mercoledì 10 febbraio 2016

Io farò lo stesso

Viviamo un mondo pauroso, corriamo come pazzi, viviamo al limite, ci confrontiamo con cose e persone ogni giorno senza dare a loro sempre il peso che hanno.

Succede anche a me. A volte capita di rallentare per fortuna e riflettere su cose recenti o distanti, sulle persone e gli eventi che hanno riempito la mia vita.

Ogni tanto capita di rilassarmi e riflettere su quanto successo accanto a me, di come mi sono comportato e di come lo ha fatto chi, vuoi per gioco o per sentimenti o per lavoro, ha passato tanto tempo vicino a me.

Rifletto e capisco quanto è successo, capisco le sfumature che prima mi erano sfuggite, capisco alcuni atteggiamenti che nel corso delle cose sembravano intollerabili.

Capita di parlare con altri di situazioni e/o persone e sentire da loro notizie che ti fanno capire quello che non hai saputo ascoltare o che non ti hanno voluto raccontare.

Sono convinto che anche le controparti non hanno capito il mio modo di essere, quindi al termine di questo breve pensiero chiedo a chi calcherà in futuro il sentiero della mia vita di esprimersi apertamente e di ascoltare anche il mio cuore…io farò lo stesso.


Giorgio Bargna

martedì 9 febbraio 2016

Ragazze, donne , madri

Nei momenti in cui la politica non mi assorbe troppo i pensieri mi diletto a scrivere di argomenti più indirizzati a valori, sentimenti, situazioni, il tutto senza avere la pretesa di essere un sociologo.

Parliamo oggi di donne, donne che diventeranno madri.
L’infanzia sicuramente influenza la vita di tutti, ma l’universo femminile a mio avviso ne rimane vittima in modo maggiore.

Molto dipende dall’inizio della nostra vita, chi nasce tra le coccole e i premi sicuramente avrà una vita sostanzialmente diversa da chi cresce tra padri padroni e madri per niente tenere che a sei anni ti fanno lucidare le padelle.
Il padre padrone genera sostanzialmente quella ragazza che già a dodici anni sogna di volare via, che spesso spicca il volo a sedici e a diciotto a capito già, tra botte e tradimenti, che non è stata una grande idea sposare il primo che passa per la strada.

Genitori che dispensano coccole e vizi in quantità cresceranno ragazze più serene che avranno il tempo di godersi la vita, diversi ragazzi, la discoteca ed il viaggio di nozze d’elite.

Incontreranno tutte un marito, non sempre è regola che quanto sopra (ed anche sotto)  succeda, ma l’uomo che sposerà la prima ipotesi di donna certamente avrà al fianco una donna pronta a lottare, lavorare, sputare sangue ed essere fedele alla casa fin quando le forze glielo consentiranno, corna e botte comprese. Chi sposerà la seconda ipotesi di donna corre il rischio di avere una persona a fianco che le responsabilità non le conosce nemmeno da lontano, che non triterà la cipolla perché piangono gli occhi e via di seguito.

Diventeranno madri entrambe, queste tipologia di donne, entrambe ameranno i propri figli, ma in base a chi sono diverso sarà il sacrificio e l’educazione che sapranno trasmettere, diverso sarà quello a cui sapranno rinunciare per l’amore che hanno verso i figli.

Certo l’ho messa schematica, molte sono poi le varianti nella vita che fanno saltare gli schemi; la più grande sono gli uomini (non necessariamente mariti) che avranno al loro fianco e gli amici che le consiglieranno, consoleranno, sproneranno.

Io ho espresso una filippica data da una visione maschile della cosa, mi piacerebbe sapere cosa ne pensano soprattutto le donne, ma anche altri maschietti.


Giorgio Bargna

lunedì 1 febbraio 2016

Qualche domanda ad ASF ed a voi

Nella prima mattinata del 28 gennaio scorso un autista della società ASF Autolinee emette un verbale di accertamento e sequestra a mio figlio minorenne tesserino identificativo ed abbonamento (regolarmente pagato).

Viene contestato al ragazzo un “ABBONAMENTO FUORI TRATTA”, sostanzialmente la linea indicata sul tesserino e quella indicata sull’abbonamento non coincidono. A prima vista sembrerebbe che ci troviamo in una situazione di torto, ma secondo me vale la pena di contestare il verbale per i motivi che elenco in seguito e mi viene spontaneo porgere alcune domande ad ASF Autotrasporti.

Innanzitutto contesto all’azienda il luogo dove viene elevato il verbale;  è testimoniabile da terza persona che è stato elevato in altro luogo rispetto a quanto indicato nel verbale.

Chiedo all’azienda come sia possibile ricevere una multa utilizzando un tesserino avuto in possesso dopo una richiesta compilata tramite assistenza di un loro rivenditore.

Chiedo perchè, visto che il problema è stato rilevato in salita sull'autobus ad Albate, mio figlio non sia stato fatto scendere immediatamente dal mezzo anzichè essere stato accompagnato e  fatto scendere in Como città.

