Da una decina di anni pratico politica attiva.
Tre aggettivi sono sempre stati il mio faro.
Autonomia, Responsabilità, Partecipazione.
Ho sempre creduto nel Localismo, nel Federalismo Municipale, nella vera Sussidiarietà.
Dieci anni di vita politica all'interno di una vera Lista Civica canturina, sempre però con l'intenzione di portare i miei valori fondanti fuori le mura cittadine.
Alcuni progetti civici, altri più autonomistici, oggi una nuova, più concreta possibilità: GRANDE NORD.
Perchè candidarsi alle Elezioni Regionali all'interno delle liste di questo movimento e sostenerlo in toto?
Innanzitutto perchè è l'unico movimento che davvero sostiene le istanze del Cittadino Lombardo.
Poi perchè con l'amico di sempre, Claudio Bizzozero, amiamo le missioni che possono sembrare impossibili; perchè so dove voglio arrivare e solo un movimento politico, GRANDE NORD, vuole arrivare dove voglio arrivare io.
Per anni la Lombardia ha sostenuto l'intera nazione, erano altri tempi, altre situazioni.
Oggi l'Italia è un cadavere che cammina e per essa non esiste più una cura efficace, è ora dunque di pensare alla nostra Regione, alla nostra Terra di appartenenza o residenza, alle nostre Città, ai nostri FIGLI!!!
Una vota ancora mi metto in gioco, perchè il nostro futuro siamo noi stessi, le nostre azioni, i nostri ideali.
Quindi senza indugio vi invito a votare me e gli altri Candidati di GRANDE NORD, vi invito a sostenerci in campagna elettorale, vi invito a partecipare alle nostre riunioni, a frequentare i nostri banchetti, ogni altro appuntamento. Vi invito a portare le vostre istanze, i vostri suggerimenti, la vostra voglia di cambiamento.
LOMBARDIA AUTONOMA,
Giorgio Bargna
giovedì 25 gennaio 2018
Perchè GRANDE NORD
Etichette:
attualità,
autogoverno,
autonomia locale,
Cantü,
Comunità Locale,
federalismo,
Localismo,
opinioni,
Principi Morali,
Valori
Ubicazione:
22063 Cantù CO, Italia
martedì 31 ottobre 2017
Solo uniti si vince
Di anni oggi ne ho 53, da dieci faccio politica attiva a
livello locale (con le mie piccole soddisfazioni), da quando portavo i
pantaloni corti seguo la politica e mi "faccio" le mie idee seguendo
quanto mi suggeriscono cervello e istinto.
Da almeno trent'anni sono convinto che questa struttura di
Stato (anche di Europa) sia una lesione ai miei diritti fondamentali di
sopravvivenza, me lo certifica ogni giorno di più la fatica a far quadrare il
mio bilancio familiare di fronte a tasse e balzelli, di fronte a bollette e
spese varie, di fonte a continui tagli ad una vita dignitosa, il tutto per
mantenere un apparato macchinoso, burocratico e mangiasoldi.
Sarà anche un ragionamento fin troppo lineare ma sono
convinto che più vicino a casa mia sia il mio amministratore più io lo posso
controllare e più lui si deve preoccupare della mia vigilanza. Da sempre sono
convinto che più piccolo è il recinto e meno bestiame da foraggiare ci entra,
che più sono vicino alla mia amministrazione e meno territorio essa controlli
più io sia in grado di venire a conoscenza delle politiche e delle pratiche
amministrative.
Di fondo sono un indipendentista (va detto), ma sono anche
un realista e so che l'Indipendenza, quella vera, in queste lande del Nord
Itaglia è un mero miraggio; si tratta di una speranza che in pochi purtroppo
coltiviamo.
Da realista mi rendo conto che meno utopico è il sogno di
un' Autonomia Fiscale da andare a cercare di concretizzare.
Qualche giorno fa in Lombardia e Veneto abbiamo votato un
Referendum, che per propria natura smuoverebbe ben poco, ma che ha lanciato un
messaggio chiaro a questo Stato.
Il 50% degli abitanti di due delle regioni più produttive
"itagliane" ha mandato un chiaro messaggio a Roma, la metà dei
Lombardoveneti (ritengo la parte che congloba le istanze delle partite IVA, dei
pensionati e dei dipendenti privati) hanno detto: SIGNORI CI SIAMO ROTTI IL
CAZZO!!!
Ora certamente la quadra è dura da trovare, i burocrati e i
politicanti di professione, chi muove la finanza e chi vive di parassitarismo
difficilmente molleranno le briglie, ma è giunta l'ora di fare la voce grossa,
ci siamo contati e siamo in tanti a dire che questa forma di Stato non ci sta
bene.
Il realismo mi chiede dove possiamo sperare di arrivare.
Beh io dico che se questa onda d'urto di protesta contro lo
Stato Centralista continua a restare coesa possiamo ambire a pretendere che una
Regione, una Provincia possa ottenere lo status di Autonomia che oggi è
riservata a poche Regioni e Province.
In questi anni di politica attiva mi sono speso parecchio,
in compagnia principalmente di Claudio Bizzozzero che ha fatto il lavoro più
duro, nel tentativo di unire i movimenti che si spendono in nome di una forma
diversa di Stato: posso definirla una missione impossibile; troppe bandiere,
troppi veti.
