domenica 11 gennaio 2026

BILANCIO COMUNALE: Considerazioni, critiche ed un pò di Educazione Civica

 



PREAMBOLO

Parliamo oggi di Bilancio Comunale, per molti, "questo sconosciuto". Portiamo avanti però qualche ragionamento politico prima di entrare nella fase "educazione civica". Il testo sarà molto lungo, ma la parte politica si racchiude nei primi 90 secondi di lettura.

LETTURA POLITICA

Da quello che vi elencherò in seguito possiamo capire una volta di più che esiste un problema legato ai residui fiscali e alle perequazioni, che le regioni autonome funzionano meglio e che l'assistenzialismo è un problema serio, esso unito alla burocrazia è la parte più frenante ed insopportabile del nostro Paese.

Subiamo in Italia un parassitismo politico che si riferisce a un sistema politico-burocratico appesantito ad arte da individui (politici, burocrati) che traggono benefici economici e privilegi a spese delle risorse pubbliche, senza contribuire produttivamente, drenando fondi e risorse che potrebbero essere impiegati per la crescita economica e sociale, creando un peso per il paese e i lavoratori produttivi.

Parliamo di una "casta" politica e burocratica che ostacola lo sviluppo, paragonabile al parassitismo biologico, dove un organismo vive a spese di un altro. 

Stiamo parlando di:

• un eccessiva spesa pubblica per stipendi, pensioni e privilegi di politici e funzionari.

• un sistema burocratico lento e inefficiente, che ostacola l'economia e la vita dei cittadini.

• una classe politica immune da responsabilità e legata a logiche di potere piuttosto che di servizio.

Tutto questo, in simbiosi con un eccessivo assistenzialismo, che ora descriverò, impedisce, soprattutto ai Comuni, la sopravvivenza sostenibile, malgrado, come potrete leggere prima a parole sciolte e poi in una versione che potremmo definire "il bilancio comunale spiegato ad un bambino", non mancherebbero possibilità di situazioni molto più sostenibili.

Dato per scontato che nessun cittadino dovrebbe essere privato di scuole, sicurezza e trasporti, oltre che di misure di sostegno attivo per contrastare la crisi e l'abbandono, gli aiuti passivi non generano crescita sostenibile, anzi, alimentano spopolamento e precarietà lavorativa (anche con stipendi bassi) nonostante incentivi temporanei. 

Oltretutto decenni di assistenzialismo non hanno creato danni solo al resto del Paese, ma soprattutto al Sud; tutti gli aiuti non legati a sviluppo produttivo hanno dipendenza dallo Stato e dalle mafie; i vari incentivi fantasiosi possono creare soltanto occupazione temporanea, ma non risolvere i problemi strutturali; il mondo del lavoro spesso e volentieri è "al nero" e gestito spesso da organizzazioni malavitose e inoltre le zone del Sud, anche loro, si spopolano, perdendo abitanti e forza lavoro qualificata, esattamente come al Nord, seppure per diversi motivi. 

FACCIAMO IN BASE, A QUESTE CONSIDERAZIONI, UN QUADRO GENERALE SUI COMUNI

Un comune riceve fondi da varie fonti (tasse locali, trasferimenti statali/regionali, entrate proprie), da queste fonti si estraggono ad esempio gli stipendi degli amministratori (sindaco, giunta, consiglieri) che variano enormemente in base alla dimensione demografica del comune, con stipendi lordi che vanno da circa 1.600 euro per i piccoli comuni fino a oltre 13.000 euro per le grandi città metropolitane, oltre a gettoni di presenza per i consiglieri, che in realtà sono un inezia paragonati agli sforzi che fa un consigliere comunale responsabile del proprio ruolo. 

Oltre agli stipendi citati, i comuni hanno costi per personale, servizi, manutenzione e opere pubbliche. 

In sintesi, non esiste una cifra unica, ma un complesso flusso di risorse e spese che varia per ogni ente locale, con differenze significative tra un piccolo paese e una grande metropoli.

Stato e Regioni erogano ai Comuni risorse principalmente tramite il Fondo di Solidarietà Comunale (FSC), che nel 2020 era di circa 3,75 miliardi di euro per la perequazione, e fondi specifici per investimenti, come quelli per rigenerazione urbana (circa 3,4 miliardi per 2021-2026) e per il PNRR, con somme variabili che dipendono da leggi di bilancio e decreti, superando complessivamente decine di miliardi di euro ogni anno, con trasferimenti che variano per dimensione del comune e fabbisogno territoriale. 

Principali Flussi di Finanziamento:

Fondo di Solidarietà Comunale (FSC): È il principale strumento di perequazione, che garantisce risorse ai comuni per le funzioni fondamentali, con importi definiti annualmente.

Fondi per Investimenti e Rigenerazione Urbana: Il Ministero dell'Interno gestisce fondi pluriennali (es. 3,4 miliardi per il 2021-2026) destinati a progetti di sviluppo sostenibile e infrastrutturale.

PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): Una quota significativa di fondi europei viene ripartita tra Regioni e Comuni per progetti specifici, con importi elevati (es. milioni per le Regioni, e fondi per i Comuni).

Fondi per Servizi Specifici: Risorse dedicate per settori come l'assistenza agli anziani (Social Card), asili nido, protezione civile, ecc..

Decreti specifici: Il Governo stanzia fondi aggiuntivi per esigenze contingenti o per sostenere i servizi (es. 250 milioni nel 2022). 

Come vengono distribuite le risorse:

Perequazione: Si calcolano i fabbisogni standard di ogni ente locale, tenendo conto di dimensioni e caratteristiche territoriali, per assicurare un livello essenziale di servizi.

Capacità Fiscale: Le risorse sono distribuite tenendo conto della capacità contributiva dei comuni, con trasferimenti maggiori per quelli con minore autonomia fiscale. 

Esempi di Dati (indicativi, variano ogni anno):

I comuni ricevono complessivamente migliaia di milioni di euro, come dimostrano i fondi per il PNRR o quelli per la rigenerazione urbana.

La spesa pubblica locale pro capite media è di circa 2.937 euro, ma varia enormemente tra regioni (es. Valle d'Aosta vs. Puglia). 

In sintesi non esiste un'unica cifra, ma un flusso complesso di miliardi di euro annuali, gestito attraverso fondi perequativi e specifici, che Stato e Regioni trasferiscono ai Comuni per garantire servizi essenziali e investimenti, con una forte variabilità a seconda delle esigenze territoriali e delle normative di bilancio. 

Le regioni italiane che ricevono più fondi statali per i comuni in termini assoluti sono Lazio, Lombardia, Sicilia e Campania, grazie alla loro dimensione e centralità istituzionale, ma se si guarda alla spesa pro capite (per abitante), le regioni a Statuto Speciale come Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, insieme al Lazio, ricevono le somme maggiori, evidenziando un maggior trasferimento di risorse in relazione alla popolazione.

Regioni con maggiori fondi in termini assoluti (2023/2024):

Lazio: Guida la classifica dei fondi statali ricevuti, spesso per la presenza di istituzioni centrali, ricevendo circa 43-44 miliardi di euro.

Lombardia: Si posiziona al secondo posto con circa 34-35 miliardi di euro.

Sicilia: Riceve ingenti risorse, circa 28 miliardi.

Campania: Segue con circa 26 miliardi. 

Regioni con maggiori fondi pro capite:

Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia: Ricevono la spesa statale più alta per abitante, riflettendo le specificità dei loro Statuti Speciali.

Lazio: Anche in termini pro capite si posiziona molto in alto, sopra la media nazionale.

Lombardia e Veneto: Tendono ad avere la spesa statale pro capite più bassa, in quanto regioni più ricche con maggiori entrate proprie. 

Fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza):

Per quanto riguarda i fondi specifici del PNRR, comuni come Palermo, Roma e Venezia sono stati tra i più finanziati, indicando un'allocazione che tiene conto anche di specifici progetti e necessità. 

In sintesi, mentre Nord e Sud ricevono ingenti somme in valore assoluto, le regioni meridionali e quelle a Statuto Speciale tendono a ricevere una quota maggiore di fondi statali rispetto alla loro popolazione, spesso compensando redditi medi più bassi, mentre le regioni più produttive del Nord contribuiscono di più allo Stato.

Il residuo fiscale italiano rappresenta la differenza tra le tasse e le altre entrate che un territorio (spesso una Regione) versa allo Stato centrale e le risorse che riceve indietro sotto forma di spesa pubblica e servizi; un saldo positivo indica che una regione contribuisce più di quanto riceve (es. Lombardia, Veneto), mentre un saldo negativo significa il contrario (es. Sud Italia), generando dibattiti sull'autonomia differenziata e la perequazione tra Nord e Sud. 

Come funziona:

Entrate: Tasse (IRPEF, IVA, IMU), contributi sociali (INPS), interessi, dividendi, profitti reinvestiti, ecc..

Spese: Servizi pubblici erogati dallo Stato (sanità, istruzione, difesa, welfare, investimenti).

Saldo: Entrate - Spese.

Positivo (saldo netto positivo): Il territorio versa più di quanto riceve (es. Lombardia, Veneto), contribuendo al bilancio nazionale.

Negativo (saldo netto negativo): Il territorio riceve più di quanto versa (es. Campania, Sicilia), beneficiando di trasferimenti dal resto del Paese. 

