martedì 9 dicembre 2025

RESIDUO FISCALE, TANTO SCONOSCIUTO, QUANTO FONDAMENTALE



Parliamo oggi di "Residuo Fiscale", molti di voi ne avranno sentito parlare, ma ben pochi credo abbiano chiaro il concetto, presente di cosa si parli.

Stiamo parlando della differenza tra tutte le entrate (fiscali e di altra natura come alienazione di beni patrimoniali pubblici e riscossione di crediti) che le Pubbliche Amministrazioni (sia statali che locali) prelevano da un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese.

Nel caso delle regioni il residuo fiscale è calcolato come differenza tra le tasse pagate e la spesa pubblica complessiva ricevuta, ad esempio sotto forma di trasferimenti o in generali di servizi pubblici.

Il concetto di residuo fiscale venne introdotto negli anni 50 dal premio Nobel James M. Buchanan.

Buchanan sosteneva che, in base al principio di equità orizzontale, l’attività pubblica (considerando tutti i livelli di governo) avrebbe dovuto garantire l’uguaglianza dei residui fiscali per individui ritenuti uguali sotto il profilo del reddito.

Un concetto molto astratto, tanto è vero che nel contesto italiano, il residuo fiscale è balzato agli onori delle cronache in seguito alla pubblicazione del saggio di Luca Ricolfi "Il sacco del Nord", nel 2010. 

Già a quel tempo l'intervallo del residuo fiscale per le Regioni del Nord Italia variava tra i 50 e gli 80 miliardi di Euro all'anno, mentre quello per le Regioni meridionali fosse negativo per una cifra tra i 41 e i 79 circa. 

Veniva inoltre dimostrato che i livelli dei consumi pro capite non corrispondessero ai livelli di PIL pro capite di ogni singola Regione, di conseguenza i territori che beneficiavano del residuo fiscale avevano un rilevabile aumento dei consumi in modo più che proporzionale al proprio prodotto interno lordo.

Oggi, il residuo fiscale della Lombardia rimane elevatissimo, oscillando intorno ai 54-58 miliardi di euro annui, rappresentando il più alto d'Italia. Il Veneto si aggira attorno agli 11 miliardi,  le regioni del Sud hanno saldi attivi ( ricevono più di quanto versano) che vanno dagli 8 ai 15 miliardi di euro.

Ora andiamo ad analizzare una struttura necessaria per consentire di poter lavorare ad una famiglia, ma che si fatica a trovare e costa salata. 

Costruire un asilo nido costa mediamente 90.000 euro, in Lombardia con 13.500.000 ne costruiremmo uno in ogni comune, senza badare alle dimensioni del comune stesso.

Le scuole di ogni genere e grado sono ormai obsolete, costruire ex novo edificio scolastico di media dimensioni, antisismico, energetico, a norma costa 5 milioni di euro, quanti ne potremmo costruire per mettere al sicuro i nostri figli e i nostri docenti e lavoratori del settore?

Se asfaltare un chilometro di strada costa nei casi più elevati  140.000 euro, quante strade potremmo asfaltare e rendere più sicure?

Ipotizziamo un prezzo già abbastanza elevato, 250 € al metro lineare, per rifare una rete fognaria pubblica, quanti chilometri ne potremmo fare?

Considerando che la costruzione  un Ospedale di ottimo livello si aggira intorno ai 40-50 milioni di euro, quanti ne potremmo mettere in uso?

Non mi metto a fare calcoli, ma di quanto potremmo aumentare gli stipendi di medici e personale ospedaliero impedendo le fughe all'estero.

Ecco signori, Patto per il Nord è nato per difendere gli interessi dei cittadini che vivono al nord, si chiamino essi Colombo, Caputo o Wang.

Tenere sul nostro territorio le nostre tasse, oltre mandare a casa gli inetti, è il nostro principale obbiettivo.

E manterremo la promessa.

Per il Nord, Insieme

Giorgio Bargna

Patto per il Nord 

Como




 

domenica 7 dicembre 2025

IL MODELLO SVIZZERO APPLICATO SULL' ITALIA, BENESSERE E STABILITA'


Ogni volta che scrivo di Federalismo e propongo il "Modello Svizzero" mi vengono contestate alcune situazioni e condizioni.

Ora faccio un preludio, ma la parte importante arriverà in seguito.

E' ovvio che nemmeno la Confederazione Elvetica sia l'Eden, ci mancherebbe altro, ma vogliamo paragonare le strade svizzere e il sistema sanitario elvetico a casa nostra?
 
Certo, ogni Svizzero paga 300 franchi di assicurazione sanitaria al mese, ma anche noi abbiamo, di media, 800 euro trattenuti in busta paga. 
Sono andato a indagare. Una tratta da Lugano a Berna e una da Milano a Firenze su treni di buona qualità costano in entrambi i paesi circa 90 euro. La qualità si paga ovunque, ma in base a quello che leggerete in seguito risulta più conveniente ad un cittadino svizzero.
Per mantenere un tenore di vita confortevole, che include spese per l'abitazione, cibo, abbigliamento, e occasionali svaghi, in Italia ad un single occorrono almeno 1600 euro netti che equivalgono grossomodo allo stipendio medio nazionale, per una famiglia almeno 3000/3.500; in Svizzera lo stipendio medio netto di 5000 euro è l'equivalente per un single per avere le stesse opportunità lette qui sopra, 8000 per una famiglia, sembra che sia più agevole avere famiglia in Svizzera.
In entrambi i Paesi un kg di pane ha un prezzo medio di 4 euro.

