sabato 22 novembre 2025

TRA LA GENTE, CON LA GENTE, PER LA GENTE



Ci sono due opzioni da seguire in politica.

La prima la esercitano gli esponenti più conosciuti e inseriti nell' "élite" di un movimento, i temi di carattere nazionali, gli accordi politici, i temi internazionali e via dicendo.

A noi, nel mio caso Segretario Provinciale, tocca il lavoro sul territorio.

A noi tocca poi alla fine convincere le persone che la politica di un movimento come il nostro è basata su un semplice presupposto: con la gente, tra la gente , per la gente.

La gente, un termine forse brutto, ma a me piace.

Ma spesso e volentieri al di fuori dai grandi temi  che trattano i media nazionali, che sono in ogni caso importanti, alle persone, alla gente interessano anche molti altri temi, meno trattati, che però influenzano la loro vita quotidiana.

Facciamo due tipi di ragionamenti diversi tra loro, ma che entrambi possono aiutare ad avvicinare la gente alla politica e consentire di incassare la loro fiducia.

Politicamente i miei anni più belli, entusiasmanti, formativi sono stati quelli in cui ho svolto la carica di Prosindaco di Quartiere.

Ho scoperto che le persone vivono anche, alle volte soprattutto, di problemi quali possono essere uno specchietto rotto all'incrocio, dei marciapiedi dove non riesci a camminare, delle siringhe lasciate sulla propria via da tossicodipendenti, del parco giochi non sicuro, dell'asilo nido che oltre ad essere caro da ben pochi servizi.

Ecco, li persone ti chiamano sul territorio e tu devi intervenire, perché spesso e volentieri, se non è un "politico" a presentarsi allo sportello comunale, la risposta mai evasa è :"mettiamo in carico la sua richiesta".

Il secondo ragionamento è (volendo più profondo e incisivo)  non tanto fare avvicinare le persone alla politica, ma coinvolgerle nelle scelte, poi starà a loro se farlo più o meno apertamente o in incognito.

Vanno incontrati cittadini, imprenditori, associazioni, enti; vanno studiati i problemi di traffico, trasporti e ogni altro possibile altro tema, vanno ascoltati sia nell'esposizione dei loro problemi, delle loro difficoltà,  ma anche nelle proposte, vanno sviluppati progetti e soluzioni con loro.

Ecco questo è il modo di riportare la gente vicino alla politica, a farla tornare a far politica, non servono a molto i messaggi WhatsApp o i social media, la politica fatta da lontano non convince più.

Uno degli obbiettivi di "Patto per il Nord" è riavvicinare la gente alla politica e coinvolgerla in essa e quindi io e tutti coloro che come me lavorano sul territorio faremo in modo che succeda.

Questa si chiama politica, questa si chiama onestà, questo si chiama amore per il proprio territorio.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

 

mercoledì 19 novembre 2025

LA POLITICA DEL FARE



Ci sono in circolazione persone veramente brave in politica, volenterose, intelligenti, affidabili, colte, cortesi, eleganti.

Poi ci sono persone brave, volenterose, intelligenti, affidabili, a volte eleganti e cortesi, ma prive di una prerogativa essenziale che cito qui sotto.

Chi ha fatto esperienze politiche sempre e solo in opposizione  conosce solamente la politica del contro.

Ci si adagia nel corso degli anni a non cercare più soluzioni, a non cercare dialogo e collaborazione,  accontentandosi di criticare, è più facile e meno contestabile che sviluppare un idea.

Qualche anno di amministrazione, se si è eclettici, ti implica la capacità di andare "fuori dagli schemi" e di creare azioni originali. Ti allontana da un unico schema e ti porta a selezionare e combinare elementi provenienti da sistemi diversi acquisiti, anche da chi non è esattamente in linea con te, per poter sviluppare qualcosa di nuovo.