Dati e Implicazioni (esempi):

Nel 2019, la Lombardia aveva un avanzo di circa 56,8 miliardi, mentre regioni del Sud come Campania, Sicilia e Puglia avevano saldi negativi significativi.

Questi squilibri alimentano il dibattito sull'autonomia regionale, con chi sostiene che una maggiore autonomia responsabilizzi le classi dirigenti locali e chi vede nei trasferimenti un meccanismo di solidarietà nazionale necessario per ridurre i divari di reddito. Il calcolo è complesso e dipende da metodologie di attribuzione spaziale delle spese, spesso oggetto di discussione politica, ma sicuramente risulta una nota stonata, l'unica regione a statuto speciale con saldo negativo risulta essere la Sicilia.

ORA LA PARTE DI EDUCAZIONE CIVICA:

Il bilancio del Comune è un documento che ha un grande valore, perché descrive le risorse finanziarie che l’Ente ha a disposizione, indica da dove provengono e come l’Amministrazione comunale decide di impiegarle per il bene della comunità. Leggerlo, permette di essere consapevole di come viene gestita la città e delle scelte compiute, dagli Amministratori comunali.

Il bilancio comunale è un documento programmatico fondamentale che stima le entrate (tributi, trasferimenti) e le spese (personale, servizi, investimenti) previste per l'anno successivo, assicurando il pareggio di bilancio (entrate = spese). Funziona come un piano triennale (annuale + due anni successivi) e, una volta approvato dal Consiglio Comunale entro il 31 dicembre, autorizza la Giunta a impegnare le spese, stabilendo i limiti di spesa e le destinazioni delle risorse, con una chiara distinzione tra parte corrente (gestione ordinaria) e conto capitale (investimenti).  

Cos'è il bilancio di un Comune? 

Il bilancio è il documento contabile più importante del Comune. Con il termine bilancio ci si riferisce comunemente a due documenti che vengono approvati ogni anno: 

1 - Bilancio di previsione

Si tratta di un documento con cui il Comune programma l’attività e i servizi che offrirà ai cittadini nei 3 anni successivi, indicando le fonti di finanziamento a cui attingerà per pagare le spese. 

•specifica le entrate e le spese previste e autorizzate sulla base delle necessità e delle priorità individuate dall’Amministrazione. 

•è triennale per permettere una programmazione di lungo periodo. 

•spese ed entrate previste devono uguagliarsi per raggiungere il pareggio di bilancio, obbligatorio per legge. Dal 2016, pur rispettando il pareggio di bilancio, le pubbliche amministrazioni devono anche osservare ulteriori vincoli di finanza pubblica per garantire il contenimento della spesa. 

•prevede il Fondo crediti di dubbia esigibilità che è un “paracadute” a garanzia degli equilibri, cioè una somma “messa da parte” per coprire i rischi derivanti da entrate già accertate e iscritte a bilancio (crediti) ma di dubbio e/o difficile incasso (ad es. le sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, attività accertativa, ecc.). 

•è approvato entro il 31 dicembre dell’anno prima a quello a cui si riferisce, o entro la data dell’eventuale proroga stabilita con decreto ministeriale. 

•se le previsioni di entrata o di spesa cambiano in seguito a eventi nuovi o imprevedibili, è necessario apportare le variazioni di bilancio (che seguono uno specifico percorso di approvazione). •quando il Consiglio Comunale ha approvato il bilancio, la Giunta Comunale approva il Piano esecutivo di gestione (PEG), con cui affida ai dirigenti dei servizi le risorse finanziarie, strumentali e umane da utilizzare. 

2 - Rendiconto

•è un documento di rendicontazione, quindi “tira le somme” a fine anno per certificare le entrate e le spese effettivamente incassate e sostenute dal Comune. 

•è annuale. 

•viene approvato entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello a cui si riferisce. 

•può presentare un “avanzo”, cioè somme non spese che vengono rinviate all’anno successivo o accantonate, oppure un “disavanzo”, cioè spese che superano le entrate dell’anno.

Come si legge

Nelle aziende pubbliche il bilancio si basa sulle previsioni delle entrate e delle spese che si verificheranno nell’anno. Parlando di entrate e spese, nel bilancio di previsione si distingue tra: 

•competenza: rappresenta il criterio in base al quale l'ente per un determinato anno ha il diritto di accertare le entrate (quindi il diritto di percepirle) o di impegnare le spese (e quindi l'obbligo di pagare). •cassa: rappresenta le entrate e le spese che l'ente effettivamente incassa o paga. In un anno l'ente può incassare entrate e spese di competenza dello stesso anno, ovvero può incassare e pagare somme di competenza di anni precedenti (si parla quindi di residui attivi crediti - e di residui passivi - debiti).

LE ENTRATE

- Entrate correnti: derivano dai titoli 1-2-3 e sono usate per finanziare le spese correnti.-Entrate in conto capitale: entrate da vendita di beni patrimoniali e da trasferimenti in conto capitale; finanziano le spese in conto capitale (principalmente destinate agli investimenti).

-Entrate vincolate: entrate che possono essere utilizzate solo per specifiche finalità, definite per legge o atto amministrativo.

-Residui attivi: entrate accertate ma non incassate: costituiscono un credito dell’Ente. L’analisi delle entrate di un bilancio, cioè delle risorse finanziarie di cui il Comune può disporre, è importante, perché una corretta politica delle entrate migliora la possibilità di raggiungere gli obiettivi che l’Amministrazione propone per il benessere dei cittadini. 

L’entrata di un Comune nasce quando si verifica l’accertamento, cioè quando sono individuati: la persona debitrice verso il Comune, la cifra dovuta, la ragione e la scadenza. 

Le fasi successive sono:

-la riscossione (momento in cui il debitore paga la somma dovuta al tesoriere/Cassiere del Comune o all’Agente della riscossione esterno, per es. nel caso dei tributi);

-il versamento (quando le somme riscosse sono trasferite nelle casse del Comune). 

Le entrate di ogni Comune arrivano da voci differenti; per brevità si può dire che si possono distinguere in due grandi categorie, entrate correnti e entrate in conto capitale e derivano principalmente da:

 •entrate tributarie: tributi locali 

•trasferimenti di altri enti (Stato, Regione, Provincia, ecc.) 

•entrate extra-tributarie: canoni e affitti dei propri immobili, incassi legati ai servizi che fornisce, sanzioni che emette 

•trasferimenti per investimenti. 

Non è detto che tutte le fasi di entrata avvengano nello stesso anno, quindi un’entrata potrebbe essere accertata in un anno, ma il denaro nelle casse comunali (riscossione) potrebbe entrare l’anno successivo, dando luogo ai cosiddetti residui attivi. La voce entrate nel bilancio, quindi, è frutto della somma di alcune sottovoci (che in linguaggio tecnico si chiamano titoli) che compongono la cifra complessiva e che sono a loro volta articolati in successive classificazioni (tipologie, categorie). Capitoli e articoli sono un aspetto puramente gestionale del bilancio e sono specificati nel PEG Piano esecutivo di gestione, con il quale viene affidata ai responsabili dei servizi dell’Ente la dotazione finanziaria, di personale e strumentale necessaria per raggiungere gli obiettivi assegnati. Una parte delle entrate del Comune, per es. le sanzioni per violazione del Codice della strada, sono entrate vincolate, perché possono essere utilizzate solo per specifiche spese individuate da leggi o atti amministrativi.

Classificazione delle entrate

TITOLI

Per esempio: 

1. Entrate correnti di natura tributaria e contributiva 

2. trasferimenti correnti 

3. Entrate extratributarie 

4. Entrate in conto capitale, ecc.

TIPOLOGIE

Per esempio nel titolo “Entrate correnti di natura tributaria e contributiva”, si possono distinguere le tipologie: 

•imposte, tasse e proventi assimilati 

•  tributi diretti 

•fondi perequativi da amministr. centrali

CATEGORIE 

Classificano l’entrata in base all’ oggetto 

Per esempio: nella tipologia “Imposte, tasse e proventi assimilati” possiamo avere le categorie: 

• IMU 

•add.le comunale IRPEF 


CAPITOLI/ARTICOLI

I capitoli sono le unità elementari ai fini della gestione e della rendicontazione e possono essere a loro volta disaggregati su eventuali articoli.

LE SPESE

Le spese Le spese di ogni Amministrazione comunale si dividono principalmente in spese correnti e spese in conto capitale. La spesa nasce quando si costituisce un impegno, cioè quando il Comune individua il soggetto che fornirà la prestazione e ne quantifica la spesa. L’impegno, quindi, è la prima fase del processo di erogazione della spesa. Le successive sono: ordinazione della prestazione, liquidazione (=somma effettiva da pagare nei limiti dell’impegno di spesa assunto inizialmente) e pagamento. Non è detto che tutte le fasi avvengano nella stesso anno, quindi una spesa potrebbe essere impegnata in un anno ma il pagamento effettivo, e quindi l’uscita di denaro dalle casse comunali, potrebbe avvenire l’anno successivo (residui passivi). Il bilancio di previsione ha carattere autorizzatorio, perché fissa il limite agli impegni di spesa che l’Ente può costituire, in modo che siano coperti dalle entrate previste nell’anno. Quindi, ogni volta che si verificano necessità di spesa diverse da quelle previste nel bilancio e dunque approvate dal Consiglio comunale, occorre approvare una variazione di bilancio. Classificazione della spesa.

