giovedì 16 aprile 2020

L'Ospedale in Fiera


Nelle cronache di questi giorni maledetti, abbiano letto e sentito parlare di due ospedali realizzati in strutture fieristiche lombarde, uno a Milano, l’altro a Bergamo.

Il secondo sembra funzionare al meglio, il primo stenta a decollare, le due province entrambe hanno pagato un prezzo pesante di contagi, viene difficile capire quindi il perché di questa differenza.

Cerchiamo, attraverso questo mio pensiero, di capire perché a Milano si stenta a partire, ma soprattutto, a differenza dei tanti che si limitano a puntare le dita su Fontana e Gallera (due persone che non figurano assolutamente nella mia lista dei supereroi, ma che hanno dovuto affrontare, loro malgrado, un disastro dalle dimensioni bibliche) cerchiamo di capire come e perché si potrebbe utilizzare questo impianto sorto, a quanto si racconta, grazie a donazioni private.

Una piccola prefazione dal sapore piccante prima di iniziare (che varrà su ogni ragionamento), non si parli di mancanza di personale, siamo un paese in guerra, che si trovi modo di spostare personale da dove non esiste urgenza, o affanno, a dove occorrono, punto e basta. Non si parli di mancanza di fondi, i soldi ci sono, vengono solo sperperati.

Si è parecchio parlato di questa struttura, sia per la sua eccezionalità (il più grande, potenzialmente, reparto di terapia intensiva esistente nel nostro paese), sia perché sembrava potesse sanare le lacune lasciate sia dai tagli alla sanità, volute da svariati governi nazionali, sia dalle indicazioni che Roma ha dato alle Regioni in tema di sanità locale, affinché si puntasse sul Privato convenzionato.

Tra le maggiori critiche e ipotesi, tra l’altro anche di persone che occupano ruoli di rilievo a livello di sanità, la possibilità di “allargare” strutture già esistenti oppure il recupero di vecchi ospedali in disuso.

Ora, mi scuso con tali laureati, dal basso della mia licenza media inferiore, ma, uno mi spiegate come allargare delle strutture al collasso in numero di medici e attrezzatura senza invadere altri reparti che già stanno soffrendo di parziale abbandono causa la crisi, due, abbiate pazienza, ma anche un bambino sa che una ristrutturazione costa molto molto di più e richiede molto più tempo. Evitiamo di dire cose solo per sorridere a qualche corrente politica.

Ora cerchiamo di dirottare verso il propositivo.

L’ospedale della Fiera di Milano non è ancora finito, quindi si può tranquillamente mutare la sua utilizzazione (oppure intelligentemente sfruttare quella originale), e ospita solo una quindicina (o poco più) di degenti, segno che l’emergenza terapie intensive è in questo momento in calo.

Prima ipotesi: sfruttare intelligentemente la destinazione originale. Abbiamo ospedali che sono stati trincee per settimane, che oggi hanno bisogno di far riposare il personale, di sanificarsi, di riportare alle origini gli spazi di terapia intensiva per poterli sfruttare al meglio e in sicurezza. In questo caso la Fiera sarebbe un polmone molto utile.

Seconda ipotesi: stiamo contando centinaia di morti in case di ricovero ed RSA, possiamo ricoverare li alcuni di loro pro tempore mentre si sanificano e ristrutturano assecondando i piani di riavvio del Paese queste strutture.

Terza ipotesi: abbiamo un alto numero di infetti in via di guarigione o con sintomi che non richiedono terapia intensiva che stanno intasando gli ospedali, la vita di altri reparti. Potrebbero essere gli “inquilini” perfetti di questa struttura.

Esiste poi una mia quarta ipotesi che può serenamente agganciarsi alla prima e alla terza. Presto o tardi dovremo uscire di casa, tornare a lavorare, comprarci i vestiti e via dicendo. E se anche sono convinto che noi lombardi tra Gennaio e Febbraio abbiamo inconsciamente sperimentato “l’immunità di gregge”, i ritorni di fiamma del virus in Cina e Giappone ci suggeriscono (senza la necessità di essere immunologi o virologi) che il virus rimane vivo e che malgrado eventuali vaccini e cure sarà nostro compagno di vita ancora parecchio tempo. Quindi se vogliamo tornare a curare anche le patologie non urgentemente drammatiche abbiamo bisogno che i nostri ospedali tornino almeno al penoso regime normale che avevano a inizio Gennaio.

Considerato questo non solo tornerà utile la struttura fieristica milanese, ma dobbiamo sforzarci di immaginare altre strutture ex novo dedicate essenzialmente al Covid.
Certo il tutto darà reso difficoltoso sicuramente, ops probabilmente, dalla reperibilità di fondi, burocrazia e “necessità” di piazzare referenti politici alla direzione di queste strutture; ma per una volta mi auguro serietà, abnegazione e rinunce da parte della classe politica.

Per ottenere questo occorre però anche che i cittadini spingano in direzione della tutela della propria salute e della propria vita, quindi necessità che finita la quarantena gli sforzi profusi a produrre migliaia di video ed immagini sarcastici o umoristici sul virus vengano dirottati verso la sostenibilità e il bene comune.

Giorgio Bargna


lunedì 13 aprile 2020

Come sarà il futuro?


Come scrivevo in un recente articolo alla fine dell’emergenza Covid si faranno i conti e qualcuno dovrà rispondere del proprio operato davanti ai cittadini e i cittadini, se ci sono stati errori dovranno chiedere, se non giustizia, almeno risposte chiare ed esaurienti.

Ma la fine dell’emergenza, intendiamoci, non sarà né il 3 di Maggio e nemmeno il 15 di Settembre, sarà molto più in là, quando gli infetti saranno a numero zero e si saranno fatti bene i conti economici che la scelta utilizzata ha generato.

Oltretutto sta pian piano uscendo l’ipotesi che sia stato proprio sbagliato il metodo di cura per questo virus, se fosse vero questo molti sanitari e pazienti sarebbero stati sacrificati a vuoto, ma oggi parliamo di altro.