Occorre trovare una Bandiera grossa a cui dare un sostegno,
una grande pianta che raccolga sotto i propri rami ogni indipendentista, ogni
autonomista, ogni ribelle, ogni giusta causa.
Oggi credo di potermi spendere in una scommessa che si
chiama "Grande Nord", certo non può mettere d'accordo ogni movimento
alternativo allo Stato Itagliano, forse non può piacere a tutti per svariati
motivi, ma è l'unico movimento presente sullo scenario politico attuale che sia
in grado di sostituire la Lega in quello che è stata per anni: il collante di
tutte le istanze anti Itaglia.
Il mio invito a tutti gli indipendentisti, a tutti gli
autonomisti, ad ogni federalista è questo: uniamoci qui e facciamo il culo a
Roma, le prossime elezioni regionali sono cruciali, facciamoci sentire uniti
!!!
Giorgio Bargna
mercoledì 25 ottobre 2017
Si parte dai Referendum
Analizzare i risultati dei due Referendum sull'Autonomia
rischia di essere difficile e rischioso; la situazione si apre a diverse
sfaccettature, non sempre facili da mettere sotto analisi.
I numeri dicono che circa il 40 e il 60 per cento degli
aventi diritto al voto nelle due Regioni chiedono quantomeno più Autonomia. Io
credo fermamente che molti di loro sognino indipendenza, io faccio parte di
questa categoria.
Parliamo di numeri che sono la caratura di un voto che è
stato anche trasversale, un voto che ha compattato Partite IVA e maestranze in
una protesta concreta rivolta contro uno stato vessatorio che sottrae loro
almeno il 65% di quanto monetizzato col sudore della propria fronte; non un
voto di classe dunque, ma un voto di sopravvivenza.
Già da ieri ogni fazione contrapposta guarda, secondo la
propria convenienza, al fatto che il 50% dei cittadini delle due regioni più
produttive del Nord si è espresso a favore dell' Autonomia, raccontando la
propria verità.
Io vedo un bicchiere mezzo pieno. Un voto, che malgrado
tutto quanto si è raccontato in questi giorni, non è stato di bandiera
meramente politica. Un voto che ancora una volta segnala un disagio molto forte
che deve essere ascoltato.
Qualche amico della sinistra più radicale ammiccava oggi che
l' Emilia Romagna è arrivata gratis a chiedere quanto noi abbiamo chiesto con
il Referendum di domenica. Penso che abbiano fatto bene questi amministratori
ad intraprendere quel percorso perchè a loro basta un barlume di autonomia.
Il Lombardoveneto invece sogna altro, molto di più, è
partito da quanto era possibile mettere in campo per iniziare un percorso ben
più lungo che vuole portare quantomeno ad autonomie molto più marcate.
Sono in cuor mio convinto che ogni elettore domenica è
andato a votare sognando la massima autonomia e bene ha fatto il Governatore
Veneto ad alzare il tiro, li si deve arrivare passo a passo, partendo da questo
bicchiere mezzo pieno.
Giorgio Bargna
Etichette:
autogoverno,
autonomia locale,
Cantü,
cittadino,
Comunità Locale,
federalismo,
federalismo fiscale,
Sostenibilità,
Valori
Ubicazione:
22063 Cantù CO, Italia
mercoledì 18 ottobre 2017
I figli di Bacco
Scrissi
questo post esattamente cinque anni fa su un'altra piattaforma...lo ritengo
ancora attuale.
Non esco spesso di sera, ma quando mi capita girando per le
vie di Cantù (ma so che la situazione è generale) rimango colpito dalla visione
di locali (che spesso offrono offerte speciali in merito) pieni di giovani e
adolescenti impegnati nel votarsi a Bacco e spesso rissosi e irresponsabili.
Sia chiaro, bere qualche bicchierino ogni tanto non lo
disdegno nemmeno io, ma di questi tempi mi sembra che i ragazzi passino troppa
parte del loro tempo davanti a colorati drink, a boccali di birra o a calici di
vino rosso, rum, liquori; sembra quasi
riescano a trovare allegria e sorriso solo con l’alcool.
Leggendo articoli su carta stampata e rete esce il quadro di
una generazione inebetita dall’alcool, spesso bevuto sin dal mattino, nei bar
vicini alle scuole, che sicuramente
infonde euforia e baldanza ma che in contraltare fiacca lo spirito, riduce i
riflessi, stermina memoria e emozioni, rade al suolo la concentrazione.
Ci viene spiegato che i giovani affogano nell’alcool ogni
problema, dai lutti, alle separazioni dei genitori, agli incidenti, ai problemi
di lavoro o amore, che nell’alcool vengono affogate insicurezza, impotenza,
ingenuità, indecisione.
Ci viene spiegato che preferiscono evitare di combattere una
società in netto disfacimento, stordendosi, per non vedere, per non capire.
Forse è un esagerazione quanto descritto, ma una cosa è
certa, non esiste ormai più, in linea generale, quei punti di riferimento che
erano la famiglia e la comunità e quindi si cercano altre muse, si seguono
nuovi idoli, accattivanti dei, inebrianti slogan, ardite voghe … si vive
un’esistenza fondata su party alcoolici e coma etilico, senza rispetto per se
stessi e per la vita.