Chiedo se è nelle facoltà di un autista il sequesto di un documento personale di riconoscimento e di un abbonamento regolarmente pagato.

Chiedo se avendo pagato regolarmente l'abbonamento sia giusto che il viaggio di ritorno il giorno 28 e i viaggi andata/ritorno del giorno 29 siano dovuti essere stati pagati di nuovo tramite acquisto di biglietti giornalieri.

Ma soprattutto, ed è questo il punto su cui voglio focalizzare la situazione, mi chiedo come sia possibile lasciare senza tesserino ed abbonamento (regolarmente pagato) necessari per il rientro a casa tramite mezzo pubblico un ragazzo minorenne  senza prima accertarsi se abbia le facoltà fisiche e/o mentali di poter avvisare la famiglia e/o di comprare un biglietto e senza accertarsi se sia dotato di un telefono per chiamare un genitore  e/o del denaro necessario per acquistare un qualsiasi biglietto. 

Mi chiedo nel caso fosse successo qualcosa di spiacevole al ragazzo chi avrebbe dovuto rispondere legalmente. L'autista? ASF? I genitori?


Buona riflessione, Giorgio Bargna

martedì 5 gennaio 2016

Candidatura si, candidatura no

Raramente negli ultimi anni, nel rispetto dei ruoli assunti in “Lavori in Corso”, sono intervenuto su argomenti di politica prettamente locale, oggi però faccio uno strappo alla regola a causa di una operetta da quattro soldi che sta andando in scena a Cantù.

Nei mesi recenti molti politici locali si sono ringalluzziti alla lettura dell’esistenza di un presunto, mai dimostrato, “Patto di Via Rencati” e davanti a qualche indecisione del Sindaco Bizzozero sulla propria ricandidatura al ruolo.

I signori in questione hanno avuto un brusco risveglio una mattina della scorsa settimana nel leggere che il “Bizzo” sta valutando, seguendo le regole di LiC, l’opportunità di ripresentarsi.

Non sembrava  loro vero, fino a poco tempo fa, che il mattatore principe della politica canturina si ritirasse dai giochi, quando poi all'improvviso, pouff, è riapparso lo spauracchio…CHE SFIGA!!!

Ora però finito lo sfottò, passiamo alle cose serie, vi dico esattamente come la penso e questo è quanto sosterrò nell’Assemblea di “Lavori in Corso”.

In un commento su Facebook, sbrigativamente, ho riassunto così il concetto: "Poi io personalmente ritengo che un sindaco abbia il dovere di ricandidarsi salvo complicazioni e a mio avviso Claudio Bizzozero non ne ha ne fisiche ne morali".

Un sindaco deve ricandidarsi per più motivi, perché innanzitutto cinque anni (soprattutto in questa realtà socioeconomica) non bastano a fare tutto quanto si è prefisso, perché una città ha bisogno di continuità, perchè se uno ha fatto bene ed onestamente ha il diritto sacrosanto di ripresentarsi.

Qualcuno tra i detrattori afferma che questa città sotto l’amministrazione guidata da lui è stata ferma, ma basta leggere i fatti e si vede che molto si è mosso, dai tagli agli sprechi, all’inizio d’opera di lavori pubblici di necessità comune, opere nelle quali negli anni scorsi nessuno si è esercitato, passando ad un'azione di fiancheggiamento che probabilmente porterà alla parola fine sulla più grande vergogna politica canturina: il PALAZZETTO!

Oh certo, ora qualcuno dirà che a Cantù si è alzata la tassazione locale; questo è innegabile, ma è conseguenza diretta delle scelte politiche romane e lombarde, perciò qualcuno prima di parlare sarà meglio che si guardi allo specchio, anche perché con questi aggiustamenti a Cantù servizi sociali e scuole sono rimasti a livelli non indifferenti.

Comunque ci tengo a chiudere tornando allo sfottò, aggiungendo una frase che ho utilizzato oggi come stato sul mio profilo Facebook:
“... se risica ... se rosica ...”

Giorgio Bargna, Prosindaco di Vighizzolo, frazione departitizzata  ^__^

giovedì 3 dicembre 2015

Auguri di cuore

Ciao, Classe Dirigente Autoreferenziata, volevo farti gli auguri, con un certo anticipo.
 

Tu sei entrata nelle nostre vite, perlomeno i quelle dei nostri genitori tanti, ma tanti anni fa, per poi coinvolgere anche noi. A quel tempo il tuo esiguo numero di compartecipanti non poteva far pensare quanto ci saresti costata in questi anni.
 

Col tempo quasi nessuno tra quelli saliti su carrozzone è sceso, rimanendo ogni volta a far buona compagnia ai nuovi arrivati; nuovi ruoli, nuove mansioni si inventano facilmente.
Poi pian piano ti sei organizzata ed hai fatto assumere tante persone all'interno delle tue aziende, hai fatto sottoscrivere tante tessere, hai aiutato molti in situazione di disagio, ed altrettanti che non lo erano per natura, a trovare un reddito. Col tempo hai imparato che un favore non lo si nega a nessuno e viene sempre ricordato.
 