Esempi di spesa:

-Spese correnti: spese per gestire l‘organizzazione complessiva ed il funzionamento dell’ente (strutture e persone).

-Spese in conto capitale: investimenti per manutenzioni straordinarie del patrimonio comunale e per nuove infrastrutture.

-Residui passivi: spese impegnate ma non ancora pagate.

Il DUP 

Documento Unico di Programmazione Il DUP presenta informazioni e dati che motivano le scelte di bilancio, favorendone una migliore comprensione. È lo strumento di programmazione strategica e operativa con cui il Comune organizza le attività e le risorse necessarie per realizzare i suoi fini sociali e promuovere lo sviluppo economico e civile della città. Si compone di due sezioni: 

1. la SEZIONE STRATEGICA in cui è definito il programma delle attività dell’Ente per l’intero periodo di mandato del Sindaco, con particolare attenzione a: 

•principali scelte che caratterizzano il programma 

•politiche di mandato 

•indirizzi generali di programmazione. 

2. la SEZIONE OPERATIVA che specifica, per ogni singola missione, i programmi che il Comune metterà in atto per realizzare gli obiettivi definiti nella sezione strategica. Per ogni programma sono individuati: •obiettivi operativi annuali da raggiungere 

•fabbisogni di spesa 

•modalità di finanziamento. La sezione operativa si riferisce ad un periodo di 3 anni, che coincide con quello del bilancio di previsione.

Come si arriva al bilancio di previsione? 

LE FASI 

1. Proposta: è la prima stesura delle proposte di bilancio. Prevede la partecipazione attiva degli assessori e dei funzionari responsabili dei servizi che, attraverso un processo di affinamento progressivo, realizzano gli indirizzi prefissati in condizioni di equilibrio. Il progetto di bilancio è approvato dalla Giunta e proposto al Consiglio comunale. 

2. Presentazione: entro il 15 novembre di ogni anno, la Giunta presenta al Consiglio Comunale il bilancio di previsione triennale, frutto della mediazione fra gli obiettivi dell’Amministrazione e il rispetto dei limiti economici e di bilancio (pareggio, vincoli di finanza pubblica, ecc.). 

3. Approvazione: il bilancio di previsione viene discusso in Consiglio comunale per raccogliere eventuali modifiche e poi approvato entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello a cui si riferisce. Ogni intervento successivo all’approvazione da parte del Consiglio comunale deve essere oggetto di una variazione di bilancio, che sarà sottoposta nuovamente all’approvazione del Consiglio. Il bilancio può subire variazioni nel corso dell’anno sia nella parte relativa alle entrate, che nella parte relativa alle spese. Le variazioni di bilancio, quindi, possono migliorare gli obiettivi in funzione di maggiori entrate, ma potrebbero anche comportare la modifica di impegni presi o la modifica di opere pubbliche inizialmente previste. 

4. Gestione: La gestione dell’anno inizia una volta approvato il bilancio di previsione. La fase di gestione richiede l’approvazione del Piano Esecutivo di gestione (PEG) da parte della Giunta comunale, con il quale l’Amministrazione affida a ciascun responsabile gli obiettivi da conseguire, le risorse (economiche, umane e strumentali) e le relative competenze. Nel PEG le risorse e gli interventi individuati sono ulteriormente dettagliati su varie voci. 

5. Salvaguardia degli equilibri di bilancio: almeno una volta all’anno, entro il 31 luglio, il Consiglio Comunale delibera sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio (rapporto tra entrate e spese). Nel caso il bilancio non fosse in equilibrio, il Consiglio deve assumere i provvedimenti opportuni per ripristinare l’equilibrio (pareggio obbligatorio).


Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO)

Con il decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80 è stato introdotto un nuovo strumento di pianificazione per la Pubblica amministrazione, chiamato Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO). Le finalità dell’introduzione del PIAO sono in sintesi: 

-Consentire un maggior coordinamento dell’attività programmatoria delle pubbliche amministrazioni e una sua semplificazione, finalizzato anche ad ordinare priorità e fabbisogni;

-Orientare il cambiamento al valore pubblico (inteso come livello complessivo di benessere economico, sociale, ma anche ambientale e/o sanitario, dei cittadini, delle imprese e degli altri stakeholder creato da un’amministrazione pubblica - o co-creato da una filiera di PA e organizzazioni private e no profit), rispetto a un livello di partenza); 

-Assicurare una migliore qualità e Trasparenza dell’attività amministrativa e dei servizi ai cittadini e alle imprese. 

All’interno del PIAO, infatti, convergono in maniera sintetica e organica alcuni fra i principali documenti di programmazione dell’Ente: 

a) Piano della Performance/Piano dettagliato degli obiettivi; 

b) Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (PTPCT); 

c) Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA); 

d) Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale (PTFP);

e) Piani della Formazione. 

f) Piano Triennale delle Azioni Positive (PAP); 

Il PIAO deve essere approvato dalla Giunta Comunale entro il 31 gennaio di ogni anno e in caso di differimento del termine di approvazione del bilancio entro 30 giorni successivi a detto termine.


IL RENDICONTO FINALE O BILANCIO CONSUNTIVO 

Dopo aver rilevato le entrate e le spese effettive dell’anno, nei primi mesi dell’anno successivo viene approvato il rendiconto, in cui si prende atto dell’avanzo (utile) o del disavanzo (perdita). Il rendiconto è l’atto con cui la Giunta comunale rendiconta e certifica, di fronte al Consiglio Comunale, le spese e le entrate effettivamente sostenute nell’anno per la gestione dell’Ente. Il bilancio consuntivo, approvato dal Consiglio Comunale, conclude il processo di programmazione e di controllo. Si tratta, infatti, di una sintesi al 31 dicembre dell’anno precedente che serve a: 

• rendere conto alla comunità del corretto utilizzo delle risorse a disposizione del Comune; 

• misurare il raggiungimento degli obiettivi e la realizzazione dei programmi previsti; 

• valutare i risultati definitivi della gestione economica dell’anno precedente e gli effetti socialmente rilevanti. Il rendiconto evidenzia se le risorse sono state ottenute ed utilizzate secondo quanto indicato dal bilancio di previsione. 

Se da un lato la rendicontazione è una fase tecnica, fatta di cifre e di numeri, dall’altro rappresenta un documento dal contenuto fortemente politico, che permette al Consiglio Comunale di esercitare la sua attività di indirizzo e di controllo.


Come sono CONTROLLATI i risultati? 

Durante l’anno è costantemente monitorato l’equilibrio di bilancio tra entrate e spese. Il collegio dei revisori vigila sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione, mentre l’Amministrazione verifica costantemente le scelte di programmazione e i risultati ottenuti rispetto agli obiettivi prefissati. I risultati della gestione sono indicati nel rendiconto, approvato dal Consiglio Comunale entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.


Riferimenti legislativi principali 

• Decreto legislativo 267/2000 (cosiddetto “testo unico degli Enti Locali”) parte II. 

• Decreto legislativo 118/2011 “Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli art. 1 e 2 della l. 5 maggio2009, n. 42”. 

• Legge 243/2012 “Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi dell’articolo 81, sesto comma, della Costituzione.“ 

• Statuto comunale. 

• Regolamento comunale di contabilità. 

•Legge di bilancio. 

Con lo Statuto e il Regolamento di contabilità ciascun ente locale applica i principi contabili stabiliti dal Testo unico con regole organizzative corrispondenti alle caratteristiche di ciascuna comunità. 

Il bilancio comunale può essere consultato attraverso i siti comunali nella sezione Amministrazione trasparente - Bilanci.



lunedì 5 gennaio 2026

LA MIA DOTTRINA PER LA POLITICA INTERNAZIONALE

 



In questi giorni, dopo i recenti accadimenti venezuelani, così come nei bar, anche tra gli aderenti  al mio movimento politico, si discute molto su questo, così come rientrano poi di riflesso nel discorso i temi ucraini e israeliani.

Come spesso succede, ciò che leggerete di seguito è il mio pensiero personale, quindi anche se presumo non sarà molto discordante dal pensiero del mio movimento politico, ciò che leggerete non è da porre in discussione con Patto per il Nord, ma eventualmente con me.

Abbiate pazienza se sarò prolisso, ma non si può essere sintetici su un tema così vasto e , scusate il gioco di parole, sconfinato.

Diamo un occhiata al quadro generale.

Che piaccia o meno esiste un Ordine Mondiale, che nessuno a messo giù a tavolino, ma che si muove o si modifica o si rigenera a seconda degli avvenimenti.

Convenzionalmente esso rappresenta l'insieme di norme, istituzioni e gerarchie che regolano la convivenza globale e descrive l'assetto delle relazioni internazionali e la distribuzione del potere tra gli Stati in un determinato periodo storico.

 Analizziamo ora le più recenti ere geopolitiche e storiche. 

Era post-1945 (Ordine Liberale), basato sul multilateralismo e istituzioni come l'ONU, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, con gli Stati Uniti come potenza guida, con periodi abbastanza difficili che hanno visto coniare il termine "Guerra Fredda", dove il dualismo tra Russi e Statunitensi non è mancato come succede ancora oggi e dove la Cina, sorniona, agisce in silenzio ma alacremente.