Quindi, pragmatismo, intelligenza, eclettismo, onestà, savoir faire non possono che sviluppare la politica del fare. Del fare soprattutto bene comune, lavorare per il bene comune, salvaguardare il bene comune, inventare a volte il bene comune.

Ecco, l'obbiettivo di Patto per il Nord è la "politica del fare", l'obbiettivo del Patto è costruire la nuova classe politica del Nord, lo farà attraverso le capacità degli amministratori attuali e passati che già oggi aderiscono al progetto, lo farà sulla scorta degli amministratori che entreranno in futuro e lo farà ascoltando i cittadini, le loro proposte, i loro problemi, le loro necessità.


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


 

PRAGMATISMO APPLICATO AD UNA NUOVA IDEA DI REGIONE AUTONOMA


Era ovvio che dopo il Congresso Federale di Patto per il Nord si leggessero molte reazioni sui social.

Reazioni positive e negative scontate, sostenitori e detrattori non possono mai mancare sullo scenario politico, ci mancherebbe. Però mi ha colpito in modo particolare il pensiero di una persona cara a molti amanti dei territori del Nord, Gioann March Pòlli.

Molti di noi hanno letto i Quaderni Padani, altri ne avranno sentito parlare. Roba da autonomisti, non certo da democristiani.

Ci dice Giovanni Marco Polli in sostanza che tra le motivazioni per le quali il "Patto" sostiene il federalismo manca la questione identitaria, da associare a quella socioeconomica.

Va detto che il Gioann non ha tutti i torti, al congresso la questione è stata nominata in parte in alcuni interventi, forse non è stata evidenziata a dovere, ma c'è una motivazione, anche io in molti miei testi ho parlato di tradizione e comunità, un fondamento, ma oggi i tempi richiamano molto di più a una lotta per la sopravvivenza. che alla poesia.

Ringrazio però Polli perché mi ha aperto il cervello ad una riflessione che non sarebbe dovuta sfuggire a chi come me ha fatto parte di un gruppo politico chiamato "Movimento Autonomista Lombardo" che propose e lavorò per la creazione di una nuova Regione a Statuto Speciale.

Io stesso, nei miei pensieri che condivido, mi faccio forviare dall'idea di regione autonoma in base ai confini che lo Stato italiano ha definito, anziché ragionare su regioni tipo quella proposta dal M.A.L. (Lario, Brianza e Valtellina) o su qualcosa di ancora più storico e fondato come potrebbe essere  l'Insubria, che però non è solo storia, ma ancora oggi un territorio aggregato.

L'Insubria parte grossomodo dal Verbano per arrivare ad est fino alla bergamasca, scendendo fino al pavese e salendo ipoteticamente fin dentro il Canton Ticino. Stessa lingua, grammatica uguale per mille accenti. Stessa cultura storica, che deriva dall'artigianato e dall'agricoltura. Oggi stessa sorte dovuta all'industrializzazione e alla globalizzazione, dovuta allo statalismo e alla burocrazia, fatta di difficoltà produttiva e di depredamento da parte delle casse erariali centrali.

Io sono solo una piccola pedina nello scacchiere immenso di "Patto per il Nord", ma nella mia funzione di Segretario Provinciale mi spenderò, non appena il movimento ne avrà la forza, affinché la Segreteria Nazionale Lombarda attivi la procedura preposta per la realizzazione di una Regione Autonoma a Statuto Speciale fondata sui principi qui sopra elencati, storici si, ma soprattutto legati alla situazione attuale visto che oggi occorre molto di più una soluzione pragmatica per migliorare la vita dei cittadini che un romantico legame storico.

Si tratta di un esempio di “Democrazia dal Basso”. Si tratta di un Federalismo che si fonda sul localismo, sull’autonomia, sulla responsabilità e sulla partecipazione popolare; un Federalismo che si fonda sul Municipio e che vuole arrivare lontano. Si tratta di portare avanti dei valori; valori fondati sull’Autonomia, la Responsabilità, sulla Partecipazione, sul Localismo, sulla Sostenibilità.