Nulla di illegale, si intende, ma sei diventata una macchina ingestibile ed ingorda.
 

Ed allora hai dovuto passare da una tassazione financo troppo allegra, che ha permesso di far diventare un paese una potenza mondiale, ad una tassazzione pesante, spocchiosa, insostenibile fatta da mille sigle e siglette che identificavano ogni nuova tassa o pratica burocratica che stava minando il nostro tessuto sociale ed il futuro nostro, dei nostri figli, dei nostri nipoti.

Oh, sempre nulla di illegale si intende, ma hai svuotato le nostre tasche ed ucciso la nostra economia, il nostro futuro, le nostre speranze, il nostro orgoglio del fare e saper fare.


Molti parlano male di te, parlano di malaffare...io mi limito a quanto dice la magistratura, poi ognuno si fa la propria idea. Una cosa però è certa, quando un paio di anni fa mi candidai come Consigliere Comunale, magari tra il serio ed il faceto eravamo più sul faceto, più d'uno mi disse "cosa offri per un voto"; non posso certo affermare che sia colpa tua cara C.D.A., ma di certo non è colpa mia, tantevvero che come candidato consigliere comunale ho raccolto otto voti, compresi quelli di "mammà e mogliera".
 

Volevo farti gli auguri di un buon Natale cara la mia C.D.A., tu probabilmente indosserai cachemire o modelli dell'ultima moda...io il maglione di quattro anni fa.
Tu probabilmente cenerai nei locali più in, io magari comprerò gli ingredienti della caponata nei discount.
Una cosa è certa però, io gli auguri agli amici potrò farli fiero a testa alta e gonfio della mia dignità...tu sei sicura che potrai fare altrettanto?
 

Tanti auguri di buon Natale dal suddito Giorgio Bargna.

giovedì 26 novembre 2015

Edulcorazione

Non ho mai sopportato il "politicamente corretto" ed i "radical chic", sono il risultato ed i promotori primi di un mondo dorato che chiude in gabbia il futuro.

Come spesso è successo in passato prendo spunto dal pensiero di Alain de Benoist, concordo con lui sui risultati dell'evoluzione del messaggio e del fine che la società degli ultimi decenni ha cercato di inculcarci per renderci dei perfetti beoti.

Scriveva il filosofo francese: "Uno dei connotati caratteristici dell’ 'impero del bene' è quell’invasione del campo politico da parte del lacrimevole e del compassionevole che fa sì che alla minima catastrofe che abbia una portata mediatica i ministri ormai si precipitano per esprimere la loro 'emozione' ".
L’evoluzione del linguaggio è significativa, decisiva, indirizzante.

Oggi si preferisce parlare di “fratture sociali” anziché di conflitti sociali.
Guai oggi a parlare di sfruttati, sarebbe automatico il rimando al sistema capitalista, sono più comodi, accattivanti e rilassanti termini quali “diseredati”, “esclusi”, “sfavoriti”, “più bisognosi”. Scriveva de Benoist: "Anche il concetto di 'lotta-contro-tutte-lediscriminazioni', del resto, è stato sostituito da quello di 'lotta contro le ineguaglianza', che la lottadi classe ancora evocava".
E proseguendo: "In 1984, George Orwell spiegava molto bene che lo scopo della 'neolingua' è 'restringere i limiti del pensiero'. Alla fine, renderemo impossibile il crimine attraverso il pensiero, perché non ci saranno più parole per esprimerlo. Il politicamente corretto funziona come la 'neolingua' orwelliana.

L’utilizzazione di parole dal senso dirottato, di termini deviati, di neologismi obliqui, dipende dalla più classica delle tecniche di sbigottimento. Per disarmare il pensiero critico, bisogna sbalordire le coscienze e sgomentare le menti".

Ha subito un lifting anche la morale; la vecchia morale fondava la propria purezza sulle regole individuali di comportamento: si riteneva che la società trovasse giovamento dall'azione benevola e impegnata degli individui che la componevano. La morale destinata ai beoti è affine alla moralizzazione della stessa società.

Riprendiamo ancora le parole del pensatore francese: "La vecchia morale diceva alle persone quel che dovevano fare, la nuova morale descrive quel che la società deve diventare. Non sono più gli individui a doversi comportare in modo corretto, ma la società a dover essere più 'giusta'. La vecchia morale era orientata al bene, mentre quella nuova è orientata al giusto".

Sostanzialmente, senza pubblicizzarlo, le società moderne aderiscono a questa morale "innovativa", fondata sul dover essere (il mondo deve diventare qualcosa di diverso da ciò che è stato sinora).

Non ho mai affrontato per quieto vivere fino ad oggi la teoria del genere; una teoria che pretende di sconnettere radicalmente l’identità sessuale dal sesso biologico.