Qualcuno raggiunge la felicità solo in stato di ebbrezza,
l’alcool cancella paure, angosce, dolori, aliena la voglia di lottare, le
parole escono più fluide e l’animo si fa meno massiccio.
L’alcool aiuta a cancellare i problemi, ma a bere però non
sono solo i falliti, i reietti, ma anche giovani di successo, intelligenti e di
bella presenza, sereni, ricchi.
La colpa, probabilmente, è dovuta al male di vivere, un
tarlo che corrode l’anima, apparentemente senza un motivo, un senso, un tarlo
che diventa la tangibile forma di un malanno dovuto al “troppo” (in agi e
diritti) ed al “nulla” (in affetti ed umanità) di questa società.
Non è mai tardi per cercare di modificare uno status a
favore dei nostri figli, impegniamoci,
Giorgio Bargna.
domenica 8 ottobre 2017
Il mio SI Lombardo
Da tempo rifletto sul Referendum abbastanza farlocco del 22
ottobre sull'indipendenza della Lombardia.
Di seguito il testo che a mio avviso,
per legge, non porterebbe da nessuna
parte se accolto:
“Volete voi che la Regione Lombardia, in
considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale,
intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato
l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le
relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo
comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui
tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”
La classica castronata fumosa di chi l'Indipendenza non la
vuole per davvero e che sta bene così, seduto sui banchi di Roma e Milano.
Tendenzialmente il 22 Ottobre sarei andato, non al mare,
vista la stagione, ma comunque in gita, vista la pochezza della posta in gioco. Questo se mi dovessi basare sul testo e sulla sostanza, ma giorni su "La
Provincia di Como" ho letto un testo sul tema, firmato Marco Bassani, che
mi ha portato a una riflessione.
Luigi Marco Bassani è
uno studioso che si è occupato principalmente della tradizione americana (da
Thomas Jefferson a John C. Calhoun) e delle questioni teoriche che riguardano
il dibattito sul federalismo, è stato collaboratore del professor Gianfranco
Miglio all'interno della Fondazione Italia Federale, attualmente insegna Storia
del pensiero politico contemporaneo ed è professore ordinario di Storia delle
Dottrine politiche alla facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali
dell'Università degli Studi di Milano.
Io ho avuto il piacere di conoscerlo durante una cena in cui
nacque il progetto del "Fronte di Liberazione Fiscale" e di rivederlo in seguito in alcuni appuntamenti
di questo movimento, ma torniamo al concetto.
Sono anni, decenni, che in Lombardia a parole e con i voti
si invoca l'autonomia...i fatti purtroppo non hanno ripagato...chi eletto su
queste aspettative non ha ancora ripagato vent'anni dopo e non credo che abbia
intenzione di farlo neppure oggi. Ultimo esempio concreto il Governatore Maroni
che ci aveva promesso che il 75% delle tasse lombarde sarebbero rimaste sul
territorio e che oggi rilancia con questo pseudotesto referendario.
Ma la politica non è basata solo sui fatti avvenuti, la
politica è anche quanto gli elettori vogliono malgrado le azioni degli eletti.
Gli eletti lombardi spesso hanno promesso autonomia e questo si aspettano
probabilmente i loro elettori.
Di fatto questo Referendum ha un valore puramente
simbolico, eppure proprio qui casca
l'asino.
Il deserto alle urne, oppure una vittoria del no, tarperebbero
le ali al sogno indipendentista lombardo.
Roma rimarcherebbe il proprio potere e chi ci crede
resterebbe senza argomenti. Già la Spagna, l'Europa lo fanno sui sogni Catalani
che sono anni luce più avanti, figuriamoci sui Lombardi, sul Lombardoveneto.
Ci sono dei motivi validi però per andare a votare si, se si
è Indipendentisti, se si è Federalisti, se si è Lombardi, contribuenti
lombardi.
Innanzitutto si tratta di una conta, una vera...una conta
che direbbe la verità a Roma e ai Lombardi...un grande numero di si o un grande
numero di no avranno un peso enorme nel futuro prossimo in tema di Autonomia o
Federalismo. Avranno un grande peso sul nostro futuro.
Poi ci sono i numeri dei soldoni e del sudore della fronte.
La Lombardia ha un bilancio di 23 miliardi e un residuo
fiscale di 53 miliardi l’anno, in pratica regala a Roma un miliardo alla
settimana. Trattenerne anche solo la metà significherebbe diventare la regione
più sviluppata e moderna al mondo. Pensate che si potrebbe ad esempio abolire i
ticket sanitari, tenere in ordine strade e scuole, aumentare i servizi sociali
volti ai più bisognosi; senza andare a parlare
degli aiuti che potrebbero essere rivolti alle imprese, con beneficio
per i titolari e per le maestranze. Pensate che la pressione fiscale
automaticamente si abbasserebbe nel giro di pochi anni. Maggiore autonomia,
quindi, significa più sviluppo e benessere per tutti.
Il mio sistema ideale è quello svizzero, un sogno
praticabile negli anni se, veramente, gli abitanti di Lombardia e Veneto ci
credessero convintamente.
Per tutte queste ragioni io voterò SI il 22 Ottobre ed
invito voi a fare altrettanto, nel nome del vostro futuro, ma soprattutto nel
nome di quello dei vostri figli.