Intanto vi invito a dare un occhiata a questo link, leggete bene i numeri di morti “per influenza” e “con influenza”, le loro patologie pregresse, la loro età, scoprirete che la differenza nel Covid la fa semplicemente l’invasività delle cure in alcuni casi e se non avete memoria corta tutti sapete che la sanità pubblica è stata distrutta da scelte politiche legate a ogni colore politico, qui risiede la responsabilità su molte morti evitabili.

Questo virus ha fatto molto paura alle persone e probabilmente a molti politici, ad altri molto meno, ed ha portato a scegliere la via più breve e meno coraggiosa esistente, che al momento sappiamo avere arginato la diffusione ma che non sappiamo ancora se riuscirà a debellarla e non sappiamo ancora con precisione che danni economici e democratici ha creato e creerà.

Cito anche io, come fatto da Lord Sumption, in un post che ho condiviso, Franklin Delano Roosevelt: "L'unica cosa che dobbiamo temere è la paura stessa, un terrore senza nome, irragionevole, ingiustificato, che paralizza gli sforzi necessari per convertire la ritirata in progresso".

Non è certo la prima volta che un epidemia si manifesta sulla terra, ne abbiamo avute di molto drammatiche, molti, ma molti morti in più; ma come scrivevo recentemente siamo passati da una “cultura rurale” all’atomizzazione della società, da un mondo dove il sacrificio era quotidianità a uno dove spaventa una persona vestita diversa da noi.

Ci hanno inculcato molte paure, da quella per il diverso per arrivare a quella della morte, forme innocue di influenza da anni si curano con antibiotici ad esempio.

E giunti a questo punto la paura ci porta ad azioni irrazionali, agiamo contrastando il presente ed il futuro immediato scelleratamente, evitando di pensare alle conseguenze più remote delle nostre scelte, che possono essere della stessa natura o di diversa fattura.

Stiamo contrastando in questo momento un Virus del quale (per quanto ci raccontino) sappiamo praticamente nulla, non abbiamo sicurezze ne modo di sapere che tipo di diffusione si sia concretizzata, non ne conosciamo la reale mortalità (nemmeno dei morti con Coronavirus, figuriamoci dei morti per Coronavirus); possiamo solo constatare che si tratta di una patologia  che è sicuramente pericolosa per chi soffre di gravi condizioni mediche, soprattutto se è anziano, mentre i sintomi sono lievi nella stragrande maggioranza dei casi.

I tanto derisi Inglesi, il Primo Ministro, il Segretario della Sanità e il Principe di Galles pare proprio che abbiano preso la malattia e che stiano ora bene, rappresentando il modello normale. Capirete più avanti perché li cito.

Ora gli scienziati iniziano a pronosticare su quanti mesi occorreranno a debellare il male, lo fanno senza un fondamento scientifico però, visto che ancora oggi non è certo cosa stiamo combattendo.

Non ho mai negato neppure io che le misure di isolamento abbiano aiutato ad arginare (forse) la diffusione, ma i virus difficilmente scompaiono quindi due sono le possibilità di uscita (l’epidemia di ritorno cinese insegni qualosa), un vaccino oppure l’acquisizione di una qualche immunità collettiva o di gregge, salvaguardando dove e come possibile le categorie a rischio.

Ma torniamo alla irrazionalità delle azioni, che stabiliremo più avanti nei mesi se sarà stata causa della buona o della cattiva fede.

Chi tra noi ha un attività economica (e chi tra noi non si sta limitando a cucinare o guardare video in questi arresti domiciliari) ha già capito che molte piccole imprese si stanno dirigendo verso il fallimento (con buona pace di persone che onestamente hanno lavorato e pagato tasse per una vita) già oggi 13 Aprile 2020 e che la situazione si aggraverà se a loro non verrà concesso di tornare a produrre al più presto.

Prossimamente molte persone saranno gravate da alti livelli di debito pubblico e privato, sappiate che anche queste cose uccidono; un esempio per tutti i tanti imprenditori suicidi, per non parlare di ristrettezze economiche.
Questo gioco vale la candela, soprattutto davanti all’ essere coerenti con alcune scelte di politica pubblica e sanitaria che abbiamo fatto negli anni recenti, laddove non ci sono valori assoluti, nemmeno la conservazione della vita, valgono solo i pro e i contro?

Un esempio tra tutti la mobilità stradale, auto e camion. Morti e feriti per incidenti, morti e malati cronici per inquinamento, ma davanti alla necessità di una mobilità pratica e veloce li “sacrifichiamo” volentieri, perché questa è la società moderna, basata sull’economia. Sarebbe interessante che ognuno di noi andasse a paragonare i numeri e le controazioni per salvare vite umane.
Ma esiste un secondo campo, oltre quello economico, dove occorre portare una riflessione, ed è quello prettamente legato alle libertà personali, sicuramente valide se non ledono la sicurezza altrui, ma che non possono essere alienate a tempo indeterminato o incerto.

I governi hanno adottato, sostenuti dall'opinione pubblica misure estreme e indiscriminate. La popolazione, giovane o anziana, vulnerabile o in forma, viene sottoposta alla detenzione domiciliare a tempo indeterminato, isolando nel frattempo socializzazione ed interscambio di idee ed esperienze, oltre che minare il potere contrattuale sul lavoro che ognuno di noi, ognuno nel proprio ruolo, ognuno nella propria funzione.

Ora potete stare tranquilli che in base ai suggerimenti del famoso Comitato Scientifico e a quelli dei Servizi Segreti che prevedono disordini pubblici e infiltrazioni mafiose (un fenomeno, quest’ultimo, “davvero nuovo” in Italia) le vostre libertà personali forse pian piano le riavrete, ma sicuramente non avrete più il potere contrattuale (già risicato) sul lavoro e sulla salute che avevate prima della crisi virale. Si, anche la vostra salute futura, verrà minata, in appello a quanto speso dalla Sanità Pubblica per contrastare il Virus e che nessuna manovra economica farà rientrare nelle casse anche a causa di quanto discusso prima a livello economico: MENO LAVORO, MENO TASSE; MENO TASSE INCASSATE, MENO SERVIZI AI CITTADINI.

Buona quarantena a tutti, Giorgio Bargna

giovedì 9 aprile 2020

Responsabilità, anziani, Covid


Da qualche giorno si parla delle morti per Covid all’interno di Case di Riposo ed Rsa ed in generale tra gli anziani.

