Già da tempo volevo dedicare dei minuti al sostituto d'imèosta, questo sconosciuto.
Recentemente attraverso i commenti sui miei post mi sono reso conto che la situazione è parecchio confusa, le persone non comprendono esattamente come e cosa pagano di tasse e chi mi parla di estero, addicendo che li alcune tasse sono dedicate e in Italia no si confonde.
Dal "meccanismo tecnico" alla "consapevolezza fiscale": Il sostituto d'imposta crea l'illusione che le tasse le paghi qualcun altro o che il netto sia l'unico vero stipendio. Far vedere quanto "costa" davvero il servizio pubblico al mese attiva il senso di proprietà del cittadino.
Il principio del contraccambio (Patto Fiscale): Le tasse non sono un pizzo, ma il pagamento anticipato di un abbonamento a un pacchetto di servizi (Sanità, Sicurezza, Strade, Scuole, Pensioni). Se l'abbonamento è caro, la qualità non può essere scadente.
Pagarle (tutte) per averle (tutti): perché il Sostituto d'Imposta ci ha resi analfabeti fiscali
Se ogni mese andaste al ristorante, pagaste un conto fisso da 500 euro a testa e vi servissero un piatto freddo e pane raffermo, accettereste la situazione? Probabilmente no. Pretendereste la qualità per cui avete pagato.
Quando si parla di Stato e servizi pubblici, però, accade l'opposto: subiamo passivamente disservizi, liste d'attesa infinite e burocrazia.
La radice di questa rassegnazione risiede in un meccanismo che all'apparenza sembra una comodità, ma che nei fatti ha anestetizzato la nostra consapevolezza: il sostituto d'imposta.
Il grande inganno del "Netto in Busta"
Il sostituto d'imposta (il datore di lavoro o l'INPS) versa le tasse e i contributi al posto nostro prima ancora che il denaro tocchi il nostro conto corrente.
Come funziona: Il sostituto calcola l'IRPEF, le addizionali e i contributi, li trattiene dal lordo e versa direttamente al fisco la differenza, consegnandoci il netto.
L'effetto psicologico: Il cittadino si abitua a considerare "suo" solo l'importo netto. Non vedendo mai uscire dal proprio conto le centinaia o migliaia di euro che ogni mese finiscono allo Stato, perde la percezione di quanto sta effettivamente sborsando per la macchina pubblica.
Se ogni mese il lavoratore o il pensionato dovesse fare manualmente un bonifico all'Agenzia delle Entrate con un terzo o la metà del proprio guadagno, la pretesa di avere strade senza buche, sanità efficiente e burocrazia rapida diventerebbe immediata e intransigente.
Quanto e come paghiamo la macchina pubblica?
Ognuno di noi, in forme diverse, versa cifre imponenti per finanziare la comunità. Non esistono "servizi gratuiti": ogni prestazione statale è pre-pagata dal nostro lavoro.
1. Lavoratori Dipendenti Trattengono mensilmente fino al 43% di IRPEF (più le addizionali regionali e comunali) e circa il 9% di contributi previdenziali a proprio carico (oltre a quelli versati dal datore di lavoro).
Cosa finanziano: L'IRPEF sostiene lo Stato, la difesa, la scuola e la giustizia; l'Addizionale Regionale copre la Sanità; quella Comunale gestisce i servizi locali (asili, strade, illuminazione).
2. Pensionati Le pensioni non sono regali: sono redditi da lavoro differito assoggettati alle stesse aliquote IRPEF dei lavoratori (fino al 43%, eccezione fatta per la No Tax Area fino a 8.500 €). Il pensionato continua a finanziare la sanità e i servizi locali esattamente come quando lavorava.
3. Partite IVA e Autonomi Che siano in Regime Forfettario (imposta sostitutiva al 5% o 15%) o in Regime Ordinario (IRPEF a scaglioni), i lavoratori autonomi finanziano la sanità e la spesa pubblica tramite le imposte e la fiscalità generale (IVA e IRAP), versando al contempo quote contributive INPS o alle Casse Professionali tra il 24% e il 26%.
Perché dobbiamo pretendere di più
Che si tratti di cure mediche, sicurezza o manutenzione urbana, nessun servizio erogato dallo Stato è una concessione o un favore.
L'accesso al Servizio Sanitario Nazionale, la scuola per i figli o l'illuminazione della strada sotto casa non sono "gratis": sono già stati saldati al momento della trattenuta sul cedolino della pensione, sulla busta paga o nel modello F24 della Partita IVA.
Superare l'analfabetismo fiscale significa iniziare a guardare il proprio stipendio o la propria pensione partendo dal costo lordo. Soltanto riappropriandoci della misura reale di ciò che diamo allo Stato potremo passare da una posizione di passiva rassegnazione a una di attiva pretesa di efficienza e rispetto del cittadino-contribuente.
Il giorno in cui smetteremo di definire "gratuita" la sanità, la scuola o la manutenzione delle nostre città e inizieremo a chiamarli "servizi pre-pagati a caro prezzo", quel giorno cambierà il nostro rapporto con lo Stato. Pretendere efficienza non è una pretesa egoistica: è l'unico modo per far valere il valore del nostro lavoro.
Giorgio Bargna