Ci credo e mi spenderò,
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


mercoledì 12 novembre 2025

A TREVIGLIO, PER IL NORD, INSIEME!!!




 Nel prossimo weekend, Sabato 15 e Domenica 16 Novembre si terrà, presso il Teatro Nuovo di Treviglio, il 1° Congresso Federale di Patto per il Nord.

Ovviamente sarò presente entrambi i giorni, non tanto per la piccola carica che mi è stata assegnata, ma perché credo fermamente in questo progetto.

Senza indugio nel mese di Marzo mi sono tesserato, senza indugio perché dopo anni che cercavo la via di scampo per il Nord, attraverso diversi progetti politici, finalmente ho trovato la via per Damasco o per Venezia se preferite.

Non sono mai stato iscritto alla Lega Nord (con nessuno dei vari nomi assunti) ma da sempre sono un federalista che crede che solo attraverso territori autonomi si possa trovare la formula giusta per salvaguardare i territori innanzitutto del Nord, ma anche della nazione intera.

Ovviamente ognuno di noi pensa prima alle proprie latitudini e quindi io penso innanzitutto alla mia Lombardia ed al Nord in genere.

Anni fa i cittadini del settentrione avevano affidato alla Lega Nord il proprio futuro, nel tempo però sono stati delusi, ogni giorno di più, fino a rendersi conto che l'ultima edizione della Lega, la Salvini Premier, se non è un movimento meridionalista poco ci manca ed emana al governo del paese leggi e tasse che tartassano ogni giorno di più aziende e cittadini.

L'obbiettivo del Patto è riprendersi cura delle esigenze di imprenditori, lavoratori, pensionati, invalidi e disoccupati; badate bene tutte le categorie elencate sono legate tra loro da un filo diretto che determina il futuro di uno con gli altri.

Mentre oltre il 50% delle famiglie del Nord (ormai non esiste più il ricco Nord) fatica a sbarcare il lunario a Roma si aggiungono accise ai carburanti (già cari di per se), si aumentano i prezzi dei caselli autostradali (e se ne varano di nuovi, su strade di origine decennale), si taglia sulla sanità e sui servizi, tradendo i bisogni delle persone e alimentando il carovita.

Le cure sanitarie stanno diventando private, se non si vuole rischiare di morire, le infrastrutture sono obsolete e prive di manutenzione, il Territorio è abbandonato.

Ecco, dopo anni di silenzio, Patto per il Nord, è tornato a parlare di Nord, lo fa con il cuore, con l'impegno, col sorriso e con la determinazione.

Questo mi ha convinto a credere nel progetto ed a profondere energie ed investire il mio tempo su esso.


PER IL NORD, INSIEME!!!!


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale

Patto per il Nord

Como

martedì 11 novembre 2025

GIUSTIZIA CONCRETA, NON INUTILI REFERENDUM

 



In queste giornate e presumibilmente in futuro il dibattito pubblico si concentra e concentrerà sulla separazione delle carriere mentre  i cittadini e le imprese affrontano problemi ben più concreti e urgenti.

Stante la situazione attuale ogni scelta al referendum è parificabile alla follia di assumere un autista senza essere in possesso di un automobile.

La nostra giustizia traballa, con processi tra i più lenti in Europa. Il Rapporto sulla Giustizia nell’Unione Europea 2024 ci racconta che le cause civili in Italia durano in media 527 giorni, oltre il doppio dei 239 giorni entro i quali si concludono in media i processi civili nell’UE.

Non si tratta semplicemente di calendario, ci confrontiamo con seri impatti economici e sociali per cittadini e imprese. 

Non si sorride neppure in ambito penale. Un procedimento penale nel nostro Paese dura in media 361 giorni, mentre 178 sono i giorni, nella media UE, la giustizia penale, che dovrebbe assicurare rapidità ed efficacia per garantire certezza della sanzione e tutela delle vittime, manifesta anch’essa notevoli carenze.

