venerdì 1 maggio 2026

Rottamazioni infinite: lo Stato che scommette (e perde) sulle tasse evase


Parliamo di credibilità da parte delle Istituzioni.
Prendiamo spunto innanzitutto da un tema in corso, la rottamazione delle cartelle esattoriali.
La situazione è paradossale, lo Stato si inventa periodicamente tasse e balzelli che non è in grado di incassare.
E allora che fa? Si inventa una procedura che si perpetua negli anni nella speranza di recuperare una parte delle tasse evase.
Nelle prime edizioni, la simpatica trovata ebbe qualche successo, ma recentemente e progressivamente è stata snobbata dai debitori, vuoi perché qualcuno non ha veramente la capacità economica per pagare, ma soprattutto perché ormai l'evasore seriale ha capito di dover temere poco dagli enti creditori.
Nel dettaglio le quattro precedenti edizioni della rottamazione hanno portato complessivamente nelle casse dello Stato 28,9 miliardi di euro a fronte di un gettito previsto di 111,2 miliardi.
Per la rottamazione attuale, le stime basate sulle relazioni tecniche indicano un incasso previsto per lo Stato di circa 9 miliardi di euro distribuiti nell'arco di 9 anni, ma allo stato attuale delle cose si stima un tasso di adesione del 3,3% rispetto al totale dei carichi affidati.
Lo Stato non fa paura, secondo i dati della Corte di Conti del resto emerge che venga controllato il 4% dei contribuenti, l'Agenzia delle Entrate riesce ad incassare non più del 17% dell'evasione accertata.
Ecco diciamo che nell'insieme delle cose il rischio di essere punito per un evasore sarà si e no dell'1%.
Diventa ovvio che l'evasore seriale non abbia alcun timore davanti a questi dati e davanti a questo presunto metodo di recupero credito.
Lo Stato potrebbe verificare i suoi conti in banca ma non lo fa, potrebbe verificare la congruità del tenore di vita di molte famiglie, perché non si parla solo di partite IVA per l'evasione, ma non lo fa.
Lo Stato si limita a incassare il sicuro e a scommettere, come fosse il "Gratta e Vinci", sul presunto evaso, presunto visto che non riesce a verificare i redditi.
A versare almeno un euro di Irpef in Italia sono 33,5 milioni, vale a dire circa il 57% della popolazione complessiva (58,9 milioni). Il restante 43% degli italiani non ha redditi o non li dichiara. 
Su questi numeri, oltre al controllo del "nero" ci si dovrebbe concentrare, ma è evidentemente più semplice calcare la mano sul sicuro, cioè sulle buste paga e sulle dichiarazioni dei piccoli e medi imprenditori.
Per quel che riguarda la ripartizione del carico fiscale, su 42,6 milioni di italiani che presentano la dichiarazione dei redditi, il 76,87% dell’intera Irpef è pagato da circa 11,6 milioni di contribuenti, mentre i restanti 31 ne pagano solo il 23,13%.
Entrando molto meno nel dettaglio altri fattori minano la credibilità della Stato, pensiamo al sistema giudiziario ed a quello sanitario dei quali abbiamo scritto già in altre occasioni.
Ma anche alla burocrazia ed al debito pubblico, alla scarsa meritocrazia ed alla corruzione.
E allora che fare?
Beh, lo Stato siamo noi, non la partitocrazia ed il proprio apparato ancorato alle persone.
Patto per il Nord è nato anche per costruire una nuova classe politica, che si occupi del presente e del futuro, del territorio locale si, ma anche della nazione intera.
Unisciti a noi e costruiamo insieme, da capo, la credibilità delle Istituzioni.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


 

martedì 28 aprile 2026

L’ ignoranza che alimenta la polemica: come funziona davvero la Sanità

 


