venerdì 27 marzo 2026

VI STANNO NASCONDENDO CHE SIAMO UN POPOLO

 



Forse abbiamo già parlato di autodeterminazione dei Popoli, ma è sempre meglio farci un ulteriore riflessione.

Se chiediamo all'intelligenza artificiale ci viene risposto che l'autodeterminazione dei popoli è un principio fondamentale del diritto internazionale che sancisce il diritto di un popolo a decidere autonomamente il proprio assetto politico, economico e sociale, inclusa l'indipendenza o l'associazione a un altro Stato. Riconosciuto dall'ONU, si applica principalmente in casi di dominazione coloniale o occupazione straniera.

Spesso si identifica un popolo basandosi su elementi comuni come cultura, lingua, storia e la volontà di identificarsi come tale.

Solitamente non include un diritto automatico alla secessione per minoranze all'interno di uno Stato sovrano, a meno che non vi sia una violazione estrema dei diritti umani, però lasciamo da parte questo e intanto identifichiamo un area, che potremmo comunque allargare facilmente, che abbia dei comuni determinatori.

Esiste un area compresa tra il fiume Adda a est e il fiume Sesia a ovest, delimitata a nord dalla catena alpina e a sud indicativamente dal corso del fiume Po, includendo storicamente anche l'area di Milano, che si chiama Insubria.

Qui, se vogliamo ancora dare un valore alla tradizione si parla ancora una lingua comune il Lombardo Occidentale, parlato nelle province di Milano, Varese, Como, Lecco, Lodi, Pavia, nel Canton Ticino e nel Novarese. Espressa con molteplici cadenze questa lingua si regge su un unica base grammaticale.

Ma però noi andiamo a concentrarci su un altra cosa che è il volano moderno, post guerra, di questa regione, che conta oltre 6 milioni di abitanti nell'area italiana.

L'economia della regione Insubria è una delle più dinamiche e interconnesse d'Europa, caratterizzata tra l'altro da un forte legame transfrontaliero tra alcune province lombarde (Varese, Como, Lecco), piemontesi (Novara, Verbano-Cusio-Ossola) e il Canton Ticino in Svizzera. 

L'area si distingue per un modello economico misto che combina manifattura avanzata, servizi finanziari e turismo di alto livello, ospita un denso tessuto di Piccole e Medie Imprese (PMI) altamente specializzate in settori quali il tessile, il mobile, la meccanica, la farmaceutica.

L'area dei laghi (Como, Lugano, Maggiore) attrae flussi turistici internazionali, sostenendo un settore dell'ospitalità di lusso e servizi correlati.

Qui troviamo tassi di occupazione superiori alla media nazionale italiana.

Non sono riuscito a trovare dati ufficiali, ma se la Regione Lombardia vanta una cinquantina di milioni di euro di residuo fiscale all'Insubria ne possiamo assegnare quantomeno la metà, restando bassi con le stime.

L'Insubria soffre gli stessi problemi del resto d'Italia, più altri specificatamente locali.

La sanità è allo sbando, è evidente la mancanza di medici di base e riscontriamo lunghe attese per le prestazioni diagnostiche, criticità che impatta soprattutto la popolazione anziana.

La sicurezza urbana è diventata una criticità anche nelle zone con meno densità abitativa, con termini di criminalità violenta sempre più in crescendo.

Malgrado quanto elencato il lavoro è in flessione per numeri di occupati mentre gli incidenti sul lavoro aumentano.

Rispetto alla maggior parte del resto d'Italia in Insubria un elevato inquinamento atmosferico incide sulla salute respiratoria e aumenta i rischi infettivi, studi dell'Università dell'Insubria collegano a un maggiore rischio di ospedalizzazione e infezioni a causa dell'esposizione a particolato atmosferico e biossido di azoto.

Siamo partiti dal principio dell' autodeterminazione per giungere a stabilire che esiste una territorio che, oltre ad avere una base storica, una lingua comune, delle tradizioni e dei mestieri in comune, è legato ancora oggi da quello che viene ritenuto il fenomeno moderno più importante, l'economia.

Non sono stupido, non sono qui a reclamare l'autodeterminazione, verrebbe negata a prescindere.

Sono qui per farvi capire che esiste un popolo, un popolo che a scuola non vi raccontano perché non deve sapere di esistere.

Non deve avere consapevolezza della propria forza, io invece sono qui a raccontarvi che la dovete avere.

E quando in Insubria saremo tutti coscienti della nostra forza potremo chiedere di diventare una Regione Autonoma a Statuto Speciale.

Solo così, in un mondo ormai globalizzato, avremo la forza di poter incidere nell'Unione Europea, grazie ad una forza economica di primo livello ed ad una base storica innegabile.

Inoltre questo spazzerebbe via la burocrazia e la cattiva gestione del territorio.

Con la gente, per la gente, tra la gente.

Giorgio Bargna



domenica 22 marzo 2026

AVANTI DRITTA (Chi si estranea dalla lotta...)