Qui nulla può descrivere meglio del testo debenoistiano la situazione: "Questa teoria poggia su un postulato di 'neutralità' dell’appartenenza sessuale alla nascita: basterebbe allevare un bambino come una ragazza per farne una donna o allevare una bambina come un ragazzo per farne un uomo. Chi è di parere diverso viene accusato di propagare degli 'stereotipi' (si dimentica che uno stereotipo è soltanto una verità empirica abusivamente generalizzata). Questa teoria ha l’effetto di confondere i due sessi e di rendere più difficile a ciascuno di essi farsi carico della propria identità. Nei fatti, la teoria del genere è insostenibile. Non soltanto il suo postulato di una 'neutralità sessuale' originaria non corrisponde alla realtà, ma si constata che l’appartenenza sessuata favorisce sin dalla primissima infanzia, prima di ogni condizionamento, comportamenti specifici a ciascun sesso. Ciò non significa che le costruzioni sociali non svolgano alcun ruolo nella definizione dell’identità sessuale, ma che queste costruzioni sociali si sviluppano sempre a partire da una base
anatomica e fisiologica. La teoria del genere confonde peraltro il sesso biologico, il genere (maschile o femminile), l’orientamento sessuale e quello che si potrebbe chiamare sesso psicologico (il fatto che un certo numero di donne hanno tratti caratteriali maschili e un certo numero di uomini
tratti caratteriali femminili). Poggiando sull’idea che ci si possa creare da soli a partire dal nulla, in fin dei conti essa discende da una semplice fantasticheria di auto-generazione. Bisogna però prenderla molto sul serio. Nei prossimi anni, è facendo riferimento ad essa che vedremo
moltiplicarsi all’infinito le accuse di 'sessismo'. "

La standardizzazione procede spedita nella propria marcia, qualcuno però le tende lo sgambetto, più gambe si intraversano, prima ci liberiamo.

Giorgio Bargna

domenica 15 novembre 2015

Qual'è il mondo migliore?

Ieri sera, un po’ di getto, ma con convinzione, ho aggiornato il mio stato su Facebook; la frase incriminabile era questa:
“Forse più che usare foto celebrative conviene impegnarsi per un mondo migliore, sarà difficile che finiscano le morti se c'è un dislivello della qualità della vita così ampio e se l'economia regna sovrana”.

Una frase concisa che contiene ragionamenti molto più ampi, una frase che in momenti più sereni viene letta per quello che è da chi ha voglia di guardare verso il mondo, in attimi di tensione come questi magari crea discussione.

Premetto che al tempo di Charlie Hebdo pur cercando di restare sull’analisi anch’io mi sono fatto contaminare dalle matite spezzate, sarà comunità, sarà solidarietà, saranno anche belle cose, ma temo che esporre la bandiera francese serva proprio a nulla in termini concreti…in verità probabilmente, nella concretezza,  non serve a molto neppure leggere o scrivere analisi politiche, però almeno possiamo farci sopra dei ragionamenti.

Preciso per chiarezza che non difendo il terrorismo e tanto meno chi si fa bandiera della religione per far le guerre che si tratti di fondamentalisti islamici tipo ISIS o cristiani di stampo balcanico.

Ma non voglio neppure fare un analisi sulla situazione attuale, intesa come il fatto di cronaca in se stesso, ma prendo punto da alcuni commenti lasciati sullo stato Facebook per spaziare un attimo e rispondere ad alcuni; lo spunto me lo ha dato il primo commento di un’amica francese su cui si può discutere, che poi ha lasciato un secondo commento nello svilupparsi della discussione con altri amici che da il polso della situazione, seguito da un terzo a cui una risposta va data.

Nel secondo commento Lilian dice “Vogliono il loro mondo nel nostro mondo e questo non lo accettiamo”, se questa frase l’avesse pronunciata un equadoregno non mi avrebbe toccato, ma pronunciata da un francese cambia significato, la Francia ha colonizzato paesi in ogni continente del mondo, si sono mai chiesti se gli autoctoni ne fossero felici? Temo di no!

Nel terzo commento punta il dito: “Quando ammazzeranno i vostri figli cambierete discorso”.

L’Italia è certamente un paese strano, probabilmente privo di una vera base identitaria, ma il terrorismo, le stragi, i morti, il pianto li conosce bene. Conosce i morti per i muri di gomma, per le stragi politiche, per le stragi mafiose, per le stragi in paesi di guerra sebbene non sia certo la nostra nazione il primo beneficiario dei beni sottratti ad altri paesi. L’Italia in un modo o nell’altro si è sempre risvegliata ed ha sempre reagito alle stragi, nessuno venga ad insegnarci qualcosa in merito.

Però avevo deciso di scrivere questo articolo alla pubblicazione del primo commento di Lilian ed in seguito ad altri. Agli altri sarebbe semplice rispondere ma sono argomenti da botta e risposta, dove ognuno dice quello che pensa, Lilian invece fa un’osservazione pesante: “Noi facciamo di tutto per un mondo migliore ma loro non lo vogliono. Vogliono il "loro" mondo”.

