorni, dopo i recenti accadimenti venezuelani, così come nei bar, anche tra gli aderenti  al mio movimento politico, si discute molto su questo, così come rientrano poi di riflesso nel discorso i temi ucraini e israeliani.

Come spesso succede, ciò che leggerete di seguito è il mio pensiero personale, quindi anche se presumo non sarà molto discordante dal pensiero del mio movimento politico, ciò che leggerete non è da porre in discussione con Patto per il Nord, ma eventualmente con me.

Abbiate pazienza se sarò prolisso, ma non si può essere sintetici su un tema così vasto e , scusate il gioco di parole, sconfinato.

Diamo un occhiata al quadro generale.

Che piaccia o meno esiste un Ordine Mondiale, che nessuno a messo giù a tavolino, ma che si muove o si modifica o si rigenera a seconda degli avvenimenti.

Convenzionalmente esso rappresenta l'insieme di norme, istituzioni e gerarchie che regolano la convivenza globale e descrive l'assetto delle relazioni internazionali e la distribuzione del potere tra gli Stati in un determinato periodo storico.

 Analizziamo ora le più recenti ere geopolitiche e storiche. 

Era post-1945 (Ordine Liberale), basato sul multilateralismo e istituzioni come l'ONU, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, con gli Stati Uniti come potenza guida, con periodi abbastanza difficili che hanno visto coniare il termine "Guerra Fredda", dove il dualismo tra Russi e Statunitensi non è mancato come succede ancora oggi e dove la Cina, sorniona, agisce in silenzio ma alacremente.

L'era seguente la Guerra Fredda è stato un periodo di egemonia statunitense (unipolarismo) iniziato negli anni '90, durante il quale la Russia organizzava la propria "perestrojka" che, tra alti e bassi, l'ha portata alla situazione attuale e dove, sempre silenziosamente la Cina continuava a crescere economicamente. Oggi molti parlano di un "disordine controllato" o di una transizione verso il multicentrismo, di certo sullo scenario a dar fastidio alle tre potenze mondiali si è presentata l'UE che ha scompigliato la pariglia dopo l'introduzione dell'Euro.

L'euro ha rafforzato la posizione economica dell'UE, diventando la seconda valuta mondiale per importanza, aumentando l'influenza europea nel commercio e nelle riserve valutarie, facilitando gli scambi interni e attirando investimenti, arrivando in alcuni momenti ad essere più "forte" del Dollaro.

Potremmo anche azzardare che se per la scienza politica l'ordine mondiale è lo strumento per gestire i conflitti tra nazioni, per la sociologia esso rappresenta una sfida di posizionamento strategico per l'Europa in un mondo sempre più frammentato e questo destabilizza la serenità degli altri pezzi presenti sullo scacchiere internazionale.

 Non sono un amante del sistema europeo attuale, preferisco la migliana visione di un Europa dei Popoli (ci torneremo), ma gli devo riconoscere gli attributi che ho stilato.

Non va dimenticato che nello scacchiere internazionale a fianco e spesso in collaborazione con Cina e Russia si sono fatti forza paesi come Brasile, India, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iran e Indonesia e che i paesi produttori di petrolio (oltre ai produttori di gas naturali) che non sono allineati all'Opec o comunque al dominio dei grandi (Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita) spesso sono scenari di guerra mascherata magari come intervento di rispristino della democrazia o per la lotta alla grande produzione di droga. Recentemente abbia sentito Trump avanzare mire sulla Groenlandia, ecco la Groenlandia  ha significative riserve di petrolio e gas naturale sotto i suoi ghiacci, stimate dall'US Geological Survey in potenziale il 13% di quelle mondiali per il petrolio e il 30% per il gas, che finora chi amministra questo territorio speciale del Regno di Danimarca non ha mai voluto sfruttare a fondo.

Va anche messo per inciso che la Groenlandia è ricca di terre rare, oro, uranio, zinco, diamanti e rubini; non a caso l'Ucraina è ricca di minerali strategici come litio, titanio, ferro, manganese e soprattutto grafite, fondamentali per batterie e tecnologia, non si tratta di "terre rare" in senso stretto, ma sono comunque i materiali critici che attraggono interesse da USA/UE per ridurre la dipendenza dalla Cina, anche se molti giacimenti (come quelli nel Donbass) sono occupati, rendendone difficile lo sfruttamento, di qui uno dei motivi scatenanti la guerra in Ucraina che non si gioca solo tra Russia ed Ucraina ma vede in campo nemmeno tanto velatamente tanto gli USA che l'UE.

 Un personaggio di tutto rispetto per la politica internazionale, Henry Kissinger sosteneva che un ordine mondiale veramente globale non è mai esistito, che al contrario, diverse civiltà hanno sviluppato visioni proprie, spesso incompatibili tra loro. 

Secondo Kissinger, la storia è stata dominata da quattro concezioni principali: 

Modello Westfaliano (Europa): Nato nel 1648, si basa sulla sovranità degli Stati e sull'equilibrio di potenza per evitare che un singolo attore domini gli altri.

Modello Cinese: Storicamente basato su una gerarchia culturale con l'Imperatore al centro ("Tutto sotto il Cielo"), dove gli altri stati erano considerati tributari.

Modello Islamico: Fondato sull'idea di un'unità politica e religiosa destinata a espandersi globalmente per portare armonia sotto i principi della fede.