Qualcuno, nascosto tra finte lacrime, camice verdi, tolte dalla naftalina, e condoglianze di circostanza crede che con la morte di Umberto Bossi si sia chiuso un ciclo.

Il sogno, nato decenni fa, invece continua.

Ne hanno fatte di tutte, più o meno sporche, per sputtanare il sogno, negli anni addietro, non ci sono riusciti.

Poi qualcuno si è fatto inglobare dal sistema ed il sogno l'ha venduto, anzi svenduto, anzi tradito.

Ma non l'ha soffocato perché milioni di persone ci credono ancora, primo fra tutti proprio il Senatùr che ha chiamato a raccolta i sognatori.

Da questa chiamata, alla fine del 2024, è nato "Patto per il Nord", in sordina per crescere piano piano.

Non ha portato a se solo ex leghisti ma anche centinaia di autonomisti ed indipendentisti mai affilati alla Lega, ha portato a se un IDEALE!!!

Mi dispiace per chi oggi davanti alla morte di Bossi sogghigna, si accorgerà che siamo vicini, per associazione di idee, alla morte di un martire.

Si accorgerà che molti che si erano allontanati dal sogno ora torneranno a volerlo concretizzare.

Noi, "Patto per il Nord", siamo qui per questo e da oggi inizia la conta su chi vuole restare a sognare e su chi vuole realizzare.

Si è dimenticata "Mani Pulite", non esiste più la "Milano da bere", non esistono ne la prima che la terza Repubblica, si risponde signorsi a Bruxelles, sono passati gli anni ma la questione settentrionale rimane e chi si estranea dalla lotta…

Giorgio Bargna


 

sabato 21 marzo 2026

RIBADISCO PERCHE' HO SCELTO " PATTO PER IL NORD"



In questi giorni in cui il Nord, in cui chi crede nell'Autonomia, piange la scomparsa di Umberto Bossi torno a spiegare perché ho scelto "Patto per il Nord".

Seguo la politica da quando ero bambino e la RAI trasmetteva la "Tribuna Politica" di Jader Jacobelli.

Da ragazzo non ho mai amato il termine "Arco Costituzionale", sapeva già di casta quando ancora nessuno poteva immaginare il futuro.

Quattro persone con il loro carisma, con la loro capacità, la loro intelligenza mi hanno ispirato.

A livello filosofico Alain de Benoist, a livello pratico Giorgio Almirante, Umberto Bossi, Claudio Bizzozero.

Il mio primo voto andò al Movimento Sociale Italiano, innanzitutto perché emarginato, poi per il fascino di Almirante e poi perché in quel periodo mi ispirava l'idea sociale di una destra non fascista, che però dopo la mancata acclamazione a Tarchi abbandonai.

Nasceva poco dopo il "Sogno Padano", i giornalini della Lega Lombarda nelle cassette della posta, Bossi che girava per città e quartieri, verità scomode che venivano portate a galla.

Da sempre ho creduto nelle Regioni Autonome basate sui Municipi, ci credo ancora oggi, lo crederò sempre.

Non mi sono mai iscritto alla Lega, l'ho seguita, sponsorizzata, votata e poi a volte criticata.

Non apprezzai mai la coalizione con Berlusconi e poi nel Maggio del 97 le scelte di Bossi rispetto all'assalto al Campanile di San Marco, alcuni errori e scelte che non sto ad elencare, mi convinsero a  pensare alla politica locale e basta.

Aderii a "Lavori in Corso" (Lista civica canturina), sempre con il sogno bossiano in testa però, li conobbi, incontrai, apprezzai Claudio Bizzozero che considero il mio maestro politico.

Con lui, poi però, non solo la civica canturina ma tanti altri passaggi tra cui "Partito d'Azione Civica", "Movimento Autonomista Lombardo", "Fronte di Liberazione Fiscale", "Grande Nord", il comune filo di tutto questo la Regione Autonoma a Statuto Speciale della Lombardia.

Oggi sono ancora qui con Paolo Grimoldi, Giancarlo Pagliarini, Roberto Bernardelli, Angelo Alessandri, Jonny Crosio, Monica Rizzi, Giuseppe Leoni e molti altri a combattere per il mio sogno lombardo.

Come i Samurai penso che l’essenza di un’azione pura consista nel raggiungere lo scopo dopo aver sfiorato l’abisso dello scacco, ogni giorno è un passaggio in più verso la vittoria.

Patto per il Nord è l'ultimo treno che passa, concreto e determinato e li continuo la mia lotta verso il futuro che voglio per me e le generazioni a venire.

Tutto il resto sono solo chiacchiere e distintivo, citando De Niro.


Giorgio Bargna

Tessera 0624

Patto per il Nord


 

giovedì 19 marzo 2026

NEL TUO NOME, AVANTI TUTTA!!!!!

 


Non ho mai avuto la tessera della Lega, ma vi assicuro di essere il più leghista tra i "leghisti".