Spesso si dice che la Svizzera è piccola.
La Svizzera si estende per 41.285 km² ed ha una popolazione di 9.000.000 di abitanti, la Lombardia  ha un estensione di 23.844 km² con il numero di abitanti che sfiora gli  11.000.000.
Non ho mai sentito dire che la Lombardia sia piccola.

Ma andiamo oltre, questo non è il punto che vorrei toccare.
La specifica è che su queste righe parliamo di esportazione del "Modello Svizzero", non della Svizzera, delle sue prerogative e delle sue usanze, culture, necessità.
La Svizzera per morfologia è completamente diversa dalla stragrande maggioranza dell'Italia, vive di un altro genere di economia e di una cultura diversa ed adotta un ordinamento dello Stato di tipo federale, diviso per Cantoni e Comuni, il solo dove a forme di governo tipiche della democrazia rappresentativa si affiancano significative forme tipiche della Democrazia diretta.

L'Italia, non solo quella del Nord, è un Paese, pur tenendo presenti le variabili, decisamente più avanzato a livello industriale ed economico in genere confronto alla Svizzera e come essa è dotata di  forza lavoro qualificata con un discreto livello di istruzione e specializzazione professionale.

La sola Lombardia è da considerare una potenza economica a livello europeo posizionandosi come la seconda regione più ricca dell'Eurozona per PIL.

Ecco il punto cruciale, l'Italia in generale, alcune aree in particolare, sviluppano, malgrado un ordinamento nazionale obsoleto ed una classe politica che non crea uno statista da decenni e sa soltanto e semplicemente tassare in continuazione, una forza economica di tutto rispetto, seconda a pochi altri che viene sprecata ed annientata, portando ogni giorno di più disservizi, povertà e disillusione.
A questo serve applicare il "Modello Svizzero", a fruttare le nostre capacità e le nostre competenze, a portarci a vivere in modo sostenibile, a tornare ad essere sorridenti.
Non vogliamo essere Svizzeri, concludendo, ma Italiani, Insubri, Lombardi, Veneti, Siciliani, benestanti, felici e ripagati in servizi e opere dal nostro Stato Federale.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


 

venerdì 5 dicembre 2025

INDICE DI VIVIBILTA', LA RICETTA E' UNA SOLA, ANZI DUE

 



Se andiamo fare una ricerca semplice su internet scopriamo che in Europa, i paesi con stipendi più alti (Svizzera, Lussemburgo, Danimarca) spesso coincidono con quelli con un costo della vita elevato, ma che alcune nazioni come ad esempio Germania, Paesi Bassi e Austria offrono un buon equilibrio tra salari decenti e costi più gestibili.

In Italia riscontriamo stipendi medi significativamente inferiori alla media europea (circa 2.729 € lordi vs 3.155 €/media UE) che provocano il calo del potere d'acquisto e che soffrono di un alto rischio di povertà lavorativa, malgrado un, per quanto modesto, aumento della produttività. Reputo sinceramente il dato sugli stipendi italiani drogato verso l'alto.

Alcuni paesi dell'Est Europa, come Polonia, Romania e Bulgaria, hanno costi della vita molto più bassi, che rendono stipendi modesti più sostenibili, ma la qualità generale è diversa. 

Ho dato un occhiata ad un’analisi della Banca N26, che ha creato un indice di vivibilità esaminando le spese di affitto ed elettricità, classificandole dalla più bassa alla più alta, confrontando gli aumenti salariali con altri Paesi e considerando la densità di popolazione e il senso generale di felicità dei residenti di ciascun Paese.

Con un punteggio finale di 38,5 su 50, la Danimarca ha conquistato il primo posto nell' indice di vivibilità, classificandosi come il miglior Paese in cui vivere, la Svizzera si è aggiudicata il secondo posto con 35,2 punti e il Belgio il terzo con 34,8 punti.

I tre Paesi che si sono posizionati più in basso in classifica sono stati il Regno Unito, con 19,7 punti, l'Italia e i Paesi Bassi, con 20,4 punti ciascuno.

Se chiediamo all'intelligenza artificiale, gli stipendi bassi in Italia sono dovuti principalmente a una combinazione di bassa produttività, struttura del mercato del lavoro caratterizzato da tante piccole imprese e precarietà, tasso di istruzione mediamente inferiore e fattori come il cuneo fiscale e la scarsa crescita economica che limitano la capacità delle aziende di aumentare i salari.

Se per esperienza personale posso confermare la poca capacità produttiva di alcuni lavori, contesto parzialmente la colpa delle PMI ed ovviamente, non è possibile il contrario, riconosco i danni delle nostre "bizzarre" tassazioni.

Viviamo in Italia della diffusione di contratti atipici, della precarietà e della discontinuità lavorativa che contribuiscono a mantenere bassi i salari medi. Esiste inoltre un forte squilibrio tra Nord e Sud, con salari e potere d'acquisto mediamente più bassi nel Mezzogiorno rispetto alle regioni settentrionali.

Poi indubbiamente il lavoro nero, la nuova, ma non troppo, frontiera, legata a triplo filo con l'immigrazione e i contratti atipici, contribuisce a ridurre i salari regolari o meno che siano.

Quindi come affrontare la questione per rendere gli stipendi adeguati alle necessità della vita?

Una parte della risoluzione tocca al mondo imprenditoriale che deve seguitare ad evolversi, il resto tocca alla politica, alle istituzioni, alla strutturazione fiscale e geografica del Paese.

Guarda caso due dei paesi con il più alto indice di vivibilità (Svizzera e Belgio), sono federali, così come la Germania che offre un buon equilibrio tra salari decenti e costi più gestibili.

Ancora una volta la via Svizzera si dimostra all'avanguardia, distante anni luce dall'Italia.

Quindi la prima ricetta politica resta, lo sarà eternamente, il federalismo di modello svizzero.