L'era seguente la Guerra Fredda è stato un periodo di egemonia statunitense (unipolarismo) iniziato negli anni '90, durante il quale la Russia organizzava la propria "perestrojka" che, tra alti e bassi, l'ha portata alla situazione attuale e dove, sempre silenziosamente la Cina continuava a crescere economicamente. Oggi molti parlano di un "disordine controllato" o di una transizione verso il multicentrismo, di certo sullo scenario a dar fastidio alle tre potenze mondiali si è presentata l'UE che ha scompigliato la pariglia dopo l'introduzione dell'Euro.

L'euro ha rafforzato la posizione economica dell'UE, diventando la seconda valuta mondiale per importanza, aumentando l'influenza europea nel commercio e nelle riserve valutarie, facilitando gli scambi interni e attirando investimenti, arrivando in alcuni momenti ad essere più "forte" del Dollaro.

Potremmo anche azzardare che se per la scienza politica l'ordine mondiale è lo strumento per gestire i conflitti tra nazioni, per la sociologia esso rappresenta una sfida di posizionamento strategico per l'Europa in un mondo sempre più frammentato e questo destabilizza la serenità degli altri pezzi presenti sullo scacchiere internazionale.

 Non sono un amante del sistema europeo attuale, preferisco la migliana visione di un Europa dei Popoli (ci torneremo), ma gli devo riconoscere gli attributi che ho stilato.

Non va dimenticato che nello scacchiere internazionale a fianco e spesso in collaborazione con Cina e Russia si sono fatti forza paesi come Brasile, India, Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iran e Indonesia e che i paesi produttori di petrolio (oltre ai produttori di gas naturali) che non sono allineati all'Opec o comunque al dominio dei grandi (Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita) spesso sono scenari di guerra mascherata magari come intervento di rispristino della democrazia o per la lotta alla grande produzione di droga. Recentemente abbia sentito Trump avanzare mire sulla Groenlandia, ecco la Groenlandia  ha significative riserve di petrolio e gas naturale sotto i suoi ghiacci, stimate dall'US Geological Survey in potenziale il 13% di quelle mondiali per il petrolio e il 30% per il gas, che finora chi amministra questo territorio speciale del Regno di Danimarca non ha mai voluto sfruttare a fondo.

Va anche messo per inciso che la Groenlandia è ricca di terre rare, oro, uranio, zinco, diamanti e rubini; non a caso l'Ucraina è ricca di minerali strategici come litio, titanio, ferro, manganese e soprattutto grafite, fondamentali per batterie e tecnologia, non si tratta di "terre rare" in senso stretto, ma sono comunque i materiali critici che attraggono interesse da USA/UE per ridurre la dipendenza dalla Cina, anche se molti giacimenti (come quelli nel Donbass) sono occupati, rendendone difficile lo sfruttamento, di qui uno dei motivi scatenanti la guerra in Ucraina che non si gioca solo tra Russia ed Ucraina ma vede in campo nemmeno tanto velatamente tanto gli USA che l'UE.

 Un personaggio di tutto rispetto per la politica internazionale, Henry Kissinger sosteneva che un ordine mondiale veramente globale non è mai esistito, che al contrario, diverse civiltà hanno sviluppato visioni proprie, spesso incompatibili tra loro. 

Secondo Kissinger, la storia è stata dominata da quattro concezioni principali: 

Modello Westfaliano (Europa): Nato nel 1648, si basa sulla sovranità degli Stati e sull'equilibrio di potenza per evitare che un singolo attore domini gli altri.

Modello Cinese: Storicamente basato su una gerarchia culturale con l'Imperatore al centro ("Tutto sotto il Cielo"), dove gli altri stati erano considerati tributari.

Modello Islamico: Fondato sull'idea di un'unità politica e religiosa destinata a espandersi globalmente per portare armonia sotto i principi della fede.

Modello Americano: Caratterizzato da un idealismo che vede i valori degli Stati Uniti come universali e necessari per la pace globale. Viziato, ma non è una formula soltanto yankee sotto alcuni aspetti, dal principio "del cortile di casa mia", nel 1823 il presidente James Monroe stabilì che l'America Latina era l'area di influenza esclusiva degli USA, non interferendo con l'Europa e non permettendo interferenze europee e comunque internazionali.

Storicamente, questo ha portato a interventi militari e politici in America Latina, spesso giustificati da interessi strategici o economici ed è attualità dei nostri giorni.

Sosteneva Kissinger che affinché un ordine sia sostenibile, debba poggiare su due elementi fondamentali:

Legittimità: Un insieme di regole condivise e accettate da tutte le grandi potenze.

Equilibrio di Potenza: Una distribuzione della forza che impedisca a qualsiasi Stato di soggiogare gli altri. 

Secondo Kissinger le sfide del XXI Secolo comportano la necessità di integrare la Cina in un sistema internazionale che essa non ha contribuito a creare; la necessità di spegnere l'instabilità del Medio Oriente, paragonata alle guerre di religione europee del XVII secolo; governare l'impatto di nuove tecnologie come la cyber-tecnologia e la proliferazione nucleare sulle dinamiche di potere.

 Kissinger concludeva che l'unica via per evitare il caos è il ritorno a un equilibrio di potenza sostenuto da una governance globale condivisa, in cui le potenze accettino la coesistenza di diverse visioni del mondo senza imporre la propria come universale, un utopia probabilmente, ma un utopia intelligente.

SIAMO PICCOLI MA CRESCEREMO

La mia ricetta da servire a Patto per il Nord, per un indirizzo politico internazionale, è tanto semplice quanto impegnativa.

Innanzitutto, dicevo, siamo piccoli quindi non è il momento di prendere posizioni strategiche a livello internazionale, ma è quello di "esplodere" sul territorio.

Lo stiamo facendo, stiamo lavorando per creare una rete che comprenda sui territori, oltre noi, associazioni, liste civiche, imprenditori, gente di "buona volontà", uniti da un unico vero e inscindibile punto, la cura e lo sviluppo dei territori del Nord, la buona gestione delle risorse economiche da tenere in loco e lo sviluppo di strategie sostenibili su ogni tematica.

Sta succedendo e ci porterà nel tempo a governare, tutti insieme, borghi, città, regioni e ad entrare in Parlamento. 

Successo questo, la nostra linea sulla politica internazionale, a mio avviso, può essere una sola.

Siamo parte integrante dell'UE, anzi il Nord Italia è uno dei motori principali dell'economia europea, manca però, a mio avviso, di un elevato potere politico.

Noi dovremo lavorare per avere questo potere politico, per poter indirizzare le scelte europee sullo scacchiere internazionale.

Parlavo dell'Europa dei Popoli, questa non va intesa solo a livello socioculturale, etnico, storico, va intesa anche sul peso che ogni Popolo mette a disposizione, volontariamente, al resto della comunità.

Il Nord Italia esercita un potere economico significativo in Europa,soprattutto grazie alla Lombardia (seconda regione UE per PIL totale dopo Île-de-France), all'Emilia-Romagna, al Veneto.

Il potere economico del Nord Italia è fondamentale per l'Unione Europea, grazie alla forza e alla caparbietà degli abitanti, autoctoni o meno che siano, del Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta) e del Nord-Est (Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia).

Ma non è solo una questione economica a valorizzare ed ad alimentare le mie pretese di potere a livello europeo. Il Nord Italia ad esempio eccelle anche sul sociale, specialmente a livello di volontariato sia in dentro i confini che fuori.

Il Nord Italia è un motore cruciale per il volontariato europeo, con tassi di partecipazione significativamente alti, fornendo una solida base di volontari, soprattutto in settori come la sanità e il soccorso, sebbene l'Italia complessivamente si collochi indietro rispetto ai paesi nordici per partecipazione complessiva. 

La maggior parte dei volontari attivi in Italia si trova nel Nord, con la Lombardia che da sola ne ospita oltre 1 milione, più di molte regioni del Sud messe insieme.

Il Nord Italia è un punto di riferimento per il volontariato sanitario (ambulanze, clown dottori), supportando l' infrastruttura di volontariato a livello europeo. 

Poi, il Nord Ovest e tutto il nord dell’Italia, hanno l’economia più “green” d’Europa. Sono l’eccellenza nell’economia circolare, più ancora di Paesi come la Germania, la Svezia, l’Olanda abitualmente celebrati come i più avanzati quanto a sostenibilità ambientale e capacità di eco-innovazione delle rispettive economie. 

Il Nord Ovest è primo in Europa per consumo interno di materia procapite e per unità di Pil, e per tasso di riciclo sul totale di rifiuti prodotti , e si colloca nelle prime posizioni anche per quota di motorizzazioni alternative a benzina e diesel (metano, Gpl, ibrido, elettrico) sul parco auto (8,1%) e per consumi finali di energia per unità di Pil.

Potrei cercare mille altre motivazioni per asserire che il Nord Italia ha il diritto ed il dovere di essere forza decisionale importante sullo scenario europeo ed internazionale, ma mi fermo qui, ribadendo che è necessario per Patto per il Nord crescere velocemente creando la "nuova classe politica" che sarà non solo la salvezza del Nord, ma una grande forza di indirizzo nella politica internazionale.