Ti saluto Umberto, tu non lo sai, ma io volevo invitarti al mio matrimonio, ma tu il giorno prima celebravi la "Dichiarazione di Indipendenza della Padania" e non ho osato disturbarti.

Tu sei stato il vero motivo che mi ha spinto e mi spinge oggi a fare politica.

Tu sei l'unico che ha portato l'idea di un innovazione sullo scenario politico nazionale.

Tu, da oggi, sappi che nel tuo ricordo, nel tuo onore, nella tua grandezza mi impegnerò ancora di più per portare avanti l'idea federalista.

Meriti che il sogno si coroni, meriti che il Nord abbia dignità.

Ma noi, Lumbard, siamo generosi, a volte senza saperlo e il nostro impegno porterà benessere a tutta la Nazione, perché la burocrazia, la negligenza, le mafie e il malcostume si cancellano soltanto attraverso il federalismo.

Riposa in pace Umberto, il tuo sogno verrà realizzato da Paolo, me e tutti i "ragazzi" di Patto per il Nord e grazie ancora per essere stato il mio maestro politico.


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale

Patto per il Nord


mercoledì 18 marzo 2026

DECOLONIZZAZIONE E LAVORO PUBBLICO


Prendo spunto da un pensiero condivisibile di Gigi Cabrino pubblicato su "La Nuova Padania".

Da anni noi autonomisti, federalisti, secessionisti, e chi più ne ha più ne metta, cerchiamo la via del vivere liberi e, se non ricchi, sereni al nord.

Tante le proposte, a partire dalla secessione, per arrivare alle regioni autonome o al federalismo municipale.

Ci è sfuggito però un dettaglio, che invece Umberto Bossi focalizzava già decenni fa, siamo colonizzati.

Non in senso fisico, l'immigrazione meridionale degli anni 50 e 60 ha portato benessere a livello produttivo ed economico e non va processata, anzi, se non in un "settore".

Si perché, dobbiamo dire "mea culpa mea maxima culpa ", avendo lasciato nelle mani di chi non era autoctono ogni forma lavorativa statale.

Non stiamo a sindacare sulla produttività, non ci sarebbe controprova, ma facciamo un altro ragionamento.

La presenza di nativi nelle poste, nelle scuole, nelle varie forze di polizia, nei vari uffici pubblici avrebbe rafforzato la fiducia nello Stato e portato la forza lavoro e la tenacia dei nativi all' interno dello Stato, avrebbe sicuramente ridotto il voto "per riconoscenza", avrebbe dato sicuramente una visibilità diversa allo "Stato".

Invece il nordico, nel nostro caso il lumbard, ha sempre visto il lavoro statale quale ultima ipotesi.

Beh ragazzi, se vogliamo il federalismo, questo deve essere "guidato" da chi è nato e risiede nel territorio, compresi gli immigrati italiani di terza o quarta generazione, altrimenti gestirà sempre qualcuno che al territorio non è legato e penserà solo allo stipendio.

Quindi il mio invito personale ai giovani è di invadere il lavoro pubblico, avere dipendenti che vivono e amano il territorio è fondamentale per il territorio stesso.

Giorgio Bargna 

sabato 14 marzo 2026

ASTENSIONISMO VS PARTECIPAZIONE ( Vieni a fare politica con noi)


Oggi trattiamo il tema dell'astensionismo, identificabile sia come fenomeno sociologico che come "piaga sociale".

Intanto proviamo ad analizzare i motivi che hanno portato a questa situazione.

Esistono tre vocaboli che messi insieme definiscono un concetto: democrazia liberale rappresentativa.

Oggi la democrazia (in senso stretto il potere del popolo) finisce con lo sfumare nel dominio di poteri quali ad esempio finanza, economia, tecnostruttura, organizzazioni transnazionali, di conseguenza quel che resta della volontà popolare viene sequestrata da cricche partitiche e oligarchie burocratiche.

Se c'è stato un tempo in cui liberale era un aggettivo che riportava alle libertà, oggi questo attributo si è andato a trasformare nella legittimazione della privatizzazione del mondo e dell’esclusione di qualunque limite economico, morale, comportamentale. 

Quanto descritto purtroppo si unisce, in sinergia, alle trappole normative, agli sbarramenti da superare per ottenere almeno un diritto di tribuna nei parlamenti, alle innumerevoli difficoltà pratiche frapposte alla partecipazione al dibattito pubblico. 

Tutto questo ovviamente porta allo scollamento tra cittadino e politica, tra cittadino ed amministrazione, considerato che ci troviamo a confrontarci anziché che con la democrazia con la plutocrazia, dominio del denaro, oligarchia dei potenti.

Questo è quello che il cittadino legge, che l'elettore percepisce, che di conseguenza alimenta sfiducia ed astensionismo.