Nel botta e risposta ci starebbe alla grande la risposta di Giorgio Masocco: “Il loro mondo sono le praterie afgane, irachene, pachistano, palestinesi, in balia di droni francesi, americani, inglesi, israeliani, che gli sterminato interi villaggi, ospedali di MSF, dove con licenza di uccidere ammazzano, gli occidentali. Inermi madri e bambini. C' est la vie, come dite voi”.

Però io voglio provare a confrontare due mondi per un attimo e chiedermi:
E’ meglio un mondo dove si muore per un mal di denti o quello dove hai quintali di medicinali, ma muori di tumore per la carne che mangi o per quello che respiri al lavoro?

E’ meglio un mondo dove per ignoranza o intelligenza (non sta a me stabilirlo) segui delle regole arcaiche o un mondo dove credi di essere libero ed invece devi alzarti la mattina per andare a lavorare in modo di potere pagare le rate dell’auto che ti porta a lavorare e dove sei schiavo del consumismo che ti lega al denaro obbligandoti a compromessi meschini?

Fatto salvo che tanto in un mondo che nell’altro chi si fa largo col terrorismo rappresenta solo la parte estremista di quel tessuto e chi (come dice Giorgio) usa i droni rappresenta solo l’élite dominate, viene difficile stabilire qual è il mondo migliore tra i due, soprattutto senza averli vissuti entrambi e non dico vissuti da turista o di passaggio, ma vivendoli quotidianamente per tempo.

Ragiono però guardando il mio modello di mondo, quel modello che si è imposto su altri grazie anche a grandi stermini, ricordiamo le Americhe ai tempi delle invasioni spagnole, tanto per citarne uno, quel modello che per sopravvivere ha distrutto l’ambiente e l’habitat naturale, un modello che se fosse applicato in ogni angolo del mondo avrebbe già creato una catastrofe naturale immane.

Io non so di preciso cosa dovrebbe fare chi vive nell’ “altro mondo”, so che io devo impegnarmi nel mio nel cercare di frenarlo e migliorarlo e so anche che se vado ad impormi altrove prima o poi qualcuno se la prende a male e reagisce, magari anche sovvenzionato dalla mia élite, e non devo lamentarmi troppo se per avere la casa calda d’inverno qualcuno paga con la pelle.

Ribadisco il concetto, aborro il terrorismo e le guerre, ma sono conseguenze dirette di un sistema che esiste, anche se in forma più lieve, dai tempi di Adamo ed Eva, ma che spero sia dismesso quando nasceranno i miei pronipoti.

Forse alla fine di queste pagine non siamo venuti a capo di nulla, fatene ciò che volete, conservatele nel diario oppure appallottolatele e buttatele nel cestino, l’importante è che facciate una piccola riflessione in merito.


Giorgio Bargna

domenica 25 ottobre 2015

Il manipolatore

A volte capita che io commenti di quanto scrivo anche in privato, con chi ha la forza di leggere i miei post, personalmente oppure via mail o similari.

Un’amica Facebook, diametralmente lontana dai miei pensieri politici ma affascinata da quelli filosofici, commentando positivamente il post “Self control”, dedicato ai provocatori, suggeriva di scrivere qualcosa anche su un argomento che definirei parecchio correlato: la manipolazione.

Tecnicamente potremmo dire che manipolare è il tentativo subdolo di influenzare indirettamente i comportamenti e le azioni di una persona approfittando anche di relazioni ed emozioni che interferiscono con la visione della realtà nascosta dietro i secondi fini.

La presenza di un manipolatore porta spesso a un deterioramento dei rapporti all'interno di una squadra, di una famiglia o di un gruppo di amici.

Individui del genere hanno l'abitudine di insinuare il sospetto, con l'obiettivo di seminare zizzania e di isolare.

In sostanza si tratta di orientare inconsapevolmente il comportamento delle  persone a vantaggio dei fini del manipolatore e viceversa a svantaggio di quelli del manipolato.

Varie possono essere le tecniche utilizzate e faranno spesso si che la vittima paghi in una perdita di fiducia in se stesso, in un senso di inadeguatezza e di inferiorità.

Il manipolatore colpevolizza, si deresponsabilizza, semina zizzania, sottovaluta, si “vittimizza”, cambia i propri atteggiamenti, è indifferente alle esigenze degli altri, fa leva sui sentimenti, sui rapporti, svaluta le persone, tende a screditare, nasconde sempre i suoi fini, “usa” gli altri e questi sono solo alcune dei modi di comportarsi dei manipolatori.

Stacchiamo un attimo, qui sotto vi lascio parte del pensiero dell’amica:
“Credo che i manipolatori professionisti cerchino nella sostanza di ottenere potere sulla vittima . Credo anche che un manipolatore professionista debba sempre attuare tecniche più raffinate per ottenere lo scopo diventando anche una persona costruita e falsa. Da cosa è' mosso nel profondo? Come spesso accade, forse da un smisurato bisogno di riconoscimento, di amore? Potrebbe avere a che fare anche con una forma di narcisismo? In ogni caso lo immagino come una persona molto sola e triste. Poi ogni caso è ma quanto sarà consapevole? Magari non ho centrato nulla ma son quasi certa che il manipolatore sia una persona molto poco libera, così come il potenziale manipolabile”.

