sabato 4 luglio 2026

Overtourism e diritto all'abitare: perché il Lago di Como deve riprendere il controllo del proprio futuro.

 


Non sempre tutto quello che luccica, che appare come oro, in realtà lo è.
E' notizia apparsa sulla stampa l'omelia, le parole del parroco di Lenno e Isola-Ossuccio don Italo Mazzoni.
La questione sollevata da don Italo Mazzoni e ripresa dagli attori chiave del territorio tramezzino tocca un nervo scoperto di molte destinazioni turistiche italiane di eccellenza. La Tremezzina, con il suo mix unico di paesaggio, storia e prestigio internazionale, è diventata un laboratorio a cielo aperto dove le tensioni tra "economia turistica" e "diritto all'abitare" si manifestano con particolare intensità.

Proviamo a proporre un’analisi strutturata per approfondire i nodi cruciali di questo dibattito:

1. Il cuore del problema: L'impatto dell'Extra-alberghiero
Il punto sollevato da Luca Leoni (Associazione Albergatori) è centrale: la "bolla" degli affitti brevi (Airbnb e simili) ha trasformato il mercato immobiliare residenziale.
Sostituzione dell'offerta: Il mercato ha preferito la redditività immediata e alta degli affitti turistici rispetto ai canoni concordati per residenti. Questo ha generato una crisi abitativa per le classi lavoratrici locali (insegnanti, operatori sanitari), creando un effetto "città fantasma" nei centri storici.
Perdita di identità: Quando il tessuto commerciale di vicinato (botteghe, forni, alimentari) viene sostituito da attività pensate esclusivamente per il turista (souvenir, locali di passaggio), la comunità perde la sua funzione sociale.
La previsione: Leoni ipotizza un'imminente saturazione della bolla. Se il mercato delle case vacanza dovesse flettere, si aprirebbe la sfida politica di incentivare il rientro di quegli immobili nel mercato residenziale a prezzi calmierati.

2. Le infrastrutture come collo di bottiglia
Alberto Cetti (Associazione Turistica Tremezzina) sposta giustamente l'attenzione su mobilità e stagionalità. Il paradosso della Tremezzina è quello di una zona con una domanda elevatissima, ma con infrastrutture fisiche (strade strette, parcheggi limitati) progettate per una realtà demografica di cinquant'anni fa.
La variante della Tremezzina: È l'opera pubblica considerata essenziale per decongestionare il traffico di attraversamento. Senza di essa, il carico turistico attuale è insostenibile per la qualità della vita dei residenti.
Destagionalizzazione: L'idea è quella di spostare i flussi dai mesi estivi di punta (giugno-agosto) verso la "spalla" della stagione (primavera e autunno), riducendo la pressione concentrata e rendendo il business turistico più sostenibile e meno "mordi e fuggi".

3. La governance del territorio: "Legge e Consapevolezza"
Il sindaco Mauro Guerra richiama una responsabilità collettiva. Non si può demonizzare il successo turistico, che è una fonte di reddito vitale, ma bisogna passare da una fase di "gestione dell'emergenza" a una fase di "pianificazione strategica":
Regolazione degli affitti: Molti comuni montani e lacustri iniziano a pensare a limitazioni quantitative o zone a numero chiuso per gli appartamenti turistici.
Responsabilità dell'amministratore: Il ruolo del Comune non è più solo quello di promuovere la destinazione, ma di fungere da regolatore per garantire che il turismo non "cannibalizzi" il benessere sociale.

Su questo punti il "grido d'allarme" di don Mazzoni non è un atto di ostilità verso i turisti, ma una richiesta di equilibrio. Quando il costo della vita e la difficoltà di trovare casa superano i benefici portati dall'indotto, il sistema entra in crisi. La Tremezzina oggi si trova in una fase di transizione fondamentale: o riesce a imporre regole che proteggano la propria specificità culturale e sociale, o rischia di diventare una "cartolina" bellissima ma privata della propria comunità pulsante.

Ma allarghiamo il discorso.
La situazione che sta vivendo la Tremezzina è assolutamente speculare a quanto sta accadendo a Como, sebbene con alcune differenze di scala e dinamica.
A Como la pressione dell'overtourism è diventata un tema centrale del dibattito pubblico e politico. 
Il capoluogo sta affrontando sfide molto simili a quelle del resto del lago, ma con intensità diverse:
- Mercato immobiliare "drogato": Anche a Como, come sottolineato da diverse sigle sindacali e osservatori locali, gli affitti a breve termine hanno sottratto una fetta consistente di alloggi al mercato residenziale a lungo termine. Il risultato è la difficoltà per lavoratori, studenti e giovani famiglie di trovare casa, spingendo la popolazione residente lontano dal centro storico.
- Servizi e commercio: La città sta subendo una mutazione della propria offerta commerciale: le botteghe storiche lasciano spazio a catene o attività focalizzate esclusivamente sui turisti, innescando quella progressiva "svuotamento" dell'identità cittadina di cui si lamentano molti residenti.
- Pressione infrastrutturale: A differenza della Tremezzina, dove il problema è il transito (la strada Regina è l'unica arteria), a Como il problema è la saturazione degli spazi urbani, del lungolago e dei parcheggi, aggravata da una presenza turistica che non conosce più stagionalità.

Situazioni molto simili dunque, sebbene gli scenari siano molto diversi tra borghi e città.
Abbiamo citato la Strada Regina, la Variante Tremezzina, facciamo una breve riflessione su questo.

Fatto salvo che dobbiamo considerare necessaria la variante della Tremezzina questa opera sarà un vero  un "toccasana" o un’illusione?

Il beneficio principale sarà la separazione tra il traffico locale/di residenti e il traffico di transito (camion, turisti diretti verso l'alto lago). Questo dovrebbe abbattere drasticamente i tempi di percorrenza e lo smog nei centri abitati.
Liberare la vecchia "Regina" dal traffico pesante consentirà una maggiore fruibilità dei centri storici, che potranno finalmente respirare.
Le criticità sono legate, oltre ai lunghi tempi di realizzazione, al timore che una viabilità più fluida possa paradossalmente aumentare l'accessibilità della zona, attirando ancora più turisti "mordi e fuggi" se non accompagnata da politiche di gestione dei flussi (come parcheggi scambiatori o limitazioni al traffico privato); inoltre, restando legati ai temi trattati è fondamentale sottolineare che la variante risolverà i problemi di mobilità, ma non incide minimamente sul mercato immobiliare. 

Il mio pensiero personale:

Intravvedo la situazione di Como e della Tremezzina come il fallimento del modello di "turismo di massa globale". Lentamente, forse inconsapevolmente stiamo vendendo la nostra identità per alimentare una rendita finanziaria che non resta sul territorio.
Invece di inseguire il numero di presenze (che distrugge il territorio), credo che andrebbe promosso un turismo qualitativo, che rispetti la cultura locale. Una campagna di comunicazione che dica: "Siamo una comunità viva, non una cartolina. Qui le regole si rispettano perché qui la gente vive e lavora".

Sia chiaro a chi (probabilmente anche nella mia area politica) è contrario al mio pensiero che non sto parlando di "chiudere il lago" ma di riprendere il controllo del timone.
Mentre il mercato vede Como e la Tremezzina come una "vacca da mungere" (da spremere finché c'è domanda), io le vedo come una casa da proteggere. La differenza è radicale: per il mercato, se il residente se ne va perché l'affitto è troppo alto, è una legge economica; per il localista, se il residente se ne va, è un fallimento politico.

Giorgio Bargna


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