Negli ultimi anni, il Covid è stato un esempio concreto, le democrazie liberali che vivono un paradosso crescente, si presentano come garanti delle libertà civili, ma moltiplicano i meccanismi normativi che limitano, controllano e regolano il comportamento individuale e collettivo. Le misure liberticide non vengono mai presentate per quello che sono (restrizioni, obblighi, divieti), sistematicamente giustificate in nome di principi postulati come superiori: salute, sicurezza, lotta all’odio, solidarietà, tutela dell’ambiente, eccetera. Il sistema si dice neutrale in termini valoriali e assiologici, ma legittima sé stesso in termini di virtù: uno stato etico di nuovo conio. Il procedimento mille volte replicato funziona, così si introduce una restrizione (divieto, tassa, obbligo, sorveglianza). Questa viene giustificata da un valore morale presentato come ovvio, auto evidente: salvare vite umane, proteggere i bambini, difendere il pianeta, accogliere i rifugiati. 

Pian piano si sono presi questi poteri, senza ostruzione di parte alcuna ed un pensiero ripetuto più volte diventa verità assodata, supinamente accettata.

Lasciare, consapevolmente o meno, si creasse un immigrazione incontrollata, sfociante in un aumento della criminalità ha aperto la strada ad altri limiti della libertà.

E' aumentato l’apparato di sicurezza. Telecamere, droni, tecnologie di riconoscimento biometrico incombono, nel nome della sicurezza regolamentano, burocratizzano, rendono illegittime le condotte più ordinarie. 

Sconfortante vero?

Ma c'è chi ancora vuole dare voce al cittadino.

C'è ancora chi vuole mettere al centro il cittadino.

C'è ancora chi vuole costruire una nuova classe politica formata da cittadini.

Questa speranza, che divampa, si chiama "Patto per il Nord".

A te astensionista non chiediamo solo il voto, noi ti invitiamo a collaborare, ti invitiamo a portare sui nostri social ed ai nostri gazebo, le tue istanze, le tue idee, il tuo contributo sotto ogni forma.

Tradotto, costruiamo insieme il nostro futuro.

Noi ci siamo.

Ghe semm, e vorum fal insema a te!!!!

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

mercoledì 11 marzo 2026

Analisi della Sicurezza in Provincia di Como: una sfida complessa tra risorse, territorio e prevenzione



Dedichiamo qualche riflessione alla sicurezza in Provincia di Como. Sebbene la cronaca sia dominata da rapine e reati di strada, il quadro complessivo è ben più articolato e richiede un’analisi profonda.

Un quadro critico La nostra provincia registra numeri preoccupanti: siamo costantemente tra le prime province italiane per furti in appartamento. Le infrastrutture di trasporto rappresentano un punto nevralgico: nel primo semestre del 2025, sono state oltre 2.900 le denunce raccolte nelle stazioni e sui treni lombardi, un dato che ci tocca da vicino data la mobilità quotidiana dei nostri pendolari. Sul fronte dello spaccio, i dati 2024 ci collocano al 59° posto, ma è l'escalation della violenza di genere e sessuale a imporre un campanello d'allarme: con circa 35 denunce mensili tra stalking, maltrattamenti e violenze, Como risulta essere, dopo Milano, tra le realtà lombarde più esposte.

Esiste inoltre una criticità spesso sottaciuta, ma di estremo rilievo sociale: la sicurezza sul lavoro. Le irregolarità in cantieri e aziende sono frequenti, come testimoniano i sei cantieri sospesi tra Como e Cantù nei primi mesi del 2026.

Oltre le polemiche: le cause strutturali Sarebbe populismo spiccio puntare il dito contro chi, sul territorio, si occupa di sicurezza. Esprimiamo la nostra massima solidarietà alle Forze dell’Ordine, costantemente sotto pressione e spesso vittime di aggressioni durante il servizio, fattore che ne limita inevitabilmente l'efficacia operativa. Il problema non è la mancanza di volontà, ma un deficit strutturale di risorse, inadeguate alla complessità di un territorio che funge da crocevia internazionale. La posizione di frontiera facilita il transito di attività illecite, mentre la presenza sotterranea, ma pervasiva, della criminalità organizzata complica ulteriormente la gestione dell'ordine pubblico.

A questo si aggiunge l'emergere, tra fine 2025 e inizio 2026, di fenomeni legati a "baby gang" e aggressioni di gruppo, che coinvolgono coetanei di diversa estrazione, in un contesto dove la percezione di una giustizia lenta e di una pena poco certa riduce drasticamente l'effetto deterrente delle operazioni di polizia. Pur mantenendo alta l’attenzione sull'immigrazione irregolare — come dimostrato dai 13 allontanamenti eseguiti dalla Questura nel marzo 2026 nei confronti di soggetti con gravi precedenti — la repressione, da sola, non basta.

Una nuova strategia: l'approccio integrato Il problema ha radici profonde che toccano il tessuto sociale. Quando la convivenza civile e il rispetto reciproco vengono meno, l'intervento deve farsi corale. Proporre di trattenere il residuo fiscale o aumentare gli organici è legittimo, ma serve anche un approccio integrato che affianchi alle misure repressive strategie educative, sociali e urbanistiche.