Oggi parenti, politici ed amministratori richiedono o rimpallano responsabilità e/o colpe; il tutto in un marasma dove non sempre è chiaro di chi siano le responsabilità.

Parto con una mia appendice prima di cercare di fare chiarezza (e non sono così sicuro di riuscirci) su vari ruoli, funzioni e responsabilità.

La prima parte è personale; già mesi fa (dopo il caso di una Casa di Riposo “abusiva” a Mariano Comense) avevo intenzione di esprimere qualche concetto su metodi e criteri delle strutture e comportamenti dei familiari, poi il lavoro mi tolse tempo e voglia di affrontare il tema, in parte troveremo qui alcuni miei pensieri. 
L’altra parte di appendice invece è pubblica, drammatica, un po’ nascosta, ma per quanto cruda purtroppo reale; settimane fa alcuni medici (poi non si è sentito più nulla in merito) dissero che vista l’emergenza si doveva scegliere chi salvare e chi no, davanti allo spirito di sopravvivenza ben pochi si scandalizzarono.

Partiamo con il ragionamento generale da una mia riflessione.

Il mondo moderno ha portato molti cambiamenti all’interno della vita familiare, dalla famiglia rurale siamo passati all’uomo atomizzato, quindi dalla famiglia dove ognuno si prendeva cura dell’altro all’egoismo legato al lavoro ed alla finalità di sopravvivere economicamente al consumismo.

A causa di questo mutamento il nonno, da una certa fascia di persone viene considerato utile quando cura il nipote, un peso quando è da accudire; l’ho fatta breve ma la sostanza è questa.

Quindi spesso e volentieri entrano in campo case di riposo e badanti che le cronache quotidiane molto spesso ci illustrano non esattamente come esempi da seguire. Questo però è un tema su cui però magari torniamo in futuro, restiamo sulla connessione tra questo e il Covid.

Oggi abbiamo richieste di responsabilità (e a breve probabilmente di risarcimento economico) da parte dei parenti di molti anziani morti semiabbandonati, parenti che in alcune situazioni (che non reputo nemmeno così minoritarie) fino a qualche giorno fa ritenevano i loro anziani un peso.

Oggi abbiamo un rimpallo tra le varie autorità ed amministrazioni sulle responsabilità. Su questo fronte la “rogna” è che tutti ne hanno ma non è chiaro quale sia scala dei valori. Però visto che non siamo una Nazione a regime Federalista presumo che le responsabilità vadano ripartite partendo dall’alto a scendere, anche se io sono convinto che dovrebbe essere assolutamente il contrario, partendo dalla famiglia per passare a struttura sanitaria, a Comune, a Regione e poi allo Stato.

Vediamo quali sono le competenze governative tramite il Ministero della Salute:
1) garantire a tutti i cittadini l'equità del sistema, la qualità, l'efficienza e la trasparenza anche con una comunicazione corretta ed adeguata

2) evidenziare le disuguaglianze e le iniquità e promuovere le azioni correttive e migliorative

3) collaborare con le Regioni al fine di valutare le realtà sanitarie, correggerle e migliorarle

4) tracciare le linee dell'innovazione e del cambiamento e fronteggiare gli stati di emergenza che minacciano la salute pubblica

Il quarto punto mi sembra molto attuale.

Un articolo di legge prevede che:
1.  Le funzioni in materia di igiene e sanità pubblica, non espressamente riservate allo Stato ed alla Regione, sono attribuite alle unità' sanitarie locali, ferme restando le attribuzioni di ciascun sindaco quale autorità sanitaria locale.

2.  L'assessore regionale per la sanità emana ordinanze di carattere contingibile ed urgente, dandone immediata comunicazione al Presidente della Regione, in materia di igiene e sanità pubblica con efficacia estesa al territorio dell'intera regione o al territorio di più comuni. L'esecuzione delle predette ordinanze e' demandata ai sindaci dei comuni interessati. Qualora non venga data esecuzione a detti provvedimenti nei termini previsti, l'assessore regionale per la sanita'   provvede direttamente attraverso la nomina di un commissario ad acta.

 3. Sono attribuite nel settore dell'igiene e sanita' pubblica all'assessorato regionale della sanita' le funzioni di coordinamento, indirizzo e programmazione, nonche' ogni competenza attribuita alla Regione in materia dalle leggi vigenti.

4. In materia di igiene e sanita' pubblica spetta al sindaco l'emanazione delle ordinanze di carattere contingibile e urgente con efficacia estesa al territorio comunale, a norma dell'art. 32  della legge n. 833  del  1978  nonche' l'emanazione di provvedimenti, ivi compresi quelli gia' demandati ai medici provinciali e agli ufficiali sanitari, che comportano l'uso dei poteri autorizzativi, prescrittivi e di concessione, che non siano conseguenti a  mera  ricognizione  di presupposti fissati  da  legge  o da regolamento. Per lo svolgimento delle attivita' istruttorie inerenti all'esercizio delle funzioni di cui al presente articolo, i sindaci si avvalgono dei presidi e settoridella competente unita' sanitaria locale e, prioritariamente, del personale di cui all'art. 5 del decreto legge 29 dicembre 1990, n.  415, convertito dalla legge 26 febbraio 1991, n. 58. Tutti i provvedimenti per i quali non sia prevista per  legge la specifica competenza del sindaco, sono adottati dall'unita' sanitaria locale.

In modo specifico sui Sindaci ho trovato quanto segue:

Il sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio. Il consiglio comunale condivide questa responsabilità. Allo stato attuale, non sono più i sindaci a gestire il servizio sanitario anche se a essi sono affidati poteri di programmazione, di controllo e di giudizio sull’operato del direttore generale delle ASL. I compiti del sindaco sono quindi comunque ampi, soprattutto il sindaco deve conoscere lo stato di salute della popolazione, deve prendere provvedimenti se le condizioni ambientali sono invivibili, se esistono pericoli incombenti e, per la direttiva Seveso, deve informare la popolazione dei rischi rilevanti cui è sottoposta.

