Parliamo di credibilità da parte delle Istituzioni.
Prendiamo spunto innanzitutto da un tema in corso, la rottamazione delle cartelle esattoriali.
La situazione è paradossale, lo Stato si inventa periodicamente tasse e balzelli che non è in grado di incassare.
E allora che fa? Si inventa una procedura che si perpetua negli anni nella speranza di recuperare una parte delle tasse evase.
Nelle prime edizioni, la simpatica trovata ebbe qualche successo, ma recentemente e progressivamente è stata snobbata dai debitori, vuoi perché qualcuno non ha veramente la capacità economica per pagare, ma soprattutto perché ormai l'evasore seriale ha capito di dover temere poco dagli enti creditori.
Nel dettaglio le quattro precedenti edizioni della rottamazione hanno portato complessivamente nelle casse dello Stato 28,9 miliardi di euro a fronte di un gettito previsto di 111,2 miliardi.
Per la rottamazione attuale, le stime basate sulle relazioni tecniche indicano un incasso previsto per lo Stato di circa 9 miliardi di euro distribuiti nell'arco di 9 anni, ma allo stato attuale delle cose si stima un tasso di adesione del 3,3% rispetto al totale dei carichi affidati.
Lo Stato non fa paura, secondo i dati della Corte di Conti del resto emerge che venga controllato il 4% dei contribuenti, l'Agenzia delle Entrate riesce ad incassare non più del 17% dell'evasione accertata.
Ecco diciamo che nell'insieme delle cose il rischio di essere punito per un evasore sarà si e no dell'1%.
Diventa ovvio che l'evasore seriale non abbia alcun timore davanti a questi dati e davanti a questo presunto metodo di recupero credito.
Lo Stato potrebbe verificare i suoi conti in banca ma non lo fa, potrebbe verificare la congruità del tenore di vita di molte famiglie, perché non si parla solo di partite IVA per l'evasione, ma non lo fa.
Lo Stato si limita a incassare il sicuro e a scommettere, come fosse il "Gratta e Vinci", sul presunto evaso, presunto visto che non riesce a verificare i redditi.
A versare almeno un euro di Irpef in Italia sono 33,5 milioni, vale a dire circa il 57% della popolazione complessiva (58,9 milioni). Il restante 43% degli italiani non ha redditi o non li dichiara.
Su questi numeri, oltre al controllo del "nero" ci si dovrebbe concentrare, ma è evidentemente più semplice calcare la mano sul sicuro, cioè sulle buste paga e sulle dichiarazioni dei piccoli e medi imprenditori.
Per quel che riguarda la ripartizione del carico fiscale, su 42,6 milioni di italiani che presentano la dichiarazione dei redditi, il 76,87% dell’intera Irpef è pagato da circa 11,6 milioni di contribuenti, mentre i restanti 31 ne pagano solo il 23,13%.
Entrando molto meno nel dettaglio altri fattori minano la credibilità della Stato, pensiamo al sistema giudiziario ed a quello sanitario dei quali abbiamo scritto già in altre occasioni.
Ma anche alla burocrazia ed al debito pubblico, alla scarsa meritocrazia ed alla corruzione.
E allora che fare?
Beh, lo Stato siamo noi, non la partitocrazia ed il proprio apparato ancorato alle persone.
Patto per il Nord è nato anche per costruire una nuova classe politica, che si occupi del presente e del futuro, del territorio locale si, ma anche della nazione intera.
Unisciti a noi e costruiamo insieme, da capo, la credibilità delle Istituzioni.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como

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