lunedì 27 luglio 2026

Dal disagio all'autonomia: difendiamo il nostro territorio e i diritti dei cittadini

 


Propongo oggi una riflessione sulla reale situazione che vivono i nostri cittadini: una sola parola la descrive ed è DISAGIO.

C’è stato un tempo in cui gli abitanti dei nostri quartieri — dalle periferie ai centri delle grandi e piccole città italiane — credevano sinceramente in un miglioramento concreto della qualità della vita. Si sperava in parchi più sicuri, strade curati, una sanità efficiente e una maggiore fruibilità di servizi, negozi e spazi pubblici.

Oggi, purtroppo, viviamo l'esatto contrario. Il quadro è quello di una cittadinanza oppressa e ferita da continui disservizi. Quel poco che la politica locale garantiva è scomparso: un po' per incapacità, un po' per i tagli continui dello Stato centrale agli Enti Locali. Un regresso che si sente sulla pelle ogni giorno: quando si scopre che una linea d'autobus è stata cancellata o quando un negozio sotto casa abbassa per sempre la saracinesca.

Treni, bus e tram sono sempre meno e costantemente in ritardo. Le strade sono bloccate da cantieri e deviazioni infinite, la sanità pubblica è al collasso — costringendo i cittadini al privato — e i medici di base scarseggiano. Il cittadino si sente inerme, imbrigliato da una burocrazia asfissiante. I parchi, abbandonati all'incuria, diventano terra di nessuno, inaccessibili ad anziani, mamme e bambini. Dopo il calare del sole, le piazze si trasformano in teatro di degrado e criminalità, rendendo persino una passeggiata serale un rischio reale, come leggiamo ogni giorno in cronaca.

Persino le scuole — prima fondamentale palestra di vita — versano in condizioni di vergognosa fatiscenza.

Questo decadimento generalizzato ha un impatto devastante sul piano emotivo: le persone si ammalano, cade la fiducia, crescono la rabbia e lo sconcerto. La politica promette mari e monti ma restituisce il deserto, ignorando la sofferenza di chi fa code infinite per un diritto negato. A "Lorsignori" la voce del popolo non interessa più; passa il messaggio che le priorità siano il riarmo e la guerra, mentre la vita quotidiana dei cittadini viene sacrificata.

Oggi ci accorgiamo, sbigottiti, di non essere più sicuri di nulla, nemmeno di portare una catenina al collo senza temere per la propria incolumità.

È giunto il momento di dire basta. Servono soluzioni concrete, affidate a persone che amano davvero il territorio e che sappiano guidarne il rilancio.


Cerchiamo argomentazioni e soluzioni concrete:

1. Sui tagli della politica e lo "Stato Centrale"

  • Autonomia differenziata e Trattenimento delle risorse.

  • L'argomentazione: «I tagli agli Enti Locali e il degrado che vivete non sono un caso, ma il risultato di un centralismo romano che usa i Comuni del Nord come bancomat. Il Nord produce la maggior parte del PIL e del gettito fiscale nazionale, ma i soldi dei cittadini lombardi, veneti e piemontesi finiscono nel "buco nero" della spesa pubblica centrale anziché tornare sul territorio under forma di autobus, medici e manutenzione delle strade.»

  • La soluzione: Pretendere il trattenimento di almeno il 75% delle tasse sul territorio di produzione (residuo fiscale) per finanziare direttamente i servizi locali senza attendere i "trasferimenti" da Roma.

2. Sanità al collasso e la mancanza di Medici di Base

  • Gestione regionale autonoma e stipendi adeguati.

  • L'argomentazione: «La sanità deve tornare a essere un'eccellenza territoriale. Se i medici di base mancano o vanno nel privato, è perché i tetti nazionali agli stipendi e la burocrazia del Ministero della Salute soffocano i nostri professionisti, che spesso preferiscono andare a lavorare oltreconfine (es. in Svizzera).»

  • La soluzione: Svincolare la sanità dai vincoli di spesa nazionali per pagare di più i medici locali, eliminare i test d'ingresso a numero chiuso imposti da Roma e valorizzare gli ospedali e i presidi di territorio.

3. Sicurezza, degrado nei parchi e criminalità serale

  • Controllo stringente del territorio, Polizia Locale potenziata e stop all'immigrazione clandestina.

  • L'argomentazione: «Se le mamme, i bambini e gli anziani non possono più usare i parchi ed è rischioso portare una catenina al collo, è perché si è tollerata per anni l'assenza di controllo e il degrado diffuso. La sicurezza non è di destra né di sinistra, è il primo dei diritti di un cittadino.»

  • La soluzione:

    1. Dare più poteri e dotazioni alla Polizia Locale (taser, strumenti operativi) trattandola come vera forza di sicurezza territoriale.

    2. Tolleranza zero per il vandalismo e le occupazioni abusive degli spazi pubblici.

    3. Presidio fisso nei quartieri critici e nelle stazioni.

4. Burocrazia, trasporti e "riarmo/guerra"

  • Pragmatismo locale contro le ideologie e la geopolitica d'élite.

  • L'argomentazione: «I cittadini soffrono la burocrazia e la mancanza di treni e bus perché le priorità della politica "di palazzo" sono staccate dalla realtà quotidiana. Si destinano risorse ed energie a dinamiche geopolitiche lontane o a vincoli ideologici (es. direttive europee su mobilità e casa) mentre le ferrovie locali e le strade provinciali cadono a pezzi.»

  • La soluzione: Sburocratizzare a livello regionale/comunale per far ripartire i cantieri utili e reinvestire i fondi pubblici nelle infrastrutture di prossimità (pendolari, mobilità locale, manutenzione ordinaria delle scuole).

In sintesi: che soldi del Nord restino al Nord per garantire sicurezza, sanità e servizi ai nostri cittadini. Meno burocrazia da Roma, più potere alle nostre comunità.


Giorgio Bargna





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