venerdì 6 novembre 2026

Fuga in Svizzera e presìdi a rischio: l'ultimo schiaffo centralista al nostro territorio


Chi mi legge sa che qui non si fa salotto. Si parla di vita vera, di problemi quotidiani: pensioni, sociale, e soprattutto sanità. Partendo dalle mie radici identitarie e localiste, non smetto mai di cercare e studiare soluzioni pragmatiche, calate nella realtà del nostro territorio. Non serve una laurea per capire di cosa ha bisogno la nostra gente; serve conoscere il territorio. Eppure, la risposta dello Stato è sempre la stessa: un muro di gomma fatto di centralismo e burocrazia cieca.

Apprendo dalla stampa, e in particolare da La Provincia, l'ennesima mazzata. La nuova legge di bilancio preannuncia nuovi tagli che colpiranno duramente la nostra sanità. Noi proponiamo soluzioni su misura per una terra di confine, e Roma risponde con la scure. Il risultato? È già scritto: i nostri medici, i nostri infermieri e gli specialisti faranno l'unica scelta logica, fuggendo verso la Svizzera o rifugiandosi nel privato. È un esodo che porterà al taglio di prestazioni che fino a oggi, seppur con immensa fatica, venivano ancora garantite.

Leggo delle preoccupazioni del Presidente Fontana e dell'Assessore regionale competente. Loro, pur essendo parte dell'ingranaggio istituzionale, dimostrano di avere a cuore il territorio, e questo va riconosciuto. La Regione aveva provato a muoversi per arginare il dramma delle liste d'attesa, anche collaborando col privato, ma è stato lo stesso Fontana ad ammettere che, con questi tagli confermati, abbatterle sarà impossibile. Anzi, diventeranno una giungla ingestibile.

E intanto si continua a rattoppare il sistema con i medici a gettone – una pratica secondo me malsana, che per ora tiene in piedi la baracca per pura disperazione. Ma i rischi all'orizzonte sono enormi: tremano i presìdi sanitari sul lago e l'ospedale di Erba, per non parlare della minaccia che incombe sulle esenzioni per i nostri anziani, per i disabili e per le fasce più fragili della nostra comunità.

Da localista, dico che non possiamo limitarci a subire. Servono risposte asimmetriche per problemi specifici:

  1. Un'indennità di confine reale per fermare l'emorragia di personale sanitario verso il Canton Ticino. Non possiamo competere con i salari svizzeri se lo Stato ci tratta come una provincia del centro Italia.

  2. Autonomia decisionale alle ASST locali, affinché i fondi vengano gestiti da chi conosce i bisogni delle nostre valli e dei nostri paesi, non dai burocrati dei ministeri.

  3. Il rilancio dei presìdi periferici, perché la salute non può essere un lusso riservato a chi vive nei grandi centri.

Noi siamo gente abituata a rimboccarsi le maniche, ma la pazienza ha un limite. Difendere i nostri ospedali e i nostri medici significa difendere la nostra identità e il diritto della nostra comunità di esistere e di essere curata a casa propria. La salute della nostra gente non si decide con il pallottoliere a Roma.


Giorgio Bargna

R.O. Patto per il Nord

Como
















 

Nessun commento: