Ma siamo onesti: anche se queste politiche fossero state applicate, come sarebbero state colte dall'altra parte? Se i genitori avrebbero probabilmente mostrato attenzione, lo stesso non si può dire per i figli.
Il fenomeno dei "maranza" rifiuta infatti qualsiasi approccio sociale che non rientri nelle regole dettate dalla musica trap: soldi facili a prescindere dall'onestà, lusso ostentato, droga, violenza, armi e un profondo rancore verso le istituzioni e le forze dell'ordine.
Certo, bisogna distinguere: per molti ragazzi si tratta solo di una moda passeggera, un modo per sentirsi parte di un gruppo in quartieri che non offrono alternative. Il problema vero nasce quando questa sottocultura diventa il paravento dietro cui si nascondono frange violente e criminali vere e proprie.
Su queste basi è cresciuta un'ondata di criminalità spicciola e prepotenza che da anni riempie i telegiornali della sera: risse, aggressioni di gruppo contro singoli, bullismo e una totale mancanza di rispetto per la vita propria e altrui. Per troppo tempo l'opinione pubblica — me compreso — si è distratta, preferendo nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi.
Chi ha governato, invece, sapeva benissimo cosa stava succedendo. Le forze dell'ordine lavorano sul campo e conoscono il territorio, ma la politica ha lasciato correre.
Oggi ci troviamo di fronte a ragazzini e bambini — perché a 11, 12 o 13 anni si è ancora bambini — che saccheggiano i negozi, mentre bande rivali, fitte di Ultras e immigrati di origine non magrebina, minacciano di scendere in strada per farsi giustizia da sole. Nel mezzo restano i cittadini spaventati, i negozianti già colpiti e le forze dell'ordine, costrette a intervenire spesso con le mani legate da leggi troppo soft.
La risposta attuale del governo rischia di essere il solito specchietto per le allodole. Si parla di punire economicamente i genitori e di risarcimento dei danni; tuttavia, parliamo spesso di famiglie che non hanno nulla. Immaginate il tempo tecnico di un processo e un ufficiale giudiziario che, nella migliore delle ipotesi, bussa alla porta e può pignorare solo un televisore o un vecchio PC. Vengono proposte altre misure: presunzione di imputabilità per i minori, fermo preventivo, daspo urbano e arresto in differita. Sulla carta sembrano tutte cose bellissime, ma saremo davvero in grado di metterle in pratica?
L'unica misura immediatamente concreta sembra essere l'uso dell'Esercito nelle città per presidiare delle aree più a rischio. Questo punto, però, mi preoccupa molto e solleva riflessioni profonde. I militari sono addestrati per scenari di guerra: possiedono la preparazione adatta per la guerriglia urbana in mezzo alla gente? Se così non fosse, il rischio per la loro incolumità e per quella dei passanti sarebbe altissimo.
Inoltre, questa strategia non rischia di diventare una scusa per non risolvere le note carenze di organico e i tagli di bilancio che colpiscono la Polizia e i Carabinieri?
Infine, sorge un dubbio lecito, per quanto ipotetico: questo scenario non rischia di essere il primo passo verso uno Stato di polizia?
Ho espresso queste considerazioni a ruota libera, con il cuore e il cervello di chi non ha una laurea ma osserva la realtà di tutti i giorni. La verità ce la consegnerà solo il futuro, ma mi piacerebbe molto conoscere il vostro pensiero. Voi cosa ne pensate?
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