Proseguiamo con le residenze assistenziali sanitarie (Rsa), esse sono strutture di ospitalità a tempo indeterminato o temporaneo. In sostanza, si tratta di istituti di ricovero, pubblici o privati. Si distinguono, quindi, sia dall’ospedale sia dalla casa di cura – i quali sono rivolti a pazienti sofferenti di una patologia acuta – ma anche dalla casa di riposo, che è destinata ad anziani almeno parzialmente autosufficienti. Accolgono persone anziane non autosufficienti che, pertanto, non sono più in grado di rimanere al proprio domicilio, a causa delle loro condizioni di salute e della mancanza di autonomia. I ricoveri possono essere temporanei o a tempo indeterminato.

Non sono riuscito ad identificare le responsabilità specifiche di chi le dirige, ma sicuramente entra in causa la gestione da “buon padre di famiglia” quindi di conseguenza la responsabilità diretta di quanto avviene all’interno (questo vale anche per le normali Case di Riposo).
Ho trovato comunque cercando su internet una circolare del Ministero della Salute del 16/03/2020 che impone alle RSA alcuni ricoveri non procastinabili così definiti, di cui vi invito ad andare a cercare il significato:
a) ricoveri in regime di urgenza;
b) ricoveri elettivi oncologici;
c) ricoveri elettivi non oncologici con classe di priorità A

Quali sono invece le responsabilità del cittadino e della famiglia in questo caso specifico?

Non ho assolutamente cercato termini di legge ma è chiaro che ognuno di noi è il primo responsabile della propria salute e di quella dei propri parenti e dei propri concittadini (ce lo insegnano i Decreti Conte). Quindi oggi chi punta il dito verso chi a suo avviso ha ucciso gli anziani deve chiedersi se ha prima fatto la propria parte assicurandosi che essi fossero al sicuro, prima e dopo la crisi, e questo vale anche per chi ha avuto morti più giovani e non abbandonati a se stessi.

Da questa crisi impariamo tutti, Cittadini e Autorità, una cosa molto importante la RESPONSABILITA’ PERSONALE legata al proprio ruolo ma rivolta ad aiutare il prossimo e chi sta un gradino sopra di noi.

Giorgio Bargna


domenica 5 aprile 2020

La "Devoluzione", un pò di numeri e considerazioni


Un cappello iniziale da mettere sopra a tutti i numeri e i meccanismi che elencherò qui sotto. 
Siamo davanti a un emergenza unica e drammatica, qui non si tratta di colori politici, si tratta di salvaguardia nazionale e delle diversità dei comportamenti che i vari Governi, di diverse nazioni stanno tenendo in questi giorni.
Il nostro (spero di essere smentito), asservito alle banche andrà a Bruxelles col cappello in mano e tornerà con nuovi debiti per gli Italiani, altri Paesi erogano coraggiosamente fondi che non potrebbero erogare. Quello che leggerete qui sotto è figlio di questa politica che ripeto non ha colore politico ma semplicemente finanziario, buona lettura.


Partiamo da due presupposti, i servizi alla persona e quelli sanitari sono a carico gestionalmente e in parte anche finanziariamente a enti locali quali Comuni e Regioni.

Negli anni lo Stato ha ridotto enormemente i trasferimenti alle Regioni (che poi a loro volta trasferiscono ai Comuni) in nome del “Patto di stabilità e crescita”, delegando proprio agli enti locali l’onere di mantenere fede a questo accordo, la più subdola mossa in questo campo la trovate definita in questo mio vecchio articolo: “Patto di stabilità spiegato ad un bambino”.

Quindi, tra le altre cose l’ente locale rischia la limitazione della spesa corrente, l’impossibilità di contrarre alcun tipo di finanziamento, il  blocco delle assunzioni di personale a qualsiasi titolo.

Due cifre attinte da un sito abbastanza affidabile su queste tematiche:

"In Lombardia, di fronte ai 6.623 euro di tasse pagate da ogni cittadino (fonte CGIA di Mestre)  lo Stato restituisce solo 1.263 euro (con un saldo negativo pari cosi' a 5.360 euro). E non va meglio nemmeno al Lazio, dove ogni residente versa 5.787 euro e se ne vede ritornare 1.359 (con un saldo negativo di 4.428 euro). Anche il Piemonte registra una situazione deficitaria. Di fronte ai 4.761 euro pro capite di  imposte versate all'erario la regione piemontese e' all'ultimo posto per quanto gli viene restituito come valore assoluto: solo 881 euro facendo registrare un ''deficit'' di 3.880 euro pro capite. Sulla scia delle regioni maggiormente svantaggiate anche l'Emilia Romagna e il Veneto. Ogni contribuente emiliano-romagnolo che versa allo Stato 4.317 euro, ne riceve appena 900; con un saldo negativo quindi pari a 3.417 euro. I  veneti, a loro volta, ne danno 3.915  e ne vengono loro restituiti 955. All'appello cosi' mancano 2.960 euro. A vivere, invece, ancor oggi una situazione di vantaggio nel meccanismo del dare/avere con lo Stato centrale - secondo lo studio della Cgia di Mestre - sono gran parte delle regioni del Sud e soprattutto quelle a statuto speciale."

Qui trovate un articolo ben dettagliato.

Estraggo da qui invece delle considerazioni:

la frenata più importante è arrivata dagli investimenti degli enti locali (-48% tra il 2009 e il 2017) e dalla spesa per le risorse umane (-5,3%), una combinazione che in termini pratici si ripercuote sulla quantità e sull’ammodernamento delle apparecchiature, oltre che sulla disponibilità di personale dipendente, calato nel periodo preso in considerazione di 46mila unità (tra cui 8mila medici e 13mila infermieri). I mancati investimenti si fanno sentire soprattutto nel sud Italia, dove tutte le regioni (eccezion fatta per il Molise) spendono meno della media nazionale.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Italia ha a disposizione 164mila posti letto per pazienti acuti (272 ogni centomila abitanti), dato calato di un terzo dal 1980 a oggi. I posti in terapia intensiva sono invece poco più di 3.700, che diventano 5.300 (8,4 ogni 100mila abitanti) se consideriamo anche le strutture private. Attualmente, sul territorio nazionale, i pazienti ricoverati in terapia intensiva a causa del Covid-19 sono 1.028, di cui 560 nella sola Lombardia”.

Se notate bene ho evidenziato in grassetto una specifica. Se cercate sui motori di ricerca capirete che lo Stato Centrale “suggeriva” alle Regioni di deviare verso il privato a livello di politiche sanitarie. Non andiamoci a perdere troppo a evidenziare cifre e colpevoli, limitiamoci a quanto qui sotto, tratto da un articolo che ora non ritrovo, ed un altro riferibile a Gianluigi Paragone :

I tagli alla Sanità italiana portano il nome, primo fra tutti, del governo Mario Monti (2011-12): così l’ex presidente del think tank Bruegel, che aveva per membri le più grandi aziende multinazionali europee, ha agito in pochi giorni, sulla scorta dello choc dello spread.

I governi seguenti hanno continuato nel solco del pilota automatico innestato da Monti. Come spiega lo studio dell’Osservatorio Gimbe sopra linkato, il definanziamento si è avuto con una crescita degli stanziamenti inferiore a quello dell’inflazione. Sono stati i governi Letta (2013-14), Renzi (2014-2016), Gentiloni (2016-18)”.

Nel 1980 i posti per malati acuti erano 922 ogni 100.000 abitanti. Il 1998 è stato l’anno di svolta, l’ultimo in cui l’Italia si era sopra la media europea, poi il governo D’Alema da il via ad una discesa costante

Una scelta politica sancita anche dal piano Sanitario nazionale 2003/2005 che tra gli obiettivi metteva «la riduzione del numero dei ricoveri impropri negli Ospedali per acuti». Di fronte a una popolazione sempre più anziana e con patologie croniche, si è scelto di potenziare soprattutto l’assistenza territoriale e domiciliare, cercando di evitare il ricovero in ospedale”.
Tutto è iniziato con il governo di Mario Monti. “La stagione della spending review ha portato in dote una sforbiciata alla spesa sanitaria da 6,8 miliardi fino al 2015. Da allora le cose sono andate sempre peggio. In nome del risanamento dei bilanci locali e delle aziende sanitarie sono scattati i piani di rientro per le Regioni. Così i governatori hanno tagliato ancora.
Nel Lazio, ad esempio, Nicola Zingaretti ha cassato 3.600 posti letto e chiuso diversi ospedali. In compenso il bilancio regionale della sanità è tornato in positivo, ma il prezzo da pagare per la collettività è stato alto in termini di costi e servizi”.

Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, “le risorse per il personale sono scese di due miliardi fra il 2010 e il 2018. Ma per Gimbe le cose starebbero anche peggio: nello stesso periodo dei 37 miliardi di risparmi, almeno il 50% dei tagli è stato ‘scaricato’ sul personale dipendente e convenzionato riducendo di fatto i servizi per i cittadini”.

Il numero di posti letto per 1.000 abitanti negli ospedali è sceso di gran lunga sotto la media europea. Secondo il centro studi dell’ufficio parlamentare, l’indicatore era al 3,9 nel 2007 e al 3,2 nel 2017 contro una media europea diminuita da 5,7 a 5.
Anche il ticket è progressivamente aumentato. “In dieci anni, il gettito complessivo dei cosiddetti ticket, escluse le strutture accreditate dove il dato non viene rilevato, è passato da 1,8 miliardi nel 2008 a 3 miliardi nel 2018”.
Il costo della sanità sulle famiglie è dunque aumentato ed è raddoppiata la quota dei più poveri che rinunciano alle cure. E i livelli minimi di assistenza? Una chimera. Così come la diminuzione delle liste d’attesa. Il futuro? Le prospettive non sono affatto rosee. “Per il futuro, le previsioni di spesa sanitaria a legislazione vigente contenute nella Nadef 2019 indicano una ulteriore lieve riduzione in rapporto al Pil, dal 6,6% del 2019 al 6,5% nel 2022”, precisa l’ufficio studi parlamentare. Ma non doveva servire il coronavirus per farci rendere conto della gravità della situazione dei tagli”.




venerdì 3 aprile 2020

Le Autonomie Locali al tempo del Virus

Chi mi conosce, sa quanto io sia legato al Localismo, alla Comunità Locale, alla Democrazia Diretta, ho speso fiumi di parole su questo, mentre il mondo viaggiava spedito verso la Globalizzazione e mentre le identità locali e la saggezza di quanto esse  trasmettono venivano demolite.

Nei tempi del virus, nella nostra Nazione, costruita su basi abbastanza effimere, le difficoltà gestionali si sono avvertite molto chiaramente, mentre in Nazioni molto più etereogenee le azioni sono state decisamente molto più rapide ed efficaci.

Non è un caso che Germania e USA stiano stampando denaro per affrontare questa crisi, mentre l'Italia tergiversa.

Non siamo davanti a degli incompetenti, sia chiaro, ma a gente abituata ad agire semplicemente in base a bacini di voto che sta studiando come meglio muoversi sul territorio nazionale e davanti agli ordini perentori della Banca Centrale Europea. I fatti lo dimostrano.

Lo consente la Costituzione italiana, purtroppo, abbiamo un Governo che nasce senza legittimazione popolare, un pastrocchio nato dopo la mossa della Lega di abbandonare il Governo, due movimenti che non hanno nulla a che spartire tra loro e un Premier dallo spessore politico minuscolo che stanno gestendo una situazione drammatica pensando soprattutto al loro futuro politico.

Un governo che pur sapendo della situazione drammatica fin da Gennaio non ha mai preso una posizione decisa nel contrasto al virus, decreti su decreti, molli e paurosi, varati, a mio avviso, sempre con la paura di perdere voti, di urtare la suscettibilità degli elettori. 

Favorevole o no alle loro scelte strategiche, ritengo che in situazioni di emergenza chi ha sulle spalle la salute di milioni di persone debba agire in modo molto più deciso, altro che autorizzare piccole passeggiate ai bambini nel pieno della crisi.

Che la gestione della Democrazia e della vita quotidiana venga decisamente presa più a cuore localmente lo dimostrano gli eventi della cronaca attuale.

Sono stati alla fine Fontana, Zaia, Musumeci, Emiliano coloro che hanno parlato ed agito con decisione, molto più seriamente del latitante Governo Nazionale. Sono loro che hanno incalzato Roma a fare qualcosa per salvare delle vite umane .

Due sicuramente sono i motivi che spingono gli Amministratori locali ad agire meglio: un motivo è più romantico, l'amore per la propria Terra, l'altro è più pragmatico, si risponde politicamente a persone che vivono più da vicino gli eventi.

Usciti da questa crisi, ricordatevelo di chi più si è interessato a voi e spingete affinché in Italia finalmente si navighi verso le Autonomie Locali e il Federalismo, quello vero, non le palle raccontate finora.

Giorgio Bargna



domenica 29 marzo 2020

Ricchi, ricchissimi, praticamente ...


Partiamo da un piccolo paragrafo di un mio post del 23 Marzo, tempi non sospetti, intitolato "Numeri e pensieri sul Covid e su come affrontarlo"; ecco l'estratto: "Ci troveremo presto davanti a un paese dove la stragrande maggioranza delle persone uscirà con pesanti ripercussioni psicologiche ed economiche. Un pericolo anche a livello di azioni criminali oltre che un pericolo alla sussistenza."

Partiamo nella riflessione odierna da due sostantivi: Italia e Europa.
Chi mi conosce sa che non ritengo che non esista una vera base storica e culturale che amalgami i popoli che costituiscono il Paese Italia e che considero la Comunità Europea attuale un potere economico. Ma economiche sono, anche e soprattutto, le sostanziali differenziazioni tra le varie regioni italiane e questo più, molto più, della cultura incide sulla vita degli italiani.

Abbiamo un Nord motore dell'economia europea, industrie, artigianato, servizi, sanità molto sviluppati; partite IVA e operai messi in regola.

Abbiamo zone del paese molto meno strutturate in questo, in alcune l'assistenzialismo dilaga e il lavoro nero è all'ordine del giorno.
Una cosa accomuna però tutto il Paese, la presenza radicata ovunque delle organizzazioni a sfondo mafioso, nella zona dove vivo io ad esempio è notoriamente radicata la 'ndrangeta.
Non sottovalutiamo questo fenomeno, pochi giorni fa abbiamo visto alcune prove tecniche di "ribellione" all'interno delle carceri.

Qui sotto parleremo degli interventi economici in tema di Coronavirus, attenzione, la fame fa reclutare adepti a chi incita il popolo a sovvertire l'ordine costituito.

Abbiamo capito, parlando di Europa, che poco porteremo a casa, a livello di denaro, da questa Istituzione, ce la dovremo cavare da soli e se anche dovessero erogare qualcosa pagheremo tassi altissimi all'Europa; a burocrati, tecnocrati e banchieri non interessa un emerito cazzo che la gente muoia di malattia o fame, salvo il rischio di rivoluzioni, che in genere però spengono nel sangue.

Il nostro Presidente del Consiglio sta promettendo da giorni interventi economici a favore di imprese e cittadini, lasciamo perdere le cifre, sicuramente basse per i liberi professionisti e per i piccoli imprenditori, non entriamo nei particolari, a me preoccupa altro.
Improvvisamente la maggior parte delle aziende italiane richiederanno la Cassa Integrazione.

La mia prima domanda è: INPS o qualsiasi alto ente saranno in grado di gestire questa ondata?

La seconda preoccupazione è questa. Ammesso e non concesso che la prima rata di Cassa Integrazione venga distribuita in tempi brevi, sarà così anche per la seconda?

Ho sentito affermare, se non erro era il presidente di ABI, che le banche potrebbero anticipare questi soldi, non ho capito però se poi chiederanno dei tassi di interesse agli operai o alle imprese. No perchè non dimenticatevi che non sono enti di beneficenza le Banche.

Ecco, davanti alle difficoltà di chi vive il Nord, zona dove la vita ha un costo più elevato, nel portare a casa uno stipendio regolarmente e davanti alla mancanza pressoché totale di ammortizzatori sociali al sud il rischio di ribellioni pilotate e spontanee è alto. Non ritengo un caso che con la scusa di vedere dove ci spostiamo per motivi si sanità i mostri telefoni verranno tracciati e che noi veniamo sempre più ristretti nei nostri movimenti.

Vedremo alle prime avvisaglie se il Governo avrà la mano dura oppure se troverà a seconda dei casi soluzioni assistenzialistiche personalizzate.

Chiudiamo con una piccola riflessione sui contagi e una su certi comportamenti sciatti.

I contagi secondo il Sindaco Gori a Bergamo sarebbero almeno un percentuale del 25%, io non sono uno scienziato ma ritengo che avendo circolato molto liberamente per un mese e mezzo la popolazione non siamo lontani dal 70% al nord, ovviamente sotto varie forme di manifestazione del virus. Da capire è se la massima manifestazione sul nostro fisico l'abbiamo già tutti sviluppata.
Ultimo pensiero, mi fanno molto incazzare le richieste tramite i sottotitoli TV di donazioni ai telespettatori e certi politici che stanno facendo campagna elettorale in questi frangenti, in pubblico non è politicamente corretto esplicitare ciò che gli auguro.

Grazie per l'attenzione, Giorgio Bargna


lunedì 23 marzo 2020

Numeri e pensieri sul Covid e su come affrontarlo


Buongiorno, partiamo dal presupposto che tutti, chi scrive e chi legge, si attiene alle leggi vigenti in tema di Covid, convinti o meno della loro efficacia; poi però possiamo snocciolare pensieri su di essi di forma privata e ragionare, proiettati verso il futuro.

Scrive una persona che vive in Lombardia, dove esiste malgrado tutto un servizio sanitario ancora decente, malgrado che negli ultimi anni anche qui si sia un po’ ridimensionato. Un sistema sanitario e di assistenza sociale testato in prima persona a causa di problemi neuropsichiatrici di un famigliare e che non ha confronto rispetto ad altre realtà locali dove queste perone restano abbandonate a se stesse praticamente.

Anche se a volte la magistratura si è avvicinata a chi ha sviluppato i servizi sanitari della Lombardia e delle zone a competenza delle  “Cooperative Rosse”, un fatto è sicuro, qui siamo abbastanza tutelati. E ce lo dimostrano ampiamente i fatti di queste settimane, malgrado dei numeri veramente da paura, grazie anche e soprattutto all’abnegazione degli operatori sanitari le strutture hanno retto dignitosamente, malgrado siano diminuite in capacità strutturali e soprattutto depredate di operatori sanitari, malgrado molti ospedali, reparti, laboratori siano stati eliminati o convertiti in altro.

Questo sarà un aspetto da sviluppare a fine crisi Covid, qualcuno dovrà pur rispondere politicamente e, se ci sono le basi, anche legalmente; soprattutto perché ora stiamo contando essenzialmente morti della zona padana, ma temo che con l’esplosione del virus al sud (malgrado loro abbiano avuto il modo di prepararsi) vedremo un ecatombe.

Parliamo un attimo ora di cifre, della scia di morti lasciata dal Virus, qualche statistica e qualche distinzione per morti “per” e “con” Covid, specificando che comunque una perdita è una perdita per qualsiasi motivazione sia accaduta.

Intanto traggo da “Il Fatto Quotidiano” del 19 Marzo questa considerazione: <>

Io personalmente però non sono molto convinto che del fatto che occorrano tamponi capillari, credo piuttosto a un adeguata forma di isolamento delle persone a rischio, per patologie ed età.

Guardiamo ora un attimo una statistica sull’età delle vittime pubblicata da “Il Sole 24” una settimana fa, ma che non credo si sia sviluppata molto diversamente nel frattempo, trovate qui fasce di età e numero dei decessi:
30-39       5
40-49       12
50-59        56
60-69       173
70-79        708
80-89       851
Totale       2.003

Si parlerà da qui in avanti in base a 355 cartelle cliniche esaminate nei giorni scorsi. 
Inizio con degli estratti di affermazioni rilasciate dal professore Roberto Bernabei, Ordinario di Geriatria dell’Università Cattolica di Roma e presidente dell’associazione Italia Longeva e riportate in un articolo pubblicato il 18 Marzo su “Fanpage.it” , fatico a trovare dati più recenti dal motore di ricerca, quasi abbiano bloccato il mondo. 

Sentiamo il Professore:
<<intervenuto nel consueto punto stampa delle 18 per il bollettino dell’emergenza coronavirus insieme al capo della Protezione Civile Angelo Borrelli. Il professore ha parlato in particolare delle persone più anziane colpite dal Covid-19 e di conseguenza della loro reazione alla malattia. Bernabei ha tentato di spiegare perché in Italia registriamo così tante vittime con coronavirus in questo momento. Rifacendosi a una indagine dell’Istituto Superiore di Sanità che ha analizzato le cartelle dei primi 355 morti, il professore ha detto che i dati mostrano delle cose che hanno un significato ben preciso. Ovvero che solo una minima percentuale delle vittime, lo 0.8 percento, aveva zero patologie, mentre tutti gli altri avevano da due a più patologie.>>

<<“Il dato fondamentale è che il fattore di rischio vero è l’età geriatrica e patologie concomitanti, questo è il fatto fondamentale, e in particolare tra le patologie registriamo ipertensione, cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, il diabete. Sono queste le patologie che portano a una maggiore aggressività del virus, che trova un terreno già fertile e fragile”. Questo è dunque, secondo quanto affermato da Bernabei, il dato che spiega l’eccesso di mortalità: “Noi siamo il paese più vecchio insieme al Giappone. Età media degli infettati da noi è 63 anni contro i 46 dei cinesi, è chiaro che a 46 anni si reagisce meglio rispetto a 63. Abbiamo meno del 10 percento di mortalità sotto i 60, tutti il resto sono da i 60 anni in su”.>>

<<"Tra gli operatori sanitari contagiati dal coronavirus l'età media è molto più bassa di quella della popolazione generale (49 anni invece di 63), e si inverte la proporzione fra uomini e donne, con il 35.8 percento che è di sesso maschile. Il dato è contenuto nell'approfondimento epidemiologico pubblicato oggi dall'Iss sul sito epicentro, insieme al report di approfondimento sui pazienti deceduti. Da quest'ultimo rapporto si evidenzia come appunto resta alto il numero di deceduti positivi per Covid-19 che hanno una o più malattie preesistenti. Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 2.7 (mediana 2, Deviazione Standard 1.6). Sei pazienti (1.2 percento del campione) presentavano 0 patologie, 113 (23.5 percento) presentavano 1 patologia, 128 presentavano 2 patologie (26.6 percento) e 234 (48.6 percento) presentavano 3 o più patologie. Ad oggi sono 36 dei 3200 (1.1 percento) pazienti deceduti COVID-19 positivi di età inferiore ai 50 anni. Nove di questi avevano meno di 40 ed erano 8 persone di sesso maschile e 1 di sesso femminile con età compresa tra i 31 ed i 39 anni. Di 2 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche, gli altri 7 presentavano gravi patologie pre-esistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità).">>

Leggiamo le parole di Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'ISS snocciolate in un articolo di "Rainews" del 18 Marzo: << “Un'analisi complessa quella dei numeri dell'epidemia da Coronavirus. Sono 355 le cartelle cliniche, sulle 2.003 pervenute all'Istituto superiore di sanità (Iss), finora analizzate. E secondo i primi riscontri sono 3 su 355 i pazienti che "presentavano zero patologie". Tutti gli altri pazienti vittime dell'epidemia, secondo l'Iss, avevano altre patologie gravi. Quasi il 50 per cento dei deceduti aveva ben 3 patologie pregresse, e la media, tra i 352 morti per cause secondarie, è di 2,7 patologie a persona. In media 8 giorni tra sintomi e decessi Nelle persone decedute positive al Covid-19 la terapia antibiotica è stata quella più utilizzata (83% dei casi), meno utilizzata quella antivirale (52%), più raramente la terapia steroidea (27%) afferma il Report pubblicato sul sito Epicentro, aggiornato al 17 marzo. Il documento mostra anche i tempi mediani, in giorni, che trascorrono dall'insorgenza dei sintomi al decesso (8 giorni), dall'insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale (4 giorni) e dal ricovero in ospedale al decesso (4 giorni)” >>

Potremmo andare avanti per ore ma sarebbe stucchevole. Ribadisco il concetto iniziale, ci si attiene alle norme di legge emanate da Governo, ma se vogliamo riflettiamo e diciamo la nostra

E’ sicuramente molto più facile farlo seduti davanti a un PC che non in campo, però io ritengo doveroso che ognuno di noi rifletta e che chi se la sente dica la propria, non con la saggezza di un professore ma con lo spirito di una persona che ragiona e discute le proprie idee.

