lunedì 18 febbraio 2008

CONGRESSO DI "LAVORI IN CORSO"

Si è tenuta ieri, presso il Centro Civico di Vighizzolo di Cantù, la prima sessione del I° Congresso di “Lavori in Corso”. La sessione si è articolata in due parti.
Il mattino si è discussa democraticamente, il tutto è durato più di tre ore, la Carta dei Principi (appena avrò il file la pubblicherò), alla quale, con partecipazione accorata di tutti, si sono apportate parecchie modifiche dovute ad un necessario aggiornamento.
Nel pomeriggio si sono tenuti gli interventi di tipo politico, tra essi spicca quello di Claudio Bizzozero (leader indiscusso). Claudio, tra le altre cose, ritenendo che ormai non ci si possa più fermare alla sola politica cittadina, ha invitato il movimento a federarsi con il nascente “Partito d'Azione Civica”, visto che comunque questo nuovo partito nasce proprio dall'esperienza di “Lavori...” e si richiama agli stessi principi , oltre che annoverare tra i fondatori molti iscritti della Coalizione Civica canturina (anche di questo intervento appena possibile vi posterò).
Tra due domeniche si terrà la seconda sessione, che prevede tra l'altro: la discussione sullo statuto, il voto sugli interventi (quelli che il voto stesso richiedono) e la elezione della Segreteria e delle altre cariche sociali.
Vi allego nel frattempo il mio intervento.
Buona lettura, Giorgio.



“La politica dell’ascolto che parte dal basso e raccoglie le istanze delle persone, contrapposta a chi, dall’alto si accorda e, dall'alto decide.”
Questa frase è l'essenza dell'essere di “Lavori in Corso”,quanto descritto in questa frase è ciò che ci differenzia,e sempre ci differenzierà da ogni altra fazione politica.
Effettivamente il risultato raggiunto durante le ultime consultazioni amministrative oggi ci obbliga a fare sul (e consentitemi il termine) serio.
Abbiamo oggi l'obbligo di una linea programmatica stabilita in un luogo deputato a farlo con ufficialità, l'obbligo di stabilire come attuare questa linea e l'obbligo di stabilire anche dei responsabili, possibilmente,per ogni settore.
Io ho avuto la fortuna, preparando questo congresso, di partecipare ai lavori di due commissioni (chiamo così anche la seconda): quella che si è occupata della revisione dello statuto e quella (ne ho un cruccio, non è stata una commissione, ma un lavoro personale) che si è occupata della Partecipazione Popolare.
Le due strade si sono incrociate nell'attimo in cui io e Fabio abbiamo deciso di istituzionalizzare le liste di quartiere, introducendole ufficialmente nel preambolo allo statuto.

Ma in questo intervento soffermiamoci alla sola Partecipazione Popolare, a decidere se farne un reale punto di forza, a decidere su quale forma deve plasmarsi e non in ultimo se cercare di portarla in essere da soli, o cercare contributo anche da altre forze politiche locali.

Perchè parlare di Partecipazione Popolare?
Perchè se io adesso affermassi “Alzi la mano chi non si dichiara democratico”, avessi davanti mille persone, credo che potrei vedere una platea di mani incrociate. Spesso, però, dietro alle singole parole esiste un significato che scompare, con l'uso quotidiano e non ragionato dei termini. Basterebbe un dizionario per comprendere una cosa molto importante: noi non viviamo e non stiamo appoggiando una vera democrazia. In un momento nel quale si cerca di esportare la democrazia, come fosse un prodotto commerciale, addirittura, in alcuni casi, con l'uso della forza militare, si è totalmente perso il suo significato.
Fatto salvo qualche caso sporadico, il cittadino viene coinvolto solo per le elezioni, momento in cui i candidati cercano consensi nelle maniere più insensate possibili. Promettendo progetti irrealizzabili, facendo bassa demagogia, dicendo frasi brevi e senza senso, che vengano trasportate da bocca in bocca, come un assurdo gioco del telefono, per raccogliere voti.Un cittadino interessato alla vita politica vale un voto, una piazza è un grosso insieme di voti, un programma televisivo rappresenta un potenziale potentissimo di firme.
Ma si può considerare una croce su un foglio, basata su considerazioni da slogan, una partecipazione politica? I cittadini partecipano alla vita politica? Se chiedete ad una persona qualsiasi, presa a caso, se è un politico, risponderà affermativamente?
Se la risposta a questa serie di domande è sempre no, e siete convinti di quello che state pensando, allora allo stesso tempo state anche affermando che in questo momento non viviamo una vera e propria democrazia, quindi, sarà bene sistemarla, rattopparla e darle un senso.

Perchè dare un senso alla democrazia e conseguentemente alla politica?
Perchè la democrazia e la politica sono l'arte della decisione, del bene comune, e per esserlo devono nutrirsi necessariamente del pluralismo degli attori presenti nell'arena e dei loro punti di vista. La democrazia nella nostra ottica non può essere che un campo d'azione dove la reciprocità è legge, prassi, dove non esiste il contrasto tra pubblico e privato, non esiste uno scontro tra varie categorie di attori, ma esiste un “luogo” dove uomini e organizzazioni (istituzioni,associazioni culturali e religiose,sindacati, rappresentanti di varie categorie, etc. etc.) appaiono gli uni alle altre sullo stesso livello agendo e decidendo in comune. Questa democrazia è dunque il luogo del faccia a faccia. Li si regolano le questioni comuni, si trovano le soluzioni, si evitano gli scontri frontali.

Chiudiamo ora però con la filosofia e parliamo dunque di questo possibile punto di forza e vediamo se è il caso di condividerlo con altri.

Credo, personalmente, che dovremo qui votare su quale strada scegliere, innanzitutto; poi col tempo la potremo perfezionare, e poi decidere, con calma, se è meglio percorre la strada da soli o cercare compagnia.
Io vedo tre possibili alternative,significativamente diverse tra loro,vediamole e specifichiamole dove serve:

1)Quanto lo statuto comunale già ci offre.
L'art.3 del Titolo I recita così: Il Comune promuove, facilita e garantisce la partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini italiani, dell’Unione Europea e stranieri regolarmente soggiornanti, anche su base di quartiere o di frazione, alla realizzazione della politica comunale nei modi previsti dallo statuto e dai regolamenti.
Ma sinceramente abbiamo,credo e correggetemi se sbaglio,visto ben poco di questo sinora.
Poi in linea di massima dice pure:
“Il comune promuove e tutela la partecipazione dei cittadini, singoli o associati, all’amministrazione dell’ente al fine di assicurare il buon andamento, l’imparzialità e la
trasparenza.”
“La partecipazione popolare si esprime attraverso l’incentivazione delle forme associative e di volontariato e il diritto dei singoli cittadini a intervenire nel procedimento amministrativo.”
“Il consiglio comunale predispone e approva un regolamento nel quale vengono definite le modalità con cui i cittadini possono far valere i diritti e le prerogative previste dal presente capo.”
Tutto,credo,disatteso;anzi la nostra amministrazione ha ribaltato anche i risultati di un referendum.
Io di conseguenza dubito che potremo seguire una linea che ci porti alla realizzazione effettiva della Partecipazione Popolare basandoci su articoli dove l'amministrazione ha un potere decisionale quasi esclusivo.

2)Quali spunti ci offre la legislazione
Il nuovo art.118 della costituzione,superando le specificazioni effettuate dall'ordinamento del 1990 ha stabilito che i comuni,le province e le città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale,secondo le rispettive competenze.Stato,regioni,città metropolitane,province e comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale,sulla base del principio di sussidiarietà.
Ispirandoci a questa specifica noi oggi potremmo, ed il ruolo di forza di minoranza ci tutela in questo, impegnarci nell'organizzare qualcosa che si avvicini alla Partecipazione Popolare, ma comunque non di istituzionalizzato.
Mi spiego, potremmo organizzare Comitati di Quartiere che si riuniscono in Assemblee di Quartiere per discutere dei problemi del Territorio (che magari l'amministrazione sfugge), per poi organizzare tramite esse istanze, petizioni e quant'altro.
Dubito però che anche questa strada, che rischia di diventare un muro contro muro, porti a raccogliere risultati fruttuosi.

3)Un progetto da condividere
Per parlare seriamente di Partecipazione Popolare all'interno di un ambito comunale ed oltre occorre, a mio vedere, che quante più forze politiche presenti sul territorio siano interessate.
Per arrivare a questo occorre preparare almeno una bozza di progetto su cui discutere (io vi ho allegato una mia, dalla quale (non necessariamente) magari prendere spunto e cominciare a sondare se, tra le forze presenti, vi sia interesse altrui. Raggiungendo una certa unione di intenti si può provare ad inserire nello Statuto Comunale la vera Partecipazione Popolare.
Si potrebbe, una volta sviluppato un serio progetto, presentarlo in Consiglio Comunale e tentare di forzare la mano. Questa strada non credo sia ricca di fruttuosi risultati, ma ci consentirebbe di mettere con le spalle al muro l'attuale maggioranza, soprattutto chi tra loro dichiara di essere vicino ai cittadini; ci consentirebbe anche di valutare quelle che sono le reali intenzioni del resto dell' opposizione (la sinistra tanto per essere chiari): centralisti (come io credo) o dalla parte del cittadino.

