domenica 26 luglio 2026

Siamo un popolo: storia, lingua e folclore della terra Insubre




Chiacchierando amichevolmente con Giancarlo "Mimmo" Pagliarini, oggi siamo finiti a parlare della "Diada".

La maggior parte di voi si starà chiedendo di cosa si tratti. La Diada Nacional de Catalunya, che si celebra ogni anno l'11 settembre, è la festa nazionale ufficiale della Catalogna.

La ricorrenza ha un profondo significato storico: commemora la caduta di Barcellona dell'11 settembre 1714 per mano delle truppe borboniche di Filippo V, al termine di un assedio durato 14 mesi durante la Guerra di Successione Spagnola.

Più che una vittoria militare, la Diada simboleggia la resistenza, la cultura, la lingua e l'identità catalana, ricordando la perdita dell'autogoverno seguita dal Decreto de Nueva Planta. Negli ultimi decenni, inoltre, questa giornata è diventata un momento centrale per imponenti rivendicazioni politiche e indipendentiste.

Tra i vari eventi, sia istituzionali che tradizionali, si tengono le deposizioni floreali ai monumenti storici, grandi cortei pacifici nelle principali città (in particolare a Barcellona) e manifestazioni di cultura popolare, come le tradizionali torri umane (castellers) e i balli di sardana.

Oggi ribadivo a Mimmo ciò che scrivo da sempre: anche noi Insubri siamo un popolo. Ce lo siamo dimenticati, o forse, più semplicemente, ce lo hanno fatto dimenticare.

Il paragone è semplice: qui dalle nostre parti siamo gli eredi diretti del Ducato di Milano. Condividiamo una lingua, delle tradizioni e una cultura comune.

Fondato l'11 maggio 1395 da Gian Galeazzo Visconti e dissolto il 17 ottobre 1797 con il Trattato di Campoformio, il Ducato di Milano è stato uno dei più importanti Stati preunitari italiani. Situato nel cuore dell'Italia settentrionale, faceva formalmente parte del Sacro Romano Impero — pur essendo di fatto indipendente — e ha rappresentato per secoli il fulcro politico, economico e militare della Pianura Padana.

I suoi confini variarono notevolmente nel tempo. Con capitale Milano, il territorio comprendeva gran parte dell'odierna Lombardia (ad eccezione del Mantovano dei Gonzaga) ed arrivò ad estendersi, seppur temporaneamente, in parti di Emilia, Liguria, Corsica, Piemonte, Toscana, Veneto e nell'attuale Canton Ticino.

Dopo aver raggiunto la massima espansione sotto Gian Galeazzo, il Ducato andò progressivamente riducendosi, fino a comprendere — al termine dell'epoca austriaca — l'area racchiusa tra la Svizzera, il Ticino, il Po e l'Adda, oltre a parte del Cremonese e del Mantovano.

È proprio a questo territorio che mi riferisco. Una terra che ancora oggi — in un'epoca che guarda più ai numeri che alle radici storiche — trova un solido trait d'union nell'economia. Ma il legame, lo ribadisco, va ben oltre l'aspetto economico.

La lingua insubre (o lombardo occidentale) racchiude i parlati della Lombardia occidentale e del Canton Ticino, tutelati dall'UNESCO sotto l'ombrello della Lingua lombarda. Copre un territorio vastissimo: da Milano a Como, da Varese a Lecco, fino a Monza, Sondrio, il Verbano-Cusio-Ossola, Novara e l'intero Canton Ticino. Eppure in Italia, a differenza di quanto avviene in Svizzera, non gode ancora di alcuna tutela ufficiale.

In perfetto spirito con la Diada catalana e la riscoperta delle radici, voglio lasciarvi una gemma della nostra tradizione folk: i firlinfeu e i fregamusun.

Si tratta del tipico flauto di Pan brianzolo, fatto a mano con canne palustri di varia grandezza (dal flauto piccolo per la melodia, a quello grande per i bassi). Mentre "firlinfeu" è il nome più diffuso per strumento e suonatori, "fregamusun" è la variante più popolare e verace usata nel Comasco e in Brianza.

I concerti di firlinfeu sono un vero spettacolo di folclore: i suonatori ed il corpo di ballo indossano abiti contadini manzoniani del '600 e '700, accompagnando la musica con danze popolari e vivaci coreografie.

Sebbene l'epicentro sia la Brianza e l'area dei laghi — con centri storici come Cantù, Erba (con il celebre gruppo I Bej), Pusiano, Olgiate Molgora, Mandello, Oggiono, Sovico e Bernareggio — il flauto di canna ha segnato l'intera Insubria. Nel Varesotto, nel Verbano o in Ticino lo strumento era usato storicamente dai pastori con vari nomi locali, prima di cedere il passo ad ottoni e fisarmoniche.

A unire l'intera regione sono sempre gli stessi simboli: la canna palustre dei nostri fiumi (come Adda e Lambro) e l'abito festivo contadino d'epoca.

Spero di avervi trasmesso qualcosa di utile. Ma soprattutto, voglio ricordarvi ancora una volta la cosa più importante: siamo un popolo. E siamo un popolo capace di grande integrazione, che negli anni ha saputo accogliere e valorizzare chiunque sia venuto a dar forza alle nostre comunità.


Giorgio Bargna