La seconda ricetta?

Mi tocca ribadirlo, le gabbie salariali.

Prima di morire soffocati nella trappola di questa situazione attuale, ragionate, informatevi, raffrontatevi.

Scoprirete che le "ricette servite" da Patto per il Nord hanno solide basi e sono efficaci.

Unitevi a noi per costruire innanzitutto una nuova classe politica e poi per ricostituire un nuovo Paese, da Nord a Sud, ognuno secondo le proprie capacità, ognuno secondo le proprie esigenze, acummunati da un solo filo logico: Federalismo di stampo Svizzero!!!

Giorgio Bargna

Patto per il Nord Como

Per Il Nord, Insieme




martedì 2 dicembre 2025

PADRI, MADRI, FIGLI: PADRI IN DIFFICOLTA' E RELATIVI DRAMMI



Proseguiamo il discorso parlando di due temi contemporaneamente, la difficoltà dei padri separati e i figlicidi perpetrati dai padri, temi spesso legati a doppio taglio.


Esiste sicuramente il “dramma dei padri separati”, che spesso nelle separazioni corrono il rischio di perdere i figli. 

Nulla può giustificare un gesto così orribile come l'uccisione di un figlio. E qui non si tratta certo di giustificare ma di capire. Ammesso che sia possibile. Non ho dubbi che nelle vicende di separazione e affidamento il padre sia la parte debole, almeno a breve e medio termine.

L’aspetto più critico che lo riguarda, quando la separazione è conflittuale è la perdita dei figli.

Sappiamo tutti ormai che vengono sentenziati  affidamenti condivisi in percentuali altissime, ma sappiamo bene anche che si tratta in molti casi di pura formula facilmente eludibile da parte della madre con mille escamotage, accompagnati a volte da accuse strumentali di violenze fisiche o, peggio, di abusi sessuali sui figli. 

Siamo comunque anche  consapevoli che pure i padri danno spesso, nella separazione, il peggio di sé, ignorando il dovere economico del mantenimento dei figli, trascurando in vari modi la prole (per non parlare di coloro che, incapaci di accettare la separazione, agiscono con violenza contro la partner aggredendola, ferendola, uccidendola), il rischio di essere privati del rapporto con i figli è concreto. 

Come nei casi di figlicidio "matrigno" incide sicuramente l'equilibrio mentale di un padre.

Separarsi da un figlio è un rischio che può tradursi in un dolore indicibile, esasperare al limite della follia, del gesto inconsulto (non sono pochi i padri che si sono suicidati per il dolore di non riuscire a frequentare i figli).

E’ ovvio che chi commette un gesto tanto drammatico come un figlicidio non è in possesso di un perfetto equilibrio psichico e nervoso, è plausibile che incorpori una debolezza, una fragilità, una paura che lo ha spinto ad arrendersi, nel modo peggiore, anziché combattere per il proprio diritto di genitore. 

Non scopriamo certo l'acqua calda asserendo che l’uccisione di un figlio sia l’espressione di una patologia o di uno sconvolgimento della mente, ma quella patologia, non si sarebbe mai manifestata se la separazione non avesse significato, in concreto o in prospettiva, la probabile perdita dei figli. 

C'è sicuramente qualcosa di sbagliato nelle leggi, non si può chiedere agli uomini di essere presenze amorevoli per i figli e poi estrometterli brutalmente dalla quotidianità degli affetti per farne dei "visitatori" saltuari e ininfluenti. 

Ovviamente non si tratta puramente di colpe legate alle leggi, negli autori di questi gesti a volte sopravvive  anche un sentimento patriarcale di possesso e di dominio, che rende loro intollerabile l’idea di essere abbandonati,  un modo aberrante di riaffermare un diritto assoluto sulla donna da parte del maschio e un evidente segnale di debolezza, disorientamento, paura.

Crediamo meno ai raptus, anche se la scienza li riconosce, quale causa di un figlicidio, anche se questa carta viene spesso giocata dagli avvocati.

Non dimentichiamoci poi di un elemento che colpisce al giorno d'oggi, con reazioni a volte diverse tra uomo e donna, molte persone, la depressione, che ha due volti in tutti noi: quello autodistruttivo, implosivo, che comprime la persona in un’inquieta inerzia sempre più paralizzante ed il volto aggressivo, che si alimenta di rabbia, di frustrazione, di odio. 

Prendo un esempio base, per un uomo perdere il lavoro può essere devastante.

La perdita del lavoro significa una gravissima crisi per l’identità: in un giorno perde reddito, status di lavoratore, relazioni sociali, ritmi quotidiani, rispetto dei familiari. 

L’angoscia del domani può diventare pervasiva, la depressione spalanca le porte ai pensieri di morte. Suicidi od omicidi, se l’aggressività viene diretta contro altri, con l’elemento frenante della paura delle conseguenze che perde tutta la sua forza, davanti al pensiero di aver perso tutto: il lavoro, l’amore, il rispetto dei figli. 

Quanto elencato sinora dunque, sono fattori che possono armare la mano, soprattutto quando crescono in uomini dal pensiero primitivo, impulsivi, poco capaci di autocontrollo per carattere, educazione o disperazione. Dal punto di vista preventivo sarebbe essenziale non banalizzare la depressione, specie nella sua forma violenta. 

Come già in parte concluso nel post precedente all’interno delle famiglia, sarebbe essenziale che tutti ci ascoltassimo, restando su questo tema quanto all'interno di un nucleo famigliare si sa sostenere un uomo, in crisi profonda? Poco e male dico io.

Siamo sempre su quel punto, si lo Stato, si la società, ma soprattutto noi, nel nostro quotidiano, famigliare o sociale che sia, siamo gli artefici di un cambiamento radicale e/o i complici, indiretti a volte, diretti in altre occasioni, di quanto accade.