Grazie a questa situazione traballa la fiducia verso l’apparato giudiziario, si ledono i diritti dei cittadini e si pone un ostacolo alla competitività economica nazionale

Prima di pensare a come organizzare la magistratura forse si necessità di riforme organiche nel sistema giudiziario in forma urgente.

La lentezza processuale, come anticipato ha due conseguenze: mina la fiducia nel sistema e produce danni economici. 

L’arretrato giudiziario soffoca il sistema, rendendo l’attesa una vera e propria ingiustizia. Economicamente si paga in capitali fermi, occasioni mancate per le imprese, costi extra per le aziende, spese legali infinite, incertezza per i privati.

Occorre ispirarsi a nuove strategie magari ispirandosi ad altri sistemi, i Paesi Bassi, ad esempio, hanno puntato sulla specializzazione di tribunali e giudici, alzando gli standard di qualità ed efficienza.

Una tecnologia avanzata e una maggiore specializzazione, possono essere fondamentali se davvero si vuole conferire ai cittadini una giustizia rapida, funzionale e degna di fiducia.

Il sovraccarico dei tribunali è dovuto anche e soprattutto da una drastica carenza di personale: secondo CSM e ANM, mancano circa 1.400 magistrati (il 15% dell’organico) e oltre 5.000 unità di personale amministrativo. 

E' evidente che occorre assicurare un organico sufficiente di magistrati e collaboratori per ottenere un’amministrazione della giustizia efficace.

Leggendo le esperienze di alcuni professionisti del campo sorge l'idea che più che parlare di separazione delle carriere tra Giudicanti e PM, la separazione andrebbe fatta tra civile e penale: troppi magistrati con alle spalle anni di militanza nel penale vanno a “fare danni” nel civile, non sapendo come interpretare una polizza assicurativa o qual è il confine tra infortunio e malattia.

In Francia, come in Germania, i magistrati di settore si dedicano in modo esclusivo a specifiche materie, diventando figure di riferimento e arricchendo il sistema con la loro profonda esperienza.

Quindi, se i cittadini possono contare su medici o avvocati specializzati solo in alcune branche della loro professione, perchè lo Stato non offre anche Magistrati specializzati solo in alcune materie?

Da profano che cerca informazione propongo 3 suggerimenti:

Specializzazione dei magistrati: distinguere le competenze (civile/penale) per migliorare qualità e rapidità.

Investimenti in persone e tecnologia: più personale qualificato e strumenti all’avanguardia per snellire i processi.

Aggiungo in calce la convinzione che una riforma federalista dello Stato che affidi a organi locali quantomeno la gestione dei processi civili sarebbe un ulteriore, determinante punto di svolta.


Giorgio Bargna


sabato 8 novembre 2025

Sanità cogestita, risorsa rischiosa




Attraverso un articolo, scritto circa un mese fa, abbiamo già parlato di sanità e della necessità di trovarsi in una condizione di regionalismo autonomo per aggiustare il tiro e dare dignità a una situazione che sta diventando incresciosa. 

Ma per giungere al Federalismo auspicato dovrà passare ancora un po' di acqua sotto i ponti e la situazione va affrontata invece velocemente.

La continua chiusura di reparti e/o ospedali ed i continui tagli portano a situazioni veramente drammatiche quali ad esempio la situazione del CAL di Mariano Comense e dell'Ospedale di Menaggio.

Ci sono dializzati, tra cui alcuni molto anziani, che stanno subendo i ritardi dei lavori di ristrutturazione della Palazzina D del  presidio “Felice Villa”, lavori iniziati ad Agosto con termine previsto ad Ottobre e slittato (se Dio vuole e probabilmente non vorrà) al prossimo Marzo. Persone, dializzati, invalidi disseminate in varie strutture costrette a levatacce mattutine o rientri dal sapore notturno.