Il referendum di Barcellona probabilmente non porterà ad una
Autonomia immediata, ma oggi il mondo ha preso coscienza della questione
catalana. Anche il meno informato oggi sa ormai riconoscere la bandiera della
regione più ricca della Spagna. Il Referendum del 22 Ottobre è il primo passo
per arrivare a questo.
VOTATE SI!!!
Giorgio Bargna
Etichette:
attualità,
autogoverno,
autonomia locale,
Comunità Locale,
Europa,
federalismo,
federalismo fiscale,
Insubria,
Localismo,
Principi Morali,
Riflessioni,
Sostenibilità,
Svizzera,
Valori
Ubicazione:
22063 Cantù CO, Italia
domenica 3 settembre 2017
Los von Rom
Gli ultimi 11 anni della mia vita hanno visto speso il mio
tempo libero nella politica attiva praticata all'interno della "Coalizione
Civica Lavori in Corso", grande ed affermato laboratorio politico locale
canturino.
Sei anni di opposizione e cinque al governo della città quale
aderente all'Assemblea del movimento, nove anni da membro della Segreteria
Politica, un anno da Presidente del Movimento, due anni da Prosindaco di
Vighizzolo formano il mio curriculum politico.
Le esperienze migliori, più importanti, più concrete, senza dubbio sono stati gli anni da
Prosindaco e i mesi in cui, in collaborazione soprattutto con Mimmo Arnaboldi,
ho contribuito in modo altamente concreto a quelle modifiche dello Statuto
Comunale che hanno finalmente istituito a Cantù gli "Strumenti di
Partecipazione Politica" dei Cittadini.
Quella di "Lavori in Corso" è stata una grande
esperienza che continuerò a praticare quasi sicuramente, ma questi anni,
soprattutto i cinque di governo, hanno rafforzato in me un vecchio
convincimento.
Possiamo cercare al meglio di governare un territorio
locale, ma non ci riusciremo mai appieno finché saremo stretti nel giogo
burocratico e partitocratico di questa Nazione centralista, accentratrice e
vessatrice nei confronti degli enti locali e dei cittadini.
Continuerò dunque il mio percorso canturino, ma mi impegnerò
insieme a qualche amico verso la ricerca dell'Indipendenza della Lombardia,
ancor meglio, se possibile dell'Indipendenza, di una Regione Insubre.
Cercherò, cercheremo, non potrò farlo certo solo, un vero
percorso indipendentista che nulla avrà a che vedere con quello di chi da anni
si sciacqua la bocca con questo tema ma che in un quarto di secolo ancora non è
riuscito a tenere sul territorio un centesimo in più pur governando a Roma e a
Milano.
Buona Indipendenza a tutti,
Giorgio Bargna
Etichette:
autogoverno,
autonomia locale,
Cantü,
Comunità Locale,
federalismo,
Insubria,
Localismo,
Sostenibilità,
Svizzera,
Valori
Ubicazione:
22063 Cantù CO, Italia
martedì 8 agosto 2017
L'aperitivo
Già in altri miei articoli ho scritto, decantato dei bar, del loro significato sociologico, del loro valore "taumaurgico".
Spendiamo oggi qualche chiacchiera, più o meno fondata ed apprezzabile, su uno degli eventi social che hanno caratterizzato gli ultimi anni: l'aperitivo o, per essere più precisi, le sue evoluzioni moderne, l’apericena e l’happy hour; due varianti moderne degli aperitivi, accomunate dall’intento di rendere ancora più allettante il momento più atteso del giorno. L'italiano, si tratti di spritz, prosecco o cocktail è attratto senza dubbio da questo cerimoniale, e non si tratta certo solo di bicchiere e libagioni, si tratta sicuramente di un cerimoniale sociale e di un "premio" autoattribuito alla fine di una dura giornata lavorativa.
Non c'è da meravigliarsi, l'italiano è di principio un animale sociale, socializzante. Da sempre ha trovato validi motivi per riunirsi in piazze e locali, con o senza una motivazione importante o logica se non la socializzazione. L'aperitivo moderno è l'evoluzione della serie con il bicchiere tra le mani le chiacchiere scorrono fluide, la socializzazione ne trae profitto e si discute del frivolo e del solido degustando stuzzichini e cibo, gli italiani, si sa, sono dei buongustai.
Esplorando il web attraverso una breve ricerca scopro, inoltre, tramite questo articolo, che gli effetti del vino, croce e delizia di noi italiani, e delle altre bevande alcoliche sono noti e riguardano l’intero organismo, dallo stomaco al cervello, tuttavia, secondo i ricercatori dell’Indiana University, l’alcol agirebbe direttamente sul nostro cervello rendendolo più sensibile al profumo del cibo.
Vi è alla base del successo del moderno aperitivo anche una ragione essenzialmente economica.
Una cena consumata in un ristorante ormai è un evento economicamente poco sostenibile (soprattutto nelle grandi città), la formula dell’aperitivo, invece, prevede che il cliente paghi solo il prezzo di una consumazione, alcolica o meno: la bevanda sarà quindi servita con stuzzichini, pinzimonio e altro finger food di varia natura. Inoltre spesso e volentieri non entra in ballo un cameriere, si attinge il cibo direttamente al buffet, che spesso è basato su un’ampia scelta di primi caldi e freddi, insalate, tramezzini, cupcakes e chi più ne ha più ne metta.