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna

sabato 29 novembre 2025

COMUNITA', UN VALORE, NON UN SOSTANTIVO

 


Comunità, termine in disuso, qualcosa che è stato sgretolato con tante abili strategie, che hanno portato all'egoismo e alla disgregazione.
C'è stato un tempo in cui i media dell'epoca aggregavano, dalla scuola di italiano in TV, ai programmi televisivi visti nei bar e nelle famiglie "patriarcali", ai programmi radiofonici di grande interesse.
Oggi i media sembrano più disgregare, atomizzare, che unire.
Facciamo un breve report sulla situazione attuale.

Secondo i dati del Censis le prime cinque fonti d’informazione preferite dagli italiani includono strumenti tradizionali come telegiornali, reti televisive all news e quotidiani cartacei a pagamento, insieme all’innovazione fornita dalla piattaforma social più diffusa, Facebook, e dai motori di ricerca su internet, come Google, che permettono in pochi secondi di aggregare risultati per parole chiave o argomenti.
I pericoli avvertiti della propaganda e della manipolazione online hanno determinato un ricentraggio sui palinsesti informativi audiovisivi tradizionali. 
I telegiornali mantengono salda la leadership, sono i programmi a cui gli italiani ricorrono maggiormente per informarsi, nell’area delle fonti informative audiovisive si collocano anche i giornali radio, Facebook rimane comunque, malgrado quanto scritto prima, il secondo strumento di diffusione delle notizie, dopo il telegiornale, lo utilizza per informarsi il 31,4% degli italiani.

Se andiamo a cercare attraverso l'intelligenza artificiale scopriamo che gli argomenti di dibattito attuali includono temi legati all'intelligenza artificiale, la sostenibilità ambientale e questioni sociali come la salute mentale, la violenza sulle donne, i diritti civili, la disuguaglianza e il futuro del lavoro. Altri temi di attualità includono conflitti internazionali come quello israelo-palestinese, la bioetica e questioni più specifiche legate al mondo giovanile, come il cyberbullismo e i NEET. 

La ricerca ci elenca quali sono invece gli elementi di tendenza nella ricerca di notizie.
Musica, cinema, serie TV e contenuti divertenti sono tra i più seguiti. Ricette, food blogging e video culinari hanno un vasto pubblico. Destinazioni, esperienze di viaggio e consigli di viaggio sono molto popolari. Argomenti come salute, fitness, cura del corpo e dieta sono sempre più seguiti, così come le notizie su celebrità e vita dei VIP mantengono un interesse costante. 
Notizie di cronaca, eventi politici, tragedie e calamità naturali generano molto traffico, passando però spesso in secondo piano.

Sembra quasi assente nelle statistiche che elabora l'AI il tema dei "nuovi poveri" e delle difficoltà che incontrano spesso le famiglie a "tirare fine mese". Eppure spesso da queste situazioni più o meno contingenti derivano fatti di cronaca collegati a suicidi, uxoricidi, femminicidi e via dicendo.
Eppure in Italia quasi un residente su dieci vive in uno stato di povertà assoluta, si contano complessivamente 5 milioni e 694 mila poveri assoluti, per un totale di 2 milioni e 217 mila famiglie, che non dispongono delle risorse necessarie per una vita dignitosa, impossibilitati cioè ad accedere a un paniere di beni e servizi essenziali, quali ad esempio alimentazione adeguata, abbigliamento, abitazione.
L’Italia conta un numero di persone a rischio povertà o esclusione sociale (al 23,1%), in Europa solo Bulgaria, Romania, Grecia, Spagna, Lettonia e Lituania registrano valori più alti. La Caritas in 10 anni  ha avuto un incremento di assistiti pari a più 62,6%, dal Nord un incremento del 77% di richieste d'aiuto.

Sostanzialmente in un sistema di media così articolato ci si preoccupa più della guerra in Ucraina (che comunque ha riflessi rilevanti nel quotidiano) o del conflitto israelopalestinese che non dell'anziano o del vicino di pianerottolo.
Una televisione fatta di programmi che propinano ricchi premi e cotillons, di programmi enogastronomici, di serie TV turche e americane, viaggi, grandi fratelli e naufraghi famosi, accompagnata da social digitali che tendono ad atomizzare le popolazioni, ci aiuta dimenticare ciò che accade di brutto intorno a noi, vicino a noi, a chi con noi costituisce una comunità.

Ecco. Comunità. Un sostantivo caduto in disuso da un certo periodo di tempo.
Ecco, Patto per il Nord, nel suo incedere politico e sociale ha nei suo progetti anche la ricostruzione della Comunità, quella con la C maiuscola. Perché il Patto per il Nord nasce da un principio semplice e universale: il federalismo non è una formula astratta, ma un modo di concepire lo Stato e la Comunità. È la chiave per rendere l'Italia più giusta, più vicina, più libera, più capace di crescere.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


 


venerdì 28 novembre 2025

PENSIONI, TRA MISERIA E DIGNITA'


Prendo spunto da un recente lancio dell' ANSA, da cui si apprende le donne percepiscono pensioni mensili mediamente inferiori, di un quarto, a quelle degli uomini nei Paesi dell'Ocse.

Per l'Ocse, il divario medio tra donne e uomini in materia di pensioni nei Paesi Ocse è diminuito per passare dal 28% del 2007 al 23% del 2024, e questa tendenza dovrebbe continuare, inoltre la popolazione attiva (20-64 anni) dovrebbe diminuire di oltre il 30% nel corso dei prossimi quattro decenni in Spagna, Estonia, Grecia, Giappone e Repubblica slovacca, e di oltre il 35% in Corea, Italia, Lettonia, Lituania e Polonia.
Per l'Italia, dunque, visto come si raccolgono i contributi, per stanziare le pensioni future, le cose si fanno sempre più difficili, lo leggiamo qui sopra. 
Ovviamente dobbiamo considerare cosa negativa la differenza presente tra uomini e donne.