Altro tema all'ordine del giorno la situazione dell' Ospedale Erba Renaldi di Menaggio.

Questo Ospedale è "in crisi" ormai da anni, soprattutto per la mancanza di personale, la zona fornisce molti frontalieri alla Svizzera, ma anche per la morfologia del territorio.

Non è una novità che sull'Alto Lago si stia  già pensando di  affidare in gestione ai privati interessati le cure sul territorio, case di comunità, ambulatori, telemedicina, infermieri di famiglia, per almeno dieci anni saranno in affido i privati, si parla di bando del valore di 87 milioni di euro promosso dall’ Asst Lariana.

Ma tornando alla struttura sanitaria di Menaggio invece non si parla  di una semplice esternalizzazione dei servizi, ma di costruire una cogestione, in collaborazione con una società specializzata in sanità. 

Si tratta, aldilà delle proprie convinzioni personali e dalle scelte politiche, di un tema spinoso che riguarda sia la comunità dei cittadini che chi lavora nel settore.

Come possiamo leggere sulle pagine del quotidiano locale "La Provincia di Como" questa ipotesi all'interno della struttura viene vista positivamente da medici, infermieri e dirigenti sanitari nel tentativo di salvare capra e verze; contrari invece i sindacati.

Se tra i politici locali leggiamo positività, tra i cittadini le perplessità sono molte.

La storia ci insegna che il privato vive di profitti e quindi i rischi ci sono.

Il prossimo 22 Novembre "Patto per il Nord" sarà presente a San Fedele Val d'Intelvi con un gazebo, sarà l'occasione per incontrare cittadini, professionisti del settore ed eventualmente anche i politici locali per sentire le opinioni di tutti e conoscere a fondo la situazione.


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale

Patto per Nord

Como


giovedì 6 novembre 2025

Je t'accuse



Ne scrissi la prima volta nel 2007 e lo ribadii nel 2016 attraverso un post intitolato " Il Cavallo di Troia".

Sostanzialmente sostenevo che un vero cambiamento del paese non sarà mai completo né definitivo se non cambierà, insieme alle strutture istituzionali, anche l’atteggiamento personale di ciascuno cittadino.

Volevo e voglio far passare il pensiero che occorre far crescere il senso di responsabilità dei singoli cittadini nei confronti della cosa pubblica, dell’umanità, della natura e delle generazioni future. Troppe sono le persone chiuse nel proprio orticello, vuoi per menefreghismo o per plagio, abituate dai media o dall'ignoranza a pensare che i problemi vanno risolti da altri.

Guardando intorno a me mi accorgo che in questi diciotto anni non sia cambiata una virgola. Il cittadino medio ancora non ha capito nulla di quanto accade attorno a lui o, peggio ancora magari, ha convenienza a non capirlo. 

Quindi non solo menefreghismo purtroppo, a mio avviso, ed è questo è il Cavallo di Troia che i padroni del vapore usano pensando che funzioni a tempo illimitato.

Oggi molti opinionisti parlano di sfiducia e disaffezione nei confronti della politica.

Potrebbe anche essere, ma la politica è diventata proprietà di pochi esattamente per questo, l'abbandono dei tanti.

Io accuso per questo l'egoismo ormai degenerante che ha colpito la società, accuso "l'obesità" dell'essere umano ridotto alla poltrona di casa, accuso l'ignoranza politica ben distribuita dai media.

Ma accuso anche il nichilismo e la viltà.

Quanti hanno paura di mettersi in gioco temendo di essere derisi o perseguiti, timorosi di ritorsioni nella vita privata o lavorativa?

La ritengo una comoda maschera dietro la quale nascondersi.

Dopo 20 anni di politica attiva, di manifestazioni, di identificazioni, sempre nel rispetto della legge, sono ancora qui, nessuno mi ha arrestato, le forze dell'ordine non sono entrate a casa mia, non mi hanno messo bombe sotto casa.