L’avere chiuso tutti in casa sembra avere avuto successo in Cina, ma sono affidabili i dati cinesi?

Oggi, visti gli ultimi dati, sembra che stia pagando anche in Italia, ma il dubbio sarà sempre: siamo sicuri di aver arginato il Virus e di “poter tornare a vivere”? Oppure un solo contagiato in giro innescherebbe di nuovo la miccia?

In una società, soprattutto moderna, va tutelata sicuramente la salute pubblica, ma anche la sicurezza economica. Davanti al tipo di intervento deciso dal Governo Italiano 25 miliardi non tutelano affatto la sicurezza economica, più incisive sicuramente Germania, Francia e Spagna. Perché l’obbligo di chiusura della produttività e di molti servizi manderà in default i portafogli di molte famiglie italiane e consideriamo che parte di questo denaro erogato sarà destinato alla sanità per l’emergenza.

Ci troveremo presto davanti a un paese dove la stragrande maggioranza delle persone uscirà con pesanti ripercussioni psicologiche ed economiche. Un pericolo anche a livello di azioni criminali oltre che un pericolo alla sussistenza.

Io sinceramente dal basso delle mie capacità intellettuali avrei agito sull’isolamento delle persone a rischio, lasciando vivere il resto del Paese in una sorta di “immunità di gregge” controllata in modo blando.

Concludo. Ognuno di noi IN OGNI CASO OGGI OSSERVA LE DISPOSIZIONI GOVERNATIVE, DEVE FARLO, però io sono convinto che siano sbagliate (anche se davanti alla paura, diviene comodo stare asserragliato in casa) ed il fatto che sicuramente per un governante sia più difficile che per me avere la mente lucida non significa che le sue scelte lo tutelino politicamente e legalmente.

Finirà questa crisi prima o poi spero, li invito tutti veramente a trarre le conclusioni sugli operati e anche ad andare a ricercare le cause di questo virus che sinceramente, per il suo sviluppo e per le sue azioni sul corpo umano mi sembra molto poco naturale.

Sicuro che molti di voi non saranno d’accordo con me vi ringrazio comunque dell’attenzione, chi ha avuto voglia di leggere fino in fondo dimostra in ogni caso di aver voglia di informarsi, capire, discutere, ma soprattutto ascoltare, azione molto rara negli ultimi anni.

Giorgio Bargna

lunedì 9 marzo 2020

Nuove riflessioni sul Virus


Non ho la pretesa di essere il più bravo, nemmeno di sapere la verità o di essere un tuttologo, però mi arrogo la capacità di analizzare da solo le cose e di trarre le mie conclusioni, giuste o sbagliate che siano.

Scrivevo qualche giorno fa che mi baso sui dati di fatto.
La situazione è di fatto mutata parecchio, l'infezione sta dilagando a ritmi vertiginosi, la percentuale della mortalità è salita come sta precipitando la solidità della nostra sanità pubblica davanti alla necessità di intervenire in modo drastico a livello di terapia.

Come dicevo recentemente andranno imputate, a crisi finita, le colpe a tutta la nostra classe politica degli ultimi quarant'anni per il saccheggio perpetrato alla sanità, che già vacillava in tempi tranquilli e che sta reggendo il colpo solo grazie alla abnegazione di medici e infermieri.

Ora però facciamo questa benedetta analisi.
Si sta parlando troppo e a sproposito di questo virus, si stanno facendo scelte confuse e spesso scoordinate nel tentativo di arginare il fenomeno.
Lasciamo perdere i comuni cittadini come me che hanno il diritto di dire ciò che pensano, che tanto non spostiamo una virgola, ma concentriamoci su chi ha dei ruoli e parla sui media, tradizionali o di rete che siano, scatenando spesso il panico.

Ne ho sentite di ogni. Medici specialisti in ruolo al contrasto del virus dire che devono fare selezione su chi salvare e loro colleghi smentirli e redarguirli.
Scienziati che fanno pubblicare previsioni sulla diffusione del virus nel tempo, basandosi sugli algoritmi della "suina".
Forse è ora di dire basta a questo flusso di parole dette da persone che dovrebbero pesare l'effetto che fa ciò che dicono. 
Forse è ora di smettere di parlare 24 ore al giorno di covit in TV e radio.

Sarebbe ora di limitarsi ai bollettini ufficiali e di incaricare poche persone a parlare, non è attraverso il panico che si argina il problema, lo ha dimostrato la fuga da Milano, la paura fa novanta.

È ora anche di chiarire con precisione cosa è pericoloso e cosa no.
C'è molta confusione nelle direttive e soprattutto molta difficoltà a farle rispettare. 
Che siano poche e precise. 
Che non succeda più che la notte il Consiglio dei Ministri emani un decreto legge e che la mattina un Ministro cerchi di fare da solo azioni (mi riferisco al campionato di calcio, non per l'importanza di esso, ma quale esempio, anche se intuisco le pressioni che possa avere un Ministro davanti a un tale movimento di soldi).

Ora, lo dicevo, non sono un tuttologo e tantomeno uno specialista ma due cose le chiedo, le suggerisco.

Uno, meno chiasso e le parole di poche persone nei canali ufficiali, quali TV e radio nazionali; nel web diciamo pure la nostra, ma specificando che è il nostro pensiero e dimostrando le fonti se diffondiamo delle notizie.

Due, vero senso della responsabilità e molto coraggio a chi in questo momento deve prendere decisioni nazionali. Siate concreti e coerenti. E se serve arriviamo anche alla legge marziale.

Aggiungo ora la parte finale a ciò che ho scritto in giornata.
In questo momento il presidente del Consiglio sta parlando, porterà in tutta Italia gli stessi interventi, secondo me confusi che sono stati adottati al Nord.

Mai come oggi spero di sbagliarmi e che abbia ragione lui.
Io al contrario di quanto pensavo qualche giorno fa avrei bloccato al massimo l'Italia, solo pochi essenziali movimenti, lavoro escluso.

Chiudo con un secondo elogio ai nostri operatori sanitari, gli unici Eroi certificati al momento.

Giorgio Bargna