Ma gli squilibri pensionistici in Italia sono anche altri, figli di mille disposizioni diverse, che continuano a modificare le "regole di ingaggio", e di scelte socioeconomiche che negli anni meno recenti hanno influito molto.

Forse gli unici che hanno avuto una, quasi, totale giustizia sono stati i lavoratori dipendenti (in base ovviamente al loro salario), il sostituto d'imposta ha garantito loro una certa sicurezza economica, minata soltanto da un carovita forsennato, dovuto a scelte scellerate della nostra classe politica.

Ma anche in questo campo qualcosa è andato storto, per anni ai dipendenti pubblici è stato concesso di ritirarsi dal mondo lavorativo attraverso le baby-pensioni.
Questo è stato possibile grazie a normative risalenti agli anni 70, che permettevano di andare in pensione dopo un numero limitato di anni di lavoro, circa 20 anni di contributi, a volte anche intorno ai 40 anni di età; questo sistema ha comportato e continua a comportare costi ingenti per lo Stato e limitazioni per tutti gli altri lavoratori dipendenti, statali o del settore privato che siano.

Ma il dramma più grande riguarda un certo numero di artigiani, commercianti, agricoltori, partite IVA di vario genere.

Stiamo parlando di categorie che sono state per decenni la spina dorsale economica del paese, in alcune zone del Paese esistevano praticamente solo loro a livello imprenditoriale e produttivo, in Brianza ad esempio, ancora fino gli anni novanta e forse più, sotto ogni complesso abitativo c'era un laboratorio. 
Queste sono le persone che a cavallo degli anni '50 e '90  hanno fatto risorgere l'Italia, tramite un economia fatta di cambiali e spesso e volentieri strette di mano, persone, soggetti economici, che dovevano a volte fare attenzione a non uscire da certe percentuali di guadagno dichiarato, pena anni di lavoro senza guadagno.

Persone che in un determinato periodo di anni ha dovuto lavorare in nero perché non c'era scelta, persone a volte mal consigliate.

Sicuramente comportamenti illegali, ma che hanno consentito all'Italia di risorgere, prima che qualcuno la svendesse e spogliasse.
Persone che in molti casi non percepiscono più di 700/800 euro di pensione.

Persone che meriterebbero una vita decorosa, ma che spesso e volentieri, a causa di problemi e vicissitudini, non la hanno. 
Persone che non vanno abbandonate, così come si dovrebbe ridurre lo squilibrio pensionistico tra uomini e donne . 

Tralasciamo il discorso comunque, e forse ancor di più, spinoso che riguarda i diversamente abili e le loro pensioni ridicole, altrimenti rischio la blasfemia.

Non sono un economista, sono semplicemente un osservatore di ciò che succede quotidianamente, ma all'interno della mia azione politica spingerò affinché qualcosa venga fatto per loro.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


 

mercoledì 26 novembre 2025

SANDRO, IL FIGLIO DELLA LUNA

 



 



Carlo e Lucia decidono di avere un figlio, saputo che sarà maschio, scelgono il nome Sandro.
Sarà una gravidanza tutto sommato normale, un parto un po' complicato ma non drammatico.
Sandro nasce, Carlo e Lucia scopriranno in seguito che Sandro è "un figlio della luna".
"Figli della luna" è una metafora per l'autismo, usata per descrivere la loro distanza emotiva e la difficoltà di comunicazione con gli altri. Il termine può riferirsi a persone autistiche, come anche a un corto animato che racconta l'autismo attraverso la prospettiva di una bambina.
Nel film, il fratellino viene visto come "un fratellino venuto dalla luna", descritto come un bambino che non si comporta come gli altri, chiuso in una bolla in cui è difficile entrare.
Sandro ha un  percorso normale, cammina ad un anno, inizia a parlare nei tempi giusti, la sua prima parola si riferisce a un rumore che sente spesso.
Gioca con le giostrine, ride alle canzoncine, sorride, abbraccia, guarda i cartoni, ascolta la musica.
Alle prime vere pappe, al primo vero cibo, si dimostra però selettivo, poi mentre mangia lancia gli oggetti se il cibo non gli aggrada.
Crescendo appare un ribelle, già attorno ai tre anni viene spesso rimproverato perché non ascolta.
Fino ai cinque anni cresce col nonno, che poi purtroppo scompare, un rapporto reciproco meraviglioso, si trovano su tutto.
Arriva contemporaneamente il tempo dell'asilo, vissuto in solitudine e mal gestito dalle maestre che lo sgridano e non capiscono.
Poi la scuola, per fortuna Carlo e Lucia si possono permettere, con sacrifici, una scuola privata.
Grazie ad un insegnante di sostegno e ad un educatrice fantastiche Sandro riesce a stabilire, per quanto complicati e selettivi, rapporti umani con persone che lo circondano.
Già dalle elementari, molto blandamente, inizia un percorso fatto di bullismo, umiliazioni, isolamento che esploderà alle scuole superiori, che riesce a frequentare fino al terzo anno. 
Sandro, come ogni bambino, ma sarà così anche da grande, vorrebbe avere amici. Però sostanzialmente riesce a sostenere bene soltanto rapporti uno ad uno, con persone che lo sanno capire, dalle compagnie si allontana, da solo, per scelta protettiva, dopo breve tempo. 
Sandro come tutti vorrebbe avere un lavoro, ma gli viene risposto che non è in grado, che deve effettuare una lunga, infinita, serie di passaggi; i suoi genitori si adoperano per questo, ma si evidenzia un grande scontro tra le paure di Sandro e i passaggi da effettuare che non vengono capiti dagli attori del percorso appieno, creando frustrazioni, paure, mancanza di fiducia in se stesso.
Tralasciamo le umiliazioni, le percosse, le minacce dell'adolescenza e andiamo oltre, Sandro come tutti vorrebbe una famiglia, ma sa già in cuor suo che sarà improbabile, chi vorrebbe accanto a se un figlio della luna, lui sa di esserlo anche se in cuor suo cerca di negarlo.
Abbiamo parlato sinora di un ragazzo autistico borderline, ma vi assicuro che quello che avete letto è una passeggiata in confronto alla vita di migliaia di altri ragazzi, di altre famiglie.
Occorre si politica, ma soprattutto tanta umanità per dare una mano a loro.
Patto per il Nord lo farà appena gli sarà concessa l'opportunità, potete credermi.
Giorgio Bargna, Patto per il Nord

