Prendiamo spunto da un articolo pubblicato sul quotidiano "La Provincia di Como" del 29/03/26 per trattare un tema di importanza enorme che in un mondo atomizzato come il nostro sfugge ai radar della gente comune.
Si parla di quanto emerso in un convegno in cui si trattava del disagio abitativo oltre che della mancanza di un senso profondo del vivere in una comunità.
Il disagio abitativo è un fenomeno complesso che non riguarda solo la mancanza di un tetto, ma un insieme di condizioni che rendono l'abitare precario, inadeguato o insostenibile. Si manifesta quando una persona o una famiglia non riesce a soddisfare il proprio bisogno primario di casa in modo dignitoso e stabile.
Il disagio abitativo ha un impatto profondo, oltre che sugli anziani e le persone mature, anche sulle nuove generazioni, compromettendo il rendimento scolastico e le prospettive future dei minori che vivono in contesti precari.
Non è un segreto che esistano delle difficoltà abitative concrete che affiancano quelle che al contrario sono situazioni create da persone che non hanno alcuna intenzione di pagare affitti e spese.
E per gli onesti spesso e volentieri si vengono a creare antipatiche situazioni di emergenza, spesso susseguenti a ritardi burocratici, a volte inconcepibili, che spesso complicano ancor di più le situazioni.
Il disagio abitativo raccoglie in gruppo una serie di persone, famiglie, spesso anziani, che quando va bene riescono a vivere decorosamente e pagando le spese vivendo in spazi angusti e/o fatiscenti.
E quando la burocrazia, cioè le Amministrazioni di vario livello, ti rema contro è difficile trovare un appoggio, un aiuto.
E' emerso che a Como l'80% degli sfratti per morosità non sono dovuti da fattori di "illegalità", ma sono dovuti alle difficoltà di persone che perdono il lavoro, che affrontano malattie importanti, che magari non riescono più ad affrontare il carovita attraverso la pensione.
Avere una casa di proprietà e viverla indecorosamente o perderla, vivere in una casa in locazione e non riuscire a pagare la pigione, porta oltretutto alla perdita della dignità, comporta problemi di serenità mentale e mina le relazioni, siano esse famigliari che più sociali.
Lo Stato non può abbandonare, innanzitutto, i propri anziani e i propri ammalati, ma nemmeno le famiglie in generale.
Non si può giungere in aiuto, quando si riesce a farlo, in estremo ritardo, va studiata ed applicata una strategia preventiva, perché la casa deve essere un diritto per tutti, innanzitutto per gli onesti integrati nella comunità, che la comunità hanno contribuito a svilupparla.
Certo, questo è un concetto che, in un Paese dove il senso di comunità è stato spazzato via dall'atomizzazione e dove si è legati alla percezione della casa di proprietà, fa un po' fatica a passare, ma che non possiamo dissimulare.
Il vero concetto è invece essere innanzitutto comunità, poi all'interno di essa, creare dignità per tutti, disoccupati (involontari), anziani, giovani, infermi e sofferenti.
Per creare strumenti e soluzioni però non basta la volontà, non bastano le parole, occorre denaro, occorre spenderlo bene.
L'argomento di cui abbiamo trattato mi convince ancora una volta in più a sostenere la necessità di Territori Autonomi, che trattengano sul proprio suolo quanto dovuto in tasse e contributi, affinché questo denaro venga speso, anzi, mi scuso, investito bene da amministratori che possiamo controllare da casa, non attraverso i racconti mediatici.
Lo scopo finale della nostra azione politica, non può che essere il benessere dei nostri territori e questo lo si può ottenere soltanto attraverso quanto scritto qui sopra.
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como

Nessun commento:
Posta un commento