Quindi si può fare e chi non lo fa è complice di un sistema che ci rende poveri, che ci sottrae la sanità, che non ci offre sicurezza e ogni giorno si inventa un balzello.

Perciò scusate lo sfogo, chi si estranea dalla lotta è un gran fijo de na m......a!!!

Giorgio Bargna


 

lunedì 3 novembre 2025

IL CORTILE DI CASA

 



Attraverso i miei articoli sul tema ho espresso più volte alcune convinzioni.

Il Federalismo è concorrenza e competizione tra Cantoni o Regioni.

Il Federalismo è la chiave per rendere l'Italia più giusta, più vicina, più libera, più capace di crescere.

Il Federalismo è responsabilità a livello nazionale, tendendo la mano al Sud, sulla forza di un rapporto basato sulla responsabilità reciproca. 

Qualcuno mi ha chiesto quanto questo approcci con la "questione settentrionale".

Io ritengo che ci approcci per due importanti motivi, uno "filosofico", l'altro legato alla concretezza dei fatti.

Ogni Federalista degno di questo nome è una persona solidale e quindi offre anche agli altri le occasioni avute. 

Se io ottengo la possibilità che la mia Regione abbia lo status di Regione Autonoma devo offrire anche agli altri la stessa possibilità, poi se vogliono ne usufruiscono, altrimenti piangano delle loro scelte.

Ma aldilà della scelta solidale esiste una seconda che possiamo catalogare come forma di sicurezza.

Mi riferisco al principio che gli "Yankees" definiscono il "cortile di casa" riferendosi, loro, all'America Latina.

Se devo vivere sereno nel mio Territorio devo far si che attorno a me ci sia sicurezza, benessere, legalità.

Se convinco ogni Regione italiana ad essere Autonoma contribuisco con questo a togliere margine di manovra alla criminalità organizzata, contribuisco a sviluppare lavoro regolare e sottraggo italiani e stranieri al caporalato, contribuisco a far fruttare le tasse pagate in ogni Regione.

Aggiungo una successiva riflessione.

Seguo ogni mattina una rassegna stampa su una famosa radio nazionale. 

Oggi il giornalista che li opera come opinionista, da siciliano, ha detto che l'Autonomia ha portato solo sfiga alla Sicilia.

Stimo molto questo giornalista, che ritengo molto intelligente, anche se siamo su posizioni diametralmente distanti su quasi tutto, ma oggi ha detto una castronata di dimensioni siderali.

L'Autonomia non può portare sfiga, porta benessere se applicata bene, non porta benefici se applicata male.


Buon Federalismo a tutti,

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

mercoledì 29 ottobre 2025

FEDERALISMO: AUTONOMIA, RESPONSABILITA', COMUNITA'

 



Ho scritto più volte di Federalismo, oggi stringiamo un po' il cerchio, diamo delle definizioni sulla forma che, tanto io che "Patto per il Nord", vorremmo esso abbia, considerato che non va inteso solo quale status giuridico ma anche e soprattutto come forma, stile, organizzazione di vita e comunità.

Il federalismo deve essere, è, la chiave per rendere l'Italia più giusta, più vicina, più libera, più capace di crescere.

Federalismo fa coppia con Autonomia, significa non  doversi confrontare con un potere lontano ma attraverso qualcuno che renda conto direttamente e da vicino ai suoi cittadini, significa assumere la cura di un territorio e dei suoi abitanti con trasparenza e rigore.

Avere amministrazioni vicine genera fiducia, l'ascolto e la risoluzione diretta dei problemi generano fiducia e laddove è presente la fiducia c'è partecipazione. Il centralismo, la partitocrazia hanno allontanato le persone dalla politica e dalla voglia di impegnarsi per il bene comune.

