sabato 11 aprile 2026

INNOVARE LA SANITA'

 


Abbiamo scritto qualche giorno fa della situazione dei pronto soccorso comaschi e non solo.
Parliamo ora della situazione sanitaria comasca e lombarda a più ampio raggio.
Era più o meno la metà di Marzo quando l'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso rassicurava riguardo un possibile buco di 1,6 milioni di euro nei conti del sistema sanitario lombardo:
“La Lombardia è tra le pochissime Regioni che mantengono il bilancio sanitario in equilibrio, proprio grazie a un'attenta programmazione e a un presidio continuo della gestione economico-finanziaria” - 
"Gli elementi oggi più consolidati riguardano alcune dinamiche di incremento della spesa già note, i rinnovi contrattuali del personale, la spesa farmaceutica e i costi legati alla piena attivazione delle case di comunità. Per questi fattori la stima complessiva è di circa 990 milioni di euro".
Ma le Aziende Ospedaliere non si fidano ed apprendiamo dai mezzi di informazione la loro intenzione di  congelare gli investimenti sulle nuove assunzioni.
Parliamo di cifre, di bilanci, ma anche di salute e malgrado i numeri, le scelte (politiche o meno che siano), possiamo, dobbiamo, affermare che il diritto alla salute non può dipendere solo dalle compatibilità di bilancio.
Del resto, aldilà di quanto possano affermare i politici al Governo, tanto regionale che nazionale, la situazione sotto i nostri occhi è drammatica.
A Como e provincia la carenza di medici di base è critica, con oltre 160 ambulatori vacanti e un fabbisogno superiore del 35% rispetto agli attuali medici in servizio. Molti professionisti assistono fino a 2000 pazienti, ben oltre la soglia ottimale.
I 167 posti vacanti di medici di medicina generale sono calcolati pensando al rapporto ottimale di un medico con 1200 pazienti. Considerando, come detto, che spesso i medici si fanno carico anche di 2 mila pazienti, Asst sostiene che nessun cittadino nell’ambito della provincia di Como è senza assistenza.
Certo, ma che tipo di assistenza? 
La carenza è  ormai cronica e aggravata dalla vicinanza con la Svizzera, che attira professionisti con stipendi più alti.
I bandi per la copertura dei posti vacanti spesso vanno deserti, con una scarsissima partecipazione di candidati rispetto alle necessità. Lo scorso anno a Como si è presentata una sola candidata al concorso per la continuità assistenziale, dove ci sono 281 posti mancanti, di cui 114 riguardano la guardia medica. 
Della situazione Pronto Soccorso ne abbiamo già parlato qui ma è ovvio, logico, conseguenziale che, vista la situazione illustrata, la pressione sui Pronto Soccorso è altissima a causa di accessi riconducibili a casi non gravi che potrebbero essere curati dai medici di medicina generale se organizzati in altro modo,
Medici e infermieri abbandonano gli ospedali del territorio, rendendo difficile la copertura dei turni e dei servizi ed anche per questo motivo le attese per visite specialistiche ed esami nel pubblico sono molto lunghe, spingendo molti pazienti a spostarsi verso Monza e Brianza, Milano, Lecco Sondrio o Pavia.
I fattori in campo portano a situazioni particolari tipo quella dell' Ospedale Erba Renaldi di Menaggio
in gestione con i privati, ed abbiamo già trattato qui dei rischi legati alla sanità cogestita.
Siamo partiti parlando di bilanci e nei bilanci rientra anche la spesa farmaceutica e la spesa farmaceutica nell'ATS di Como è in forte crescita, superando i 600 milioni di euro annui, guidata dall'invecchiamento della popolazione con il 40% dei residenti affetto da patologie croniche, con quasi la metà della popolazione che beneficia di esenzioni.
Ora è chiaro che spesso e volentieri ogni macchina pubblica funziona soprattutto se classe politica e dirigenti lavorano con diligenza, intelligenza ed onestà, ma può essere che una struttura così come costruita possa non reggere.
Certo la formula che amo, la Regione Autonoma, ci dice che in Alto Adige tutto funziona abbastanza bene, e che la Provincia di Bolzano si distingue per un alto numero di sanitari (17,5 unità per 1.000 abitanti), posizionandosi sopra la media nazionale italiana, ma anche che, per pecche di troppa presenza territoriale (troppe strutture), si ritrova ad affrontare molti problemi comuni al resto del Paese tra i quali la lunghezza delle liste d'attesa per esami e visite specialistiche, spesso causato anche da un alto numero di prescrizioni.
Allora una possibile sfida da affrontare potrebbe essere quella di sganciare, come succede in molti paesi la Sanità Pubblica dalle tasse e basarsi su un sistema assicurativo privato o semiprivato?
La sanità pubblica in Svizzera non è finanziata dalle tasse, ma si basa sull'obbligo per tutti i residenti di stipulare un'assicurazione malattia privata, un sistema misto ad alta qualità, ma comporta costi elevati a carico dell'assicurato.
La sanità pubblica in Germania si basa su un sistema di assicurazione sanitaria obbligatoria per quasi tutti i residenti, finanziato tramite contributi paritetici (circa il 14,6% del salario lordo, diviso al 50% tra datore di lavoro e lavoratore). A differenza dell'Italia, non è finanziata dalle tasse generali, ma da casse malattie private-pubbliche che offrono prestazioni simili, garantendo una copertura quasi totale delle spese mediche.
Infine potremmo ispirarci al sistema sanitario francese che è considerato uno dei migliori al mondo per l'equilibrio tra qualità delle cure e accessibilità. A differenza del sistema italiano, quello francese è un sistema "ibrido" o basato sul mutualismo. 
Il principio cardine è il rimborso: tu paghi la prestazione medica e lo Stato ti restituisce una parte della spesa.
In sintesi il mio pensiero è che ognuna di queste formule è possibile e produttiva, ma servono due necessità principali: che i sistemi siano sganciati dalla politica e che siano gestiti al massimo livello locale.
In sostanza una gestione di tipologia privata su un servizio pubblico, basato su meritocrazia, capacità e bilanci trasparenti, oltre che positivi, accompagnati da risultati che soddisfino l'utente cittadino.

Giorgio Bargna


Nessun commento: