lunedì 25 agosto 2014

Valori (11) Il bene

Abbiamo deciso di chiudere questo tour sui valori parlando del bene. Come in altri capitoli ci siamo trovati davanti ad un soggetto che racchiude in se molti significati. Come in altri capitoli ci siamo trovati davanti ad un soggetto di cui abbiamo già trattato su queste pagine. Di quella che possiamo considerare la vena politico/sociale del bene ne abbiamo ad esempio trattato qui.

Prendendola molto alla larga potremmo esemplificare col termine "bene"  tutto ciò che agli individui appare desiderabile e tale che possa essere considerato come fine ultimo da raggiungere nella propria esistenza. Pragmaticamente potremmo identificare questo concetto  con quello di "azione buona" oppure con il "fare del bene", equivalente a "compiere buone azioni", azioni che rispondano a regole morali che ci si autoimpone.   
Il concetto di bene, all’interno del concetto filosofico occidentale, è tipicamente opposto a quello di male, che come quello di "bene" ha assunto un significato sia etico che ontologico.                          

Abbiamo parlato di regole morali, il termine morale, di origine greca, "èthos",  si riferisce a comportamento, costume, carattere, consuetudine; nelle sue accezioni acquista anche il significato di principi delle caratteristiche della condotta umana che influiscono sulla collettività.

Parliamo però ora più articolatamente del bene pratico con se stessi e nei rapporti interpersonali.

Il bene più legato all’ego potremmo identificarlo nello stimarsi, rispettare il proprio corpo e vederlo come un entità che aspetta di accogliere il nostro amore, avere un buona auto stima e mantenere dignità di noi stessi. L'amore di noi stessi (ma anche quello verso gli altri), lo si misura in particolar modo quando si intraprendono relazioni sociali. Sicuramente la stima ed il valore che si danno a noi stessi vengono minati quando ci si lascia disprezzare senza reazione, quando ci si fa mancare di rispetto, quando si lascia detenere il poter di scelta personale ad altre persone  permettendogli di determinare ciò che meglio per loro, quando lasciamo che ci tolgano la nostra libertà, quando permettiamo a qualcuno di gestire la nostra vita, quando diventiamo burattini nelle mani degli estranei. Non consentiamo a nessuno di sottovalutarci.

Occorre conoscersi, rispettarsi, avere la dignità di non farsi mettere i piedi in testa, dedicarsi alle proprie passioni e scegliendo quello che veramente ci piace e quanto che ci sembra giusto senza lasciarsi condizionare.

Al contrario voler bene ad una persona significa anche, soprattutto, volere il bene di quella persona; qualunque cosa sia e se pensiamo che la sua scelta non fosse il meglio per essa, per il suo bene, abbiamo il dovere di dirglielo. Questo non significa che essa abbia l'obbligo di seguire i nostri consigli, anzi, ma se non glielo dicessimo e le cose andassero male, non potremmo perdonarcelo. Se le scelte di chi amiamo lo portassero lontano da noi , per il suo bene soffriremo in silenzio e lo lasceremo andare. E' dura, richiede una maturità tale da costringerci a soffrire per amor suo, ma è la vita che ce lo impone. Del resto si fa così anche con i figli e se funziona con loro, che è la forma d'amore più alta al mondo, non può che funzionare anche in questo caso.

Di certo, lo abbiamo detto, esistono varie versioni di bene, ma a mio avviso dire "voler bene" è solo un modo politically correct (con tutti i difetti del caso) per dire "amare". Molti interpretano il "voler bene" come qualcosa di meno che "amare", a mio avviso, intesa nella forma più pura, è una distinzione che non esiste, voler bene significa amare: te stesso, qualcun' altro, chiunque; volersi bene è il saper sacrificare se stessi, oppure qualcosa di se stessi, per far si che la persona che ti sta accanto sia felice.

Probabilmente non esistono parole precise per descrivere il bene, esso è la stima, il rispetto, l'affetto, la riconoscenza, la comprensione, la voglia di aiutare le persone, aiutare se stessi, rinunciare per gli altri, dare tutto quello che si ha. Il "volersi bene" significa certamente dare tutto noi stessi verso chi ha affetto nei nostri confronti. Ripeto non esiste termine preciso di descrizione, io voglio bene in modo diverso da come tu vuoi bene, per cui se ti spiego la mia idea potrebbe essere tutto l'opposto di un'altra persona, conta però l’intenzione.


Giorgio Bargna

lunedì 18 agosto 2014

Valori (10) La Pace

Come stabilito parliamo dunque anche di pace; andando algidamente a cercarne il significato sui dizionari troveremmo grosso modo queste definizioni:

1 Situazione di non belligeranza; rapporti normali, senza tensioni particolari, tra nazioni diverse o all'interno di uno stesso stato
2 Concordia nei rapporti tra persone e nella vita pubblica
3 Condizione di tranquillità spirituale o materiale; assenza di preoccupazioni e fastidi

Veramente poco per descrivere un termine, uno status enorme.

Ritengo sia immensamente difficile spiegare la pace, perché forse non appartiene propriamente all'indole umana, cosa abbastanza inspiegabile visto che il bene è un qualcosa di razionale, se tutti fossimo in pace con noi stessi e con gli altri il mondo sarebbe un posto migliore, questo mondo invece naviga nella palta e per quanti sforzi io faccia per essere in pace con me ed il mondo produco solo un pizzico di pace e rischio di continuare a vivere in un mondo al quale non mi sento appartenere e vivere in pace col resto del mondo significa vivere male.

Di fatto la parola Pace non rientra nel vocabolario dell'uomo, eppure se ne parla tanto, tutti la reclamano ma nessuno sa ancora ben definirla. Questo malgrado dovrebbe essere una priorità per ogni individuo, poichè è la condizione necessaria per vivere una vita serena ed in pieno godimento. Eppure l’essere umano preferisce combattere sempre, per qualsiasi cosa, magari si riempie anche la bocca con la parola pace, con la locuzione lottare per la pace alla fine però, in sostanza, in realtà lotta e basta.

Politicamente e socialmente Pace è certamente una parola complessa, essa richiama una serie di elementi senza i quali è impossibile tradurla, quali magari il diritto all'alimentazione dei popoli, senza che a ciascun cittadino del mondo venga garantita una vita dignitosa, è impossibile pensare alla parola pace senza la libertà, senza il lavoro. Insomma, è impossibile coltivare la pace senza coltivare i diritti di ciascuno.

La Pace comunque è ancora ad oggi difficilmente spiegabile visto che in pochi l'hanno raggiunta pienamente o definitivamente. Dico questo perché al di là della pace nel mondo, la pace consiste anche nell'essere felice, ma nello stesso tempo rendere felice un altro, sentirsi a proprio agio e far sentire a proprio agio un'altra persona, potersi accettare per ciò che si è e riuscire ad accettare gli altri, avere autostima e stimare gli altri.

La Pace è, dovrebbe essere, innanzitutto uno stato di equilibrio che però noi raramente riusciamo a raggiungere perchè tendiamo sempre a pensare troppo a noi stessi e a fregarcene degli altri, perché troppo spesso siamo troppo sicuri di noi, non abbiamo rispetto delle altre persone e nemmeno delle piccole cose.

Pace comunque, torniamo indietro qualche riga, significa fine della violenza o meglio possibilità di vivere senza conoscere la violenza, venendo rispettati nei propri diritti dagli altri ricambiando il tutto nei confronti di chi vive con noi e di tutti coloro che ci stanno attorno quotidianamente.

L’acquisizione della pace si dovrebbe considerare un obiettivo da raggiungere sempre e comunque nella vita, necessario poter instaurare una forma di dialogo con gli altri senza litigare ed avere la capacità di vedere il lato positivo in ogni aspetto della vita.

Per concretizzare e conservare la pace necessita la totale mancanza di pregiudizi, inoltre nel significato di pace è racchiuso il concetto di armonia e di collaborazione tra le persone. Non occorre un mondo popolato di santi e martiri per imparare a rispettarsi l’un l’altro, occorre invece lo sforzo personale ad impegnarci per consentire che ciò accada; purtroppo invece spesso e volentieri l’essere umano deborda dando vita a guerre stupide legate ad altrettanto stupidi motivi come, per esempio, il possesso di ricchezze.

Parlo di debordare in termini attuali, perché oggi non si riesce ancora a trovare rimedio alla feroce stupidità umana, esistono numerosi luoghi in cui la guerra vige, ambiti dove la pace non riesce ad attecchire. Terre sciagurate dove gli uomini si dedicano all’addestramento dei così detti “bambini soldato”, terre dove altri uomini sfruttano i bambini per lavorare privandoli della loro innocenza e libertà. In alcuni paesi, probabilmente, la parola pace non è presente nemmeno nel vocabolario.

Auguriamoci che l’uomo, col passare del tempo, in un futuro non troppo distante, riesca a cambiare radicalmente mentalità, altrimenti troppe persone il vero significato delle pace non lo conosceranno mai.


(continua)   

venerdì 15 agosto 2014

Valori (9) L'Amicizia

Abbiamo già parlato su queste pagine di amicizia, sia pure in termini particolari, in altre occasioni; oggi però cerchiamo di trattare il tema in un senso decisamente più alto.

Possiamo considerare l'amicizia un tipo di legame sociale accompagnato da un sentimento di affetto vivo e reciproco tra due o più persone; un legame, una relazione e un sentimento tra due o più persone, caratterizzato da una rilevante carica emotiva e fondante la vita sociale del singolo individuo. Possiamo, senza mezzi termini, stabilire che l'amicizia debba essere intesa quale un rapporto alla pari, basato sul rispetto, la stima e la disponibilità reciproca. Essa non può che smentire l'esclusività affettiva: in sostanza non nega frequentazioni alla controparte di tipo amoroso, sessuale, relazionale permettendo così di mantenere di fatto intatto il rapporto vicendevole di amicizia.

Come già dimostravano, in parte anche i post precedenti, esistono varie tipologie di amicizia partendo da un’amicizia di stampo casuale fino a giungere ad una tipologia che potremmo definire intima, livello di amicizia che può portare ad un grado di confidenza reciproca paragonabile a quella tipica del rapporto di coppia.

E’ chiaro che ognuno vive i propri sentimenti, compresa l'amicizia, in modo diverso da altri. Potrei permettermi di definire un buon amico chi definisce il proprio sentimento di amicizia in maniera molto simile al mio, se non, possibilmente, identico. Stabilita da tempo la mia definizione di "amicizia", quasi con certezza ormai so cosa voglio da essa, di conseguenza fondo le amicizie in base a ciò che presumo possa soddisfare le richieste di questa mia definizione.

All’interno della relazione con un amico puoi tranquillamente esprimerti e comportarti ma alla base ci deve essere necessariamente un rapporto fiduciario: una volta che hai fatto amicizia, ti devi fidare; prima, però, devi decidere se è vera amicizia. Alcuni confondono questo sentimento con altro e dopo aver concesso il proprio affetto, cominciano a giudicare e, avendo giudicato, non lo mantengono in essere. Prima di considerare amico qualcuno seguo dei passaggi naturali, come tutti del resto, ma una volta deciso apro il cuore e parlo con esso, apertamente, come con me stesso, condivido con esso ogni mia preoccupazione, ogni mio pensiero; sono sempre stato convinto che se lo giudico fidato, mi renderà altrettanto pari.

In linea generale ci troviamo spesso di fronte a due comportamenti dilaganti, quello di chi racconta al primo venuto fatti che si dovrebbero confidare solo agli amici e scarica nelle orecchie di uno qualunque i propri tormenti e quello di chi, al contrario, teme persino che le persone più care vengano a sapere le cose e nascondono sempre più dentro ogni segreto per non confidarlo. Due comportamenti, a mio avviso, anche se mi è capitato di cascarci personalmente, da evitare perché è un errore sia credere e concedere fiducia a tutti che non credere a nessuno.

E’ indubbio che ognuno di noi necessiti di un amico, siamo del resto organizzati in società proprio per darci un aiuto reciproco ed una reciproco scambio comunitario. Al concretizzarsi di ogni novità nutriamo un bisogno emozionale di raccontare quanto avvenuto a qualcuno, cadendo in insofferenza quando invece abbiamo la  necessità di mantenere un segreto. L'amico/a del cuore è quella figura che ognuno di noi ricerca spesso spasmodicamente e che in realtà poche persone realmente trovano, quella figura che ci vuole bene, ci rimane vicino nel momento del bisogno, che incarna magari, ad esempio, le nostre curiosità o le nostre passioni. Essere veri amici significa anche guardarsi negli occhi e intendersi senza bisogno di parole, conoscersi talmente bene da prevedere già la mossa dell'altro.

Negli attimi di tristezza un amico si siede accanto te e aspetta, senza dirti nulla, l'amico ti rimane vicino e ti trasmette il suo calore in modo che tu sappia che se hai voglia di parlare lui è lì, ma che non ti pressa ogni due minuti per sapere "cos'è successo", ti lascia i tuoi spazi, ma al contempo, è sempre con te. Puoi anche non sentirlo per giorni interi, mesi o anni, ma quando lo rivedi è come se tutto il tempo non fosse mai trascorso.

L'amicizia che ti lega a una persona, è quel qualcosa che ti fa sentire di essere apprezzato, nonostante tu abbia una marea di difetti che il tuo amico non sopporta; un’amicizia può durare in eterno se si vuole davvero bene a una persona, perché, se c'è davvero questo sentimento esso non si spezza facilmente, anzi davanti ad ogni ostacolo si rafforza al contrario dell'amore che è sentimento molto più debole e distruttibile.

Identificare l'amicizia con un solo aggettivo o vocabolo probabilmente è impossibile visto che l’amicizia è marcata all’infinito da quel punto di domanda che non sai spiegarti, esattamente come l'amore; ma una cosa è certa, sai quando sei innamorato, e sai quando hai trovato un vero amico.

(continua)

martedì 12 agosto 2014

Valori (8) La famiglia

Avevamo stabilito che avremmo parlato anche di Famiglia. Dovessimo prenderla marcandola col maiuscolo affermeremmo che la famiglia è l'istituzione fondamentale in ogni società umana, fondata sul matrimonio o la convivenza, con i caratteri della esclusività, della stabilità e della responsabilità, attraverso la quale la società stessa si riproduce e perpetua, sia sul piano biologico, sia su quello culturale. Che la Famiglia secondo un punto di vista socio-culturale incarna la funzione di riprodurre la società. Si potrebbe anche aggiungere che la famiglia è un gruppo sociale, o un gruppo secondario, in cui ogni membro cerca di dare il suo contributo per affrontare i problemi e le difficoltà : da quelle alimentari - economiche a quelle psicologiche, che magari si possono incontrare nel lungo cammino della vita. La famiglia è legata da sentimenti di amore e di affetto. In poche parole indica la collettività, l'unione, nonostante le controversie.

Di certo la famiglia è il motore, il propulsore della società, composta da individui che, a loro volta, fanno parte, si raggruppano, di una famiglia, formano un nucleo famigliare. I valori su cui si poggia la famiglia sono l'amore, il rispetto, la solidarietà e la condivisione.

La famiglia, non solo quella sancita dal matrimonio (sia religiosamente che civilmente) esiste prima dello Stato e di qualsiasi ogni altra comunità, possiede diritti propri e inalienabili. Per questo motivo, rappresenta la cellula fondamentale della società ed è la pietra angolare dello sviluppo sociale. La famiglia è fondata sull’ unione intima di vita nella complementarità tra un uomo e una donna, che si costituisce con il legame formale e stabile, liberamente contratto e pubblicamente espresso, ed aperto alla trasmissione della vita.

La famiglia è molto di più di un’unità giuridica, sociale ed economica, giacché parlare di famiglia è parlare di vita, di trasmissione dei valori, di educazione, di solidarietà, di stabilità, di futuro, in definitiva di amore.

Potremmo dire tranquillamente che la famiglia è l’ambiente naturale dove la vita viene trasmessa, tutelata e trasmette valori per ogni essere umano. In quest’ambito è possibile intravedere con assoluta chiarezza il carattere insostituibile di ogni persona, giacché in famiglia non veniamo identificati da un numero ma dal nostre nome. In famiglia si apprendono i criteri, i valori e le norme di convivenza essenziali per lo sviluppo e il benessere dei suoi stessi membri e per la costruzione della società: libertà, rispetto, sacrificio, generosità, solidarietà.


La famiglia svolge un ruolo primario educativo, in questo interno viene trasmessa l’esistenza culturale e la forma di essere di un popolo. Senza le famiglie tutto il sistema educativo non avrebbe nessuna base. Per l’essere umano si tratta del primo punto di riferimento e del primo spazio educativo. Nell’età formativa necessità il bisogno di riferimenti per poter vivere, ed è la famiglia il luogo viene plasmata la personalità attraverso il contributo dei propri genitori, un riferimento stabile basato sull’amore reciproco.

La famiglia si traduce nel luogo dove diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a crescere nella solidarietà e nel compromesso, nel luogo dove si apprendono e si armonizzano i diritti degli individui con le altre istanze della vita sociale. È l’ambito umano dove si vive con maggiore intensità il dono disinteressato di se stessi verso coloro che per la loro condizione, non possono offrire alcuna ricompensa: come i bambini e gli anziani. Questa dedizione nei confronti dei più deboli è anche un fattore di umanità e di solidarietà imprescindibile per la stessa vita sociale.

La famiglia rappresenta senza dubbio, quando è vera, un nucleo di stabilità per i suoi membri colpiti da problemi come la disoccupazione, la malattia, la marginalità o la dipendenza, levigando gli effetti che tali problemi causano. La famiglia è oggi il primo nucleo di solidarietà nel complesso di una società.

Famiglia significa garanzia di futuro, una comunità stabile ma anche dinamica, che assume e trasmette i valori di una società civile definita. In questo interno si plasma l’integrazione di ciascun individuo nella sua comunità prima locale e poi nazionale, garantendo l’esistenza della cittadinanza di appartenenza. In essa si viene a conoscenza della storia attraverso il dialogo con i genitori e i nonni, il dialogo intergenerazionale, di singolare importanza. La famiglia, in definitiva, è il primo stadio della società umana, è il soggetto comunitario che supera tutte le altre istituzioni sociali, ed ha un carattere insostituibile, in quanto dispensatore primo di valori ed insegnamenti.

Chi oggi, come sempre è stato, crede in questa istituzione lotta contro l’individualismo e la solitudine cronica che oggigiorno soffre l’essere umano. E’ necessario rivedere le politiche famigliari malgestite ad ora dalle diverse amministrazioni, in modo tale che le politiche pubbliche contemplino la famiglia come gruppo sociale, al fine di facilitare il corretto adempimento dei suoi fini specifici. Il migliore aiuto che è possibile dare alle famiglie è aiutare la famiglia come istituzione. Ciò richiede l’elaborazione di una politica famigliare che valuti la famiglia come soggetto sociale, e non solo rispetto agli individui che la compongono. Una politica di famiglia diretta espressamente al gruppo famigliare in quanto mezzo affettivo, educativo, economico e sociale, suppone non promulgare leggi dirette solo agli individui ma in funzione delle persone che vivono in una famiglia, suppone legiferare con una “prospettiva di famiglia”. Non è possibile pretendere che la famiglia sia una entità responsabile, raccomandandogli concreti valori rispetto ai figli, ai malati , ai giovani, agli anziani o ai portatori di handicap, e allo stesso tempo negarle la dignità, i diritti e il riconoscimento pubblico in quanto tale. È necessario introdurre nelle politiche dirette alle famiglie il concetto di difesa della stessa come istituzione privilegiata.

Sicuramente necessita promuovere la famiglia quale istituzione, permettere alla famiglia di affrontare l’esistenza quotidiana, aiutare i genitori ad avere tutti i figli che desiderano, integrare in un modo veramente umano e costruttivo i diversi ambiti di sviluppo lavorativo, famigliare e personale, aiutare a superare le crisi famigliari, riconoscere il diritto dei genitori a educare i propri figli, appoggiare, con specifiche misure, le famiglie con determinati bisogni.

(continua)

sabato 9 agosto 2014

Essenze

L’amico Mimmo ha segnalato questo articolo tramite la sua mailing list personale.
Da decenni rigetto il riconoscermi nei partiti che si identificano nella “politica tradizionale” votandomi verso l’azione civica delle vere liste civiche, questo non impedisce che tra i miei contatti vi siano numerosi elettori di destra e di sinistra mischiati con autonomisti e civici.
Sono abbastanza convinto che il numero di elettori PD nei miei contatti sia ben nutrito, a loro è destinato questo pensiero condiviso da Pancho Pardi sulle pagine de “Il Manifesto”.
Riflettano loro, ma anche gli elettori di altri partiti, sul valore della rappresentanza in questo paese.
Buona lettura.

Cari elettori del Pd, il partito in cui riponete le vostre speranze di un futuro migliore, in queste ultime settimane ha impegnato tutte le sue forze per stravolgere la Costituzione secondo un progetto concordato con Berlusconi.

La riforma del Senato vi viene presentata come il passaggio obbligato per modificare il bicameralismo, ma il vostro partito non vi dice quale sarà l’effetto principale della riforma. Il futuro Senato lascerà tutta la potestà legislativa alla sola Camera, conservata nella costosa pienezza dei suoi 630 deputati. E questa, secondo la legge elettorale già votata nella stessa Camera, sarà ancora, come oggi, formata da soggetti nominati dai segretari di partito e votati a scatola chiusa dagli elettori.

Peggio ancora: il rapporto tra maggioranza e opposizione sarà falsato dal premio di maggioranza e dalle soglie di accesso alla spartizione dei seggi. La più grossa delle minoranze col 37% dei voti avrà il 52% dei seggi. E non cambia molto se la soglia sarà posta al 40%: il premio sarà sempre del 15%. Per ora i partiti non coalizzati che non raggiungano l’8% saranno esclusi; così anche i partiti coalizzati che non tocchino il 4,5%. Per questi la beffa: i voti da loro raccolti aiuteranno il partito maggiore a guadagnare il premio, ma essi saranno esclusi dal Parlamento. Le modifiche alle soglie saranno poco più che limature. Sempre milioni di voti buttati via, milioni di cittadini privati della rappresentanza politica mentre la più grossa delle minoranze diventerà una falsa, ma legale, maggioranza. Non è finita: la falsa maggioranza potrà scegliersi il Presidente della Repubblica e modificare a proprio vantaggio la composizione della Corte Costituzionale e del Consiglio superiore della magistrat­ura. Così gli istituti di garanzia fondamentali saranno tutti in mano alla falsa maggioranza. Questa a sua volta, formata da nominati-ubbidienti, sarà in mano a chi l’avrà costruita. La dittatura della maggioranza alla Camera sarà esercitata sotto la dittatura del leader sulla sua stessa maggioranza. Tutto il potere a un uomo solo. La democrazia sarà ridotta alla possibilità di eleggere un capo ogni cinque anni.

Se Berlusconi da solo avesse tentato di produrre tutto ciò, i cittadini di centrosinistra sarebbero da mesi nelle piazze. Ora invece a voi, elettori del Partito Democratico, tocca vedere il vostro partito che real­izza il programma di Berlusconi insieme a lui.

Con il taglio ossessivo degli emendamenti e il contingentamento dei tempi d’intervento, le opposizioni hanno ormai briciole di tempo per parlare.
E nemmeno i cittadini potranno più parlare: le firme per le leggi di iniziativa popolare sono aumentate da 50 a 250 mila, le firme per i referendum abrogativi da 500 a 800 mila. Ora il governo promette di ridurre l’aumento. Ma non ha intenzione di annullarlo.

Cittadini, elettori del Partito democratico. Ricordate al vostro partito che nel 2006 il popolo sovrano a stragrande maggioranza aveva cancellato la riforma costituzionale di Berlusconi e confermato la Costituzione del 1948.


Ricordate al vostro partito che il Parlamento attuale è stato prodotto da una legge elettorale in cui la Corte Costituzio­nale ha riconosciuto gravi profili di incostituzionalità. Chi è stato eletto con questa legge ha il dovere primario di affrontare le difficoltà economiche del paese ma non ha il diritto di toccare la Costituzione. Ricordate al vostro partito che chi modifica la Costituzione deve ragionare come se potesse perdere le elezioni e non farsi illudere dalla prospettiva della vittoria. Ricordate al vostro partito che se dovesse un giorno perdere le ele­zioni sarebbe del tutto impotente di fronte alla nuova falsa maggioranza. Parlate con i vostri eletti. Fate sentire il peso della vostra opinione. Ricordate a voi stessi che se assisterete immobili o consenzienti a questo delitto contro la democrazia avrete perso una parte decisiva della vostra libertà.

giovedì 7 agosto 2014

Fratellanza

Prendo spunto, come spesso mi accade da un pensiero di Alain de Benoist, l’assonanza di idee è veramente terrificante.

I principi di una democrazia moderna spesso si identificano in tre valori: Libertà, Eguaglianza, Fratellanza.
Sull’essere liberi ed uguali si può essere d’accordo sostanzialmente solo se democratici, in ogni altra situazione ognuno da un valore ed un peso diverso a questi aggettivi.
Cosa invece potrebbe essere la fratellanza?

Si narra che si tratti di un qualcosa che non pare dissociabile dalla cittadinanza: esprime in senso politico, il legame che dovrebbe unire i cittadini.
Spesso si usa dire che tutti gli uomini sono fratelli … posso concordare, ma purtroppo gli eventi dimostrano che è la minoranza a pensarla così.

Stiamo comunque sul piano politico della faccenda; umanamente si è insiti nel dare una caratura ed una portata morale universale al termine fratellanza “tutti gli uomini sono
Fratelli”, ma tutto questo è poi  contraddetto dall’uso politico di questo vocabolo.

Ci ritroviamo ben poco di “fraterno” all’interno della fratellanza politica, che è una solidarietà elettiva e fa riconoscere come fratelli persone che sono connazionali, concittadini, comunitari, non familiari.

Era teoria del discusso Régis Debray che fratellanza non sia fraternità; esso affermava questi concetti:
“La fratellanza è opposta alla consanguineità, è rimedio alla fratria […] Per me, si ha fratellanza infrangendo la cerchia della famiglia, la prigione delle comunità naturali, dandosi una famiglia elettiva, adottiva, una famiglia transnaturata, se non denaturata”.

“Poiché i popoli, come gli individui, sono fatti di morti e di vivi, impossibile rispettare i vivi se non come fratelli minori dei morti”.

Stando a questo ragionamento ci si associa nella fratellanza politica solo perché nati nella stessa società politica, uno status che s’estende a ogni dimensione temporale; associa morti e vivi, essa si distingue decisamente dall’amicizia, sentimento durevole, legame
permanente, in qualche modo statico, la fratellanza si connette soprattutto a un
contesto, un evento, a una lotta.

Alla pari della solidarietà, la fratellanza replica a una situazione, emerge per opposizione o azione propositiva; essa sicuramente è anche più collettiva, più “popolare” dell’amicizia, che, col suo carattere elettivo, favorisce piuttosto il senso dell’élite.

Concorda de Benoist con il pensiero di Debray che qualifica la fratellanza quale “sentimento moderno e democratico”, conseguendo che la fratellanza non saprebbe definirsi come un puro sentimento, perché spesso è indissociabile dalla praxis, dall’azione (“l’amicizia culla, la fratellanza scuote”).

Si pone però un limite, la fratellanza separa tanto quanto unisce, per logica conseguenza la fratellanza politica non associa tutti gli uomini, anzi instaura una potente bipartizione fra chi è visto come fratello e chi no, integrando gli uni ed escludendo i secondi.
Nella fratellanza  va definendosi un noi collettivo per opposizione a chi al noi non appartiene, e tiene a distanza o emargina, dà a questo noi la possibilità di fare corpo, ma non c’è un noi senza un loro.


Ricollegandosi alla triade esposta ad inizio ragionamento si marcano nette determinate differenze di natura tra la fratellanza e gli altri concetti esposti, eguaglianza e libertà.

Libertà ed eguaglianza sostanzialmente sono dei diritti che si possono identificare: liberta d’espressione, di possibilità, ecc, la fratellanza non ha genitivo.
E’ meno un diritto che un imperativo, perfino un’obbligo. Ci si batte pro o contro la libertà
e l’eguaglianza, il che spiega come l’una e l’altra, quando s’affrontano fautori e
detrattori, possano dividere. La fratellanza invece riconcilia. Si è riuniti perché
l’obbligo è di tutti verso tutti, di ciascuno con gli altri.

Inoltre eguaglianza e libertà sono tendenzialmente dei diritti applicabili ai soli individui, possibili valori individuali, al contrario la fratellanza implica, per definizione, una comunità o una collettività, rappresenta l’antico concetto di bene comune. Insomma, la fratellanza non si distribuisce: è un bene indivisibile, di tutti i cittadini insieme, fusi in un corpo unico.

La fratellanza dunque si coltiva nella comunità, essa però necessariamente non coinvolge tutti, sta dunque a chi si professa sostenitore del bene comune alimentarla e sostenerla, sta a chi non è soddisfatto degli accadimenti pubblici inserirsi nel meccanismo; una sola cosa è certa, più cittadini condividono un percorso, più esso ha la possibilità di concretizzarsi, nel nome si del bene comune, ma anche in quello della fratellanza.



martedì 5 agosto 2014

Valori (7) Il Capirsi

“Ascoltare è una cosa magnetica e speciale, una forza creativa. Gli amici che ci ascoltano sono quelli cui ci avviciniamo. Essere ascoltati ci crea, ci fa aprire ed espandere”. 
(Karl Menninger)

Abbiamo detto che avremmo trattato anche dell'intelligenza nell’ascoltare il prossimo e capire ciò che dice, vediamo anche questa sera dove riusciamo a giungere.

Essere in grado di ascoltare certamente sta alla base dei rapporti umani, significa stima e rispetto per gli altri, oltretutto si tratta di un toccasana che discioglie molte difficoltà della psiche.
Spesso si parla di comunicazione, essa è composta da due fattori certi, chi comunica e chi recepisce: l'ascolto di certo è la base della comunicazione

Ogni istante vissuto nel quotidiano, famiglia, amici, lavoro, è fondato su delle relazioni umane che si basano sulla capacità di ascoltarsi reciprocamente. Ascoltare vuol dire essere disponibili, dedicarsi agli interlocutori ed ai compagni di vita e, quindi, cercare di capire ciò che essi interpretano, cosa li spinge ad agire. Ascoltare vuole anche dire saper interpretare gli scambi comunicativi e i silenzi, soprattutto significa saper accettare punti di vista divergenti dai propri.

Di certo la natura, soprattutto il tipo di vita sociale che viviamo dagli ultimi decenni, non ci predispongono all’'ascolto, siamo tesi tendenzialmente a concentrarci su noi stessi o ad interpretare a piacimento personale quanto apprendiamo. L'uomo tende soprattutto ad esprimere quello che prova, giudicare e dare consigli. 

Aggiungo un’altra considerazione firmata Goethe: "Parlare è una necessità, ascoltare è un'arte".

Stiamo divagando sull’ascolto, ma esso su cosa consiste? Sicuramente viene richiesto uno sforzo d'interesse, di concentrazione e d'attenzione, una vera e propria disponibilità verso il proprio interlocutore. Questo resta, soprattutto, una prova della stima che si prova per l'altro, del desiderio di concedergli del tempo e di aiutarlo... Ascoltare, quindi, vuol dire evitare il silenzio passivo.

Ascoltare attivamente  consiste nel sentire ciò che dice l'altro, ma anche nell’ascoltarlo veramente e, quindi, nel capirlo. Nel permettere a chi soffre di svuotarsi delle sue amarezze e del suo rammarico. Nel ripetere le dichiarazioni dell'altro, portandolo ad approfondire il proprio pensiero, pur restando positivi su tutti gli argomenti discussi e su tutte le soluzioni possibili, senza interpretare le sue opinioni. Grazie all’ascolto si crea un vero clima di rispetto, di stima e di fiducia tra due interlocutori. Quando una persona si confida, l’ascolto non è finalizzato ad indagare su di lei o a farla diventare una fonte d’informazioni, chiedendole precisazioni; ascoltare significa, semplicemente, prestarle attenzione, in modo da farle esprimere quello che sente e permetterle, a lungo termine, d’imparare ad ascoltarsi da sola e trovare la sua strada.

Nell’ascolto si potrebbe  concentrare sulla persona e non sul suo problema, ma io sono molto più propenso a sviluppare l’empatia. Ascoltare secondo questo canone consiste nel mettersi nei panni dell'altro per comprendere meglio ciò che sente evitando, però, di soffrire con lui. Questo serve a dimostrare all'altro che capisci quello che sta dicendo, e che può concederti la sua fiducia.

Partendo dai presupposti esposti appare chiaro che la capacità d’ascoltare sia quasi per nulla innata. Al pari di una lingua, l'ascolto s’impara e si perfeziona col tempo. Ascoltare significa sicuramente tacere, mettere da parte le tue preoccupazioni personali, non vuol dire pensare al posto dell'altro, vuol dire evitare di giudicare.

E’ certo che l’ascolto attivo si basa sull’empatia e sull’accettazione fondandosi sulla creazione di un rapporto positivo, caratterizzato da ’’un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa’’ e, comunque, non giudicata.
Abbiamo parlato sin qui di ascolto, declinando il proprio esprimersi, ma ritengo sia importante anche sapersi fare ascoltare all’interno del reciproco scambio. Anche questa è un’arte, occorre condurre ogni conversazione con l’attitudine corretta, ovvero porsi l’obiettivo di “parlare in un modo che l’altra persona sarà felice di ascoltare”.

Prima di ogni conversazione occorre sviluppare i propri pensieri le proprie opinioni senza cadere nella trappola dei luoghi comuni e vedere le cose da più angolazioni aiuta a genere idee interessanti, poi la pratica gestirà il resto. Occorre anche sviluppare l’abilità di fare le giuste domande, quelle che veicolano apertura e accettazione sono quelle più apprezzate.

Durante una conversazione occorre sicuramente pensare prima di parlare valutando le connessioni con l’argomento trattato, la chiarezza espositiva e evitando le generalizzazioni, esprimere in maniera precisa e puntuale il concetto evitando di girarci attorno, evitare di ripetersi impegnandosi ad essere sintetici parlando massimo un minuto di seguito per poi dare la parola all’altro, comunicare curando il linguaggio del corpo, chiedersi sempre che tipo di reazioni ed emozioni genera quello che stiamo dicendo nell’altro.

Per comunicare al meglio occorre anche abbattere alcuni ostacoli quali magari la paura, le assunzioni e i preconcetti,le etichette e le generalizzazioni,l’insicurezza in noi stessi, i risentimenti e l’ essere troppo concentrati su se stessi.

Spero di non essere stato troppo prolisso, al prossimo argomento
(continua)

sabato 2 agosto 2014

Valori (6) La Volontà

“La volontà di pensare l'impensabile richiede il coraggio di restare in solitudine, di correre il rischio del ridicolo. Non tutti possono essere dei Picasso, ma ognuno ha la capacità di distinguersi dall'ambiente che lo circonda”. (Ari Kiev)

Dicevamo all’inizio del percorso che avremmo trattato anche di volontà, altro tema particolare. Ragionando sulla volontà di primo acchito si pensa di ragionare su un aspetto legato essenzialmente ad uno sforzo notevole, con la caparbietà di raggiungere un qualche obiettivo; questo sicuramente non è un errore, ma la volontà non è solo forza, chissà che non arriviamo a descrivere altro durante lo sviluppo della nostra riflessione.

Senza ombra di dubbio alcuno la volontà è la risolutezza nell’intraprendere azioni volte al raggiungimento di uno scopo preciso, essa rappresenta la determinazione di una persona a raggiungere con sufficiente convinzione un determinato obiettivo. In questa azione sicuramente rientra la capacità di non farsi condizionare dalle altre persone. Alcuni non si fanno scrupoli nel raggiungere l’obbiettivo, io ritengo giusto però che si debba accumunare una certa asserzione alla volontà, mantenendo  un comportamento che permetta si di raggiungere lo scopo prefissato, ma che consenta di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti e di difendere i propri diritti senza però ignorare quelli altrui.

Ad attuare lo scopo sicuramente incide un fattore molto incisivo, la forza di volontà. Noi tutti senza dubbio siamo dotati di una volontà anche se spesso, inconsciamente, lo ignoriamo oppure non la utilizziamo, se non sporadicamente. Occorre persuadersi del fatto che la volontà esiste, che esiste la libertà di agire senza dover limitarsi a reagire agli stimoli e condizionamenti ambientali. Ognuno di noi è dotato della libertà di contribuire alla creazione della realtà propria e circostante, esserne consapevole è il rimedio più sicuro contro il rischio di diventare insignificanti pedine di un gioco condotto da altri. Ognuno di noi è dotato di volontà, chi più e chi meno, tutti almeno una volta nella vita abbiamo vissuto un momento in cui abbiamo desiderato e voluto qualcosa, sentendo in noi la forza della volontà; la volontà determina l’utilizzo di energia e anche di qualità quali magari sono audacia, iniziativa, determinazione, organizzazione, risolutezza, disciplina, decisione, tenacia, pazienza, coraggio, concentrazione.

La volontà appartiene a tutti, senza di essa non potremmo nemmeno alzarci dal letto la mattina, ognuno di noi è un portatore di volontà, di fatto però non tutti la esercitiamo.

La volontà è l’energia del cambiamento, qualcuno incappa nel cambiamento per vicissitudini, magari di fronte ad un gran dolore o ad una grande delusione, ma la volontà la riscontriamo soprattutto nei cambiamenti, nelle scelte, nell’energia che mettiamo per spezzare le abitudini.

“La funzione della volontà è simile a quella del timoniere di una nave. Sa quale deve essere la rotta della nave, e la mantiene con fermezza, nonostante le sbandate causate dal vento e dalla corrente” (R. Assagioli).

Concludendo (sperando di non aver sbandato) la volontà è un’espressione fondamentale nello sviluppo della vita umana, senza di essa nessuno scopo potrebbe essere raggiunto.

(continua) 

venerdì 1 agosto 2014

Tra uomo e donna

Dovessimo descrivere tecnicamente l’amicizia diremmo che si tratta di un legame particolare e ed emotivo tra due o più persone che caratterizza assai la vita sociale dei coinvolti. Sostanzialmente dovrebbe trattarsi di un rapporto alla pari, basato sul rispetto, la stima, e la disponibilità reciproca. Si tratta di un rapporto che esclude l’esclusività, ogni “socio” è libero di avere comunque altre frequentazioni sia in amicizia, quanto in amore che in passioni intese in senso generale.

Esistono in realtà diversi gradi di amicizia, più o meno confidenziali, più o meno basati sulla fiducia, più o meno arricchiti dalla complicità e dal libero scambio di esperienze personali.

E’ innegabile che esistano amicizie davvero particolari, fondate su un’empatia davvero difficile da descrivere che arrivano a stabilire un grado di confidenza reciproca paragonabile a quella tipica del rapporto di coppia, se non ancora più consolidato e non occorre frequentarsi spesso, la questione spesso è di pelle o di sintonia mentale spontanea.

Ogni genere di rapporto di amicizia ovviamente si ritrova a confrontarsi con un contrappeso affettivo e di stima diversificato a seconda del livello sviluppato.

Esiste poi un tipo di amicizia molto particolare e difficile da gestire, quello tra uomo e donna. Ne parlo poiché ne discutevo in privato qualche sera fa con una persona su Facebook che ha vissuto, da donna, un esperienza difficile, burrascosa, su questo lato e perché da uomo qualche tentativo di esperienza l'ho vissuto.

Credo personalmente che si tratti di un rapporto veramente particolare, soprattutto se l’amicizia è di quel tipo veramente speciale che descrivevo quale paragonabile al rapporto di coppia. Li veramente credo sia un attimo confondersi e, pur spesso senza volerlo, attraversare quel guado molto sottile che divide l’amicizia da un sentimento molto più profondo; poi rimediare diventa veramente arduo poiché, a mio avviso, la confusione e la soglia di attenzione alta diventano reciproci.

Questa è una visione ovviamente personale e vista da un lato prettamente maschile; chiedo a voi che leggete questo breve articolo di esprimere la vostra opinione, potete farlo tranquillamente sia tramite la newsletter (per i più timidi) che tramite il blog o Facebook.

Mi piace apprendere dagli altri, soprattutto quando non sono scientificamente certo del mio pensiero, quindi aspetto le vostre opinioni e/o le vostre esperienze.
Giorgio Bargna


martedì 29 luglio 2014

Valori (5) La Libertà

Saltiamo a pari passi l’onestà, ne abbiamo trattato già qui.

Ci siamo, mi sono, posto l’intenzione, in questo percorso, di trattare di un altro tema complicato: la libertà.

Volessimo descriverla celermente diremmo che per libertà intendiamo una situazione attraverso la quale un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza alcuna costrizione, usando la volontà di ideare e mettere in atto un'azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto. E’ però innegabile, in questo concetto celere, che all’atto concreto essa non può non risentire dei condizionamenti che le vengono dal mondo reale.

Di certo vale questo ragionamento, esiste una libertà di tipo “positivo” basata sull'autonomia e spontaneità del soggetto razionale oppure una di tipo “negativo” dovuta all’assenza di sottomissione, di schiavitù, di costrizione per cui l'uomo si considera indipendente.

Oggi però, nel concreto, temo che libertà sia un concetto che fa paura, perché libertà significa non avere paura di essere liberi, la libertà spaventa: in un mondo pieno di leggi e regole, tutti si sentono più sicuri; tutti parlano di libertà ma io credo che l'uomo sia il primo artefice delle proprie catene.

La Libertà è una condizione nella quale un uomo può decidere in maniera autonoma i propri comportamenti e le proprie azioni liberamente: questo comporta avere dubbi, fare delle scelte, fare anche degli errori e prendersi la responsabilità delle proprie azioni.

Non è una condizione leggera o semplice da gestire; spesso l’uomo preferisce essere diretto, comandato, obbligato da una autorità superiore, perché questo lo solleva dal peso della responsabilità e dall’angoscia dei sensi di colpa, e quindi dal dover fare i conti con la propria coscienza.

L’uso della libertà personale concorre a far diventare unico ogni individuo, ovvero a renderlo diverso da tutti gli altri: anche questa è una situazione che spesso spaventa, che può creare molte incertezze ed un forte senso di insicurezza. Al contrario, può essere molto più rassicurante far parte di un gruppo, o di un branco, o di una massa unita e compatta perché costituita tutta da membri tra loro simili ed omologati a certi valori di riferimento condivisi. La libertà implica il coraggio di affrontare l’imprevedibile e questo non è facile da gestire. La dipendenza, la costrizione è invece molto più comoda e semplice, implica soltanto la mera esecuzione di qualche direttiva altrui o di un ordine più alto.

Di conseguenza, massimalizzando, la libertà ci rende “uomini”, la dipendenza ci fa restare “animali”, la libertà ci rende responsabili, la dipendenza ci rende schiavi.
Comunque libertà non significa libertà di fare quello che ci pare, per libertà si intende il diritto di ogni individuo a pensare e ad agire in maniera autonoma, ma sempre nel pieno rispetto del prossimo e delle regole condivise in ogni società civile. E’ necessario che ogni sistema di regole consista nello stabilire limiti e sanzioni precise, ma tutte devono essere ispirate ad un’unica filosofia riassumibile dalla celebre massima: “La mia libertà finisce dove comincia quella altrui”. Chiarito questo concetto, ogni altra regola che obbliga a certi comportamenti, o ne proibisce altri, in nome del nostro bene o della nostra sicurezza, per prevenire, per difenderci “da noi stessi” devono essere considerate ipocrite, pericolose, allarmanti e subdole ingerenze del governo nelle nostre vite. Provvedimenti che di fatto restringono la nostra libertà individuale, nel disprezzo della nostra dignità, trattandoci come minorenni o minorati e negandoci il diritto di prenderci ed avere la nostra responsabilità. Ci si deve sentire liberi nel cuore e nella mente e non significa comunque che possiamo dire o fare quello che ci salta via in mente: dobbiamo riuscire sempre a pensare anche agli altri e mai solo a noi stessi. La nostra libertà personale si concretizza nel fare quello che vogliamo senza nuocere a nessuno né distruggere ciò che non é nostro.

Libertà è una parola fantastica, ma è evidente che può nascere ed essere coltivata solo attraverso una comprensione dei limiti e delle regole in cui noi tutti viviamo. Senza regole, senza leggi, senza il rispetto di queste non può esserci libertà.

Uno dei drammi della società moderna è che essa ci educa all’idea che l’educazione sia un fatto da fare esclusivamente a scuola, mentre educare significa dimostrare con i fatti ciò che si dice. Sta anche a noi invece, al nostro quotidiano, alle azioni che compiamo, scrivere i percorsi.


(continua)