Lasciando a parte un approfondimento freudiano del manipolare e concentriamoci su alcune tecniche manipolatorie.

Esistono i casi in cui viene tirato in ballo il senso di colpa, che spingerà ad agire perché “dovresti”, non perché lo si vuole. Il manipolatore parte sempre da un presupposto falso, questa tattica manipolativa cerca di trasformare il tuo comportamento in quello che percepisce il manipolatore, nonostante la sua interpretazione non sia accurata.

Esistono i casi in cui il manipolatore si incarica di dirti quello che una terza persona crede sia la cosa giusta da fare, quindi si scrolla la responsabilità di dosso e la passa a te.

Un altro approccio si fonda sulla creazione di un litigio, così il provocatore finirà per far sentire male e in colpa la vittima rispetto alle sue parole e otterrà la sua empatia per poter ricominciare a manipolarlo. Non sono assenti neppure i casi di autocommiserazione: “Nessuno mi vuole bene, sono malato, sono una vittima, ecc.”.  Ogni tanto tutti usiamo queste frasi, ma il manipolatore le utilizza abitualmente.

Ognuno di noi certamente durante l’arco temporale della propria vita ha provato a manipolare qualcuno e questo è perdonabile se ridotto a caso isolato, ma ci sono anche i  manipolatori ad oltranza che si muovono oltre le ragioni, il buon senso ed il rispetto altrui; questi secondi vanno “sputtanati” ed isolati, sono alcune delle cellule tumorali della società.

Concludo questa breve considerazione lasciando alcune delle caratteristiche dei manipolatori, fatene buon uso.

Può essere egocentrico e autoritario, vanitoso e disinteressato delle esigenze altrui siano essi familiari, collaboratori o amici.

Si serve di principi morali per spingere le persone a fare o non fare determinate cose. Raggiunge i propri scopi a spese della vittima, anche utilizzando la menzogna. Le sue richieste non sono mai chiare, se gli è possibile non mette nulla per iscritto.

Il Nostro colpevolizza sempre gli altri, svaluta le persone, tende a screditare dichiarando sempre la propria estraneità a fatti sia pur essendone stato la mente.

Cambia spesso le proprie decisioni, comportamenti, sentimenti a seconda delle situazione, provando anche fare la vittima per inculcare un senso di colpa nell’altro e indurlo ad una azione, per poi fare discorsi compassionevole una volta che lo scopo e stato raggiunto.

Il Nostro spesso utilizza parole allarmanti, sfrutta quei principi morali, che non rispetta, per fare agire o fare adottare le proprie decisioni. Usa spesso il ricatto come arma di persuasione, fa la vittima, responsabilizza, generalizza, colpevolizza.

E’ spesso costume del manipolatore esagerare un falso problema, cambiare il vero oggetto di disappunto, usare pretesti per attaccare una persona dichiarandosi vittima di avvenimenti secondo lui non prevedibili utilizzando la falsità un suo strumento principe.

Esso crea disagio, semina zizzania, non informa chiaramente, utilizzando spesso un intermediario in modo di poter negare successivamente ciò che è stato detto per suo conto.

Spesso il Nostro porta avanti dei discorsi contraddittori mutando le proprie opinioni in funzione delle situazioni o delle persone.

Quando effettua una richiesta atta ai suoi scopi aspetta l'ultimo momento per richiederla, mette fretta e fa richieste apparentemente semplici e in luoghi informali cercando anche magari di cambiare l'accordo all'ultimo momento.

Il manipolatore fa pesare agli altri la logica che devono essere perfetti, sapere tutto e rispondere alle richieste o domande immediatamente (in modo che la vittima non ha tempo per riflettere). Il Nostro mette in dubbio la qualità e le  competenze degli altri, li critica, umilia, giudica, spesso senza darlo a vedere ed alle spalle della vittima.

Il Nostro crea sospetti in modo da screditare la vittima, è capace altresì di fare la vittima per farsi commiserare, minaccia in modo velato o ricatta apertamente, evita se possibile appuntamenti, riunioni, o di mettere per iscritto decisioni, si circonda di persone bisognose, di cultura bassa, per sentirsi superiore o far credere la propria superiorità.

Il manipolatore spesso è geloso, non sopporta le critiche, nega spesso l'evidenza, i suoi discorsi sembrano logici ma le azioni e il suo stile di vita e al contrario, non ama la democrazia, cerca di controllare tutto e tutti, negando libertà espressione di pensiero.