La conseguenza diretta è che l’aperitivo spesso diventa una completa cena low-cost, cui gli italiani non sanno rinunciare.
Non so dirvi se questo articolo sia utile, so che da un aperitivo non sono mai tornato col muso ingrugnito.
Giorgio Bargna
Spendiamo oggi qualche chiacchiera, più o meno fondata ed apprezzabile, su uno degli eventi social che hanno caratterizzato gli ultimi anni: l'aperitivo o, per essere più precisi, le sue evoluzioni moderne, l’apericena e l’happy hour; due varianti moderne degli aperitivi, accomunate dall’intento di rendere ancora più allettante il momento più atteso del giorno. L'italiano, si tratti di spritz, prosecco o cocktail è attratto senza dubbio da questo cerimoniale, e non si tratta certo solo di bicchiere e libagioni, si tratta sicuramente di un cerimoniale sociale e di un "premio" autoattribuito alla fine di una dura giornata lavorativa.
Non c'è da meravigliarsi, l'italiano è di principio un animale sociale, socializzante. Da sempre ha trovato validi motivi per riunirsi in piazze e locali, con o senza una motivazione importante o logica se non la socializzazione. L'aperitivo moderno è l'evoluzione della serie con il bicchiere tra le mani le chiacchiere scorrono fluide, la socializzazione ne trae profitto e si discute del frivolo e del solido degustando stuzzichini e cibo, gli italiani, si sa, sono dei buongustai.
Esplorando il web attraverso una breve ricerca scopro, inoltre, tramite questo articolo, che gli effetti del vino, croce e delizia di noi italiani, e delle altre bevande alcoliche sono noti e riguardano l’intero organismo, dallo stomaco al cervello, tuttavia, secondo i ricercatori dell’Indiana University, l’alcol agirebbe direttamente sul nostro cervello rendendolo più sensibile al profumo del cibo.
Vi è alla base del successo del moderno aperitivo anche una ragione essenzialmente economica.
Una cena consumata in un ristorante ormai è un evento economicamente poco sostenibile (soprattutto nelle grandi città), la formula dell’aperitivo, invece, prevede che il cliente paghi solo il prezzo di una consumazione, alcolica o meno: la bevanda sarà quindi servita con stuzzichini, pinzimonio e altro finger food di varia natura. Inoltre spesso e volentieri non entra in ballo un cameriere, si attinge il cibo direttamente al buffet, che spesso è basato su un’ampia scelta di primi caldi e freddi, insalate, tramezzini, cupcakes e chi più ne ha più ne metta.
La conseguenza diretta è che l’aperitivo spesso diventa una completa cena low-cost, cui gli italiani non sanno rinunciare.
Non so dirvi se questo articolo sia utile, so che da un aperitivo non sono mai tornato col muso ingrugnito.
Giorgio Bargna
mercoledì 26 luglio 2017
Nodo scorsoio
Scritto qui nel 2011.
I poteri forti quando devono organizzare una risposta a dei movimenti che si organizzano nel tentativo di cambiare lo stato delle cose hanno due possibilità: lo scontro frontale o la strategia inventata da Quinto Fabio Massimo.
Anziché affrontare una battaglia che può rivelarsi pesante tutto sommato è meglio concedere buna controllata libertà sindacale, politica, di sciopero, di parola…ciò che conta è, di tanto in tanto, mediante repressione e disinformazione, eliminare dalla scena gli esponenti più efficaci, più intelligenti. Nella formuletta sono presenti, tra l’altro, oltre che a una rappresentanza parlamentare, formale più che sostanziale, forti (molto fuori misura) concessioni nei salari, nella sicurezza, nell’assistenza, nella previdenza, così da produrre un progressivo indebitamento pubblico.
La tattica prevede, è sintomatico, da decenni ormai, la presenza di una scuola pubblica, scuola però di stato, indottrinatrice, conformista e omologativa. Come già scritto, spesso in precedenza, si sono impiantate le mode e i piaceri consumistici, così da incoraggiare la spesa facile, e il progressivo indebitamento privato.
Questo lavoro performante negli anni mansueta le classi “inferiori” che non trovano più un senso di ribellione, ormai sono ingranaggi del sistema capitalistico/consumista, hanno delegato rappresentanze politiche e sociali alle caste e sono divenuti talmente passivi che trovano normale gli vengano scippati i “diritti” precedentemente concessi e le “conquiste del lavoro”: gli stessi lavoratori firmano e votano le rinunce ai loro diritti salariali e normativi, nonché al welfare, perché “vedono” che, altrimenti, l’industria andrebbe fuori mercato e la finanza pubblica violerebbe i vincoli di bilancio.
In Italia è successo tutto questo e, come ho letto in un articolo che ispira questo, recita un proverbio inglese: “dategli corda, e si impiccheranno da sé”.
Vediamo un po’ il nostrano nodo scorsoio:
Abbiamo un lavoro fisso, senza dover essere per forza produttivi e con malattie molto flessibili
Scuole di tutti promossi
Sanità e welfare di larghe maniche
Libertà e divertimenti a iosa
Conseguentemente a questo:
Televisione di rimbecillimento, droga, sesso facile, nessun dovere o sacrificio, il tutto veicolato dalla cultura del piacere per il piacere e dello sballo
Indebitamento pubblico, con relativo schiavismo verso BCE e FMI
Disoccupazione e sottooccupazione, la recessione con relativo obbligo di accettare condizioni di lavoro e di vita sempre più grame e redditi in declino.