Scrivendo Federalismo parliamo di un sistema che riduce la burocrazia, elimina le duplicazioni, accorcia i tempi, consente di agire con rapidità, trasparenza e chiarezza.

Viviamo in un Paese dalle centinaia di culture e modalità di vita, già un Ligure è profondamente diverso da un Lombardo eppure questo se ci pensate bene può tradursi in "valore comune", un sistema federale valorizza le vocazioni di ciascuno e le mette a sistema.

Parlando del Sistema Svizzero abbiamo capito che il Federalismo, se ben organizzato, lascia alle comunità la possibilità di esprimere il meglio di sé, senza essere frenata da regole calate dall'alto, crescendo attraverso le proprie forze, ma anche con il supporto delle altre Comunità.

Noi scriviamo di un Nord che vuole essere una guida attraverso la forza del lavoro e della cultura, ma vogliamo anche incarnare responsabilità, vicinanza, efficienza, pluralità, libertà, Europa, possibilmente l'Europa dei Popoli tanto cara a Gianfranco Miglio. 

E se parliamo di responsabilità ne parliamo a livello nazionale, tendendo la mano al Sud, sulla forza di un rapporto basato sulla responsabilità reciproca. 

Andranno eliminate tutte quelle forme di stanziamenti che, anziché creare ricchezze, hanno reso schiave migliaia di persone di elargizioni, privandole dei servizi essenziali, che hanno impedito la nascita di posti di lavoro onorevoli e di territori ricchi e orgogliosi della propria autonoma capacità.

Vanno interscambiati modelli, competenze, investimenti, energie giovani, risorse, creatività.

Non più assistenzialismo, ma alleanza produttiva.

Abbiamo scritto Europa, oltre che a Sud si deve guardare aldilà dei confini nazionali.

Bisogna andare oltre la diplomazia, interscambiare commercio, cultura, progetti scientifici e industriali.

Una terra ricca ed evoluta come la nostra, al pari ad esempio di Baviera e Catalogna è già parte del mondo, ma deve esserlo ancora di più, creando, accentuando, sponsorizzando, l'Europa dei Popoli e delle Nazioni consapevoli.


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

lunedì 27 ottobre 2025

IL MODELLO SVIZZERO, UNICA SALVEZZA

 


Sono passati ormai vent'anni dall'inizio delle mie pubblicazioni e dall'inizio della mia attività politica attiva.

Ho scritto di politica, di sociale, di costume, ma nel tempo ho sempre trattato e sponsorizzato due temi: la democrazia diretta e il federalismo, tradotto in parole povere, la Svizzera.

Ho vissuto molte esperienze politiche affini a Patto per il Nord che non si sono concretizzate, tra le tante esperienze un contatto con un Parlamentare svizzero che voleva federare parte della Lombardia alla Confederazione Elvetica, ma mai come oggi ho sentito il risultato vicino.

Ci sono dei compagni di viaggio in questo percorso politico, come Giancarlo Pagliarini, che sono dei luminari in questo, ma cerco comunque di dare il mio contributo nel farvi capire cos'è la Svizzera, cos'è il federalismo perfetto.


In Svizzera vige un sistema politico-amministrativo con poteri ripartiti su tre livelli precisi: la Confederazione, i 26 Cantoni e i Comuni. 

Nel pieno principio della sussidiarietà la Confederazione si occupa solo di competenze quali la politica estera o la difesa, per il resto i Cantoni godono di ampia autonomia, con proprie costituzioni, parlamenti e leggi in settori come istruzione, sanità e polizia.

Fatto salvo che non uno stato centralizzato ma federale, alienati alcuni limiti costituzionali i Cantoni sono "sovrani", muniti della facoltà di redigere la propria Costituzione e di gestire le proprie competenze. 

Fedeli al principio di sussidiarietà le decisioni vengono prese al livello più basso possibile. La Confederazione interviene solo quando i Cantoni non possono o non sono in grado di gestire un compito in modo più efficiente. 