SARA' PATTO PER IL NORD AD ABBATTERE L'ASTENSIONISMO



Sebbene ogni partito, ogni fonte di informazione, ogni sostenitore si sforzi nel trovare un vincitore alla recente tornata elettorale esiste un solo dato  valido e certo, più del 56% degli elettori non si è recato alle urne, con un saldo del quasi 17% in meno nel Veneto dove qualcuno osanna i meriti precedenti, che possiamo anche concedere per buoni, ma che evidentemente non hanno così tanto convinto i cittadini.

Ma perché l'onda astensionista si gonfia sempre più?

Proviamo a dare qualche risposta da profano ma non troppo.

Una base di almeno il 10%  degli elettori in realtà non ha mai votato storicamente, anche e soprattutto per mancanza di cultura politica. L'educazione civica nelle nostre scuole è sempre stata insegnata con malavoglia(forse per indicazione politica) il che da sempre non ha alimentato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella loro capacità di influenzare positivamente la vita pubblica, portando a un senso di apatia e impotenza. 

Questo ha reso possibile che anche alcuni fattori socio-economici possano alimentare l'astensionismo.

Soprattutto quando, a torto o ragione, il rapporto con la politica è considerato utilitaristico, le difficoltà economiche possono portare a una minore partecipazione.

Ma la causa che ha alimentato ed alimenta l'assenteismo a dismisura è la sfiducia nei confronti della classe politica e delle istituzioni, spesso percepita come lontana dalle esigenze dei cittadini. L'astensionismo diventa una forma di protesta contro questo sistema, un non voto equivalente al voto, che la classe politica si ostina ad ignorare con i fatti, che vanno in contraltare con le parole.

Questa situazione, appena citata, ha messo i cittadini di fronte a una realtà, più o meno confusamente percepita. La politica, che da anni non produce statisti, ma anzi si corpora spesso di incapaci e imbucati, non è  in grado di risolvere i problemi enormi che dovrebbero essere affrontati. Ci s’ingolfa in un chiacchiericcio e in polemiche che coprono il vuoto di programmi e prospettive da parte dei leader politici. 

Ora aggiungerò quella che può apparire come una banalità, a livello pratico per ridurre l’astensionismo bisogna conquistare la fiducia dei potenziali elettori. 

Sarà anche una banalità ma negli ultimi anni la classe politica ha fatto di tutto per non far sentire i cittadini parte dell’istituzione per cui voteranno. 

Ed il Nord?

Il Nord resta orfano di un programma serio rivolto all'autonomia, libero dalle logiche romane, dai personalismi e dalle convenienze di partito.

Per questo motivo è nato Patto per il Nord e per questo motivo sta crescendo,

Stiamo acquisendo fiducia e stima perché siamo l’unico movimento politico libero da personalismi che ha il coraggio di ripartire dal territorio, dalle imprese, dalle comunità locali. L’unico che mette al centro il federalismo e lo sviluppo.

Non è nostro interesse dividere l’Italia, vogliamo semplicemente renderla più giusta, tramite uno Stato che premia chi produce, non chi spreca; che restituisce libertà decisionale ai territori, non che centralizza ogni potere.

Il futuro, riferito anche a quanto illustrato è chiaro o il Nord ritrova una sua rappresentanza politica o verrà ritenuto ancora  da Roma terra di conquista e usato per la spartizione partitica e l'astensionismo  convaliderà il tutto.

Siamo la voce del Nord, la casa di chi crede ancora nella concretezza, nella responsabilità e nel valore del lavoro, dal prossimo anno ci saremo anche noi in tutte le competizioni elettorali, qualsiasi sia il tuo riferimento politico passato questo ti renderà succube sempre più.

Unisciti a noi, sostienici o votaci, per un nuovo Nord, per un nuovo Paese

Per il Nord, Insieme

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


 

martedì 25 novembre 2025

PADRI, MADRI, FIGLI: IL FIGLICIDIO FEMMILE

 



Di seguito alla mia pubblicazione inerente alla ormai famosa "Casa nel bosco", tramite commento, una psicologa mi suggeriva di seguire piuttosto, con più interesse, i figlicidi, ma non mi limiterò a questo, metteremo in pista altri due capitoli, uno sulla situazione delle madri separate e un altro sui padri separati, oltre quello dei figlicidi da parte di madre e padre.