Giorgio Bargna


giovedì 1 gennaio 2026

FORMULE DI FEDERALISMO (Comunità, Senso di Appartenenza, Territori a misura d'Uomo)

 



Si è parlato spesso, a dismisura, a volte a sproposito, di federalismo e di macroregioni negli ultimi decenni.

Esistono in effetti diverse possibili forme di strutture generali, che potrebbero, in forme di varia identità, costituire delle regioni, aree territoriali e macroregioni, che individuate con intelligenza, potrebbero costituire un federalismo reale, non qualcosa di tracciato a livello politico.

I confini, in alcuni casi, sono barriere arbitrarie, volute per difendere interessi economici ed egoismi e sono spesso quel che resta sul campo, di guerre e sfruttamento, tuttavia i confini sono anche contenitori di luoghi omogenei, di paesaggi che caratterizzano le identità, di tradizioni e di progetti per un futuro condiviso, di comunità che vivono nei luoghi, ne traggono linfa, ispirazione e li rivitalizzano.

Ad esempio ISTAT, ma siamo sempre sul tecnico, suddivide la nazione italiana  in 5 aree principali: Nord-Ovest (Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Piemonte), Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna), Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio), Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) e Insulare (Sicilia, Sardegna). Queste macro-aree, sebbene non siano enti amministrativi, facilitano, secondo l'istituto statistico,  l'analisi territoriale, unendo regioni con caratteristiche geografiche e socio-economiche simili. 

Questa ipotesi potrebbe trovare similitudini con le idee di Franco Bassanini che ipotizzò una suddivisione dell’Italia in macroregioni, con obiettivi economici e di risparmio sulla spesa.

Potremmo riferirci anche a forme di regione naturale, cioè ad un'area della superficie terrestre che presenta delle caratteristiche fisiche piuttosto uniformi. 

Sono esempi di regioni naturali quelle che presentano determinate caratteristiche paesaggistiche o climatiche o nelle quali cresce un certo tipo di vegetazione o dove i confini sono segnati da elementi della natura.

In questo contesto, ad esempio, potrebbe rientrare quell'ipotesi di fascia appenninica, stiamo parlando di una fascia molto lunga e stretta, ma che potrebbe tranquillamente connettersi con altre forme giuridico territoriali circostanti.

 Questa regione avrebbe similitudine con molte altre aree territoriali composte in stragrande maggioranza da Comuni con popolazione di 20.000/30.000 abitanti.

Questa formula numerica di abitanti tra le altre cose va a richiamare il pensiero che fu di Adriano Olivetti.

Tra l'altro è l’Italia delle piccole città che in passato si giovavano di un rapporto di complementarietà con i propri territori, fatto di reciproci vantaggi e servizi diffusi, che oggi potrebbero tradursi in nuove forme di partenariato, di aggregazione in rete tra enti locali. 

Una comunità troppo grande perdeva, secondo Olivetti, la capacità di autogovernarsi e di mantenere relazioni autentiche tra i cittadini. Questa idea si inseriva nella sua concezione di “Comunità”, intesa come un organismo intermedio tra individuo e Stato, dove la persona potesse trovare il giusto equilibrio tra libertà e responsabilità sociale. 

La città per Olivetti era anche da considerare come parte di un sistema territoriale policentrico, fatto di centri di dimensione simile, o più piccola, ciascuno con una propria identità ma collegato agli altri da reti di trasporto, cultura e produzione. La pianificazione territoriale doveva rispettare la morfologia del paesaggio e le sue risorse, evitando la concentrazione urbana e l’impatto ambientale delle grandi città industriali. L’industria, l’abitato e la natura dovevano convivere in equilibrio.

Ci si potrebbe anche appellare ad una regione storica, cioè un'area della superficie terrestre con una storia comune. In Italia,  le zone del Sud dell'Italia sono accomunate da uno stesso percorso storico, questo ragionamento fila abbastanza nell'ipotesi di Gianfranco Miglio, laddove le altre due macroregioni però avevano comunanze diverse, di tipo più geografico-culturale, radunando insieme Nord-Ovest (Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta, Lombardia) e Nord-Est (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia) e ipotizzando il  Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio).

Si potrebbe ipotizzare una regione economica, un'area con caratteristiche economiche simili, come ad esempio la prevalenza di alcune attività economiche rispetto ad altre, concetto applicabile alla Lombardia, al Veneto ed Piemonte, a livello industriale e produttivo, ma difficilmente replicabile su altre macroregioni per mancanza di forme produttive così espanse.

Si potrebbe parlare di una regione umana, cioè ad un'area della superficie terrestre dove si riscontrano caratteristiche umane uniformi, come la prevalenza di una certa etnia o di una lingua o di un determinato tipo di insediamento (urbano o rurale). Questo richiama in parte l'ipotesi precedente ed in parte, riferendoci alla formula linguistica, ad alcune zone del Triveneto e dell'Insubria, ma anche il centro dell'Italia e del Sud hanno dei richiami simili.

Nelle varie ipotesi potremmo inserire anche delle Città Metropolitane a Statuto Speciale Reale, partendo da ciò che oggi sono ed ampliando il loro status giuridico.

Come leggete non mancano certo le formule, che possono tra loro connettersi.

Alcune tra loro già lo sono, sia economicamente che culturalmente che linguisticamente, ad esempio, la Regione Insubrica, come parte del Triveneto, hanno più collanti storico-culturali-economici.

Quella che manca è una vera volontà politica, perché tutto questo complicherebbe la vita ai partiti storici che per varie motivazioni non hanno voglia di evoluzioni.

Ci sono invece movimenti politici, quali ad esempio "Patto per il Nord", che nascono dal basso, seguendo la voglia, i principi, di Comunità, Autonomia, Sostenibilità e Benessere Comuni che hanno voglia di "emancipare" tanto la Politica quanto il Senso di Appartenenza.

Comunità, Senso di Appartenenza, Territori a misura d'Uomo, tre principi, tre fondamenti, su cui ricreare un Paese forte e dinamico.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como




mercoledì 31 dicembre 2025

LA NUOVA POLIS

 



Se è vero che anni fa erano le metropoli ad essere atomizzanti, ad essere abitate da flotte di eremiti, oggi troviamo la stessa situazione anche nelle città meno espanse, perfino nei piccoli borghi, nei paesi di campagna.

Non si tratta di ascetismo, di solitudine, parliamo di isolamento individuale, atomizzazione , un isolamento, che è la perdita del mondo, il venir meno dei legami e dei rapporti comunitari. 

Oggi paradossalmente siamo collegati con il mondo intero a 360°, virtualmente, da remoto, ma siamo staccati completamente, inconsciamente sconnessi dai vicini e astanti, creando famiglie sempre più "condensate", prive di prole o di natura mononucleare o "formato single", per andare sull'ossimoro.

Media tradizionali e/o web, se da un lato ci fanno compagnia, dall'altro ci rendono dei solitari che trovano compagnia nel già citato remoto.

Marcello Veneziani in un suo testo evidenzia, utilizzo sue parole,  tre fattori come cause principali dell’alienazione urbana: la prevalenza del brutto nel nome della funzionalità abitativa, la tirannia del profitto nel nome della commercializzazione totalitaria, l’invasione dei clandestini e degli homeless che rendono estranei luoghi un tempo avvertiti come nostrani, famigliari.

I non luoghi creati dalla società moderna non possono che incarognire chi li abita, l'essere umano, per natura è un animale sociale, vivere un mondo vuoto, vivere nel brutto, nel negozio virtuale e globale, oltre che avvelenarti l'animo ti porta a disprezzare la città, ritenerla malevola, invasiva e minacciosa. La vivi in cagnesco e la patisci di conseguenza. E la casa diventa la sua antitesi, il riparo dalla città.

Se vogliamo ritrovare la sostenibilità dobbiamo affidarci ad un concetto, che pur essendo antico, ha un fondamento indiscutibile: la Polis Greca.

Significa innanzitutto la riscoperta della dimensione civica, comunitaria della città, il recupero del bello, la riscoperta di un cuore sacro intorno a cui vive una comunità.

Riscoprire insomma il ruolo della cittadinanza: nelle Polis il concetto di "cittadino" era fondamentale. Non si trattava solo di abitare in un luogo, ma di partecipare attivamente alla gestione del bene comune.

Occorre rispolverare il "luogo simbolo", sia esso religioso oppure civico, occorre riportare decoro a strade ed ambienti urbani, occorre ristabilire, per tornare alla democrazia, la socialità.

Chi di voi ha vissuto la comunità affidata alla parrocchia alle associazioni lavoristiche o dopolavoristiche o generaliste, ai movimenti, ai sindacati e ai partiti, ai circoli e le sale d’intrattenimento?

E' possibile però pensare alla polis soltanto attraverso una "nuova" dimensione politica, è impensabile una nuova politica senza un pensiero, una visione e una visuale che ne allarghino il campo e ne allunghino lo sguardo. 

E' ovvio che non possiamo fare tabula rasa dell'attuale situazione, ma nel mio cammino politico terrò sempre al centro del mio pensiero l'intenzione di un ideale che porti ad avere città a misura d'uomo e uomini a misura di comunità, una rivoluzione culturale che vede quale fulcro essenziale la civitas a misura storica, che abita la realtà con la mente del mito e usa la creatività per risvegliare la tradizione. Città intesa come  la casa comune a cielo aperto dove risorge la comunità.