Pensando di essermi già dilungato troppo, chiudo,
Giorgio Bargna 

mercoledì 21 ottobre 2015

Self control

Quando si parla di teoria, di ipotesi, di progetto essi sono in grado di dare il massimo, sono il meglio. In gara partono bene, fanno i primi giri in apnea battendo ogni record parziale, poi si spengono, si trasformano e non riescono più a dimostrare quanto valgono … si bloccano incapaci di dimostrare le loro eccellenti capacità. Sebbene lavorino giorno dopo giorno, quando giunge il fatale momento di dimostrare quanto valgono non ce la fanno, qualcosa glielo impedisce. A questo punto si ritrovano a guardare qualcuno dal basso verso l'alto, sentono le persone distanti e irraggiungibili, come se qualche forza oscura e impercepibile li trascinasse lontano da loro. Quando giocano in squadra lottano strenuamente per un traguardo comune, poi (errando) credono di ricevere un misero premio di consolazione. A questo punto non riescono più a rapportarsi con le persone con cui condividevano gli sforzi e “sballano”.

Alcuni di questi attori abbandonano il palcoscenico, appendono le scarpe al chiodo; altri subiscono trasformazioni che ricordano il Dottor Jekyl e Mr Hyde. Lo fanno spesso utilizzando in modo sbagliato il grande cervello di cui sono dotati, si trasformano in provocatori patentati.

Proviamo a descrivere in qualche riga questi patentati provocatori.

Certamente, grazie alle loro qualità intellettive, hanno l’abilità di esaltare il peggio dalle persone con cui si “relazionano”, sanno anche farle arrabbiare e sono in grado di irritarle (come nessun altro è capace), con loro riescono a creare discussioni e litigi dal nulla e sono insuperabili nel disorientarle e nel metterle in imbarazzo.

Il provocatore è una persona come tante altre, che può anche apparire mansueto e gentile, aperto e disponibile che però in alcuni momenti utilizza una modalità comunicativa finalizzata a colpire sul vivo l’interlocutore per vedere se e come reagisce.

Salvo rare eccezioni il provocatore agisce in modo consapevole e al contempo automatico, cioè identifica da tempo nella provocazione un “valore aggiunto”, uno strumento per affermarsi, ma anche fosse accidentalmente “maligno” agisce sempre in modo magistrale, riuscendo a tirare fuori dai gangheri anche le  persone dotate di notevole self-control e di ottima autostima, figuriamoci gli irascibili e coloro che l’autostima non l’anno mai vista nemmeno dipinta in cartolina.

Non esiste una vera prova del nove, ma spesso il provocatore pungola, spiazza, mette in difficoltà con l’intesa di volersi prendere un vantaggio nella relazione per gestirla come meglio gli aggrada ed anche con l’intesa di attirare attenzione e per uscire dall’anonimato o da una posizione defilata o comunque non di primo ruolo. Questi comportamenti spesso sono anche un arma di difesa, attaccano per prevenire critiche e per spostare l’attenzione sull’altro.

Di certo un provocatore  fa di tutto per tirare fuori la parte più aggressiva e scomposta di una persona, per metterlo alla prova e vedere quanto resiste, tanto che a volte chi reagisce cascandoci si ritrova pure nella situazione di dovergli chiedere scusa. Rimanere “immuni” ai provocatori però è possibile e  significa migliorare notevolmente la qualità della propria vita.        

Riassumendo proviamo a descrivere come si comportano i provocatori e come dovrebbero comportarsi gli istigati.

I primi inseriscono nelle conversazioni critiche gratuite e letture della realtà faziose; tentano sempre di esprimere “verità scomode” che feriscono; banalizzano gli sforzi, i risultati e l’aiuto di chi hanno di fronte; fanno del sarcasmo e cercano di concretizzare azioni svilenti della controparte.

I secondi devono invece essere in grado di non cadere nella trappola, non debbono rispondere alle provocazioni con altre provocazioni o finiranno col creare la baruffa che il provocatore tanto auspica. Non dovranno nemmeno mai cercare di giustificarsi, di spiegare e di chiarire; chi è in mala fede non li ascolterà, non è quanto gli interessa.

Il provocatore dunque si aspetta qualcosa dal provocato: un’arrabbiatura, una chiusura, uno sguardo ferito, un insulto. A questo punto ridigli in faccia spudoratamente, oppure simula indifferenza o stai in silenzio guardandolo con distacco assoluto.

L’importante è non cedere a questo sporco gioco, in breve tempo non saprà più cosa fare e capirà che “non attacca” e che forse è meglio tornare ad utilizzare le proprie qualità in modo più produttivo.


Giorgio Bargna

domenica 11 ottobre 2015

(Gli altri) Clandestini

Chi tra voi mi legge con attenzione sa che saltuariamente alterno alla politica delle tematiche “social”.  Mi ritengo un acuto osservatore che spesso ama immedesimarsi, per indole, in ruoli che assolutamente non conosce, ma che crede di poter assimilare anche grazie ad una sorta di “talento psicoterapico” che in realtà non è dimostrabile.

Tratteremo in questo post, che da qualche mese tengo chiuso nel cassetto, un tema che è tra quelli più vecchi e discussi, un tema che divide sempre la platea, un tema dal quale spesso molti preferiscono, per ovvie ragioni, stare lontani. Tratteremo come possibile, visto che non lo conosco da vicino, un tema che secondo me coinvolge una vasta quota della popolazione terrestre.