Oggi ci occupiamo dei figlicidi perpetrati dalle madri. Parto con un quadro della situazione che ho individuato sul sito dell'Arma dei Carabinieri:

"Facendo un quadro conclusivo per quanto concerne il fenomeno del figlicidio, nonché cercando di fornire quegli elementi che permettano una visione oggettiva e particolareggiata del problema, si può affermare - in base ai risultati di studi specifici - che un terzo dei casi è riconducibile ad una motivazione inerente a una grave malattia mentale in relazione soprattutto a patologie facenti parte della serie depressiva (spesso nell’ambito di un progetto patologico di suicidio allargato) e paranoidea (omicidio altruistico per salvare il bambino da forze persecutorie, maligne e mortifere); nei restanti due terzi, le figlicide sono affette da disturbi di personalità (antisociale, borderline, immatura, ecc.), disturbi questi che non permettono loro una gestione normale di situazioni di vita difficili e penose (es. perdita di familiari, allontanamenti, frustrazioni sociali e personali, ecc.), di problemi legati alla tossicodipendenza, in situazioni emotive caratterizzate da difficoltà ad acquisire un ruolo materno consapevole e responsabile. Indipendentemente dalla eventuale patologia del soggetto, prima di arrivare alla condotta di reato ci possono essere dei sintomi inequivocabili che, se analizzati con le dovute cautele, possono mettere in allarme e far intravedere che le condizioni psico-fisiche della persona al momento sono deficitarie e necessitano di cure o quantomeno di un intervento medico immediato."

Se ci affidiamo invece all'intelligenza artificiale abbiamo questo responso:

"Le madri possono arrivare a uccidere i propri figli a causa di una complessa interazione di gravi fattori psicologici, sociali e situazionali, che spesso includono disturbi mentali non diagnosticati o non curati appropriatamente, come la depressione post-partum e la psicosi puerperale". 

Le motivazioni sono varie e profonde:

-Disturbi psichici: La presenza di gravi patologie psichiatriche, in particolare la psicosi post-partum, è un fattore di rischio significativo. In questi casi, la madre può vivere alterazioni gravi dello stato di coscienza o deliri che la portano a compiere azioni estreme.

-Motivazione "altruistica" (distorta): In alcuni casi, specialmente in presenza di forte depressione, la madre può percepire l'uccisione del figlio come un atto "salvifico" o un "male minore" per sottrarre il bambino a una vita che lei immagina piena di dolore o ingiustizia, in una visione del mondo distorta dalla malattia."

Aggirandoci invece su pubblicazioni di marca psicologica troviamo alcune ipotesi specifiche.

Per  l’infanticidio tra le possibili cause viene indicata anche la sindrome di Medea.

La sindrome di Medea è un termine psicologico che descrive una madre che uccide i propri figli (fisicamente o psicologicamente) come atto di vendetta contro il padre. Deriva dal mito greco di Medea, che uccise i propri figli per vendicarsi di Giasone dopo essere stata abbandonata. Questa sindrome è spesso associata a profonda rabbia, gelosia e un desiderio di punire l'ex partner attraverso il danno più grande possibile. 

Tra i sintomi che si possono riscontrare nella sindrome di Medea, possono esserci: aggressività, stato confusionale, tendenze suicide, impulsività, conflitti di coppia, senso di solitudine, rabbia e frustrazione.

Tra i fattori descritti come possibili cause di infanticidio ne vengono elencati una lunga serie: 

-individuali: età, livello d’istruzione, capacità intellettive e cognitive, salute mentale e fisica, presenza/assenza di esperienze traumatiche, legame affettivo-emotivo o no con il figlio.

-familiari: famiglia d’origine della donna, presenza di altri figli o gravidanze ravvicinate.

-situazionali: condizione economica-affettiva, tocofobia, gravidanza difficile o in cui c'è stata violenza ostetrica, temperamento o problematiche fisiche del neonato, depressione post parto o psicosi puerperale.

Ci viene inoltre ricordato che una madre vive una serie di micro lutti:

-il momento della nascita, perché con questo evento c'è il distacco definitivo a livello fisico con il bambino portato in grembo per nove mesi.

-il "sostituire" il bambino fantasticato durante la gravidanza con il bambino reale (quanta più idealizzazione la madre ha creato, tanto meno sarà in grado di accettare ciò).

-l'idealizzazione della maternità e l'immagine di sé come madre.

Alcune statistiche ci dicono che sei bambini su dieci sono uccisi dalla madre (questo dovrebbe far aprire il capitolo sui padri assassini), che molti decessi di bambini sono archiviati come accidentali o dovuti a cause naturali, che vi sono centinaia di tentativi non riusciti. 

Dal 2020 al 2023 in Italia si sono registrati 535 figlicidi che rappresentano il 12,5% degli omicidi perpetrati in ambito famigliare.

Andiamo verso le conclusioni. 

Il reinserimento sociale di una madre assassina. 

Si tratta di  un processo molto delicato poiché la madre dopo aver scontato la pena, deve ritornare a rapportarsi con il mondo esterno al carcere. Per il tipo di delitto commesso sarà segnata a vita dalla società. Il reinserimento però è un aspetto estremamente importante, di cui avere cura e da non sottovalutare, e da svolgere con la supervisione di professionisti della salute mentale.

Ma ancor più fondamentale è la prevenzione del reato, ma soprattutto la tutela di una madre fragile.

Vi sono, in alcuni episodi tragici, campanelli d'allarme che vengono ignorati o sottovalutati. In alcuni casi di infanticidio si può tentare una previsione. Prevenire invece è difficile e complesso, ma non impossibile. Sarebbe importante non sottovalutare e anzi comprendere il disagio psichico che può portare a un infanticidio.

Certo è che un mondo che corre all'impazzata come questo moderno spesso ci impedisce di focalizzare gli eventi attorno a noi. 