Ai  Cantoni è data possibilità di partecipare al processo decisionale a livello federale, quali ad esempio le modifiche alla Costituzione che devono essere approvate dalla maggioranza del popolo e dei Cantoni. 

Il federalismo fiscale svizzero si basa sulla divisione delle competenze fiscali tra Confederazione, Cantoni e Comuni, ognuno con il proprio livello di autonomia nella tassazione.

La Confederazione può riscuotere solo le imposte espressamente previste dalla Costituzione, limitate e devono essere regolarmente confermate dal popolo tramite votazione. 

I Cantoni sono sovrani in materia fiscale e hanno leggi, imposte e aliquote proprie per le imposte su reddito, sostanza, successioni e altre voci. 

Ai Comuni è concesso riscuotere imposte solo se i Cantoni lo permettono, partecipando molto spesso tramite le loro tassazioni al gettito fiscale cantonale. 

Questo possiamo metterlo, in parte, in linea con la perequazione finanziaria che è uno strumento chiave per ridurre le disparità economiche tra i Cantoni, con i Cantoni più ricchi che contribuiscono al sostegno di quelli più deboli. 

La Svizzera, poi, combina un sistema di democrazia rappresentativa con degli strumenti di democrazia diretta.

In Svizzera diversi strumenti della democrazia diretta possono essere utilizzati per portare il popolo alle urne. La forma più conosciuta è l’iniziativa popolare.

I cittadini possono ricorrere all’iniziativa popolare per sottoporre all’elettorato una modifica della Costituzione federale. Per andare alle urne, devono raccogliere almeno 100’000 firme valide di persone con diritto di voto nell’arco di 18 mesi.

Le iniziative popolari risultano tra l'altro anche uno strumento per iscrivere una determinata questione nell’agenda politica. Il Governo e il Parlamento possono reagire alle iniziative con delle controproposte (controprogetto).

Esistono poi due tipi di referendum.

Quello obbligatorio che rientra nella sfera della democrazia diretta. Se il Governo e il Parlamento svizzeri vogliono modificare la Costituzione o aderire a organizzazioni internazionali deve essere indetto un referendum obbligatorio.

Quello facoltativo, invece, è una votazione popolare indetta da un comitato di cittadini su una legge approvata. Se il Governo e il Parlamento hanno approvato una legge, cittadini e cittadine possono lanciare un referendum contro di essa. Se raccolgono almeno 50’000 firme valide in 100 giorni, il popolo si esprimerà alle urne.

Il sistema giudiziario svizzero è federale, con ampia autonomia dei cantoni, ma con competenze federali per la legislazione e la procedura penale. Il potere giudiziario federale è guidato dal Tribunale federale, il tribunale supremo, supportato da altri tre tribunali federali: il Tribunale penale federale, il Tribunale amministrativo federale e il Tribunale federale dei brevetti. A livello cantonale, l'organizzazione giudiziaria varia, ma in genere include tribunali di prima e seconda istanza, che gestiscono le cause civili, penali e amministrative. 

Il sistema educativo svizzero è caratterizzato da una scuola pubblica forte con radicamento locale e da un’elevata permeabilità tra i diversi percorsi di formazione. La scuola obbligatoria è di competenza dei Cantoni. Nell’ambito della formazione postobbligatoria, la responsabilità è ripartita tra Confederazione e Cantoni che collaborano strettamente. 

Potete rendervi conto da soli che grazie al federalismo fiscale ed al controllo focale dei cittadini non sia possibile in Svizzera riscontrare situazioni vergognose quali possono essere le nostre attese in merito alla sanità oppure i colabrodi che percorriamo in auto.

Esportare in Italia questo modello è tra le priorità maggiori di "Patto per il Nord", si tratta di un sistema giuridico per nulla complicato e molto efficace a cui solo chi è legato a doppio taglio al centralismo può porre un rifiuto.


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como