Cosa può fare chi amministra le città?

  • Sicurezza urbana: Potenziamento della videosorveglianza, supporto al controllo di vicinato e presidi mirati nei punti critici.

  • Prevenzione sociale: Investire in programmi scolastici sulla gestione dei conflitti e contro il bullismo; creare centri giovanili e percorsi di mentoring che offrano alternative concrete alla strada.

  • Formazione e lavoro: Contrastare la descolarizzazione con programmi di formazione professionale per offrire prospettive di futuro ai giovani più fragili.

  • Urbanistica: Progettare spazi pubblici più sicuri, migliorando l'illuminazione, curando il decoro e favorendo una "sorveglianza naturale" attraverso una pianificazione urbana attenta.

In conclusione, la sfida della sicurezza non si vince solo con le divise, ma costruendo una comunità più coesa e attenta. Queste sono le indicazioni che intendo sottoporre ai nostri Sindaci: passare da un'amministrazione che subisce l'emergenza a una che la previene.

Giorgio Bargna 

Patto per il Nord

 Como

domenica 8 marzo 2026

IRANIAN REFLEX

 


Ne ho già scritto a titolo personale e torno sul tema, gli scenari internazionali stanno cambiando e i contraccolpi economici e militari si sentono.

Scrivo da ignorante in termini economici e militari, ma cerco di utilizzare la poca materia grigia di cui la natura mi ha dotato per ragionare.

Intanto abbiamo capito tutti che le regole d'ingaggio non ci sono più, semmai avessero avuto concretezza, più nessuno ormai da credito all'ONU ed ai vari tribunali o alle varie egide internazionali.

Tra gli attori in campo elenchiamo,  oltre i già citati Usa, Russia, Cina, Brics vari, anche i paesi mediorientali e dell'area del Golfo, paesi di grande "disturbo" per tutti, ma principalmente per Israele, ma osserviamo anche una certa crescita dei paesi che stanno sotto la linea del Sahara.

Sì, l'economia africana è in crescita significativa, posizionandosi come la seconda regione a più rapida crescita al mondo dopo l'Asia, trainata da investimenti infrastrutturali, risorse naturali, digitalizzazione e una popolazione giovane, la crescita è solida anche se rimane ancora il freno di un alto debito. Niger, Senegal, Ruanda, Costa d'Avorio ed Etiopia figurano tra le economie a più alto tasso di crescita. Come dicevamo investimenti in risorse naturali, infrastrutture, fintech, green tech ed e-commerce sono i fattori trainanti ed una rapida urbanizzazione alimentano i consumi privati.

Dicevamo di Medio Oriente, Golfo, Nordafrica.

Il mercato dei paesi mediorientali e nordafricani (area MENA - Middle East and North Africa)  si configura sempre più come una regione dinamica, caratterizzata da una crescita economica in rafforzamento e da una forte diversificazione, oltre il settore energetico, la regione si posiziona come un'area di opportunità per investimenti e export, in particolare nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC).

I paesi del GCC (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein) stanno attivamente diversificando le loro economie, con grandi investimenti in settori non idrocarburici, infrastrutture, turismo e tecnologia ( l'area del Golfo, sta vivendo un boom nell'adozione dell'intelligenza artificiale e nello sviluppo di infrastrutture per data center).

Non dimentichiamoci di Egitto e Marocco.

Nell' insieme di queste due economie rientrano il turismo, gli idrocarburi (gas/petrolio), la sempre comunque importante presenza del Canale di Suez, le industrie di automotive ed aeronautica, oltre ad un agricoltura che punta ad essere più moderna e green.

Potenzialmente l'area più pericolosa a livello di crescita economica e di cultura e fondamenti religiosi estremamente diversi dai nostri, alla pari del mediooriente in generale. Questa diversificazione culturale la troviamo anche nei confronti della Cina e sostanzialmente nell'area asiatica del Brics. Potrebbe sembrare un fattore secondario, che non tocchiamo, ma che proprio secondario non è.

I BRICS, Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia rappresentano circa il 37% del PIL globale e il 45% della popolazione mondiale.

Come potete leggere molti di questi nomi tornano spesso e quindi a mio avviso c'è poco da stupirsi se da una parte con la scusa della democrazia piovono bombe e missili sull'Iran e dall'altra parte ne vengono indirizzati altri verso gli Emirati Arabi, il Bahrein, il Qatar.

Economicamente parlando questo non può dispiacere ad Israele che ha un economia basata, oltre che  sull' industria militare e farmaceutica, anche in questo caso su high-tech ed Intelligenza artificiale.

In tutto questo marasma, ma come quasi in ogni evento, la Cina rimane quantomeno defilata.

E anche la Russia sta restando fuori dal caos delle ultime ore.

Come la Russia oggi (e l'URSS ai tempi) la Cina è un grosso cruccio per gli USA e la politica atlantista.

La Cina è temuta per la sua forza, la sua crescita continua, perché non fa guerre e se fa alleanze e accordi di successo, può davvero arrivare ad essere la grande potenza principale del mondo.