Dovrebbero essere probabilmente i padri e ogni genere di componente della famiglia i primi ad intercettare il problema, ma essendo ormai la società atomizzata i "nonni" spesso sono distanti e i padri presi dal lavoro, dallo stress, magari da un rapporto di coppia poco felice a volte non osservano oppure sottovalutano la situazione della madre.

Poi ci dovrebbero essere le istituzioni, che in realtà alcuni mezzi li mettono a disposizione,  a creare una campagna di sensibilizzazione sullo stampo di quella messa in corso sulla violenza verso le donne.

Non credo esista una ricetta perfetta, ma credo, questo si, che ognuno di noi, uomini e donne, dovremmo, nel nostro quotidiano, prestare più attenzione a questo tema.

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna



domenica 23 novembre 2025

IN FILA PER TRE (La casa nel bosco)

 



Esprimo anche io, a titolo personale, fuori dal mio contesto politico, alcune considerazioni sulla cosidetta "Casa nel bosco".

Si tratta di un tema spinoso da trattare con le molle, ma che ha la propria importanza perché potrebbe portare a un precedente che poi potrebbe irrompere nella vita di altre famiglie.

Vediamo innanzitutto cosa scrive la responsabile dei Servizi Sociali, su questo mi permetto di premettere che ho avuto a che fare spesso con queste funzioni, vuoi per motivi personali che amministrativi, ed ho incontrato persone davvero preparate e umane ed altre che sanno semplicemente applicare dei regolamenti a volte senza la sensibilità che toccherebbe a chi svolge questa funzione.

«Il nucleo familiare vive in una condizione di disagio abitativo in quanto non è stata dichiarata l'abitabilità dello stabile», «I membri della famiglia Trevallion non hanno interazioni sociali, non hanno entrate fisse, nella dimora non sono presenti i servizi igienici e che i bambini non frequentano la scuola».

Poi ci torniamo.

Le decisioni del Tribunale dell'Aquila: «C'è una grave negligenza genitoriale conseguenti alla mancata frequentazione di istituti scolastici e all'isolamento», di conseguenza si decide per : «L'allontanamento dei minori dai genitori». Si aggiunge:«Gli accertamenti sanitari obbligatori non sono stati compiuti».

Su questo punto, se fosse vero quello che ho letto, troviamo, a mio vedere, l'unico vero errore commesso dai genitori che avrebbero detto di acconsentire agli accertamenti dietro compenso di 50 mila per ogni minore, probabilmente era semplicemente una sottile sfida, ma potrebbe pesare.

Prosegue l'ordinanza: «L'ordinanza è fondata sul pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione».  «In considerazione delle gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all'integrità fisica e psichica...i genitori vanno sospesi dalla responsabilità genitoriale». 

Partiamo dall'abitabilità che è stata fornita dal legale della famiglia, il Tribunale si sarà preso la briga di accertarsi di questo?

Si dice che la famiglia non ha entrate fisse, va bene, fatto salvo che si sa per certo che la signora lavora in smart working, quante famiglie in Italia non hanno entrate fisse? Togliamo i figli a tutti?

Se la signora lavora in smart working si presume abbia un collegamento internet, infatti c'è, consentito da pannelli solari, sistema energetico sponsorizzato dallo stato. Dov'è la negligenza quindi?

Non sono presenti servizi igienici? Ci sono, spartani ma sufficienti a soddisfare l'abitabilità a quanto visto.

Non c'è acqua calda? Chi l'ha detto? Io nella mia vita ho provato a lavarmi in età prescolare con acqua scaldata da una stufa (oggetto presente nella casa in questione) all'interno di una tinozza. Fatto salvo che sono ancora vivo non credo proprio che sia l'acqua corrente a garantire l'igiene, conosco gente che pur avendola a disposizione non ne conosce le funzioni.

Vogliamo parlare degli accertamenti neuropsichiatrici? Aldilà della sfida lanciata dai genitori se proprio ci fosse stata necessità ci sono le autorità preposte ad ordinarla, ma forse per qualcuno è stato meglio non richiedere interventi a piani superiori per non rischiare il crollo del castello.

Ma io credo che il punto cruciale stia su due fronti, la mancata frequentazione della scuola e la presunta mancanza di socializzazione.

Sul secondo punto sembra che siano uscite testimonianze che smontano questa ipotesi, ma anche fosse credo tocchi a un genitore decidere quali persone frequentare basandosi su credo tanto pratici quanto spirituali, visto che nessuno ha messo in dubbio la loro integrità mentale.  

Ma che non regge in modo predominante è l'accusa di non frequentare la scuola.

La famiglia non infrange alcuna regola, in Italia è possibile prendere il diploma anche da casa tramite scuole online, che offrono percorsi di studio riconosciuti dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM), (ma anche attraverso un insegnamento privato definito istruzione parentale). Questi istituti permettono di studiare a distanza, flessibilmente e in base ai propri impegni, preparandosi poi per l'Esame di Stato che si svolge presso scuole pubbliche o paritarie. E questo la famiglia sta facendo.

Forse a qualcuno da fastidio che questa famiglia sia vegana, che viva dei prodotti delle proprie coltivazioni, che non guardi la TV, che non abbia elettrodomestici, fatti salvi due pc che vengono utilizzati anche dai bambini per studiare».

Vedete, non mi azzardo a immaginare cosa stanno passando i bambini, non li voglio includere per amore e rispetto in questo articolo, preferisco stare sulle carte e su come interpretare certe decisioni.

Ma non può non tornarmi in mente un vecchio brano di Edoardo Bennato: "In fila per tre!!!

Ecco questo è il punto a mio vedere, questa famiglia non è omologata e questo, consciamente o inconsciamente che sia, ha inciso sulle scelte di Servizi Sociali e Tribunale, non è un atto di accusa, ma una semplice riflessione personale.

Giorgio Bargna