Tempo fa ho dimenticato, nell’auto parcheggiata, il cellulare collegato al caricabatteria da viaggio, abbandono la mia location per recuperarlo e senza volere (e non senza un certo imbarazzo) incrocio una persona che conosco discretamente la quale  passeggia con una certa “confidenza” assieme ad una donna che di certo non è sua moglie. Qualche giorno dopo, in un altro parcheggio, quello di un bar, mi accorgo di un’altra coppia clandestina e la mia fantasia comincia a galoppare.

Incomincio ad interpretare le possibili emozioni di un amante poco prima dell’incontro, presumo che siano intense; mi chiedo se il cuore gli batte forte per amore o per la paura di essere scoperto, oppure se invece non gli batte perché si tratta semplicemente di sesso o comunque di una storia priva di forte passione.

Voglio però immaginare, mi piace sia così (del resto è la situazione che fa più scalpore) che si tratti di due persone entrambe impegnate, conosciutesi  magari per caso, chissà forse in una pizzeria d’asporto, che alternano un’opaca vita matrimoniale a dei momenti di passione fedifraga. Immagino l’intensità di quelle ore e la tristezza alla fine della giornata al rientro tra le mura domestiche.

Lasciamo però perdere ora queste ipotetiche emozioni e proviamo a fare un quadro più “tecnico”, analitico, della situazione.

Gli amanti (quelli clandestini ovviamente) all’inizio godono di una condizione privilegiata simile a quella degli amori adolescenziali, leggeri; essi si vedono, si incontrano, si frequentano, seppur tra le tante difficoltà dovute alla clandestinità, con una certa soluzione di continuità che non è concessa alle coppie conviventi.
Non credo sia il caso di andare ad indagare sui motivi che spingono a tradire, possono essere talmente molteplici e variabili che diventerebbe lungo trattarli; solamente diciamo, presumiamo, per meglio dire, che a causa di essi nascano rapporti attrattivi di una certa intensità, quasi incontenibili. 

Aggiungiamo però anche che affianco alla poesia appena descritta probabilmente potremo scorgere semplici storie a fine sessuale le quali partono, ovviamente, da presupposti diametralmente antitetici.

Immagino che il rapporto di questi “amanti leggeri”, nato da una attrazione reciproca sia, spesso, qualcosa di incontenibile. Dicevo, non voglio indagare sui motivi che spingono una persona a "tradire", potrebbero essere infiniti, ma sono convinto che anche la persona che è "felice a casa sua" o che non vive particolari carenze affettive potrebbe, per mille motivi oscuri, tradire un partner con il quale tutto sommato non ha gravi problemi di “coesistenza”. 

Come sempre faccio prima di scrivere un articolo, mi sono fatto un giretto tra i motori di ricerca ed ho isolato una frase che presumo possa avere il proprio perché:

“Il privilegio degli amanti è sempre lo stesso. Il puro desiderio di stare insieme in tutti i momenti in cui questo è possibile. E quei momenti vengono consumati con il livello più alto e inimmaginabile di passione, di tensione, di eros. E ogni incontro viene vissuto, assaporato con la stessa elevata intensità. Perché potrebbe essere l'ultimo, e quasi sempre non lo è”.

Dio vuole che io non abbia mai vissuto questa situazione, quindi mi baso sempre sulle presunzioni, ma presuppongo che le relazioni clandestine durino a lungo soprattutto perché basate su una sorta di "sospensione a mezz'aria”, la quale permette loro di non conoscere la routine della vita ordinaria, i problemi di tutti i giorni, casa, lavoro, figli consentendo agli interpreti di vivere il piacere di momenti definibili come irreali. Penso, ragionando per sommi capi, proprio che sia la paura che, una volta regolarizzato quel rapporto, tutto si trasformi in una nuova routine ordinaria, che la passione scemi in un normale rapporto affettivo, ad impedire la regolarizzazione di molteplici relazioni clandestine.

Sempre dalla fonte internet precedente estrapolo altre considerazioni:

“Ha, ovviamente, la sua importanza il fatto che l'amante si presenti sempre al meglio della sua forma, del suo desiderio, della sua disponibilità.  E, quasi sempre, il confronto con la persona/compagna che vive a casa tua è impietoso, ma anche molto ingiusto”.

“Essere "traditori" e avere delle amanti non significa, necessariamente, non avere un senso etico.  E io non vivo questa condizione con leggerezza. Sono ben consapevole di ciò che posso causare alla persona che mi sta accanto. Ma non posso neppure negare la mia natura e sacrificarmi all'infelicità assoluta”.

Come scrivevo all’inizio il tema divide la platea. Io non sono in grado di dare un parere certo, se non che giustificare, almeno in parte, chi segue il cuore e non giustificare assolutamente chi si muove solo dietro l’istinto sessuale.

Voi, se volete, lasciate il vostro pensiero tra i commenti, io in calce lascio un’altra frase presa in prestito dal Web:

“La passione malinconica e intensa che vivono solo gli amanti, quella che al mattino lascia l’amaro in bocca e l’altra parte del letto vuota”. (Mumford & Sons – Lover of The Light)


Giorgio Bargna