Giorgio Bargna

lunedì 29 dicembre 2025

PUNTATE, MIRATE, FUOCO (La condanna a morte per l'Occidente)

 



In molti miei articoli, sia recenti che datati, ho accennato spesso ad una caduta rovinosa del sistema occidentale.

Approfondiamo un po' il tema, solleticato da un articolo letto sulla Rassegna Stampa di Arianna Editrice.

Non posso che concordare (mi sembra tra l'alto teoria logica) con il citato Oswald Spengler, secondo cui ogni civiltà è soggetta a un ciclo di nascita, maturazione e morte. 

Esiste, ed è naturale, una divisione su chi considera le tematiche riportate di seguito come problemi e chi invece, dà di essi una lettura positiva oppure ne nega l'esistenza.

Come sempre oriento il mio pensiero uscendo dallo schema destra-sinistra, schema che non trova più fondamento da anni proprio perché gli indirizzi degli ultimi decenni hanno annientato questa schematica, il concetto di progresso risulta oggi scollegato da quello di giustizia sociale, mentre, al contrario, il concetto di giustizia sociale esprime un'istanza di conservazione nel momento stesso in cui viene menzionato. 

Andiamo un po' a snocciolare le problematiche che stanno condannando a morte il sistema occidentale.

La prima in realtà non è un esclusiva occidentale. 

Viviamo oggi urbanizzazione altamente diffusa, altissime percentuali di popolazioni che si ammassano in megalopoli che finiscono per avere, rispetto al resto della nazione circostante, una funzione parassitaria.

Viviamo poi un certo senso di avversione e rigetto verso la famiglia e la procreazione, sicuramente incide, a livello di paura economica, l'attuale livello di precarietà, ma molto di più condiziona il pensiero moderno occidentale, il quale ha portato all'esaltazione filosofica dell'individuo in solitudine e deprivato d'ogni legame. 

Vengono così dilapidate le basi della socialità collettiva e viene sentenziata la condanna a morte per collasso demografico.

Un'altra problematica, che però anch'essa non è una novità esclusiva dei nostri tempi, è la disuguaglianza sociale. questo genera una sempre più elevata quota di ceto medio trascinato nella povertà, in contraltare a una millesimale quota di facoltosi che da soli governano le scelte globali e che sono in grado di controllare tutte le risorse e i patrimoni strategici.

Spesso cito la fine indecorosa, il crollo, dell'Impero Romano, oggi, come allora i Romani, i Governi Occidentali utilizzano per le guerre, più o meno nascoste o lampanti, barbari mercenari, quali ad esempio gli jihadisti in Libia e Siria,  oppure gli Ucraini per affrontare i russi e via dicendo.

Possiamo citare i fenomeni del bullismo giovanile, della violenza di genere, del malcostume mascherato come emancipazione, parliamo di fenomeni quale ad esempio Onlyfans o la desessualizzazione, come decadimento, si morale, ma in fondo generale, che prevalgono in modalità prepotente sulla solidarietà e sul senso comune, non tanto del pudore ma, di una società che possa vantarsi di moralità e comunanza.

Inseriamo nelle problematiche anche internet.

Internet offre enormi vantaggi come accesso immediato a informazioni e comunicazione globale, opportunità di lavoro e intrattenimento, ma presenta seri problemi quali dipendenza, fake news, rischi per la privacy, cyberbullismo e sovraccarico informativo. 

E non sono neppure convinto che quelli che ho elencato quali vantaggi lo siano veramente.

Certo, per le ricerche scolastiche, per gli acquisti e per qualche passatempo musicale e artistico è una fantastica scorciatoia, ma abbiamo svuotato, ad esempio, le sale cinematografiche e i negozi, con danni per l'indotto. 

Poi sicuramente un uso eccessivo può portare a isolamento sociale, ansia e problemi di salute mentale.

La disinformazione, spesso pianificata, porta a difficoltà nel distinguere le notizie vere da quelle false.

Fenomeni di bullismo, "haters" e commenti negativi diffusi, difficili da gestire emotivamente, mi sembra li abbiamo già citati.

Vogliamo aggiungere la sorveglianza dei dati, il furto dati personali, frodi online (phishing, virus), le troppe informazioni, pubblicità e notifiche che rendono difficile concentrarsi? 

Vogliamo, un po' fuori tema, parlare dell' impatto sulla salute: problemi fisici (postura, vista) oltre che psicologici, magari indotti volontariamente, (stress, bassa autostima) legati all'uso prolungato?

Poniamo alla fine un aspetto che non è però ultimo per importanza. 

L'immigrazione illimitata, che non è un effetto collaterale, ma una scelta precisa, volta ad atomizzare ancor di più la società. 

Una società dove le diverse componenti non condividono lingua, costumi e soprattutto memoria storica, semplicemente è una non-società, è un ammasso informe dove segmenti sociali del tutto estranei gli uni agli altri si trovano forzatamente a convivere.

Questa è stata una delle scelte più gravi, tra le principali, che nostro malgrado, condanneranno a morte il sistema occidentale, o meglio quello europeo, che vanta una storia secolare.

E noi comuni mortali, malgrado di "sfuggita" ci rendiamo conto che esiste una degenerazione dello stato di diritto, del rispetto dei diritti umani, dell'indipendenza della magistratura, della libertà di stampa ed espressione e di molto altro, ci opponiamo in minoranza, considerato che la maggior parte della popolazione agisce inconsciamente, sulla scorta di un meccanismo di pensiero, di un sillogismo vincente, governato dall'informazione tossica.

Il cittadino europeo medio non ha la più pallida idea neppure di come si vive alla periferia della sua città, non conosce la vita o i problemi di chi vive sul suo stesso pianerottolo, tuttavia gli arrivano comodamente, a domicilio, saldissime certezze intorno a quanto oppressiva e umiliante sia l'esistenza in Cina, in Russia, in Iran, a Cuba, in Venezuela. 

Una volta che ci hanno educati, le classi dirigenti occidentali, hanno mano libera per le peggio porcate.

Qui, come in moltissimi altri casi, la responsabilità del sistema mediatico, la criminale complicità del giornalismo mainstream, è una volta di più decisiva.

Chiamatemi tranquillamente complottista, non è un problema, ma chi ha trent'anni meno di me e leggerà questo articolo, un giorno dirà: caxxo, quel "rimba" aveva ragione.

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna 


sabato 27 dicembre 2025

TRA TRADIZIONE ED INDUZIONE

 



Introduciamo l'argomento utilizzando un termine sconosciuto ai più, utilizzato principalmente da "filosofi ed addetti ai lavori": Restanza.

Vediamo come l' Accademia della Crusca ne da definizione:

"Atteggiamento di chi, nonostante le difficoltà e sulla spinta del desiderio, resta nella propria terra d’origine, con intenti propositivi e iniziative di rinnovamento".

Proseguiamo con questa frase:

“Che diresti se avessi un popolo che non ha neanche tradizioni? Ogni famiglia nuova che arriva non porta con sé nulla. Nulla di sano e di stabile, se non quegli occhi sbarrati sull’ambiente e quel terrore di non essere come tutti. Due qualità negative e infine che riducono l’uomo a livello della scimmia da circo. Prova a pensare a un popolo che non ha morti. Cosa vuol dire un popolo che ha perso anche questa, che è l’ultima devozione che si perde?”

Scrisse queste parole, nel lontano 1938, Corrado Alvaro, uno dei più acuti osservatori della crisi dell'identità moderna. 

Snoccioliamo per punti come Alvaro descriva la nascita di un "uomo nuovo" svuotato di profondità storica:

Evidenzia che senza l'apporto di una tradizioni, senza un passato condiviso, l'individuo non ha radici e risulta facilmente plasmabile.

L'appunto forte sul conformismo su come il "terrore di non essere come tutti", trasforma l'essere umano in un automa che scimmiotta gli altri nell'unico tentativo di sopravvivere, emergere, socialmente, perdendo la propria dignità e peculiarità.

L'accenno ad un popolo che non onora i propri morti è un urlo di disperazione.

Ci si trova di fronte alla perdita del senso del tempo, della memoria e della continuità. 

L'insieme si traduce in una critica feroce all' omologazione, parte integrante, in forma massiccia, della modernità condizione, laddove la paura del giudizio altrui sostituisce i valori morali e la storia personale.

Nei secoli le nostre lande hanno conosciuto molte emigrazioni fisiche, sia dal Nord Italia che dal Sud, sia verso l'Europa che verso le Americhe, ma hanno vissuto anche una strisciante, invisibile, subdola emigrazione morale.

Si può, è successo, emigrare anche da una Patria Storica, dalle tombe dei nostri padri e madri, dalle tradizioni, da una famiglia, dall' insieme di famiglie. 

Si emigra verso la società dei consumi, dove impera, ogni giorno di più, una tecnologia a volte perversa, tanto che la maggior parte della gente non ha più nemmeno un popolo o una famiglia. La tecnologia brucia le tradizioni e riempie le motivazioni decisionali di ciascuno di egoismo individualista. La pubblicità le aggiorna e aggrava.