La Russia malgrado la "calda amicizia" con l'Iran sta alla finestra? 

Signori, con la eventuale caduta dell’Iran Islamico e Rivoluzionario, la Cina si troverebbe ad avere un unico partner commerciale per l’uranio, cioè la Russia, e non più due.  Con tutto il vantaggio che ne consegue per poter controllare, arginare, negli intenti, lo sviluppo energetico della Cina, che è il primo passo indispensabile per lo sviluppo tecnologico. 

Precedentemente avevo scritto che a pagare scotto siamo essenzialmente noi da questa situazione iraniana, come in fondo succede per quella Ucraina.

Lo percepiamo guardando le bollette di gas e luce e facendo il pieno ai distributori.

Sono guerre, militari, politiche, economiche, che non ci appartengono, imposte da nostri presunti o presumibili amici.

E dicevo noi paghiamo risvolti molto pesanti al momento, ma questa guerra in particolare sta mettendo in ginocchio, e lo farà sempre di più, anche le economie emergenti che vivono anche dell'emigrazione (che diventa anche economica)  dei loro "missionari".

Ora si che l'Europa è il momento che diventi scaltra, che il Nord Italia all'interno dell'Europa diventi scaltro e decisivo.

E' giunta l'ora di una svolta politica che ci porti a guadagnare da certe situazioni anziché portarci semplicemente in casa difficoltà economiche, profughi e terroristi.

Giorgio Bargna

domenica 1 marzo 2026

TRA UN CAPPUCCINO ED UNO SPRITZ LASCIAMO FUORI ALMENO REZA PAHLAVI


Iniziamo questo personale ragionamento partendo da un fatto che potrebbe risultare futile, ma che forse tanto futile non è.

Il nostro ministro della difesa Guido Crosetto, ma fosse stato il ministro della Sanità poco cambiava, si è ritrovato bloccato, in pieno scenario di guerra a Dubai. 

Una situazione tra il surreale ed il grottesco, che ad essere maliziosi porta a pensare che lui e il governo Meloni non fossero stati pre-allertati sull’escalation di guerra. 

Altrimenti dovremmo pensare a qualche difficoltà intellettiva del Ministro, tanto è vero che , ironicamente il generale Roberto Vannacci ha commentato la questione: “Salvate il soldato Crosetto, l'unico ministro della difesa che va in vacanza in una zona di guerra senza saperlo”. 

Ma andiamo oltre, usciamo dai ragionamenti che si fanno davanti ad un cappuccino o ad uno spritz.

E' morto Khamenei? Va bene!!!

E' caduto Maduro? Va bene!!!

Intanto l'amministrazione Trump ha annunciato un piano per acquisire e commercializzare il petrolio venezuelano, versando i proventi in conti controllati dagli Stati Uniti,  nel frattempo gli USA mantengono una sorveglianza (quarantena) sulle navi e credo proprio che il 56% della popolazione locale che vive in condizioni di estrema povertà non abbia molte speranze di miglioramento.

Ma torniamo in Iran, qui hanno fatto fuori la testa, una testa anziana ed incaponita che dava, probabilmente, ormai fastidio anche ai suoi collaboratori, che sono pronto a scommettere, direttamente o indirettamente resteranno al loro posto.  

Magari la Gestapo locale che non si richiamerà più ai guardiani della rivoluzione, farà maquillage, magari vedremo qualche nuovo volto in TV, ma gli amici di Khamenei, ora, per restare comodi al loro posto, non si faranno problemi ad accordarsi con CIA e Mossad per vendere gas e petrolio. 

Finita questa proiezione cinematografica ai giovani iraniani, forse, verrà concesso un minimo di internet e qualche peccatuccio sessuale in più, ma la vera libertà non la conoscerà nemmeno questa generazione.

Ma spostiamoci un passo a fianco, io l'ho definita testa anziana ed incaponita, ma Khamenei, soprattutto il suo ruolo, nel mondo sciita è paragonabile a quello che il Papa ha per il mondo occidentale.

Troviamo fondamento in questo nelle odierne manifestazioni di piazza in Iran, come in Pakistan, come persino in Grecia,  dove le varie comunità sciite stanno, in alcuni casi, mettendo a ferro e fuoco le ambasciate americane. 

Per concludere torniamo ai discorsi davanti al cappuccio od allo spritz.

In un Paese come l'Italia, dove secondo dati Istat, il 31,5% delle donne ha subito violenze nella vita, con prevalenza di minacce e violenze fisiche da partner, ma dobbiamo aggiungere quelle psicologiche ed economiche, in un Paese che si posiziona all'85° posto nel mondo nel Global Gender Gap Report 2025 per la parità, oggi molti indefessi del chiacchiericcio festeggeranno per la presunta libertà delle donne, dei giovani, degli omossessuali in Iran. 

Oggi perché è il giorno X, domani, al più tardi la prossima settimana, per loro non ci sarà il problema, esattamente come non c'è mai stato in passato, visto che, abbiamo letto qualche riga fa, sono coloro che hanno riempito la statistica ISTAT che non rileva ovviamente le violenze non dichiarate.

Alla fine di questo ragionamento vi lascio una mia certezza ed una domanda, che contiene secondo me una risposta direttamente correlata alla mia certezza.

La certezza.

Quando un paese attacca od invade un altro non lo fa mai sicuramente in nome della libertà dell'altro.

Le libertà i popoli se riescono ad averle è soltanto perché le volevano e se le sono conquistate.

Il resto si chiama guerra, si fa per ragioni economiche e spesso e volentieri sui territori "liberati" rimangono presenti le forze armate dei "liberatori".

La pseudodomanda.

Perché in Italia non ci sono centrali nucleari? Oh certo, abbiamo tenuto un referendum su questo, ma in un momento di crisi energetica praticamente nessuno, a livello politico, sposa l'idea di riaccendere il dibattito.

Perché in Italia non abbiamo armi nucleari?

Molto semplice, l'Italia, 70 anni fa ha perso una guerra e quindi in Italia sono custodite testate atomiche statunitensi nelle basi militari di Ghedi (BS) e Aviano (PN).

Pochi anni dopo l’Italia avvio programmi per utilizzare l’energia nucleare in ambito militare internazionale, indirizzata per alimentare i motori dei mezzi navali, soprattutto sottomarini e portaerei; non ci si poteva permettere molto di più, perché era vietato dal trattato di pace firmato al termine della Seconda guerra mondiale, e comunque poi la Francia si chiamò fuori. 

L’Italia qualche anno dopo riuscì a  sviluppare una tecnologia all’avanguardia per l’utilizzo civile dell’energia nucleare,  che avrebbe potuto dare la possibilità di costruire bombe atomiche in tempi relativamente rapidi fosse mutato lo scenario.

Ma nel 1975 il Paese aderì al Trattato di non proliferazione nucleare e quindi nessun programma venne portato a compimento, malgrado il trattato, però, nella Penisola sono ospitate testate atomiche statunitensi.

Oggi nel nostro Paese sono ospitate bombe atomiche americane nell’ambito del programma della Nato per il nuclear sharing (condivisione nucleare, applicato anche in altri Stati). Le bombe possono essere attivate solo con i codici posseduti dal personale militare statunitense, ma, in caso di guerra, devono essere montate su aerei del Paese ospitante.

Fonte per quest'ultima parte Geopop.

In conclusione una speranza, che non si arrivi in qualche modo, demolendo quanto scritto da me in precedenza, a mettere al potere in Iran Reza Pahlavi, visto, innanzitutto, che si dichiara pretendente al trono iraniano, quindi dalla padella alla brace, poi perché, sinceramente, non credo che in Iran se lo fili più di qualcuno e che abbia il carisma per poter governare un cambiamento libero ed incondizionato.

Grazie per l'attenzione
Giorgio Bargna

 

sabato 28 febbraio 2026

DAL GOLAN ALL' IRAN: CHI CI PERDE E COSA POSSIAMO FARE



Partirò esprimendo pensieri personali per giungere a pensiero politico che sicuramente è condiviso dal movimento politico in cui milito.Il mio primo ricordo della guerra risale a quando, nel giugno del 1967, non avevo ancora compiuto tre anni e seguivo, come si usava allora, sulla TV B/N del nonno, le vicende delle alture del Golan e della "Guerra dei Sei Giorni".Tra l'altro a 60 anni di distanza, ma è cosa che dura nei millenni, li la pace è ancora un ipotesi.In questi oltre sessanta anni di vita l'unica certezza che ho sviluppato è che le guerre si combattono, si creano, a volte finiscono, solo ed unicamente per denaro ed interesse.

Chi muove gli interessi?Certamente i grossi gruppi di affari legati alla politica, sicuramente i capi di stato delle maggiori potenze (nessuna esclusa),  sicuramente ogni genere di mafia, dalle europee alle sudamericane, sicuramente influenzano, più o meno direttamente, le tre principali religioni mondiali, che economicamente parlando, non sono sicuramente le ultime ad avere voce in capitolo.

Chi ci perde?

A volte ci perde chi può sembrare più forte.

In Ucraina sicuramente la Russia non può cantare vittoria,  in quattro anni non è stata capace di avanzare,  la sua economia è al collasso e sta per crollare, però ci raccontano che si preparando ad invadere l'Europa, che dobbiamo prepararci alla guerra, che è necessario spostare risorse da sanità, istruzione e servizi per finanziare il riarmo, perché nel 2027 o nel 2030 saremo invasi dai russi. 

In un azione militare in Afghanistan, messa un po' nel freezer negli ultimi anni , nel 2020, l'amministrazione Trump ( personaggio di cui riparliamo tra qualche riga) firmò un accordo con i Talebani per il ritiro delle truppe, mentre sotto l'amministrazione Biden, i Talebani lanciarono un'offensiva fulminea riconquistando Kabul il 15 agosto 2021.

