Apprendo dalla stampa, e in particolare da La Provincia, l'ennesima mazzata. La nuova legge di bilancio preannuncia nuovi tagli che colpiranno duramente la nostra sanità. Noi proponiamo soluzioni su misura per una terra di confine, e Roma risponde con la scure. Il risultato? È già scritto: i nostri medici, i nostri infermieri e gli specialisti faranno l'unica scelta logica, fuggendo verso la Svizzera o rifugiandosi nel privato. È un esodo che porterà al taglio di prestazioni che fino a oggi, seppur con immensa fatica, venivano ancora garantite.
Leggo delle preoccupazioni del Presidente Fontana e dell'Assessore regionale competente. Loro, pur essendo parte dell'ingranaggio istituzionale, dimostrano di avere a cuore il territorio, e questo va riconosciuto. La Regione aveva provato a muoversi per arginare il dramma delle liste d'attesa, anche collaborando col privato, ma è stato lo stesso Fontana ad ammettere che, con questi tagli confermati, abbatterle sarà impossibile. Anzi, diventeranno una giungla ingestibile.
E intanto si continua a rattoppare il sistema con i medici a gettone – una pratica secondo me malsana, che per ora tiene in piedi la baracca per pura disperazione. Ma i rischi all'orizzonte sono enormi: tremano i presìdi sanitari sul lago e l'ospedale di Erba, per non parlare della minaccia che incombe sulle esenzioni per i nostri anziani, per i disabili e per le fasce più fragili della nostra comunità.
Da localista, dico che non possiamo limitarci a subire. Servono risposte asimmetriche per problemi specifici:
Un'indennità di confine reale per fermare l'emorragia di personale sanitario verso il Canton Ticino. Non possiamo competere con i salari svizzeri se lo Stato ci tratta come una provincia del centro Italia.
Autonomia decisionale alle ASST locali, affinché i fondi vengano gestiti da chi conosce i bisogni delle nostre valli e dei nostri paesi, non dai burocrati dei ministeri.
Il rilancio dei presìdi periferici, perché la salute non può essere un lusso riservato a chi vive nei grandi centri.
Noi siamo gente abituata a rimboccarsi le maniche, ma la pazienza ha un limite. Difendere i nostri ospedali e i nostri medici significa difendere la nostra identità e il diritto della nostra comunità di esistere e di essere curata a casa propria. La salute della nostra gente non si decide con il pallottoliere a Roma.
Giorgio
Bargna
R.O. Patto per il Nord
Como
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