Recita Marco Della Luna, nel suo articolo: “Hanno voluto credito facile, al consumo, e glielo si è dato, persino per le vacanze; hanno voluto i mutui al 120% del valore della casa, e glielo si è dato; così li si è indebitati per bene, e ora sono costretti a erodere i loro risparmi, mentre vedono le loro case andare all’asta per pochi soldi, oppure le devono cedere alla banca che gliele ha finanziate, restando dentro come inquilini. Si sono fregate e inertizzate le classi lavoratrici semplicemente assecondandole, accontentandole nelle loro richieste miopi, spingendole a sentirsi borghesi e a coltivare bisogni, gusti e aspirazioni borghesi. Le si è accontentate nelle rivendicazioni di vantaggi particolari e immediati, ben contenti che dimenticassero quelle di classe, di sistema e di lungo termine. L’operaio, l’impiegato, vedono e vogliono i benefici immediati, e non considerano le loro conseguenze, non problematizzano la loro sostenibilità nei decenni, le ricadute sui loro figli delle apparenti conquiste di oggi. Non considerano gli interessi e i bisogni delle generazioni future, e scaricano su di esse il debito e le distorsioni strutturali comportate dal soddisfare oggi le aspirazioni della loro generazione”.
Politici, intellettuali, sindacalisti cavalcano l’onda del momento, dando unto alla corda, le classi “inferiori”, con l’aiuto dei soggetti citati, si impiccano da sole, pronte ad implorare in ginocchio di poter lavorare per un pezzo di pane.
Giorgio Bargna
I poteri forti quando devono organizzare una risposta a dei movimenti che si organizzano nel tentativo di cambiare lo stato delle cose hanno due possibilità: lo scontro frontale o la strategia inventata da Quinto Fabio Massimo.
Anziché affrontare una battaglia che può rivelarsi pesante tutto sommato è meglio concedere buna controllata libertà sindacale, politica, di sciopero, di parola…ciò che conta è, di tanto in tanto, mediante repressione e disinformazione, eliminare dalla scena gli esponenti più efficaci, più intelligenti. Nella formuletta sono presenti, tra l’altro, oltre che a una rappresentanza parlamentare, formale più che sostanziale, forti (molto fuori misura) concessioni nei salari, nella sicurezza, nell’assistenza, nella previdenza, così da produrre un progressivo indebitamento pubblico.
La tattica prevede, è sintomatico, da decenni ormai, la presenza di una scuola pubblica, scuola però di stato, indottrinatrice, conformista e omologativa. Come già scritto, spesso in precedenza, si sono impiantate le mode e i piaceri consumistici, così da incoraggiare la spesa facile, e il progressivo indebitamento privato.
Questo lavoro performante negli anni mansueta le classi “inferiori” che non trovano più un senso di ribellione, ormai sono ingranaggi del sistema capitalistico/consumista, hanno delegato rappresentanze politiche e sociali alle caste e sono divenuti talmente passivi che trovano normale gli vengano scippati i “diritti” precedentemente concessi e le “conquiste del lavoro”: gli stessi lavoratori firmano e votano le rinunce ai loro diritti salariali e normativi, nonché al welfare, perché “vedono” che, altrimenti, l’industria andrebbe fuori mercato e la finanza pubblica violerebbe i vincoli di bilancio.
In Italia è successo tutto questo e, come ho letto in un articolo che ispira questo, recita un proverbio inglese: “dategli corda, e si impiccheranno da sé”.
Vediamo un po’ il nostrano nodo scorsoio:
Abbiamo un lavoro fisso, senza dover essere per forza produttivi e con malattie molto flessibili
Scuole di tutti promossi
Sanità e welfare di larghe maniche
Libertà e divertimenti a iosa
Conseguentemente a questo:
Televisione di rimbecillimento, droga, sesso facile, nessun dovere o sacrificio, il tutto veicolato dalla cultura del piacere per il piacere e dello sballo
Indebitamento pubblico, con relativo schiavismo verso BCE e FMI
Disoccupazione e sottooccupazione, la recessione con relativo obbligo di accettare condizioni di lavoro e di vita sempre più grame e redditi in declino.
Recita Marco Della Luna, nel suo articolo: “Hanno voluto credito facile, al consumo, e glielo si è dato, persino per le vacanze; hanno voluto i mutui al 120% del valore della casa, e glielo si è dato; così li si è indebitati per bene, e ora sono costretti a erodere i loro risparmi, mentre vedono le loro case andare all’asta per pochi soldi, oppure le devono cedere alla banca che gliele ha finanziate, restando dentro come inquilini. Si sono fregate e inertizzate le classi lavoratrici semplicemente assecondandole, accontentandole nelle loro richieste miopi, spingendole a sentirsi borghesi e a coltivare bisogni, gusti e aspirazioni borghesi. Le si è accontentate nelle rivendicazioni di vantaggi particolari e immediati, ben contenti che dimenticassero quelle di classe, di sistema e di lungo termine. L’operaio, l’impiegato, vedono e vogliono i benefici immediati, e non considerano le loro conseguenze, non problematizzano la loro sostenibilità nei decenni, le ricadute sui loro figli delle apparenti conquiste di oggi. Non considerano gli interessi e i bisogni delle generazioni future, e scaricano su di esse il debito e le distorsioni strutturali comportate dal soddisfare oggi le aspirazioni della loro generazione”.