4)Prepariamoci, in attesa di essere forza di governo
Abbiamo anche la via alternativa dell' attesa, dell'attesa di essere forza di governo. Sfruttare quindi gli anni che mancano alle prossime elezioni amministrative per approntare quello che ci manca: un serio progetto di Partecipazione Popolare. Dico serio perchè, sinceramente, ad ora, all'interno del nostro movimento un progetto su questo argomento io non lo ho ancora trovato!Poco più di un anno fà Sabrina Russo, all' uscita da una Messa domenicale, mi offriva un depliant informativo di “Vighizzolo Insieme”, all' istante aveva fatto la fine di ogni materiale informativo che ricevo (la tasca del giaccone) , poi dopo un paio di giorni me lo sono letto, e parlava di democrazia partecipata. Questa è stata la molla che è scattata e che mi ha portato verso “Lavori in Corso”, maaa...sinceramente...fin dalle prime riunioni sono rimasto un pò sconcertato: si parlava dei “Gruppi di Lavoro” alle riunioni generali (ed erano parecchi i gruppi), ma di un gruppo che si occupasse di questo tema ho notato subito la mancanza, e anche quando mi sono messo di mia iniziativa a svilupparne uno (malgrado l' abbia pubblicizzato) nessuno si è unito. Oggi, dopo un anno, devo essere sincero, noto ancora un certo disinteresse verso l'argomento, tanto che la commissione auspicata che doveva occuparsi di questo argomento non ha mai visto nemmeno i germogli.

In conclusione
Alla fine di questo intervento non mi rimane che esplicitare quanto da me auspicato:
1)decidere con voto, se accontentarci di quanto le istituzioni ci offrono in tema di Partecipazione Popolare o se prendere la via di un nostro progetto, serio ed articolato
2)decidere, con un secondo voto, se tenere il tutto per noi o coinvolgere le altre forze presenti nel Consiglio Comunale
Sarò sincero, nella votazione che riguarda il secondo punto,qualsiasi esito mi soddisferà; ma per quanto riguarda la prima votazione no! Il ritrovarmi in un movimento che rifiuta di progettare con serietà la Partecipazione Popolare dei Cittadini alle scelte istituzionali, sia votando no al primo quesito, sia non partecipando in massa allo sviluppo di questo progetto, mi porterà ad allontanarmi dal movimento stesso, causa l' inesistenza del motivo che ad esso mi ha fatto avvicinare. Scusate il tono polemico ma, senza il tanto ventilato “Federalismo Municipale”, la nostra Coalizione risulta un movimento eguale agli altri e quindi, secondo me, inutile. Ed ancor di più inutile risulterebbe, consentitemi questa variazione di tema, oggi, visto che nei prossimi giorni si costituirà ufficialmente il Partito d'Azione Civica, movimento che nasce anche sotto la spinta di un' ala numericamente consistente del nostro movimento, quell'ala che si riconosce con forza nella Democrazia Diretta e Partecipata. Ma di questo ne ha già parlato dettagliatamente Claudio.
Grazie per avermi ascoltato con pazienza.
Giorgio Bargna.

sabato 29 dicembre 2007

LINGUA INSUBRE

Alcune specifiche,tratte da Wikypedia,sul dialetto lombardo-occidentale,lingua parlata sul Territorio Insubre.


Il dialetto lombardo occidentale o insubre è un dialetto gallo-italico della
lingua lombarda la quale è riconosciuta come "lingua minoritaria" europea dal 1981 (Rapporto 4745 del Consiglio d'Europa) e inoltre censita dall'UNESCO (Red book on endangered languages) tra quelle meritevoli di tutela.

Diffusione
Il lombardo occidentale è parlato nel territorio dell'Insubria, ovvero in provincia di Milano, di Monza, di Lodi, di Pavia, di Como, di Varese, di Lecco, di Verbania, di Novara, nel Canton Ticino e in alcune valli del Canton Grigioni, oltre che in piccole sezioni della provincia di Cremona (non il distretto cremasco) e della provincia di Vercelli (la Valsesia).
Sono presenti parecchie varianti locali,l'insubre, infatti, raggruppa le varietà-aree-sezioni chiamate da molti studiosi lombardo alpino (province di Sondrio e di Verbania, Sopraceneri del Canton Ticino, Grigioni), lombardo-prealpino occidentale (province di Como, Varese e
Lecco), basso-lombardo occidentale (Pavia e Lodi), macromilanese (province di Milano, Monza e Novara), tenendo però presente che il lombardo alpino è piuttosto una varietà intermedia tra Insubre e Orobico. Lo studioso Clemente Merlo definisce l'Insubre come cisabduano.
Fa notare inoltre Andrea Rognoni in Grammatica dei dialetti della Lombardia:
“Una differenza sostanziale tra la Lombardia occidentale e la Lombardia orientale è data anche dal fatto che mentre a oriente non è riuscito ad agire linguisticamente un polo accentratore, a occidente lo sviluppo e la fortuna letteraria di Milano hanno contaminato moltissimo, condizionando dall'esterno sia le parlate appartenenti alla varietà lombardo-prealpina,sia quelle appartenenti alla varietà basso-lombarda, specie all'interno dell'entità idrogeografica posta tra il fiume Ticino e il fiume Adda,chiamata tradizionalmente Insubria, e soprattutto tra i poli urbani di Varese, Como e la bassa milanese. Un'influenza, seppur blanda, del milanese si è fatta sentire, a est dell'Adda, solo nella zona di Treviglio e dell'Isola (Bassa Bergamasca), nonché nel cremasco e nel cremonese più occidentali.”