Il tema trattato oggi risulterà antipatico a molti, soprattutto a chi ragiona di pancia o per spirito di polemica a prescindere.
Ammetto che in certe circostanze si potrebbe cercare di soprassedere, ma certi meccanismi sono spesso automatici e normali per chi svolge una professione.
Prima di entrare appieno nel tema facciamo una specifica. 
In Lombardia, come in altre Regioni italiane, è prevista una forma di trasparenza sui costi del ricovero, ma è importante distinguere tra l'informazione del costo a carico del Servizio Sanitario Regionale e l'effettivo pagamento da parte del paziente.
E' una cosa che ho vissuto anche io come antipatica, vista una mia particolare situazione, ma che è stabilita da una legge e che comunque non mi accusa di nulla, tantomeno di aver sfruttato il Servizio Sanitario.
Aggiungo un esperienza personale di più di 30 anni fa.
Un sabato sera, 35 anni fa, a Lugano mia moglie ha un leggero malore, andiamo all'Ospedale Italiano.
Pronto Soccorso pulito, vuoto, efficace, visita rapida e approfondita.
Mi vengono chieste 100.000 lire che poi la Regione (con calma olimpica) mi restituirà; qualche anno dopo andando in Grecia scopro che la regola d'ingaggio è la stessa.
Oggi (vi ricordo che stiamo parlando dalla nazione della strage di Corinaldo) si monta la polemica sulla trasmissione dei costi sanitari della tragedia di Cran Montana.
Che i giornali che devono fatturare montino un caso, che qualche giornalista che non approfondisce, polemizzano ci sta. Che lo faccia il Presidente dl Consiglio un po' meno, dovrebbe essere informato sulle ratifiche internazionali, dovrebbe. Invece abbiamo vissuto una totale ignoranza del funzionamento del sistema sanitario svizzero, e dall’ignoranza sul contenuto dei trattati bilaterali fra i due Paesi, che regolano anche l’assistenza medica. 
Nella Confederazione, ma come detto anche in alcune Regioni italiane, enti e soggetti che forniscono prestazioni mediche, sono obbligati a inviare copia delle fatture alle persone che hanno curato.
Le cure prestate in Svizzera a una persona di cittadinanza italiana sono regolate dai trattati bilaterali fra i due Paesi. In nessun caso, a quella persona verrà richiesto di pagare una fattura. Sono gli enti rispettivi a gestire la partita, attraverso l’Istituzione comune LAMal, fondazione di diritto pubblico elvetica che gestisce le pratiche sanitarie internazionali ed in ogni caso oggi  le famiglie non dovranno pagare alcuna fattura medica.
L'unico in Italia che sembra avere le idee chiare è Guido Bertolaso,assessore al Welfare della Regione Lombardia: “Atti dovuti, certificazioni che gli ospedali devono fare per coprire il loro bilancio e giustificare ai loro contabili. È chiaro che non esiste che nessuno debba sborsare un solo euro per quello che è successo”.
Inoltre va ricordato che in Italia:
-  I cittadini europei possono usufruire delle cure necessarie (urgenti e non) esibendo la Tessera Europea Assicurazione Malattia. Il costo viene addebitato allo Stato di provenienza.
-  I turisti o visitatori extracomunitari sono tenuti al pagamento delle tariffe regionali per le prestazioni sanitarie ricevute.
- Ai cittadini stranieri non in regola è comunque garantita l'assistenza sanitaria urgente o essenziale in pronto soccorso. Il costo di tali prestazioni è a carico del SSN, cioè il Contribuente, in attesa di eventuale rivalsa. 
Se sull'ultima prestazione si potrebbe lanciare un altro approfondimento sul resto direi che se a Corinaldo fosse stato ferito uno Svizzero, quindi extracomunitario, a parti inverse la legge è praticamente la stessa, da vedere il buonsenso non chiedere risarcimenti.
L'invito è ad informarsi, su questo come su tutto, anziché farsi traviare dalle polemiche sterili e magari consapevoli.
Nella Confederazione, ma come detto anche in alcune Regioni italiane, enti e soggetti che forniscono prestazioni mediche sono obbligati per legge a rendicontare il valore economico dell'intervento. Non si tratta di una "fattura da pagare" inviata per mancanza di tatto, ma di un atto amministrativo dovuto, previsto dai trattati bilaterali che regolano l'assistenza tra Stati.
È il meccanismo della trasparenza: il cittadino viene informato di quanto la collettività ha sostenuto per la sua salute. Eppure, abbiamo assistito allo spettacolo deprimente di una politica che, pur di inseguire il consenso immediato, preferisce cavalcare l’indignazione piuttosto che spiegare il diritto.
Se persino le massime istituzioni confondono un atto di trasparenza con un atto di scortesia, significa che abbiamo rinunciato a capire come funziona il mondo per ridurlo a un eterno, inutile post sui social. La gestione della cosa pubblica meriterebbe competenza e studio dei trattati, non reazioni emotive che servono solo a nascondere la realtà dei fatti.
Giorgio Bargna