venerdì 11 settembre 2026

DAL FANGO DELLA SERIE D AI VERTICI D'EUROPA: LA PARABOLA DEL COMO È IL MODELLO PER IL RISCATTO DEL NOSTRO NORD



Oggi parliamo di parabole, nel senso più ampio del termine: sia religioso che di percorso.

Il nostro Signore Gesù Cristo amava raccontare parabole. Erano storie semplici per descrivere concetti profondi, che per molti erano difficili da comprendere e accettare; storie che insegnavano l'amore e l'umiltà, ma anche dinamiche di vera e propria risurrezione dalle fasi più calanti dell'esistenza.

Oggi, a livello politico e strutturale, stiamo vivendo una fase complessa dalla quale sembra quasi impossibile uscire. Molti cittadini non vedono all'orizzonte un movimento o un leader capace di fare il "miracolo". Eppure, la storia recente del Calcio Como ci offre una lezione straordinaria. Quasi una parabola, tanto ideale quanto pratica: ci insegna che se si lavora con serietà, costanza e programmazione, tutto ciò che sembrava impossibile può realizzarsi.

La parabola del Como 1907 sotto l'attuale presidenza della famiglia Hartono rappresenta uno dei casi più singolari, ambiziosi e di successo nel panorama calcistico internazionale recente. Rilevato nel 2019 dopo il fallimento, mentre militava in Serie D, il club lariano ha vissuto una scalata verticale impressionante. In pochissimi anni la squadra è passata dalle categorie dilettantistiche alla promozione in Serie A nel 2024, fino allo storico 4° posto conquistato nella stagione 2025-2026. Un traguardo che ha garantito l'incredibile e inedito debutto nella UEFA Champions League 2026-2027, culminato proprio il 10 settembre con un'esaltante vittoria.

I fratelli indonesiani Robert Budi e Michael Bambang Hartono (scomparso a marzo 2026 all'età di 86 anni) sono stati a lungo certificati da Forbes come la proprietà più ricca del calcio italiano. Ma nonostante le immense risorse finanziarie disponibili, la gestione guidata dal manager e presidente operativo Mirwan Suwarso non ha mai seguito la logica del mero "mecenatismo a fondo perduto", bensì una pianificazione strategica ben definita.

Perché il modello Como ha funzionato?

La presidenza vede il Como 1907 non solo come una squadra di calcio, ma come un asset d'intrattenimento e turismo globale. L'obiettivo è unire l'incredibile fascino internazionale del Lago di Como all'esperienza sportiva, attirando tifosi, appassionati e investitori da tutto il mondo.

In questo contesto, la scelta di volti non solo iconici, ma competenti e di respiro internazionale, ha influito parecchio. L'ingaggio e la successiva centralità di Cesc Fàbregas (prima come giocatore, poi azionista e allenatore), insieme al coinvolgimento di brand ambassador globali del calibro di Thierry Henry, hanno dato al club un'immediata visibilità planetaria.

Al tempo stesso, però, va evidenziato il rapporto viscerale con la comunità. Nonostante la forte spinta all'internazionalizzazione, la proprietà ha mantenuto un occhio di riguardo unico per il territorio. Un gesto concreto e bellissimo lo si è visto proprio in occasione dello storico esordio casalingo in Champions League, quando il presidente Suwarso e i massimi dirigenti hanno ceduto i propri posti in tribuna d'onore ai tifosi storici over 75 rimasti senza biglietto.

La parabola del Como, partita dal fango dei campi della Serie D, si è trasformata in un modello manageriale d'avanguardia che unisce sostenibilità aziendale, marketing territoriale d'alto livello e risultati sportivi di portata europea.

Da comasco, oggi voglio accostare questa parabola sportivo-aziendale al progetto politico-culturale di Patto per il Nord. Si tratta di un esercizio di sociologia territoriale affascinante: pur muovendosi in ambiti diversi (calcio globale e politica federalista), entrambi i modelli condividono la stessa area geografica d'origine e poggiano su logiche di sviluppo speculari. La "visione del Como" può essere considerata la traduzione pratica, in chiave privatistica e globale, di ciò che noi auspichiamo per le comunità locali in termini istituzionali, economici e nazionali.

1. La Questione Settentrionale: Valorizzazione dell'Identità e Autonomia Territoriale

Il focus primario di Patto per il Nord è denunciare l'abbandono delle problematiche del territorio settentrionale (infrastrutture inefficienti, cuneo fiscale soffocante, "tasse sulla salute" per i lavoratori frontalieri) causato da una politica centralista. La nostra tesi è chiara: il Nord deve essere lasciato libero di correre, valorizzando le proprie peculiarità.

  • Il parallelo con il Como: La gestione Hartono-Suwarso ha fatto esattamente questo a livello di brand. Invece di omologarsi ai modelli delle grandi metropoli del calcio (Milano, Torino, Roma), ha preso le caratteristiche uniche del territorio lariano — il lago, il turismo di fascia alta, l'attrattività internazionale — e le ha trasformate nel motore del proprio successo. Quando una realtà del Nord ottimizza le proprie risorse specifiche senza disperderle in logiche assistenziali, crea un valore immenso. Il Como è diventato un'eccellenza che si autofinanzia e attrae capitali esteri, incarnando perfettamente il concetto di autonomia virtuosa e responsabile.

2. Sostenibilità e Pragmatismo: Il Modello Gestionale contro l'Assistenzialismo

Nel proprio manifesto, Patto per il Nord si dimostra un movimento pragmatico, concentrato sulla risoluzione dei problemi reali del tessuto produttivo lombardo e settentrionale, composto da piccole e medie imprese, artigiani e lavoratori. Rifiutiamo la spesa pubblica a fondo perduto e il centralismo romano.

  • Il parallelo con il Como: Nonostante una proprietà tra le più ricche del pianeta, la gestione del club rifiuta categoricamente il modello del "Magnate spendaccione". Gli Hartono non hanno ripianato i debiti con immissioni di denaro sconsiderate, ma hanno investito in strutture stabili: centri sportivi, settore giovanile, ristrutturazione dello stadio Sinigaglia e un marketing capace di vendere il brand nel mondo. È la trasposizione sportiva del pragmatismo economico nordico: l'investimento deve produrre sviluppo reale e duraturo per la comunità, non dipendenza da sussidi esterni.


3. Il "Bene Nazionale": Se corre il Nord, corre tutta l'Italia

La tesi di Patto per il Nord riprende un pilastro storico del federalismo: la locomotiva settentrionale non vuole isolarsi, ma se viene lasciata libera di produrre ricchezza, finisce per trainare l'intero Paese. La risoluzione della "questione settentrionale" è la vera chiave per il benessere nazionale.

  • Il parallelo con il Como: Lo straordinario exploit del Como 1907 non ha fatto solo la fortuna della nostra città, ma ha arricchito l'intero sistema calcistico italiano. L'arrivo di stelle mondiali, gli investimenti esteri e la visibilità televisiva globale hanno ridato appeal internazionale a tutta la Serie A. Il successo di una "provincia del Nord" ha alzato il livello di competitività e il valore economico dell'intero movimento nazionale.

In conclusione, la parabola del Como mostra sul campo da gioco ciò che noi di Patto per il Nord vogliamo creare e vedere all'interno delle istituzioni: una realtà locale che, smettendo di dipendere dalle vecchie logiche centraliste e valorizzando le proprie forze e la propria identità, riesce a scalare i vertici europei, portando beneficio sia alla propria gente che all'intero sistema-Paese.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord - Como

 

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