Le varianti
Le varianti principali del Lombardo Occidentale, secondo la suddivisione tradizionale, sono le seguenti:milanese o meneghino, dialetto bustocco, dialetto legnanese, brianzolo, canzese ,canturino, monzese,comasco,laghée,lecchese,vallassinese,ticinese, ossolano,
valtellinese-chiavennasco,valtellinese, chiavennasco,varesino o bosino,lodigiano, novarese,
maggiorese, cremonese.

Alla prossima,Giorgio.

DODICI NUMERI,DIVERSI TRA LORO,FORMANO UNA DOZZINA

Posso essere considerato una persona dall'animo democratico se affermo di concepire la mia Nazione, l'Italia, ed il mio sogno, gli Stati Uniti d'Europa, come un “missaggio” di culture, di popoli e di territori indipendenti nella loro forma ma confederati e solidali tra loro?

Sogno l'Europa dei Popoli perchè io Cittadino rivendico un potere vicino, che lo Stato-nazione non è più in grado di offrirmi, perché posto in crisi dall'implosione di cui è vittima, a causa del vortice oligarchico che ormai lo immobilizza, anche sul fronte del servizio al Cittadino .

Lo Stato-Nazione, che è nato e si è sviluppato in Europa in seguito agli accadimenti storici del xx secolo è in crisi, non riesce più a risolvere i problemi immediati dei Cittadini. A questo punto avvicinare il potere ai Cittadini diventa un processo democratico necessario,..lo stato-nazione tradizionale non vuole, e non lo può più ,cedere potere, tanto verso l’alto come verso il basso. Non dobbiamo aspirare ad un’Europa di piccoli stati, ma ad un’Europa dei Popoli, delle Città e dei Territori.

Io sogno Territori Auonomi federati nell'Europa sopra citata, che paghino quote per ciò ciò che gli corrisponde, anzi qualcosa in più, perché la solidarietà è importante. Però pagarlo agli Stati Uniti d'Europa, di queso tipo d'Europa, non ad uno Stato-nazione.

Concludo con una frase molto famosa tradotta nella Lingua parlata, con diverse varianti locali tutte però dello stesso ceppo, nella Lombardia occidentale, frase che dona significato alla vita di tutti:

“Tucc i òmen nàssen liber e tucc istess per dignitaa e diritt. Gh'hann giudizi e coscienza e gh'hann de tratass comè fradej.”

“Tutti gli uomini nascono liberi,con la stessa dignità e gli stessi diritti.Sono forniti di cervello e coscienza e hanno l'obbligo di trattarsi come fratelli.”

Alla prossima Giorgio.

INSUBRIA

Abbiamo parlato spesso in queste pagine di Municipi,Comunità Locali,Province Autonome e delle Aree Omogenee Territoriali.Ragionando a campo aperto su quese ultime,sono decisamente “terre da esplorare”,le abbiamo identificate come territori che hanno degli elementi culturali, economici e sociali che li uniscono.Allargando quindi il campo oltre il limite provinciale possiamo identificare in questa tipologia anche delle aree regionali,che non siano però quelle che lo Stato Italiano ci ha donato,ma Territori che si riferiscano a quanto illustrato poche righe fa.Esempio,nella Regione Lombardia un Comasco ed un Mantovano poco hanno a che spartire;il Comasco trova certo più similitudini in un Varesotto o in un Novarese o Biellese o travalicando in un Ticinese.Da qui parte una prima illustrazione de LA REGIONE INSUBRIA.

Alcune specifiche tratte da Wikipedia

L'Insubria è una regione storico-geografica, corrispondente all'antico
territorio in passato abitato dagli Insubri, popolazione celtica che ha abitato
la regione compresa fra il Po e i laghi prealpini a partire dal IV, cui Polibio
attribuisce la fondazione di Milano intorno al 590 a.C. In seconda battuta il
nome può essere riferito al territorio del Ducato di Milano (1395-1810).
Per secoli indicò quindi una zona compresa più o meno tra l'Adda e il Sesia, e fra il San
Gottardo e il Po, ovvero fu sinonimo della regione milanese e dei contadi su di
essa gravitanti.

Il territorio della Regio Insubrica
In epoca contemporanea il termine è spesso percepito in modo più ristretto a indicare il territorio della comunità di lavoro transfrontaliera Regio Insubrica, istituita nel 1995 tra le province di Varese, Como, Verbano Cusio Ossola e il Canton Ticino, ovvero la regione dei
laghi a cavallo fra la Svizzera e l'Italia dove si parla la lingua italiana e il dialetto insubre. Recentemente la Regio si è allargata ai territori delle province di Novara e di Lecco
Si tratta di una "Euroregione" (conforme all'Accordo di Madrid del Consiglio d'Europa) che promuove la cooperazione transfrontaliera nella regione italo-svizzera dei tre laghi prealpini (Lago di Como, Lago di Lugano, Lago Maggiore).

