Spostando lo sguardo sulla testata La Provincia di Como, i dati del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" mostrano che il fenomeno sta bussando con forza anche alle nostre porte. La provincia di Como si trova in una posizione intermedia a livello regionale, con un tasso di superficie storicamente artificializzata del 12,27% (in linea con la media lombarda). Tuttavia, c'è un vero e proprio "hotspot" della cementificazione proprio nell'area meridionale, tra il Canturino e il Marianese, che subisce la pressione locale maggiore.
L'asse della cementificazione nel Comasco: tre realtà a confronto
Mariano Comense (La maglia nera della velocità): Ha registrato il record negativo di 2,7 ettari cancellati in un solo anno. A pesare non è la crescita residenziale, ma l'espansione commerciale e industriale a ridosso delle grandi arterie viarie. Con oltre il 37% di territorio ormai antropizzato, le contestazioni per la difesa delle ultime aree boschive — come il parco di Villa Martegani in via Piave — sono diventate un simbolo di resistenza locale.
Cantù (Il gigante storico dell'urbanizzazione): Paghiamo decenni di sviluppo legato a capannoni, showroom ed esposizioni artigianali che hanno occupato le frazioni, frammentando i collegamenti ecologici con la Brughiera. Sebbene l'amministrazione difenda i dati ISPRA ricordando che i numeri vanno sempre rapportati alla vasta estensione geografica del comune, la pressione strutturale resta complessa.
Cucciago (Il piccolo comune sotto pressione): Rappresenta l'anomalia più preoccupante. Un borgo di dimensioni ridotte che improvvisamente balza in cima alle classifiche con 2,4 ettari consumati in un anno. Su un territorio rurale così piccolo, l'impatto di singoli insediamenti logistici o nodi infrastrutturali apre una ferita enorme.
Perché il cemento ci danneggia tutti (nessuno escluso)
Coprire la terra di cemento non è solo una perdita estetica, ma un danno diretto alla quotidianità, alla salute e alle tasche dei cittadini:
Alluvioni e allagamenti: Il terreno naturale agisce come una spugna. Senza di esso, l'acqua piovana scorre in superficie, manda in crisi le fognature e allaga strade, cantine e garage, aumentando il rischio di smottamenti nelle nostre zone collinari.
Isole di calore e aria malata: L'asfalto trattiene il calore, rendendo i centri urbani fino a 5 °C più caldi in estate, compromettendo il riposo notturno e la salute dei soggetti più fragili. Inoltre, meno alberi significa meno filtri per le polveri sottili (PM10 e PM2.5), con un aumento di allergie e malattie respiratorie.
Danni economici e tasse più alte: I costi per riparare i danni del dissesto idrogeologico ricadono sulle famiglie, mentre la gestione delle emergenze grava sui bilanci comunali, traducendosi in tasse locali più alte. Senza contare la distruzione dei terreni agricoli fertili, che riduce la nostra sovranità alimentare e fa aumentare i prezzi del cibo.
Deprivazione di natura: La scomparsa di parchi e boschi toglie spazi di svago gratuiti alle famiglie e genera quella che molti studi scientifici definiscono come ansia e stress da alienazione ambientale.
Proposte per un'ecologia identitaria e territoriale
Da esponente di una forza politica territoriale ed identitaria, credo che la difesa del paesaggio vada di pari passo con la tutela delle comunità storiche e dell'autosufficienza economica del territorio. La terra non è un freddo dato ecologico globale, ma la radice culturale di un popolo che va protetta dall'omologazione urbana. Per questo proponiamo quattro azioni concrete:
Stop alla logistica selvaggia: Contrastiamo la nascita di mega-centri logistici e grandi centri commerciali, spesso in mano a multinazionali straniere, che distruggono il paesaggio tradizionale per creare "non-luoghi" e desertificare i negozi storici e le botteghe artigiane dei nostri centri.
Sostegno all'agricoltura locale: Protezione assoluta dei campi fertili della pianura e della pedemontana. Vogliamo incentivi fiscali e semplificazioni per le aziende agricole tradizionali e per i giovani che scelgono di mantenere vive le nostre coltivazioni a chilometro zero.
Rigenerazione a "Volume Zero": Prima di concedere anche un solo metro quadro di nuovo terreno rurale, l'amministrazione deve imporre il recupero, la ristrutturazione o la riconversione dei tantissimi capannoni dismessi nel distretto tessile e del mobile. Proponiamo l'azzeramento degli oneri di urbanizzazione per chi ristruttura nei nuclei storici e sanzioni per chi vuole costruire sul verde.
Contro il centralismo delle grandi opere: Rivendichiamo l'autonomia urbanistica di Comuni e Province. Diciamo no alle decisioni infrastrutturali calate dall'alto da governi centrali o enti sovranazionali che tagliano in due i territori storici a favore del solo traffico di transito, senza ascoltare le reali esigenze di chi la terra la vive ogni giorno.
Custodire il nostro territorio significa proteggere il nostro futuro, il nostro benessere e la nostra libertà di decidere a casa nostra. Non permetteremo che le nostre radici vengano sepolte sotto una colata di cemento anonima e centralista.
Giorgio Bargna
Nessun commento:
Posta un commento