Politici, intellettuali, sindacalisti cavalcano l’onda del momento, dando unto alla corda, le classi “inferiori”, con l’aiuto dei soggetti citati, si impiccano da sole, pronte ad implorare in ginocchio di poter lavorare per un pezzo di pane.
Giorgio Bargna
Etichette:
attualità,
casta,
cittadino,
opinioni,
politica,
Principi Morali,
Riflessioni,
Sostenibilità,
Valori
Ubicazione:
22063 Cantù CO, Italia
venerdì 30 giugno 2017
Formule di potere (Fascismi II)
Ho scritto più volte dei moderni fascismi, ma lo rifaccio e
mi ripeterò anche in futuro.
Lo faccio e lo farò perché sono convinto che ai più sfuggono
questi avversari moderni della democrazia, anzi i più, a mio avviso, sono inconsapevolmente
prostrati a loro.
Forme di potere occulte (ma neppure troppo) e populismi
minano la democrazia, la serenità e la sostenibilità delle nostre vite.
Tra i molti volti del fascismo moderno spicca quello delle
classi dirigenti, il fascismo finanziario. Quello dei “colletti bianchi”,
composto da banchieri e burocrati al soldo di FMI, Banca Mondiale, BCE i quali con
un tratto di penna cancellano diritti e popoli.
E’ il fascismo tecnocratico europeo ad esempio, quello del “Patto
di stabilità” ovvero dell’obbligo del pareggio di bilancio. Quello che ha
dilaniato le Costituzioni, che ha cancellato le Banche Nazionali e la stampa
della propria moneta condannando i popoli alla schiavitù per debito . E’ quello
che ha dato ai Parlamenti Nazionali gli stessi poteri di un Consiglio Pastorale
Parrocchiale che manda avanti le risoluzioni a colpi di “voti di fiducia” e che
sforna continuamente sistemi elettorali dove l’uguaglianza dei cittadini nel
voto è cancellata a favore di premi, sbarramenti ed altre diavolerie.
Si tratta di un fascismo che foraggia l’antipolitica, che
genera e sponsorizza il populismo affinché non emerga alcuna alternativa di sistema, che vuole che il
cittadino si sfoghi contro la casta e non contro i padroni.
Come già scritto, illustrato, più volte scordatevi la
camicia nera ed il fez … immaginatevi piuttosto una poltrona presidenziale,
dell’aria condizionata ed un potente PC che decide tramite i click del proprio
mouse la vita e la morte di milioni di persone; immaginatevi un “movimento” che sforna
politiche economiche che sviluppano immigrazione in modo da tenere basso il
costo del lavoro e creare una guerra tra poveri, una battaglia tra disperati immigrati e
precari autoctoni.
Oggi vincere la battaglia contro le nuove forme di
totalitarismo è difficile, il nemico non è facilmente identificabile, non è
impersonato in carne ed ossa ma rappresentato da nomi e sigle di cui molti ignorano
l’esistenza e il potere sovranazionale. Da qui l’illusione di cavarsela scagliandosi
solo contro la classe politica, essa però è semplicemente la foglia di fico di
interessi economico finanziari molto più sofisticati.
Torneremo sul tema prossimamente, oggi concludo con il
pensiero di George Orwell, personaggio
che al pari di altri (cito P.P. Pasolini) l'ha vista lunga:
Il
potere non vuole individui che sappiamo chi sono, che possiedano un’integrità
mentale inviolabile, che abbiano e abbiano sempre avuto pensieri indipendenti
dalla volontà degli oligarchi. Non vuole, cioè, che esista una realtà esterna
alla mente del Potere stesso; non vuole che due più due faccia quattro, perché
se il potere stabilisce che fa 5 deve essere 5 per tutti. Il potere non vuole
essere umani, bensì macchine; e per ottenerlo mette in campo le sue strategie:
una sistematica opera di propaganda, la rimozione graduale e confortevole delle
Libertà individuali, il rovesciamento raffinato dei significati delle parole.
Si procederà, quindi, alla riduzione e semplificazione del linguaggio,
all’abbreviazione e cancellazione dei termini in modo da non avere più parole
per dire i pensieri. Si accosteranno termini abitualmente contrapposti tra loro
fino a che i loro significati non saranno confusi, e allora l’amore sarà odio,
la verità menzogna la libertà schiavitù. Si ridurrà la maggioranza in povertà.
Si costringerà a lavorare per la sola sopravvivenza fisica, mai per il
benessere. Le sole emozioni destinate ad esistere saranno la paura, la collera,
l’esaltazione e l’umiliazione. Si realizzerà il fine supremo del Potere:
controllare il corpo, ma soprattutto le menti degli esseri umani. Si realizzerà
infine il regno delle tenebre: una confederazione di ingannatori che, per
ottenere il dominio sugli uomini nel tempo presente, si sforzano, con dottrine
oscure ed eronee, di estinguere la luce.