Linguistica
Da un punto di vista etno-linguistico l'Insubria comprende anche la Provincia di Novara, la Provincia di Lecco, la Provincia di Milano, la Provincia di Lodi, ovvero quelle aree in cui è parlato il dialetto lombardo occidentale o Insubre, aree del resto corrispondenti al territorio del Ducato di Milano, così come fu fino alla sua caduta e passaggio all'Austria col trattato di Baden nel 1714 o meglio al trattato di Campoformio che segna la fine della prima dominazione austriaca. (1797).

Usi moderni e contemporanei
La parola Insubria è stata lungo considerata un sinonimo per Lombardia, soprattutto in epoca ducale, ovvero durante l'alto medioevo e il rinascimento.Dal XIV al XVII secolo, presso i letterati della corte ducale milanese, i termini Insubres e Insubria furono utilizzati per conferire la coscienza di una unità e identità nazionale superiore alle ancor vive autonomie comunali.Insubria definì così il cuore dell'allora vasto Ducato di Milano, come
testimoniato negli scritti di Benzo d'Alessandria, Giovanni Simonetta, Bernardino Corio e Andrea Alciato. Ancora nel Settecento Gabriele Verri ribadì il concetto con l'espressione, posta in testa alle sue opere: "Insubres sumus, non latini".
Nel 1797, a seguito dell'occupazione del Ducato di Milano, Napoleone fa battere dalla zecca di Milano una medaglia celebrativa con la dicitura "All'Insubria Libera" e un'allegoria della Repubblica francese, raffigurata come donna elmata, assistita, alla sua destra, dalla Pace che pone il berretto frigio sul capo dell'Insubria: questa è condotta da un genietto e ai suoi piedi ha una cornucopia.Negli anni trenta viene promossa una rivista chiamata "Insubria", che si occupa di promuovere il turismo e la cultura dei laghi prealpini.Il termine cade in un periodo di oblio fino agli anni novanta, quando l'Insubria tornato in auge in corrispondenza di una serie di iniziative, prima fra le quali la fondazione (1995) della succitata comunità di lavoro transfrontaliera, la "Regio Insubrica", con lo scopo di valorizzare degli elementi culturali, economici e sociali che uniscono la Svizzera Italiana e le province di confine.Il quotidiano La Prealpina, seguito poi da altri, inserisce una pagina quotidiana intestata all'Insubria, riportando notizie di cronaca politica locale.Nel (1996) si registra lacostituzione dell'Associazione Culturale Terra Insubre, con sede a Varese, che ha nel suo programma la diffusione e la promozione della storia e dell'ambiente del territorio insubre a un vasto
pubblico. Attualmente (2006) conta circa 1500 soci, due sedi distaccate (Milano e Marcallo con Casone) e una omonima rivista trimestrale.Degli stessi anni (14 luglio 1998) l'istituzione dell'Università dell'Insubria, ovvero del polo universitario di Varese e Como.

Insubrismo
Negli ultimi anni alcuni esponenti politici stanno cominciando a discutere circa la possibilità di costituzione istituzionale dell'Insubria e/o dell'acquisizione dell'autonomia politica. Tuttavia non esiste oggi nessun partito politico che si batta per raggiungere questo obiettivo, ma solo dei movimenti culturali e d'opinione.All'inizio del 2002 si costituì in Canton Ticino, e poi nei Grigioni, il "Movimento degli Indipendenti Insubrici" guidato dal medico di Gravesano Werner Nussbaumer.Gli "Indipendenti Insubrici" ebbero Nussbaumer come proprio rappresentante al Gran Consiglio del Canton Ticino dal gennaio 2003 fino alle elezioni del 2003, sebbene egli sia stato inizialmente eletto nel 1999 fra le file dei Verdi. Il
Presidente del movimento nei Grigioni insubri fu Giancarlo Gruber.Dal 2005 è invece attivo il gruppo d'opinione Domà Nunch, promotore della
rivista on-line "El Dragh Bloeu". Il movimento è stato presentato ufficialmente
il 6 febbraio 2006 a Milano in Piazza Insubria. Non ha rappresentanti
istituzionali, ma si dedica principalmente a iniziative sul territorio, fra le
quali la Giornata dell'Ambiente, che durante il mese di luglio 2006 si è tenuta
a Briosco per celebrare la commemorazione della tragedia dell'ICMESA di Seveso,
il Forum sulle emergenze ambientali in Insubria, tenutosi nel marzo 2007 a
Uboldo e il Forum per la lengua milanesa, che nell'aprile 2007 a Nerviano ha
coinvolto le maggiori associazioni linguistiche della regione.
Domà Nunch si ispira ai principi dell'econazionalismo, ossia una sintesi fra
ecologismo e richieste di tutela dell'identità culturale insubre, e promuove il
progetto di una Confederazione Insubre, su modello statuale svizzero.