Sempre perdiamo noi cittadini, di tutto il mondo, in serenità, a livello economico ed i più sfortunati, quelli direttamente interessati, conoscono direttamente l'orrore e la morte.

E' di oggi la notizia della nuova escalation in Iran, qui torniamo su Trump, quello che chiude le guerre, così dice.

Certo forse è ancora presto immaginare gli scenari dei prossimi giorni. ma non è idea peregrina ipotizzare il rischio di una terza guerra mondiale, considerando che l’Iran, che ci ha fatto sapere che questa volta risponderà seriamente, ha una popolazione di cento milioni di persone, non 32 come il Venezuela e  può contare su amici potenti come ad esempio la Cina, cui fornisce 1,7 barili di petrolio al giorno e la Russia che lo tutela in funzione anti americana, senza dimenticare che come scrivevo qui tempo fa, non va dimenticato che nello scacchiere internazionale a fianco e spesso in collaborazione con Cina e Russia si sono fatti forza paesi come Brasile, India, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Indonesia e ribadisco oggi quanto affermavo politicamente nel finale di quell'articolo.

La mia ricetta da servire a Patto per il Nord, per un indirizzo politico internazionale, è tanto semplice quanto impegnativa. Innanzitutto, dicevo, siamo piccoli quindi non è il momento di prendere posizioni strategiche a livello internazionale, ma è quello di "esplodere" sul territorio.Lo stiamo facendo, stiamo lavorando per creare una rete che comprenda sui territori, oltre noi, associazioni, liste civiche, imprenditori, gente di "buona volontà", uniti da un unico vero e inscindibile punto, la cura e lo sviluppo dei territori del Nord, la buona gestione delle risorse economiche da tenere in loco e lo sviluppo di strategie sostenibili su ogni tematica.Sta succedendo e ci porterà nel tempo a governare, tutti insieme, borghi, città, regioni e ad entrare in Parlamento. Successo questo, la nostra linea sulla politica internazionale, a mio avviso, può essere una sola.Siamo parte integrante dell'UE, anzi il Nord Italia è uno dei motori principali dell'economia europea, manca però, a mio avviso, di un elevato potere politico.Noi dovremo lavorare per avere questo potere politico, per poter indirizzare le scelte europee sullo scacchiere internazionale.Parlavo dell'Europa dei Popoli, questa non va intesa solo a livello socioculturale, etnico, storico, va intesa anche sul peso che ogni Popolo mette a disposizione, volontariamente, al resto della comunità.Il Nord Italia esercita un potere economico significativo in Europa, soprattutto grazie alla Lombardia (seconda regione UE per PIL totale dopo Île-de-France), all'Emilia-Romagna, al Veneto.Il potere economico del Nord Italia è fondamentale per l'Unione Europea, grazie alla forza e alla caparbietà degli abitanti, autoctoni o meno che siano, del Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta) e del Nord-Est (Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia).Ma non è solo una questione economica a valorizzare ed ad alimentare le mie pretese di potere a livello europeo. Il Nord Italia ad esempio eccelle anche sul sociale, specialmente a livello di volontariato sia in dentro i confini che fuori.Il Nord Italia è un motore cruciale per il volontariato europeo, con tassi di partecipazione significativamente alti, fornendo una solida base di volontari, soprattutto in settori come la sanità e il soccorso, sebbene l'Italia complessivamente si collochi indietro rispetto ai paesi nordici per partecipazione complessiva. La maggior parte dei volontari attivi in Italia si trova nel Nord, con la Lombardia che da sola ne ospita oltre 1 milione, più di molte regioni del Sud messe insieme.Il Nord Italia è un punto di riferimento per il volontariato sanitario (ambulanze, clown dottori), supportando l' infrastruttura di volontariato a livello europeo. Poi, il Nord Ovest e tutto il nord dell’Italia, hanno l’economia più “green” d’Europa. Sono l’eccellenza nell’economia circolare, più ancora di Paesi come la Germania, la Svezia, l’Olanda abitualmente celebrati come i più avanzati quanto a sostenibilità ambientale e capacità di eco-innovazione delle rispettive economie. Il Nord Ovest è primo in Europa per consumo interno di materia procapite e per unità di Pil, e per tasso di riciclo sul totale di rifiuti prodotti , e si colloca nelle prime posizioni anche per quota di motorizzazioni alternative a benzina e diesel (metano, Gpl, ibrido, elettrico) sul parco auto (8,1%) e per consumi finali di energia per unità di Pil.

Potrei cercare mille altre motivazioni per asserire che il Nord Italia ha il diritto ed il dovere di essere forza decisionale importante sullo scenario europeo ed internazionale, ma mi fermo qui, ribadendo che è necessario per Patto per il Nord crescere velocemente creando la "nuova classe politica" che sarà non solo la salvezza del Nord, ma una grande forza di indirizzo nella politica internazionale.


Giorgio Bargna