Modello Americano: Caratterizzato da un idealismo che vede i valori degli Stati Uniti come universali e necessari per la pace globale. Viziato, ma non è una formula soltanto yankee sotto alcuni aspetti, dal principio "del cortile di casa mia", nel 1823 il presidente James Monroe stabilì che l'America Latina era l'area di influenza esclusiva degli USA, non interferendo con l'Europa e non permettendo interferenze europee e comunque internazionali.

Storicamente, questo ha portato a interventi militari e politici in America Latina, spesso giustificati da interessi strategici o economici ed è attualità dei nostri giorni.

Sosteneva Kissinger che affinché un ordine sia sostenibile, debba poggiare su due elementi fondamentali:

Legittimità: Un insieme di regole condivise e accettate da tutte le grandi potenze.

Equilibrio di Potenza: Una distribuzione della forza che impedisca a qualsiasi Stato di soggiogare gli altri. 

Secondo Kissinger le sfide del XXI Secolo comportano la necessità di integrare la Cina in un sistema internazionale che essa non ha contribuito a creare; la necessità di spegnere l'instabilità del Medio Oriente, paragonata alle guerre di religione europee del XVII secolo; governare l'impatto di nuove tecnologie come la cyber-tecnologia e la proliferazione nucleare sulle dinamiche di potere.

 Kissinger concludeva che l'unica via per evitare il caos è il ritorno a un equilibrio di potenza sostenuto da una governance globale condivisa, in cui le potenze accettino la coesistenza di diverse visioni del mondo senza imporre la propria come universale, un utopia probabilmente, ma un utopia intelligente.

SIAMO PICCOLI MA CRESCEREMO

La mia ricetta da servire a Patto per il Nord, per un indirizzo politico internazionale, è tanto semplice quanto impegnativa.

Innanzitutto, dicevo, siamo piccoli quindi non è il momento di prendere posizioni strategiche a livello internazionale, ma è quello di "esplodere" sul territorio.

Lo stiamo facendo, stiamo lavorando per creare una rete che comprenda sui territori, oltre noi, associazioni, liste civiche, imprenditori, gente di "buona volontà", uniti da un unico vero e inscindibile punto, la cura e lo sviluppo dei territori del Nord, la buona gestione delle risorse economiche da tenere in loco e lo sviluppo di strategie sostenibili su ogni tematica.

Sta succedendo e ci porterà nel tempo a governare, tutti insieme, borghi, città, regioni e ad entrare in Parlamento. 

Successo questo, la nostra linea sulla politica internazionale, a mio avviso, può essere una sola.

Siamo parte integrante dell'UE, anzi il Nord Italia è uno dei motori principali dell'economia europea, manca però, a mio avviso, di un elevato potere politico.

Noi dovremo lavorare per avere questo potere politico, per poter indirizzare le scelte europee sullo scacchiere internazionale.

Parlavo dell'Europa dei Popoli, questa non va intesa solo a livello socioculturale, etnico, storico, va intesa anche sul peso che ogni Popolo mette a disposizione, volontariamente, al resto della comunità.

Il Nord Italia esercita un potere economico significativo in Europa,soprattutto grazie alla Lombardia (seconda regione UE per PIL totale dopo Île-de-France), all'Emilia-Romagna, al Veneto.

Il potere economico del Nord Italia è fondamentale per l'Unione Europea, grazie alla forza e alla caparbietà degli abitanti, autoctoni o meno che siano, del Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta) e del Nord-Est (Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia).

Ma non è solo una questione economica a valorizzare ed ad alimentare le mie pretese di potere a livello europeo. Il Nord Italia ad esempio eccelle anche sul sociale, specialmente a livello di volontariato sia in dentro i confini che fuori.

Il Nord Italia è un motore cruciale per il volontariato europeo, con tassi di partecipazione significativamente alti, fornendo una solida base di volontari, soprattutto in settori come la sanità e il soccorso, sebbene l'Italia complessivamente si collochi indietro rispetto ai paesi nordici per partecipazione complessiva. 

La maggior parte dei volontari attivi in Italia si trova nel Nord, con la Lombardia che da sola ne ospita oltre 1 milione, più di molte regioni del Sud messe insieme.

Il Nord Italia è un punto di riferimento per il volontariato sanitario (ambulanze, clown dottori), supportando l' infrastruttura di volontariato a livello europeo. 

Poi, il Nord Ovest e tutto il nord dell’Italia, hanno l’economia più “green” d’Europa. Sono l’eccellenza nell’economia circolare, più ancora di Paesi come la Germania, la Svezia, l’Olanda abitualmente celebrati come i più avanzati quanto a sostenibilità ambientale e capacità di eco-innovazione delle rispettive economie. 

Il Nord Ovest è primo in Europa per consumo interno di materia procapite e per unità di Pil, e per tasso di riciclo sul totale di rifiuti prodotti , e si colloca nelle prime posizioni anche per quota di motorizzazioni alternative a benzina e diesel (metano, Gpl, ibrido, elettrico) sul parco auto (8,1%) e per consumi finali di energia per unità di Pil.

Potrei cercare mille altre motivazioni per asserire che il Nord Italia ha il diritto ed il dovere di essere forza decisionale importante sullo scenario europeo ed internazionale, ma mi fermo qui, ribadendo che è necessario per Patto per il Nord crescere velocemente creando la "nuova classe politica" che sarà non solo la salvezza del Nord, ma una grande forza di indirizzo nella politica internazionale.

Giorgio Bargna