Continueremo presto il discorso,un saluto a tutti Giorgio

PROVINCE AUTONOME,UN DIRITTO NATURALE

Ricolleghiamoci ad un concetto già espresso più volte,l'autonomia territoriale.Sia io,nelle mie idee personali,che il Partito di Azione Civica crediamo in questo concetto;ma su questo blog ritenete tutto ciò che leggete mie idee personali,a scanso di equivoci.Nelle mie idee di una nuova ripartizione istituzionale sogno Municipalità Federativa e Aree Territoriali Omogenee sostenute da un Autonomia Fiscale Locale,tutto ciò per essere attuato ha bisogno di una riforma delle ripartizioni istituzionali che,per essere attuata,deve attendere che forze nuove,come il P.A.C.,calchino da protagoniste il palcoscenico politico italiano.Ma qualcosa si può attuare già con l'attuale formula,garantita dalla Costituzione Italiana;l'art. 5 della nostra Costituzione infatti recita esattamente così:

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Allora mi chiedo perchè non trasformare ciò che ora è un privilegio in quello che dovrebbe essere in realtà:un DIRITTO NATURALE.Le Province dovrebbero però trasformarsi in qualcosa di utile,oggi deliberando solo su argomenti minimi e collaterali diventano solo il parcheggio di politici che non hanno trovato spazio in altre istituzioni;questo rende le province in una sorta di “Camera di Trombati”,una spesa inutile!
Le Province Autonome quindi per avere un senso dovrebbero poter legiferare e gestire su tutto quanto concerne la pubblica amministrazione.Addirittura auspicherei una Camera delle Province che con i suoi circa 100 rappresentanti (uno per provincia) vada a sostituire la Camera dei Deputati,in modo che anche politiche internazionali o militari o di economia nazionale possano essere trattate da rappresentanti locali (necessiterebbe la nascita in loco),in modo che siano rappresentati tutti i territori italiani.Qualcuno potrebbe obbiettare che l'Auonomia Fiscale Territoriale potrebbe penalizzare i territori più “poveri”,questa lacuna potrebbe essere colmata da un fondo comune costituito da una percentuale delle entrate che i territori più “ricchi”metterebbero a disposizione,fatto salvo però che gli investimenti affrontati con questo fondo vengano gestiti,a scanso di appropiazioni indebite dei soliti noti, da chi li mette a disposizione.
Quindi Province Autonome Fiscalmente e Amministrativamente,con al loro interno Municipi che le formano attraverso una Rete Federativa Locale gestiti tramite una Democrazia Diretta e Partecipata,potrebbero essere una valida proposta riformatrice sfruttando ciò che la Costituzione già ci mette a disposizione.
L'Autonomia Locale (fiscale e non) deve portare ad un risultato,ed in questo anche il Partito di Azione Civica concorda,OGNUNO CAMMINI SOSTENUTO DALLE PROPRIE GAMBE!
Un saluto a tutti,Giorgio.

sabato 8 dicembre 2007


Uso partecipato del territorio.
Quei municipi che federandosi sfruttano come obbiettivo la maturazione della cittadinanza in forma attiva,possono e devono attuare una politica di risanamento e valorizzazione sia ambientale che sociale al territorio.Si può infatti aumentare il benessere generale abbattendo quel muro che distanzia l'uso privato da quello pubblico del territorio e del governo dei beni patrimoniali.L'abbattimento di questo muro porta all'uso,chiamiamolo,comune di fattori e beni che oggi stanno prendendo (in molti casi) la via della privatizzazione,che li sottrarrebbe all'uso ed alla gestione comune;oltre ad acqua,energia,sanità, anche i beni demaniali e il territorio semiabbandonato in zone “oscure” blindate da centri residenziali,commerciali ed industriali:praticamente il territorio.
Il territorio,cioè quel bene comune che rappresenta la storia e la cultura di una comunità locale,quel bene che va tutelato,salvaguardato,risviluppato affinchè non si cancelli la storia.La Partecipazione Popolare nella gestione delle fonti energetiche ed idrauliche,nelle scelte sanitarie e nelle riqualificazioni territoriali,oltre ad evitare il solito Spreco Partitocratico porterebbero ad un indirizzo indicato da chi il territorio lo vive e lo respira,evitando così opere inutili e creando,per inverso,ciò che il cittadino sente come necessario ed utile.Nella costruzione urbanistica la scelta comune,di proprietari ed istituzioni,della riqualifica delle strutture storiche eviterebbe la costruzione di nuovi insediamenti costruttivi che,il più delle volte,stonano con l'ambiente,sia sul piano visivo che nel “ricordo storico” che l'abitante ha della zona;lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto anche nella costruzione di nuove vie di comunicazione sfruttando una sinergia tra i municipi in causa e gli insediamenti privati,evitando cosi la non costruzione di strade utili a smaltire traffico ed ad abbattere l'inquinamento.
Alla prossima,Giorgio.