Proviamo a dare un significato ad un altro termine: Tradizione.

lo faccio poeticamente, stiamo parlando degli scopi e degli obbiettivi che hanno motivato le generazioni passate, dignità, modi di fare le cose più essenziali, ma soprattutto i suoi significati e valori morali, tutto ciò che dà sapore agli usi e costumi. 

Un primo punto di svolta, il cambio tra tradizione ed induzione, è coinciso con la fine della Seconda Guerra Mondiale, un Armistizio, una Liberazione barattati con l’invasione dei consumi a volte utili, spesso futili, che hanno condannato il Paese ad una dipendenza economica, psicologica, che sono diventate come un’emigrazione da se stessi, dalle proprie storia , civiltà, usi e costumi. 

Tutto questo è stato cambiato in simbiosi con altre modalità di vita, architetture moderne, poco pratiche, hanno sostituito il comunitarismo dei borghi e delle città storiche, l’abbandono sistematico dei piccoli centri ha coltivato il passaggio dall’agricoltura artigiana, dall'artigianato in se stesso, dalla mera manifattura a un sistema industriale, in tutto questo il potere umano scompare, sostituito dalle macchine, dal profitto degli investitori , dal lavoro salariato, dall’inquinamento.

La citata Restanza potrebbe essere il trampolino di lancio verso un ritorno verso la Comunità e la Tradizione, magari strutturate attraverso un movimento culturale e politico che porti magari a riavvicinarsi a forme di lavoro meno imprenditoriali e più votate verso una forma di "volontariato", sull'esempio delle attività che, fino agli anni '60, erano libere per chi coltivava con le proprie mani, come il diritto di esenzione da essere considerata attività commerciali. 

Forme di artigianato ed agricoltura molto più liberalizzate e molto meno burocratizzate, oltre che ricompattare le comunità, possono potenziare la cura del territorio in tutte le forme  come servizio e interesse pubblico e di conseguenza valide sostitute di prelievi fiscali.

Non dimentichiamoci, i meno disattenti se ne sono accorti, soprattutto tra ì i piccoli e medi imprenditori, che si sono ormai estinte, attraverso la modernità, le capacità pratiche che consentivano di avere al nostro servizio figure quali magari possono essere pastori, pescatori, coltivatori, fornai, falegnami, fabbri, calzolai e chi ne vuole più ne metta.

Potrei andare avanti ore, ma il concetto credo sia ormai chiaro, resta una sola considerazione da fare.

Oggi i fautori della modernità parlano a pieni polmoni di ecologia e sostenibilità utilizzando ricette alquanto complicate, io la ricetta più semplice, e credo sia l'unica, l'ho decritta qui sopra.

La possiamo applicare subito, ed in questo politicamente forme di federalismo possono aiutare, oppure possiamo restare seduti comodamente ad aspettare che il nostro mondo faccia la stessa fine dell'Impero Romano, per poi applicarla con molta fatica da diseredati.

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna

martedì 23 dicembre 2025

ANCHE SE NON BASTA, VOTIAMO SI

 



Si voterà in due giorni per il referendum confermativo della riforma costituzionale della giustizia, e non solo in uno come è stato sempre finora in Italia per i referendum e come è previsto dalla legge. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri in un decreto-legge approvato lunedì, in cui ha stabilito che tutte le elezioni del 2026 si debbano tenere in due giornate, di domenica e lunedì .

La riforma della giustizia che prevede tra le altre cose la separazione delle carriere dei magistrati era stata approvata dal parlamento il 30 ottobre, ma non avendo ricevuto la maggioranza dei due terzi dei seggi, che avrebbe permesso di farla entrare subito in vigore, i partiti di maggioranza e alcuni di quelli di opposizione avevano chiesto di votare in un referendum per confermarla. Essendo un referendum costituzionale, in cui si vota la modifica di una parte della Costituzione, non sarà necessario il quorum, cioè non servirà che vada a votare più della metà dei cittadini aventi diritto: per far passare la legge sarà sufficiente la maggioranza del “sì” tra chi andrà a votare. L’ipotesi più probabile al momento è che si voti il 29 e il 30 marzo.

Il referendum sulla giustizia riguarda principalmente la riforma della magistratura ordinaria e la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

I punti cardine della riforma oggetto del voto sono:

1. Separazione delle carriere

Attualmente i magistrati appartengono a un unico corpo e possono passare (con limiti) dal ruolo di pubblico ministero (chi accusa) a quello di giudice (chi giudica). La riforma prevede: 

Carriere distinte fin dal concorso d'accesso.

Impossibilità di passare da una funzione all'altra durante la vita professionale. 

2. Sdoppiamento del CSM

Verranno creati due distinti Consigli Superiori della Magistratura: 

CSM giudicante per i giudici.

CSM requirente per i pubblici ministeri.

Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica. 

3. Sorteggio dei componenti

Per contrastare il fenomeno delle "correnti" interne alla magistratura, i membri togati (cioè i magistrati) dei due CSM non saranno più eletti dai colleghi, ma estratti a sorte tra gli aventi diritto. 

4. Alta Corte disciplinare

Viene istituito un nuovo organo giurisdizionale esterno, l'Alta Corte, con il compito esclusivo di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, sottraendo questa funzione ai due CSM. 

La parte che più è balzata agli onori della cronaca è, per molti motivi, quella che riguarda la separazione delle carriere.

Patto per il Nord si schiera per il Sì nel referendum sulla separazione delle carriere, ma rimarcando una verità da dire ai cittadini, la riforma della magistratura non è sufficiente da sola a migliorare davvero la giustizia italiana.

I motivi per cui Patto per il Nord si schiera a favore del Sì a sostegno della separazione delle carriere:

Riduce il potere corporativo interno alla magistratura, avvicina l’Italia al modello organizzativo più diffuso in Europa, è una misura di garanzia per i cittadini, non contro i magistrati, la giustizia deve servire i cittadini, non sostituirsi alla politica.

Nella nostra azione a sostenere il SI però rimarchiamo delle nostre differenze, delle nostre specificità: noi non facciamo propaganda ideologica, noi non difendiamo corporazioni, noi non raccontiamo che il referendum “risolva tutto”, anzi. Diciamocela tutta la verità:occorrono riforme procedurali ed organizzative, occorrono tempi certi nei processi, è indispensabile aumentare il personale organico alla macchina della giustizia, occorrono uffici giudiziari efficienti, soprattutto nei territori, occorre fornire tutela reale per cittadini e imprese.

Patto per il Nord sostiene i SÌ al referendum sulla giustizia perché rappresentano un primo argine al sistema di lottizzazione interno alla magistratura che ha generato sfiducia nell'opinione pubblica.

Patto per il Nord, tuttavia ritiene che senza una riforma complessiva e territoriale della giustizia in ambito civile, penale ed organizzativa, soprattutto nei tribunali di provincia, nessun referendum basterà.

Ci teniamo a specificare che non abbiamo deciso di schierarci per tornaconti personali o per ideologia applicata, ma ancora una volta votati alla difesa dei territori e dei cittadini che li abitano.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


domenica 21 dicembre 2025

IO ED ALAIN ( de Benoist)

 




"Fare politica" porta ad incontrare persone che non conosci, ma ti permette anche di creare comunità interna, interscambiarsi ,oltre che le opinioni i ricordi, i percorsi, gli ideali che ti hanno portato la dove oggi vivi il tuo pensiero.
Milito oggi in un movimento che ha a cuore il suo territorio, che ha a cuore il futuro di chi abita questo territorio, un movimento, "Patto per il Nord", che non vuole essere inglobato nell'orgia della politica moderna, che crede nella cultura e nella comunità locale, che ambisce a governare con competenza e serietà.
Allora forse è davvero la casa adatta a chi come me ha seguito il pensiero di Alain de Benoist o forse meglio dire lo ha condiviso, certo vi sono sfumature diverse, ma anche molti tratti comuni al percorso che sto seguendo oggi.
Io e de Benoist ( che per chi non lo conosce è il fondatore del movimento della Nouvelle Droite), siamo votati da anni al superamento delle tradizionali categorie di "destra" e "sinistra" e alla critica radicale alla modernità liberale. 
Il liberalismo che per concetto avrebbe dovuto essere qualcosa di positivo si è trasformato in un'ideologia che riduce l'essere umano a mero consumatore e distrugge le identità collettive attraverso la tendenza della globalizzazione a livellare tutte le differenze culturali. Il nostro intento è di superare le stantie categorie borghesi di destra e sinistra, la cui adozione equivale ad accettare un terreno di confronto e uno schema di riferimento di lotta politica e ideale imposto dall’avversario.
La lotta per le idee si arricchisce di tutte le tradizioni migliori della cultura europea, mentre la lotta di classe si riduce a un pugno di speculatori che soggiogano i popoli.
Va sostenuto il primato dell’idea sulla materia, della persona sull’individuo, della politica sull’economia. 
Vanno tenute ben distinte Comunità e Società, mentre le prime sono basate su rapporti personali, valori e tradizioni, nelle seconde i rapporti sono formali e basati sull’utile.  
Il sogno (metapolitico) di un cambiamento politico, per chi la pensa come noi, è possibile solo attraverso una battaglia culturale preventiva, mirando a modificare i valori e la sensibilità della società prima di agire nelle istituzioni.
Comunitarismo ed identità sono essenziali per la costruzione di un mondo sostenibile.
Cos'è il Comunitarismo?
Il Comunitarismo è una corrente di pensiero politico e filosofico che sostiene che l'individuo non può essere concepito isolatamente, ma è definito dalle sue appartenenze a comunità (culturali, religiose, etniche) e che l'identità collettiva e i valori condivisi sono prioritari rispetto all'universalismo astratto del liberalismo classico. Cerca di superare il conflitto tra individuo e società enfatizzando la lealtà, la responsabilità e il ruolo delle comunità nella formazione dell'identità e nella promozione del bene comune, opponendosi all'idea che le differenze siano trascurabili. 
Cos'è l'identità?
L'identità di un popolo è l'insieme dinamico e condiviso di elementi culturali, storici e sociali (lingua, tradizioni, storia, simboli, valori) che un gruppo umano riconosce come propri, creando un forte senso di appartenenza e legame comune, distinto da altre collettività, spesso sviluppata su un territorio definito e che può differire dalla semplice popolazione residente nello Stato. Non è statica ma si costruisce e si trasmette, influenzando il legame sociale e politico. 
Per questo, come de Benoist, sono votato all'europeismo, molto votato all'idea di Gianfranco Miglio dell'Europa dei Popoli, sganciata dall'egemonia statunitense (atlantismo), concetto ormai in parte superato dai tempi e basata su radici comuni, laddove vadano a spiccare il volo forme di democrazia diretta e partecipata.
La nostra critica verso l'immigrazione di massa non è basata sul razzismo biologico,  ma bensi legata ad una nemmeno tanto potenziale  minaccia alle identità culturali dei popoli europei.
L'immigrazione incontrollata è un effetto neppure troppo collaterale del capitalismo liberale e neocolonialismo, che richiede la libera circolazione di persone per il profitto, minando le fondamenta sociali ma tutto questo è stato un flop considerando che il multiculturalismo è fallito e che l'assimilazione degli immigrati è rimasta un'illusione, specialmente quando le comunità diventano numerose e si auto-segregano, creando "contro-società".
Grazie per l'attenzione
Giorgio Bargna








