sabato 10 ottobre 2026

Se cede il Nord, cede tutto. Autonomia e federalismo fiscale contro il carrello della spesa più caro d'Italia



Il paradosso della Lombardia: nella regione più ricca d’Italia si fa largo l'ombra della povertà alimentare

Partendo da una recente inchiesta del portale casadeglitaliani,it, torniamo a riflettere sulle condizioni drammatiche in cui versano moltissime famiglie lombarde. Dalla Pianura Padana alla metropoli milanese, fare la spesa è diventato un lusso: il costo del carrello è aumentato del 30% in soli tre anni, conquistando il triste primato di più caro d’Italia. Un rincaro insostenibile che, come denunciano Istat e Caritas, ha fatto scivolare 714mila persone a rischio alimentare proprio all'interno della regione più produttiva del Paese.

Il mix micidiale: carburante, logistica e speculazione

Il cibo, bene primario per eccellenza, si è trasformato in una voce di spesa che impoverisce. La causa? Un mix micidiale di inflazione, rincari energetici e speculazioni lungo la filiera.
Secondo i dati riportati da
casadeglitaliani.it, tra il 2021 e il 2024 i prodotti base della dieta mediterranea hanno subito i rincari più pesanti: a Milano un chilo di pane costa in media 5,20 euro, mentre l'olio extravergine ha superato i 10 euro al litro.

A pesare come un macigno è soprattutto la logistica. Con il gasolio agricolo tra 1,75 e 1,90 euro al litro e il carburante per autotrasporto sopra gli 1,85 euro, portare un prodotto dal campo allo scaffale costa il 40% in più rispetto a tre anni fa. Un sovraccarico scaricato interamente sul consumatore finale, a cui si aggiunge il nodo della speculazione: Coldiretti Lombardia denuncia infatti che dal campo alla tavola il prezzo del grano aumenta fino a 5 volte. Il produttore riceve pochi centesimi, mentre il consumatore paga fior di euro.

L'esercito dei "nuovi poveri" e i lavoratori che non arrivano alla fine del mese

In quella che è una delle aree economicamente più importanti d'Europa, si sta concretizzando ogni giorno di più un paradosso: un esercito di nuovi poveri alimentari. I dati nazionali di ISTAT e ActionAid mostrano uno scenario inquietante: nel 2025 il 9,3% degli italiani (circa 5,4 milioni di persone) non poteva permettersi un pasto proteico completo ogni due giorni. In Lombardia, la strategia di difesa è il risparmio forzato: il 17,7% dei nuclei familiari spende per il cibo meno della media nazionale.


La difficoltà economica sul territorio non riguarda più soltanto chi è disoccupato. Il Rapporto Caritas 2024 parla chiaro: i centri di ascolto lombardi hanno accolto 26.535 persone. La maggioranza è composta da anziani soli, mamme single, famiglie monoreddito e, soprattutto, dai cosiddetti lavoratori poveri. Persone che un impiego ce l’hanno, ma il cui stipendio non basta più nemmeno per riempire il carrello.

Se cede la Lombardia, cede l'Italia

Il quadro finale è quasi grottesco: "La Lombardia produce il 40% del latte italiano, il 50% del maiale e vanta 36 tra DOP e IGP. Eppure rischia di non potersi permettere il proprio cibo", evidenzia l'articolo di casadeglitaliani.it.

Senza interventi strutturali immediati su tre fronti specifici – il calmieramento dei costi energetici per le aziende agricole, un controllo severo sulla filiera e un sostegno concreto ai redditi bassi (come mense scolastiche gratuite e carte solidali strutturali) – il diritto al cibo rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi. E le conseguenze sarebbero sistemiche: se cede la Lombardia sul fronte alimentare, rischia di cedere l’intera nazione.

La mia proposta: le risorse del Nord restino al Nord


Di fronte a questo scenario, non possiamo più accontentarci di palliativi assistenziali calati dall'alto. Il paradosso di una Lombardia che produce per l'intero Paese ma non riesce a sfamare i propri figli è la condanna definitiva del centralismo romano. Come sosteniamo da sempre con le battaglie del Patto per il Nord, la vera risposta a questa emergenza sociale non si trova nei sussidi centralisti, ma nell'autonomia vera e nell'applicazione rigorosa del federalismo fiscale.

È una questione di giustizia e di sopravvivenza territoriale: le tasse pagate dai lavoratori e dalle imprese lombarde devono rimanere qui, per sostenere chi produce, calmierare i costi energetici delle nostre aziende agricole e garantire che nessuna famiglia della nostra terra debba rinunciare a un pasto dignitoso. Difendere il diritto al cibo per i nostri cittadini significa difendere il lavoro, l'identità e la dignità del nostro territorio. Il Nord ha sempre trainato l'Italia; ora è il momento che il Nord pensi a proteggere la sua gente.

Giorgio Bargna



 

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