LA COLPA NON E' DEGLI IMMIGRATI


Come per Tangentopoli e Calciopoli,tutti sapevano,nessuno sapeva.
Il tutto inizia qualche annetto fa,pur di entrare nell'Europa del libero scambio delle merci,della libera circolazione dei cittadini e della moneta unica,non avendo i requisiti necessari ci siamo pronati e ci siamo fatti,dolorosamente,sodomizzare.La sodomizzazione è stata doppia perchè alla volontà interna della nostra classe politica si aggiunge il fatto che presidente dell' Esecutivo Europeo allora era Romano Prodi.
Non avevamo i requisiti economici per entrare nella sfera dell' Euro e allora cosa si sono inventati i nostri e la Comunità Europea?
Si sono inventati la Pattumiera d' Europa,la merce di scambio per l'ingresso è stata l'accettare che nel nostro paese entrasse qualsiasi tipo di immigrato,dal bravo lavoratore al più becero stupratore,affibbiando a noi la feccia del mondo e liberando
l' Europa da ogni rischio.La responsabilità interna è di tutti,nessuno è escluso,tutti dichiaravano la necessità estrema di entrare nella sfera dell' Euro;tutti sapevano che non avevamo i requisiti per entrarci e conoscevano il prezzo da pagare,perchè allora hanno acconsentito?
Perchè tutto l'arco costituzionale,a partire da RC ad arrivare ad AN,pensava di averne profitto da trarne!A sinistra credevano di trovare una nuova fascia di elettorato,a destra non sognavano altro che nuove problematiche xenofobe che portassero verso di loro nuovi elettori.Ma soprattutto,entrambi i poli,sfruttando la nuova delinquenza,che sapevano dover nascere,sapevano nei momenti critici di avere un argomento dove portare gli Italiani a soffermarsi,depistandoli così dalle marachelle che l'OLIGARCHIA PARTITOCRATICA porta avanti impunemente.Su quest'ultima affermazione vi invito a leggervi il mio post “Era solo un sogno vero?”.
Oggi ci regalano un DDL inutile,che ci dice che chi si macchia di crimini visiterà comunque le nostre parie galere (che paura che fanno!),che ci dice che anche i Cittadini Europei verranno espulsi se sosteranno da noi più di tre mesi senza lavoro e dimora,e che ci dice che baraccopoli e campi nomadi verranno sgomberati.
Ma chi c...o vogliono prendere per il c..o?
DOVE PENSANO DI SPEDIRE GLI ESPULSI,quando sono i loro paesi d'origine a spedire qui i delinquenti che non sanno più come gestire?
COME PENSANO DI INDIVIDUARLI quando non sanno quanti c'è ne sono in Italia?

E' la solita presa per il c..o,tra poco dopo aver risolto le loro beghe interne non se ne parlerà più;i media si inventeranno un altro caso Cogne o Garlasco,e noi coninueremo a convivere con la peggio delinquenza!
Se qualcuno volesse farmi credere che in Italia servono nuove forze lavoro perchè noi non bastiamo più,e su questo presupposto vorrebbero,nel contempo, aiutare chi ha bisogno fuori dai nostri confini,risponderei così:
1)i problemi dei paesi vanno risolti sul luogo,collaborando (in maniera seria) economicamente e politicamente;aiutando la crescita economico-lavorativa di questi paesi ed aiutandoli a diventare democratici
2)in Italia non manca la forza lavoro,è semplicemente nascosta nell'esercio della casta (leggete il mio post “Un'arma impropria”),staniamoli ed invece che svolgere mansioni da imboscati vadano a lavorare in fabbrica.Se poi qualche posto avanza BEN ACCETTA è l'immigrazione,ricordiamoci sempre che gli Italiani sono disseminati per tutto il globo terrestre!

La colpa di quanto succede in Italia non è dei rumeni o degli islamici o degli africani,la colpa è della nostra CASTA OLIGARCHICO-PARTITOCRATICA che sta sfruttando l'immigrazione, per concretizzare i propri interessi!!!
Un saluto a tutti,Giorgio.

IL CRISTIANESIMO

Il post odierno nasce dall'esigenza,che sento in me,di rispondere ad attacchi portati frequentemente da bloggers,alla Chiesa così come al Papa così come ai valori della Comunità Cristiana.