sabato 20 dicembre 2025

INTERNET E PIAZZE, LA NUOVA POLITICA INNOVATIVA

 



Ci si è accorti già anni fa che Internet ha modificato molto a livello di rapporti, che ha trasformato il modo in cui le persone si informano e comunicano tra loro.

Il web è entrato a piedi uniti anche nel palcoscenico politico, inizialmente i partiti non se ne sono accorti, poi si sono adeguati, successivamente hanno cavalcato l'onda e sfruttate le potenzialità.

Con il passare del tempo la Rete, i blog, i social network hanno parzialmente sostituito le piazze, i bar, le discussioni dal barbiere affermandosi come  le nuove autostrade digitali della conoscenza lungo le quali, ogni giorno, migliaia di persone si scambiano informazioni e formano le loro opinioni in autonomia e, ipoteticamente, senza rapporti di gerarchia tra alto e basso. 

Anche la politica, dicevamo, al pari del resto dello scenario sociale, ha capito di non poter continuare come prima. 

C'è stato chi ha visto in Internet la panacea del male che attanaglia lo scenario politico, ovvero l'apatia e la disaffezione nei confronti della politica che generano la scarsa partecipazione attraverso i canali convenzionali come il voto e l'iscrizione a partiti e associazioni. 

In contraltare molti invece vedono in Internet un propulsore di tali situazioni.

Io credo che Internet rifletta semplicemente lo stato di cose esistente. 

Internet è stato, ed è, anche un grande palcoscenico di antipolitica, ma l'antipolitica c'è in Italia dalla notte dei tempi. 

In Internet possiamo trovare manifestazioni di antipolitica, ma non è internet che le produce. 

Il Web da voce ad un pubblico composto prevalentemente da persone giovani, ma non solo, da qualche tempo anche i più maturi si sono uniti, se queste persone hanno un sentimento di insofferenza nei confronti della politica lo esprimono lì. 

Possiamo certo chiederci, in ogni caso, quanto la discussione nei blog e nei forum, quanto molti infuocati scambi di commenti su Facebook,  possano  sostituire i canali tradizionali di partecipazione alla politica. 

Io credo che non possano sostituire in toto i canali "fisici" della politica, però Internet ha portato alla nascita di nuove vie di rapporto tra partito e simpatizzanti. 

La rete non ha ne sostituito ne azzerato i partiti, ne è semplicemente diventata parte integrante, parte della forma organizzativa, non solo come strumento per comunicare durante le campagne elettorali, ma anche come modello di relazione più paritario. 

Questo succede in modo proficuo soprattutto in movimenti politici quali "Patto per il Nord" che nascono dal basso e propongono rapporti uno a uno quotidianamente.

Se può essere vero che Internet dà la possibilità di partecipare alla politica anche senza scendere in piazza, rimanendo seduto davanti allo schermo è altrettanto vero che funziona anche quale passaggio intermedio. La comunicazione prende forma in rete e poi esce. 

Internet, ne sono certo, atomizza molto meno della TV, dove non puoi interscambiare opinioni, ad esempio, potenzialmente i segmenti di pubblico inernet si possono anche mettere assieme, gli spettatori della TV non potranno mai confrontarsi e integrarsi direttamente. 

Internet però è anche terreno di organizzazione interna moderna, tramite chat e/o forum si creano progetti, si studiano i problemi e le risoluzioni, si fa palestra intellettiva, si fa scuola di politica e di democrazia, si crea comunità.

I risultati di questo lavoro, di questo tipo di rapporto, poi escono, si concretizzano, si manifestano quando la politica esce dal Web e prende forma umana, nelle piazze, nelle sale consiliari, durante i sit in o gli incontri con le associazioni e il tessuto sociale in genere.

Ecco, la disaffezione alla politica, la sfiducia della gente, l'allontanamento dalla politica trovano oggi il loro nemico più arduo da combattere nella voglia di tornare ad ascoltare, a partecipare, a votare che Patto per il Nord infonderà nei Cittadini grazie al proprio modo di intendere la politica, attraverso si, in parte, la rete, ma soprattutto entrando in contatto diretto con le persone, mettendoci il cuore, il sorriso, la faccia, oltre alla competenza ed alla serietà.


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como







mercoledì 17 dicembre 2025

COSTRUIAMO INSIEME IL NOSTRO FUTURO



Oltre il mio piccolo curriculum politico, le prime motivazioni che mi hanno portato a scegliere di aderire a Patto per il Nord le trovate elencate su questo articolo.

Essendo politicamente ispirato ad Alain de Benoist molti dei miei ideali li ritrovo in ciò che il Patto oggi è e che vuole continuare ad essere.

Oggi ho scelto Patto per il Nord, così come anni fa scelsi Lavori in Corso, perché stiamo parlando di un movimento, di un partito, non votato ad un ideologia, se non a quella di voler amministrare con saggezza, evitando urla e sceneggiate, prendendosi cura delle necessità, anche quotidiane, dei cittadini.

C'era un vuoto sullo scenario politico, più nessuno si preoccupava del nostro territorio, dei nostri anziani, dei nostri figli, di ogni tipo di fascia protetta o debole.

Oggi votandoci all'umiltà, al senso di responsabilità, alla coerenza, all'amore per la nostra terra vogliamo innanzitutto ricreare il rapporto di fiducia tra elettori e politica, ma anche aprire, pardon, riaprire la politica a tutti, attiva od elettorale che si voglia.

Certo dovremo spazzare via molta diffidenza, in questi anni cialtroni, fattucchiere e maghetti ne abbiamo visti passare a dismisura, questa è una sfida faticosa, ma vi sarà dimostrato che esiste ancora chi vuole amministrare seguendo il cuore, non per voi, ma con voi. 

Con voi, si, perché vi invitiamo ad essere parte di noi.

Credetemi, siamo tutte persone di buona volontà, ognuno con il proprio, piccolo o grande, bagaglio di esperienze e le mettiamo in campo insieme al cuore, così come mettiamo in campo la nostra faccia ed il nostro onore.

Ma vogliamo crescere a dismisura e quindi Patto per il Nord invita ogni persona che ha a cuore il proprio territorio, il proprio futuro e quello dei propri figli, che abbia a cuore l'onestà intellettuale oltre che morale, ad unirsi a questo progetto, riportando pulizia, ordine, sicurezza, efficienza, costanza, amore e serenità sui nostri territori.  

Solo insieme, con fiducia reciproca, possiamo cancellare questo scenario catastrofico che la politica degli ultimi decenni ci ha donato.

Continui tagli a ogni genere di ente locale, di conseguenza tagli ai servizi e mancanza di manutenzioni e nuove opere.

Una sanità che viene pilotata verso la privatizzazione, oggi semiconvenzionata, domani chissà.

Un numero di famiglie al limite dell'indigenza sempre più elevato, anziani sempre più soli ed abbandonati, futuro dalle tinte grigie per i più giovani.

Una sicurezza inesistente, tanto in casa che per le vie, nei i locali, che pesa sulla serenità quotidiana.

Ecco per questo, per ricreare la sostenibilità, per ritrovare il sorriso, la voglia di essere, sostienici, unisciti, parlaci, siamo qui, sono qui, ad ascoltare, ascoltare per costruire insieme il nostro futuro.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como