Etichette:
casta,
cittadino,
Europa,
fascismo,
opinioni,
politica,
Principi Morali,
Riflessioni,
Sostenibilità,
Valori
Ubicazione:
22063 Cantù CO, Italia
lunedì 1 maggio 2017
"Populismo" o "Libero Pensiero"?
Si parla di “populismo”, riflettendo su quanto trattato in
un convegno tenutosi sul tema, un mesetto fa, a Milano.
Non viene difficile evincere che sia davvero “la crescente diffidenza di una parte sempre
più ampia della popolazione non solo nei confronti della politica ‘classica’,
ma anche rispetto alle élite mediatiche, economiche, finanziarie e
istituzionali, che vengono percepite come oligarchie ripiegate su se stesse e
preoccupate unicamente dei loro interessi” ad alimentare quel fenomeno che
i “padroni del vapore” amano etichettare quale becero “populismo”.
Ad integrazione di quanto espresso nell’articolo ritengo che
non solo lo scollamento tra i partiti di sinistra ed i propri elettori abbia
alimentato il fenomeno dell’allontanamento dalla fiducia verso il sistema
politico; anche i partiti di destra ormai hanno deviato la propria rotta e si
sono pronati completamente al puro dominio commerciale, burocratico e
tecnocratico.
Ogni partito tradizionale (ed i suoi derivati) ha ormai
omesso di avere dei principi e degli orientamenti. Il Cittadino si ritrova
orfano, non ha più punti di riferimento e rappresentanti di “settore” e quindi
nella peggiore delle ipotesi alterna voti a questo e quel partito, nella
migliore si astiene … io ribadisco un concetto che esprimo da anni: due sono le
possibilità, o si “invadono” i partiti o se ne fondano dei nuovi, freschi e liberi
dall’elefantiasi politica, burocratica e tecnocratica.
Come espresso anche nell’articolo, da questi presupposti
germogliano le richieste di nuove forme di democrazia: democrazia diretta,
partecipativa, referendaria e via dicendo; quelli che sono i valori fondanti
della Lista Civica Canturina in cui milito, Lavori in Corso.
Come espresso nell’intervista ormai la situazione si è
capovolta, il numero degli insoddisfatti doppia ormai quello dei gratificati ed
inoltre bisognerebbe analizzare bene, vista la natura burocratica del nostro
sistema, tra questi compiaciuti quanti lo sono in quanto parte attiva
dell’ingranaggio.
Il così detto “populismo”, il “Libero Pensiero” come preferirei
definirlo, è un fenomeno che ciclicamente non può che ripresentarsi, la storia
si ripete continuamente con le proprie storture e conseguentemente sorge chi
ambisce a rettificare il percorso … oggi però i “padroni del vapore” si
ritrovano a confrontarsi con timori molto più enormi di quanti ne avessero i propri predecessori.
L’epoca attuale è alimentata, oltre che da una maggiore
cultura, dal ruolo di Internet come fonte alternativa d’informazione e dall’importanza
assunta dalle reti sociali.
Quanto appena elencato contrasta concretamente l’operato di
quei partiti tradizionali che tentano di imbrigliare il “popolo ribelle”, di
operare nell’addescamento degli insoddisfatti, li limitano nell’attuazione di
nuove opere di “fascismo”, più o meno cruento e/o lampante che sia.
Nell’articolo de Benoist evidenzia un concetto che ormai
diffondo, quale consolidato, da lungo tempo: “l’asse orizzontale è stato rimpiazzato da uno verticale: il popolo
contro le élite, ‘ciò che sta in basso’ contro ‘ciò che sta in alto’.”
Prosegue poi con un altro concetto a me caro: “Le persone hanno ormai l’impressione che
uomini ‘di destra’ e ‘di sinistra’ siano
sostanzialmente legati alle stesse idee, e che a variare siano solamente le
scelte dei mezzi per raggiungere gli stessi obbiettivi”.
Al termine della disamina il pensatore francese traccia le
conseguenze pratiche di questa sorta di ribellione non ancora esplosa
completamente: “La vittoria del populismo
segna l’ora del declino dei grandi partiti governativi, che in passato si
stagliavano sulla scena politica ma oggi non rappresentano altro che frazioni
elettorali sempre più ridotte. Il Grecia, l’arrivo al potere di Syriza ha quasi
fatto scomparire l’antico partito socialista, il Pasok. In Austria, le ultime
elezioni presidenziali hanno visto opporsi un populista e un ecologista. Nei
Paesi Bassi, nelle ultime elezioni il partito socialista ha perso ventinove
deputati su trentotto. In Francia, il partito socialista sarà per la prima
volta assente al secondo turno delle elezioni presidenziali, e potrebbe
accadere la stessa cosa agli avversari ‘repubblicani’. Partiti che,
alternandosi, sono stati al governo per più di trent’anni”.
Che ora il tutto si sviluppi in modo evidente anche in
Italia è la mia speranza.
Giorgio Bargna
Etichette:
autogoverno,
autonomia locale,
Cantü,
cittadino,
Comunità Locale,
democrazia diretta,
democrazia diretta e partecipata,
fascismo,
opinioni,
politica,
Principi Morali,
Riflessioni,
Sostenibilità,
Valori
Ubicazione:
22063 Cantù CO, Italia
Iscriviti a:
Post (Atom)