Premetto inizialmente,a spazzare equivoci,di essere un membro del Cons. Pastorale della mia Parrocchia,sia pure un consigliere sui generis:assolutamente non bigotto,non grande frequentatore (oltre alla Messa domenicale) della vita parrocchiale ed anche poco ligio alle “regole”.Premetto anche di essere figlio di padre brianzolo e di madre nativa pugliese.Chiederei sinceramente,a quanti contestano l'operato della Chiesa e auspicano la sua scomparsa dal suolo italiano,di cambiare obbiettivo se hanno il dente avvelenato,perchè la Chiesa rivolge le sue “attenzioni” solo ai Cattolici,al contrario dello Stato Partitocratico che le rivolge a tutti noi;inviterei anche a seguire questo mio ragionamento.
Noi viviamo,a mio vedere,in una Nazione virtuale,che non ha sostanza storica se non nell'antica Roma e nel seguente Sacro Romano Impero.Quest'ultimo in particolare ha,anche se in moli casi in maniera poco ortodossa, “inculcato” nelle menti e nelle anime del popolo abitante in queste terre il Credo Cristiano.Questa Nazione nasce nel 1800 per il volere di nobili Savoiardi che ( allora come oggi) parlano la lingua francese,che hanno spedito mille ed uno ex briganti a conquistare terre,che hanno aperto brecce in porte che accedevano a città contrastanti,che hanno influito con fucili spianati sull'esito del referendum che portò all'annessione della Serenissima e che dopo averci svenduto ai nazisti sono fuggiti dalla nostra terra via in modo vigliacco davanti alla sconfita.Questa Nazione,voluta dai Savoia,è l'unione di molti popoli che tra loro ,spesso,hanno poco a che vedere tra loro (ditemi cosa centra un Altoatesino già solo con un Lombardo o un Romagnolo) e che ognuno porta culture e linguaggi diversi (non a caso l'Unione Europea riconosce alcuni di quelli che noi chiamiamo dialetti come lingue,due esempi su tutti il Piemontese ed il Veneto);l'unica vera unione culturale certa tra gli Italici Popoli è la Religione Cristiana.Attaccarla,fiaccarla,contestarla e sognare che cessi di esistere significa augurare a questo paese la fine.L'unico punto di unione tra ricchi e poveri,elettori di destra e di sinistra,imprenditori ed operai è,ed è sempre stata,la Religione Cristiana!
Quando attaccate il Crisianesimo,bloggers,pensate a cosa significa per noi Italiani !
Come sempre un saluo a tutti,Giorgio.

METROPOLIS

L'odierno testo è la prosecuzione naturale dei post DALLE COMUNITA' LOCALI ALL'AUTOGOVERNO e DALLA PARTECIPAZIONE AL FEDERALISMO.Il percorso,ovviamente,non finisce con questa illustrazione di possibile Area Omogenea,ma proseguirà in prossimi post.Un saluto a tutti,Giorgio.

Solo sulla base decisionale di una Cittadinanza Attiva,nella Comunità Locale,si possono attivare a livelli più ampi Percorsi Partecipativi.Se i Comuni,al contrario,sono ostaggio dell' Oligarchia Partitica le reti più ampie risulteranno,come è oggi,mere gerarchie Oligarchico-Burocratiche alla merce di società immobiliari e di gruppi finanziari o commerciali.Sotto un Occhio Partecipativo possiamo anche godere della vista di un'ottica diversa della Città Metropolitana (altrimenti identificabile come Area Omogenea Territoriale),visibile come Rete Federata Policentrica di Città,ognuna delle quali componenti con Autogoverno Attivo della Cittadinanza.Questa Rete Federata può,con occhio civico,gestirsi il controllo locale di acque ed energia,predisponendo piccole reti di produzione e consumo.La nascita di queste Reti Federate rappresentano,senza ogni sorta di dubbio,il Federalismo dal Basso e disegnano la giusta Scala Territoriale che consente di non perdere il filo conduttore trasmesso dall'Autogoverno Locale.

mercoledì 5 dicembre 2007

DALLA PARTECIPAZIONE AL FEDERALISMO

In Italia,come nel mondo, è notevolmente accresciuta la fase attiva del cittadino grazie alle forme partecipative che in alcuni casi hanno persino configurato percorsi che,partendo dalle Circoscrizioni,sono giunti sino alle Regioni (in un caso ad es. attraverso l'azione della Rete del Nuovo Municipio);questo a conferma che il Federalismo si può costituire dal basso,e che una Federazione di Reti Municipali è facilmente attuabile.Un progetto di Federalismo Municipale può storicamente ispirarsi ad esempio:
a) all'autonomia delle Colonie greche dalla Città madre (polis e motropolis)
b) alle voglie indipendentiste Etrusche
c) ai Comuni medioevali configuratisi in Leghe e Federazioni

Tutte forme di conflitto fra Sovranità Municipali Federate e Stati centralisti.
Anche oggi,partendo dalla crisi dello Stato-Nazione,il Federalismo Municipale deve basarsi su un concetto di Sovranità del Municipio cosicche esso sia l'Espressione della Sovranità Popolare,appoggiandosi sui modelli partecipativi deve abbattere quel ruolo di sola amministrazione dei servizi in cui la municipalità moderna,di derivazione inglese,adesso ristagna.
E' tesi dei federalisti contemporanei che,la forma Federale deva partire dalle pratiche di Autonomia Locale,essere lanciata dalle forme di Partecipazione Popolare (basandosi su tutte le componenti sociali che sono forme dirette del processo) e applicare integralmente il Principio di Sussidiarietà.

Il discorso continua in prossimi post,Ciao Giorgio.